Blogger Contest, ecco la giuria
C'e' tempo fino al 10 settembre per partecipare
Roberto Serafin, Davide Fioraso, il direttore di Skialper Claudio Primavesi, Franco Michieli e Simonetta Radice sono i cinque giurati che avranno il compito di valutare i testi e le foto dei partecipanti alla quinta edizione del Blogger Contest. L’edizione 2016 del Blogger Contest ha come tema i Vagabondi delle montagne e intende esplorare la montagna come terreno di vagabondaggio, come ricerca della libertà più estrema intesa come quella di non avere una vera meta, liberi da mode e condizionamenti. La giuria, presieduta da Roberto Serafin, valuterà le opere in base a cinque criteri: la capacità complessiva di interpretare il tema del concorso; la qualità del testo e dell’immagine; la padronanza del mezzo di comunicazione e dei relativi linguaggi.
FINO AL 10 SETTEMBRE - Per partecipare (c’è tempo fino al 10 settembre) si deve presentare una micro-storia inerente il tema del concorso, al massimo di 400 parole, accompagnata da una foto. Tutte le informazioni sono consultabili su www.altitudini.it. Entro il 30 settembre la giuria selezionerà i tre blogger vincitori che riceveranno premi per un valore di 2.500 EURO, in materiali tecnici e soggiorni in quota, offerti dalle aziende sponsor.
PREMIO SKIALPER - Sono inoltre previsti due premi speciali. Fra tutti i partecipanti la giuria indicherà tre blogger che dal 14 al 16 ottobre 2016 parteciperanno al International Mountain Summit (IMS) di Bressanone con il compito di raccontare l’IMS. L’altro premio speciale è offerto proprio da noi di Skialper che selezioneremo tre blogger i quali vedranno pubblicate le loro opere, oltre a ricevere un abbonamento annuale alla rivista.
Hawker da record sul Monte Rosa
La britannica ha chiuso il giro di 169 km in 37 ore e 10 minuti
La regina dell’UTMB (5 vittorie) si candida a diventare anche regina dell’UTMR? Lizzy Hawker ha infatti provato nello scorso fine settimana quello che dovrebbe essere il percorso dell’Ultra Tour Monte Rosa dal 2017. La Hawker ha compiuto il periplo del Monte Rosa con partenza e arrivo a Grächen, in Svizzera. In totale 169 km e 11.700 m D+ in 37h10’. Partenza alle 4.05 di venerdì mattina e arrivo alle 17,15 di sabato.
APPUNTAMENTO A SETTEMBRE - Intanto a inizio settembre, tra il primo e il 3, ci saranno ben due gare su percorso ridotto di 116 km, la Ultramarathon in un’unica tappa da Cervinia a Grächen via Gressoney e Macugnaga (116 km e 7.500 m D+) e la versione divisa in tre tappe. La partenza della Ultramarathon alle 10.30 di venerdì 2 settembre, esattamente fra un mese, mentre le tre tappe partiranno alle 8 del primo settembre. «Quando correvo su questi sentieri mi sono detta: ‘questa è la gara che vorrei correre’. Non esisteva così l’abbiamo creata. Il percorso completo (dal 2017) è più duro dell’UTMB» ha detto la Hawker.
Kilian pronto per l’Everest
Sabato 7 agosto la partenza dall’Europa
L’ultima vetta del suo ‘Summit of my life’, quella più difficile. Kilian Jornet sfiderà l’Everest alla ricerca del record di velocità di salita e discesa. Sempre con il suo stile. «L’Everest - spiega Kilian - è probabilmente una delle salite più impegnative che abbia mai affrontato. Credo che sarà una grande esperienza, per come il mio corpo reagirà in quota e anche perchè l’affronterò in stile alpino, nel modo il più possibile minimalista. Mi preparo da molti mesi per questo tentativo e sono ansioso di iniziare. Le vette del Summit of my life mi hanno sempre portato oltre i miei limiti e credo che questa volta non sarà diverso».
Dunque niente ossigeno, corde fisse o campi in quota per affrontare la parete Nord dell’Everest sino agli 8.848 metri della vetta. Con lui ci saranno l’alpinista Jordi Tosas e i cameramen e guide Sébastien Montaz-Rosset e Vivian Bruchez. In questo periodo si sta allenando sulle Alpi, la partenza dall'Europa è programmata il 7 agosto e il team prevede di rimanere in zona per otto settimane all'interno delle quali cercare la finestra meteo giusta. I componenti inoltre hanno svolto parte dell'acclimatamento in Europa, stando molto in quota. La partenza è fissata dal monastero di Rongbuk, in Tibet, poi Kilian Jornet affronterà circa 30 km prima di raggiungere il campo base avanzato sul versante nord (Zombie Camp, a 6.500 metri), da dove avrà inizio la salita alla vetta. Corridoio Norton o Hornbein le vie che probabilmente verranno seguite per la salita.
Jason Schlarb, l'Hardrock nel cuore
L'ha percorsa anche con gli sci. E adesso punta all'UTMB
Jason Schlarb è un volto conosciuto nel mondo ultra, soprattutto negli States, ma con la vittoria alla Hardrock, insieme a Kilian, ha ottenuto il risultato più importante della sua carriera e adesso avrà i riflettori puntati all’UTMB, atteso come uno dei protagonisti (si era piazzato quarto nel 2014). L’ex-militare dell’Esercito statunitense (ha combattuto anche in Iraq), riconoscibile anche per il suo taglio di capelli (il ‘mullet’, stile anni 80, corti sui lati e lunghi sulle spalle), vive a Durando, Colorado e l’Hardrock ce l’ha dentro. L’ha percorsa anche in inverno con gli sci, insieme a due protagonisti dello ski-alp statunitense, Scott Simmons e Paul Hamilton (vincitori della Grand Traverse, la 40 miglia da Crested Butte a Aspen). Un viaggio che diventerà un film-documentario, ‘Skiing the Hardrock 100’, progetto che realizzerà con la sua casa di produzione, la SchlarbWolf (’costruita’ con il suo amico Jeremy Wolf). Si aggiunge ai precedenti video 'di corsa’ realizzati in Nuova Zelanda (Kiwi tracks), Patagonia (Araound Patagonia) e sulle Dolomiti (Opening the Route).
Blogger Contest, raccontare la montagna dei vagabondi
In palio 2500 euro e un premio speciale assegnato da Skialper
La montagna come terreno di vagabondaggio, come ricerca della libertà più estrema intesa come quella di non avere una vera meta – o di cambiarla in corso d’opera, perché così ci è piaciuto – ma anche liberi da mode e condizionamenti, capaci di liberarsi del superfluo. Il senso del viaggio sta nella scoperta del sentiero, negli errori di percorso, negli incontri e nelle emozioni che viviamo, indipendentemente dalla meta. È questo il tema della quinta edizione del Blogger Contest indetto dalla rivista online altitudini.it.
2.500 EURO - Blogger professionisti e non sono invitati a presentare una loro micro-storia (al massimo di 400 parole) accompagnata da una foto. Per partecipare, entro il 10 settembre bisogna compilare il modulo di iscrizione on line su altitudini.it e presentare la propria ‘unità multimediale’, composta da un testo e da una foto. Entro il 30 settembre una giuria di esperti in diverse discipline provvederà a selezionare i tre blogger vincitori e a segnalare altri autori meritevoli. In palio ci sono 2.500 euro di materiali tecnici (offerti, tra gli altri, da AKU, CAMP, Ferrino), soggiorni in quota e la pubblicazione delle opere vincitrici su riviste digitali e cartacee. Verrà assegnato anche un premio speciale da Skialper, partner dell’iniziativa.
SENZA META - La parola vagabondo, dal latino vagus (errante) e bundus (terminazione che dà l’idea di sovrabbondanza) indica l’andare errando, senza una direzione certa. A sua volta il verbo errare ha il doppio significato del muoversi senza meta ma anche del deviare dal vero, sbagliare, ingannarsi. Tutto questo sembra molto distante dall’idea che ognuno di noi ha dell’andare in montagna. Scelta dell’escursione o della ascensione, pianificazione dell’itinerario e dei tempi di percorrenza, cartina o traccia GPS: quasi nessuno, e verrebbe da dire per fortuna, si limita a dire: 'andiamo là e poi vediamo'.Eppure, non potrebbe esistere un modo diverso di vivere la montagna? Decidere di seguire un sentiero solo perché ci attrae, voler salire una cima senza nome per averla vista dal fondovalle, esplorare una valle per il solo gusto di perdercisi dentro. Quando un trekking di più giorni diventa un vagabondaggio? Quando si ha la libertà necessaria (e l’esperienza) per cambiare programma solo perché abbiamo visto qualcosa di imprevisto che ci piace e che ci attira, quando ci affidiamo ai nostri sensi, quando decidiamo di seguire un sentiero antico per capire dove ci porteranno quelle tracce.
Incredibile Kilian
Discesa dalla cresta Peuterey e doppia salita al Bianco in un solo giorno
Kilian Jornet sta intensificando il programma di avvicinamento per il suo Summits of my Life che prevede il tentativo di record sull’Everest, previsto tra fine agosto e inizio settembre. E lo fa alla sua maniera. Tutto sul Bianco. Lunedì è salito da Les Houches in vetta e poi insieme a Vivien Bruchez è sceso con gli sci dalla cresta Peuterey (la Cresta Peuterey è stata sciata per la prima volta nel 1977 da Anselme Baud e Patrick Vallençant. Kilian e Vivien l’avevano già tentata un paio di volte senza successo).
Nei giorni successivi parlando con Tom Owens, alla domanda se mai fosse salito sul Bianco due volte nello stesso giorno, ha riposto sempre alla Kilian, e quindi, partendo nuovamente Les Houches sino alla vetta, scendendo poi al Gonella e risalendo in cima. In totale 12 ore e 6.700 metri di dislivello…
Generazione ultra-veg
Su Skialper in edicola parliamo di vegetariani e vegani nello sport
È cronaca proprio di qualche settimana fa: una vegana voleva scalare l’Everest per dimostrare che anche chi non mangia proteine animali e derivati può fare tutto e purtroppo è morta. Oppure c’è la storia della bimba ricoverata in ospedale a causa di una dieta vegana. Poi però ci sono fior di atleti endurance che seguono la stessa dieta o sono comunque vegetariani come Scott Jurek, Carl Lewis, Edwin Moses e Paavo Nurmi. Ne abbiamo parlato proprio su Skialper di giugno-luglio con un intervento del dottor Alessandro Da Ponte, dello staff medico della Federazione Italiana Sport Invernali.
QUALCHE DATO - Nella carne le proteine sono circa il 20% e ricche di tutti gli aminoacidi essenziali, ma in fondo nella pastasciutta sono il 15%, per non contare quelle che si trovano nei legumi, cereali, semi, noci etc. Se nella popolazione generale i vegetariani-vegani sono circa il 5%, sembrerebbe che tra gli atleti di ultraendurance la percentuale sia decisamente più alta anche paragonandoli con i maratoneti, quasi ci fosse una relazione tra tipo di sport, dieta e psicologia dell’atleta. Anche l’Academy of Nutrition and Dietetics, forse l’Ente Mondiale più autorevole sulla Nutrizione, riconosce appropriata per gli atleti di tutti i livelli la dieta vegetariana. Un po’ diversa è la situazione dell’atleta vegano che, evitando anche uova, latte e latticini, è potenzialmente a rischio di carenze di calcio e ferro e necessita altresì integrazione con zinco, iodio, vitamina B12, omega 3 e taurina. Quindi… meglio leggere bene l’articolo di Skialper.
DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di giugno-luglio è disponibile nelle migliori edicole e su app. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!
A questo link la presentazione completa del numero.
Simone Moro: 'bisogna sapere fallire'
L'alpinista sul Nanga Parbat e tanto altro in una serata con il pubblico
Non capita spesso di vedere code di auto per un incontro che parla di montagna. Anzi, diciamolo, non capita quasi mai. È quello che è successo ieri a Bevera (Lc) per la serata con Simone Moro organizzata da DF Sport Specialist. Un'occasione per celebrare 30 anni di amicizia con il patron della catena di negozi, Sergio Longoni, ma anche per ritornare sull’impresa invernale al Nanga Parbat, preceduta da una affollata conferenza stampa con un Moro a 360 gradi.
IL PERCORSO - «Se ci si concentra solo sulla vetta, su quei 5 minuti, si perdono di vista tante cose, io voglio ricordare il percorso che mi ha portato sul Nanga Parbat come su altre vette, perché è la realizzazione del sogno ed è un viaggio fatto di incontri e di crescita personale» ha detto Moro. «Lungo il percorso impari tante cose. Impari a essere un padre migliore e un cittadino migliore vedendo bambini che camminano due ore per andare a scuola, impari a non buttare via neppure una goccia d’acqua all’autogrill o quando fai la doccia perché il ghiacciaio ha perso 800 metri di dislivello a causa del cambiamento climatico, ti rendi conto che l’uomo può vivere senza petrolio ma non senza acqua. Impari a essere un buon cristiano osservando buddisti e musulmani».
RINUNCIA - «Su 54 spedizioni ho fallito nel 30% dei casi. Bisogna essere coerenti, bisogna sapere rinunciare al momento giusto. I grandi, da Messner a Cassin, hanno sempre sottolineato di essere dei sopravvissuti, di avere fallito tante volte. Quando parti per una spedizione invernale sai già che hai il 10-15% di possibilità di successo».
MEMORIA STORICA - «Certe cose che ora sono tornate di moda, si facevano già anche 20 anni fa. Ora che gli 8.000 hanno iniziato a stufare, tornano di moda i 7.000, ma al Fitz Roy ci sono stato con Greco 20 anni fa, ho fatto 8 cime di 7.000 metri. Solo che c’è un momento per vendemmiare e non sempre la vendemmia è buona».
MATERIALI - «Al Nanga Parbat non avevamo prototipi ma solo attrezzatura e abbigliamento di serie, tranne uno scarponcino che ho voluto provare, portandomi però anche il modello in produzione. È il segno che il livello raggiunto dalle aziende è molto elevato e anche il consumatore può contare sul meglio».
LA MIA VIA - «Ho fatto gare di arrampicata, di scialpinismo, di skyrunning. Questo mi ha portato a due considerazioni. Non esiste un alpinismo bello e uno brutto, ma dalle gare ho imparato che per vincere devi allenarti duramente e ho portato questo concetto nell’alpinismo».
Never give up Silvia
Su Skialper di giugno-luglio un’intervista a Silvia Rampazzo
È fresca vincitrice del titolo italiano di SkyMarathon. E nelle ultime stagioni ha fatto incetta di vittorie e titoli… Il palmarès di Silvia Rampazzo è notevole, decisamente. Oltre alla vittoria del circuito skyrunning delle Italian Series nel 2015, c’è stato il titolo di ultraskymarathon nel 2014. Nel 2015 una lista impressionante di podi: Due Rocche 21 km, Trail Soave-Bolca, Giir di Mont, Maddalene Skymarathon, Skyrace Monte Cavallo, Misurina Skymarathon, Maratona del Cielo, Bellagio Skyrace per citare solo le più importanti. Mettendola così uno direbbe che siamo di fronte a una veterana con esperienze nel mondo ultra-competitivo della strada e allenamenti mirati. Invece Silvia Rampazzo è sbucata quasi dal nulla nel 2013 nel mondo del trail e dello skyrunning, in età non più tenera, con una storia che potrebbe essere fonte di ispirazione per tanti di noi. Su Skialper di giugno-agosto un’ampia intervista alla forte runner.
IL SENSO DELLA CORSA - «A correre ho iniziato una decina di anni fa, in pianura, sull’asfalto, in un difficile momento famigliare. Mi aiutava a scaricarmi e a liberare la testa. Correvo tutti i giorni, senza cardio, con i pantaloni e la maglietta di cotone, senza pensare al tempo né mai gareggiare. Per me era una valvola di sfogo. Che purtroppo è durata poco perché dopo qualche mese ho iniziato ad avere male alle ginocchia. Se facevo una corsetta zoppicavo per giorni… La diagnosi è stata subito impietosa: sublussazione a entrambe le ginocchia, infiammazione e consumo delle cartilagini. Così per anni ho smesso di correre, a volte zoppicavo anche solo a camminare. Mi avevano detto che non avrei più potuto correre, al massimo venti minuti la domenica». Invece è andata in un altro modo…
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Egloff, record all'Huascaran
Intanto Karnazes cerca il primato sulla Via della Seta
L’ecuadoregno Karl Egloff, famoso per avere battuto il record di Kilian all’Aconcagua qualche giorno dopo l’impresa del catalano, ha scritto il suo nome su un altro record di salita e discesa in velocità. Lo scorso 30 giugno, infatti, è salito e sceso dall’Huascaran (6.768 m) in 11 ore. In totale circa 40 km e 3.655 m di dislivello positivo. Un record condiviso con l’amico Nicolas Miranda. La partenza è avvenuta da Musho e il duo ha dovuto lottare con un forte e gelido vento negli ultimi 600 metri. Egloff, che qualche settimana fa non è riuscito a battere il record all’Elbrus, ha come obiettivo quello di salire e scendere le più alte montagne del mondo e anche tutte le più alte vette dei Paesi sudamericani. Intanto un altro recordman è impegnato proprio in questi giorni in un altro tentativo di primato. Si tratta dello statunitense Dean Karnazes che sta correndo lungo i 526 km della Via della Seta per festeggiare i 25 anni dall’indipendenza di Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan. Tappe da 80 km al giorno a quote fino a 3.352 m con arrivo previsto il 10 luglio.
Brulport e Squinobal sciano una nuova linea sul Lyskamm
Il 26 giugno sono scesi dalla parete Sud-Est
Il Lyskamm orientale, insieme all’occidentale, forma una delle accoppiate più famose nelle Alpi. Questa cima, celebre per la sua parete nord sulla quale si sono confrontati tutti i più grandi sciatori estremi di ogni epoca, tuttavia nasconde altre due pareti sciabili. Dopo la via Guglielmina sulla parete Sud-Ovest (Michele Enzio, luglio 2013) è arrivato il turno della terza. La parete sud-est è inconfondibile: chiunque arrivi oltre i canali di Indren non può non averla notata. È lì, maestosa, che svetta davanti agli occhi e accompagna, verso il colle del Lys, tutti gli appassionati sciatori e alpinisti. Rispetto alla nord, ha una base di roccia e l’esposizione fa sì che non sempre si fermi la neve rendendola sciabile. Il 26 giugno i local Antoine Brulport ed Emil Squinobal salgono e scendono con gli sci questa parete rocciosa creando una linea di circa 400 m, intensi ed esposti, trovando neve a tratti dura e delicata (due brevi doppie lungo la discesa). Una linea di esplorazione, sognata di sicuro dai molti appassionati del ripido.
Monte Rosa - Lyskamm Orientale 4.527 m Parete Sud-Est 400 m 45°/50° e tratti a 55.
Su Skialper di agosto il resoconto completo della stagione dello sci ripido.
Terraneo-Varchetti, nuovo canale alla Piramide Vincent
La linea è parallela a quella aperta nel 1977 da Schranz
La Piramide Vincent è uno dei 4000 scialpinistici più facile dell’arco alpino. Tuttavia presenta un versate oscuro che scende a Nord-Est nell’impestato e tormento ghiacciaio delle Piode. Nel 1977 Claudio Schranz traccia una linea su questa parete/canale tra lo sperone Nord-Est e il Colle Vincent che prenderà poi il nome di Couloir Schranz. Poche le discese negli anni successivi tra cui le prime ripetizioni dei local Andrea Enzio in snow e Jimmy Sesana in sci. Nel 2013 la parete è stata sciata a maggio e luglio da Antoine Brulport e Alberto Silvestri e dal trio Dallona-Donati-Zamengo. Il 20 giugno Mattia Varchetti e Davide Terraneo, salendo con la prima funivia di Indren, scendono 'en boucle' una linea parallela alla linea Schranz, che evita il traverso iniziale. 600 m di discesa in un canale perfetto, con pendenze costanti tra 45° e 50° e alcuni tratti più ripidi nella parte superiore in comune. La discesa termina poi con un traverso a destra e l’uscita sul ghiacciaio delle Piode tramite un canale adiacente. L’esposione più a Est di questa linea, fa sì che le rocce trattengano anche le nevicate più fredde rispetto al pendio Nord-Est, che presenta una base glaciale. L’attraversamento poi del suddetto ghiacciaio per entrare nel vallone della Malfatta richiede attenzione e intuito ma soprattutto tanta neve che, grazie alle abbondanti precipitazioni di questa tarda primavera, ha coperto i giganteschi crepacci. Una volta passata punta Vittoria, la giornata non è finita: il rientro ad Alagna è estenuante e la fitta vegetazione presente non aiuta di certo a trovare il sentiero per la via del ritorno.
Monte Rosa Piramide Vincent 4.21 5m - Parete Est/Nord-Est 600 m 45°/50° e tratti a 55°
Su Skialper di agosto il resoconto completo della stagione dello sci ripido.












