La giornata nera del Gran Zebru'
Tragiche coincidenze in due episodi distinti
Due incidenti spaventosi, con alcuni elementi in comune al punto di creare equivoci tra il primo ed il secondo, ed altri così differenti da non permettere di assimilarli, quasi come se fossero accaduti su due montagne differenti.
La prima cordata è caduta verso le 8.30, in discesa, di ritorno sui propri passi dalla cima che aveva raggiunto per la normale. La seconda è caduta dopo le 13.30, sempre scendendo per la normale dalla vetta. L'aveva però raggiunta per la Nord classica, che non è mai una salita per improvvisati dato che il suo accesso resta comunque uno zoccolo marcio piuttosto verticale di IV su misto delicato, miseramente proteggibile.
Dalle notizie raccolte, anche da testimoni oculari che però hanno assistito da lontano (dal rifugio Casati), la dinamica è stata simile per i due incidenti. Difficile dire cosa abbia provocato di preciso la caduta di uno dei rispettivi componenti delle due cordate, che poi hanno trascinato i compagni legati alla stessa corda: inciampo? zoccolo sotto i ramponi? distacco dello spesso strato di neve recente mai perfettamente consolidata con quella vecchia, riconoscibile dai depositi di sabbia e pollini precedenti alle forti precipitazioni di fine maggio?…proprio solo in questi ultimi giorni molti pendìi in zona e ad altitudini simili si sono liberati di quello strato, eccezionale per il periodo ed ora fradicio fino alla base in assenza del rigelo notturno (che invece agiva, fuori stagione, fino a una settimana fa).
Sta di fatto che in entrambi i casi le cordate procedevano di conserva, come sempre si fa su quel pendìo. La conserva resta il modo classico di procedere su tratti lunghi di terreni facili ma pericolosi. Le alternative (tiri di corda, conserva distesa protetta) sono sempre troppo lente e sproporzionate a quel terreno. Non si sa se in questo caso gli alpinisti, nei punti di innesco della caduta, camminassero su ghiaccio o neve, ma in questo secondo caso sarebbe praticamente impossibile proteggersi anche decidendo in tal senso.
I soccorritori hanno parlato di assetto corretto e attrezzatura adeguata da parte delle vittime degli incidenti. Quindi resta quel famoso nodo di cui è sempre difficile parlare perché implica l'ammissione di un bug tecnico che diventa anche etico, che tutti conoscono e su cui tutti preferiscono soprassedere in presenza di non addetti ai lavori: la conserva classica (sprotetta) potrebbe essere abbastanza efficace solo a determinate condizioni e fatta con la massima attenzione. Ma non garantisce nulla. Su lunghi pendìi mediamente ripidi in ghiaccio, o peggio in neve, è sicurezza teorica ma più spesso si trasforma in elemento di rischio. Può essere meglio procedere slegati, e ultimamente è la scelta consigliata 'istituzionalmente', per non trascinare nella caduta anche i compagni di cordata. A condizione di avere il grado, cioè di muoversi con padronanza - tutti - su quel determinato terreno.
Considerazione pragmatica, quest'ultima, ma non così facile da ammettere sotto l'aspetto dell'etica di montagna e di cordata. Meglio uno che tre, certo, ma chi lo racconta a casa di quello che non c'è più? Da queste considerazioni non sono del tutto esenti neppure i professionisti che sanno gestire la conserva alla perfezione e in tutte le sue declinazioni. Restano spesso costretti alla scelta tra un rischio maggiore e uno minore, che sempre rischi rimangono.
Andrebbe fatta un'altra considerazione: sale in montagna molta più gente di una volta. Su tante montagne c'è affollamento anche su vie alpinistiche, dove si procede a tiri. Quando una settimana fa è caduta la valanga del Tacul, da Chamonix sono saliti due elicotteri con 20 soccorritori pur senza aver ricevuto richieste di soccorso. Per fortuna era scesa verso le 8 del mattino, l'orario 'morto': quelli che salivano erano già passati, per quelli di ritorno era ancora presto. Ma alla Gendarmerie si aspettavano il peggio: su quella via normale salgono a centinaia ogni giorno della settimana, e negli scorsi anni si sono registrate proprio lì delle vere e proprie stragi. Così come sotto il Col Maudit, e al Petit Plateau sopra i Grand Mulets…
A poche centinaia di metri dal G.Z. c'è l'Ortles con la sua Nord: una salita in ghiaccio relativamente facile pur essendo una via alpinistica, ma lunga ed espostissima ai pericoli oggettivi cui si si resta sottoposti per ore. Negli ultimi anni, incidenti mortali ogni stagione. Praticamente una roulette russa, eppure ci vanno sempre decine di cordate.
Purtroppo la giornata nera del Gran Zebrù (preceduta qualche anno fa da un'altra simile, e da altri incidenti mortali che hanno coinvolto singolarmente meno alpinisti) non è la prima e non sarà l'ultima, se la frequentazione della montagna continuerà ed aumenterà come prevedibile.
Senza conseguenze la valanga del Mont Blanc du Tacul
Ha spazzato la via normale ma nessuno transitava in quel momento
La famigerata valanga che coinvolge la via normale, stavolta con un fronte di 60 metri, e’ caduta lo scorso venerdì 14 giugno verso le 8.15 sulla parete nord del Mont Blanc du Tacul, sul versante francese del massiccio del Monte Bianco.
LE RICERCHE DELLA GENDARMERIE - Sul posto sono intervenuti due elicotteri del Pghm di Chamonix che hanno trasportato in quota 20 soccorritori e due cani da valanga per sondare il terreno e accertare se qualcuno fosse stato travolto. Nella massa nevosa infatti erano stati segnalati degli sci, che evidentemente erano stati lasciati nell'area da scialpinisti che li avrebbero recuperati al ritorno, dopo aver proseguito con i ramponi. Le operazioni di ricerca si sono chiuse con esito negativo, com'è stato confermato nel corso della successiva conferenza stampa organizzata a Chamonix per illustrare i dettagli dell'intervento compiuto dagli specialisti dalla Gendarmeria.
I PRECEDENTI - Questa specifica valanga è tristemente nota per aver provocato in almeno due occasioni negli ultimi anni delle vere e proprie ecatombi tra i salitori della normale dei Trois Monts Blanc dal Refuge des Cosmiques. Una via facile e iperfrequentata ma altrettanto esposta a pericoli oggettivi, come conferma anche la tragedia dell'estate 2012 sotto il 'gradino' successivo al Col Maudit (9 morti). La valanga del Tacul viene innescata da crolli anche minimi della lunga seraccata di cresta sopra la normale, che spezzano i legami degli accumuli nell'area sottostante, spesso sottovento rispetto alle perturbazioni. Purtroppo stacca con una certa regolarità e, oltre ai gravi incidenti registrati dalle cronache generaliste, ha travolto numerose persone anche in altre occasioni ma senza conseguenze gravi.
VIE NORMALI AL BIANCO IN OTTIME CONDIZIONI - In questi giorni la normale dei 3 Monts è in ottime condizioni e molto frequentata anche da scialpinisti che poi sciano a valle per i Grand Mulets, spesso scendendo la Nord del Monte Bianco. Anche quest'ultima è data in ottime condizioni e ben tracciata.
Artva acceso e gambe in spalla sul Tacul, quindi, perché neanche l'orario e la temperatura garantiscono dalle cadute di seracchi.
Ancora neve a quote medie, in alto festival del ripido
Le condizioni per una sciata 'estiva' sulle Alpi
Tra una perturbazione e l'altra di questa tormentata primavera le finestre di bel tempo sono state utilizzate da tanti skialper per la bellissima neve che copre ancora bene gli itinerari classici. Da poco sopra i 2000 metri la stagione è indietro di almeno un mese.
GRAN PARADISO - Venerdì e sabato tutto esaurito sulla cima del Gran Paradiso (il rifugio Vittorio Emanuele è chiuso per lavori, ma è aperto l'invernale con presenza del gestore). Prosegue anche l'assalto di massa alla Nord dallo Chabod e, nonostante il ghiaccio affiorante su buona parte della calotta sommitale, non pochissimi l'hanno anche sciata, soprattutto prima che la neve si trasformasse. La maggior parte invece attraversa la cima e scende per la bellissima normale. Nel Cuneese, specialmente sopra Pian del Re, prosegue la diffusa tradizione locale di battere a tappeto i numerosi canali ripidi della zona.
BIANCO - Al Bianco è ormai ben tracciata la via dei 3 Monts dal Cosmiques, sia per gli sci che a piedi, quindi per gli sciatori è consigliabile anche il solo Tacul, magari dal Torino (segnalato un ponte incerto alla terminale). E' stato sceso il Couloir Gervasutti al Tacul, pur in condizioni non ottimali. La Mallory sulla Midi presenta quasi un accenno di gobbe, da tante discese sono state effettuate nei giorni scorsi. Salito e poi sciato il Couloir Jager. Sciata anche la Nord della Tour Ronde in settimana.
ALPI CENTRALI - Nelle Alpi Centrali si scia su neve eccezionale in zona Stelvio tra Tuckett, Spiriti, Cristallo (Nord alla selletta trafficatissima in salita e discesa, meno sulla linea diretta alla cima, a fianco del seracco), Valle dei Vitelli, fino al tornante della strada che sale da Bormio. Primi accessi a San Matteo, Tresero e Dosegù dal passo Gavia, sci ai piedi dall'auto. E' stata disceso più volte lo scivolo Nord della Presanella. La parete è però ormai in neve dura, e un alpinista è caduto scivolando fin oltre la terminale. Fortunatamente conseguenze limitate a un braccio rotto, oltre a contusioni ed escoriazioni. Si spalla poche decine di minuti per il Disgrazia da Predarossa in Val Masino. La strada a pagamento è ora quasi completamente asfaltata. Primi tentativi in sci per il Bernina da Campo Moro via Marco e Rosa (vetta non ancora raggiunta).
VALLESE - Nel Vallese venerdì è stata scesa la Nord della Pigne d'Arolla (Fedora Rota, foto di Arno Ladstaetter) e la Nord del Petit Combin. In zona si spalla generalmente 3-400 metri in salita, meno in discesa sfruttando le lingue di neve. Ottime condizioni riportate da Saas Fee e sul Dome de Mischabel. L'Ortles da Trafoi-Tre Fontane per il Borletti è in ottime condizioni, si mettono gli sci dieci minuti dopo il rifugio. In Brenta è stato sceso in sci e in tavola il canalone di Cima Tosa circa una settimana fa in condizioni quasi invernali. Tra poco saremo al solstizio d'estate. Il rigelo notturno è ancora ottimo con cielo sereno, ma quando il sole raggiunge il pendio la finestra per trovare neve bella è limitata mediamente a poco più di un'ora verso metà mattina, secondo le esposizioni e le quote.
Skialp touring: si scia anche a quote basse
La primavera fredda del 2013 ha allungato la stagione dello skialp
Stiamo rientrando nelle temperature medie stagionali, ma abbiamo avuto su tutte le Alpi una primavera fredda, specialmente nel mese di maggio. Precipitazioni abbondanti e pressoché continue hanno depositato altra neve in quota con un bilancio della neve al suolo positivo anche sotto i duemila metri.
TANTE OPPORTUNITA' IN OTTIME CONDIZIONI - A Sud, attorno a queste quote, permangono ancora solo tracce e zone di accumulo. Ma a Nord e in molte zone riparate la copertura è abbastanza continua da permettere itinerari che normalmente si possono sciare solo fino ad aprile.
Sui 4000 gli itinerari classici sono stati poco frequentati finora a causa del maltempo. Da questo fine settimana sono invece tutti ben tracciati e permettono ancora di scendere fino a quote relativamente basse sci ai piedi.
E' il caso del Monte Bianco, del Rosa, del Gran Paradiso, del Grand Combin per citare i più ambìti. Ma anche tantissimi 3000 offrono l'itinerario completo, come la Marmolada da Malga Ciapela o il Mont Velan dal Gran San Bernardo.
Nelle Marittime e nelle Occidentali in genere si sta sciando anche fino a 1700, così come nel Vallese. La Vallée Blanche si scia bene fino al Montenvers. Sul versante Nord delle Orobie sembra fine aprile. Ai Forni si spalla pochissimo e poi si mettono gli sci ai piedi, praticamente in solitudine e con condizioni eccezionali. In Adamello e Presanella condizioni al top.
LA STAGIONE DELLO SCIALPINISMO CLASSICO - In questa stagione si incontrano tradizionalmente molti skialper stranieri, mentre una parte di quelli italiani ha già appeso gli sci al chiodo. Un vero peccato, considerando le condizioni eccezionali della neve. Non c'è paragone tra quella che si trova a fine autunno, cercandola magari con lunghe trasferte in auto, e quella tardo primaverile. Per non parlare del clima e della luce. In queste situazioni gli sci moltiplicano tutti i loro vantaggi anche come semplice 'mezzo di trasporto' rispetto a racchette da neve e ramponi.
CONDIZIONI PARTICOLARI - Nevicate tardive così fredde, abbondanti e ripetute hanno creato anche situazioni particolari. Alcuni incidenti da valanga hanno completamente sorpreso i coinvolti. A fine stagione si è normalmente abituati a nevi più leggibili: trasformate, firn, addirittura di nevaio senza più metamorfismi con l'avanzare dei giorni. La nevicata temporalesca fuori stagione è sempre esistita, come episodio isolato, e il manto si trasforma in un giorno o due al massimo. Le perturbazioni continue per settimane con temperature basse invece sono state una combinazione eccezionale del 2013. Ma a condizioni apparentemente invernali si sono uniti invece elementi tardo primaverili, come le tante ore di luce e la sua maggiore intensità anche attraverso le nuvole durante la precipitazione. Il che, in generale, indebolisce i legami molto prima che durante la stagione classica.
TIMING - Anche gli orari di partenza e rientro vanno corrispondentemente anticipati. E' facile cadere nell'errore di rispettare il timing classico per gli itinerari normalmente percorsi in aprile-metà maggio, quest'anno ancora in ottima forma. Ma albeggia prima, l'insolazione è ormai estiva, il rigelo notturno meno efficace, e la neve recente non ha ancora completato i suoi metamorfismi...meglio anticipare ancora un po'!
Un piccolo sacrificio per godere di condizioni eccellenti.
E' un 'magic moment' da non perdere!
La discesa della Nord della Becca di Gay
Nelle Alpi resistono ottime condizioni sulle pareti dello sci estremo
Continua la stagione eccezionale per lo sci ripido ed estremo.
Lunedì 27 maggio quattro sciatori e uno snowboarder hanno sciato la parete Nord della Becca di Gay, circa 500 metri con pendenze oltre 50° in alcune sezioni. Si tratta di Davide Terraneo, Diego Margiotta, Andrea Bormida e Matteo Tagliabue con gli sci, più Pietro Marzorati con la tavola, freschi primi ripetitori della Nord del Disgrazia.
La discesa ha richiesto una sola calata su abalakov per via di 40 metri di ghiaccio praticamente scoperto. Per il resto le condizioni erano perfette.
Le continue nevicate primaverili, accompagnate da temperature quasi invernali, hanno coperto bene uno scivolo di ghiaccio su cui negli ultimi anni non si era praticamente mai agganciata neve. L'avvicinamento è avvenuto dal versante piemontese (Lago di Teleccio, rifugio Pontese, colle Baretti). Quindi il ritorno, dopo la salita e la discesa per la Nord, ha richiesto la risalita del colle Baretti dal versante Valnontey.
Si tratta di un itinerario che unisce grandi dislivello e sviluppo ad un alto tasso tecnico anche durante la salita della Nord la cui uscita, sulle rocce di destra, può presentare passaggi di misto attorno al IV se non eccezionalmente innevata. In partenza bisogna quindi prevedere al seguito tutto il materiale di cordata.
Il tutto in una zona isolata e complicata da raggiungere qualunque versante si scelga. Sul numero 89 di Ski-alper, attualmente in edicola, sono dedicati ampi spazi al diffuso revival dello sci ripido in questa stagione.
Corso allenatori, il modulo teorico al giro di boa
Marco Mosso: 'Ci aspettiamo la nascita di gruppi di lavoro tra allenatori'
Il modulo teorico del primo corso per allenatori e assistenti tecnici di scialpinismo ha doppiato il terzo dei cinque giorni previsti in via Piranesi a Milano.
Alla fase introduttiva ha partecipato anche il colonnello Marco Mosso, comandante del Centro Sportivo Esercito di Courmayeur, che in Federazione presiede la Commissione tecnica scialpinismo.
«Ho partecipato alla parte introduttiva perché era giusto seguire da vicino questo corso, in cui per la prima volta al mondo si va a costruire la figura tecnica dell'allenatore di scialpinismo agonistico. Il primo giorno gli argomenti riguardavano proprio l'organizzazione federale, i regolamenti tecnici e le normative e la mia funzione è stata simile a quella di un 'moderatore-coordinatore' dei lavori. Nel secondo si sono affrontati aspetti normativi e legali, trattati rispettivamente dal rappresentante del Corpo Forestale dello Stato e dall'avvocato».
Proprio sulla base di selezione e sull'inquadramento di una figura così nuova si discuteva molto ancora prima dell'inizio del corso. Qual'è stato l'andamento di questa fase?
«Infatti c'è stato un confronto acceso. Rispetto al criterio di impostato della STF sono state proposte anche molte obiezioni, e il dibattito che ne è scaturito è stato senz'altro positivo perché è risultato chiarificatore. Partendo da zero, senza precedenti specifici, era inevitabile e necessario».
Qual è il criterio adottato dalla STF per l'ammissione a questo corso e per l'inquadramento dei tecnici che ne nasceranno?
«Sono stati ammessi al corso allenatori per lo scialpinismo le figure professionali della montagna inquadrate nelle due leggi quadro nazionali: i Maestri di sci e le Guide alpine. Inoltre si sono raccolte le segnalazioni dei Comitati regionali riguardanti tecnici 'di fatto' già operanti nei club, e quelle figure che per risultati agonistici e meriti sportivi avrebbero portato un patrimonio di conoscenze tecniche e passione, che tra l'altro, in un 'corso zero', vanno condivise tra partecipanti e personale tecnico formatore. Le due figure professionali, già titolate nei rispettivi ambiti, si qualificheranno come Allenatori di scialpinismo, mentre i non professionisti come Assistenti tecnici federali. Potranno operare solo nella struttura federale, cioè fino ai Comitati».
Come rispondete a chi è stato escluso da questo primo corso, pur possedendo i requisiti di ammissione richiesti?
«Dovevamo stabilire un criterio, e quando si stabilisce un criterio qualcuno ne risulta soddisfatto ed altri scontenti. In questo specifico caso è stata utilizzata la famosa lista di coloro che due anni fa avevano fatto richiesta di ammissione sul vecchio 'bando' per un corso che poi non aveva avuto seguito. Più le segnalazioni dei Comitati regionali e gli atleti di Coppa del mondo per almeno tre anni. Certamente non sono state fatte scelte 'ad personam'».
A quando il prossimo corso, quindi?
«E' prevedibile un prossimo corso, possibilmente già nel prossimo autunno, in cui i docenti saranno proprio gli Allenatori titolati nati con questo. Ci aspettiamo la nascita di gruppi di lavoro formati dai futuri docenti, che definiscano i contenuti tecnici e didattici per i prossimi corsi. Se questo processo proseguisse come nei progetti, l'Italia confermerebbe il proprio tradizionale ruolo-guida in questa disciplina e alla fine ne trarrebbe vantaggio tutto il movimento, dalla competizione al touring».
Valeruz colpito da ictus
Ora sta meglio, ad aprile aveva sciato sulla nord del Gran Vernel
Lo scorso 21 maggio Tone Valeruz, guida alpina e sciatore estremo originario della Val di Fassa, 62 anni lo scorso gennaio, è stato colpito da un malore. Trasportato in ospedale, sembra per fortuna che si tratti di un lieve ictus e che stia bene. In questo inverno senza fine, con le pareti più verticali impastate di neve, Valeruz si era reso protagonista di un'altra ripetizione illustre. Lo scorso 15 aprile ha infatti sciato lungo la parete nord del Gran Vernel.
L'IMPRESA - La parete, con pendenze fino al 60% (da quota 3210), nel gruppo della Marmolada, era stata sciata da Valeruz il 23 marzo 1973. Lo scorso aprile Tone ci ha messo circa due ore. «In condizioni difficili, con neve molto dura… si conferma tra le pareti più difficili di tutto l'arco alpino, più impegnativa di Cervino, Lyskamm e altre» ha spiegato al quotidiano L'Adige la guida alpina originaria di Alba di Canazei (Tn). Nel video caricato da Valeruz su Youtube alcuni momenti della ripetizione.
Stava Sky Race e Vertical per il tricolore
Le due gare saranno valide per il campionato italiano
Ancora una promozione per la Stava Sky Race, classico appuntamento di fine giugno riservato ai corridori del cielo che ha come teatro la montagna di Tesero, in Val di Fiemme, la conosciuta area turistica che pochi mesi fa ha ospitato i campionati mondiali di sci nordico. La Federazione Italiana Skyrunning ha infatti deciso di premiare gli organizzatori dell'Unione sportiva Cornacci assegnando la validità come duplice prova di campionato italiano sia alla skyrace, sia alla prova vertical kilometer che si disputa sempre nella stessa giornata, domenica 30 giugno. Ma non è tutto, visto che la competizione fiemmese ha pure validità come terza tappa della La Sportiva Gore-Tex Mountain Running Cup. Tre eventi in un'unica giornata dunque per la Stava Sky Race. A partire dal Verticale del Cornon, valida come seconda prova tricolore della specialità, quindi l'ottava edizione della nota gara della Cornacci sulla distanza dei 24,59 km che sarà la prova d'apertura del campionato italiano skyrace e pure terza tappa del circuito La Sportiva.
I BIG - Pur mancando ancora una mese allo start si sono registrate già le prime importanti adesioni, a partire da quella del campione italiano lunghe distanze FIDAL e fresco terzo a Zegama Tadei Pivk, così come quella del trentino Daniele Cappelletti, dato in grande forma e uno fra i protagonisti della settima edizione della gara fiemmese dello scorso anno. Non è ancora certa la presenza del dominatore di dodici mesi fa, il rumeno con passaporto spagnolo Ionut Alin Zinca. In campo femminile si attende l'adesione della vincitrice dello scorso anno Emanuela Brizio. Di alto profilo anche la starting list del Verticale del Cornon 'tricolore', visto che ci sarà il Team La Sportiva al gran completo. A partire dal recordman Urban Zemmer, quindi Marco Facchinelli, Marco Moletto, lo sloveno Nejc Kuhar e il giovane forte scialpinista Campione del Mondo Nadir Maguet.
PERCORSO - Per quanto riguarda il percorso di gara è riconfermata la scelta dello scorso anno, che aveva previsto l'unificazione della partenza e dell'arrivo presso il piazzale delle scuole di Tesero con un leggero allungamento dello sviluppo totale. La lunghezza del tracciato di gara sarà dunque di 24.930 metri con un dislivello in salita di 2125 metri (altrettanti in discesa), un percorso che nella parte iniziale vede la salita sulle pendici del Monte Cornon, per poi seguire la dorsale della costa Garbioie fino a giungere al Monte ai 2358 metri del Monte Agnello (il punto più alto della competizione), quindi la discesa lungo un pendio erboso per risalire leggermente in località Bassa e quindi al Dos dei Branchi. Da questo punto inizia la discesa che riporta i concorrenti a Tesero. La partenza è prevista per le ore 9.
Confermato anche il tracciato del Vertical del Cornon che ripercorre la parte iniziale della skyrace, riproponendo i soliti 5,5 km con un dislivello di 1080 metri e partenza alle ore 8.
Sempre nella mattinata (il via alle ore 10) si disputerà poi la Mini Stava Sky Race, riservata agli under 17 divisi in due categorie, che prevede pure una combinata con la Mini Dolomites Skyrace del 20 luglio a Canazei, con un premio speciale rappresentato da un zainetto La Sportiva per coloro che prenderanno parte ad entrambe le manifestazioni.
Beccari: Chamonix-Monte Bianco 4h 58'
L'impresa dello ski-alper italiano al seguito di Jacquemoud
Il record di Mathéo Jacquemoud sul Monte Bianco (salita e discesa in 5h6'), come già anticipato da skialper.it, ha visto la partecipazione anche di Filippo Beccari. 'Pippo', infatti, era sulla piazza della chiesa di Chamonix insieme a Jacquemoud, Bastien Fleurie e Nicholas Estudier. Beccari però non ha solo accompagnato Mathéo nel tratto a piedi, ma è anche salito sulle vetta del Bianco. 4h e 58' il suo tempo di salita: si è perso un poco nel bosco, prima di calzare gli sci a 2000 metri di quota. Sulla Cresta del Bosson il vento è stato fortissimo e la neve molto difficile. Grande impresa, dunque anche per lui!
Jacquemoud: 'Venite ad allenarvi con me e capirete'
Il transalpino torna sul record del Bianco svelando particolari inediti
Mathéo Jacquemoud e il record del Monte Bianco. Ricordate… lo scorso 14 maggio ha coperto il percorso Chamonix (chiesa)-Monte Bianco-Chamonix in 5h06', battendo il record che era detenuto da Stephane Brosse e Pierre Gignoux. Un record che Mathéo avrebbe voluto fare con Kilian Jornet ma che ha preferito anticipare per sfruttare una finestra di buon tempo non potendo aspettare Kilian che si trovava lontano da Chamonix.
C'ERA ANCHE BECCARI - A qualche giorno dall'impresa Jacquemoud ricorda quel giorno sul suo blog. «Per me il record Chamonix-Monte Bianco con gli sci è ben più di un semplice tempo. È un'avventura favolosa ed è soprattutto il record di due immensi campioni: Stéphane Brosse e Pierre Gignoux, i miei idoli di gioventù, quelli che mi hanno fatto sognare, che mi hanno dato voglia di fare lo scialpinismo e le gare». Mathéo ha anche raccontato di essere stato accompagnato nella parte a piedi da Thierry Galindo e da Filippo Beccari. «Il mio obiettivo non era quello di mediatizzare il record perché non l'avevo comunicato ufficialmente a nessun media. Per me era veramente un crono personale, una ricerca di emozioni profonde che è difficile spiegare». E poi ancora: «Stèphane (Brosse, ndr) me ne aveva parlato più volte e aveva veramente a cuore che fossimo io o Kilian a battere il record».
LA RISPOSTA AI SOSPETTI - In conclusione delle parole che sono come pietre sulle illazioni che hanno seguito le super-prestazioni di Mathèo, Kilian & co: «Accetto e comprendo tutti i sospetti, i dubbi e non ho che una sola risposta: venite a passare una giornata con Kilian e me e capirete cosa vuol dire essere appassionati come noi ma anche allenarsi e semplicemente divertirsi». Dopo questa sentenza… Mathéo è partito per qualche giorni di vacanza e relax al mare. Anche i super-eroi, ogni tanto, staccano la spina.
La Cara Amon dice Zemmer
L'altoatesino vince la seconda prova delle World Series
Non è stato un vertical come gli altri quello disputato oggi in Spagna e valido come seconda prova del circuito Vertical delle Skyrunner World Series. Le avverse condizioni meteo, infatti, hanno costretto ad accorciare il percorso. Con 30 cm di neve in quota, il tracciato originale con 1.400 m è saltato e gli atleti hanno quindi corso su un percorso nervoso da 900 metri di dislivello. Un vertical solo sulla carta, quindi, molto corribile con anche due brevi tratti in discesa.
Nonostante le caratteristiche diverse, non proprio da vertical perfetto, la vittoria è andata comunque a Urban Zemmer, seguito dallo spagnolo Agustì Roc Amador e dall'altro azzurro Marco Facchinelli, reduce dalla vittoria nella prima prova sull'Elbrus. Al quarto posto il francese Didier Zago e al quinto Marco Moletto, in forse fino all'ultimo per un fastidioso virus intestinale. Il suo quinto posto, dunque, vale molto di più. Zemmer ha fermato il cronometro a 39'26'', Roc Amador a 39'34'' e Facchinelli a 39'40''. Tra le donne successo di Laura Orgué Villa davanti a Tessa Hill e Alba Xandri Suets.
TOP 5 UOMINI
1. Urban ZEMMER (ITA- La Sportiva) 39.26.22
2. Augusti roc Amador (ESP - Like Sport) 39.34.97
3. Marco Facchinelli (ITA - La Sportiva) 39.40.96
4. Didier Zago (FRA - Arc'teryx) 40.35.78
5. Marco Moletto (ITA - La Sportiva) 41.30.72
TOP 3 DONNE
1. Laura Orgue (ESP - Salomon Santiveri) 47.23.74
2. Tessa Hill (GBR - Arc'teryx) 49.59.42
3. Alba Xandri (ESP - FEEC) 51.51.29
Il concatenamento delle vette simbolo del Trentino
L'ultima impresa di Omar Oprandi, Franco Nicolini e Mirko Mezzanotte
Un grande concatenamento delle maggiori cime e dei ghiacciai del Trentino Occidentale con gli sci da alpinismo. Ecco cosa abbiamo fatto lo scorso 13 maggio percorrendo un itinerario che tocca i più grandi ghiacciai e 'scavalcando' alcune tra le cime più importanti della nostra bellissima regione: la Presanella (3558 m), l'Adamello (3539 m), il Corno di Cavento (3402 m) e infine il Carè Alto (3462 m). Oggi non è la conquista della cima quello che conta, ma soprattutto il piacere e la grande soddisfazione di farlo a modo nostro. Un piacere che amiamo, molte volte mettendo in gioco anche qualche rischio, a tal punto da essere considerati come 'i soliti' conquistatori dell'inutile. Ma è forse proprio questo 'inutile' che dà la determinazione e l’energia per raggiungere certi obiettivi.
SESSANTA KM - Il nostro obbiettivo è stato un percorso di circa 60 km di sviluppo con più di 5.000 metri di dislivello. Una traversata, per noi logica, ma molto particolare: partire dalla cima più alta del Trentino (la Presanella) per arrivare alla 'cima simbolo' dell’intera zona, l’Adamello, attraversando tutte le vallate che si trovano fra le due vette. La cosa più bella è che siamo arrivati sulla cima dell’Adamello ancora in buon orario e soprattutto con le forze necessarie per decidere di continuare. Allora perché no: il sogno di arrivare al Carè Alto era proprio davanti ai nostri occhi… anche se, in mezzo, c’erano ben tre grandi vallate che ci dividevano dal nostro nuovo e lontano obiettivo.
VERSO CARÈ ALTO - Dopo l'Adamello eccoci alla Vedretta Mandrone (Pian di Neve Occidentale), alla vetta Cresta Croce (famosa per la croce dedicata a Papa Giovanni), alla discesa sulla Vedretta della Lobbia (Pian di Neve Orientale), alla difficile salita al Passo di Cavento, dove non abbiamo resistito all’unica vera pausa dell’intero percorso. Infatti il Bivacco Lang era proprio sulla nostra 'linea ideale'. Solo dopo il meritato riposo e solo dopo aver recuperato le forze necessarie per continuare, ci è tornata la voglia di affrontare la salita alla Cima del Cavento e la lunghissima traversata verso la Cima del Carè Alto… la sesta vetta importante della nostra avventura. La discesa in Val di Borzago è stata solo una festa per la bella giornata passata assieme, la conclusione di un sogno vissuto in prima persona durato poco meno di sedici ore. Il tutto in un ambiente che ha presentato molte difficoltà: la notte, il ghiaccio, il freddo, il pericolo di valanghe… Sei cime importanti e significative, conosciute da tutti gli scialpinisti d’Europa, collegate in un'unica giornata, attraverso una linea ideale come il nome del nostro team: Franco Nicolini, Omar Oprandi e Mirko Mezzanotte.
È possibile organizzare una serata sul concatenamento inviando un'email a guida.omar@alice.it












