Luca Cagnati leader alla Traspelmo
È ancora Luca Cagnati a firmare la Traspelmo. Sabato l'agordino di Canale ha conquistato la terza vittoria consecutiva nella prova della Val di Zoldo. La manifestazione è stata caratterizzata da condizioni meteo difficili, con tanta pioggia e freddo sia nelle ore di vigilia sia poco prima della partenza, tanto che gli organizzatori hanno deciso di far disputare la gara sul percorso alternativo: 13 chilometri e 850 metri di dislivello positivo (altrettanto negativo) con partenza e arrivo a Palafavèra. Niente salita e discesa a Forcella Val d'Arcia, dunque, per garantire la sicurezza di concorrenti e personale lungo il percorso. Il percorso, pur ridotto, comunque nulla ha perso dal punto di vista tecnico, con salite e discese rese ancora più dure dal terreno bagnato e da ampi tratti di fango.
La gara, graziata nelle fasi iniziali da una schiarita, ha visto un terzetto caratterizzare le prime fasi: Luca Cagnati insieme all'altoatesino Alex Oberbacher, secondo lo scorso anno, e al trentino Daniele Felicetti. Dopo aver scollinato sulla prima salita Cagnati ha forzato, rimanendo solo e resistendo al ritorno del piemontese Gabriele Bacchion. Sul traguardo, primo Cagnati in 1h13'44”. Piazza d'onore per Bacchion, staccato di 46” e Oberbacher a completare il podio con 1'0”di distacco. Tra le donne, dominio di Stephanie Jimenez. 1h33'04” il riscontro cronometrico. Sul podio anche Martina Cumerlato e Sabrina Viel, staccate di oltre 5'.

Marco De Gasperi quarto al debutto nella CCC
La CCC è di Thomas Evans: il britannico ha preso la testa della gara a La Flégère e chiuso in solitaria a Chamonix con il tempo di 10h44’32”; alle sue spalle il cinese Min Qi, in testa per tutto il resto della gara e che alla fine paga un ritardo di 5’35”, terzo Pau Capell a 7’54”. Quarta piazza per Marco De Gasperi, alla prima esperienza su una 100 km. Secondo alle spalle di Qi sino a Vallorcine, ha pagato nel finale, una crisi per lui, ma ha tenuto duro, controllando il tentativo di rimonta del francese Germain Grangier. La top ten si completa con il lettone Andris Ronimoiss, la spagnolo Ivan Camps, il britannico Harry Jones, il francese Arthur Joyeux-Bouillon e lo spagnolo Isaac Riera. Arrivate a Chamonix anche le prime donne: vittoria della cinese Miao Yao in 11h57’46”, sulla statunitense Katie Schide in 12h28’42” e la svedese Ida Nilsson in 12h41’37”.
Domenica si corre l'International Rosetta Skyrace
Sold out per la finalissima 2018 del circuito La Sportiva Mountain Running Cup. Domenica l’International Rosetta Skyrace, per numeri e livello, si preannuncia una dodicesima edizione molto tirata. I 300 pettorali messi in palio dallo Sport Race Valtellina sono letteralmente andati a ruba: ad accaparrarsi uno degli ultimi numeri a disposizione il portacolori del Cs Esercito e ambassador Salomon Davide Magnini. Nel frattempo Massimo Zugnoni e il suo staff hanno lavorato sodo per tirare a lucido i sentieri e agghindare a festa il polifunzionale di Rasura. Ora il bel borgo della Valgerola è pronto a ospitare per la quarta volta consecutiva la finale del circuito La Sportiva Mountain Running Cup.
Sui 22,4 chilometri (1740m di salita e altrettanti di discesa) disegnati all’interno del Parco delle Orobie Valtellinesi, oltre al campioncino trentino vedremo al via l’altro alpino Daniel Antonioli, i trentini Gil Pintarelli, Andrea De Biasi, Daniele Cappelletti, Patrik Facchini, Cristian Modena e l’altoatesino Martin Stofner. Ruolo di outsider di lusso per il locale Marco Leoni e il lecchese Mattia Gianola. Gara vera anche al femminile con il ritorno della campionessa rumena Denisa Dragomir che, per l’occasione dovrà guardarsi le spalle dalla locale Elisa Sortini. In lizza per un posto sul podio la bergamasca Daniela Rota, la polacca Wiktoria Piejak e la comasca Arianna Oregioni. Gara nella gara grazie ai traguardi volanti posti all’altezza dell’Alpe Tagliate e in Cima al Pizzo dei Galli. Oltre al Memorial Bruno - Giuliana Martinalli e al Memorial Franco Garbellini, domenica verrà introdotto un nuovo premio per i discesisti che impiegheranno il crono migliore nella picchiata da Cima Rosetta al traguardo di Rasura e un riconoscimento per chi riuscirà a battere i record gara che appartengono al piemontese Paolo Bert 2h09’16” e alla rumena Denisa Dragomir 2h34’15”.
Domenica è tempo di Maga
La Val Serina è pronta ad ospitare il mondo sky: domenica 2 settembre, infatti l’asd Maga del presidente Davide Scolari proporrà la Maga Skymarathon che quest’anno segna il traguardo dell’edizione numero 11. Una corsa che a Bergamo è diventata icona delle corse a fil di cielo: una crescita costante che vede anche l’introduzione di una prova di ultra distanza che consiste in un percorso di ben 50 km con 5000 metri di dislivello in salita. Una competizione inserita nel calendario delle Skyrunner Italy Series e che rientra in un più ampio ‘progetto mondiale’ che dovrebbe dare i primi frutti nel 2019.
La Maga Skyrace misura 24 km e presenta un dislivello up di 1450 metri, la Maga Skymarathon ha uno sviluppo di 39 km con un dislivello up i 3000 metri, mentre la nuova Maga Ultra Skymarathon – come già spiegato – ha un percorso di 50 km con un dislivello di 5000 metri e ricalcherà in buona parte il tracciato della skymarathon ma con l’aggiunta di alcune bretelle che ne aumenteranno tecnicità e panoramicità.
TDS al polacco Marcin Świerc e alla francese Audrey Tanguy
Sigillo del polacco Marcin Świerc nella TDS: 13h24’00” il suo tempo al termine di una gara molto serrata; ad appena 1’02” lo statunitense Dylan Bowman, a 1’43” il russo Dmitry Mityaev, quarto lo spagnolo Tofol Castaner Bernat, ma il distacco è di oltre 34 minuti, quinto lo svizzero Diego Pazos a più di un’ora. Nei primi dieci i francesi Jérôme Mirassou, Nicolas Duhail, Regis Durand e Julien Chorier con decima piazza per due con il cinese Yanqiao Yun e il venezuelano Moises Jimenez, insieme sul traguardo. Diciottesimo il primo italiano, Giovanni Tacchini del Team Alta Valtellina.
Al femminile la stoccata è quella della francese Audrey Tanguy, magari non troppo conosciuta, ma pur sempre seconda quest’anno alla 90 km du Mont-Blanc e alla MIUT. 16h05’22” il tempo della savoiarda che si mette alle spalle la favorita numero uno alla vigilia, la statunitense Rory Bosio, staccata di 14’14”, con terza l’altra atleta di casa Caroline Benoit ad oltre un’ora. Quarta la statunitense Corrine Malcolm, quinta la canadese Alissa St Laurent con sesta Sonia Locatelli del Team Salomon Italia.
La Sportiva guarda al mondo Ultra
La Sportiva presenta il primo Ultra Running Team internazionale. Se infatti il ‘re’ Anton Krupicka aveva già confermato il commitment aziendale per questa disciplina con il suo ritorno ai colori giallo-neri nel 2016 (ed è in uscita ad agosto un video in Virtual Reality dedicato proprio all’americano), il 2018 vede infatti l’esordio per il brand trentino di un nutrito team di atleti di alto livello impegnati nel mondo endurance. Scorrendo i nomi che fanno parte della rosa del team spiccano quelli di Sacha Devillaz, ventinovenne francese dal grande palmares e affezionato alle ultra-distanze da dieci anni. Appare sulla scena internazionale nel 2014 con un dodicesimo posto alla 80km du Mont Blanc e l’anno successivo conquista un quarto alla CCC. Il 2018 lo ha visto protagonista anche alla Lavaredo Ultra Trail. L’altra grande promessa del team è Roberto Mastrotto: quindicesimo assoluto alla LUT 2018 in 14 ore e 10’, migliorando il proprio record di 40 minuti rispetto all’anno precedente. I prossimi obiettivi? UTMB e Oman ultra Trail a fine novembre. New entry di calibro internazionale anche l’americana Clare Gallagher che da ormai tre anni milita nelle prime posizioni delle gare di ultra distanza più famose al mondo: vincitrice della Leadville100 nel 2016 (gara che dal 2019 sarà sponsorizzata proprio da La Sportiva) e della CCC nel 2017. Già ricco di soddisfazioni anche il 2018: è prima allo Sciacchetrail, ottava a Penyagolosa e guadagna un sofferto ed avvincente nono posto alla LUT.
Spina dorsale del team anche l’altoatesino Christian Insam, presenza fissa già da qualche anno sui podi delle gare endurance più dure: primo posto alla Sky Run Dolomiti nel 2015, quinto nello stesso anno all’Orobie Ultra Trail da 140 km, nel 2016 vince il Trail du Cro (110 km) e si ritira dal Tor des Geants a causa di un infortunio a pochi km dalla fine in seconda posizione. Il suo 2018 inizia con un secondo posto al Garda Trentino Trail (long version) e con un ottimo sesto posto alla Dolomiti Extreme Trail.
Infine new-comer Elisabetta Luchese, che appena affacciatasi sulla scena delle ultra distanze porta a casa nel 2018 una settima posizione all’AIM Energy Trail, è terza al Duerocche Trail e seconda alla 100eLode. Taglia anche il traguardo della LUT come sesta donna italiana in circa 20 ore.
Chiudono la rosa il team gli italiani Francesco Rigodanza, Georg Piazza, Anna Pedevilla, Francesca Pretto, Cristiana Follador e il tedesco Johannes Hinterseer. Si completa così il La Sportiva Mountain Running Team che vede ora atleti impegnati su gare vertical, sky, trail ed ultra: una specializzazione che corrisponde a quella dell’azienda nelle diverse discipline che compongono il mondo della corsa off-road e che prosegue la strategia introdotta già negli anni ’70 nel mondo del climbing, in cui l’azienda è leader nella produzione di calzature d’arrampicata, con atleti e di conseguenza prodotti, dediti alle singole specialità che compongono il caleidoscopio dell’arrampicata sportiva. ,La Sportiva ha infatti da qualche tempo introdotto nella propria collezione diversi prodotti di alta gamma dedicati specificatamente al mondo delle ultra trail come Akasha, Ultra Raptor ed Akyra.
Il lungo viaggio di Jimmy Pellegrini e Alexander Rabensteiner
Jimmy Pellegrini e Alexander Rabensteiner domenica hanno chiuso il loro progetto di percorrere tutto il confine dell’Alto Adige. Qualcosa come 770 km e più di 60.000 metri di dislivello, da Salorno a Salorno.

«Una bellissima cavalcata passando per ghiacciai, sentieri esposti: è impegnativa, forse più del previsto, ma davvero affascinante e alla fine ovviamente siamo molto soddisfatti». Un viaggio durato dodici giorni: «Sulla carta ne avevamo fissati dieci, ma abbiamo dovuto fare alcune deviazioni in corsa. Il rifugista alla Palla Bianca ci ha sconsigliato di attraversare il ghiacciaio senza attrezzatura alpinistica. Abbiamo dovuto inventarci un nuovo itinerario, molto, molto più duro passando per una serie di forcelle: in sette ore abbiamo percorso solo 15 km! E negli ultimi giorni è arrivata anche la neve e il maltempo: così l’ultima tappa l’abbiamo divisa in due giorni, in modo di arrivare domenica pomeriggio. Ma va benissimo così: non avevamo in testa nessun record».

Già il meteo. «Siamo stati fortunati, abbiamo avuto sempre ottime condizioni: quasi sempre in abbigliamento estivo anche ad alta quota. Certo, avevamo uno staff di appoggio che ci ‘intercettava’ durante la tappa: lì oltre a mangiare e riposare, potevamo lasciare quello che non serviva o prendere attrezzatura adeguata per il resto della giornata».
Momenti difficili? «L’ho avuto io - ancora Jimmy -, in Valle Aurina siamo scesi in basso nel pomeriggio, faceva caldo, avevo problemi ai piedi, ma dopo una dormita mi sono ripreso e siamo andati avanti senza problemi».

Può avere un futuro questo tracciato? «Individualmente su questo stesso percorso non saprei. Troppo tecnico, molto impegnativo. Abbiamo scelto alcuni passaggi, molto conosciuti dagli scialpinisti, ma d’estate poco frequentati e soprattutto durissimi. E poi i ghiacciai, sarebbe troppo rischioso avere persone su quelle tracce, magari di notte. Forse servirebbero delle varianti, oppure bloccare una eventuale gara a una certa ora e farla ripartire al mattino presto. Ma se il Sky Run South Tyrol avrà un futuro ci penseremo nei prossimi mesi». Adesso il giusto riposo.

Anthamatten bis alla Ultraks
Secondo successo, dopo quello del 2015, per lo svizzero Martin Anthamatten (che è anche race-ambassador della gara) alla Matterhorn Ultraks, tappa del circuito Migu Skyrunner World Series. Anthamatten sabato ha regolato i conti in 5h00’24’’, lasciando intoccato il record di Marco De Gasperi di 4h42’31’’. Sul podio, nell’ordine, Marc casal Mir e Genis Zapater. Tra le donne successo della spagnola Virginia Perez in 5h56’06’’ seguita dalle connazionali Laia Andreu e Mujika Mayi. La gara di 49 km e 3.600 m D+ ha visto al via 767 concorrenti in arrivo da 36 Paesi.

Il Memorial Partigiani Stellina parla internazionale
30 anni per il Memorial Partigiani Stellina. Quella del 2018 è l’edizione delle prime volte: prima vittoria norvegese al maschile con il campione europeo del 2015 di corsa in montagna Johan Bugge, e primo successo irlandese al femminile con Sarah Mc Cormack. La gara è ritornata al percorso originario, più lungo (14,3km) con passaggio dalle Grange Sevine, il teatro della battaglia del 1944 dove i partigiani, guidati da Aldo Laghi (alias Giulio Bolaffi), ebbero la meglio sui tedeschi. Gara di testa per Bugge, che dimostra di essere in grande spolvero in vista dei Mondiali in programma a Canillo il prossimo 15 settembre. Primo atagliare il traguardo in solitaria con 50 secondi di vantaggio su Francesco Puppi. Il bronzo è del keniano Timothy Kimutai con Martin Dematteis in scia, quarto. La classifica maschile si completa nelle prime posizioni con il quinto posto di Henri Aymonod, quondi Massimo Farcoz. Cesare Maestri, Matteo Eydallin, Damiano Lenzi e Edward Young a completare la top ten
Successo a sorpresa quello di Sarah Mc Cormack nella prova rosa; l’irlandese, lasciata sfogare la keniana Joyce Mutoni Njeru, quando la salita diventa dura recupera agevolmente il gap e inizia a macinare secondi e poi minuti di vantaggio. Sul traguardo il margine sfiora i quattro minuti: per lei nuovo record del percorso. Prima azzurra al traguardo Gloria Rita Giudici, terza in scia alla keniana e davanti alla francese Anais Sabrie con quinta Erica Ghelfi.
Kilian Jornet padrone del Kima
Kilian Jornet si riprende il record al Trofeo Kima. Il catalano vince per la quarta volta la Grande Corsa sul Sentiero Roma eguagliando il primato di successi di Mario Poletti e lo fa con il nuovo best crono della gara: 6h09’19”.
La pioggia della vigilia, un violento abbassamento delle temperature, un forte vento da nord e i primi fiocchi di neve in quota hanno messo a serio rischio il regolare svolgimento della prova, tappa della Migu Run Skyrunner World Series. Alle prime luci dell’alba il cielo terso portava con sé la temutissima insidia ghiaccio sui valichi più alti. Sicurezza, prima di tutto. Il direttore gara Matteo Colzada e il suo staff hanno controllato i vari punti critici posticipando lo start di un’ora e mezza, prima di dare il definitivo ok. Alle 8.30 show time con tantissimo pubblico in quota e gli atleti più forti subito davanti a dettare i tempi al resto della ciurma. Da affrontare 52 tecnicissimi chilometri con sette passi alpini tutti sopra i 2500 metri. Kilian Jornet era dato come super favorito dei pronostici. Già vincitore di questa gara e detentore del record prima che il nepalese Bhim Gurung glielo soffiasse (6h10’44”), la stella del Team Salomon ha innestato il turbo portandosi in fuga lo scialpinista transalpino Alexis Sevennec. I due hanno corso spalla-spalla sino alla discesa finale, una vera picchiata di 2000 metri che da Passo Barbacan li portava sino all’abitato di San Martino.
Qui Jornet ha sferrato un attacco vincente che gli ha permesso di tagliare il traguardo tra due ali di folla con il tempo record di 6h09’19”. Alla finish line di Filorera applausi a scena aperta anche per il secondo classificato, uno stratosferico Alexis Sevennec (6h11’59”). Sul podio con loro anche lo spagnolo Pere Aurell Bove in 6h20’50”. Hanno trovato un posto nella top ten di giornata anche André Jonsson, Léo Viret, Petter Engdahl, Andy Simonds, Cristian Minoggio, Cody Lind e Samuel Equy.
Al femminile, nessun record. Il tempo da battere resta il 7h36’21” fatto segnare nel 2016 dalla spagnola Nuria Picas. Con l’attesissima svedese Emelie Forsberg fuori dai giochi per una forma fisica non ottimale che l’ha portata ad alzare bandiera bianca, la gara si è vissuta su continui capovolgimenti di fronti. Sulla prima scesa verso la Bocchetta Roma, Ragna Debats ha provato a afre la differenza. Nella traversata in quota Hilary Gerardi ha però innestato le ridotte. Sul finale la sudafricana Robyn Owen ha provato a insediare la sua leadership, ma la Gerardi è rientrata di prepotenza e vinto in 7h37’29”. Secondo posto per Owen in 7h39’01”, mentre terza si è piazzata la nepalese Mira Rai che al termine di una strepitosa rimonta ha chiuso in 7h41’46”. Seguono nell’ordine l’americana Brittany Petterson e Martina Valmassoi.

Sabato si corre sulle Maddalene
Tutto pronto per la decima edizione della skymarathon sulle Maddalene: sabato si correrà sul sentiero Bonacossa, partendo da Senale in provincia di Bolzano per arrivare a Rumo in Trentino, dopo 45 km e 2.905 metri di dislivello. «Quest’anno festeggiamo l’anniversario della gara ideata da Leone Cirolini nel 2008 - spiega Sandro Martinelli, il presidente del comitato organizzatore - per noi una manifestazione importante per valorizzare le nostre montagne. Grazie al sostegno degli sponsor e dei numerosi volontari stiamo ultimando i preparativi».
Il percorso della skymarathon segue per gran lunga il sentiero di quota CAI n. 133 dedicato al conte Aldo Bonacossa, uno dei primi esploratori della regione dell’Ortles. Il punto più alto del percorso sarà toccato dagli atleti sulla vetta del Monte Pin a quota 2.420 metri, nella parte finale del percorso. Partenza programmata per le ore 7 di sabato. Riproposto il gemellaggio con la Suedtirol Sky Marathon, la competizione di corsa estrema che si è disputata lo scorso 28 luglio sulle montagne della Val Sarentino. Per i concorrenti che parteciperanno a entrambe le gare verrà stilata una classifica di combinata.
E per il quarto anno consecutivo verrà ripresentato la Maddalene Mountain Race, un trail di 25 km e 1.500 metri di dislivello. «La gara più breve con ampi cancelli orari permette a più persone di avvicinarsi a questo sport e di partecipare a all’esperienza di corsa sulle nostre Maddalene», così Andrea Martignoni, del comitato organizzatore. La partenza e il traguardo rimangono Senale e Rumo, ma se la prima parte del percorso ricalca in parte la skymarathon e segue il percorso CAI – SAT Aldo Bonacossa nr. 133 fino al ristoro e cancello orario della Malga Kessel, nella seconda i corridori scenderanno fino all’abitato di Proves per poi continuare tra prati erbosi fino al passo Fresna e scendere infine al traguardo di Rumo.
Memorial Stellina, domenica appuntamento con la storia
Domenica da segnare col circoletto rosso sull’agenda per gli appassionati di corsa in montagna: è il giorno del Challenge Stellina Race, l’appuntamento in Val di Susa giunto alla trentesima edizione. Un compleanno importante per il Memorial Partigiani Stellina che gli organizzatori hanno deciso di celebrare in primis ripartendo dal percorso originario, quello da cui nel 1989 è partita la storia di una delle manifestazioni più conosciute al mondo, la prima gara di corsa in montagna a essere ufficialmente riconosciuta dalla IAAF. Unica la storia del Challenge, promosso dalla Bolaffi per ricordare la vittoria ottenuta dalla formazione partigiana Stellina, comandata da Aldo Laghi (pseudonimo di Giulio Bolaffi, padre di Alberto), sulle forze nazifasciste sulle pendici del Rocciamelone nell’agosto del 1944 e organizzata, sin dalla prima edizione, dall’Atletica Susa Adriano Aschieris con la collaborazione del campione olimpico di Roma 1960 Livio Berruti, presidente del comitato organizzatore.
Dal punto di vista sportivo, tanti i motivi di interesse. Lo Stellina avrà infatti rilievo mondiale, con il suo inserimento nel neonato World Mountain Running Ranking, senza dimenticare il fatto che proprio a Susa si concluderà la Eolo Mountain Classic Cup, il circuito nazionale promosso dalla FIDAL e di cui per il 2018 fanno parte anche i campionati italiani di Saluzzo e Tavagnasco, entrambi parte, insieme alla Stellina, del Progetto Montagna Tricolore patrocinato dalla Regione Piemonte. A Susa saranno inoltre assegnati i titoli regionali di corsa in montagna lunghe distanze e, per la prima volta, si disputerà il Trofeo delle Province di corsa in montagna.











