Ripido, diario della stagione 2014/15

Tutte le discese su Skialper di agosto-settembre

«Quando gli appassionati di sci vivono stagioni entusiasmanti, già ad ottobre degli anni successivi iniziano ad avere aspettative che la neve e il meteo siano sempre così concilianti. Come spesso accade però la realtà è ben diversa e il desiderio di fare certe discese si trasforma in una ricerca delle condizioni che si scontra con i capricci del meteo, il vento, il caldo… o più semplicemente gli impegni o una giornata no» comincia così l’articolo di Andrea Bormida sulla stagione del ripido pubblicato su Skialper di agosto-settembre. Un resoconto dello ‘stato dell’arte’ alla fine della stagione 2014/15. Aspettando la neve…

UNA STAGIONE COSÌ COSÌ -
La stagione appena trascorsa poi verrà ricordata per i periodi con condizioni anomale, un gennaio con neve incollata anche in quota o su pareti rocciose come succede solo alcuni anni in primavera. Poi il vento, una costante fino a fine stagione, che ha riempito adeguatamente alcuni pendii lasciando per lo più in ghiaccio le grandi nord almeno… fino a questa estate. Qualche linea meritevole, belle ripetizioni, nuove grandi classiche, alcune gran belle discese concentrate a fine stagione.

LE PRINCIPALI ‘PENTE RAIDE’ - Nelle Alpi Marittime sono state sciati il Monte Matto-Cima Nanni Ugliengo sulla parete NE e il Monte unMalinvern-perete NE ad opera di Cristian Botta, Massimo Tardivo , Andrea Bormida, Cristian Botta, Alberto Berloffa, Lorenzo Facelli. Nella zona degli Ecrins, in Francia, Hervé Dógonon ha disegnato la Pointe des Avalanches-parete NE, parete NE. Diverse le discese ne massiccio del Monte Bianco. Davide Capozzi, Julien ‘Pica’ Herry, Francesco Civra Dano hanno portato a termine il Pain de Sucre-parete N-Via Originale. Diverse ripetizioni poi della parete W-Couloir Saudan del Monte Bianco. Il team finlandese composto da Jesper Petersson e Mikko Heimonen ha sciato al Col du Plan-parete N-Fil a Plomb. Sempre loro hanno disegnato la neve sul Mont Blanc du Tacul-parete E.  Kilian Jornet e Vivian Bruchez hanno concatenato il Dome du Gouter Sperone SE + Aiguille de Bionnassay Parete N + Aiguille du Tricot parete W. Vivian Bruchez e Sébastien Montaz-Rosset hanno sciato una linea sulla selvaggia parete NW del Mont Maudit. E non finisce qui perché ci sono altre sciate sul Gran Paradiso, in Svizzera e sulle Alpi un. Su Skialper in edicola tutti i dettagli…

GIA’ DISPONIBILE SU APP -
 Skialper di agosto-settembre è disponibile nelle migliori edicole a partire da inizio agosto. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui).  Per chi lo volesse acquistare immediatamente su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app! A questo link la presentazione della rivista e degli altri articoli pubblicati.


In estate osserviamo l'ambiente delle valanghe

Su Skialper in edicola un articolo di Renato Cresta

Durante l’estate abbiamo accantonato il problema delle valanghe ed è rilassante muoverci per i monti senza quest’assillo, eppure, visto che tra qualche mese il problema si ripresenterà, potremmo-dovremmo approfittare delle soste che faremo durante ogni nostra uscita per affinare i sensi. Dovremmo allungare brevemente la sosta e, guardandoci intorno, imparare a leggere il panorama. Soffermiamoci a pensare che la neve si depositerà su quanto possiamo vedere dal nostro punto di sosta: noi, il prossimo inverno, scieremo  su questo o su quel tratto di versante che ha un profilo rettilineo, o concavo, oppure convesso o a balze o, infine, ha qualche altra forma che la fantasia della natura ha predisposto. Ecco l’argomento della rubrica sulla sicurezza di Skialper di agosto-settembre, a firma di Renato Cresta.

LEGGERE IL TERRENO - Proviamo a prendere in considerazione le irregolarità della superficie, quelle che la rendono più o meno liscia oppure scabrosa, e pensiamo al declivio che abbiamo davanti agli occhi come se fosse la falda di un tetto: questo può essere fornito di fermaneve oppure può esserne privo: come si comporterà la neve sulla superficie di quel tipo di copertura? I fermaneve non sono altro che una rugosità artificiale, ideata per offrire alla neve depositata sul tetto un ostacolo capace di impedirle di scivolare oltre la gronda e cadere rovinosamente su chi transita. Afferrato il principio che le rugosità fungono da fermaneve, dovremmo anche esserci resi conto che le valanghe possono staccarsi più facilmente da un pendio liscio, anche se moderatamente ripido, piuttosto che da un pendio fortemente corrugato, anche se molto ripido. Guardiamoci bene intorno e valutiamo quello che è a portata d’occhio: inclinazione e morfologia sono apprezzabili senza difficoltà e già dicono
molto a chi sa leggere il paesaggio.

IL SUGGERIMENTO - Prendete appunti mentali di tutto questo durante le vostre escursioni estive e, se avete in programma qualche gita invernale piuttosto impegnativa, fatela precedere da una gita di ricognizione nella stagione estiva: createvi una banca dati di inclinazione, forma, rugosità, copertura vegetale, serbate memoria di tutte queste costanti locali del problema valanghe; le variabili (neve, vento, temperatura) le valuterete solo quando avrete deciso di mettervi in moto. Se noi siamo a conoscenza del tipo di suolo su cui si è depositata la neve, avremo un buon elemento in più per valutare la situazione e decidere se proseguire o tornare ma, come già detto, non dimentichiamo che, se la copertura nevosa è abbondante, si potrà verificare un  distacco degli strati superficiali anche da un pendio molto corrugato.

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Correre per dimagrire

Su Skialper di agosto-settembre gli errori piu' comuni e i rimedi

Chissà in quanti, leggendo il titolo, siete saltati sulla sedia. Non sono pochi, infatti, quelli che hanno iniziato a fare trail per perdere peso. Tanti ci sono riusciti, altri meno… Sul numero in edicola di Skialper il dottor Massimo Massarini, medico dello sport, spiega perché…

LOTTA AL GRASSO -
Nell’atleta che pratica corsa in montagna o scialpinismo il grasso corporeo rappresenta una zavorra da portare in salita e quindi si cerca di tenerlo al minimo. Il grasso corporeo, che protegge dagli urti, dal freddo e sostiene gli organi interni, concorre inoltre a produrre sostanze (adipochine) responsabili di uno stato di infiammazione cronica che favorisce l’insorgenza di malattie cardiovascolari. La percentuale di massa grassa non dovrebbe comunque superare il 12-15% del peso corporeo.

OBIETTIVO 7.000 - Innanzitutto è bene precisare che per perdere un chilo di massa grassa è necessario bruciare 7-9000 kcal, ovvero creare un deficit tra entrate e uscite pari a questo quantitativo calorico. L’obiettivo può essere raggiunto con un aumento del volume di allenamento, riducendo l’assunzione di alimenti o con entrambe le soluzioni.

I FATTORI CHE INFLUENZANO IL DIMAGRIMENTO - A volte però, anche se i ‘numeri di bilancio’ sono negativi, l’ago della bilancia non scende. Come mai? In questi casi bisogna indagare su come e quando si mangia. In altre parole, le stesse calorie giornaliere distribuite in modo diverso durante la giornata e con percentuale di nutrienti corrette possono generare effetti diversi sul metabolismo.

GLI ERRORI PIU’ FREQUENTI - Tendenza ad assumere la maggior quantità di calorie con il pasto serale, pasti ricchi di carboidrati lontano dagli allenamenti, carboidrati ad alto indice glicemico (pane di farina 00, pasta, riso, patate, bevande dolcificate, alcol), limitata quantità di verdure, tenere bassi, non più del 10% delle calorie giornaliere, i grassi saturi. Come ovviare a questi problemi? Leggendo l’articolo su Skialper di agosto-settembre!

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Sulle orme di Heini Holzer

Su Skialper di agosto con bici e sci sulle discese aperte dall'altoatesino

Due freerider, una bici e… decine di montagne da salire e di itinerari di sci ripido da sciare. Detto così sembrerebbe il sogno di tutti. Invece per Tommaso Cardelli e Cristian Dallapozza è diventato realtà. Con un obiettivo ancora più ambizioso… ripercorrere alcune delle più belle discese del grande Heini Holzer, uno dei padri indiscussi dello sci estremo. «Tutto nasce dalla passione per lo sci fuoripista che ci accompagna da sempre e dalla voglia e curiosità di scendere lungo le più belle pareti delle Alpi - dice Tommaso -. Sia io che Cristian viviamo in Dolomiti e negli anni abbiamo prima sentito parlare e poi ripetuto alcune delle linee di Heini Holzer, che proprio in Dolomiti ha effettuato tantissime prime discese. Curiosando sul web e leggendo la sua biografia abbiamo scoperto che lo spazzacamino di Merano aveva spaziato con la sua attività di sci estremo su tutte le Alpi agli inizi degli anni ’70; da qui l’idea di ripercorrere alcune discese attraverso un viaggio che ci avrebbe portato dalle Dolomiti fino alle Alpi Occidentali». Proprio quel viaggio che Skialper di agosto-settembre documenta con un ampio reportage.

NUMERI - Partenza il 14 aprile, rientro il 5 maggio, 700 km in bici e 21.000 metri di dislivello cumulato. Per il loro viaggio Tommaso e Cristian hanno scelto una mountain bike a pedalata assistita «sicuramente più pesante ma utile per gli avvicinamenti. In alcuni casi siamo riusciti a percorrere buona parte degli itinerari su sentiero per arrivare all’attacco della parte su neve, abbandonando poi le bici dietro a qualche albero».

LA DISCESA PIÙ BELLA… -
«È una delle più facili, ma a renderla bella sono state le condizioni: il canale nord del Gran Zebrù. Purtroppo il meteo continuava a essere molto incerto e alternava nevischio a nebbie che circondavano le montagne, costringendoci a rimandare la partenza fino alle 11 di mattina! Poco fiduciosi, sia per via dell’orario che per il meteo, abbiamo fatto la nostra salita nel canale e, una volta arrivati in piena parete, siamo stati costretti a fermarci e aspettare che le nuvole si alzassero un poco e ci permettessero di capire dove andare. Siamo arrivati in cima abbastanza stanchi psicologicamente per via delle condizioni meteo ma galvanizzati da 15 centimetri di neve fresca e da qualche sprazzo di azzurro che iniziava a farsi spazio. La discesa è stata semplicemente stupenda, nessuno sulle montagne attorno a noi e condizioni da urlo; a volte un pizzico di fortuna non guasta!».

E LA PIÙ DIFFICILE - «Sicuramente il Piz Palù, in Svizzera. Abbiamo fatto la Via Soresini, con una pendenza media di 60°. Le prime curve sulla cresta sono uno spettacolo: si scia sul ripido, con grande esposizione e neve perfetta. Dopo un centinaio di metri purtroppo le condizioni sono cambiate e ci siamo ritrovati su neve dura e lucida. Senza perderci d'animo e mantenendo una grande concentrazione, abbiamo optato per due calate di 50 metri circa, per potere superare il tratto più ghiacciato. Finite le manovre di corda, abbiamo continuato a sciare veloci per spostarci dalla grossa seraccata che incombeva sopra di noi».

IL RICORDO DI GIORGIO DAIDOLA - Lo chiama ‘cacciatore di emozioni’ Giorgio Daidola, che a corredo dell’articolo ha scritto un bel ricordo di Heini Holzer. «Ho avuto la grande fortuna di conoscere Heini Holzer negli anni settanta, durante le indimenticabili conferenze sul suo sci estremo organizzate dalla Rivista della Montagna. Heini era un uomo minuto dallo sguardo dolce, aveva un modo di fare da persona semplice, modesta e ai limiti dell'ingenuità. Piaceva per questo, perché era un uomo vero, non uno che recitava per fare contenti gli sponsor. Di sponsor Heini non ne aveva, probabilmente non sapeva neppure cosa fossero. Era un uomo di altri tempi, che si rifaceva al grande alpinismo classico. Ma era anche un cacciatore di emozioni, sapeva trascinare il pubblico nel suo cerchio magico come pochi altri» scrive Daidola. 

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Cordillera Blanca fast & light

Su Skialper di agosto alla scoperta delle vette peruviane

La Cordillera Blanca del Perù. Un sogno. Che Silvestro Franchini e il fratello hanno realizzato e raccontato su Skialper di agosto-settembre. «Non ci siamo certo annoiati… Non abbiate paura, non vi stuferete, il meteo in genere è sempre abbastanza stabile e se il vostro obiettivo è di salire su vette di 5.000 o 6.000 metri in stile fast & light, unendo alpinismo non troppo difficile e velocità, la Cordillera Blanca non vi deluderà» ha scritto Franchini.

VACANZA MULTISPORT - La vacanza può essere molto varia, oltre ai bellissimi trekking (Huayhuash, Santa Cruz) potrebbe valere la pena di venire fin qui solamente per scalare su roccia: big-wall e bouldering da paura… A chi piace correre le valli offrono terreno per allenamenti in alta quota mostruosi. «Una volta arrivati a Huaraz, la Chamonix delle Ande, ci siamo trovati davanti a una città di 120.000 abitanti. Al primo impatto la porta delle Ande ci è sembrata sporca e caotica, ma poi abbiamo avuto modo di conoscere i ritmi di vita peruviani e apprezzare le usanze e la cucina del luogo». L'acqua è imbevibile, meglio idratarsi con tisane e iniziare a caricarsi per la montagna con mate de coca e Inca Cola.  «Abbiamo imparato un’altra lezione: evitate di andare in montagna nei giorni a cavallo di un cambio di luna, in genere il tempo è molto instabile» aggiunge Franchini.

LE GITE - Salite ‘fast & light’ quelle proposte da Silvestro Franchini. A partire dal Rifugio Huascaran (4.650 m), una gita da fare in stile skyrunning, ottima come allenamento/acclimatamento. Potrete macinarvi i 1.880 metri di dislivello che separano il rifugio dalla valle in giornata, partendo dall'abitato di Musho (3.070 m), raggiungibile con bus collettivo da Carhuaz, e proseguire fino all'inizio del ghiacciaio, a 4.950 metri. Le vere mete però sono altre: Nevado Ishinca (5.530 m), Nevado Pisco (5.752 m), Chopicalqui  (6.354 m). Questa scalata a detta di molti è una delle più belle dell'intera Cordillera per il paesaggio mozzafiato che regala e per le difficoltà tecniche mai elevate: attenzione solo alla stabilità della neve a inizio stagione.

ATTREZZATURA - Tenda e sacchi a pelo, abbigliamento per affrontare un 4.000 delle Alpi nelle mezze stagioni se pensate di scalare montagne dai 5.000 ai 6.000 metri, scarpe semi-ramponabili serie e abbastanza isolanti ideale per affrontare cime fino a 6.000 metri in stile leggero e veloce. Con questi modelli potrete partire dalla calda Huaraz e affrontare l'avvicinamento talvolta lungo e pianeggiante risparmiando energie preziose per la cima ed evitando di caricarvi gli scarponi sullo zaino. Per le cime più alte ci vogliono calzature più calde, da alta quota.

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L'impresa di 'Cala' Cimenti

Il piemontese primo italiano su tutti i 7000 russi

Il 19 agosto alle ore 15 Carlalberto 'Cala' Cimenti, alpinista di Pragelato (To), ha raggiunto con successo la vetta del Communism Peak diventando così il primo italiano della storia a ricevere l'onorificenza Snowleopard e il primo al mondo a scendere da questa vetta con gli sci ai piedi. Questo riconoscimento, rilasciato dalla Federazione Alpinistica Russa, viene concesso esclusivamente
agli alpinisti che scalano tutte le cime oltre i 7.000 m presenti sul territorio dell'ex Unione Sovietica.Il progetto Snowleopard di Cala è iniziato nell’estate del 2013. Allora l’intento di Cimenti era quello di scalare in soli due mesi queste cinque montagne e, quando possibile, sciarle. Il tentativo gli riuscì in parte, raggiungendo la cima del Peak Lenin, del Khan Tengri e del Peak Korjenekaya ma mancando la cima delle Pobeda e del Communism Peak per un soffio. Durante la scorsa stagione estiva il progetto si è invece arricchito della cima del Pobeda,
conseguita il 13 agosto 2014.

LA CRONACA - Il 22 luglio 2015 Cala è partito per il Tajikistan con l'obiettivo di scalare il Communism Peak,montagna di 7.495, chiamata anche Pik Ismail Somoni. Purtroppo però l'inizio della spedizione non si è rivelato dei più promettenti, a causa infatti di una grave inondazione nel sud del Tajikistan il volo con l'elicottero da Djirghita al campo base è stato posticipato al 2 agosto. «Davanti a questa tragedia non ci si può arrabbiare per il fatto che non si possa prendere un elicottero in un giorno prestabilito. Rimane però il senso di frustrazione e di impotenza per l'impossibilità di perseguire il mio progetto nel migliore dei modi: arrivando al campo base il 2agosto rimanevano di fatto meno di 17 giorni per l'acclimatamento e il tentativo di vetta» ha detto Cala.
Giunto finalmente alla base del Communist Peak e trascorsi alcuni giorni in quota nei campi avanzati per abituare il corpo all'altitudine, il 14 agosto Cala è tornato al campo base per poter organizzare la settimana decisiva. Proprio in quel giorno ha preso parte a un'operazione di soccorso nella quale, insieme ad altri alpinisti presenti al campo, è riuscito a portare in salvo un ragazzo russo scomparso da 8 giorni. Il 16 agosto Cala è finalmente partito dal campo base (4.200 m) e in quattro giorni ha raggiunto con successo la vetta del Communism Peak a 7.495 m diventando così il primo ‘Italian Snowleopard’.Parallelamente alla spedizione sono già iniziate le riprese di ‘The Italian Snowleopard’, breve docu-video ideato e realizzato da Pillow Lab ( www.pillowlab.it ) e prodotto in collaborazione con Ferrino ( www.ferrino.it ) e Cébé ( www.cebe.com ).


Alpine running a due passi da Torino

Su Skialper di agosto-settembre tutte le info sulla nuova tendenza alpina

«L’anno scorso, scendendo da un’ascensione alpinistica nel massiccio francese degli Ecrins, avevo maledetto lungo tutti i 1.200 metri di dislivello da percorrere in discesa il peso del mio zaino e la scomodità degli scarponcini che avevo ai piedi. Solo pochi giorni prima ero in giro con uno zainetto da dieci litri e delle comode scarpe da trail e in quel momento rimpiangevo la leggerezza di quell’attrezzatura» Inizia così l’articolo di Federico Ravassard sull’alpine running in Val di Susa e Val Chisone sul numero di agosto-settembre di Skialper.

ALPINE RUNNING PERCHÉ - Molte salite alpinistiche, tanto più quelle che si svolgono in ambienti non glaciali, richiedono meno materiale di quello che siamo abituati a utilizzare: gli scarponcini da alpinismo sono un peso superfluo, tanto più se non si devono adoperare i ramponi e con delle calzature più leggere si potrebbe anche correre durante l’avvicinamento, o almeno in discesa, accorciando notevolmente i tempi. Idem per l’abbigliamento e lo zaino: veramente bisogna partire con pantaloni pesanti in cordura e uno zaino da 30/40 litri per una cresta da fare in giornata sotto i 3.000 metri, quando nello skyrunning gli stessi ambienti si affrontano in pantaloncini e canottiera? In questo modo si possono affrontare in mezza giornata itinerari che richiedono normalmente molto più tempo, o magari concatenare più vie, divertendosi il doppio. Un’attività che molti possono fare, soprattutto se si scelgono itinerari con difficoltà alla propria portata, tanto più se affrontati con materiale ridotto al minimo.

ISTRUZIONI PER L’USO - Per iniziare in questa evoluzione dello skyrunning, è doveroso affrontare alcune premesse: sono richieste capacità alpinistiche di base (progressione alternata, in conserva, protezione tramite friend/nut…) e soprattutto è importante sapere scegliere con cura l’itinerario e, di conseguenza, il materiale necessario. Meglio puntare su percorsi a quote relativamente basse, evitando così rischi quali freddo e terreni d’alta montagna (ghiacciai, crepacci) che richiederebbero attrezzatura extra.

COSA PORTARSI? - Prima di tutto, via gli scarponcini: dal momento che non si percorrono tratti innevati e non si utilizzano i ramponi, meglio puntare su scarpe da avvicinamento con una suola adatta ad affrontare passaggi da arrampicata o, nel caso che si abbia già una certa confidenza nel mondo verticale di appigli, fessure e tacche, possono essere sufficienti normali scarpe da skyrunning o speed hiking. Abbigliamento da corsa, portando però con sé uno strato caldo di sicurezza come un piumino o una giacca compattabile e un hard-shell. Zaino da 15/25 litri, che sia stabile durante la corsa e dotato di fettucce per fissare esternamente corda e casco. Bastoncini: solo se di tipo telescopico o a sonda, per poterli riporre nei tratti tecnici in cui è necessario avere le mani libere. Per l’imbrago, meglio optare per uno leggero e che sia poco ingombrante quando, nell’avvicinamento, lo si ripone nello zaino. Per tutto il resto, bisogna valutare a seconda dell’itinerario: a volte possono bastare 30 metri di corda e qualche rinvio oltre, ovviamente, a fettucce, moschettoni a ghiera e assicuratore/discensore, in altri casi invece bisogna utilizzare anche protezioni veloci (friend, nut), due mezze corde e altro ancora.

SCARPE AD HOC - Negli itinerari percorsi abbiamo avuto modo di testare sul loro terreno le Salomon X Alp GTX, le nuove calzature della casa francese pensate proprio per l’Alpine Running. Essenzialmente, si tratta di un ibrido fra una scarpa da speed-hiking e uno scarponcino da alpinismo, con un peso dichiarato di 460 gr: tomaia bassa e avvolgente con quick-lace, ottimo ammortizzamento su tutta la pianta, specialmente sul tallone, una protezione degna di una scarpa anti-infortunistica e una suola pensata appositamente per avere il giusto grip nei passaggi di arrampicata. In discesa la punta rinforzata e l’ottima suola le rendono adatte anche a ritmi elevati su terreni tecnici, per poi esaltarsi sui ghiaioni, dove si sono rivelate degli autentici carri armati, proteggendo quanto uno scarponcino.

DOVE - Noi abbiamo provato l’alpine running in Val Susa sul Monte Chaberton (3.130 m) e in Val Chisone, sul Monte Orsiera  (2.890 m), nel parco dell’Orsiera Rocciavrè. Due itinerari davvero molto belli a pochi chilometri da Torino. Ecco perché abbiamo scelto come immagine di copertina di Skialper 101 proprio una foto tratta da questo servizio assolutamente da non perdere…

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La Lake Garda Mountain Race alla maniera di Federica

Su Skialper 101 di agosto/settembre la recensione di Federica Boifava

«Un titolone così scodella aspettative variopinte e rumorose. Un nome del genere profuma di limoni, lycra e pomate alla canfora. Un ID di questo calibro, ti costringe a sillabare con cura l'anteprima di uno spettacolo trasversale, una ‘passeggiata’ lungolago con gli occhi a duemila metri di quota e i piedi a filo di nuvole, sospesi fra il verdone dei mughi del Baldo e il blu di un Garda che sa già di fiordo. Insomma, una location naturalmente (nel senso di natura, diamine!) vincente che si presta al gioco, assecondando l'entusiasmo degli organizzatori, anime devote al dio dello sport (quello buono) che, nella vita, hanno fatto voto di fatica e di sorriso». Comincia così a scrivere della Lake Garda Mountain Race una firma d’eccezione, Federica Boifava, che ha provato per noi il percorso della gara sul Benaco. Ecco alcune ‘perle’.

VERTICAL O CORSA IN MONTAGNA? -
«Si sale subito, con la ferocia di un vertical,  ma con l'agghiacciante consapevolezza che i metri da fare saranno esattamente il doppio, schiaffo in un chilometraggio da manuale di corsa a in montagna: 12 km. Il verdetto delle coronarie potrebbe risultare prevedibile e banale, ma sopravvivere a questo percorso sarà in realtà più semplice di quanto non si riesca a credere…».

FUNIVIA VERSUS ATLETA -
 «La leggenda narra che gli atleti tosti siano in grado di salire più velocemente degli impianti. Verità o mitologia? Non sarà difficile scoprirlo, perché si può godere di un confronto diretto fra coscia umana e trazione al metallo, specie nella prima parte di bosco luminoso e aperto». 

FINITA? -
«Patteggiando i supplementari con la morte, si ottiene l'arrivo alla stazione finale della funivia. Finita? Manco per scherzo! La salita a cima Pozzette è ancora lunga e - udite udite! - corribile.  Certo,  la possibilità di sgambettare ancora, dopo 1.500 metri di dislivello feroce, è riservata soltanto agli specialisti del verticale... o ai camosci, che da qui in avanti, risulterà facile avvistare,nelle ghiaie pallide che si tuffano nella piana del lago».

E’ QUI LA FESTA - 
«Concedersi un brindisi di più non sarà poi un problema perché il rientro in funivia è garantito per tutti. E, per i più scafati, la festa continua alla mitica ‘Speckstube’, giù in paese. Ai più romantici, invece, non resta che massaggiare i gemelli, immergendosi nelle luce stanca del pomeriggio gardesano, contemplando la malinconia brillante del lago che piano piano si rifugia in acque scure pennellate di tramonto».

UNA GARA DA NON PERDERE -
La data da segnare è quella del 10 ottobre, sabato, così poi si può tirare tardi e fare festa. L’edizione numero 5 della Lake Garda Mountain Race prevede in realtà due gare, la Ultimate Running Class, con partenza da Malcesine e arrivo a Cima Pozzette, dislivello di 2.000 metri e lunghezza di circa 12,3 km, e la 1700 non competitive Class, aperta a runner, trekker e nordic walker, con arrivo a Tratto Spino, stazione di monte della funivia panoramica del Monte Baldo, dopo 9,5 km e 1.700 metri di dislivello. Iscrizione di 34 euro per la Ultimate fino al 28 settembre e di 39 successivamente, mentre per la non competitive la tariffa unica è di 25 euro. Il programma prevede la partenza alle 10 e il pasta party a partire dalle 12 all’arrivo della gara con competitiva. Alle 14 le premiazioni e dalle 19 festa finale presso la Speck Stube di Malcesine con lotteria e ricchi premi. Venerdì 9 ottobre, invece, in programma la Kids Run per bambini nati dal 2002 al 2009. www.lakegardamountainrace.com

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Leggeri e veloci nel 2016

Su Skialper di agosto-settembre tutte le novità della prossima estate

Leggero e veloce. È questo il principale trend della primavera-estate 2016 emerso girando tra i padiglioni di Outdoor 2015, la fiera dell’articolo sportivo di Friedrichshafen che si è imposta negli ultimi anni come salone di riferimento per le tendenze del mondo outdoor. Ne parliamo su Skialper di agosto-settembre in un ampio reportage con le foto delle principali novità e tutte le caratteristiche.

FAST-
La velocità della corsa outdoor dunque è uno dei principali trend 2016, con veramente tanti modelli nuovi di diversi brand, ma anche quella più spensierata dallo speed-hiking, un trend che Skialper ha individuato già l’anno scorso tra i più importanti e che ad Outdoor ha visto diverse aziende presentare scarpe che strizzano l’occhio all’andare veloci per montagne. Tra le scarpe da running da segnalare le nuove Dynafit Feline Vertical Pro, per lo skyrunning, le La Sportiva Akasha, per le lunghe distanze, la nuova linea Scarpa, con Neutron (sky), Proton (lunghe distanze) e Atom (minimalista per ritmi veloci). Scott propone la Kinabalu Enduro, Mammut le rinnovate MTR 201 e 141, Tecnica Maxima  e Xlite 3.0, Salomon la rinnovata linea Wings e il modello di punta per il city trail, la Sonic, Hoka la nuova Speedgoat, che sostituisce la Rapa Nui. Salewa presenta la nuova Lite Train, modello d’esordio nel mondo outdoor per la suola Michelin, una scarpa pensata per il ‘mountain training’. 

SPEED HIKING -
Tanti anche i modelli per lo speed hiking, per esempio Millet Fast Alpine e Tecnica T-Cross. La trasversalità è un altro trend, percepibile, per esempio, nella nuova linea di La Sportiva, Traverse XSeries,  scarpe con ammortizzazione, fit e flessibilità derivati dal mountain running, protezione da montagna e grip di ispirazione climbing, un modello cross tra approach, mountain running e mountaineering. Interessanti novità anche da Hoka con la Tor completamente rinnovata.

IL RESTO -
Nuovi caschi, come il Camp Titan o Salewa Vayu, bastoni con innovativi shock absorber come quello presentato da Leki, action cam rivoluzionarie come la Garmin Virb XE e naturalmente tanto abbigliamento… il 2016 non deluderà nessuno.

MONTURA FOOTWEAR -
Il marchio famoso per l’abbigliamento outdoor entra in maniera importante nel footwear con una linea completa e ricca di contenuti tecnologici. Si parte dalla linea ‘casual’ Geographic, con un modello, per passare alla approach, con il modello Yaru, a vista decisamente innovativo, declinato in tre versioni, Light, Gtx e Techno Gtx. Il focus di Yaru Light è la leggerezza abbinata alla protezione. Il sistema di allacciatura diviso in due zone e la costruzione asimmetrica con linguetta e collare ergonomici, oltre all’utilizzo di suola Vibram, sono alcuni degli highlight di questo modello. La linea hiking prevede un modello, Alpine Trek Gtx, mentre nella collezione mountain saranno disponibili ben quattro scarpe: Vertigo Leather Gtx, Vertigo Gtx, Supervertigo Gtx e Supervertigo Carbon Gtx.

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Birra e allenamento, alcune considerazioni

Ne parla su Skialper 101 di agosto/settembre il dottor Da Ponte

«Siamo tutti d’accordo che prima e durante l’attività fisica non si debba bere alcol, ma dopo? Basta guardarsi attorno e la risposta sarebbe decisamente no, ma siamo sicuri che non faccia male?». È questa la domanda che si pone il dottor Alessandro Da Ponte sul numero di agosto-settembre di Skialper. 

SÌ O NO?
Durante l’attività alpinistica, in particolare, meglio evitare bevande alcoliche per non rallentare i riflessi e, importantissimo, per non ridurre la capacità di termoregolazione: è un falso mito quello di bere alcol per combattere il freddo. Alcol vietato per gli atleti quindi? Certo andrebbe ridotto al minimo ma nelle bevande alcoliche non c’è per fortuna solo alcol ed un po’ di piacere non è necessariamente peccato. Nel vino, quello rosso soprattutto, ci sono molti importanti antiossidanti quali il rasveratrolo. 

BIRRA -
E la birra? Il discorso è un po’ diverso: contiene poco alcol ed è ricca di sali minerali e di vitamine che sono importanti per l’atleta. Certamente non va bevuta durante l’attività fisica soprattutto se intensa: potrebbe compromettere il buon controllo della glicemia da parte del fegato e rallentare il funzionamento del sistema nervoso. Di birre ce ne sono in commercio di tutti i tipi e per tutti i palati: la cosa più importante da valutare è la quantità di alcol contenuta, in media attorno al 4%, ricordando che  ogni grammo di alcol fornisce circa 7 calorie. «Personalmente, e qui temo di essere in minoranza, non credo che sia una buona idea bere birra subito dopo le gare o allenamenti intensi - continua Da Ponte - perché le prime ore del recupero sono quelle fondamentali e anche pochi grammi di alcol possono alterare un recupero ottimale. Diverso è bersi una birra ogni tanto, lontano dall’attività fisica».
La questione, in ogni caso, è sviluppata nel dettaglio sul numero della rivista in edicola.  

GIA’ DISPONIBILE SU APP - 
Skialper di agosto è disponibile nelle migliori edicole a partire da inizio agosto. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui).  Per chi lo volesse acquistare immediatamente su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!   


Fastpacking, ne parliamo su Skialper 101

Un ricco approfondimento su come muoversi in autosufficienza in montagna

Uno dei servizi portanti del numero nuovo di Skialper (101, agosto/settembre 2015, 144 pagine) è quello dedicato al fastpacking. Un modo di viaggiare ‘fast&light’ lanciato dagli appassionati di mountain bike, ma che si sposa alla perfezione anche per chi ama correre o camminare veloce in montagna.

AUTOSUFFICIENZA - Il confronto tra MTB e corsa nasce spontaneo. «La corsa è ancora di più attività che ci connette con la dimensione originale del rapporto uomo-natura. Certo, correre può essere meno divertente dell'andare in bicicletta, è sicuramente più faticoso, sono meno i chilometri che si possono coprire in una giornata e lo stesso percorso può impegnare per più tempo, implicando così una maggior necessità di riserva idrica e alimentare eppure... eppure... si può fare! E poi, diciamolo, il fast packing non è altro che un trail o un ultra-trail in autosufficienza». Così introduce l’argomento Gianluca Gaggioli, che per noi ha curato il servizio, insieme a Claudio Primavesi e con le magnifiche immagini di Federico Ravassard.

DI COSA PARLIAMO? -
Il servizio è molto ricco ed esaustivo: dalla scelta dello zaino, alla ‘packing list’ (l’elenco di cosa non potete proprio dimenticare, per intenderci…). La distribuzione del peso nello zaino, la scelta della tenda e del fornelletto, come organizzarsi per trascorrere la notte all’aperto, le strategie di fuga se qualcosa non dovesse andare secondo programmi.Tanti utili consigli e tips&tricks da cui partire per approfondire ancora di più l'argomento. E poi la prova sul campo di scarpe, abbigliamento e accessori perfetti per iniziare con il fastpacking.  

DA SOLI O IN COPPIA? -
Un simpatico risvolto dalla monografia che vi stiamo presentando. «Se il vostro compagno di viaggio è la vostra compagna di vita... beh, se succede qualcosa che porta tensione, non sarà facile nemmeno il ritorno a casa, a meno che non siate fortunati, come il sottoscritto, da scoprire in lei la persona a cui vale la pena di dedicare la propria vita. È una cosa meravigliosa, Ma sappiate che la tenda a 2 posti è più pesante e ingombrante, e che toccherà sempre all'uomo portarla…».

NON FINISCE QUI - Quella che troverete sviluppata sulle 12 pagine della rivista in edicola in questi giorni è un’introduzione al tema. Ma l’argomento non si esaurisce certo qui. Ora che vi abbiamo inquadrato l’argomento su ogni numero presenteremo nuovi prodotti idonei al fastpacking e soprattutto vi proporremo itinerari da percorrere in autonomia. Naturalmente se avete suggerimenti o proposte in questo stile, sono ben accetti in redazione! 

GIA’ DISPONIBILE SU APP - 
Skialper di agosto è disponibile nelle migliori edicole a partire da inizio agosto. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui).  Per chi lo volesse acquistare immediatamente su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!  


Cala Cimenti tenta il Communism Pik

Sarebbe il primo italiano ad avere salito tutti i 7.000 russi

Mancano 10 giorni alla partenza per il viaggio che dovrebbe concludere il progetto Snowleopard iniziato da Carlo Alberto ‘Cala’ Cimenti nell’estate del 2013. Allora l’intento dell’alpinista era quello di scalare in soli due mesi le cinque montagne più alte del territorio che una volta era l’Unione Sovietica, le uniche a superare i 7.000 metri di quota. Il tentativo gli riuscì in parte, raggiungendo la cima del Pik Lenin, del Khan Tengri e del Pik Korjenekaya e mancando la cima delle Pobeda e del Communism Pik per un soffio. Lo scorso anno il progetto Snowleopard si è arricchito della cima del Pobeda, conseguita dall’alpinista il 13 agosto. Cala si trova ora in Tajikistan, sul ghiacciaio Moskvina, al campo base avanzato e al cospetto dell’imponente Communism Pik . Questa enorme montagna di 7.495, chiamata anche Pik Ismail Somoni, rappresenta l’ultimo sforzo di Cala per il conseguimento dell’onorificenza Snowleopard che viene assegnata dalla federazione alpinistica russa a chi scala tutte queste cinque cime over 7.000. Questo riconoscimento, molto ambito e prestigioso nei paesi dell’area asiatica e dell’est europeo, non rappresenterebbe solo il primo conferito a un italiano ma, come afferma lui stesso «la bella conclusione di un lungo viaggio, un’intensa esperienza di vita che mi ha dato tanto e che mi è costata tanta fatica e sacrifici e che è giusto termini quest’anno per non rischiare che diventi un’ossessione».La spedizione si concluderà inderogabilmente il 22 agosto, unico giorno previsto per rientrare dal campo base. Parallelamente ai preparativi per la spedizione sono già iniziate le riprese del video ‘The Italian Snowleopard’, ideato e realizzato da Pillow Lab (
www.pillowlab.it
) e prodotto in collaborazione con Ferrino (
www.ferrino.it
) e Cébé (
www.cebe.com
) - breve documentario che racconterà l’ultimo atto di questa avventura. Sulla pagina Facebook Snowleopard Ski Project tutti gli aggiornamenti.
 

 

Ciao a tutti, qui a Djirgital sono le 22:44 e sto andando a dormire perché domani finalmente si dovrebbe volare al campo... Posted by Snowleopard Ski Project on Venerdì 31 luglio 2015


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