La nuova sfida di Moreno Pesce

Quasi non ci crede di far parte del progetto: Moreno Pesce lo abbiamo visto da Fully ai Vertical Up sino alla Duerocche, adesso lo troviamo testimonial e parte attiva dell’Oxygen Natural Emotion Project. Ma chi meglio di lui, che porta all’estremo il fisico, salendo in montagna con una protesi a una gamba può essere tester migliore? Altra domanda, ma cos’è l’O.N.E. Project? Capire, studiare e monitorare, come, attraverso le giuste tecniche respiratorie, prima e durante l’attività in montagna, si sono possono velocizzare i tempi di acclimatazione e al tempo stesso contrastare il mal di montagna. Insomma accrescere più rapidamente il benessere in alta quota e al tempo stesso avere una soluzione ‘pratica’ quando si sta male. Il programma di sperimentazione in vetta partirà in Italia sul Monte Rosa tra fine luglio e inizio agosto, proseguirà sull’Aconcagua dal a gennaio nel 2019 e si concluderà sull’Everest a maggio sempre nel prossimo anno. In realtà è già iniziato da tempo, ‘a casa’, con la conoscenza diretta di queste pratiche di respirazione da parte di ‘Fish’.
Un progetto che si avvale del sostegno dell'Università di Ferrara, dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, dell'Università della Valle d’Aosta ed è patrocinato dell'ASI Sport Italia, coordinato da Alberto Oro istruttore della scuola di apnea vicentina.


I rifugi della Valle Stura fanno squadra, con lo ‘zampino’ di due conoscenze dello ski-alp

Se quest’estate andate in Valle Stura, nei rifugi della Valle Stura, troverete due volti noti nel mondo dello ski-alp: Katia Tomatis e Oscar Angeloni. Katy è di casa lì, è la sua valle e ormai da anni gestisce (con il marito Andrea, il papà Beppe e aggiungiamoci anche la cagnolina Neve) il Rifugio Malinvern nel vallone di Rio Freddo sopra Vinadio, Oscar dal Bellunese è arrivato nel Cuneese, insieme a Valentina, e da quest’anno si occupa del Rifugio Becchi Rossi a Ferrere.
Ma la novità è un’altra. Tutti i rifugisti della Valle Stura hanno fatto squadra, una collaborazione stretta per lanciare la valle. Hanno creato un logo, sono presenti come ‘Rifugi Valle Stura’ sui canali social, hanno (come si dice) fatto sistema per la promozione del territorio, mettendo insieme le loro professionalità, le loro idee e i loro progetti. Non sempre scontato in montagna. E allora vediamoli tutti i ‘Rifugi Valle Stura’: l’Olmo Bianco a Bergemolo, il San Gioachino a Sant’Anna di Vinadio, il Laus ai Bagni di Vinadio, il Dahu a San Bernolfo, il Migliorero sopra Bagni di Vinadio, il Prati del Vallone a Pontebernardo, il Rifugio della Pace al Colle della Maddalena, il Carbonetto nel Vallone dell’Arma e il Paraloup nella borgata sopra Rittana.Info www.rifugivallestura.it


Eric Hjorleifson, Il visionario

I manuali di comunicazione dicono che la creatività consiste nel prendere due idee già esistenti e combinarle insieme per crearne una nuova. Eric Hjorleifson, negli anni, si è macchiato più volte di questo reato: ha rubato gli attrezzi agli scialpinisti e ha cominciato a usarli da freerider: nel 2010, quando iniziarono a girare i primi video di un canadese che saltava con gli attacchini, la gente non pensava che fosse possibile. Poi, poco alla volta, ci siamo arrivati tutti: il freeride e lo scialpinismo erano in fondo la stessa pratica, con proporzioni variabili di salita e di discesa. Federico Ravassard sul numero di Skialper di aprile-maggio ha intervistato il visionario inventore degli scarponi Dynafit Hoji.

©Federico Ravassard

PRIMA DI HOJI - Prima di arrivare al nuovo scarpone, e prima ancora anche del Dynafit Vulcan, Hoji smontò e riassemblò altri scarponi per capire cosa gli servisse: lo scafo era quello dei Titan; le leve erano state smontate da tre calzature diverse; il linguettone, rubato da dei Dalbello Krypton e tenuto su da uno snodo preso dai Garmon Adrenaline; la membrana che gli stava sotto, concessa dallo sponsor Arc’teryx; per irrigidire il tutto, il gambetto era stato laminato con una piastra Head da pista. Tutto molto bello, ma probabilmente vi starete chiedendo a quale scopo fare tutto questo pasticcio. La risposta sta nello stile di sciata di Hoji: linee brevi ma tecniche, sequenze di pillow nelle quali bisogna controllare la posizione del corpo tra un salto e l’altro e sfruttare i piedi per dare direzione agli sci. Linee che sono accessibili perlopiù con le pelli, perché sono nel bosco e un elicottero sarebbe a dir poco eccessivo. Linee nelle quali confluisce tutto il suo background: l’infanzia tra i pali in pista, l’adolescenza trascorsa nei primissimi snowpark sotto il mentoring degli assi della New Canadian Air Force, gli anni passati a fare big mountain filmando per grandi case di produzione. E, per finire, i metri di dislivello macinati in salita. Poco alla volta, anche altri atleti hanno seguito il suo esempio e oggi i freeskier - che sono prima di tutto atleti fatti e finiti - che sanno girare trick da park dopo essersi guadagnati una linea di salti con le pelli, non sono pochi.

IL FUTURO - «Negli ultimi 15 anni il mondo dello sci è cambiato enormemente: twin tips, rocker davanti e dietro, attacchini, scarponi sempre più performanti… Per quello che riguarda gli sci, mi viene difficile pensare a qualcosa di migliore, perché con quelli attuali mi ci trovo davvero bene e non saprei su cosa lavorare, specialmente per le prestazioni nella powder. Si può sempre migliorare, ma bisogna capire in che modo. Qualche anno fa c’erano in giro fat davvero grossi, over 130 millimetri, che sono poi passati di moda: è stato fisiologico sbilanciarsi da un estremo all’altro, prima di trovare gli equilibri attuali. Oppure il twin-tip, che una volta era d’obbligo, mentre adesso ci si limita a un rocker in coda, molto più funzionale. Banalmente, è più pratico nelle inversioni in salita e anche per caricare gli sci nelle rastrelliere in funivia. Adesso ci sono un bel po’ di assi che vanno bene e, grosso modo, le geometrie di questi ultimi sono molto simili tra loro».

©Federico Ravassard

Contro vento

Le Eolie non sono una destinazione così scontata per una rivista come Skialper. Eppure sul numero di aprile-maggio ne parliamo. Lo fa Ruggero Bontempi con una chiave di lettura diversa perché le Eolie, oltre che una delle destinazioni marine più di moda, sono anche un incredibile terreno di gioco per chi ha voglia di scoprirle a piedi, in versione trekking. Magari unendo le suggestioni di una natura forte a quelle cinematografiche perché le isole del vento sono state il set di alcuni famosi film, a partire da Il Postino.

©Alfredo Croce/Pillow Lab

GREATEST ITALIAN TREKS - Le Eolie in versione trekking fanno parte di una serie di proposte insolite selezionate da Skialper in collaborazione con Ferrino. Tra le escursioni delle quali parliamo quelle al Cratere della Fossa di Vulcano, alle Cave di Caolino e Terme di San Calogero a Lipari o al Monte Fossa delle Felci di Salina. Non mancano la salita al cratere di Stromboli o passeggiate nelle selvagge Alicudi e Filicudi, dove c’è la più piccola scuola d’Europa, con una maestra e tre alunni.

©Alfredo Croce/Pillow Lab

LA SCIARA DEL FUOCO - Sul vulcano di Stromboli qualcuno ha anche messo gli sci. Giorgio Daidola è stato uno dei primi a farlo negli anni Settanta. «Ai tempi si poteva fare tutto, ma è stata una delle volte che ho avuto più paura in vita mia, perché a intervalli di 13-14 minuti c’era un’esplosione e veniva giù di tutto» ricorda Daidola. «Avevo bivaccato in vetta, scendendo all’alba e cercando di terminare la discesa in quello stretto lasso di tempo tra un’esplosione e l’altra, ma quando sono arrivato nella parte bassa non sapevo più dove scendere perché era pieno di grandi pietre». Quella sciata da Daidola è la sciara sul versante occidentale del vulcano, mentre ce ne sono altre più sabbiose sull’altro versante.

Giorgio Daidola sulla sciara del fuoco

Crans-Montana Rando Parc

«Un’idea che è nell’aria già da quattro, cinque anni. Il popolo degli scialpinisti, che ora è composto anche da quelli che risalgono le piste, è sempre più numeroso. Lasciarli su pista diventava quindi pericoloso, sia per loro sia per gli sciatori. Dare sanzioni a chi risale, non piaceva. Perché escluderli? E allora ecco l’idea, che piano piano e grazie all’aiuto di tutti ha preso forma». A parlare è Nicolas, marito della campionessa di scialpinismo svizzera Sèverine Pont-Combe. Sono loro i genitori del nuovo Rando Parc di Crans-Montana, in Svizzera: 40 chilometri di itinerari per lo skialp segnalati, controllati e divisi per difficoltà. con 8.000 metri di dislivello e a pochi passi dagli impianti della stupenda località svizzera. Ne parliamo su Skialper di aprile-maggio nell’articolo di Tatiana Bertera con le foto di Stefano Jeantet.

©Stefano Jeantet

I NUMERI - Quindici itinerari poco distanti dalle piste, su oltre di 40 chilometri di sentieri, con un dislivello positivo di 8.000 metri. Sono queste le dimensioni del gigantesco trekking park inaugurato questo inverno e voluto dall’intero comprensorio, con la preziosa collaborazione di Nicolas e Séverine. Perché se in un posto ci vivi, se lo ami, vorresti che lo amassero anche gli altri e soprattutto vorresti che fosse valorizzato al meglio. Beh, qui a Crans-Montana hanno saputo farlo. Turismo intelligente, turismo per tutti, non solo per i pistaioli; a me piace chiamarlo così.

©Stefano Jeantet

COME FUNZIONA - I percorsi scialpinistici, rappresentati su un cartellone a poca distanza dall’ingresso della funivia, sono ben segnalati. Ognuno di essi ha un numero, una scala di difficoltà, lunghezza e dislivello. Sbagliare è praticamente impossibile. Sono segnati con frecce e cartelli… qui l’ordine è proprio svizzero! La traccia c’è, ma è quella fatta dal primo che è salito dopo la più recente nevicata. Quando fiocca, la traccia si cancella, come in ambiente, ma i cartelli rimangono. Il primo che si alza la mattina e mette le pelli sotto gli sci, batte anche per tutti gli altri.

Séverine Pont-Combe ©Stefano Jeantet
©Stefano Jeantet

BIG uP & Down, siamo tutti figli dello stesso dio

«Scordatevi tutina e cronometro, la parola d’ordine è tranquille. 'Ci vediamo domani alle 9, anche 9.30 tranquille’, ‘vuoi fare un’uscita tranquille fuoripista?'. La vera performance è finire tutta la tartiflette che ti hanno messo nel piatto. Benvenuti alla BIG uP & Down. Siamo a Les Arcs, Savoia, patria di un po’ di tutto, dal KL al freeride, al turismo internazionale. Inizio febbraio». Inizia così l'articolo di Luca Giaccone su Skialper di aprile-maggio che è andato come nostro inviato a curiosare tra le simpatiche gare e gli altrettanto simpatici partecipanti di questo raduno francese di tutte le anime dello sci fuoripista con pelli.  

©Marc Daviet

COME FUNZIONA - Hai un paio di pelli e un attacchino perché un po’ bisogna salire con le tue gambe? Sei dei nostri, ma non importa quanto pesi o quanto sia largo sotto il piede il tuo sci, oppure ancora se la tutina da gara non ce l’hai: tutti insieme appassionatamente. E se pelli e attacchino non ce l’hai, tranquille, te li danno loro. Loro sono la Community Touring Club, la comunità creata da Gino Decisier e Guillaume Desmurs che mette insieme Kilian Jornet e Cédric Pugin, Mathéo Jacquemoud ed Enak Gavaggio, Laetitia Roux e l’ex campionessa di skicross Meryll Boulangeat. Skialper e freerider: alla francese i freerando. Tre gare che gare vere e proprie non sono, nel senso che l’importante è esserci, non vincere. Ed esserci, però, non vuol dire appartenere a una comunità chiusa, anzi. Lo spirito è completamente diverso, è quello di allargare i numeri dei freerando. Tre giorni dove nel village puoi provare gratuitamente tutto il materiale che vuoi, che tu sia già skialper, freerider e sciatore. Nessuna distinzione. Abbiamo visto ragazzi con la divisa dell’Equipe de France di sci mettere in un angolo un gigante da gara per provare un bel 100 sotto il piede...

©Marc Daviet

TOP E GENTE COMUNE - Alla BIG uP & Down abbiamo incontrato Mathéo Jacquemoud, Laetitia Roux e Rancho, tutti insieme per divertirsi, una volta tano senza cronometro. E poi... è assolutamente da vedere la gara dell'ultimo giorno, con un format veramente simpatico. Per saperne di più basta leggere Skialper in edicola!

©Marc Daviet

 


C'era una volta il West

«A fine febbraio ho deciso di curarmi. La meta del mio rehab era una valle nell’Ovest, dove il freeride esiste da più di vent’anni e non è stato inventato ieri da un marketing manager di una multinazionale, dove lo sci libero non lo si pratica, lo si vive in tutti i suoi eccessi e i sacrifici che ti richiede. Dove tra l’essere e l’apparire si sceglie lo sciare, e se la neve è bella magari al lavoro ci si va un’altra volta, pazienza se il conto in banca a fine mese piange. Così sono andato a disintossicarmi a Gressoney da Zeo e i suoi amici, alla Baitella». Inizia così l’articolo di Federico Ravassard su Gressoney pubblicato sul numero di aprile-maggio di Skialper, disponibile nelle migliori edicole e nell’edicola digitale di Skialper.

la parete con le dediche dei freerider passati dalla Baitella ©Federico Ravassard

LA BAITELLA - La storia della Baitella è legata strettamente a quella di Zeo, che a Ondro Lommato, la frazione nella quale si trova, ci arrivò nel 1994. All’epoca frequentatore dell’ambiente dei centri sociali, il milanese Zeo si innamorò del posto e assieme agli amici cominciò poco alla volta a trasformarla in una specie di casa comune, dove trascorrere l’inverno e ospitare chi passava di qua per sciare. E ne sono passati tanti… Chris Bentchetler, Sean e Callum Pettit, Eric Pollard, la troupe di DPS che ha girato il cortometraggio Reverie. Giusto per citarne alcuni.

©Federico Ravassard

ALLE ORIGINI DEL FREERIDE – Oggi non c’è azienda, non c’è product manager che non parli di freeride, free è diventato una moda ma da queste parti il freeride è sempre esistito perché «lo sci libero non lo si pratica, lo si vive in tutti i suoi eccessi e i sacrifici che ti richiede … tra l’essere e l’apparire si sceglie lo sciare, e se la neve è bella magari al lavoro ci si va un’altra volta, pazienza se il conto in banca a fine mese piange».

una Malfatta... ben fatta ©Federico Ravassard

STORIE FREE – Durante il suo rehab Federico ha avuto modo di incontrare tante persone che hanno fatto di Gressoney la loro palestra freeride, da Andrea Gallo, uno dei primi e più forti arrampicatori italiani, all’eterogenea tribù che lo ha accompagnato al lago del Labiet o alla Malfatta, dal Camicia a Francio. Sedici pagine tutte da leggere e soprattutto da guardare perché sono anche e soprattutto pagine ricche di stupende fotografie. Una cura di rehab per tutti!

Andrea Gallo ©Federico Ravassard
©Federico Ravassard

Determinazione Magnini

Classe 1997, skialper di professione, veste la maglia azzurra di corsa in montagna, è conteso dalle aziende, studia all’Università di Trento, guarda caso in ingegneria dei materiali… E, come se non bastasse, dà una mano anche nel negozio di articoli sportivi di famiglia. Davide Magnini, secondo molti, è l’erede designato di Kilian Jornet. Sarà il tempo a dirlo, ma sicuramente quello che si vede ora è una grande determinazione: idee chiare e una testa che nello sport può fare la differenza. Lo scorso gennaio abbiamo messo le pelli per una gita sui monti sopra Vermiglio, in Trentino, con l’alpino. Un’intervista ‘on the snow’ che pubblichiamo sul numero di aprile-maggio di Skialper. Ecco una piccola anticipazione dell’articolo di Luca Giaccione con le fotografie di Alice Russolo.

Davide con le tante medaglie vinte ©Alice Russolo

SKIALPER O RUNNER? - «Finora sono riuscito a gestire due stagioni agonistiche, in estate e in inverno, solo perché da Junior finisci prima le gare, c’è meno dislivello, puoi organizzarti al meglio, sei più libero di testa. Ci sono tanti ski-alper che hanno le potenzialità per tutto, come per esempio Michele Boscacci, però io sono più uno skialper. Quando è arrivata la chiamata in azzurro nella corsa in montagna era impossibile dire di no, ma la prima convocazione in Nazionale mi è arrivata nello scialpinismo, anche se forse un po’ per caso. E poi nell’Esercito sono stato arruolato come scialpinista».

SOCIAL? - «C’è un fans club che mi segue, ma non sono il re di Arêches come Bon Mardion. In fondo va bene così. Anche perché sono piuttosto riservato. Dovrei cambiare un po’, lo so. Ormai bisogna essere social, bisogna raccontare al mondo tutto. Io sono molto attivo nel mio quotidiano, ma tante volte mi sembra di essere ripetitivo, che dire a tutti, sempre, ogni cosa non possa interessare granché».

BIO - Davide Magnini è nato a Vermiglio il 31 agosto 1997. Nel 2015 è stato arruolato nel Centro Sportivo Esercito. Tante le vittorie a livello Juniores, su tutte la Coppa del Mondo overall e le medaglie d’oro nell’individuale e nel vertical ai Mondiali 2017. Nell’estivo in bacheca il titolo italiano Promesse nella corsa in montagna, la vittoria al vertical Trentapassi, il secondo posto alla Dolomites Sky Race.

Magnini con le pelli sopra il passo del Tonale ©Alice Russolo

 

 


Ad Arco è tempo di Adventure Awards Days

Ad Arco è tempo di Adventure Awards Days, il festival internazionale dell’esplorazione. Tanti gli appuntamenti da venerdì 20 a domenica 22 aprile. Ve ne segnaliamo due (tutto il programma potete vederlo su www.adventureawards.it).
The Clean Approach, il documentario nato dalla scrittura di Luca Albrisi, da lui co-diretto insieme ad Alfredo Croce, e prodotto da Pillow Lab, rientra nella selezione del Film Festival che presenta alcuni tra i migliori film di avventura e di esplorazione del mondo (qui tutte le pellicole in calendario: www.adventureawards.it), sarà proiettato domenica a partire dalle ore 21 presso Palazzo Panni. Parallelamente sarà esposta (a Palazzo Marchetti a partire dalle ore 9 di sabato e per tutta la durata dell’evento) la mostra del progetto The Clean Approach, con foto di Alfredo Croce e Matteo Pavana e testi di Luca Albrisi.
Sabato alle 21, invece, spazio ad Adventure Night al Cinema Oratorio di Arco, con Emilio Previtali, Simone Moro e Jeremy Collins.


Casting per collaboratori in Valle Gesso

Ti interesserebbe collaborare con Skialper? Se vuoi farci vedere come lavori, per avviare una futura collaborazione con la nostra casa editrice, questa può essere l’occasione giusta. Su invito di un pool di operatori locali della Valle Gesso (Ecoturismo in Marittime, Parco Alpi Marittime, il Conitours e le Guide Alpine Global Mountain) che organizzano per l’occasione la #transalpvallegesso, abbiamo pensato di allestire un vero e proprio casting, sotto la supervisione di alcuni dei componenti della redazione.

In pratica si tratterebbe di... fare tre giorni di scialpinismo di altissimo livello!
Dovrete prendere parte ad un tour di tre giorni, totalmente spesati, con due Guide alpine e un maestro di sci al seguito, oltre ai nostri redattori.

Si tratta di un tour di tre tappe, da circa 1.600-1.700 metri d+ a tappa che richiede buone/elevate capacità tecniche in ambito scialpinistico e di montagna.

 

L’obiettivo è quello di creare un gruppo di lavoro e produrre un pacchetto di comunicazione completo sulla zona e su questo evento preso a campione. Con l’occasione valuteremo le capacità e lo stile dei diversi aspiranti collaboratori che naturalmente avranno l’opportunità di perfezionarsi professionalmente con i consigli del nostro staff.

Qualcuno dovrà scrivere l’articolo per la rivista, qualcun altro fotografare per il servizio, qualcuno ancora filmare, qualcuno montare le immagini, qualcuno illustrare gli itinerari (cartine, disegni, etc), altri ancora proporre una serie di post da pubblicare sui principali social network.

Possiamo ospitare per l'occasione sei persone.

Alla fine potrebbe rimanere una bella esperienza (è una gita davvero strepitosa!), oppure trasformarsi, al termine di questo percorso, in un’opportunità di entrare nel gruppo dei contributors della rivista, quelli a cui assegniamo di volta in volta servizi, progetti o iniziative.

Come partecipare? Da qui a fine mese mandateci una mail con una vostra presentazione, spiegandoci cosa sapete fare, come vi piacerebbe interpretare questo incarico, ma soprattutto (sottlineamo, soprattutto) cosa potreste apportare di innovativo con il vostro contributo all’attuale format della rivista Skialper.

Noi daremo un’occhiata al vostro materiale e sceglieremo 6 persone che saranno ospiti dell’Associazione Ecoturismo in Marittime dal 9 all’11 aprile.

Il programma, per chi sarà selezionato, prevede l’arrivo al 9 aprile, briefing, partenza il 10 aprile per tre giorni di tour transfrontaliero con rientro alla base il 12 di aprile, quindi all’opera per produrre (ognuno il pezzo che gli è stato assegnato) il servizio sulla Valle Gesso che sarà lanciato su Skialper e sui vari canali social e web nell’autunno 2018. E per qualcuno potrebbe aprirsi una nuova opportunità professionale.

Scriveteci una mail a skialper@mulatero.it e cercate di essere convincenti!

Alcuni dettagli in sintesi:

località: valle Gesso (CN)

periodo: 9-12 aprile 2018

competenze richieste: scrittura narrativa, scrittura tecnica, fotografia, social media, video, montaggio video, disegno.

competenze scialpinistiche: buone/elevate.

persone selezionate: 6

formula: all inclusive, tutto spesato (a parte il viaggio di avvicinamento).

limiti di età: nessuno.

scadenza invio candidature: 31 marzo 2018

indirizzo mail a cui inviare le candidature: skialper@mulatero.it

Vi aspettiamo!


Siete pronti per la Jumelle?

Siamo alla ricerca di ‘gare’ un po’ diverse dal solito: sul prossimo numero della rivista vi racconteremo della Big UP&Down di Les Arcs, Skialper è media partner dell’edizione italiana di La Sentinelle, adesso vi raccontiamo della Jumelle. Siamo ad Andorra, per fare la traversata del principato pirenaico, qualcosa come 70 km e circa 7000 metri di dislivello, sette cime in alta montagna tutte oltre i 2900 metri (tanto che è la sorella della ELS 2900, la prova a piedi in programma dal 5 ottobre 2018), senza traccia e balisage in un ambiente selvaggio: bisogna solo seguire la skyline andorrana. Si deve fare in coppia, per l’edizione zero di quest’anno ne accettano solo dieci (da giovedì 8 marzo le preiscrizioni). Già la data: il 7 aprile, partenza da Ordino. 24 ore il tempo massimo. Se ve la sentite di partecipare: www.lajumelle.ski


New Balance Hierro, missione trail

Ci vuole coraggio a cambiare i prodotti di successo ed è nel DNA dei marchi innovatori. Se New Balance lo aveva dimostrato l’anno scorso, presentando la v2 di una scarpa di successo come la Hierro, ne dimostra ancora di più a solo un anno di distanza - con il modello 2017 che è andato esaurito velocemente nei negozi - introducendo già la v3. Abbiamo provato Hierro v3 facendola mettere ai piedi di uno dei testatori di più lunga data della nostra Outdoor Guide, Christian Modena. Ne parliamo su Skialper di febbraio-marzo, disponibile nelle migliori edicole oltre che nell’edicola digitale e acquistabile anche nella versione cartacea sul nostro sito.

©Alice Russolo
©Alice Russolo

MASSIMALISTA? - Non è necessario provarla, ma solo guardarla per rendersi conto che non si tratta di un restyling, ma di una scarpa completamente nuova, dove la parte che è cambiata meno (ma è cambiata…) è la suola. Niente più linguetta, a favore di un comodo sistema sock fit (a calza), niente più tomaia in mesh 3D ma Hyposkin, una struttura simile a una pellicola, traforata al laser per renderla traspirante, e geometrie che strizzano l’occhio al massimalismo. La v2 aveva un profilo 19 - 15 mm, sulla v3 si passa a 28 - 20. Raddoppia il drop, dunque, ma in ogni caso si sale. Molto evidente poi anche la calzina che avvolge il collo del piede e sopra il tallone, per evitare l’ingresso dei detriti. Il peso? 326 grammi.

©Alice Russolo
©Alice Russolo

New Balance Hierro v3
Peso: 326 gr
Prezzo: 135 euro
Drop: 8 mm
Intersuola: Fresh Foam
Suola: bimescola Vibram Megagrip/Vibram
Tomaia: Hyposkin
www.newbalance.it


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