Aku Climatica per il viaggio

Da qualche anno si fanno strada (è proprio il caso di dirlo) nel grande mercato outdoor sempre più scarpe travel, o da viaggio, modelli che strizzano l’occhio al lifestyle ma hanno  un minimo di caratteristiche tecniche che le rendono sì comode durante le vacanze o per la vita di tutti i giorni, ma anche adatte per qualche passo nella natura o per sopportare agevolmente un acquazzone. La nuova scarpa travel del calzaturificio veneto AKU, Climatica, è una delle più riuscite ed è disponibile con tomaia in nubuck e scamosciato. Pesa 375 grammi e ha un prezzo di 174,90 euro (Climatica Suede GTX).  Info: www.aku.it

Ecco le principali caratteristiche di Climatica

Sock fit construction
Il piede è avvolto come in una calza e restituisce la sensazione di comfort immediato e di essere tutt’uno con le proprie calzature.

Fast lacing system
Sistema di allacciatura che permette di regolare i lacci velocemente e con semplicità, garantendo una fasciatura salda.

Laminato Gore-Tex elasticizzato
Unisce alle caratteristiche di impermeabilità e traspirabilità della membrana il comfort e la precisione del fitting di un materiale elasticizzato.

Rinforzo in TPU
Il rinforzo in TPU (poliuretano termoplastico) è disegnato per controllare la torsione e la flessione della scarpa mantenendo un’ampia superficie traspirante sotto il piede.

Gore-Tex Surround
Tecnologia di prodotto che offre ai piedi un comfort climatico a 360° e permette la traspirazione in ogni parte, anche nella zona plantare, senza compromettere la protezione impermeabile. I piedi rimangono freschi, asciutti e comodi anche con temperature elevate.

Griglia di ventilazione
L'umidità e il calore vengono allontanati dal basso, tramite il laminato Gore-Tex, in una griglia di ventilazione. Da lì possono fuoriuscire attraverso le ampie aperture laterali della suola.

Aperture laterali nella suola
Attraverso le aperture posizionate sul lato della suola, l'umidità e il calore vengono allontanati non solo attraverso la tomaia.

AKU Tenuta Grip
La mescola e il battistrada, messi a punto da AKU, sono studiati per un utilizzo misto, fuoristrada e urbano, con una speciale tenuta su superfici lisce e umide.

Local traceable
Le materie prime provengono prevalentemente da fornitori locali, con piena tracciabilità di ogni componente del prodotto, garanzia di trasparenza nei confronti dell’utilizzatore.


Per gli 80 anni di Scarpa arriva F80

Dopo la Mojito special edition per i 70 anni di Scarpa, che pochi fortunati conservano ancora come una reliquia nell'armadio, ecco che la storica azienda veneta, che nel 2018 festeggia 80 anni, lancia due nuovi prodotti limited edition. Lo scarpone da scialpinismo F1 si veste di rosso e si impreziosisce del logo storico Scarpa in una versione realizzata in 2018 pezzi numerati. F80, questo il nome del modello, ha caratteristiche tecniche che rimangono fedeli all’attuale F1: versatilità, leggerezza, comfort e performance. Uno scarpone adatto a tutte le attività scialpinistiche, dalla salita con i ramponi, fino alla discesa in neve fresca, dove la Carbon Core Technology nello scafo e X-Cage Evo nel gambetto garantiscono una diretta trasmissione degli impulsi allo sci, favorendone il controllo e il divertimento. La leva posteriore ha ingombri minimi e permette un agevole e sicuro passaggio dalla fase Ski a quella Walk. Il duplice sistema di chiusura garantisce la massima precisione di calzata: il sistema Boa per l'avampiede e la leva Fast Buckle con fascia a velcro referenziata per l'area tibiale. La suola Vibram, infine, offre un grip molto valido in fase di camminata. Tra le novità di questo modello esclusivo, Scarpa aggiunge il sistema di localizzazione Recco. A F80 si aggiunge anche nella collezione lifestyle la scarpa Zero 8, che trae ispirazione dal leggendario modello da arrampicata Roch Star, vero best seller degli anni Settanta.


Sabato è il giorno della MonterosaSkiAlp

Manca poco: sabato 17 febbraio è il giorno dell’ottava edizione della MonterosaSkiAlp, la notturna a coppie sulle piste del Comprensorio ‘ski-alp friendly’ del Monterosa Ski. Percorso classico, 30 km e 2.750 metri di dislivello positivo, 14 cambi assetto: quest’anno la partenza sarà da Champoluc, poi passaggio a Belvedere, Colle Bettaforca, giro di boa a Stafal-Gressoney La Trinité e rientro attraverso sempre il Colle Bettaforca, poi Alpe Ciarcerio, Lago Ciarcerio e Belvedere. Le previsioni meteo sono ottimali con una temperatura in partenza di +2 e di -3 al Colle Bettaforca. Le iscrizioni si chiudono on-line venerdì 16 febbraio alle ore 18 su www.visitmonterosa.com/monterosaskialp; ma è possibile l’iscrizione direttamente il giorno della gara presso l’ufficio gara (nel salone polivalente di MonterosaTerme ad Ayas, piazzale Ramey, frazione Champoluc). La partenza alle 18, dalle 14 alle 17.30 il ritiro dei pettorali e dei chip di controllo, con briefing tecnico alle ore 17.


Caroline Face, 2.000 metri di ghiaccio

La Caroline Face è stata l'ultimo problema alpinistico neozelandese negli anni '70 e, con l'avvento dello sci su grandi pareti, nell’ultimo decennio una delle più grandi linee al mondo rimasta da sciare. Era stata addirittura inserita in una top ten di discese ancora da realizzare, insieme alla sud del Denali (poi scesa da Andreas Fransson), al K2 e altre ancora. L'ultimo tentativo, quello di Andreas Fransson e Magnus Kastengren nel 2013, terminò al Porter con la fatale caduta di Magnus, senza la quale probabilmente i due avrebbero sciato l'intera parete. Il problema è stato risolto lo scorso autunno da Enrico Mosetti, Tom Grant e Ben Briggs e su Skialper 116 di febbraio-marzo, già disponibile nell’edicola digitale e acquistabile anche nella versione cartacea sul nostro sito, lo stesso Mosetti ha scritto un interessante articolo sulla sua discesa.

La parete della Caroline Face ©Enrico Mosetti

DIMENSIONI E CONDIZIONI - Il grande problema della Caroline face non è tanto la pendenza, comunque per gran parte della discesa intorno ai 50°, quanto la dimensione della parete: duemila metri di ghiaccio tormentati da seracchi pensili qua e là. Per non parlare delle condizioni: la Nuova Zelanda non è certo nota per il clima mite e, per quanto riguarda il vento, la punta massima registrata in cima all'Aoraki/Mount Cook è di oltre 250 km/h. Senza contare i pericoli oggettivi di una parete simile.

Sotto i seracchi della Caroline Face

IL GIORNO -  «Già dal volo in elicottero la nostra linea sembrava in ottime condizioni e, cosa ancor più importante, il seracco a metà parete non era un muro strapiombante di cento metri, come appariva dalle foto di Tom del 2015, bensì una rampa che finiva su un muro arrotondato» scrive Mosetti. «All'alba del 27 ottobre ci siamo ritrovati a battere traccia nella neve, a tratti fino ben oltre la vita, per raggiungere la cresta est che ci avrebbe condotto fin sotto la cima mediana dell'Aoraki/Mount Cook. Dopo sette ore e mezza di sforzi, finalmente siamo sbucati in cresta. La cosa bizzarra è stata ritrovarsi su una montagna di 3.700 metri, avere l'oceano a meno di dieci chilometri in linea d'aria e al di là dei ghiacciai vedere la foresta pluviale». E poi giù per i 2.000 metri di neve e ghiaccio.

Ben Briggs si cala in doppia al Porter Col ©Enrico Mosetti

MALTE BRUN - Il gruppo si è anche concesso un’altra prima sulla Zig Zag Route, che solca la Malte Brun, montagna piuttosto prominente che, essendo la più alta, dà il nome a un sottogruppo di fronte al Cook.

Enrico Mosetti al Malte Brun

Venerdì il via della trentacinquesima edizione della Transcavallo

Partirà venerdì pomeriggio la trentacinquesima edizione della Transcavallo, gara in tre tappe con l’ultima prova valida per l’assegnazione del campionato italiano a squadre. I monti dell’Alpago e le piste della Ski Area di Piancavallo ospiteranno le 100 squadre iscritte, tra queste molte squadre internazionali provenienti dalla Svizzera, Francia, Germania, Austria, Slovacchia, Norvegia, Stati Uniti e Repubblica Ceca. Il comitato organizzatore, presieduto da Diego Svalduz, ha allestito un’edizione, che con l’aiuto delle condizioni del manto nevoso, si preannuncia spettacolare.
Anche le previsioni meteo annunciano tempo stabile, dopo le ultime nevicate che hanno portato ancora 15 centimetri di neve fresca sul tracciato, da mercoledì dovrebbe insistere una situazione di alta pressione con un leggero rialzo termico nel fine settimana. Nello specifico, la prima tappa si correrà venerdì pomeriggio con circa 1000 metri di dislivello positivo con partenza in Alpago e arrivo all'imbrunire a Piancavallo con la salita all'inedita vetta del Colombera.
La seconda tappa riporterà gli atleti in Alpago, si rientrerà seguendo il tracciato della prova vertical mondiale passando prima per la vetta del Tremol (ancora in Friuli) per poi scavalcare l'ardita forcella Alta di Palantina. Infine si scierà verso l'omonima casera per affrontare la salita al Rifugio Semenza con l'inedita vetta del Cornor conquistata da Est. Infine si scenderà in Val de Piera con ultima asperità da conquistare, Cima Vacche. Il dislivello supera i 2000 metri.
La terza tappa come prima anticipato assegnerà il Campionato Italiano Senior-Master sul celebre percorso della Transcavallo moderna con il Monte Guslon come punto nevralgico della giornata e salito 3 volte, prima dalla Val del Cadin poi dalla Vallazza e infine dalla ‘mondiale’ Val Salatis con il ripido canalino delle placche a 55° di pendenza. Già in questi giorni i tracciatori, coordinati da Vittorio Romor, hanno percorso e iniziato a segnalare i tratti più tecnici del percorso. Il dislivello è di 2200. Il montepremi previsto è di oltre 20.000 euro con un assegno di 3500 euro per la prima squadra classificata al termine dei tre giorni. In abbinata alla competizione si svolgerà la Transcavallo Classic, una sorta di raduno, dove i partecipanti (numero massimo 100 iscritti) accompagnati dalle guide alpine, non solo anticiperanno il passaggio dei concorrenti, ma lungo il tragitto e nei rifugi interessati troveranno un’accoglienza speciale.


Scott S1 lo scarpone con ski walk anteriore

È uno scarpone nuovo ancor più che un nuovo scarpone: fortemente orientato al freeski in montagna, somma performance sciistica ai massimi livelli di segmento, camminabilità praticamente touring, peso contenuto sotto i 1.400 grammi al mezzo paio nella misura 26,5 MP per il modello S1 130 Carbon che abbiamo potuto provare su neve.

NOVITÀ - L’idea nuova che struttura lo scafo con inserti in carbonio bi-iniettati di ispirazione Superguide è Power Bridge: il linguettone frontale diventa l’elemento chiave. Il suo asse di rotazione con forte struttura a ponte è fissato da due solide boccole all’anteriore dello scafo. Sul collo del piede, davanti ai malleoli, è ben visibile il pensiero meccanico originale di Scott S1: il nuovissimo meccanismo ski-walk nella sua versione più recente e definitiva è un piccolo ammortizzatore metallico a ponte sopra la curva del linguettone dove lavora in sinergia con il soffietto in gomma. Non c’è alcun bisogno di manovrarlo perché basta aprire o chiudere il gancio centrale che passa sul collo spingendo in sede il tallone: l’automatismo metallico, semplice ma molto pensato, si libera per la salita oppure si blocca per la discesa. La semplicità e le piccole dimensioni di questa soluzione ci sembrano molto più invitanti della prima versione del meccanismo, che probabilmente avrebbe frenato l’approccio degli sciatori tradizionalisti.

MA PERCHÉ? - Perché ribaltare soluzioni sperimentate come il meccanismo ski-walk posteriore, posizionandolo davanti? La risposta si presenta alla prima curva lavorata bene: dopo un minimo di progressività si trova subito un appoggio solido per spingere a volontà, mentre il posteriore del gambetto supporta uniformemente la muscolatura grazie all’assenza di sedi e forme ibride per la meccanica. Il selettore ski-walk all’anteriore innesca una catena di fattori positivi, molto sensibili alla calzata della scarpetta super fasciante da subito, al suo meglio nella sede del tallone e attorno al tendine.

CHICCHE PER CHI SA APPREZZARE - Sganciando del tutto le rastrelliere si sfruttano tutti i 60 gradi di escursione dichiarata, che è tanta. La ferramenta non sbatacchia in salita se riposta nelle apposite sedi delle leve, il filo metallico è semi irrigidito dal rivestimento in plastica, la fascia alta Power Strap resta agganciata al passante quando aperta. La suola intelaiata è facilmente sostituibile con un cacciavite Phillips 2. Inclinazione regolabile velocemente applicando i pad velcro dietro la scarpetta calda, comoda ma ben strutturata come da sviluppo Scott delle ultime due stagioni.

Peso: 1.350 gr (26,5)

Prezzo: 769 € (Carbon)

Materiale: Grilamid. + inserti in carbonio

Linguetta in tre materiali per impermeabilità + mobilità

Inclinazione gambetto: 11.5°/13° + libero in salita

Scarpetta: S1 Performance pelle

Flex index: 130

Last: 101 mm

Escursione: 60°

Taglie: 25 - 31,5

 

 

 


Marker vuol fare l'Alpinist(a)

C’è molta attesa attorno al nuovo attacco Alpinist di Marker, il primo, vero, attacchino della casa tedesca che sarà in vendita dalla prossima stagione invernale. Emilio Previtali ha avuto l’opportunità di provarlo per Skialper e sul numero 116 di febbraio-marzo, già disponibile nell’edicola digitale e acquistabile anche nella versione cartacea sul nostro sito, all’interno di uno speciale di più di 30 pagine dedicato alle anteprime 2019 pubblichiamo un ampio articolo su un prodotto che è chiaramente pensato per imprese dove serve la leggerezza, anche sul versante più alpinistico dello skialp.

LEGGERO E ROBUSTO - Alpinist è un prodotto leggero (245 grammi senza ski-stopper), essenziale e soprattutto solido e robusto, che non ti pianta in asso. Ci sono alcune caratteristiche del prodotto, come la lunghezza di compensazione di quattro millimetri per garantire la sicurezza e il gioco tra punta e fissaggio posteriore dello scarpone quando lo sci viene sollecitato e deformato durante l’uso, che riescono a rievocare la storia e il prestigio di Marker. Altra caratteristica importante: i braccini del puntale dell’attacco Alpinist e della piastrina di base (che dispone finalmente di una dimensione e di una distanza dei fori di montaggio sullo sci di 38 millimetri, ideati per l’uso con aste più larghe dei classici sci race) sono rinforzati con carbonio a fibra lunga che garantisce il 30 per cento di rigidità in più rispetto a un attacco in solo metallo. Alpinist ha la non trascurabile caratteristica di consentire lo scorrimento della talloniera per adattarsi a scarponi di differente misura: il range di movimento è di 15 milillemetri (+/- 7,5). È disponibile con molle di sgancio da 4-9 DIN o 6-12 DIN, c’è lo ski-stopper opzionale ed è compatibile con tutti i rampanti All Pin Tech. Tutte caratteristiche che hanno fatto scegliere Alpinist al pro rider Stian Hagen, che prima usava Kingpin.


Trofeo Gino Berniga, sfida di Coppa Italia Giovani

Tanta neve in Val d’Arigna per la decima edizione del Trofeo Gino Berniga, individuale di Coppa Italia Giovani, organizzata dall’Associazione Gino e Massimo, in collaborazione con la Polisportiva Albosaggia. Tre salite, ovviamente con dislivelli diversi per le varie categorie, ma soprattutto powder in discesa, nel tracciato disegnato da guidato dal direttoretecnico Massimo Murada, dal direttore di percorso Giorgio Lanzi e dalla guida alpina Adriano Greco.
Tra i Cadetti conferma per Matteo Sostizzo, al traguardo in 51'17” con un minuto su Alessandro Rossi, con Rocco Baldini a 1'47” a completare il podio. Senza storia la gara femminile con Samantha Bertolina che chiude in 53'34” con un vantaggio di 6’28” su Erika Sanelli e di 6’35” su Camilla Ricetti.
Non sente le fatiche di Coppa del Mondo Andrea Prandi, primo tra gli Junior in 59'09”, piazza d’onore per Stefano Confortola (1h00'41”), terzo Giovanni Rossi (1h02'47”). Nella gara rosa scatenata sulle nevi di casa Giulia Murada (56'45”), con oltre 4 minuti sulla seconda, Giorgia Felicetti, e più di 11 sulla terza, Valeria Pasquazzo. Tra gli Espoir, assenti Davide Magnini e Alba De Silvestro, a segno Daniele Carobbio (su Francesco Leoni e Nicola Bertocchi) e Giulia Compagnoni (su Elisa Presa e Silvia Rivero).
In programma anche la gara senior con le vittorie di Michele Boscacci e Maria Lucia Moraschinelli, con Graziano Boscacci primo Master.

Il podio Cadette
Il podio Cadetti
Il podio Junior femminile
Il podio Junior maschile

Sfida valtellinese nella overall di Coppa del Mondo

Chiuse le gare di Coppa del Mondo, si guarda agli Europei sull’Etna, dove (comunicazione ufficiale dell’ISMF) verranno recuperate le due gare rinviate sinora. Classifica overall maschile che al momento parla italiano, o meglio valtellinese, con Michele Boscacci primo con 355 punti davanti a Robert Antonioli a quota 318. Terzo Oriol Cardona Coll a 272, quindi Anton Palzer a 263 e Xavier Gachet a 256. Sesto e leader Espoir, Davide Magnini a 249.
Al femminile, con le due vittorie sulle nevi di casa, comanda Axelle Mollaret con 506 punti, con un bel margine su Claudia Galicia Cotrina a 341 e Laetitia Roux ferma a 280. Quarta e prima Espoir Alba De Silvestro a 275, quinta Katia Tomatis a 259.
A livello junior guidano la francese Justine Tonso con 310 punti (terza Giulia Murada a 245) e Andrea Prandi con 400 (terzo Sebastien Guichardaz a 184).


Tour del Monscera a Nadir Maguet e Corinna Ghirardi

Condizioni ideali al Tour del Monscera: tanta neve e si gareggia sul tracciato di circa 19 km con 2400 metri di dislivello; cinque salite con la novità di quella alla costa del Verosso, prima della discesa finale a San Bernardo. Nell’edizione numero 35 vittoria di Nadir Maguet che chiude in 2h54'28" con un vantaggio di due minuti su Filippo Barazzuol con terzo Pietro Lanfranchi a 5’34”. Ai piedi del podio Franco Collé e François Cazzanelli, quindi Filippo Beccari, Cristian Minoggio, Davide Galizzi, Francesco Poli e lo svizzero Mirko Pervangher a completare la top ten. Nella gara rosa a segno Corinna Ghirardi in 3h16'35" davanti a Elena Nicolini (3h27'04”) e Monica Sartogo (4h06'53”).


Coppa Kleudgen Acquarone a Testino-Cavallo e Orlando-Tornatore

Gara vista mare, la storica Coppa Kleudgen Acquarone. Partenza di Upega in Alta Valle Tanaro, salita al monte Bertrand a quota 2482, con un lungo tratto da percorrere con i ramponi, prima discesa alle Case dei cacciatori e nuova ascesa ai 2150 metri di cima Missun da dove si vede bene il mar Ligure, per affrontare la discesa finale al ponte del Giairetto, dopo 1700 metri di dislivello complessivi. Vittoria di Marco Testino e Marco Cavallo in 2h05’38” su Gianluca Iavelli e Giancarlo Parola (2h11’38”) e su Amos Rosazza Buro e Filippo Blanc (2h11’38”). Al femminile affermazione di Maria Orlando ed Elena Tornatore in 2h49'56”.

 


Alessandro Sandy Marchi e l'arte di shapeare

 Per Alessandro Sandy Marchi, fondatore di Sandy Shapes, lo shapeing potrebbe essere definito quasi una missione visto che nella sua vita ha shapeato e shapea qualunque cosa: surf longboards, skate longboards, sci e - ovviamente - snowboard e splitboard. Le sue mani hanno progettato e plasmato qualsiasi tipo di tavola per scivolare su ogni tipo di superficie. Anche dal punto di vista estetico le sue tavole non passano certo inosservate, coniugando un’anima naturale con un look di design. Scendendo nel dettaglio ricordiamo, per chi se lo fosse perso, che la Zingara - modello split della casa - ha vinto il nostro award Revelation of the Year sulla Buyer’s Guide di questa stagione invernale. Siamo stati a trovare Sandy e a vedere come produce le sue ‘creature’. Ne parliamo su Skialper di febbraio marzo, già disponibile nell’edicola digitale e acquistabile anche nella versione cartacea sul nostro sito.

@Massimo Crivellari

Un lavoro che è anche di contaminazione quello di Sandy, che non si è sottratto alle domande di Luca Albrisi. «Il know how che si è creato mescolando le tecnologie e le shapes di surf, snowboard e sci ha permesso di ottimizzare le curve dei camber e rocker, portando ad esaltare il carattere di ciascun modello o le esigenze del singolo rider e arrivando anche a creare vere e proprie tavole custom - dice Marchi -. Anche il mio studio del parallelismo delle sciancrature deriva del surf come alcune tecnologie come gli slimrails simili agli stepdeck del surf. Molto surf nello snowboard, molto snowboard nello sci, molto sci nello snowboard». E la Zingara? «Zingara… lei ti porterà dove mai nessun’altra ti ha portato. Il nome la descrive; ho voluto creare una geometria twin all mountain che permettesse un approccio molto frontale con la montagna in condizioni estreme e spazi limitati. È l’unico caso in cui siamo partiti dal modello split per poi derivarne anche la versione solida che oggi è la mia tavola più venduta…».

@Massimo Crivellari
@Massimo Crivellari
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