Fabiola Conti di bronzo e Italia d'oro ai World Mountain and Trail Running Championships
Con il terzo posto nel Long Trail (82 km, 5.078 m D+) del 27 settembre ai Mondiali di Canfranc, sui Pirenei, Fabiola Conti è la stella della spedizione azzurra, ma la sua non è l'unica medaglia. La Conti (10h35'51'') sale sul podio dietro alla statunitense Katie Schide (9h57'59'') e alla nepalese Sunmaya Budha (10h23'03''). La squadra azzurra femminile ha conquistato l'oro grazie anche ai risultati di Martina Valmassoi (settimana), Giuditta Turini (nona), Alice Saggin (ventesima) e Martina Chialvo (ventiquattresima). Tra gli uomini vittoria dello statunitense Jim Walmsley davanti ai francesi Banjamin Roubiol e Lousion Coiffet, con Cristian Minoggio quarto e Francesco Puppi nono. Gli altri azzurri - Andreas Reiterer sedicesimo, Riccardo Montani trentanovesimo e Gionata Cogliati quarantaquattresimo - hanno consentito all'Italia di chiudere medaglia di bronzo nella classifica a squadre.
Nella gara Mountain Classic (14 km, 767 m D+) del 28 settembre tra gli uomini tripletta africana con Ombogo Kiriago Philemon (Kenya) davanti a Martin Kiprotich (Uganda) e Paul Machoka (Kenya). Primo azzurro Isacco Costa (decimo) davanti a Cesare Maestri. Italia di bronzo dietro a Kenya e Uganda tra le squadre. Nella gara femminile vittoria della tedesca Nina Engelhard davanti alla kenyana Ruth Gitonga Mwihaki e alla svizzera Oria Liaci. Prima azzurra Angela Mattevi, diciassettesima. Italia d'argento nella classifica a squadre femminile under 20, dietro all'Uganda.
Il 26 settembre è stata la volta dello Short Trail (45 km, 3.469 m D+), vinto al maschile dal francese Frédéric Tranchand davanti allo spagnolo Manuel Merillas e al connazionale Andreu Blanes. Sesto Luca Del Pero, ottavo Davide Magnini e decimo Lorenzo Rota Martir. Per gli azzurri un terzo posto nella gara a squadre. Tra le donne successo della svedese Tove Alexandersson sulla spagnola Sara Alonso e l'inglese Naomi Lang. Prima azzurra Alice Testini, venticinquesima.
Nel Vertical Uphill (6,38 km, 989 m D+) del 25 settembre dominio di Rémi Bonnet tra gli uomini, davanti ai due kenyani Richard Omaya Atuya e Patrick Kipngeno (primo azzurro Andrea Elia, ottavo); tra le donne la vittoria è andata alla tedesca Nina Engelhard davanti alla finlandese Susanna Saapunki e alla statunitense Anna Gibson. Quinta Francesca Ghelfi e settima Lucia Arnoldo. Per le azzurre però gradino più alto del podio nella gara a squadre.

Atomic Bent 110 GFD, uno sci limited edition per celebrare i Grateful Dead
Atomic ha presentato lo sci Bent 110 GFD in edizione limitata. Progettato in collaborazione con Chris Benchetler, ha il topsheet illustrato con artwork originale ispirato al gruppo musicale dei Grateful Dead, il Bent 110 GFD viene lanciato in contemporanea con il nuovo film di Benchetler Mountains of the Moon, che debutterà a livello globale il 18 ottobre 2025. Questa release esclusiva coincide anche con il 60° anniversario dei Grateful Dead, la cui musica e cultura hanno da sempre fatto parte del ritmo della vita in montagna. Il Bent 110 GFD sfoggia il logo speciale GD60 e grafiche vivaci e psichedeliche create dallo stesso Benchetler, che richiamano le storiche copertine d’album e l’intramontabile eredità visiva dei Dead.

Si tratta della terza collaborazione creativa tra Atomic e i Grateful Dead. Il viaggio è iniziato nel 2019 con il Bent 120 GFD, lanciato insieme al film Fire On The Mountain, seguito dal Bent 100 GFD distribuito su scala più ampia. Ora, con il Bent 110 GFD, questa eredità continua, in parallelo al film Mountains of the Moon, che vedrà anche la partecipazione speciale del batterista originale dei Dead, Mickey Hart.
Il Bent 110 GFD in edizione limitata sarà disponibile a partire dall’autunno 2025 presso rivenditori selezionati indicati sotto e su atomic.com. Prezzo al pubblico: 899 euro.
• Cortina Pro Sport, Cortina d’Ampezzo (BL)
• Gialdini, Brescia (BS)
• Mottolino, Livigno (SO)
• Rossini Sport, Verano Brianza (MB)
• Technosport, Charvensod (AO)
• Viglietti Sport, Prato Nevoso – Villanova Mondovì – Frabosa Sottana (CN)

Andrzej Bargiel ha sciato l'Everest
Quella del 22 e 23 settembre è la prima discesa integrale senza ossigeno.
He did it. Andrzej Bargiel ha portato a termine la prima discesa integrale dell'Everest senza ossigeno lo scorso 22 e 23 settembre. Il polacco, secondo le prime notizie che arrivano dall'Himalaya, è sceso fino al Campo II dove ha riposato qualche ora per poi continuare fino al Campo Base. Bargiel era al terzo tentativo dopo quelli del 2019 e del 2022, falliti a causa di seracchi a rischio crollo o venti forti. Dopo aver sciato Shishapangma, Manaslu, Broad Peak, Gasherbrum, K2 e Gasherbrum I, un altro successo per Bargiel. Della spedizione facevano parte più di 16 tra Sherpa e Guide. L'Everest è stato sciato nel 2000 dallo sloveno Davo Karničar con l'uso dell'ossigeno e nel 1996 da Hans Kammerlander, che però ha dovuto togliere gli sci per circa 300 metri.
Bargiel è partito intorno alle 15,17 del pomeriggio del 22 settembre dalla vetta per raggiungere il Colle Sud balle 17,20 e il Campo II alle 20,30 e poi ripartire intorno alle 7 di mattina del 23 settembre. L'ultimo tratto ha comportato il passaggio dei crepacci della Khumbu Icefall senza l'uso di corde fisso per arrivare al Campo Base poco prima delle 9.

© Bartłomiej Pawlikowski / Red Bull Content Pool
Axelle Gachet-Mollaret: nuovo record del mondo nel chilometro verticale
Axelle Gachet-Mollaret stupisce ancora, questa volta con le scarpe da corsa ai piedi. La notizia arriva dalle Alpi francesi, dal KMV de Nantaux. Nel vertical di 2,3 km x 1.000 m D+ corso lo scorso 13 settembre Axelle ha fermato il cronometro a 33 minuti esatti che rappresenta il nuovo record del mondo della disciplina (curiosamente ha battuto anche il marito Xavier Gachet, salito in 33 minuti e 40 secondi). Gachet-Mollaret ha abbassato di ben 42 secondi il precedente crono di Christel Dewalle, fatto registrare meno di un anno a Fully, in Svizzera, teatro naturale di tutti i record del mondo di chilometro verticale, almeno quelli sui percorsi dove è consentito l’uso dei bastoni. A Fully, infatti, sono stati registrati anche i record maschili, quello di Urban Zemmer del 2014 (primo uomo a scendere sotto i 30 minuti, in 29 minuti e 42 secondi) e di Philip Götsch del 2017 (28 minuti e 53 secondi). Il percorso di Fully? Più corto (1,9 km) e naturalmente ripido. L’appuntamento è il prossimo 18 ottobre. Ci sarà un nuovo record?

©️ KMV de Nantaux
Kilian raggiunge tutti i Fourteeners del Colorado
I numeri, come sempre quando c’è di mezzo Kilian Jornet, sono impressionanti. A poco più di una settimana dalla fine della parte in Colorado del suo progetto States of Elevation per concatenare tutti i 67 Fourteeners of the lower 48 aperti al pubblico (le cime di oltre 4.267 metri) degli Stati Uniti (Colorado, California, Washington) by fair means, correndo e in bici, iniziano a filtrare i primi dati. In 16 giorni e 13 tappe Kilian ga raggiunto 56 Fourteeners, è stato in movimento per 267 ore, 10 minuti e 18 secondi. Il dislivello totale ha raggiunto i 79.176 m e la distanza i 2.007 km.
Martedì scorso, dopo aver superato le mille miglia percorse e 200.000 piedi di dislivello, è stata la volta delle San Juan Mountains, dove si corre la Hardrock. Kilian si è fatto accompagnare dalla trail runner Anna Frost, da Meghan Hicks (che nel 2020 ha fatto registrare il FKT della Nolan’s 14, una delle sezioni del progetto di Kilian), e da Bryon Powell di irunfar.com. La tappa si è conclusa con un gelido tramonto in vetta e una pedalata fino a Ouray in compagnia di Scott Simmons.

La dodicesima tappa si è conlusa invece con 18 ore di traversata in una delle zone più selvagge del Colorado. Iniziata con una pedalata sulla bici gravel e proseguita in compagnia di Dakota Jones, ha portato il duo a Mount Sneffels, per poi scendere velocemente, pedalare ancora e concedersi un concatenamento di 25 miglia toccando Wilson Peaqk, El Diente e Mount Wilson, con passaggi fino al quarto grado.
L’ultima tappa, per concatenare i quattro Fourteeners rimasti, ha avuto come teatro il Chicago Basin, in compagnia di Joe Grant. Le ultime vette? Mount Eolus, North Eolus, Sunlight Peak e Windom Peak.

Victor Richard da record al TOR330
© Zzam Agency | Stefano Coletta
Il segreto, in una gara lunga come il TOR330, è prendersi i propri tempi. Ricordo una volta Rory Bosio all’UTMB, alla base di Maison Vieille, sopra Courmayeur. Tutte le avversarie passate prima di lei hanno bevuto qualcosa in corsa, senza neanche fermarsi. Lei è arrivata un po’ attardata, si è seduta, ha gustato una zuppa calda e poi è ripartita. Nella notte le ha riprese tutte, come una cecchina infallibile, le ha superate ed è andata a vincere la sua seconda UTMB. La strategia del belga Victor Richard, che mercoledì mattina presto ha tagliato per primo il traguardo del TOR330, a Courmayeur, nel tempo record di 66 ore 8 minuti e 22 secondi è stata simile, anche se in una gara ancora più lunga. Alla base di Cogne è arrivato solo, primo, con un’ora di anticipo rispetto al record del 2023. Ed ecco il colpo di scena: si ferma a dormire per un’ora e dieci minuti, mangia, si cambia e riparte dopo altri venti. A questo punto è sesto, staccatissimo dalla testa, ma rispetto agli avversari è fresco e riposato. La sua rimonta inizia qui e si completa nel pomeriggio di lunedì, al Lago Chiaro, dopo aver ripreso uno a uno i suoi antagonisti, proprio quando Collé decide di abbandonare per un problema agli occhi. Da lì in poi, comincia il suo viaggio in solitaria contro il tempo. Il vantaggio virtuale sul tempo di Collé arriva anche a superare l’ora e trenta minuti, ma poi lo sforzo profuso presenta il suo conto sotto forma di forte dolore al tendine d’Achille. Alla base vita di Ollomont si fa trattare dai MassaggiaTOR e riparte dopo mezz’ora. Da lì in poi non si fermerà più fino al traguardo, stringendo i denti.
Ora per lui è arrivato il momento di godersi una vittoria e un tempo da sogno, anche se in questi casi è sempre difficile parlare di record, visto il percorso cambiato rispetto al passato con il passaggio ai Rifugi Bonatti e Bertone. «Ho fatto davvero molta fatica nella prima parte della gara, perché non riuscivo proprio ad alimentarmi. Nonostante ciò, sono arrivato a Cogne in prima posizione e ho cercato di dormire, perché avevo in programma di farlo. Non ci sono riuscito del tutto, ma almeno mi sono riposato un po’. Poi finalmente al Rifugio Coda ho mangiato un bel piatto di polenta e mi sono sbloccato: da lì in poi mi sono sentito davvero bene e ho iniziato finalmente la mia gara». Un po’ a sorpresa, il suo avversario principale non è stato Franco Collé, ma Louis Calais. «Franco non dorme, io invece ho capito che bisogna farlo. Louis invece mi preoccupava molto, ho fatto gara su di lui, poi quando si è ritirato per assurdo sono andato in crisi, perché ho avuto un calo di tensione e mi sono sentito svuotato». Victor Richard, 39 anni, è nato a Reims, in Francia, ma ha vissuto per molti anni a Saint-Georges-sur-Meuse, in Belgio, dove ha fondato Ultratiming, società specializzata nel cronometraggio di eventi sportivi. In Belgio, inoltre, ha incontrato la donna che sarebbe poi diventata sua moglie: la coppia ora vive in Alta Savoia, a pochi chilometri da Chamonix, ma lui corre ancora con la bandiera del Belgio. Victor Richard, in ogni caso, non è nuovo ad imprese di questo genere in Valle d’Aosta. Dopo il 23° posto al TOR330 -Tor des Géants del 2015, il capolavoro arriva quattro anni dopo, nel 2019, con il secondo posto nella prima edizione del TOR450 – Tor des Glaciers, dietro solo a Luca Papi.
Al secondo posto, insieme, sono arrivati Simone Corsini e Martin Perrier in 71 ore 48 minuti e 55 secondi. Terzo Danilo Lantermino in 73 ore 37 minuti e 7 secondi.
Per quanto riguarda il podio femminile Noor Van Der Veen è la nuova Regina del TOR330. L’atleta olandese ha chiuso 13ª assoluta, tagliando il traguardo di Courmayeur alle 17:34 con un tempo di 79 ore, 34 minuti e 30 secondi: è la seconda donna, dopo Katharina Hartmut, a scendere sotto il muro delle 80 ore. Dopo una giornata di continui ribaltamenti in testa alla gara femminile, martedì 16 settembre, Van Der Veen è riuscita ad avere la meglio su Natalie Taylor al termine di un lungo duello. Tra il Rifugio Barmasse e il bivacco Varetan ha trovato l’allungo decisivo, accumulando vantaggio durante la notte fino a superare le tre ore. È stata poi la volta di Lisa Borzani, che con una grande rimonta ha raggiunto Taylor a Bosses e l’ha staccata fino ad arrivare a Courmayeur con circa 40 minuti di margine, conquistando così la seconda posizione.
Degne di nota le vittorie di due italiani sulla distanza intermedia il Tot Dret TOR130, circa 130 chilometri e 12.000 metri di dislivello, per il cuneese Davide Rivero in 21 ore 44 minuti e 33 secondi e Cristina Vecco in 28 ore 37 minuti e 29 secondi.

© Zzam Agency | Geo Vergnano
Quando il sole cala presto: allenarsi con le frontali in autunno
Con l'arrivo dell'autunno e l'accorciarsi delle giornate diventa indispensabile attrezzarsi per sfruttare le ore pre o post orario di ufficio per i nostri allenamenti, le frontali sono la soluzione. Come ogni anno abbiamo testato i modelli più interessanti presenti sul mercato sulla nostra Outdoor Guide 2025.
Abbiamo confermato le ottime impressioni su prodotti già collaudati nel corso dell’anno. Black Diamond e Silva hanno arricchito le rispettive linee dei pesi piuma con modelli come la Deploy Run Light e la serie Smini, in competizione diretta con le intramontabili Iko Core e Bindi di Petzl, anche se queste ultime continuano a distinguersi per il design. Tra le lampade più performanti, la Nao RL di Petzl resta il riferimento assoluto per durata della batteria e comfort. Ci auguriamo che anche altri marchi investano in materiali capaci di offrire prestazioni analoghe su lunghe distanze. Per un utilizzo intermedio, senza ambizioni ultra, tutti i produttori offrono valide alternative con luminosità adeguata per tre-cinque ore di attività. Le interfacce utente rimangono semplici ed efficaci: Petzl e Silva prediligono tasti fisici, mentre Black Diamond usa un mix di comandi fisici e touch. L’usabilità rimane elevata anche in condizioni meteo avverse. Le batterie variano dai 700 mAh delle Smini di Silva fino ai 3.200 mAh della Petzl Nao RL, con output luminosi tra i 250 e i 1.500 lumen. La durata effettiva oscilla tra 2 ore e mezza e 3 ore, ma nei modelli progettati per trail lunghi si arriva anche a 8-10 ore all’80% della potenza massima, ed è proprio lì che si gioca la vera differenza.

PETZL NAO RL
170 euro 145 grammi
Con il suo design minimalista, bilancia lampada e corpo batteria sul retro grazie a una fascia ergonomica ed essenziale. Il corpo luce, basato su 10 led, è sottile e ripartisce un fascio morbido, privo di rifrazione sulle diverse superfici; l’interfaccia ruota attorno a un solo tasto per passare dalla luce reattiva a quella standard e, per entrambe, modulare le intensità da una luce di prossimità a una di spostamento, fino a quella di massimo raggio. Lampada perfetta per corse di ogni distanza a tutti i ritmi. Batteria ricaricabile da 3.200 mAh, lumen dichiarati massimi 1.500 in modalità reattiva e 900 in luce fissa, distanza massima 200 m in modalità reattiva e 140 m in luce fissa, durata 2-24 h in modalità reattiva e 5 h in modalità standard.

BLACK DIAMOND DISTANCE 1500
200 euro 203 grammi
Il prodotto top di gamma per lunghe notti sui sentieri, adatto a trail runner non necessariamente competitivi ma anche a chi cerca una soluzione solida e facile da maneggiare. Sulla testa la struttura portante è stabile, con un buon bilanciamento tra fronte e retro, sebbene si percepisca un po’ di rigidità nell’alloggiamento della corposa batteria. La luce è nitida senza grossi cali per usi prolungati; la possibilità di mantenere 8 ore a 300 lumen la rende una protagonista interessante per la maggior parte delle ultra. Batteria ricaricabile BD 1.500 mAh, lumen dichiarati 1.500 max, 800 alto, 300 standard, 15 minimo; distanza massima 117 m max, 95 m alto, 45 m standard, 5 m minimo; durata 10" max, 1h40' alto, 6 h standard, 40 h minimo.

BLACK DIAMOND DEPLOY RUN LIGHT
60 euro 38,5 grammi
Ha un corpo leggerissimo che scompare una volta indossata, con poco materiale gommato sul fronte della lampada, tenuto in posizione da un elastico riflettente molto comodo. Verrà apprezzata non solo da chi corre, ma anche da chi cammina o arrampica e cerca un fascio di luce immediato, leggermente inclinato di qualche grado, per utilizzi ravvicinati entro i 50 metri. Ricaricabile, non compatibile con batterie stilo, monta gli stessi led di carica della batteria delle sorelle maggiori della gamma Distance. Batteria ricaricabile 680 mAh, lumen dichiarati 325 alto, 180 standard, 6 minimo; distanza massima 52 m alto, 40 m standard, 7 m minimo; durata 2,5 h alto, 4,5 h medio, 30 h minimo.

SILVA SMINI
55 euro 53 grammi
Utile per allenamenti brevi o come lampada di emergenza, è fornita di una luce rossa aggiuntiva che si può attaccare direttamente alla fascia che la sostiene. Il corpo centrale è essenziale, ma provvisto di funzione di blocco ed è in grado di inclinarsi; la luce generata è un po’ piatta e anche a piena potenza risulta in un cono non molto ampio, ma funzionale a illuminare benissimo per 50-60 metri davanti a sé. Ottima la possibilità di intercambiare facilmente la banda elastica. Batteria ricaricabile 700 mAh, lumen dichiarati 250 alto, 100 standard, 10 minimo; distanza massima 80 m alto, 50 m standard, 17 m minimo; durata 1,5 h alto, 2,5 h standard, 20 h minimo. Pro: corpo leggero, luce rossa aggiuntiva utilissima. Contro: 90 minuti di attività a piena potenza sono pochi.
© Riccardo De Conti
Squalificata per doping la vincitrice della OCC
Lo spettro del doping torna ad aggirarsi sul trail running. È notizia di questi giorni che la vincitrice della OCC, la keniana Joyline Chepngeno, è stata squalificata perché trovata positiva al triamcinolone acetonide, un corticosteroide. La sostanza è ststa rilevata durante un controllo il 9 agosto alla Sierre-Zinal, vinta dalla Chepngeno. L’atleta ha ammesso l’assunzione della sostanza e tutti i risultati successivi (Sierre-Zinal e OCC) sono stati cancellati. La Athletics Integrity Unit (AIU) l’8 settembre ha inoltre deciso la sospensione di due anni e Salomon, sponsor tecnico della keniana, ha annullato il contratto. La nuova classifica della OCC vede al primo posto la cinese Miao Yao, davanti alla svizzera Judith Wyder e alla connazionale Maude Mathys.
© World Mountain Running Association/Marco Gulberti
Kilian Jornet entra nei San Juan e supera le 1.000 miglia nello States of Elevation
Con la lunga tappa (la decima) che lo ha portato da Creede fino al San Luis Peak, Kilian Jornet – che sta concatenando by fair means 67 vette oltre i 14.000 piedi (circa 4.200 metri) di Colorado, California e Stato di Washington, ha raggiunto un traguardo simbolico: più di 1.000 miglia percorse, 200.000 piedi di dislivello positivo (oltre 1.600 chilometri e 61.000 metri) e più di 200 ore di attività accumulate.
Dopo aver completato la catena dei Sangre de Cristo, lunedì si è spostato verso le San Juan Mountains, un territorio che conosce bene grazie alle cinque partecipazioni alla Hardrock 100. «Questa volta sarà bello vivere qualcosa di diverso» aveva anticipato prima della partenza.
La decima frazione del progetto States of Elevation è iniziata al mattino in sella alla bici, con circa 107 km pedalati fino al villaggio di Creede. Da lì è partito un impegnativo tratto a piedi di circa 44 km, lungo il Continental Divide Trail, che lo ha portato fino ai 4.267 metri del San Luis Peak, uno dei celebri Fourteeners del Colorado. La giornata si è chiusa con un’ulteriore sezione in bici fino al campo notturno, sotto un cielo limpido e circondato dai colori autunnali. Una tappa faticosa ma anche tra le più spettacolari finora, grazie alla varietà dei paesaggi attraversati e all’atmosfera unica delle montagne del Colorado.
Dopo le prime tre tappe Kilian ha raggiunto il Mount Massive (4.398 m) e il Mount Elbert (4.401 m), per poi spostarsi in bici da Twin Lakes ad Aspen (54 miglia). Poi è venuto il momento della Elks Traverse, che unisce in circa 80 km sette Fourteneers: Capitol Peak, Snowmass, Maroon Peak, North Maroon Peak, Pyramid Peak, Conundrum Peak, e Castle Peak. Mancava ancora uno dei percorsi più iconici tra Fourteeners, la Nolan’s 14, una traversta che tocca ben 14 vette. Due in realtà Kilian le aveva già raggiunte (i già citati Mount Massive ed Elbert), per il resto del percorso si è fatto accompagnare in parte dal fondatore del marchio di orlogi GPS Coros, Lewis Wu, e dall runner Sage Canaday. Ma c’è stato un terzo compagno meno gradito, il maltempo, con temporali e bufere di neve. A Pikes Peak invece Kilian ha potuto confrontare il suo tempo con quello di sei anni fa, quando ha vinto la Pikes Peak Marathon: oggi 3 ore e 45 minuti, allora 3 ore e 27 minuti. Peccato che nel 2019 non avesse nelle gambe altri 33 Fourteeners…

© Nick Danielson
Il mondo a testa in giù
La prima gara di scialpinismo in Australia
Con l'avvicinarsi del debutto dello scialpinismo ai Giochi Olimpici fioccano anche le gare in luoghi dove prima d'ora le pelli non si erano mai viste. È il caso dell'Australia. Il Falls Creek SkiMo Challenge, domenica 24 agosto, ha visto la presenza di tre atleti australiani di Coppa del Mondo della scorsa stagione: Bellingham, McCann e Daniel Trevena,
Il presidente di Snow Australia SkiMo, Brian Lichi, è stato anche Direttore di Gara. «Il percorso alla fine è risultato un po’ un ibrido tra una Sprint e una Staffetta Mista», ha spiegato Lichi, che ha gareggiato in Coppa del Mondo in Europa nelle ultime due stagioni. «L’evento presentava tutte le caratteristiche di una gara Sprint, compresi tre cambi d'assetto e un tratto a piedi per ogni giro, ma con una salita più lunga e uno slalom gigante, tanto che i migliori sciatori impiegavano circa 6-7 minuti per giro.»

© photo by SNOW Australia
Dopo tre tappe di States of Elevation, raggiunti 11 dei 67 quattromila statunitensi dei lower 48
Una tappa del Tour de France e una maratona al giorno, con migliaia di metri di dislivello. Kilian Jornet ci ha abituati allo straordinario e anche il suo ultimo progetto States of Elevation non è da meno: raggiungere i 67 14.000 piedi dei lower 48 degli Stati Uniti (le montagne oltre 4.267 metri di Colorado, California e Stato di Washington) by fair means, usando solo gambe e due ruote della bici per i trasferimenti. Dopo tre tappe ha totalizzato 11 vette, 238 km a piedi, 383 di corsa, 61 ore, 30 minuti e 16 secondi di attività con un dislivello di 62.008 metri.
La prima tappa in Colorado, lungo la LA Freeway, una traversata tecnica che non scende mai sotto i 3.500 metri, tra Longs Peak e South Arapaho Peak. Kilian ha coperto i 58 km e 5.700 m D+ in 16 ore 19 minuti e 56 secondi. Il runner Kyle Ricardson (che nel 2018 ha fatto registrare un FKT di 16 ore 28 minuti e 53 secondi sul percorso) l'ha accompagnato sulla vetta di Longs Peak (4.346 m), mentre la ciclista Lael Wilcox lo ha aiutato nei 79 km e 1.861 m D+ coperti in cinque ore per raggiungere Echo Lake Campground. Nel 2024 Anton Krupicka ha fermato il cronometro della LA Freeway a 13 ore 20 minuti e 48 secondi.
Per la seconda tappa Kilian si è spostato sulle Montagne Rocciose per Blue Sky to Gray(s) Clouds. In totale 65 km a piedi, 56 km in bici, 5 vette oltre i 14.000 piedi e 16.398 metri di dislivello per 16 ore 46 minuti e 42 secondi di attività a piedi. Sempre in Colorado la terza tappa: Mosquito Range e Holy Cross, per un totale di 52 km a piedi 13.970 metri di dislivello. Nel Mosquito Range ha raggiunto le vette del Democrat, Cameron, Lincoln e Sherman e si è spostato poi in bici fino a Leadville (viaggio notturno di 72 km in circa tre ore) da dove è salito sceso sull'Holy Cross in 3 ore e 49 minuti. Una curiosità: nel Mosquito Range non è stato possibile salire sul Monte Bross perché di proprietà privata.

© Andy Cochrane
TORX, ISTRUZIONI PER L'USO
© foto in copertina di TORX
È tutto pronto per il TorX, in ogni sua declinazione. L'appuntamento è da oggi, venerdì 12 settembre, fino al 21. Ecco un piccolo vademecum per essere sempre sul pezzo e seguire le gare lungo le alte vie della Valle d'Aosta.
Live
Il portale di riferimento per essere sempre aggiornati è https://live.torxtrail.com/
Sui canali social le pagine di riferimento sono Facebook TorDesGeants e Instagram tordesgeants
Programma
Oggi e domani distribuzione dei pettorali, poi domenica 14 settembre dalle 7 alle 9 e dalle 10 alle 12, a Courmayeur, il via alle due ondate del TOR 330. Martedì 16 settembre alle 21 c'è la partenza del TOR 130 - Tot Dret da Gressoney. Mercoledì 17 alle prime luci dell'alba sono previsti i primi arrivi del Tor 330, mentre quelli del TOR130 arriveranno nel tardo pomeriggio e in nottata quelli del TOR450. Intanto, da Breuil-Cervinia alle 21 partirà il TOR100 - Cervino-Monte Bianco (primi arrivi il pomeriggio successivo). Sabato 20 settembre alle 10 la partenza del TOR30 – Passage au Malatrà a Saint-Rhémy-en-Bosses, poi nel pomeriggio e fino alle 18 gli arrivi di tutti i concorrenti. Si chiude domenica al parco Bollino di Courmayeur con la cerimonia di premiazione alle 11.
Percorsi
Per il TOR330, TOR130, TOR100 e TOR30 non sarà più possibile dormire al Rifugio Frassati: verrà quindi potenziata la zona riposo del ristoro di Bosses. Infine, tornano tra i ristori del TORX with Kailas sia il Rifugio Bonatti che il rifugio Bertone. Per il TOR450 – Tor des Glaciers, seguendo il percorso, in zona Valgrisenche, al posto del Rifugio degli Angeli si farà tappa a Planaval. Il tracciato prosegue sul percorso solito fino al Lago San Grato, con una deviazione prima del Rifugio degli Angeli. Per ragioni di sicurezza nella Valnontey è stato tolto il Col de l’Ouille, inserito l’anno scorso. I corridori proseguiranno fino al Rifugio Sella dove troveranno la solita splendida accoglienza. Dovranno poi tornare indietro sullo stesso sentiero per circa 2 km per prendere la deviazione verso il Col de la Rousse. Dall’altra parte del percorso, si salterà il Rifugio Prarayer, che verrà sostituito da un punto di ristoro potenziato alla diga di Place Moulin. Ultimo punto del TOR450 sarà il Rifugio Bertone.

© Photo ZZAM! Agency - Lorenzo-Cotellucci
Favoriti
TOR330
Il grande favorito è Franco Collé, già quattro volte vincitore del TOR330 (nel 2014, 20 18, 2021, 2023). Saranno della partita anche Giulio Ornati, reduce dal secondo posto al TOR130 - Tot Dret nel 2024, ma anche con Andrea Macchi, terzo al TOR330 nel 2017 e quarto nel 2024, nonché con Gianluca Galeati, secondo nel 2015 e determinato a rifarsi dopo il ritiro dello scorso anno. Tra gli atleti stranieri spicca la coppia che ha infiammato la corsa nel 2024 insieme al vincitore François D’Haene, formata da Martin Perrier (terzo) e Louis Calais (sesto).
Insieme a loro ci saranno l’austriaco Florian Grasel (abbonato alla vittoria del Grossglockner Ultra-Trail), lo spagnolo Fidel Fernández Varela (terzo quest’anno al Ehunmilak Ultra-Trail) e il giapponese Ryota Nakatani (già quinto al TOR130 nel 2024). Da segnalare inoltre la presenza di Richard Victor, già secondo al TOR450 Tor des Glaciers 2019, e di Peter Kienzl, terzo al TOR330 nel 2018 e al TOR450 nel 2023. Completano la lista i cinesi Jiaju Zhao e Weiqiang Zhang, il giapponese Keisuke Minami, il nepalese Sangé Sherpa (alla ricerca di un tris quasi ‘folle’, dopo UTMB e SwissPeaks 700), gli italiani Daniele Nava, Danilo Lantermino, Roberto Camperi, Oliviero Bosatelli, gli statunitensi John Kelly (tre volte finisher della Barkley Marathons) e William Peterson (detentore di diversi FKT), i britannici Lawrence Eccles e Kim Collison, il romeno Corneliu Buliga (squalificato nel 2024 quando era in testa), il finlandese Max Moberg, lo svizzero Jonathan Schindler e lo spagnolo Jesus Bailo.
Tra le donne, Claire Bannwarth, terza al TOR330 nel 2024, che con tutta probabilità si giocherà la vittoria con Lisa Borzani, due volte regina del TOR330 (2016 e 2017), e Denise Zimmermann, che vanta un successo al TOR330 nel 2015 (con gara accorciata a Ollomont). Sarà della partita anche Melissa Paganelli (seconda nel 2021 e quarta nel 2023). Tra le avversarie più temibili da segnalare ci sono anche due statunitensi: Kaytlyn Gerbin, terza all’UTMB del 2022, e Annie Hughes, quarta alla Swiss Peaks 360 lo scorso anno. Chiudono la lista Sophie Grant (quinta nel 2023), Kaitlin Allen (settima lo scorso anno), Valentina Michielli (quest’anno vincitrice delle 100 Miglia del Monviso), Giulia Zanovello (arrivata quinta alla Monte Rosa Walserwaeg 120), Corina Sommer (fresca vincitrice del Supertrail du Barlatay) e la giapponese Junko Tokumoto (seconda alla Swiss Peaks lo scorso anno).
TOR 450
Dopo un anno di pausa Sébastien Raichon ha già dichiarato di voler abbassare ulteriormente il suo precedente record fatto registrare nel 2023. A dare battaglia sarà un manipolo di atleti francesi, capitanato dai fratelli Jules-Henri (già vincitore nel 2021) e Candide Gabioud, Luca Papi (due volte sul trono, nel 2019 e nel 2021 con Gabioud), oltre a Julien Christin-Benoit. Tra le donne, tutte contro la vincitrice dello scorso anno, Sarah Hansel, comprese le due atlete salite con lei sul podio, Marina Plavan e Katja Fink. A contenderle il trono dei ghiacciai ci saranno anche la vincitrice del 2023, Florence Golay-Geymond, oltre alla giapponese Kaori Niwa (terza alla Swiss Peaks del 2023) e la cinese Junyue Zheng, e le francesi Sandrine Beranger (dnf lo scorso anno) e Céline Rouquié (ventesima al TOR330 lo scorso anno).
TOR 330
Gionata Cogliati cercherà di difendere il trono nel TOR130 – Tot Dret® dopo la splendida vittoria dello scorso anno. A tentare nell’impresa di spodestarlo saranno il belga Florian Descamps (vincitore a luglio del Trail del Monte Soglio 70km), Carlo Alberto Cirla (vincitore, un po’ a sorpresa, quest’anno, del GTC100) e Hualing Chen (fortissimo atleta cinese alla prima esperienza fuori confine).
Ci provano anche Alessio Zambon del Team La Sportiva (capace di finire nella top 20 della LUT 2025), Davide Rivero (vincitore a maggio del Grand Raid du Guillestrois), Mirko Marchi (sesto al GTC55 a luglio), Marijn Sinkeldam (quarto quest’anno al GTC100), tutti con ITRA superiore a 800. Tra gli iscritti dell’ultima ora anche il polacco Roman Ficek, grande protagonista per la prima metà di gara del TOR330 nel 2022.
Tra le donne, Sabrina Verjee (già seconda al TOR330 nel 2024 e vincitrice nel 2022) che era originariamente iscritta al TOR330 ma non è riuscita a prepararsi a dovere quindi ha “scalato” sulla distanza più corta, se la vedrà con le specialiste Marta Vigano (quest’anno sesta alla CMUR 70km), la britannica Hannah Rickman (già due volte sul podio della leggendaria Spine Race), Antea Pellegrino (vincitrice del Morenic Trail 100 nel 2024 e terza al GTC100, sempre dello scorso anno), la svizzera Francesca Piccoli (quarta alla VUT90 nel 2025), la romena Oana Alina Popa (vincitrice del Monte Catria Extreme Trail e dell’Alpe della Luna Trail a inizio stagione), la portoghese Marta Abrantes (vincitrice quest’anno della Oh Meu Deus, gara del circuito TORX® eXperience), le italiane Simona Marchetto, Paola Bottanelli (tredicesima quest’anno al GTC100) ed Elisa Boetto (seconda quest’anno al Cervino Matterhorn Ultra Race - 50k), tutte con ITRA superiore a 600.
TOR 130
Gionata Cogliati cercherà di difendere il trono nel TOR130 – Tot Dret dopo la splendida vittoria dello scorso anno. A tentare nell’impresa di spodestarlo saranno il belga Florian Descamps (vincitore a luglio del Trail del Monte Soglio 70km), Carlo Alberto Cirla (vincitore, un po’ a sorpresa, quest’anno, del GTC100) e Hualing Chen (fortissimo atleta cinese alla prima esperienza fuori confine).
Ci provano anche Alessio Zambon del Team La Sportiva (capace di finire nella top 20 della LUT 2025), Davide Rivero (vincitore a maggio del Grand Raid du Guillestrois), Mirko Marchi (sesto al GTC55 a luglio), Marijn Sinkeldam (quarto quest’anno al GTC100), tutti con ITRA superiore a 800. Tra gli iscritti dell’ultima ora anche il polacco Roman Ficek, grande protagonista per la prima metà di gara del TOR330 nel 2022.
Tra le donne, Sabrina Verjee (già seconda al TOR330 nel 2024 e vincitrice nel 2022) che era originariamente iscritta al TOR330 ma non è riuscita a prepararsi a dovere quindi ha scalato sulla distanza più corta, se la vedrà con le specialiste Marta Vigano (quest’anno sesta alla CMUR 70km), la britannica Hannah Rickman (già due volte sul podio della leggendaria Spine Race), Antea Pellegrino (vincitrice del Morenic Trail 100 nel 2024 e terza al GTC100, sempre dello scorso anno), la svizzera Francesca Piccoli (quarta alla VUT90 nel 2025), la romena Oana Alina Popa (vincitrice del Monte Catria Extreme Trail e dell’Alpe della Luna Trail a inizio stagione), la portoghese Marta Abrantes (vincitrice quest’anno della Oh Meu Deus, gara del circuito TORX® eXperience), le italiane Simona Marchetto, Paola Bottanelli (tredicesima quest’anno al GTC100) ed Elisa Boetto (seconda quest’anno al Cervino Matterhorn Ultra Race - 50k), tutte con ITRA superiore a 600.
TOR 100
Nel 2025 Luca Arrigoni ha corso sei gare, vincendone tre e piazzandosi secondo in altrettante. Dovrà vedersela con un atleta salito sul podio nel 2024, Mattia Reggidori, ma anche con l’enfant du pays Henri Grosjaques, già vincitore due volte del TOR130 – Tot dret, nel 2021 e nel 2022.
Completano la rosa dei top runner del TOR100 Alessandro Macellaro (terzo al GTC55 a luglio e DNF lo scorso anno proprio sulla 100km ai piedi della Gran Becca), Hugues Girard, Michael Dola (freschissimo vincitore del VII Monterosa EST Himalayan Trail - EPIC 58K), Joel Janin (attualmente in testa al Tour Trail VDA), e il “solito” Silvio Pesce.
Fabiola Conti è la grande favorita al femminile: dopo la vittoria con record al TOR130 dello scorso anno e il recente trionfo nella Monte Rosa Walserwaeg 120, la valdostana sembra avere tutta l’intenzione di far sua anche questa gara. Proveranno a darle filo da torcere la forte atleta cinese Wenli Jiang (nel 2025 ha già corso 23 gare, in Cina, vincendone ben 17), la statunitense Sarah Keyes (quest’anno ottava alla LUT 80km).
Tra le possibili sorprese da tenere d’occhio ci sono Sonia Locatelli e Dorian Gricourt.
TOR 30
Tra i favoriti del TOR30 – Passage au Malatrà ci sono senz’altro William Boffelli (Team Kailas Fuga, secondo alla Monte Rosa Walserwaeg 43km) e il forte atleta lituano Gediminas Grinius. Sorvegliati speciali, tra le fila azzurre, sono Gianfranco Cucco (reduce da due vittorie al Trail Del Monte Soglio 25km e all’Ultra Trail dei Castelli Bruciati 27km), Mattia Barlocco (quinto al La Thuile Trail 25km un mese fa), Federico Magagna (quest’anno già sul podio del GTC30) e Jacopo Gregori (quinto quest’anno al GTC30). Tra gli outsider c’è anche il giovane spagnolo Francisco José Anguita Bayo (Team Kailas Fuga).
Al femminile, occhi puntati su una delle stelle di casa, Elisabetta Negra (terza al TOR330 del 2023), oltre che sulla svizzera Federica Meier (seconda lo scorso anno). In casa Italia, da seguire ci sono anche Sara Lagomarsino (settimo alla Monte Rosa Walserwaeg 43km), e Sara Bracco (vincitrice al Trail del Marchesato 37km e al Val Maremola Trail), mentre sul fronte estero, attenzione alla polacca Kinga Kwiatkowska (vincitrice quest’anno dell’Ultra-Trail Snowdonia 25km).









