L'UTMB in solitaria di Pau Capell in 21h17’18’’

L’obiettivo era scendere sotto le 20 ore e sotto quel 20h19’ dell’ultima edizione della mitica corsa attorno al Monte Bianco, vinta proprio da Pau Capell. Breaking 20 come il Breaking 2 della maratona. La partenza della corsa in solitaria di Pau Capell per correre attorno al Monte Bianco (accompagnato da un piccolo team di supporto a tutela della sua salute e della sicurezza) avrebbe dovuto essere venerdì pomeriggio, come all’UTMB, poi il meteo ha fatto anticipare tutto di un giorno, con il via alle 18 di giovedì. Per seguire l’impresa e la progressione di Pau c’erano anche una piattaforma e le telecamere della televisione catalana. 171 km e più di 10.000 metri chiusi alla fine in 21h17’18’’ (tempo da podio). La barriera delle 20 ore non è stata battuta, ma Capell al traguardo era comunque soddisfatto: «È stato davvero incredibile riuscire a correre quest’anno, sicuramente una delle esperienze più belle della mia vita. È stato un anno davvero difficile per tutti e il supporto che ho ricevuto da moltissime persone in tutto il mondo è stato stupendo. Per il momento mi concederò un po’ di riposo, dedicandomi alla mia famiglia. Non vedo l’ora di scoprire cosa mi riserverà il futuro». Capell ha corso con ai piedi le nuove The North Face Flight Vectiv, in vendita da gennaio.

©UTMB/Mathis Dumas

Cosa resta del record di Poletti sul Sentiero delle Orobie a 15 anni di distanza

Sono passati quasi 15 anni dal quel 7 agosto del 2005 quando Mario Poletti, allora trentaseienne, intraprendeva il viaggio sul Sentiero delle Orobie, completando gli 84 chilometri con oltre 5.000 metri di dislivello in 8 ore 52 minuti e 31 secondi. Un sogno che si realizzava, da Valcanale al Passo della Presolana.

«Il record - dice Mario Poletti - è stato fatto per portare a Bergamo il primo campionato del mondo di skyrunning a staffetta, Orobie Skyraid». Alla gara partecipò anche Kilian Jornet, allora giovanissimo. Orobie Skyraid è stata la prima delle 47 gare che Poletti, con la sua Fly-Up Sport, ha organizzato in 13 anni sul territorio provinciale.

Se è vero che le gare di trail running sono diventate un fenomeno di massa, vale la pena ricordare la quantità di gente comune che quella domenica di 15 anni fa si assiepò sul percorso alpino per assistere all’evento tanto atteso e dall’esito per nulla scontato. Il Sentiero delle Orobie divenne nell’immaginario popolare un tracciato iconico, quello del record del Mario, un posto dove praticare regolarmente la corsa e appassionarsi al mondo delle gare di montagna.

Per ricordare il record del Mario, domani, sabato 1 agosto, a Songavazzo, in Val Seriana, si terrà la serata Il Sentiero delle Orobie e un sogno lungo 9 ore. Oltre a Poletti saranno presenti gli atleti che lo accompagnarono lungo gli 84 chilometri e l’imprenditore Giovanni Bettineschi che, con la sua Promoeventi, lo supportò a livello organizzativo. A moderare, Paolo Cattaneo, direttore tecnico di Orobie Ultra Trail. Appuntamento al ristorante La Baitella di Songavazzo alle ore 20.30, ingresso libero.


Franco Collé allo Swiss Peaks Trail

È rimasto fermo a casa per tutto il lock down, ma, a giudicare dal record di salita e discesa dal Monte Rosa, stabilito a meno di due mesi scarsi dalla riapertura, il riposo forzato pare avere fatto bene a Franco Collé. Strappare il record a Bruno Brunod era un sogno dell’atleta valdostano, che però confessa di non vedere l’ora di indossare di nuovo un pettorale.

Come hai mantenuto la forma durante il lockdown?

«Direi che non l’ho mantenuta affatto. All’inizio ho provato ad allenarmi a casa, a seguire qualche filmato di altri, ad andare in cyclette, ma mi sono reso conto che io sono fatto per correre sui sentieri e quindi non ho fatto quasi nulla: lo sforzo più prolungato era quello di portare l’immondizia nella casetta dei rifiuti. Il primo giorno di via libera ho fatto 17 chilometri e poi per tre giorni non riuscivo a scendere dal divano per il male alle gambe! Però nel mese successivo mi sono allenato veramente tanto, dato che dopo aver passato un mese e mezzo a guardare il ghiacciaio del Monte Rosa dalla finestra, non potendoci salire, appena ho potuto mi sono sfogato andandoci tutti i giorni».

Cosa rappresenta per te correre in montagna?

«Nascendo a Gressoney, circondato dalle Alpi, e avendo un senso della sfida molto forte già da quando ero piccolo, era abbastanza naturale che finissi per correre in montagna, eppure alle competizioni ci sono arrivato quasi per caso. Qualche anno fa, quando ancora non avevo partecipato a nessuna gara di corsa, mia sorella mi ha iscritto al Tor des Géants, dicendomi secondo me puoi farcela. Così dopo aver corso due soli trail da 50 chilometri, per capire di cosa si trattasse, mi sono buttato nella regina di tutte le corse in montagna. È stata durissima, ma mia sorella aveva ragione e sono addirittura arrivato quinto assoluto. Da allora non ho più smesso e correre in montagna è oggi una parte importantissima della mia vita».

Quali sono le differenze fra un tentativo di record come quello del Monte Rosa e una gara?

«Il record del Monte Rosa è un sogno che avevo nel cassetto e quest’anno mi è sembrato il momento migliore per provarci. È stata una sfida a distanza contro Bruno Brunod e un’esperienza che mi è piaciuta molto, però indossare un pettorale è tutta un’altra cosa. Come ho detto mi piace la competizione, quindi la cosa che preferisco è ritrovarmi con tanti altri, partire tutti insieme in linea, studiare gli avversari, trovare le strategie per batterli e giocarsela».

Come atleta, quali sogni hai ancora nel cassetto?

«Avrei voluto correre l’accoppiata UTMB - Tor des Géants provando a fare bene in entrambi, ma se ne riparlerà nel 2021, dato che quest’anno non si disputeranno. Così ho spostato i miei sogni dall’altra parte delle Alpi e correrò una gara per me nuova, lo Swiss Peaks Trail (360 km, 25.000 m D+), a inizio settembre, che sarà il mio ritorno alle competizioni dopo un digiuno che dura da ottobre dell’anno scorso. È una gara molto simile al TOR, su un tipo di terreno che mi si addice molto, dove cercherò di fare del mio meglio».

Cosa ti aspetti dalla gara in Svizzera?

«Nelle scorse settimane ho provato una parte del percorso e mi piace molto. Per certi aspetti, anche se è un po’ più corta, è una gara più dura del TOR, inoltre i paesaggi sono molto più selvaggi, perché si toccano meno centri abitati. Dato che attraversa alcune zone dove passa anche l’UTMB, mi aspettavo dei sentieri simili a quelli della gara francese, larghi e adatti a tutti. Invece, nella parte che ho provato, ho trovato sentieri molto più tecnici, e mi hanno detto che quelli della prima parte della gara sono ancora più impegnativi. Ne sono felice perché è quello che piace a me, quindi mi aspetto di divertirmi, e poi dipenderà anche dagli avversari».


A fine ottobre le Azzorre ospiteranno il Golden Trail World Champ

La stagione agonistica del trail running è stata spazzata via dalla pandemia e anche gare simbolo come l'UTMB hanno alzato bandiera bianca, cancellando l'evento. Non si arrende invece l'organizzazione delle Golden Trail Series, marchiata Salomon ma di fatto diventata il circuito di riferimento del mondo trail, con l'adesione di molti top anche fuori dal parco atleti della casa di Annecy. Vista l'impossibilità di dare seguito a un tour su scala mondiale e l'annullamento degli eventi infatti si è pensato a un Golden Trail World Champ da disputare in un'unica data alle Azzorre, sempre che l'emergenza lo consenta.

L'appuntamento è dal 29 ottobre al primo novembre sulle isole di Pico e Faial, all'Azores Trail Run. So correranno quattro tappe, la prima di 26 km con 1,069 m D+, la seconda di 32 km con 1.343 m D+, la terza di 32 km con 2,363 m D+ e la quarta di 36 km con 1,453 m D+. I vincitori saranno l'uomo e la donna con un tempo cumulato minore. Ma ci saranno anche premi per le migliore performance in salita, discesa, nello sprint e premi giornalieri dello stesso tipo e per i vincitori di tappa. Il montepremi totale sarà di 100.000 euro e a giugno saranno rese note le modalità per ottenere i Golden Tickets che danno diritto a volo e ospitalità gratuite. Naturalmente saranno invitati di diritto i top ten del circuito 2019.

www.goldentrailseries.com

 


Marco De Gasperi diventa brand manager Scarpa per il trail running

«La fiamma è ancora troppo accesa, non mi accontenterò di fare la mezz’oretta da pensionato, voglio ancora provare a togliermi delle soddisfazioni nel trail, soprattutto sulle distanze ultra». Partiamo dalla fine, rewind. Poco fa abbiamo terminato di parlare con Marco De Gasperi proprio mentre rientrava in auto da Asolo verso la sua Bormio. La notizia del Dega brand manager per il trail running in Scarpa era troppo ghiotta per relegarla a un semplice comunicato stampa. Perché Marco De Gasperi rappresenta per il movimento della corsa in natura quello che Kilian Jornet rappresenta per il fast and light in montagna. Il palmarès di Marco parla da solo: sei titoli di Campione del Mondo di Corsa in Montagna, una medaglia da Campione europeo, undici Coppe del Mondo, due titoli Europei di Skyrunning, senza dimenticare le imprese che l’hanno portato a realizzare dei record che non venivano infranti da oltre vent’anni. E una carriera - non ancora finita, a giudicare dal virgolettato che riportiamo sopra - che spazia dalle prime, eroiche, gare di skyrunning degli anni ‘90 alla corsa in montagna e all’ultra-trail. Non puoi liquidare con una velina l’arrivo di uno così dietro alla scrivania (si fa per dire) dove si decidono le strategie di uno dei marchi che hanno fatto la storia calzaturiera dell’Italia alpina.

I rumours erano già nell’aria da settimane, da quando De Gasperi aveva annunciato il suo addio ai Carabinieri, ma mancava l’ufficialità sul marchio e il ruolo. Si pensava soprattutto allo sviluppo dei prodotti. Invece non è così, o almeno non è solo così. «Mi occupo di prodotto, naturalmente, ma il mio ruolo va oltre, sono il referente per tutta l’area del trail running, dagli eventi, agli atleti, fino alle gare perché c’è l’idea forte di portare la tradizione e l’immagine di Scarpa, leader nell’hiking, nell’alpinismo, nell’arrampicata e nello scialpinismo, anche nel mondo della corsa in natura, partendo da prodotti già affermati per fare un ulteriore salto in avanti e consolidare la reputazione tra chi corre». Forse non è il momento più felice per iniziare una nuova avventura, ma tu sei abituato a stringere i denti… «Ti confesso che quando è iniziata l’emergenza ho pensato che un’azienda in questo momento così difficile per tutti avrebbe potuto dire ‘fermiamoci un attimo, aspettiamo’, invece in Scarpa non si sono fermati perché c’è una grande voglia di affermarsi come leader anche nel trail, perché è un passo che non si può più rinviare. E questo mi dà ancora più energie». È un lavoro che passa più per lo sviluppo dei prodotti o per l’immagine? «Passa da tutte le parti, lo dice il mio ruolo stesso. Partiamo da scarpe valide e dal grande know-how del marchio, poi dobbiamo creare un vero team partendo dagli ottimi atleti che già abbiamo, dobbiamo creare lo spirito di gruppo, perché gli atleti vanno aiutati; dobbiamo stringere accordi con gare importanti e vicine alla nostra idea di montagna e di trail». Quando parli di atleti hai già qualche idea per il futuro? «Credo che non ci sia un team che, al femminile, ha i punti ITRA del nostro: penso a Elisa (Desco, ndr), a Francesca Canepa, ma anche a Ilaria Veronese e a Silvia Rampazzo che ha fatto la storia del marchio nel trail e che in qualche modo vogliamo che rimanga legata a noi. Però vorrei anche fare crescere dei giovani, abbiamo già inserito Luca Del Pero e Lorenzo Beltrami, nei quali credo. Ci sono Daniel Jung e Gil Pintarelli, che sono forti, e a livello internazionale continueremo con Joe Grant e Hillary Gerardi, ma non ti nascondo che mi piacerebbe anche fare entrare qualche nome top a livello internazionale. Questa stagione, vista anche la situazione, servirà per creare lo spirito di gruppo e rodarci». La tua lunga esperienza cosa ti dice: dove sta andando il trail running? «C’è una fetta sempre più grande di principianti, che arrivano al trail dalla città o dalla corsa, non dalla montagna, e che cercano scarpe comode e sicure e ci sono aziende di altri mondi che credono sempre di più nel trail, questo è il trend più forte che vedo, però non va dimenticato l’appassionato che arriva dal nostro mondo, che è sempre più appassionato ed esigente».

Che ambiente hai trovato ad Asolo? «Un bel gruppo, giovane, con tanta voglia di emergere. Io ho portato la mia esperienza, che è soprattutto tecnica e sportiva, poi sono loro che hanno dato forma alle scarpe e credo che, un po’ perché il trail lo consente, un po’ perché è un campo dove c’è più libertà rispetto al grande heritage del marchio, abbiano dato ancora più sfogo alle loro doti creative». Dunque, quando vedremo le prime scarpe dove c’è anche il tuo zampino? «Già nella collezione primavera-estate 2021». Troverai il tempo di allenarti, visto che hai confessato che le scarpe al chiodo non hai intenzione di appenderle? «Spero di riuscire a togliermi delle soddisfazioni, perché non ho raggiunto ancora tutti i miei obiettivi, e poi stare all’interno del team mi può aiutare a essere un brand manager migliore». Allenatore in campo, per vincere. In bocca al lupo Marco.

Da sinistra, l'ad Bolzonello, il presidente Parisotto e De Gasperi

Quattro posti nel Rookie Team Hoka One One

Rookie Team, l’avventura continua. Il progetto giovani di Hoka One One è pronto a ripartire con il passaggio di testimone da Marco De Gasperi a Franco Collé.
La selezione è riservata ai ragazzi tra i 18 e 22 anni. Per partecipare bisogna compilare il format online fino al 15 maggio.

Entro la fine di maggio saranno sciolte le riserve e resi noti i nomi dei 4 fortunati (ragazzi o ragazze) che entreranno a far parte del team 2020 affiancando i ragazzi già presenti nella passata stagione. Partecipazione a eventi mitici, team building, raduni, materiale tecnico di altissimo livello e non solo tra i plus. Un vero progetto per correre e crescere insieme. «I giovani sono il futuro - ha detto Franco Collé, ma spesso si approcciano al mondo dell’outdoor running in solitaria, da autodidatti. Ho quindi cercato di mettermi al loro posto e capire di cosa avessero bisogno perché questa esperienza possa essere proficua da ogni punto di vista. Oltre alla fornitura di materiale tecnico, faremo conoscere loro alcuni campioni del Team Hoka One One, con i quali potranno allenarsi e confrontarsi. Se il perdurare della pandemia non ci permetterà di portarli a delle gare clou, punteremo a dei meeting nei quali fare accrescere lo spirito di Team. Insomma, mi piacerebbe farli migliorare come atleti e come persone».


Bob Crowley nuovo presidente ITRA

Cambio al vertice dell’ITRA (International Trail Running Association) che ha annunciato lo scorso 14 aprile l'elezione dello statunitense Bob Crowley come presidente e la nomina di José Carlos Santos come direttore operativo. Bob, residente in California, è stato eletto all'unanimità presidente di ITRA dallo Steering Commettee dell'organizzazione. Sostituisce Michel Poletti, che ha rassegnato le dimissioni da presidente dopo aver co-fondato e guidato l'organizzazione per sei anni e mezzo. Bob è stato eletto nel comitato direttivo di ITRA nel 2019 e successivamente eletto nel comitato esecutivo. Ha iniziato a correre nel 1990. Nei due decenni successivi è stato finisher di oltre 100 gare di ultra distanza, tra cui Western States 100 Mile Endurance Run, Hardrock 100 negli Stati Uniti e Tor des Géants.

Bob è stato uno dei primi membri del Trail Animals Running Club (TARC) nel New England, USA, nel 1996 e da allora fa parte del comitato direttivo. Il numero dei membri iscritti è attualmente di circa 6.000 atleti e il Club organizza 12 eventi di trail running che coinvolgono migliaia di corridori ogni anno. Ha iniziato la sua carriera come imprenditore nel settore della televisione via cavo e successivamente nelle software house.

Il portoghese José Carlos Santos è stato nominato direttore operativo di ITRA e ne guiderà il team, oltre che seguire il lavoro quotidiano. José è uno dei membri fondatore di ITRA, oltre che membro del comitato esecutivo e del comitato direttivo sin dalla sua istituzione, nel 2013. José ha iniziato a correre nel 1995, partecipando presto a gare di ultra distanza come l'Ultra Trail du Mont Blanc. Santos è anche uno dei fondatori dell'Associazione portoghese di trail running (ATRP), nata nel 2012. Ha inoltre guidato la nazionale portoghese di trail ai primi Campionati del mondo di trail ed è stato nominato allenatore della nazionale dalla ATRP e dalla Federazione portoghese di atletica leggera, posizione che occupa ancora. José ha conseguito la laurea specialistica in Training Planning in High Performance and Sports Training Medicine presso la facoltà di scienze motorie.

José Carlos Santos

Ripresa agonistica? Troppo alto il rischio giuridico

L'elenco delle gare annullate, o rinviate, si allunga di giorno in giorno. Ma quando si potrà realisticamente tornare a correre in un trail o una sky marathon? Difficile a dirsi, di sicuro fino alla fine dello stato di emergenza, cioè il 31 luglio, appare improbabile che possa svolgersi una gara, alla luce anche dei rischi giuridici ai quali andrebbero incontro gli organizzatori. A questo proposito la FISKY, una delle federazioni coinvolte nell'organizzazione di eventi, ha preso una posizione chiara comunicando che «fino al 31 luglio 2020 non sono autorizzate manifestazioni che fanno riferimento alla nostra Federazione, salvo eventuali nuove disposizioni delle competenti autorità». Sull'argomento abbiamo chiesto un parere all'avvocato Flavio Saltarelli.

 

La ripresa agonistica per l’oudoor running non è dietro l’angolo. Sino a che il Covid 19 rappresenterà un probabile pericolo, anche giuridicamente sarà assai sconsigliabile gareggiare, se non a condizione di enormi rischi ed improponibili sforzi, anche economici, delle organizzazioni. Questo è ciò che ho in estrema sintesi risposto in questi giorni ai numerosi organizzatori di competizioni di trail e skyrunning i quali mi hanno interpellato domandandomi: Quando potremo riprendere a correre in gara? Che cosa eventualmente si rischia?.

La responsabilità degli organizzatori (come costruita dalla giurisprudenza) a tutela degli atleti si configura allorquando in gara gli atleti medesimi incorrano in pregiudizi non imprevedibili e riconducibili, secondo la miglior scienza ed esperienza, al comportamento colposo degli organizzatori. Ad oggi l’unica certezza per garantire la salute dal Covid 19 pare essere il mantenimento di un’adeguata distanza di sicurezza; distanza di sicurezza che non sarebbe ipotizzabile tenere ed assicurare in tutti i momenti delle competizioni di trail e skyrunning. Infatti, anche eventuali partenze a cronometro, non impedirebbero frazioni di gara caratterizzate da estrema vicinanza tra gli atleti (pensiamo ad esempio ai sorpassi); senza poi voler considerare le difficoltà di poter fruire della necessaria e tempestiva assistenza medica in loco.

Solo, dunque, attraverso un quasi impossibile monitoraggio temporalmente aggiornato con relativa certificazione della salute degli ammessi alla partenza gli organizzatori potrebbero tutelarsi, dimostrando di non essere in colpa in ipotesi di successivi sintomi da virus accusati dagli atleti partecipanti, sintomi la cui eziologia potesse essere riconducibile all’ambito della gara.

In via preliminare va ricordato che la colpa (intesa come imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi, ordini, regolamenti e discipline) è l’elemento costitutivo della responsabilità civile e penale; colpa che viene meno - di fatto - solo quando gli organizzatori sono in grado di dimostrare di aver assunto ogni precauzione a garanzia della salute degli atleti.

Sotto il profilo normativo, ai fini della responsabilità civile rileva l’art. 2043 del Codice civ. laddove obbliga il risarcimento di ogni danno conseguente a fatti lesivi ingiusti patiti; per quanto attiene la responsabilità penale le fattispecie di reato ipotizzabili sono, invece, quelle di lesioni ed omicidio colposo.

Più difficile - ma non impossibile - , inoltre, configurare a carico degli organizzatori, in ipotesi di scoppio di focolaio in seguito alla gara organizzata, il gravissimo reato di epidemia di cui all’art. 438 Codice Penale, il quale prevede: Chiunque cagiona un'epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l'ergastolo. Trattasi di delitto che ha come elemento costitutivo il dolo (la volontarietà e la consapevolezza di cagionare l’epidemia) ma non impossibile da configurarsi anche nel caso di evento non voluto, ma frutto di comportamento gravemente imprudente, in quanto nel nostro ordinamento esiste anche il cosiddetto dolo eventuale che ricorre ove un soggetto - pur non volendo cagionare specificatamente un evento - essendo consapevole del pericolo, o dovendo esserlo, corre il rischio di cagionarlo e l’evento si verifica.

Da ultimo, non è remota la possibilità di finire alla sbarra per delitto colposo contro la salute pubblica, fattispecie prevista e punita dall’art. 452 del Codice penale che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque commette, per colpa, appunto, uno dei fatti preveduti dall’articolo 438 Cp., cioè contribuisce anche per imperizia o imprudenza al diffondersi di un’epidemia.


Cresce il team RaidLight, in Italia e all'estero

Sono sempre di più gli atleti che hanno scelto le scarpe da trail running RaidLight, a conferma della validità della collezione lanciata solo un anno fa dal marchio francese. Una collezione che è stata progettata in Italia, nei laboratori del Gruppo Rossignol di Montebelluna, nel cuore del distretto della calzatura sportiva. Dopo Nathalie Mauclair, Christophe Le Saux e Maite Maiora tra i top internazionali si è aggiunto anche lo spagnolo Jordi Gamito, che in palmarès ha risultati prestigiosi come la vittoria al Grand Raid Réunion o il terzo posto all’UTMB-Ultra Trail du Mont Blanc e al MIUT-Madeira Island Ultra Trail. A livello italiano ritorna il Team Raidlight Italia con due nuovi ingressi – il bergamasco Donatello Rota e il sardo Sandro Solinas – che vanno ad aggiungersi a Nicola Bassi, Stefano Trisconi, Daniel Degasperi, Mauri Basso, Roberto Fregona, Tommaso De Mottoni, Roberto Scandiuzzo e Laura Palluello. Sono proprio gli atleti i principali collaudatori delle scarpe RaidLight che per la nuova stagione si presentano con nuovi colori molto cool e sempre fedeli all’hashtag no time for compromise. Quattro modelli di calzature che accontentano tutti i runner off road, dalla strada bianca al single track, dall’appassionato all’atleta elite. Revolutiv, Responsiv XP, Ultra e Dynamic sono inoltre le prime scarpe del mondo trail a utilizzare la tecnologia NFC: avvicinando lo smartphone alle calzature si possono visualizzare maggiori informazioni sui singoli modelli e su RaidLight.

 

MEDIE E LUNGHE DISTANZE: RESPONSIV ULTRA

La parola chiave per capire la Responsiv Ultra, nell’aspetto simile ad altre calzature massimaliste, è cushioning dinamico e durevole. Infatti l’idea RaidLight di cushioning non è legata solo alla morbidezza. Perché sulla distanza il piede deve essere sostenuto, perché quando si è stanchi c’è bisogno di un aiuto. Così l'intersuola è in EVA iniettata a bassa compressione per rilasciare con gradualità e nel tempo la giusta ammortizzazione ed evitare che l’intersuola ‘si sfondi’ dopo tanti chilometri. La forma RL Relax Last è ampia con un profilo della punta arrotondato per garantire comfort fino a distanze molto lunghe, quando i piedi si gonfiano e tendono ad allungarsi.

Drop: 6 mm

Peso: 270 g

Colori: Black/Lime Green - Lime Green/Blue (uomo) Pink/Light Blue (donna)

Prezzo: 140 €

Tecnologie

RL Relax Last: una forma studiata appositamente per garantire alla scarpa maggiore comfort, grazie alla punta arrotondata e al “relax fit” che evita anche nelle lunghe distanze il senso di costrizione del piede

Intersuola ad alto cushioning: in EVA iniettato di alta qualità capace di donare alla scarpa un’ammortizzazione duratura nel tempo

M-Lock Band: tecnologia che evita la costrizione del piede e aiuta l’equilibrio con la naturale dilatazione che si verifica dopo molte ore di corsa grazie a una fascia di compressione elastica (band) posizionata sopra la parte superiore, che dà sostegno senza limitare il flusso sanguigno

Sottopiede con tecnologia Sensor3: da un’idea sviluppata dal centro ricerche del Gruppo Rossignol, nasce la tecnologia Sensor3: un sottopiede di densità variabile dotato di tre zone destinate ad assorbire gli urti derivanti dall’impatto della corsa. Questo assicura un maggior ritorno di energia e si traduce in una migliore ammortizzazione e quindi in un maggior comfort durante la corsa, anche su lunghe distanze

Puntale rinforzato: per proteggere la parte anteriore del piede

Supporto anatomico del tallone: grazie a un supporto interno del piede la scarpa ha una maggiore stabilità

Sistema di attacco della ghetta sulla parte anteriore del piede

 

CORTE E MEDIE DISTANZE, TERRENI CORRIBILI: RESPONSIV XP

È una scarpa veloce per i sentieri e le strade bianche tipiche del trail running, dove si può aprire il gas la Responsiv XP. Nel suo DNA ci sono velocità, leggerezza e precisione. La struttura interna collegata direttamente con il sistema di allacciatura (tecnologia RL XP) avvolge completamente il piede, garantendo un fit su misura. Il piede è tenuto in una posizione stabile anche durante i movimenti laterali, senza applicare pressione o limitare il movimento all’altezza del metatarso e delle articolazioni delle dita dei piedi. L'intersuola e il plantare Sensor3 con diverse densità di ammortizzazione aiutano ad assorbire gli impatti tra il piede e il terreno, contribuendo a migliorare la dinamica di corsa.

Drop: 4 mm

Peso: 280 g

Colori: Lime Green / Blue - Light Blue/ Blue (donna)

Prezzo: 150 €

Tecnologie

RL Slim Last (Slim Fit / Technical, profilo arrotondato)

Tecnologia RL XP: sistema di supporto del piede: avvolge e fornisce supporto senza comprimere

Intersuola e plantare Sensor3: intersuola in EVA termoformata a doppia densità per un cushioning superiore

Puntale rinforzato: protegge la parte anteriore del piede

Supporto anatomico del tallone per una maggiore stabilità

Suola Sensor XP (battistrada 4 mm)

Linguetta anatomica per un maggiore comfort

Tecnologia NFC: avvicinando il cellulare alla scarpa si possono visualizzare maggiori informazioni sulla calzatura e sul mondo RaidLight

 

CORTE E MEDIE DISTANZE, TERRENI TECNICI: RESPONSIV DYNAMIC

In poche parole, per chi cerca grip, leggerezza, reattività per gare corte e veloci. E poi tanta traspirabilità grazie alla tomaia in mesh. La suola Dynamic Sensor con battistrada aggressivo con tacchetti da 6 mm rende questo modello ultra versatile e reattivo in tutti i tipi di terreno. È inoltre dotato di intersuola a doppia densità e plantare Sensor3. Diverse densità di ammortizzazione aiutano ad assorbire gli impatti tra il piede e il terreno, contribuendo a migliorare il dinamismo della corsa.

Drop: 6 mm

Peso: 290 g

Colori: burnt orange - lime (uomo), turquoise (donna)

Prezzo: 135 €

Tecnologie

RL Regular Last (Vestibilità regolare / Versatilità, Profilo punta asimmetrica)

Intersuola e plantare Sensor3: intersuola in EVA a doppia densità termoformata che supporta e ammortizza aree separate del piede per dinamismo e comfort

Barra di torsione nell'intersuola per una maggiore stabilità

Suola Dynamic Sensor3 (battistrada 6 mm)

Puntale asimmetrico: a forma di piede, protegge le dita dei piedi

Supporto anatomico del tallone: ​​supporto interno del piede per la stabilità

Lingua anatomica per un maggiore comfort

Sistema di attacco ghetta sulla parte anteriore del piede

Tecnologia NFC per ottenere ulteriori informazioni sulla scarpa semplicemente avvicinando lo smartphone

 

CORTE E MEDIE DISTANZE, ANCHE PER I TERRENI PIÙ DURI: REVOLUTIV

È parente della Responsiv Dynamic, con cui condivide intersuola e battistrada, ma la tomaia in materiale ‘chiuso’ la rende una scarpa diversa, che punta tutto su grip, protezione e precisione, perfetta per i terreni più impegnativi. La tecnologia TWS (Tendon Wrapping System) offre supporto ai piedi che diventano una cosa sola con la scarpa, mentre al grip ci pensa la suola Dynamic Sensor con tassellatura pronunciata (6 mm). La Revolutiv è inoltre dotata di intersuola a doppia densità e plantare Sensor3. Diverse densità di ammortizzazione aiutano ad assorbire gli impatti tra il piede e il terreno, contribuendo a migliorare la dinamica di corsa.

Drop: 6 mm

Peso: 290 g

Colori: Black - Black/Blue (uomo) - Light Blue/ Blue (donna)

Prezzo: 150 €

Tecnologie

RL Regular Last (Regular fit / Versatilità, profilo asimmetrico della punta)

Intersuola e soletta Sensor3: intersuola in EVA a doppia densità termoformata che sostiene e ammortizza

Suola Dynamic Sensor

TWS (Tendon Wrapping System): migliora il comfort e l’avvolgimento del piede all’interno della scarpa

Puntale asimmetrico: riprende la forma del piede e protegge le dita dei piedi

Supporto anatomico del tallone: supporto interno del piede per una maggiore stabilità

Allacciatura SpeedLace (nella confezione sono presenti anche i lacci tradizionali)

Stampe riflettenti (stelle RaidLight)

Sistema di aggancio per ghette sulla parte anteriore del piede

Tecnologia NFC (avvicinando il cellulare alla scarpa potrete avere maggiori informazioni sulla calzatura e sul mondo RaidLight)


Al via la stagione 2020 del Salomon Running Team Italia

Il nuovo Salomon Running Team Italia allaccia ufficialmente le scarpe in vista dell’attesa stagione 2020. La scorsa settimana, in un apposito incontro, si sono ritrovati i componenti della squadra ed è stato definito il calendario delle gare a cui parteciperanno, ma anche la ricca agenda degli appuntamenti promozionali rivolti al pubblico ai quali alcuni di loro saranno presenti. Già perché la mission di Salomon nel 2020 non cambia rispetto alle passate stagioni: attraverso l’immagine garantita dai risultati dei suoi atleti e diversi appuntamenti promozionali per il pubblico, come i Test S/LAB, la grande S punta a coinvolgere quante più persone possibili, portandole a correre su strada, nei boschi o lungo sentieri, ovviamente mettendole nelle condizioni migliori grazie all’utilizzo di materiali ad alte performance.

IL TEAM - Alcuni degli atleti che fanno parte del Salomon Team Italia 2020, guidati dal Team Manager Andrea Callera, sono figure di riferimento del mondo della corsa nazionale e internazionale, sia su strada sia off-road, altri invece rappresentano la nuova generazione del running. Questa ideale miscellanea conferma come Salomon sia un Brand che intende parlare a un ampio pubblico, donne e uomini come ragazze e ragazzi, dentro il quale ognuno può trovare la propria ispirazione. Un esempio è quello di Davide Magnini, cresciuto negli anni scorsi nel Team Salomon e che ora è a tutti gli effetti un atleta (sempre Salomon naturalmente) di livello internazionale. Tra le donne troviamo Simona Morbelli, poi Sonia Locatelli, Virginia Olivieri, Stefi Jimenez, Camilla Magliano e Giulia Compagnoni. Per quanto riguarda il campo maschile i nomi sono quelli di Davide Cheraz, Giuliano Cavallo, Giulio Ornati, Riccardo Borgialli, Riccardo Montani, Pablo Barnes, Andrea Rota, Marco Filosi, Luca Carrara, Federico Presa, Mattia Bertoncini, Alberto Vender e Riccardo Scalet. Gli atleti del Salomon Team Italia 2020 saranno in gara nelle principali gare nazionali, come quelle proposte dal Golden Trail National Series e in altre di caratura internazionale.


Trofeo Bper Banca Agisko Appennino Trail Cup a quota cinque

II Trofeo Bper Banca Agisko Appennino Trail Cup guarda avanti. Si sente ancora l’eco delle premiazioni che è già pronto il calendario 2020 del circuito di trail. Si parte con il Chianti Ultra Trail del 21 marzo per proseguire con Ferriere Festival Trail del 2 maggio, Amalfi/Positano il 31 maggio, Cima Tauffi Trail il 18 luglio e Tartufo Trail Running il 4 ottobre. Le prime due gare sono novità per l’Appennino Trail Cup che l’anno scorso, con sole tre gare, ha chiuso con 1.200 partecipanti e 250 società. La vittoria è andata a Giulio Piana e Giulia Magnesa, premiati a fine novembre a Sala Baganza. «Due anni fa la vittoria mi era sfuggita di poco, quest’anno ci tenevo proprio. Non sono partito bene ma poi è stato un crescendo e sono contento di come si è conclusa l’annata» ha detto Giulio Piana. Alla premiazione erano presenti anche Katia Fori, Daniele Cappelletti e Fabio Meraldi. Nella classifica per società si è imposta l’Atletica Barilla davanti al Team Mud & Snow e a 3’.30’ Running Team, negli under 25 Roberto Gheduzzi e Lea Lasagna, negli over 50 Alfonso Siracusa e Alfia Vilardo.


Svelato il calendario delle Golden Trail National Series

Quando si dice buona la prima. È il caso della Golden Trail National Series (declinazione nazionale di Golden Trail World Series), evento locale che nel 2019 ha subito attratto l'attenzione di alcuni tra i più forti atleti a livello nazionale. GTNS ha come obiettivo quello di convogliare in un unico super circuito nazionale tutti i runner della corsa off-road. Attraverso la sua originale formula, infatti, la Golden Trail National Series dà la possibilità ai partecipanti di confrontarsi a livello locale con molti degli interpreti nazionali e internazionali del trail-running e dello skyrunnning e ai più forti di ottenere il pass per la finale GTNS Italia per inseguire, successivamente, il sogno di partecipare al Gran Finale (Isole Azzorre) delle GTNS Europee. I Paesi che fanno parte di GTNS in vista della stagione 2020 sono Francia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia e naturalmente Italia, come sappiamo una delle realtà più effervescenti del panorama europeo per quanto riguarda il trail running.

Gli appuntamenti in Italia nel 2020 saranno quattro: TCE Traversata Colli Euganei - 03 maggio (222 km, 1.200 m D+) -Finestre di Pietra - 16 maggio (44 km, 2.200 m D+) - BUT Bettelmatt Sky Race - 11 luglio (35 km, 1.940 m D+) - Transpelmo - 6 settembre (19 km, 1.300 m D+). La Finale GTNS Italia sarà il 13 settembre 2020, La Veia Sky Race (31 km, 2.600 m D+). Gli atleti che ambiscono alla finale, ovvero i primi 3 M&F potranno entrare in classifica gareggiando in almeno due dei quattro appuntamenti. Il campione o la campionessa della Golden Trail National Series Italia 2020 sarà colui/colei che avrà raggiunto il punteggio più alto con i suoi migliori due risultati, più la finale. La novità del 2020 riguarda il fatto che i primi tre uomini e donne della classifica generale delle GTNS Italia riceveranno il biglietto per il Gran Finale delle GTNS: Azores Trail Run, il sentiero dei vulcani, il primo novembre 2020. www.goldentrailseries.com