Tour Monviso Trail - dal progetto alla realta'

Trail l'1 settembre 2013. Iscrizioni aperte dal 15 aprile

Definito l’assetto organizzativo istituzionale (Parco del Po Cuneese) ed operativo (Comitato tecnico – organizzativo),  il Tour Monviso Trail entra nella fase realizzativa con l’apertura ufficiale  delle iscrizioni previste tramite il sito Wedosport dall’imminente lunedì 15 aprile.

La data individuata per la circumnavigazione del Re di Pietra è il 1° settembre e la “location” per partenza ed arrivo il concentrico del Comune di Crissolo.
Tutte le informazioni sul sito www.tourmonvisotrail.it 

La grande aspettativa del popolo dei Trailer e la necessità di stabilire un numero massimo di partecipanti consigliano una scelta tanto meditata quanto tempestiva da parte degli appassionati.  

MARCIA DI AVVICINAMENTO - Una proposta di tabella di avvicinamento all’appuntamento con il Monviso?  

Domenica 28 Aprile a Brossasco (Cn)  il Vallevaraitatrail 
– Campionato Regionale di Corsa in Montagna “Lunghe Distanze) – Info sito www.valvaraitatrail.it    

Domenica 5 Maggio a Villar di Bagnolo P.te (Cn) il Memorial Maurino
– Gara Regionale di Corsa in Montagna – Info: www.podisticavalleinfernotto.it  

Sabato 25 maggio a Forno Canavese (To) il Trail del Monte Soglio
– Info: www.trailmontesoglio.it    

Domenica 26 Maggio a Barge (Cn)  Barge – Montebracco – Sulle orme dei Trappisti
– Campionato provinciale di Corsa in Montagna  - Info: www.podisticavalleinfernotto.it   

Domenica 2 Giugno a Crissolo (Cn) il Monviso Vertical Race
– Campionato Regionale di Vertical Kilometer – Info: www.podisticavalleinfernotto.it   

Domenica 9 Giugno a Angrogna (To) il Trail del Monte Servin
– Info: www.sportclubangrogna.it   

Domenica 14 Luglio a Bobbio Pellice (To) la 38° Tre Rifugi Val Pellice
– Info: www.3rifugivalpellice.it   

Varianti alla 'tabella' dettate da problemi logistici o di scelta personale sono permesse purché si rispetti la sostanza!   
Segue riposo e  recupero attivo ed il 1° Settembre: Buongiorno Monviso!!!   


Marathon des Sables, Salaris terzo dopo due tappe

MdS Live - Tra le donne Arrigoni settima

Ecco spiegato il perché Ski-alper, che è prettamente una rivista di montagna, si è spinta fino nel cuore del Sahara marocchino: qui le montagne ci sono, eccome! Chi s’immagina il deserto come una distesa pianeggiante intervallata da dune sabbiose (gli Erg in lingua berbera) e mutanti si sbaglia di grosso. Gli 'jebel', come li chiamano da queste parti, sovrastano il panorama e dominano maestosi le enormi e desolate vallate sabbiose. La tappa di ieri, da Oued Tijekht a Jebel El Otfa,  ha portato i concorrenti a scavalcare ben tre di queste montagne per una distanza complessiva di 30,7 km e un dislivello positivo finale assai considerevole. 

PARTENZA VELOCE -
La tappa è incominciata con un piatto di 7,5 km, dove gli atleti più forti hanno letteralmente lanciato la loro corsa. È stato uno spettacolo vedere i migliori della specialità dispiegare la propria falcata sul terreno sabbioso, un’azione potente ma al contempo leggera. In questo primo tratto non ci sono state dune di sabbia fine ma comunque il terreno è morbido e soffice. I primi assestano il loro ritmo attorno ai 4’15'' al km, tra questi il nostro Filippo Salaris secondo in classifica generale dopo la prima tappa. Parte fortissimo il Jordano Salameh Alqra, vincitore nella passata edizione e ieri attardato da problemi muscolari. Conosco Salameh da tre anni, ci scriviamo spesso, è un ragazzo simpatico, disponibile, con un sorriso affabile e contagioso. Quando lo vedi e parli con lui ti mette sempre di buonumore.  Anche in gara è un atleta molto corretto. Dopo aver visto lo start mi dirigo veloce con il fuoristrada lungo il sentiero di gara fino a raggiungere i top a tre km dalla partenza. Salameh spinge forte, il suo respiro è affannato e  si capisce subito che vuole recuperare cercando di dare il massimo. Lo seguono Mohamad Hansal con alle spalle il nostro Filippo Salaris che, con un atteggiamento accorto, si fa 'tirare' da Hansal e rimane alle sue spalle proteggendosi dal vento contrario. A seguire, la truppa dei migliori con lo spagnolo Capo Solare e gli altri forti marocchini. Passa Marco Olmo in ventesima posizione.

LE PRIME MONTAGNE -
Dopo 7,5 km ecco la prima montagna, Jebel Hared Asfer, rocciosa e ripida. I primi la attaccano con falcata rapida e passo corto. Quando arrivo Olmo si mette nella sua classica posizione da montanaro vecchia maniera, busto ricurvo e mani conserte dietro alla schiena. Sale non solo il sentiero ma anche la temperatura, nel frattempo sono le nove del mattino e il sole incomincia a farsi sentire deciso. Un lungo passaggio in cresta regala ai concorrenti l’ennesimo panorama mozzafiato sulle vallate circostanti. Credo che ogni concorrente abbia pensato alla fatica ma anche a quanto ne sia valsa la pena. Un lunga discesa portai al Check Point 1 del  12 km. Nel frattempo lo spagnolo, forte della propria esperienza in montagna, ha scavalcato Salaris. Tra i primi troviamo anche Vincent Delabarre, vincitore di una edizione dell’UTMB, Cristoph Le Saux, secondo al Tor des Geant e il portoghese Carlos Sa, quarto all’UTMB 2012. Al quindicesimo km l’attraversamento di un Ohed (fiume secco), il Rheris, poco prima di attaccare la seconda montagna, Jebel Joua Baba. La salita al 15% di dislivello e un misto di sabbia e rocce, qualche centinaio di metri di una e poi dell’altra. Visto dal basso offre un incredibile colpo d’occhio.  Nel frattempo il mio fuoristrada, condotto da Chaffeur Sahid, deve compiere qualche passaggio spericolato per riuscire ad uscire dal letto del fiume nel quale ci eravamo incanalati anche noi. Alzo la testa e vedo gli atleti in alto correre sulla cresta rocciosa, segnalata nel Road Book come uno dei passaggi più tecnici di tutta la gara. Una volta ridiscesi a valle altri 6 km di piatto portano gli atleti al Check Point 2. Le posizioni tra i top runner sono quelle che si manterranno fino all’arrivo. Mi fermo circa un’ora e mezza al CP2, a memoria della mia MdS 2010 come concorrente, lo ricordo come uno dei punti più critici di tutta la competizione. Gli atleti arrivano distrutti dalla fatica, il viso plasmato dalla sofferenza fatta di caldo, sudore e dolore ai piedi. Molti provano spossatezza altri nausea.

IL GRAN PATRON -
Arriva il gran patron Patrick, come al solito una battuta e una stretta di mano a tutti i suoi uomini dell’organizzazione presenti al controllo. Conosce tutti per nome, li saluta, li abbraccia. Arrivano i concorrenti e lui li incita, li incoraggia. Molti mi chiedono di poter fare una fotografia con lui passandomi la loro fotocamera. Vogliono avere impressa la loro immagine a fianco di quella del 'mito'. Passano tre spagnoli, si ristorano, bevono, e ripartono. Patrick nota che le loro braccia sono bruciate dal sole, la pelle è rossissima. Li insegue e chiede loro di trattenersi un attimo, poi di corsa si dirige al suo fuoristrada uscendone con un botticino di crema solare. La spruzza lui stesso e spalma sulle braccia dei concorrenti. Sono basito e mi avvicino al fine di immortalare questo momento. Un atleta sorride mi guarda e in francese mi dice « Pazzesco… il direttore di gara che spalma la crema sulla braccia dei concorrenti, succede solo alla MdS». Io rispondo di sì, è come se Bernie Ecclestone cambiasse le gomme ad un macchina di Formula 1 durante un gran premio. Questo particolare fa capire quanto quest’uomo ami profondamente la sua creatura e tutti gli uomini e donne che la popolano, siano essi volontari o corridori.

LA TERRIBILE ASCESA FINALE -
Fermi al CP2 gli atleti alzano gli occhi ed eccolo, il 'mostro' Jebel El Oftal. Mancano 6 km all’arrivo ma prima bisogna scavalcarlo. Un km in falsopiano in salita conduce i concorrenti alla sua base. Poi l’attacco con quasi mille metri di dislivello in mille metri. La base è sabbiosa, poi incominciano i passaggi tecnici su roccia. Poco prima di arrivare alla sommità le corde aiutano gli atleti a compiere gli ultimi metri di arrampicata. Mi sembra si essere al trofeo Kima. Una volta in cima lo spettacolo è affascinante, non solo per la vista sulla vallata sottostante ma soprattutto per la presenza di rocce blu cobalto che si stagliano in una distesa di sabbia ocra. La discesa è altrettanto tecnica e i corridori devono stare molto attenti in quanto le rocce blu, oltre ad essere molto belle alla vista, sono anche molto insidiose per la corsa, sono molto lisce ed è facile cadere. Il portoghese Carlos De Sa cerca di allungare e riprendersi il distacco che in classifica generale lo separa da Salaris, appena dietro di lui. Finita la discesa un km di dune bellissime e sinuose porta al bivacco. Un giusto 'spaccagambe' come ciliegina sulla torta.

L’ARRIVO DI PAOLO ZUBANI
 - Sono le 18:20 ora locale, esco un attimo dalla tenda Presse (la sala stampa) per prendere una boccata d’aria. Lo sguardo si dirige in direzione della linea d’arrivo, in lontananza scorgo un puntino grigio con lo zaino giallo.  È Paolo Zubani, il 'capo' della spedizione italiana. Gli corro incontro, mi inchino a lui e lo abbraccio. Paolo è un duro, partito dall’Italia con una distrazione di primo grado al polpaccio sinistro, anche oggi ha dimostrato che per portare a termine 24 edizioni della MdS bisogna essere corazzati d’acciaio, dentro e fuori. Immediatamente mi chiede se tutti gli italiani stanno bene e come siano andati in classifica. Ecco un altro come Patrick Bauer, per questo sono grandissimi amici, il loro cuore come si direbbe in gergo cestistico 'fa provincia'. Oggi un’altra tappa, 38 km di pura fatica. Andiamo forza… qui non si molla niente.

CLASSIFICHA 2° TAPPA

MASCHILE

1. AHANSAL Mohamad (MAR - UVU RACING) 2H38'48 
2. AL AQRA Salameh (JOR - JORDANIAN AND KUWAITI TEAM) 2H43'19 
3. EL AKAD Aziz (MAR - SOLIDARITE MDS MAROC) 2H44'02 
4. CAPO SOLER Miguel (ESP) 2H53'20 
5. SALARIS Antonio Filippo (ITA - FREELIFENERGY) 2H56'20
14- OLMO Marco (ITA - ULTRABAG MDS/WAA 1) 3H22’41

FEMMINILE
1. KLEIN Laurence (FRA) - 3H38'40 
2. HICKS Meghan (USA - DREAMCHASERS) 3H42'33 
3. MEEK Joanna (GBR) 3H53'05 
4. SALT Zoe (GBR - SOLIDARITY MDS) 4H11'17 
5. CRAWFORD Cynthia (USA – DREAMCHASERS) 4H11’33
10. ARRIGONI Giuliana (ITA – FREELIFENERGY) 4H24’02
11. MODIGNANI Alice (ITA - RUN & TRAVEL ESSENTIAL TEAM) 4H28’39

CLSSIFICHA GENERALE

MASCHILE
1. AHANSAL Mohamad (MAR - UVU RACING) 5H29'45
2. EL AKAD Aziz (MAR - SOLIDARITE MDS MAROC) 5H48'34 
3. SALARIS Antonio Filippo (ITA - FREELIFENERGY) 5H51'46 
4. CAPO SOLER Miguel (ESP) 5H53'54 
5. AL AQRA Salameh (JOR - JORDANIAN AND KUWAITI TEAM) 5H57'00
15. OLMO Marco (ITA - ULTRABAG MDS/WAA 1) 6H57’20

FEMMINILE
1. KLEIN Laurence (FRA) 7H18'02 
2. HICKS Meghan (USA - DREAMCHASERS) 7H35'24 
3. MEEK Joanna (GBR) 7H39'02 
4. SALT Zoe (GBR - SOLIDARITY MDS) 8H13'16 
5. GRANT Sophie (NZL) 8H32'20
7. ARRIGONI Giuliana (ITA – FREELIFENERGY) 8H38’40
14. MODIGNANI Alice (ITA - RUN & TRAVEL ESSENTIAL TEAM) 9H25’26        


Andrea Regazzoni e Rossana More' al Canto

La gara di ieri era organizzata da ASD Carvico Skyrunning

Si è svolto ieri, con partenza dal Parco Serraglio di Carvico (Bg), lo skyrunning del Canto, gara competitiva di 23 km e 1.280 m D+, organizzata dall’ASD Carvico Skyrunning. Ottimo il riscontro di partecipazione con 268 atleti che hanno concluso la prova. In campo maschile vittoria di Andrea Regazzoni, X-Bionic Running Team, con il tempo di 1h49.37 seguito da Clemente Berlinghieri a 5’23’’ e da Roberto Antonelli a 9’06’’. Tra le donne, vittoria di Rossana Morè, Altitude Race, in 2h26.09 seguita da Lisa Buzzoni a 1’30’’ e da Ester Scotti a 2’01’’.

TOP 5 UOMINI
1. Andrea Regazzoni (X-Bionic Running Team) 1h49.37
2. Clemente Berlinghieri (Valetudo Skyrunning) 1h55.00
3. Roberto Antonelli (Altitude Race) 1h58.43
4. Erik Gianola (AS Premana) 1h59.40
5. Dario Rigonelli (OSA Valmadrera) 1h59.40  

TOP 5 DONNE

1. Rossana Morè (Altitude Race) 2h26.09
2. Lisa buzzoni (Altitude Race) 2h27.39
3. Ester Scotti (Valetudo Skyrunning) 2h28.10
4. Giovanna Cavalli (Runners Bergamo) 2h34.28
5. Monia Acquistapace (Sport Race Valtellina) 2h35.12 


Trail Marmorassi, vincono Barnes, Ghisellini e Oliveri

Nella gara maschile primo posto a pari merito

Si è svolto ieri il quarto Trail di Marmorassi, 30 km e 1.500 m D+ con partenza e arrivo a Savona. Vittoria di Alberto Ghisellini e Pablo Barnes, a pari merito, che succedono al compagno di team Sergio Vallosio, vincitore dell’edizione 2012. Per loro un tempo finale di 2h35.52 e una corsa condotta insieme per 20 km. Nei top 5, interrompe il dominio degli atleti del Team Salomon Agisko un ottimo Gianfranco Bedino, Atletica Vercelli 78, con soli 5’30’’ di distacco dai vincitori, seguito da Ernesto Ciravegna a 1’30’’ e Ivan Pesce a 7’30’’. Tra le donne vittoria di Virginia Oliveri, anche lei portacolori del Team Salomon Agisko, che con il tempo finale di  2h56’13’’ ottiene anche il nono tempo assoluto. Per l’italo-argentina, un distacco di 57’ sulla seconda classificata, Teresa Mustica del Cambiaso Risso e di 58’ su Elena Calcagno.

TOP 5 UOMINI
1. Alberto Ghisellini (Team Salomon Agisko) 2h35.52
2. Pablo Barnes (Team Salomon Agisko) 2h35.52
3. Gianfranco Bedino (Altetica Vercelli 78) 2h41’30
4. Ernesto Ciravegna (Team Salomon Agisko) 2h43.00
5. Ivan Pesce (Team Salomon Agisko) 2h48.54  

TOP 3 DONNE

1. Virginia Oliveri (Team Salomon Agisko) 2h56.13
2. Teresa Mustica (Cambiaso Risso) 3h53.23
3. Elena Calcagno 3h54.26  


Trail del Collio, triplete US Aldo Moro Paluzza

Successo di Nardini e Romanin, seconda Theocharis

Grande successo per l’ASD Maratona delle Città del Vino, organizzatrice della prima edizione del Trail del Collio, svoltosi ieri a Cormons (Go), a poca distanza dal confine italo-sloveno. La manifestazione ha visto la presenza di circa 1.200 atleti tra la gara competitiva di 35 km e 600 m D+ e la marcia non competitiva di 9 km.  Vincitore di giornata Marco Nardini, US Aldo Moro Paluzza che ha concluso la prova in 1h35.50, staccando Andrea Moretton di 37’’ e Paolo Masarenti di 2’08’’. Tra le donne, vittoria di Paola Romanin, US Aldo Moro Paluzza, in 1h54.37 con un vantaggio di 1’04’’ sulla compagna di squadra Dimitra Theocharis. Terza classificata Federica Qualizza. In totale sono stati 392 gli atleti che hanno portato a termine la prova competitiva.

TOP 5 UOMINI
1.Marco Nardini (US Aldo Moro Paluzza) 1h35.50
2. Andrea Moretton (G.P. Livenza) 1h36.27
3. Paolo Massarenti (S. Giacomo) 1h37.58
4. Gabriele Fantasia (Atl. Biotekna Marconi) 1h38.41
5. Alessio Milani (Fincantieri Atl. Monfalcone) 1h40.11

TOP 5 DONNE
1. Paola Romanin (US Aldo Moro Paluzza) 1h54.37
2. Dimitra Theocharis (US Aldo Moro Pauzza) 1h55.41
3. Federica Qualizza (G.S. Natisone) 2h07.18
4. Raffaella Rizzetto (Venezia Runners) 2h10.07
5. Maria Teresa Ronchi (Atl. Dolce Nord Est) 2h10.36 


Marathon des Sables, Salaris secondo

MdS Live - Dopo la prima tappa Giuliana Arrigoni quinta

Il deserto si sa è una terra inospitale, qui ci vivono persone dure, ed è per quello che i marocchini e giordani la fanno da padrone in casa loro. Un italiano però, proveniente da una terra altrettanto aspra, ha cercato ed è riuscito a scalzare la loro padronanza. E’ il sardo Filippo Salaris che oggi, nella prima tappa di 37,2 km, con il tempo finale di 2h55.25 è giunto secondo a soli 4’29’’ dal marocchino Mohamad Ahansal. Alle sue spalle lo spagnolo Miguel Capo Soler in 3h00’33’’. Segue il trio marocchino composto da Lhoucine Akhdar, Aziz El Akad e Samir Akhdar. Il giordano Salameh al Aqqra, primo lo scorso anno, è nono in 3h13’40’’. Ottima anche la partenza di Marco Olmo, ventesimo assoluto in 3h34’39’’. Tra le donne, vittoria di tappa per la francese Laurence Klein in 3h39’21’’. La prima italiana è Giuliana Arrigoni, quinta in 4h14’38’’, seguita da Emanuela Scilla Tonetti, nona in 4h39’52’’. Da segnalare i francesi Vincent Delebarre, decimo in 3h15.36, e Christophe Le Saux, undicesimo in 3h18’08’’. 

BIVUAC 2
- Il percorso oggi si è svolto in una valle bellissima, enormi pianori interrotti da montagne irte e maestose. Un susseguirsi di sabbia color ocra intenso e rocce completamente nere. Il colpo d’occhio è affascinante… sembra un enorme “crème brulè quasi avessero svolto qui una puntata di Master Chef. Il mio autista guida velocemente, spingendo il fuoristrada su una pista che affianca quella dei corridori. Ogni tanto non resisto e gli chiedo di fermarsi. Il panorama è troppo bello, il mio occhio mi chiama e le mie macchine fotografiche vogliono a tutti costi imprimere nei loro sensori da milioni di pixel quelle milioni di pietre mere millenarie.

LE FASI PREPARATORIE -
La giornata era iniziata bene. Un notte molto fredda ma in cui il vento, che aveva sferzato forte in quella precedente, non si è quasi avvertito. Sono le 5,30 del mattino, arrivano tuareg assoldati come manovalanza per montare e smontare le tende. Gli umori degli italiani sono al meglio. Dopo averlo a lungo sognato, il 'via' della Marathon des Sables è a portata di mano, anzi di occhio. Nella notte gli addetti dell’organizzazione hanno montato l’arco di partenza. Lo start sarà la catarsi di centinaia di ore di allenamento, di tabelle di preparazione,  di studio meticoloso dell’attrezzatura. Ma prima bisogna godersi questo irripetibile momento fatto di tensione, gioia, di paura (perché no… si affronteranno 250 km da svolgersi in autosufficienza  - 6 tappe in sette giorni) e orgoglio di sé stessi. Non mancano le foto di rito, singole e di gruppo. Si perché è solo da tre giorni che conosci il tuo compagno di tenda ma ti sembra di essere suo amico da sempre. Questo legame si rafforzerà per tutta la settimana e per molti si protrarrà per tutta la vita. Come dice Paolo Zubani, alla luce delle sue 24 edizioni, «i migliori amici della mia vita li ho conosciuti proprio qui, alla Md».

LA PARTENZA -
Alle 8,30 tutti sotto alla linea di partenza, Patrick Bauer dopo aver salutato il Ministro dello Sport Marocchino nonché inviato speciale per la manifestazione di sua maestà Re Mohammed VI, come da usanza sale sul tetto della Land Rover Defender, prende in mano il microfono e inizia il breafing pre tappa. Sotto di lui il 'suo' popolo, tutti lo adorano, lo incitano, lo ringraziano, per aver avuto l’intuizione di creare 28 anni fa questo meraviglioso girone dantesco che si chiama MdS. Dopo una dettagliata spiegazione di come si dipanerà la prima tappa, la musica incomincia a salire forte … ci siamo! L’adrenalina è a mille, dentro e fuori la linea di partenza. Una magia che contagia non solo i corridori ma anche tutte le altre 500 persone addette all’organizzazione (compresi giornalisti, fotografi e operatori di 15 televisioni).
Sempre come da tradizione le casse incominciano a sparare Higway to hell degli AC.DC… meno dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno…. viaa! La lunga coda di corridori si snocciola via via lungo l’orizzonte, uscendo dall’enorme pianoro che ha ospitato il bivuac 1, fino ad addentrarsi in mezzo alle montagne. Molti corrono (i primi anche molto veloce), altri camminano. Per i primi percorrere i 37,2 km della prima tappa sarà questione di poco meno di tre ore, per gli altri molto, molto di più. 

SALARIS CONTROLLA -
Partito alle spalle dei mostri, il nostro Filippo Salaris si è appostato a circa 25/30 metri di distanza da loro così da poterli controllare anche qualora dovessero dividersi in due o più gruppetti. Per lui una gara molto tattica svolta in continuo crescendo, con ritmi che sul piano si assestavano attorno ai 4’20”/km e che lo hanno portato, km dopo km, a rosicchiare terreno al primo gruppetto e ad assestarsi in seconda posizione fino all’arrivo.

OLMO SUPERSTAR -
secondo degli italiani Marco Olmo, ventesimo al traguardo, che dichiara di aver patito un po’ troppo le lunghe pietraie e il forte vento contrario. D'altronde si sa, lui non è un corridore 'muscolare', fa delle sue armi vincenti la regolarità e la 'testa', ma deve poter trovare un terreno adatto per dispiegare il suo passo leggero e continuo.  Appena taglia il traguardo tutte le televisioni lo assalgono. Lui è e rimane la star, l’uomo che a sessant’anni si è permesso di vincere due  edizioni dell’UTMB, l’uomo che oggi, quando di anni ne ha 64, si permette di mettere dietro alle sue spalle fior fiore di giovanotti muscolati edsuper allenati. Molto bene anche la nostra Giuliana Arrigoni, quinta tra le donne e settantaquattresima assoluta e giunta, al traguardo solo qualche attimo prima di Marcello Vendramin con il quale ha condiviso tutto il percorso di tappa.

LE IMPRESSIONI DI FILIPPO SALARIS -
Salaris, ora sta bene ed è rilassato sotto alla propria tenda. Mi racconta la sua tappa passo dopo passo e dice a me (ma soprattutto a se stesso) di non sentirsi un campione. Vuole (e deve) rimanere con i piedi per terra e dare il massimo anche domani; il tutto senza strafare perché, come già detto, il deserto è come la montagna… se lo sfidi lui ti batte. Sempre!
 


Marathon des Sables, fra poche ore il via

MdS Live - il diario della vigilia del nostro inviato

IL BIVACCO - Dopo 6 ore di viaggio eccoci qui: Bivuoac n.1. Il deserto ci ha dato il suo biglietto da visita accogliendoci con una bufera. Non proprio tale, solamente un forte vento, quanto basta per farti capire che il deserto è come la montagna: gli devi  portare rispetto perché la sua potenza può essere devastante! Oltre alla bufera un evento quanto mai raro da queste parti, la pioggia. Il tutto durato un’oretta poi il sereno. Gli atleti hanno preso confidenza con quella che per sette giorni sarà la loro casa, ovvero la loro tenda. Le tende vengono assegnate dall’organizzazione, ognuno sa quale sarà la propria; una volta sotto bisognerà trovare l’accordo tra gli otto occupanti, scegliere la posizione, dividere gli spazi. Ieri sera cena a carico dell’organizzazione, tutti i 1.200 ordinatamente in fila. Manco a dirlo il primo è sempre lui Marco Olmo. Il primo a salire sul pullman, il primo a fare la coda per la cena o per le bottiglie d’acqua. Come diceva il buon Colonnello - o il Varano come lo soprannominò Patrick Bauer, patron della MdS (all’anagrafe Giorgio Simonetti) - il giorno che non vedremo Marco in testa alla fila allora dovremo preoccuparci: o non sta bene o la fine del mondo si avvicina. La prima note l'abbiamo con un forte vento a scuotere le tende e ad accompagnare i sogni e i timori dei corridori. Fuori le stelle arrivano a toccare terra, e questa è una delle caratteristiche - anzi delle magie - di questo posto, meraviglioso, mitico e mistico  che si chiama Sahara Desert.

LA NOTTE - La prima notte trascorsa al bivacco è stata per molti di noi una notte insonne. Il freddo era pungente e la bufera ha sferzato le tende mettendone a dura prova la resistenza. Bisogna dire che i berberi, assoldati dall’organizzazione per montare le tende, lo fanno bene. D'altronde la loro è una tradizione millenaria in tal senso. Svegli nei loro giacigli, avvolti nei sacchi a pelo, giubbotti e berretti indossati, gli atleti hanno avuto una notte intera per pensare. Il corpo vorrebbe riposare ma la testa viaggia a mille. Ritornano in mente le centinaia sedute di allenamento, con il caldo e con il freddo… saranno bastate? Mi sono allenato a sufficienza…e nel modo corretto?  Il conforto viene pensando ai parenti ed agli amici che stanno tifando per loro a distanza di migliaia di chilometri. …. Beh forse sono stato un po’ egoista… quante ore ho sacrificato alla famiglia al fine di prepararmi per questa avventura… con gli stessi soldi avrei potuto portare la fidanzata (o la moglie) in un hotel a cinque stelle per una settimana. Boh, oramai siamo qui. Il dado è tratto, almeno un volta nella vita valeva la pena provarci… proviamo a dormire, senza riuscirci. Pensare e ripensare all’attrezzatura, in definitiva cosa portare con sè e cosa lasciare 'a terra'. Ci saranno solamente poche ore per definire il tutto; oggi infatti verranno effettuati i controlli obbligatori dell’attrezzatura e della documentazione (esami medici) e poi gli atleti dovranno lasciare la loro valigia all’organizzazione e rimarranno in 'assetto da gara'. La macchina organizzativa lavora a pieno ritmo, ormai un sistema ipercollaudato, un ingranaggio fatto di centinaia di addetti perfettamente sincronizzati ed addestrati.

LO STAFF -
L’organizzazione è così suddivisa: Commissari di gara, Commissari di bivacco, Controllori, Cronometristi, Pisteur (tracciatori), Addetti stampa, Fotografi, Medici, Addetti alla logistica, Autisti, Piloti (per gli elicotteri e gli aerei), Addetti alla gestione ambientale, Meccanici. Ciascuno indossa il giubbotto fornito dall’organizzazione con scritto sulla schiena la propria categoria. Tra di loro si aggira sorridente e di buon umore il gran capo: Patrick Bauer, un gran comunicatore ma ancor prima un gran motivatore. Non risparmia un sorriso e una pacca sulla spalla a nessun concorrente che incrocia, ma ancor meno a tutti i 'suoi' uomini. Dal medico fino al beduino. Un esercito di uomini e donne che da anni lo segue fino a qui, al fine di rendere possibile un evento di tali dimensioni in luogo così remoto. Entro nella grandissima tenda dei controlli, i commissari effettuano con scrupolo e maniacale precisione la verifica del materiale, consegnano il materiale fornito dall’organizzazione (trasponder, razzo di segnalazione, pastiglie di Sali, kit per la medicazione dei piedi), pesano lo zaino e infine consegnano a ciascun concorrente il proprio pettorale, anzi due.  Per tutto il tempo di gara andranno indossati, ben visibili, uno sul fronte e uno sul retro. Un punto sui materiali per tornare a parlare dei nostri migliori italiano sul campo. Come hanno organizzato lo zaino e qual è il materiale che si porteranno con loro. 

IL SACCO LEGGERO DI OLMO - Marco Olmo, quest’anno, propone tre novità: scarpe nuove, zaino nuovo, sacco a pelo nuovo.  Il tutto rigorosamente modificato per ridurne il peso e/o l’ingombro. Il sacco a pelo ad esempio dagli originali 440 grammi dopo la 'cura dimagrante by Olmo' è diventato 390, risultato ottenuto ritagliando ogni dettaglio superfluo: laccetti, pattina della cerniera, cordini per appenderlo, ecc… Un cambio anche nel piano alimentare: quest’anno ha deciso di alimentarsi di più in gara e pertanto invece delle solite 31 barrette energetiche saranno 35. Molti di voi penseranno… un’inezia. Invece per un top runner un simile cambio è frutto di accorata meditazione ed ha una finalità precisa. Il suo zaino pesa (senz’acqua) 6,5 kg ed è al limite minimo di quanto consentito dal regolamento. Filippo Salari: il suo zaino pesa (anch’esso misurato senz’acqua) 6,8 kg. Anche lui ha cambiato il proprio piano alimentare rispetto alla precedente edizione, gara in cui si piazzò settimo assoluto. Nel 2012 portò con sé quasi esclusivamente pasta liofilizzata, alimento che dopo il quarto giorno incominciò a nausearlo. Quest’anno la dieta sarà più variegata: prosciutto crudo, bresaola, polenta. Mi svela due segreti, due 'bombe' da tirare fuori quando la stanchezza si farà sentire e il conforto andrà cercato in ogni cosa: due filetti di bottarga e un sacchetto di pane carasau. Un pezzo di Sardegna. In una gara di questo genere gli aspetti psicologici sono fondamentali ed ogni dettaglio, ogni particolare che possa farci ricordare chi siamo e quali siano le nostre abitudini ci riconduce alla nostra quotidianità e ci riporta in quella che gli psicologi chiamerebbero 'zona di confort'. La giornata trascorre lenta, sotto alle proprie tende, al riparo dal sole cocente. Fuori la temperatura sfiora i 40 gradi. Ciascun atleta per il momento cerca di minimizzare ogni movimento con l’intento di conservare le forze per domani. Mancano ormai poche ore al fatidico start della Sultan Marahon des Sables 2013. 


Marathon des Sables, i portacolori italiani

Abbiamo incontrato Marco Olmo e Filippo Salaris a poche ore dal via

Il nostro inviato Paolo Secco ha raccolto alcune testimonianze durante il trasferimento aereo che ha portato gli atleti italiani da Milano a Quarzazate, alle porte del deserto marocchino. Non potevano mancare le impressione dei due portacolori italiani, il sardo Filippo Salaris (1971) e il piemontese Marco Olmo (1948). Oggi pomeriggio è iniziato il lungo viaggio in pullman che porterà l’intera carovana verso il primo bivacco dal quale, domenica 7 aprile, prenderà ufficialmente il via la manifestazione. Gli ultimi siamo i primi. Lungi da me dal fare un paragone con il Vangelo ma in genere nello sport è così (in particolare nelle discipline dove la fatica ed il sacrificio personale la fanno da padrone): gli atleti che mantengono un atteggiamento compassato, semplice, a volte umile, generalmente sono i più forti. Ed è cosi che si presentano Marco Olmo, piemontese, e Filippo Salaris, sardo, i due italiani più forti e che ambiscono ad importanti posizioni di classifica. In particolare Filippo, che per ragioni anagrafiche punta giustamente al piazzamento migliore, solo dopo qualche ora di colloquio, non riesce a trattenere che il suo principale obbiettivo, quest’anno, è di salire sul podio.

FILIPPO SALARIS: SACRIFICI E PASSIONE -
D’altronde le carte in regola le ha tutte. Nel 2012, alla sua prima esperienza alla Marathon des Sables, è arrivato settimo. Successivamente ha avuto modo di confrontarsi in altre competizioni con i migliori della disciplina, e ha vinto. In particolare ha battuto il mitico Mohammad Hansal al Magredi Mountain Trail. In quella circostanza, strano ma vero,  Hansal patì il 'nostro' clima, quello umido e afoso e non quello secco delle zone desertiche. Come dice Filippo: abbiamo combattuto ad armi invertite… e ho vinto io. Filippo non nasconde di sentirsi a volte intimorito dal correre spalla a spalla con i mostri sacri, i marocchini Hansal e Rachid El Morabity e il giordano Salameh Al Aqra, ovvero tutti atleti professionisti. Filippo invece è un piccolo impresario edile che per allenarsi si sveglia alle 3,30 del mattino per correre 2 ore e mezza ed essere puntuale in cantiere alle 7, replica in pausa pranzo con un'ora e mezza di corsa come 'sostitutivo' del pranzo. In totale sono 250 Km alla settimana. Il lavoro di preparazione è stato imponente e lui dice di sentirsi a posto. Noi gli crediamo ed in cuor nostro nutriamo una certa invidia nei confronti di cotanta costanza e determinazione. 

MARCO OLMO: ESPERIENZA DA VENDERE -
Marco Olmo, dall’alto della sua l’esperienza. Lui, il mito, l’uomo che batte il tempo ma non quello che scandisce i secondi sul cronometro ma quello degli anni che passano; per gli altri non per lui. Passa il tempo e lui è sempre uguale, un macchina, sempre perfetto, sempre uguale, mai un grammo in più mai un grammo in meno. Tutto è studiato, tutto è calcolato. È un uomo che in vita sua ha studiato poco ma che ha viaggiato molto, gareggiato tanto. Questo gli ha aperto la mente e regalato un cultura ampia, è preparato, conosce numeri, date, luoghi, persone. Lo conosco da anni e sinceramente non ho idea di come sia nato il mito dell’uomo schivo, di quello che non parla con nessuno, dell’orso di montagna. In realtà è una persona estremamente cordiale, disponibile, affabile, che non risparmia la battuta. L’unica giustificazione che posso trovare è che Marco è una persona sincera, a volte troppo, che non nasconde nulla e se ti deve mandare a quel paese lo fa, in modo educato, diretto, ma lui dice sempre le cose in faccia. A mio avviso non un difetto ma un pregio. Certo è una persona estremamente educata e posata ma all’occorrenza sa essere anche in giocherellone. Io e lui parliamo in dialetto piemontese, e questo ci fa sentire un po’ a casa entrambi. Come sempre si è preparato al meglio, macinando chilometri nelle sue montagne, prendendo il treno al mattino presto per raggiungere la Francia, per tornare poi a casa passando il confine della montagna. Un modello 'spallone' che anziché contrabbandare sigarette trasporta nel suo zainetto barrette e sogni, i suoi e quelli dei suoi innumerevoli fan in Italia e nel mondo. Perfetto e minimalista nell’attrezzatura, tutto ciò che si porterà in gara è calcolato per dimensione e peso. L’esperienza delle sue innumerevoli partecipazioni alla Marathon des Sables gli regala ora tranquillità e rilassatezza. Ma non troppa quando domenica mattina metterà lo zaino sulle spalle e si allineerà a fianco dei migliori per dar vita alla battaglia sulla sabbia.

VERSO IL PRIMO BIVACCO - Con Filippo, Marco e altri 36 italiani al via, molti dei quali alla loro prima partecipazione. Dopo averla a lungo immaginata e forse sognata ora la MdS è anche per loro una realtà, ora non gli resta che viverla. Quella che abbiamo trascorso è stata l’ultima notte in albergo, oggi il lungo viaggio in pullman e camion militari per raggiungere il primo bivacco. Li sarà deserto vero, li ci sarà la vera MdS ad attenderci. 


A Lisi Vaiani e Giangrandi il Pasqua Eco Trail

La classifica e' il risultato della combinata tra due gare

Si è svolto sabato 30 marzo e lunedì 1aprile il quarto Pasqua Eco Trail. La manifestazione, organizzata dalla ASD Siena Runners, prevedeva due prove: il Monte Isi Eco-Trail, con partenza sabato da Montisi (Si), di 22 km e il Tartufo Eco-Trail, con partenza il lunedì da San Giovanni d’Asso (Si), di 19 km. In campo maschile, con una vittoria nella prima prova e un terzo posto nella seconda, ha vinto la combinata del Pasqua Eco Trail Federico Lisi Vaiani con il tempo finale di  3h08'59''. Alle sue spalle, sempre nella combinata, Fabio Pinelli (quarto e secondo) ed Edmaro Donnini (terzo e quarto). In campo femminile, con due vittorie in entrambe le tappe, vince il Pasqua Eco Trail Chiara Giangrandi con il tempo finale di 3h18’01’’. Dietro di lei, Maria Chiara Parigi, seconda in entrambe le prove, con il tempo di 3h26’17’’ e Milena Megli in 3h47’47’’.


Orobie Vertical e Skyraid, le due classiche targate BG

Tornano i classici appuntamenti estivi sulle Orobie Bergamasche

La 'doppietta' delle Orobie non molla, e dopo il riscontro positivo delle passate edizioni, Mario Poletti e la sua organizzatore Fly-Up Sport tornano sui sentieri bergamaschi per riproporre due manifestazioni che, sia per durezza del tracciato che per la  bellezza dei paesaggi, riscuotono ogni anno grande consenso. 

OROBIE VERTICAL -
 Si inizia domenica 2 giugno: giunta alla terza edizione, promette anche quest’anno una gara ad alto tasso di spettacolarità. Mille i metri di dislivello da percorrere lungo il sentiero n. 301 delle Orobie, che unisce il paese di Valbondione in Alta Val Seriana, al Rifugio Mario Merelli al Coca. Anche quest’anno l’Orobie Vertical verrà intitolata Memorial Fausto Bossetti, il grande appassionato di montagna di Parre scomparso per un incidente sugli sci nel gennaio 2011.  

OROBIE SKYRAID NUMERO 7
- Domenica 11 agosto è il turno della settima edizione della Orobie Skyraid, che grazie ad un parterre di atleti di valore internazionale si è ritagliata sempre più un ruolo importante all’interno del calendario nazionale. A fare da sfondo agli amanti del trail, ci sarà la regina delle Orobie, la Presolana. Un tracciato di 25 chilometri che per tecnicità e spettacolarità non delude le aspettative degli skyrunner di tutti i livelli, dal professionista all’amatore. Partenza e arrivo dal quartier generale della manifestazione nella piana del Donico, al Passo della Presolana, dove nell’attesa che gli atleti tornino a tagliare il traguardo, si svolgeranno manifestazioni collaterali, tra cui la Family Run, gara non competitiva.  

UN ANTIPASTO A MAGGIO - 
E nell’attesa che arrivi giugno, un altro evento organizzato da Fly-Up Sport è previsto per domenica 5 maggio, il Trail del Formico: 22 chilometri per 1000 metri di dislivello nell’incantevole conca del Farno che divide la Val Seriana dalla Val Gandino, con vista a 360° sulle Orobie.
Uno spettacolo da non lasciarsi sfuggire!  

Per informazioni:
www.orobievertical.it  e www.orobieskyraid.it 


In attesa della Sultan Marathon des Sables

Aneddoti e anticipazioni del nostro inviato sul campo

Alla partenza per la ventottesima Sultan Marathon des Sables, abbiamo posto alcune domande a Paolo Secco che sarà il nostro corrispondente sul campo durante la settimana di gara. Dopo i vari trasferimenti, il via ufficiale della competizione sarà dato domenica 7 aprile.

In breve, cos’è la Marathon des Sables?

«È la gara per eccellenza nei deserti. La prima, la più importante, la più prestigiosa. Una competizione a tappe, 6 in 7 giorni, nel Sahara marocchino per un totale di circa 240 km in completa autosufficienza alimentare. Ai concorrenti, infatti, vengono dati 9 litri d’acqua al giorno e un posto per dormire nella tenda berbera».

In base alla tua esperienza, avendola corsa nel 2010, come si gestisce l’aspetto dell’autosufficienza?

«In genere gli atleti mangiano due volte al giorno, colazione e cena. Si cerca di privilegiare cibi leggeri ma dall’alto apporto calorico e nutrizionale, come per esempio il grana, le noci ecc. Molti utilizzano cibi liofilizzati, tipicamente pasta e riso, al fine di ottenere il necessario apporto di carboidrati. Indispensabili integratori energetici (gel e barrette), integratori salini e per il recupero post tappa».

Quanto pesa uno zaino per la Marathon des Sables?
«I top runner affrontano la gara con uno zaino di 6,5 kg, al limite del regolamento, riducendo al minimo l’attrezzatura e le scorte alimentari. All’estremo opposto i camminatori, per lo più orientali, l’affrontano con zaini di 18 kg che è il limite massimo imposto dagli organizzatori. C’è poi l’aneddoto di Paolo Zubani (25 edizioni al proprio attivo e responsabile dell’organizzazione per l’Italia) secondo il quale alla Marathon des Sables contano tre cose: 1) il peso dello zaino 2) il peso dello zaino 3) il peso dello zaino».

Su 6,5 kg, quanto è rappresentato dal cibo e quanto dal materiale?

«Circa il 50%. Quindi, per i top runner, questo vuol dire poco più di 3 kg di cibo per 7 giorni, meno di 500 gr al giorno. Oltre al cibo, il materiale solitamente è composto da sacco a pelo, razzo di segnalazione, materassino, pentolino per il mangiare e vestiario per il bivacco notturno. Tra il materiale obbligatorio, inoltre, c’è anche la siringa aspira veleno, specchietto, bussola, accendino, road book e un kit di pronto soccorso».

Quali sono le temperature che si affrontano di giorno e di notte?

«Come noto, nel deserto c'è un importante escursione termica tra il giorno e la notte. Da 40 C° a mezzogiorno, agli 0 C° sotto le stelle.  Questo è dovuto al fatto che la sabbia, per sua natura chimico/fisica, non trattiene il calore del sole accumulato nelle ore diurne».

Quindi anche il materiale tecnico assume una sua importanza?

«Assolutamente sì. Per la notte è opportuno dormire all’interno del sacco a pelo che peraltro è previsto tra il materiale obbligatorio. Con il calare della sera, gli atleti si riparano dal freddo indossando abbigliamento leggero ma sufficientemente caldo».

Immaginando il deserto, viene in mente anche la sicurezza. In caso di bisogno, come si comunica con gli organizzatori?

«Gli atleti sono dotati di trasponder e gli viene consegnato alla partenza un razzo di segnalazione che devono avere con sé per tutta la durata della competizione.  Questo è uno strumento fondamentale in caso di emergenza. L’alto numero di partecipanti, la massiccia presenza dell’organizzazione e il percorso adeguatamente segnalato fanno sì che sia quasi impossibile perdersi. Nonostante questo, qualche anno fa, un concorrente italiano si perse e venne ritrovato 10 giorni dopo in Algeria». 

Un'immagine su tutte dell’edizione 2011 a cui hai preso parte?

«All’ultima tappa i primi 500 atleti in classifica, come da tradizione, si dispongono in fila e lasciano partire tutti gli altri atleti applaudendoli e incitandoli. Questo fa capire il senso di condivisione che si crea in un evento simile dove si condividono per molti giorni entusiasmo, fatica e dolore».

Il tuo programma nei prossimi giorni?

«La partenza è prevista per oggi alle 14:30 dall’aeroporto di Malpensa insieme al gruppo degli atleti italiani. Destinazione Quarzazate. Venerdì e sabato giorni dedicati al trasferimento al primo bivacco e controllo attrezzatura degli atleti. Domenica ci sarà quindi il via della prima tappa». 


Colmen Trail 14 Aprile 2013 a Morbegno (SO)

Fioccano le iscrizioni per la gara sulla 'Montagna Magica'

Tutto tracciato il percorso gara del primo trail della provincia di Sondrio.
A due settimane dalla data d’esordio fissata per domenica 14 aprile, presso la segreteria del Team Valtellina stanno arrivando diverse adesioni e, nonostante il clima invernale, diversi trailer hanno già effettuato un primo sopralluogo.

«L’anello che abbiamo ideato prevede uno sviluppo di 19.5km con un dislivello positivo di 1300m – ha esordito il direttore gara Fabio Bongio -. Il nostro obiettivo è valorizzare l’attività  dell’associazione Colmen e di altre associazioni presenti sul territorio che in questi anni si sono occupate del rifacimento e segnatura di tutta la sentieristica della Colmen. Nei giorni scorsi, al fine di agevolare chi ama correre in quello che molti hanno ribattezzato 'il regno dei cervi' abbiamo completamente segnalato il tracciato gara con fettucce e frecce direzionali in legno».     

Ad entrare nei dettagli tecnici, ci ha invece pensato l’ex azzurro di skyrunning Giovanni Tacchini: «Partenza e arrivo saranno alla Colonia di Morbegno, ovvero nell’area verde a due passi dall’Adda e dal Ponte di Ganda che è uno dei simboli storici della città. La prima parte del trail prevede una salita lungo una facile strada asfaltata (circa 250m dislivello), fino a raggiungere la frazione di Santa Croce. Da qui comincia un veloce saliscendi molto panoramico che precede la discesa verso Campovico».       

Lasciato asfalto e ciottolato, si entra a tutti gli effetti nella “Montagna Magica” percorrendo i numerosi sentieri rimessi a nuovo dai ragazzi dell’associazione Colmen: «Vicino alla chiesetta dei Torchi Bianchi si sale per altri 250m, per poi tornare a perdere quota grazie ad una tecnica discesa che porta all’abitato di Paniga». Breve tratto pianeggiante, che permette di sciogliere le gambe in vista della parte clou: «Da Desco parte il nuovo sentiero che porta alla cima della "montagna magica" (dislivello positivo 700m circa). Lasciata alle spalle una breve rampa, il sentiero sale regolare girando attorno alla Colmen sino a prendere quello di cresta che porta alla cima (916m slm)».
Attraversati i caratteristici laghetti, ora ancora ricoperti di ghiaccio, si scende verso Dazio per l’ultima breve ascesa  (70m dislivello): «Sopra Cerido, inizia la  tecnica discesa che ci riporterà sulla strada panoramica percorsa all'andata e al ripido sentierino finale che precede l’arrivo».      

Tirando le somme, Bongio ha concluso: «Il tracciato è corribile, muscolare e panoramico. Lo abbiamo volutamente scelto non troppo lungo per dare a tutti la possibilità di prendervi parte e godere di uno scenario che in periodo primaverile è fantastico; con scorci sul vicino lago di Como e sulle montagne innevate della Valmasino. Il tutto con costo low e tanta passione».                     


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