Carboidrati e sport endurance

Come aumentare le riserve? La risposta su Skialper di dicembre

Per primi gli scandinavi, negli anni Settanta, hanno studiato strategie nutrizionali per migliorare le prestazioni negli sport di resistenza e i loro successi nelle gare di corsa e sci di fondo hanno dimostrato che la strada era giusta. La loro attenzione si incentrò soprattutto sul come aumentare le riserve corporee di carboidrati. Ma servono veramente per chi fa sport endurance? È quello che spiega il dottor Alessandro Da Ponte nel numero di dicembre si Skialper.

SCORTE DI ENERGIA - «Sappiamo che, durante l'esercizio, soprattutto se ad alta intensità, l'organismo utilizza preferibilmente i carboidrati perché, rispetto a grassi e proteine, sono più semplici e rapidi da utilizzare e perché, a parità di energia fornita, richiedono minor consumo di ossigeno - scrive Da Ponte -. Non disponiamo però di grandi riserve di carboidrati (accumulati nel nostro corpo come glicogeno muscolare ed epatico) perché conviene immagazzinare energia sotto forma di grassi che forniscono più del doppio dell'energia dei carboidrati a parità di peso». In pratica nel nostro corpo ci sono circa 500 grammi di carboidrati di riserva, 100 grammi circa nel fegato e 400 grammi circa nei muscoli. Un grammo di glucosio fornisce 4 kca. «Anche utilizzando tutte le riserve corporee di carboidrati a disposizione avremmo a disposizione 2000 kcal». Con un costo energetico della corsa di circa 1kcal/kg-peso-corporeo/km un atleta di media corporatura finirebbe le riserve di carboidrati ben prima della fine della maratona.

LA STRATEGIA - Come migliorare questo limite nel nostro organismo? Prevenendo la carenza di glicogeno muscolare, abbondando con carboidrati nei due giorni precedenti la gara e introducendoli durante l’esercizio. 

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Aconcagua e Denali, due facce dello stesso Kilian

La diversa comunicazione social delle imprese di Summits of my Life

È lo stesso Kilian, sì proprio lui, quello che ha 454.815 likes sulla sua pagina Facebook è 178.889 follower su Twitter, l'uomo che ha sdoganato il trail running, lo skyrunning e i record di salita e discesa dalle più alte vette del mondo, l'unico atleta ad essere chiamato per nome. E decisamente il più social, quello che ci sveglia la mattina presto con il foto-tweet della sua gita sulle vette all'alba e ci saluta la sera con i migliori tramonti dall'Aiguille di Midi o dal Monte Bianco. Eppure il 2015 di questo 'social runner' ha due facce. Le due imprese del progetto Summits of my Life, che prevede di salire e scendere nel minore tempo possibile e con attrezzatura leggera le vette più alte della terra, sono state trattate in maniera decisamente diversa sui social network. In modalità 'off connexion' la vetta più alta del Nord America, cinguettando e non solo, il punto più alto del Sud America, l'Aconcagua.

ACONCAGUA TWEET - Una quindicina di post su Facebook, oltre trenta tweet, tre video e una dichiarazione audio su Cloud Cast: questo il 'bottino' dall'Aconcagua. Kilian ha affidato le notizie dal Sud America agli account ufficiali di Summits of my Life (73.914 likes Facebook è 25.650 follower su Twitter). Singolare la scelta di lingue e il ruolo dei diversi social. Su Twitter lingua principale l'inglese ma messaggi anche in castigliano, catalano e francese, su Facebook prevalentemente in inglese, sul suo account personale, dove ha condiviso alcuni contenuti, ogni post è stato scritto in tre-quattro lingue: in inglese, francese, catalano o castigliano. 'Coniato' anche un hashtag ufficiale: #‎SoMLAconcagua. E Instagram? Sull'account personale Kilian... ha postato solo una foto di una vecchia auto ai piedi delle Ande a impresa conclusa.

DENALI OFF - L'impresa del 12 giugno al Denali è tutta un'altra storia: un tweet a fine maggio per dire che per qualche giorno sarebbe stato in modalità off, un altro tweet a inizio giugno e la notizia riportata il 13 giugno dal suo staff sugli account Facebook è Twitter di Summits of my Life del successo. Addirittura la notizia del successo è stata data prima dal sito statunitense irunfar e anche successivamente ci sono voluti alcuni giorni per conoscere la data esatta dell'impresa e i dettagli...
 

 


Trois Cols, discese senza fine sul Bianco

Su Skialper di dicembre un itinerario skialp memorabile

Trois Cols, ovvero, tre colli. Non solo: tre bacini glaciali e due Paesi attraversati. È l’emozionante gita scialpinistica nel gruppo del Monte Bianco che proponiamo sul numero di dicembre di Skialper, a firma di Marco Romelli che sul grande massiccio ha anche scritto un libro.

DA GENNAIO AD APRILE - «Dal Col du Chardonnet ci affacciamo a nord sulla Svizzera e quello che vediamo ci attrae intensamente: il Glacier de Seleina, una distesa di neve polverosa circondata da guglie fiammeggianti». Inizia così la gita proposta, in una soleggiata mattina di febbraio. Si parte in quota, dai 3.233 metri del Col des Grands Montets, raggiungibile in funivia dall’Argentière, nella valle di Chamonix. E poi… powder e le tre vette del Col du Chardonnet (3.323 m), della Fenêtre de Seleina (3.267 m) e Col Sûperieur du Tour (3.289 m) da raggiungere. 1.000 m D + e 2.700 m, difficoltà BSA e tante emozioni in una gita lunga, che si conclude nel villaggio di Le Tour. Il periodo più indicato per i tre colli è quello che va da gennaio ad aprile. 

VARIANTI - Per chi volesse qualche diversivo, c’è anche la possibilità di raggiungere il Col du Passon (3.028 m) e la Tête Blanche (4.490 m) e Petite Fourche (3.520 m), per la quale sono necessari piccozza e ramponi (difficoltà BSA, alpinistica F).

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60 km e 4000 m di dislivello a quota 7000 in 12 ore

I numeri del record di Kilian all’Aconcagua

Con il passare delle ore si delineano con chiarezza numeri e dietro le quinte dell’ultima impresa di Kilian Jornet, la salita e discesa dell’Aconcagua, ennesimo record del catalano. Kilian ha completato la sfida dopo un tentativo fallito venerdì scorso, quando è stato costretto a tornare indietro a quota 6.500 metri a causa del maltempo, con raffiche di vento di oltre 90 chilometri all'ora. «Avere rinunciato non è stata una sconfitta, tutto il contrario - ha detto -. È stato un buon allenamento».

LA SFIDA DELLA QUOTA - Martedì scorso il tempo era favorevole e Kilian è riuscito a completare la salita e la discesa dell’Aconcagua, la vetta più alta d'America (6.962 m). Un giro di 59,85 km con un dislivello positivo di 3.962 m. La sfida più grande è stata quella dell’acclimatamento: «Siamo rimasti quasi due settimane nella zona, ma probabilmente avremmo avuto bisogno di più tempo per essere nelle migliori condizioni. L'Aconcagua non è una vetta tecnica come altre che abbiamo raggiunto, ma è la più alta». Seguendo la filosofia del progetto Summits of my life, Jornet ha deciso di iniziare la salita dall'ultimo punto abitato, la casa delle guardie del parco a Horcones (2.900 m). È partito alle 6 del mattino, dopo una colazione con tre toast e dulce de leche, un dolce tipico argentino.

PRIMO TRATTO - 23 km e 1.400 m di dislivello in 3h15, prima di arrivare a Plaza de Mulas (4.300 m), campo base dell’Aconcagua. Da qui la maggior parte delle spedizioni iniziano la salita alla vetta che richiede fino a quattro giorni. Una volta giunto Plaza de Mulas, Kilian Jornet si è fermato per 15 minuti a mangiare e bere. «La mia idea era di fare una salita leggera, cercando di conservare le energie per la discesa, per questo mi sono fermato». Dopo 5 ore Kilian era a Condors Nest (5.550 m): «Da quel punto, ho cominciato ad avere problemi di equilibrio e a scivolare sulla neve ghiacciata. Così ho deciso di muovermi lentamente». L’arrivo a 6.600 metri, Guananco Cave, con un tempo di 7h40 e la vetta (6.962 m) dopo 8h45. Si è fermato circa 15 minuti. «La quota mi ha dato fastidio fino a Plaza de Mulas. I muscoli sembravano non volere seguire la testa e mi hanno fatto cadere. Dopo aver raggiunto il campo base mi sono fermato per venti minuti. Ho mangiato e mi sono idratato». A Plaza de Mulas il cronometro segnava 10h10 per poi terminare a 12h49. Determinante la discesa perché in vetta Kilian aveva circa un’ora di ritardo dal precedente record…

I PARZIALI

Horcones-Plaza de Mulas: 23 km / 1.400mD + - 3h20 ' 
Plaza de Mulas-Condors Nest: 3,6 km / 1.100mD + - 4.30 
Condors Nest-Aconcagua: 3,5 km / 1.462mD + - 7h 
Aconcagua-quadrato Mulas: 8h 
Plaza de Mulas-Horcones: 13h 


Monte Bianco, Rosa e Breithorn con sci e parapendio

Su Skialper di dicembre la Peaks Trilogy di Aaron Durogati

«Sembra pericoloso, sicuramente conta tanto l’allenamento e l’esperienza ma ti senti più sicuro quando vai veloce piuttosto che quando vai piano perché in velocità, appena vado sui freni, il parapendio si alza». A parlare è Aron Durogati, classe 1986, altoatesino, che ha da poco portato a termine la prima trilogia Monte Bianco, Monte Rosa e Breithorn (Peaks Trilogy appunto il nome dell’impresa) con sci e parapendio. Skialper di dicembre ha dedicato all’impresa un ampio articolo di nove pagine.

BY FAIR MEANS - Senza aiuti. Aaron Durogati è salito e sceso da Monte Bianco, Rosa e Breithorn all’antica. Camminando, scalando, con gli sci e le pelli ai piedi. E lo zaino con il parapendio sulle spalle… La discesa in speed-riding: quando si può si scia, quando il pendio diventa troppo ripido o ricco di asperità e crepacci, ci si solleva in vola e si continua lo slalom nell’aria. Le linee di discese scelte sono simili ad alcune già fatte da De Benedetti ma si tratta di prime perché naturalmente utilizzando solo gli sci non è possibile disegnare la stessa discesa.

VELA HI-TECH - Il parapendio utilizzato (la foto di apertura e tutte le immagini della gallery sono di J- Griffith e A. Belluscio/Red Bull Content Pool) aveva una superficie di 9 metri quadrati, pesava solo 1.8 kg ed era perfettamente ripiegabile nello zaino. Per salire sul Monte Bianco Durogati ha utilizzato scarpe da approach fino alla stazione intermedia dell’Aiguille du Midi e a seguire gli sci. 

NUMERI - La discesa con maggiore dislivello è quella del Monte Bianco, su circa 2.600 metri di dislivello affrontati in 5-6 minuti… «È  stata la più difficile - ha aggiunto Durogati - perché non ho mai avuto la certezza delle condizioni meteo, poi in realtà è andato tutto bene ma ho pagato lo sforzo e la discesa veloce. Arrivato in fondo ho rimesso e ho dovuto fermarmi un attimo per riprendermi». 

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Kilian: andata e ritorno dall'Aconcagua in 12 ore e 49

Nuovo record in Sud America, ora l'Everest

Probabilmente è il più bel regalo di Natale che Kilian potesse farsi. Questa notte (ora italiana) infatti il catalano ha battuto il record di salita e discea dell'Aconcagua. 12 ore e 49 minuti il tempo, decisamente migliore delle 13 ore e 46 minuti di Jorge Egocheaga del 2006.

BEL TEMPO - Il meteo favorevole ha aiutato l'impresa. Sole e assenza di vento, a differenza del primo tentativo, quando eolo soffiava a 90 km/ora, non hanno però attenuato la fatica. «A cira 400 metri dalla vetta ho sentito la quota, la testa sembrava scoppiare» ha detto Kilian che, dopo una pausa, è ripartito lanciato verso il record. 

DISCESA DA RECORD - Tempo più veloce di Egocheaga non vuol dire che sia andato sempre tutto liscio. Infatti sulla vetta Kilian è arrivato con oltre un'ora di ritardo: circa 9 ore contro le 7 e 52 di Jorge... In discesa sono state necessarie le sue ben conosciute doti di velocista. Il percoso totale è stato di 59,85 km...

SENZA EMELIE - Ha rinunciato all'impresa Emelie Forsberg perché non al top per tentare un'impresa tanto impegnativa e provata dal primo tentativo.

PRIME DICHIARAZIONI - A questo link una breve dichiarazione audio in inglese con le prme sensazioni di Kilan. «Sicuramete quei momenti di sofferenza li ricorderò per sempre» ha detto il catalano. La prossima impresa in progamma è qella nel 2015 all'Everest. Kilian non è però riuscito (unico insuccesso) a raggiungere l'Elbrus.


Scialpinismo d'avventura a pochi km da Torino

La proposta su Skialper numero 97 che potete trovare in edicola

Dopo Natale dovrebbe finalmente arrivare l’inverno. Zero termico in discesa, almeno secondo i più attendibili siti di meteorologia, e finalmente neve. A dire il vero la attendevamo già da qualche settimana, infatti quando è uscito Skialper 97, ai primi di dicembre, abbiamo inserito alcune proposte tipicamente invernali. Torneranno buone nelle prossime settimane!  

A POCHI KM DALLA CITTA’ -
Abbiamo inaugurato proprio su questo numero un modo nuovo di proporre itinerari, concentrandoci attorno ai principali centri urbani. Siamo partiti da Torino, vera capitale alpina del Nord Ovest, con una serie di proposte a pochi chilometri dalla città. Meno strada da percorrere, levatacce meno impegnative, meno costi di viaggio e la soddisfazione di assaporare l’avventura sulle montagne che si vedono da casa.

LA NEVE DEI RAPACI - «… nel caso in cui ingorghi e pendii arati a randello vi procurino malessere duffuso ed eccessi d’agorafobia, ricordate che le alpi sono generose e, a fianco delle hit del momento, spesso languono in beata solitudine almeno un paio di itinerari di pari esposizione…». Questa è la premessa del vulcanico Andrea Fornelli, autore di ‘La neve dei rapaci’, il servizio che propone alcune alternative alla famosa Aquila, terreno battutissimo dagli skialper torinesi. Cinque itinerari di medio impegno tra Valsangone e spartiacque Valle di Susa e Valle di Viù. «Il consiglio è quello di attendere una stagione ricca di precipitazioni vista la quota modesta, la vicinanza alla pianura e il fondo spesso pietroso». (Cosa vi abbiamo detto in apertura?). Ecco dunque presentati, con scheda tecnica approfondita, foto e cartine la salita ai Picchi del Pagliaio, a Punta Sarasina, al Monte Crivari, a Punta del Grifone e alla Lunella.

LE CIRQUE DU SOLEIL - Ci sono poi i ‘motoroni’, quelli che non si accontentano. Nella stessa zona, allora, è venuta fuori una proposta DOC a firma di Andrea Bormida, di 3.000 m d+ da fare in giornata lungo le creste della Valsangone. L’ispirazione all'autore viene dalle parole di Massimo Mila che definì la Valsangone «un singolare microcosmo alpino. Salvo i ghiacci ha tutto ciò che serve per costruire un ambiente di montagna autonomo e completo…». 
Partenza dall’Alpe Colombino e salita in vetta all’Aquila per vedere l’alba su Torino. Trasferimento in cresta verso il Monte Uja e seguente discesa di Loja Scura. Poi salita a Punta del Lago, in piena Valsangone e discesa lungo il Vallone della Balma. Seguente risalita verso Punta Lago Nord e discesa sul vallone di Cassaferra. Ripellata finale verso il Colle delle Vallette e picchiata lungo il vallone di Sanginetto fino alla frazione Palè. Tutti i dettagli, la cartina e la descrizione precisa delle varie zone nel servizio su Skialper 97 di dicembre in edicola.

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Metti un trekking 'fast&light' alle 5 Terre

Su Skialper un'idea per una vacanza attiva nel pieno dell'inverno

Avete voglia di camminare o correre, insomma di un trekking più veloce (e con attrezzatura leggera) o di una corsetta light nella natura? In mancanza della neve nelle valli potrebbe essere un’alternativa allo skialp, ma ci sono località dove comunque il clima mite consente di passeggiare in manica di camicia anche nel bel mezzo dell’inverno. Per esempio nelle Cinque Terre, in Liguria. Ed è proprio quello che propone il numero di dicembre di Skialper, in edicola in questi giorni.

SALITE E DISCESE -
Per una volta un percorso ‘fast&light’ in montagna ma… al mare. Sì, perché alle Cinque Terre, come scrive Federico Ravassard (autore anche delle bellissime fotografie) c’è proprio tutto. Un piccolo continente dal clima mite: salite ripide, discese altrettanto ‘deep’, scalinate, sentieri che si perdono nel verde della macchia mediterranea. E perfino un rifugio… il Muzzerone, sopra Portovenere, ottimo punto tappa. L’ideale è dividere il percorso in due tappe, da Monterosso a Riomaggiore (13 km e 1.000 m D+) e da  Riomaggiore a Portovenere (11 km e 700 m D+). La presenza del treno e (in alcuni periodi dell’anno) del servizio di collegamento navale, permette di percorrere anche solo alcuni tratti più corti. Dopo tutto il bello di camminare e correre nella natura è proprio quello di andare con il proprio ritmo e godersi lo spettacolo… Come quello delle foto che potete vedere nella nostra gallery.

SU CARTA E APP -
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Kilian rinuncia a 500 metri dalla vetta

Il primo tentativo di record all’Aconcagua fermato dal vento

Ieri era ‘il giorno’. Kilian ed Emelie hanno dunque tentato il record di salita e discesa all’Aconcagua. Un record che ha dovuto interrompersi a circa 500 metri di dislivello dalla verra a causa del forte vento che ieri soffiava a circa 90 km/h. Kilian si è dunque fermato, ha aspetto Emelie Forsberg ed è rientrato a valle. Tutto rinviato ai prossimi giorni dunque, come conferma l’entourage del catalano.

 


Patagonia 360°, gli alpinisti SMAM sul Cerro Torre

Marco Farina, Marco Majori e François Cazzanelli rientrati in Italia

La spedizione alpinistica militare Patagonia 360°, dopo aver salito a fine novembre la Aguya de l’S nel massiccio del Fitz Roy, domenica 14 dicembre è riuscita a raggiungere la vetta del Cerro Torre, una tra le vette più famose ed affascinanti a livello mondiale.
Dopo oltre 30 giorni passati a El Chaltèn ad attendere una finestra di bel tempo che consentisse una salita importante, gli alpinisti della Sezione Militare di Alta Montagna Marco Farina, Marco Majori e François Cazzanelli si sono inoltrati nella nella valle del Torre, proprio con l’obiettivo di tentare, per l’ultima volta, l’ambita salita. Ecco il racconto che Marco Majori fa dell’ascesa: «Siamo al campo Nipo Nino, ma i nostri piani sembrano incrinarsi quando, invece che riposarci in vista della salita programmata sabato, ci ritroviamo a collaborare alle operazioni di soccorso di due alpinisti italiani caduti sul ghiacciaio del colle Standhardt. Verso le 3.15 di sabato mattina riusciamo comunque a metterci in marcia e a raggiungere, verso le 12 circa, il Colle della Speranza. Le condizioni metereologiche sono stabili, il tempo è sereno e le motivazioni crescono sempre più. Dopo aver scavato una truna per riposarci qualche ora, all'una di domenica parte ufficialmente l’attacco alla vetta del Torre.
La salita procede veloce e, alle prime luci dell’alba, si scorgono i grandi 'funghi' strapiombanti di neve e ghiaccio che caratterizzano il Cerro Torre: un buco che conduce a un incredibile ed intricato sistema di tubi, mezzi tubi e rigole ci consente di raggiungere la base dell’ultimo tiro, il più temuto.
Qui si scorge nell’ultimo fungo uno spazio aperto da una cordata americana passata da poco, uno spazio che collega a un mezzo tubo formato dal vento e che ci porta, circa un’ora dopo, quando in Patagonia sono le 13.30, in vetta al Cerro Torre.
Il panorama mozza il fiato, nessuno ha la forza né la voglia di pronunciare parola: il sogno di tutti gli alpinisti è stato realizzato.
Dopo aver goduto di un tale spettacolo della natura, cominciamo la delicata discesa e, verso le 18, raggiungiamo nuovamente la truna da dove era partita l’ultima parte di salita. Passata la notte, alle 5 di lunedì mattina comincia il viaggio di rientro con meta Piedra del Fraile, passando dal Passo Marconi. La traversata dello Hielo Continental di rivela un disastro per la presenza di una discontinua crosta non portante in cui affondiamo spesso fino al ginocchio. Ci vorranno 12 ore e 45 chilometri di zaini pesanti e fatica allo stato puro per riportarci a El Chaltén, accompagnati nell’ultimo tratto di viaggio da una continua pioggia, come a volerci ricordare, ancora una volta, che in Patagonia il vero protagonista è il meteo con le sue folli e imprevedibili variazioni»
Venerdì 19 dicembre, alle ore 15.30 presso il Castello 'Gen. Cantore' di Aosta, sede del Comando del Centro Addestramento Alpino, si svolgerà una conferenza stampa in cui il capo spedizione Remo Armano insieme a Marco Farina, Marco Majori e François Cazzanelli presenteranno a tutti i presenti le attività ed i successi ottenuti in Patagonia.


Il libro di Camandona sul Kangchenjunga

La presentazione sabato. Il ricavato servira' a costruire una casa famiglia

Ora c’è anche il libro. Dopo il film, dopo l’ampio reportage su Skialper di ottobre, l’impresa di Marco Camandona sul Kangchenjunga è anche strenna natalizia. Sarà presentato sabato 20 dicembre, alle 20.45, nella sala polivalente delle Scuole di Arvier (rue Saint-Antoine 6), in Valle dìAosta, il volume di Marco Camandona, Kangchenjunga. Cinque tesori della grande neve, stampato dalla Tipografia Valdostana di Aosta. Con l’autore partecipa alla serata la giornalista Federica Giommi, curatrice dei testi.

IL LIBRO - La guida alpina e alpinista Marco Camandona dopo il volume Everest. Un fascio di luce sulla Dea Madre della Terra, uscito nel 2010, torna in libreria con la seconda opera dedicata ai suoi Ottomila. Il libro fotografico Kangchenjunga. Cinque tesori della grande neve racconta la spedizione che il 18 maggio 2014 lo ha portato in vetta alla terza montagna del pianeta (8.586 m). Il testo trilingue (italiano, francese, inglese) è arricchito da una prefazione di Silvio “Gnaro” Mondinelli e da un’intervista di Federica Giommi. Accanto a spettacolari immagini dedicate alla montagna, Camandona ha ritratto alcuni aspetti della cultura delle popolazioni himalayane e ha arricchito il volume con brevi capitoli che raccontano l’avventura che lo ha condotto da solo sulla vetta del Kangchenjunga.

UNA NOBILE CAUSA - Il volume Kangchenjunga. Cinque tesori della grande neve di Marco Camandona è in vendita al prezzo di 25 euro. Tutto il ricavato sarà destinato alla costruzione di una casa famiglia nella periferia di Kathmandu (Nepal), gestita dalla ONLUS ‘Sanoani’, che in nepalese significa Piccolo Bambino. 

 


Un nuovo progetto per la sicurezza a Cortina

Ecco il primo ARTVA Training Park realizzato da M'Over

Uno spazio dedicato alla sicurezza in montagna: nasce a Col Gallina, Passo Falzarego a Cortina d'Ampezzo il primo ARTVA Training Park realizzato da M'Over che vuol diventare punto di riferimento per le attività formative sulla sicurezza a Cortina e nel Cadore. Progettato e costruito da Ortovox, l'ARTVA Park è dotato di cinque punti ricerca ed offre la possibilità, a tutti gli appassionati che vogliano approfondire le tecniche di autosoccorso in montagna, di effettuare ricerche con diversi livelli di difficoltà e anche con tecnologia Recco. Info su www.moversport.it
 


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