Domenica è tempo di Trail Mottarone

Il Vibram Trail Mottarone segna l'inizio della stagione agonistica della corsa in natura, un inizio ancora più atteso dopo il lungo stop imposto dalla pandemia. Il lungo programma del weekend di trail running sul Lago Maggiore prevede la Mottyno Run (12 km - 300 d+) sabato 8 maggio e il Vibram Trail Mottarone il giorno successivo. La gara principale ha una lunghezza di 20 chilometri per un dislivello positivo di 2100 metri, con partenza da Stresa e arrivo sulla vetta del Monte Mottarone (1.491 m). Il tempo limite di sette ore la rende accessibile praticamente a tutti, come una grande festa dello sport.

Il main sponsor dell'evento è Tecnica che sarà presente anche all'Area Expo sul Lungolago Marconi di Stresa con uno stand espositivo e commerciale con tutte le calzature da trail running con sistema CAS, incluse le Origin LD, novità della stagione 2021 per le lunghe distanze.

«Come ogni trail runner, non vedevamo l'ora di tornare a provare l'emozione del pettorale - spiega Marco Aliprandi, marketing manager Italia Blizzard-Tecnica - E anche noi negli ultimi mesi abbiamo fatto fatica a mettere abbastanza chilometri nelle gambe in allenamento, ma per la gara di domenica abbiamo un asso nella manica da condividere con gli appassionati della disciplina. Le tomaie e i plantari delle scarpe Tecnica sono presagomate per adattarsi alla specifica forma anatomica del piede fornendo una calzata perfetta e ottime sensazioni sin dal primo passo, eliminando virtualmente la necessità di un rodaggio di adattamento prima di poterle usare in competizione. Inoltre, per esigenze specifiche, dove non arriva la presagomatura arriva il sistema CAS di customizzazione derivato dalla tecnologia di boot fitting dei nostri scarponi da sci».

Le Tecnica Origin LD

Arriva Salomon S/Lab Pulsar

Quando Kilian Jornet ha vinto nel 2019 alla Sierre Zinal, facendo registrare il record della gara, aveva ai piedi la versione beta della Salomon S/Lab Pulsar. Ora quella scarpa arriva sul mercato, con alcuni presupposti per rivoluzionarlo.

Grazie all'intersuola Salomon più leggera in produzione e alla tomaia anch’essa dal peso piuma abbinata a tecnologie avanzate, è possibile provare l'ebbrezza della velocità in uno dei modelli S/LAB più leggeri di sempre: meno di 170 grammi. Il giusto livello di ammortizzazione nei punti strategici per garantisce una falcata agile nei percorsi trail non estremamente tecnici. Con un fit simile a quello che può generare una calza e con la rete traspirante Matryx rinforzata con fibre aramidiche la scarpa avvolge il piede con straordinaria omogeneità, praticamente come se fosse un guanto. L’intersuola è in schiuma leggera e reattiva creata dal mix ottenuto con EVA e copolimero olefinico a blocchi [OBC], il tutto per offrire un’ammortizzazione a lunga durata e una restituzione dell’energia con un efficace effetto rimbalzo.

Drop: 6 mm (23 mm-17 mm) - Peso: 170 g - Misure: 36-49 - Prezzo: 185 euro 

GLI ATLETI SALOMON ITALIANI CHE UTILIZZANO S/LAB PULSAR 

Alberto Vender, Andrea Rota, Riccardo Borgialli, Camilla Magliano, Davide Cheraz, Davide Magnini, Federico Presa, Giuliano Cavallo, Giulio Ornati, Luca Carrara, Marco Filosi, Mattia Bertoncini, Pablo Barnes, Riccardo Montani, Riccardo Scalet, Simona Morbelli, Sonia Locatelli e Virginia Olivieri.


Adamello Ski Raid il 10 aprile su un percorso diverso

L’attesa è stata lunga, ma ora l’Adamello Ski Raid, la prestigiosa competizione scialpinistica che si svolge ogni due anni a cavallo fra Lombardia e Trentino, è in rampa di lancio. La settima edizione si svolgerа sabato 10 aprile, organizzata dall'Adamello Ski Team, forte dell'esperienza maturata nel dicembre scorso, quando organizzò in sicurezza a Ponte di Legno la prima tappa di Coppa del Mondo. Fra due mesi circa 160 squadre si daranno quindi battaglia su un nuovo percorso, studiato per adattarsi alle circostanze e soprattutto per ovviare all’indisponibilità dei rifugi alpini, supporto fondamentale per la logistica, ma non per questo meno selettivo e affascinante di quello tradizionale. 

«Sarà comunque necessaria un’ottima esperienza alpinistica, oltre ad una buona preparazione fisica, per partecipare a questa gara – spiega il presidente del comitato organizzatore Alessandro Mottinelli – dato che abbiamo reso ancora più tecnico il tracciato per compensare la sua riduzione: avrà una lunghezza di 34 chilometri e un dislivello positivo complessivo di 3.400 metri. La pandemia ci costringe ad accogliere un numero inferiore di coppie rispetto al solito, ma rimane un appuntamento top».

Le iscrizioni si apriranno dal primo minuto della giornata di lunedì prossimo (8 febbraio) e dovranno essere inviate, al solito, utilizzando l’apposita sezione presente sul sito de
La Grande Course. C’è tempo fino al 29 marzo o fino a quando non si esauriranno i 160 posti disponibili per ogni coppia. Nel caso in cui il numero di richieste superi la disponibilità, per stabilire le priorità verranno tenuti in considerazione il curriculum degli atleti e la data di invio del modulo. Ci sarà tempo fino al 29 marzo per comunicare la modifica delle coppie.Dato che il circuito della Grande Course quest’anno non avrà luogo, ridotto ad una sola giornata di gara il programma della Pierra Menta, e annullato il Mezzalama, l’Adamello Ski Raid 2021 sarà gara Fisi aperta agli stranieri. Il quartier generale sarà allestito al palasport di Ponte di Ponte di Legno, struttura capiente in grado di ospitare al meglio briefing, premiazioni e pasta party finale.


Dentro la Corsa della Bora

Quando un’ora prima della tua partenza fuori è buio e il vento sembra voler scoperchiare la casetta in cui ti trovi, ti viene il dubbio che quella di iscriverti alla distanza più lunga della Corsa della Bora, con partenza alle 22.30 di sabato 9 gennaio, sia stata una pessima idea. Poi ti rendi conto che sono mesi che hai voglia di tornare a spillarti un pettorale, che dalle edizioni degli scorsi anni il Carso e il suo fascino rude ti sono rimasti nel cuore, che in realtà quel vento che ruggisce là fuori non vedi l’ora di sentirtelo addosso, e allora ti vesti, molto bene, e vai.

Non amo chi parla con toni troppo enfatici del trail running, non trovo nulla di eroico nel seguire le proprie passioni su e giù per i monti, anche quando ti fanno stare sveglio per varie notti e ti consumano le suole a forza di chilometri e dislivello: sono ben altre le cose importanti e ammirevoli nella vita. Eppure la Corsa della Bora quest’anno a suo modo eroica lo è stata davvero. Non per chi è riuscito ad arrivare in fondo, ma per chi è riuscita a portarla alla partenza.

Il lavoro organizzativo complessivo è stato veramente mastodontico, perché una volta acquisito lo status di gara di interesse nazionale, e quindi la possibilità di far arrivare i concorrenti da tutta Italia anche in giorni di zona arancione, l’organizzazione guidata da Tommaso de Mottoni ha dovuto impararsi a memoria tutti i DPCM usciti negli ultimi 12 mesi e trovare il modo di rispettare alla lettera ogni singolo cavillo. Ne è uscita una manifestazione molto diversa dal solito, fin dal ritiro dei pettorali, con orario da prenotare per tempo per evitare assembramenti davanti alla segreteria, per proseguire nella partenza, sparpagliata su più orari diversi, e nei ristori durante la gara, dove ogni concorrente prendeva il suo sacchettino già pronto e schizzava via. Ma al di là del lavoro vero e proprio, il merito maggiore degli organizzatori è probabilmente quello di averci sempre creduto, dando dimostrazione concreta del fatto che davanti alle difficoltà si può arrendersi, o arrampicarcisi sopra. 

Certo, le gare tradizionali, con il pasta party e tutte le altre occasioni di socialità dentro e fuori dalla corsa vera e propria, mancano a tutti e a tutte, ma una manifestazione un po’ asettica come questa è comunque mille volte meglio di stare a casa a struggersi per la nostalgia del pettorale. Tornando alle cose di corsa, la 80 km non è stata certo una passeggiata di salute (e, visto che la Bora ha proseguito a soffiare imparziale anche per tutta la giornata di domenica, neanche le distanze più corte lo sono state).  Durante la notte sono state registrate temperature di -10 °C, con raffiche di Bora fino a 130 km/h che hanno molto abbassato ulteriormente la temperatura percepita.  Eppure essere lì, nel buio, con il vento che suonava tutti gli alberi della foresta e, dove mancava la foresta, suonava abbondantemente anche te, è stato a suo modo magico. Personalmente ho sentito molto la mancanza delle stelle e del cielo azzurro, ma forse è giusto che il Carso ti accolga con il colore della sua roccia, anche sopra la testa.

Freddo, era freddo, ma con un minimo di attrezzatura (pantalone lungo felpato rinforzato con collant 40 denari, doppia canottiera termica più manicotti, maglietta pesante, guscio in Gore-Tex, scaldacollo in pile, berretto e doppio paio di guanti…) si è potuto correre più che bene. Unico  momento davvero critico alla base vita di metà gara, dove molti avrebbero voluto cambiarsi, ma il protocollo anti contagio permetteva l’ingresso contemporaneo nei locali riscaldati di un numero esiguo di persone, e dopo due minuti ad aspettare fermi all’aperto il freddo iniziava ad entrare nelle ossa. Dopo gli abbondanti saliscendi della prima parte della gara, con ampia panoramica by night sul golfo di Trieste, doppia scampagnata fin sul confine sloveno prima sul Monte Orsario e poi sui 650 metri dell’anonimo punto più alto della gara, e faticosa risalita alla Vedetta di San Lorenzo con nuova e differente visuale sul golfo di Trieste, gli ultimi 30 chilometri, rappresentati in un fumetto sarebbero stati pieni di puff – puff – pant – pant!. Ad attendere i concorrenti, già piuttosto provati da Notte&Bora, c’era infatti una sequenza di strade sterrate e sentieri, a volte affacciati sul mare, a volte stritolati fra due dei milioni di muretti di sasso del Carso, dove chi aveva gambe buone poteva correre a 4 al chilometro, e chi non le aveva avrebbe tanto desiderato averle, per far avvicinare il traguardo un po’ più velocemente. Quest’anno niente romantica escursione sui ciottoli della spiaggia prima di Porto Piccolo, ma foto ricordo davanti alla Grotta Azzurra di Samatorza, prima degli ultimi infiniti 7 chilometri fra le campagne. Poi finalmente l’arrivo, nel gelo della Bora e della solitudine del traguardo, dove le norme anti pandemia hanno fatto piazza pulita di amici, conoscenti, tifosi o semplicemente degli altri atleti già arrivati. 

E ancora una volta è venuto da ringraziare chi nonostante tutto ci ha permesso di essere lì con le gambe a pezzi e i polmoni congelati, ma anche da sperare fortissimamente di poter tornare al più presto anche a sbaciucchiarsi e scambiarsi sudori dopo l’arrivo.


Quattro atleti, quattro storie diverse nell'Asics Trail Team

È nato l’Asics Trail Team italiano, un team di atleti che entra a far parte di un progetto europeo che unisce i diversi team trail di tutte le altre nazioni del Vecchio Continente con l’obiettivo di individuare e aiutare a crescere giovani talenti nel trail running, affiancandoli ad atleti maturi, e supportarli con i consigli di esperti del mondo endurance, oltre che con il prodotto. Inizialmente il team italiano sarà composto dagli azzurri di corsa in montagna Xavier Chevrier, Alessia Scaini e Angela Mattevi e dalla ultrarunner Ginevra Cusseau.

Xavier Chevrier, valdostano di trent’anni, da parecchi anni è uno degli atleti più rappresentativi della Nazionale Italiana di corsa in montagna con la quale ha vinto medaglie sia nei campionati Europei che Mondiali. 

Seppur appena ventunenne, Alessia Scaini può vantare già diverse convocazioni in nazionale di corsa in montagna, di cui è una delle atlete più rappresentative tra le nuove leve.

Angela Mattevi, ventunenne trentina, è Campionessa Mondiale Junior e per molti addetti ai lavori rappresenta il futuro di questa disciplina per l’Italia. Angela ha ottenuto in questi anni anche ottime prestazioni nei cross, in pista e nella corsa su strada.

La toscana Ginevra Cusseau è la veterana del gruppo con i sui 34 anni, e ha legato il proprio nome a corse come l’Elba trail o l’Ultratrack Supramonte

Gli atleti useranno le tre scarpe per la corsa in natura del marchio giapponese: la GEL-FujiTrabuco 8, ideale per runner che cercano una scarpa strutturata e protettiva; la GEL-FujiTrabuco Lyte, che punta su leggerezza e reattività e la GEL-Fujitrabuco Sky, ancora più leggera ma al contempo reattiva.


Adamello Ultra Trail, tutto rinviato di una settimana

L’Adamello Ultra Trail andrà in scena con una settimana di ritardo. Paolo Gregorini e il team organizzatore dell’evento inizialmente in programma dal 25 al 27 Settembre hanno infatti deciso di rinviare l’intero programma al 2-4 ottobre. Le previsioni per il fine settimana, e in particolare per la nottata fra venerdì 25 e sabato 26 settembre, sono molto negative. In pratica si slitta di una settimana esatta.

«Dover attuare un cambio di programma così importante a pochi giorni dall’evento non è certo quello che auspicavamo, ma è un atto dovuto nei confronti di chi ama questo evento e ci dà fiducia: a loro dobbiamo garantire di vivere Adamello Ultra Trail in condizioni di serenità e sicurezza» spiega Paolo Gregorini, leader del comitato organizzatore di Adamello Ultra Trail.

«Purtroppo venerdì 25 e sabato 26 settembre sono previste piogge intense sul tracciato della gara, con neve fino a bassa quota. Questo significa temperature inadatte alla disputa di un evento di trail running e impossibilità di garantire la sicurezza in alcuni passaggi particolarmente tecnici del percorso. A questo si aggiunge, nell’attuale contingenza legata al Covid-19, la difficoltà di assicurare il distanziamento nel momento in cui un gran numero di atleti fossero costretti a ripararsi in corrispondenza dei punti ristoro o delle basi vita»

Le iscrizioni ad Adamello Ultra Trail 2020 rimangono automaticamente valide per le nuove date. Coloro che non fossero in grado di partecipare all’evento dal 2 al 4 ottobre 2020 possono mettersi in contatto con l’organizzazione all’indirizzo info@adamelloultratrail.it, chiedendo di confermare la propria iscrizione per l’edizione 2021 dell’evento, o viceversa domandando il rimborso dell’iscrizione nella misura dell’80%. In caso di defezioni, il comitato organizzatore aprirà una finestra per eventuali ripescaggi sino a domenica sera, 27 Settembre 2020.


La donna che vuole battere il record maschile

Una donna che punta dritta al record di un uomo. Peraltro fresco. Lo scorso 6 settembre il francese Aurélien Dunand-Pallaz ha superato 17.218,2 m di dislivello in 24 ore. Ora la connazionale Élise Delannoy vuole mettere la bandierina più in alto. Élise, settima all’ultima UTMB, ha scelto sabato prossimo, 19 settembre, per cercare di stabilire il nuovo record di dislivello in 24 ore. Lo farà su una collina di 129 metri a Nœud-les-Mines (Pas-de-Calais).

Il piano è di fare 290 giri di 520 metri con 59,4 m di dislivello per un totale di 151 km per 17.226 m D+. Nelle recenti prove in un giorno ha fatto 5h x 62 giri (3.680 m D+ - proiezione: 17.660 m in 24 ore), in un altro 3h x 39 giri (2.361 m D+ - proiezione: 18.500 m in 24 ore).

AGGIORNAMENTO 21/09/2020: Élise Delannoy non ha battuto il record maschile, ma stabilito quello femminile, che è il quarto assoluto con 16.572,6 m.

© Florent Lienard

AlpFrontTrail, da Grado al Passo dello Stelvio di corsa per non dimenticare

Il 10 ottobre 1920 l’Alto Adige venne formalmente annesso all’Italia. Cento anni dopo quattro team internazionali, ciascuno composto da due atleti di spicco, tra il 6 e il 14 ottobre percorreranno il confine storico tra Italia e Austria. Affronteranno 850 chilometri e un dislivello di 55.000 metri. AlpFrontTrail, questo il nome dell’iniziativa, non è solo un evento sportivo. Attraverso lo sport il confine, un elemento che separa, si trasforma in un’esperienza che lega e viene tenuto alto il valore della libertà. «Correre è una cosa che chiunque può fare, indipendentemente dalla nazionalità, dal colore di pelle o dalla religione. Per correre non serve un’attrezzatura costosa e lo si può fare ovunque» ha detto Philipp Reiter. Il trail runner e videomaker ventinovenne originario di Bad Reichenhall (Baviera) ha avuto, insieme al fotografo altoatesino Harald Wisthaler, l’idea dell’AlpFrontTrail, che prenderà il via martedì 6 ottobre con la prima tappa da Grado al santuario di Castelmonte.

Il percorso toccherà poi Sesto passando per la Val Canale e Tarvisio, da lì proseguirà per Arabba e Grigno fino a raggiungere Riva del Garda, da cui sarà percorsa l’ultima parte che, affrontando il passo del Tonale e l’Ortles, raggiungerà infine il Passo dello Stelvio. «Parteciperanno Anton Palzer, Daniel Jung, Eva Sperger, Jakob Hermann, Martina Valmassoi, Hannes Perkmann, Marco De Gasperi, Ina Forchthammer e Tom Wagner: alcuni tra i migliori trail runner al mondo. Inoltre ci sarà anche l’olimpionica del biathlon Laura Dahlmeier» ha spiegato Wisthaler. L’iniziativa è sostenuta, tra gli altri, da Suunto e della zona  turistica delle 3 Cime/3 Zinnen in Alta Pusteria.

© Wisthaler

Lo Swiss Peaks Trail da dentro

Sono le ore 00:00 del primo settembre quando in mezzo a quella manciata di case dove le auto non arrivano, che si chiama Bettmeralp, prende il via la quarta edizione dello SwissPeaks Trail. Poco meno di 300 gli atleti al via e potrebbe essere tutto molto normale, se non fossimo nel terribile 2020 del Covid. Arrivare qui, arrivare alla partenza, è stato difficilissimo per tutti. Per gli organizzatori, che hanno dovuto superare problemi di ogni tipo e gettare il cuore oltre gli ostacoli, scommettendo sul fatto che ci sarebbero riusciti, anche quando era tutt’altro che certo. Per gli atleti, per molti dei quali la certezza di poter arrivare in Svizzera è arrivata solo pochi giorni prima del via, e che comunque hanno dovuto crederci e continuare ad allenarsi anche in quei lunghi mesi di lockdown, in cui i più fortunati potevano al massimo inanellare giri in cortile. Perché un ultra trail di 320 km non si prepara certo in un paio di mesi estivi: lo devi coltivare per anni, con cura e pazienza.

Quest’anno la SwissPeaks Trail 360, a cui per motivi di sicurezza sono stati tagliati i primi 40 km, è stata l’unica gara d’Europa al di sopra dei 200 km, forse l’unica al mondo. Quella che era la sorella minore del Tor des Géants o dell’Ultra Trail del Monte Bianco, si è conquistata quest’anno, a causa dell’annullamento delle edizioni 2020 di tutte le principali gare internazionali di trail, tutta la scena, dimostrando di esserne pienamente all’altezza (ma anche di dover fare ancora un po’ di strada per raggiungerne la qualità complessiva dell’organizzazione).
Il percorso, anche nella sua versione ridotta di quest’anno, è risultato molto impegnativo. Alla lunghezza e al dislivello si aggiunge infatti un tracciato estremamente vario e spesso molto tecnico, con settori su pietraie o roccia che non sarebbero banali neppure in un’uscita di un giorno e che, dopo cinquanta o ottanta ore sulle gambe, e magari affrontati durante la notte, risultano a dir poco ostici.

L’ambientazione è semplicemente fantastica. Il Vallese, con la sua processione di strette valli alpine costellate di minuscoli villaggi da cartolina, di cime al di sopra dei 3.000 metri e di ghiacciai fra i più grandi d’Europa, è lo scenario perfetto dove immergersi completamente lasciandosi alle spalle, per una settimana o poco meno, tutta la vita normale. Impossibile, al termine delle oltre 100 ore necessarie alla maggior parte dei concorrenti per arrivare fino al lago di Ginevra, ricordare tutti gli scorci, tutte le cime, tutte le pietraie attraversate, tanto che guardando ogni fotografia scattata sul percorso, viene da pensare sono stato davvero là? anche quando nell’immagine ci sei proprio tu. Quello che rimane dentro, sia nel torpore dei primi giorni dopo la gara, in cui il fisico deve ancora riprendersi dall’enorme dispendio di energie fisiche e mentali, sia nelle settimane e nei mesi successivi, quando la vita di tutti i giorni torna a prendere il sopravvento, è una fortissima sentimento di appartenenza. I contorni precisi dei ricordi di luoghi e fatti sfumano in una sensazione profonda di essere diventato parte di quel mondo, non perché lo pensi e te ne senti in diritto, ma perché la fatica, il sudore, la sofferenza, la gioia che hai vissuto su quei sentieri lo hanno semplicemente fatto accadere. Non c’è stato nessun filtro fra te e la roccia, fra te e i ghiacciai, fra te e il sole, fra te e la notte e c’è stato tutto il tempo perché ti entrassero dentro; o tu entrassi in loro, spogliato come eri, ora dopo ora, di tutte le protezioni di cui la vita di casanormalmente ti avvolge.
I primi a tutto questo forse non sono neanche arrivati a pensarci. Franco Collé e Jonas Russi ci hanno messo poco più di 62 ore a tagliare il traguardo, appaiati, mentre il vincitore dello scorso anno, Andrea Mattiato, si è dovuto accontentare del terzo posto, a quasi otto ore dai primi. Fra le donne è stata invece Anita Lehman a chiudere davanti a tutte, in poco più di 85 ore, seguita da Claire Bannwarth e Emily Vaudan.

E il Covid? È innegabile che gli organizzatori abbiano fatto tutto il possibile per evitare il contagio, stabilendo le procedure necessarie mettendole in pratica, ma, a posteriori, è altrettanto innegabile che i risultati siano stati modesti. Si è dimostrato impossibile, in una manifestazione così lunga e complessa, con così tante persone coinvolte, rispettare e far rispettare in modo rigoroso tutte le prescrizioni, soprattutto nei momenti in cui la stanchezza ha preso il sopravvento, facendo percepire molti altri bisogni come assolutamente prioritari, rispetto a quello di proteggersi dal rischio di contrarre il Covid. A distanza di due settimane dalla partenza e di una dall’arrivo, senza segnalazioni di contagi, si può sperare che sia andata bene.


Il 20 settembre c'è il Trail degli Eroi

Si avvia al termine l’estate senza gare del trail running. Sono stati pochissimi gli eventi andati in scena, sostituiti da FKT e record personali. A fine mese però quella che è diventata ormai una delle classiche del panorama italiano andrà regolarmente in scena: il Tecnica Trail degli Eroi, che festeggia proprio quest’anno la sua decima edizione. Si corre lungo i principali crinali del Massiccio del Grappa, ricalcando dove possibile i tratti di trincea teatro della Prima Guerra Mondiale e l'Alta Via degli Eroi. Il nome della manifestazione è un omaggio ai protagonisti della Grande Guerra, per una manifestazione che propone un connubio unico e autentico di sport e storia, compreso il suggestivo passaggio presso il Sacrario di Cima Grappa, dove riposano le spoglie di oltre 20.000 soldati caduti su queste montagne. Per il decennale hanno già dato la loro adesione a una delle tre gare in programma gli uomini che hanno formato il podio della prima edizione: il vincitore Mirco Righele, il secondo Fabio Caverzan e il nostro collaboratore Nicola Giovannelli, terzo classificato. Tra i top ci saranno anche Riccardo BorgialliStefano Rinaldi e Riccardo Montani.

L’appuntamento è domenica 20 settembre a Seren del Grappa, in provincia di Belluno, su tre diversi percorsi e distanze:

- Tecnica Trail degli Eroi: 48 km di distanza con 2910 m di dislivello positivo

- Tecnica Sky degli Eroi: 23 km di distanza con 1800 m di dislivello positivo

- Tecnica Ultra degli Eroi: 60 km di distanza con 4110 m di dislivello positivo

Nel pacco gara ci sarà uno scaldacollo molto particolare che, ripiegato in almeno 4 strati, questo fornisce una protezione con efficienza di filtrazione (BFE) elevata, pari al 90% (il valore per essere nella categoria medicale è 95). Indossato come una mascherina gli strati diventano 12, fornendo un grado di efficienza ancora maggiore.

Tecnica sarà presente durante la manifestazione per presentare e far testare ai trail runner presenti Origin, la prima scarpa da trail running con tecnologia C.A.S custom adaptive shape, che consente di personalizzare la calzata in negozio in soli 15 minuti.


De Gasperi e Gerardi stabiliscono i nuovi FKT sul Sentiero Roma

Nuovo FKT sul Sentiero Roma per Marco De Gasperi e Hillary Gerardi del team Scarpa. L’itinerario in quota (54 km 4.500 m D+) collega la Valchiavenna alla Valmalenco e, nel tratto intermedio della Val Masino, ripercorre a ritroso quello del Trofeo KIMA. De Gasperi ha migliorato il precedente primato siglato meno di un mese fa dallo skyrunner di casa Valentino Speziali (8h’42’32”), quello stabilito dall’americana risulta essere a tutti gli effetti il primo riscontro cronometrico di riferimento al femminile.

Marco De Gasperi ha fermato il crono a 7h53’41” Hillary Gerardi a 10h06'41". L’itinerario con partenza da Novate Mezzola e arrivo a Torre Santa Maria viene abitualmente percorso dai trekker in tre giorni e si superano otto passi alpini sopra i 2.500 metri.

«Come scrivevo un mese fa, il Sentiero Roma (da Novate Mezzola a Torre di Santa Maria, in provincia di Sondrio) non è una semplice gita in montagna che può passare inosservata - da scritto in un post su Facebook De Gasperi -. Chi camminando o correndo ne percorre i passi che si affacciano su vallate incredibili non può che rimanere ammaliato da queste montagne! L’amicizia che mi lega a Valentino, il detentore del precedente FKT su questo tracciato, mi rendeva dubbioso se provare a fare questo tentativo o meno. Invece il suo sostegno oggi è stato come sempre disinteressato ed encomiabile, come quello di tanti cari amici che hanno assistito sul percorso sia Hillary Gerardi che il sottoscritto. Grazie Vale, lo skyrunning unisce sempre!».

Hillary Gerardi ©Maurizio Torri

Franco Collé vince lo SwissPeaks Trail

«Non saprei dire se è più dura del Tor des Géants, da valdostano sono ovviamente di parte. Quello che so è che la SwissPeaks davvero tosta e alpinistica. La consiglio a chi ama percorsi di questo tipo. Anche qui le montagne non vengono aggirate, ma scalate una ad una. In certi tratti ci siamo trovati anche 20 centimetri di neve fresca». Sono queste le prime parole di Franco Collé al traguardo dello Swisspeaks Trail 360, la gara di 314 km e 22.500 m D+ partita alla mezzanotte del primo settembre da OberWalp, nel Vallese.
Il valdostano del team Hoka One One, testatore della nostra Outdoor Guide, è arrivato primo ex aequo con lo svizzero Jonas Russi fermando il crono in 62h43’ in quella che era una delle gare più attese di questa stagione povera di traguardi, perché consentiva di confrontarsi sulla ‘distanza Tor’. L'ideatore  dell’evento, Julien Voeffray, un decimo e un quindicesimo posto al Tor des Géants, ha riproposto nel proprio paese una competizione simile con molti passaggi a quota 3.000, diversi dei quali tecnici in luoghi selvaggi… una vera e propria avventura. Qualche novità anche per lo SwissPeaks Trail nel 2020, che quest’anno, causa Covid, è andata in scena su una distanza minore. Nonostante la riduzione chilometrica a rimescolare le carte in tavola è stato il meteo che ha messo i concorrenti di fronte a pioggia battente e neve. C’è ancora Italia sul terzo gradino del podio, con Andrea Mattiato, che ha tagliato il traguardo con poco meno di otto ore di ritardo dai due battistrada.