Cape Wrath, into the wild
Alcuni lo definiscono il cammino più duro del Regno Unito, titolo conteso con la leggendaria Dragon’s Back, del Galles. Due sentieri diametralmente opposti che affrontano la natura più incontaminata ed autentica dell’Isola Britannica. Avendo già affrontato i 320 chilometri del Galles, correndo sulla schiena del dragone, la Dragon’s Back, non potevo sottrarmi dal confronto con l’altro osso duro di Sua Maestà la Regina Elisabetta: il cammino di Cape Wrath. Questa curiosità e desiderio di affrontare una nuova sfida mi hanno portato, lasciato il Galles nel 2017, a mettere nella lista delle cose da fare il cammino per raggiungere il punto più a Nord-Est del Regno Unito: il leggendario faro di Cape Wrath. L’intero tracciatosi snoda ufficialmente lungo 14 tappe, 400 chilometri e circa 14.000 metri di dislivello. Si parte da Fort Williams, una cittadina turistica ben collegata via treno e bus a Glasgow ed Edimburgo, e si arriva sul promontorio del fiordo di Cape Wrath. Non facciamoci però ingannare da questi numeri, perché hanno un significato completamente diverso da quello che potrebbero assumere sul Continente: qui sono le condizioni del terreno e ambientali a costituire il grosso della sfida. Basti pensare che nemmeno i Romani osarono spingersi alla conquista di queste terre, costruendo i valli di Adriano e Antonino ben più a Sud per proteggere il meridione dell’isola: una terra che nel corso dei millenni è rimasta pressoché immutata, e questo si legge dal fatto che le tracce umane, ancora oggi, sono veramente pochissime.

L’aspetto principale del Cape Wrath è proprio questo: la solitudine e la vastità degli spazi. Miglia e miglia senza centri urbani e senza alcun supporto, talvolta qualche timida strada e i segni della pastorizia. Boschi di betulla e altre latifoglie, intervallati da chilometri di brughiera e prati verdissimi. Il tutto declinato in ripide ma brevi salite che portano da un colle all’altro, da un fiordo a un altopiano. Dimentichiamoci le ascese di anche mille metri continui delle nostre Alpi: qui è un incessante alternarsi di incontri tra terra e acqua in un gioco di elementi dove l’erba verdissima dei climi umidi si affaccia su lunghe lingue di mare che si addentrano anche per dieci chilometri nella terra ferma. Il correre su questi morbidi sentieri, intervallati da roccia scura e colorati dal giallo vivido delle ginestre autoctone, è un’esperienza inebriante, che fa dimenticare il durissimo prezzo in termini di fatica e adattamento da pagare per raggiungere queste terre. Si vive la Scozia da cartolina, toccando laghi e ruderi che sembrano svelare da un momento all’altro qualche mostro lacustre come Nessie oppure il viadotto di Harry Potter, dove gli appassionati della serie percepiranno ancora di più la magia di una terra in cui il tempo si è congelato. I primi 180 chilometri sono caratterizzati da un maggior dislivello, con ripide salite e discese tra laghi, torrenti, maestose cascate e passaggi sulle spiagge dell’Oceano, per poi risalire di colpo in quota, ma sempre su altitudini massime tra i 500 e i 900 metri. Un paesaggio di primordiale bellezza che fa percepire la forza e lo spirito dei popoli della Caledonia. Questo spirito autentico e primordiale non è minimamente intaccato dal fatto che il Cape Wrath Trail è un percorso mitico e tra il più noti nel mondo. Il motivo è semplice: in pochi possono permettersi di affrontare la brutalità della Scozia.

Non ci sono marca via, se non per piccoli tratti, ed è assai difficile compierne una singola sezione, in quanto da una tappa all’altra gli spostamenti su strada possono essere molto dispendiosi di tempo e denaro, quasi a dire: se sei in ballo devi ballare. Non si tratta quindi di una versione nordica del Cammino di Santiago e tanto meno di una edizione scozzese del GR20. Qui il concetto di tappa non coincide necessariamente con la presenza di un rifugio, di una cittadina o un supporto esterno. La tappa rappresenta il massimo dei chilometri percorribili ogni giorno. In Scozia con il meteo non si scherza: è indispensabile essere preparati a bruschi cali di temperatura con piogge ininterrotte per giorni, o giornate caldissime dove il sole brucia quanto in alta montagna. L’aspetto positivo è la latitudine: a fine maggio il buio scende attorno alle 23 e c’è luce già alle 4. Alcune guide al Cape Wrath Trail dividono il percorso in 20 tappe, con una media di circa 20 chilometri al giorno, altre scendono a 14, accorpando la parte centrale del percorso in tratti più lunghi. Personalmente trovo corretto questo approccio, in quanto effettivamente ci sono delle sezioni, nella parte centrale, decisamente più scorrevoli e su sentieri ben visibili e compatti. Tratti che nell’economia generale dell’impresa bilanciano bene il grande impegno del dover attraversare sezioni umide o con traccia non visibile. Un altro approccio è quello di iscriversi alla gara a tappe, in 8 giorni con una media di 50 chilometri al giorno: la Cape Wrath Ultra. Diciamolo subito: non è una cosa per turisti. Organizzazione impeccabile ma decisamente rigida nell’applicazione delle regole e dallo stile militare. Ed è stata questa la mia scelta, decisione che nulla ha tolto allo spirito dell’impresa, ma che mi ha consentito di condensare i tempi, alleggerendo notevolmente lo zaino e dandomi la certezza di trovare un pasto caldo e una tenda montata (ma non sempre asciutta) a fine giornata.

Nel corso degli 8 giorni della Cape Wrath ho incontrato solo 4 coppie di escursionisti che stavano affrontando l’intero cammino, e il motivo è proprio perché bisogna avere una grande preparazione e resistenza per trovarsi a camminare per tutto il giorno sotto la pioggia, senza nessun rifugio o punto di appoggio; per poi arrivare a notte a dover piantare la tenda sotto la pioggia su una superficie bagnata, andare a dormire bagnati e svegliarsi la mattina ancora più infreddoliti e bagnati e riprendere in queste condizioni. Credetemi, almeno due giorni di questo calvario vi toccheranno, ma gli altri, con il sole e la bellezza dei paesaggi, ve li faranno subito dimenticare. Raramente mi trovo a consigliare di acquistare un prodotto o scegliere di affrontare un percorso con la versione organizzata o stile gara rispetto a quella autonoma, anzi nella maggior parte dei casi lo considero un’eresia. In questo caso no. Affrontare questi 400 chilometri in gara non è per nulla una cosa scontata, e vi assicuro che tra navigazione con carta e bussola e un’accoglienza a fine giornata molto essenziale ma efficiente, nulla dello spirito dell’avventura andrà perduto. Sta di fatto che si trova un’organizzazione che almenosi accolla l’onere della tenda e dei pasti a fine giornata e che consente nei giorni di maltempo di ridurre il disagio, permettendo di trascorrere delle notti quasi umane. Resta però il duro risveglio in cui si devono indossare vestiti e scarpe bagnate e fredde del giorno prima.
Ed è qui la grande sida di questo cammino, una sfida che ha tre variabili sconosciute a noi europei del Sud. La prima riguarda il terreno. Bisogna essere preparati ad avere i piedi sempre bagnati, anche in caso di bel tempo. In quattrocento chilometri si devono guadare quasi 100 corsi d’acqua, alcuni anche fino ad altezza della vita, e attraversare di continuo tratti umidi, dove si sprofonda come nella neve fresca. La parola chiave e da imparare è boggy, ovvero quel tappeto erboso o di bassa vegetazione dove nella migliore delle ipotesi fa ploc plocal nostro passaggio e nella peggiore delle ipotesi ci fa sprofondare fino al ginocchio. È una costante di tutto il cammino. I piedi non saranno mai asciutti, statene certi. La seconda riguarda i midge. Sono dei moscerini infami, di dimensioni di gran lunga inferiore alle nostre zanzare e che si muovono in sciami di migliaia. Verso sera o la mattina presto si levano da terra e attaccano ogni centimetro di pelle esposta. Non a caso uno degli elementi fondamentali per le escursioni è la rete protettiva, che deve essere per midgee non per mosquito(zanzare o mosche) in quanto ha una maglia molto più sottile, tanto da sembrare un collant. Credetemi: alle ore del tramonto, in certe zone, potrebbe essere difficile stare all’aperto senza coprirsi il viso con questo strumento, molti indossano anche guanti e pantaloni lunghi. Peggio ancora se gli infami moschini entrano nella tenda. La terza grande variabile è la navigazione: non basta seguire una traccia GPS ma è necessario leggere la carta e fare delle valutazioni sulla conformazione del territorio e scegliere volta per volta il passaggio migliore, laddove non ci sono sentieri. Una vallata con la traccia GPS e la mappa dove si è condotti a costeggiare un torrente sulla destra per poi risalire e valicare un passo non è cosa semplice come appare: se il torrente ha poca acqua potrebbe essere più veloce usarlo come sentiero, piuttosto che affrontare chilometri di pantano in saliscendi. Oppure potrebbe aver senso stare sulla sinistra su quell’invitante tappeto verde… sempre che non si sprofondi fino al ginocchio. Insomma, la lettura della carta, associata al GPS e alla valutazione continua del terreno, è fondamentale. Il bello dell’avventura e della scoperta.

Dopo giorni di pioggia martellante, un freddo che entra nelle ossa, l’ultimo si arriva finalmente all’agognato faro di Cape Wrath. Qui si trova un piccolo caffè, proprio dentro il faro. Il complesso è poi collegato da una strada militare che in 10 chilometri porta a un barchino che attraversa il fiordo. Un servizio che viene fatto due volte al giorno da una navetta e un barcaiolo della comunità locale. Ed è qui che si ricominciano a vedere i pochi turisti: un elemento piacevole dopo tanti giorni in compagnia di pecore scozzesi e cervi: finalmente rivediamo le capre a due zampe!
Cape Wrath
Periodo migliore: maggio-giugno
Attrezzatura necessaria: tenda, sacco a pelo 3 stagioni, sacco da bivacco, materassino, abbigliamento adatto all’escursionismo in aprile sulle Alpi, poncho, guanti e berretto, almeno due cambi completi, repellente per insetti (zecche e moscerini), zanzariera per il volto a maglia fine. Cibo per due giorni.
Siti web:
www.walkhighlands.co.uk/cape-wrath-trail.shtml- Riassume il cammino in un numero di tappe accessibile anche ai camminatori meno veloci.
capewrathtrailguide.org - Guida online e cartacea sul Cape Wrath Trail
www.capewrathultra.com - Affrontare il Cape Wrath Trail in versione gara, ad anni alterni.

Manny Reichegger padrone dell'Hühnerspiel Vertical-KM
È andata in scena sotto il sole l’ottava edizione della Hühnerspiel Vertical-KM, in programma a Colle Isarco. 90 gli atleti che si cimentano sui sentieri verticali di cima Gallina per domare questa montagna storica della Alta Val Isarco, affrontando un percorso di 2,9 km con un dislivello positivo di 1.000 metri. Al vertice della graduatoria maschile poca storia per il gradino più alto del podio, dove è salito Manfred Reichegger, portacolori della polisportiva Selva dei Molini, che subito dopo la partenza ha imposto un ritmo forsennato, restando solo di poco sopra il suo primato del 2012 (35’04”). A meno di un minuto di ritardo raggiunge il traguardo in seconda posizione il forte atleta della Val Sarentino Thomas Holzer, seguito dalla sorpresa della giornata, Tarcisio Linardi. Completano i top five Lukas Mangger davanti all’atleta della società organizzatrice Roberto De Simone.
Nella gara in rosa dominio di Irene Senfter dei Soltenzflitzer che passa il traguardo dopo 46’32”, lasciandosi dietro Astrid Renzler (47’58”) e Judith Gögele (48’34”).

Ortles + Tre Cime + Grossglockner, uguale North3
«Seguire le orme di uomini che più di vent'anni fa immaginavano il futuro dell'alpinismo è una sfida in sé: ciò che queste persone hanno fatto è semplicemente difficile da credere. Ma il nostro obiettivo non è solo un tributo, una sorta di seconda edizione: vogliamo spingere oltre i nostri limiti. Vogliamo costruire un dialogo alla pari con i nostri precursori e stabilire un nuovo punto di riferimento per l'alpinismo ibrido del futuro». Queste le premesse dalle quali nasce il progetto North3 di Simon Gietl e Vittorio Messini, concatenare in bici e salire le tre cime nord fi Ortles, Tre Cime di Lavaredo e Grossglockner. Una sfida vinta, o quasi, della quale parliamo in esclusiva su Skialper 119 di agosto-settembre.


IL PRECEDENTE -Fine estate 1991. Hans Kammerlander e Hans-Peter Eisendle hanno concepito una nuova sfida, ibrida e progressiva, sulle loro montagne di casa: scalare in un'unica giornata le pareti Nord dell'Ortles e della Cima Grande di Lavaredo, coprendo con le loro biciclette la distanza tra le due montagne (246 km) by fair means. Quello che è nato più o meno come un gioco è diventato la pietra miliare di un nuovo modo di concepire le attività in montagna.
Primavera 2018. Simon Gietl e Vittorio Messini prendono il testimone e sfidano il risultato, aggiungendo una terza parete Nord, quella del Grossglockner, e altri 117 chilometri in bicicletta. Questa avventura non è solo la celebrazione di un modo ibrido, pulito e sostenibile di vivere la montagna, né solo un'impresa, e neppure un dialogo con una pagina di storia e il suo spirito: l'intera avventura è stata anche l'occasione per raccogliere donazioni per Südtirol Hilft, un'organizzazione benefica per le persone in situazioni di grave emergenza.


San Fermo Trail a Elisa Sortini e Henri Aymonod
Tappa del circuito La Sportiva Mountain Running Cup domenica con il San Fermo Trail. Vittoria di Henri Aymonod che chiude i 23 km e 1500 metri di dislivello in 1h29'16”09. Questione di millesimi sul traguardo, visto che i primi tre sono arrivati insieme sotto lo striscione d’arrivo: la classifica dice secondo Martin Dematteis (1h29’16’58), terzo il gemello Bernard (1h29’16”70), tutti compagni di squadra del Corrintime, quarto Daniel Antonioli (1h30’13”), quinto Gil Pintarelli (1h30’41”), quindi Martin Stofner, Alex Cavallar, Gabriele Bacchion, Stefano Pelamatti e Patrick Facchini a completare la top ten.
Nella gara rosa a segno Elisa Sortini in 1h49’40”, con lui sul podio Annelise Felderer in 1h50’35” e Daniela Rota in 1h57’24”, quindi Wiktoria Piejak, Nadia Franzini, Daniela Vassalli, Umberta Magno, Giulia Orlandi e Tiziana Bianchini nelle prime dieci.
In Svizzera c'è già il calendario delle gare della prossima stagione
Il club alpino svizzero ha già definito il calendario delle gare - almeno di quelle dei campionati svizzeri e della coppa CAS - per la prossima stagione. Si parte nel fine settimana dell’Epifania con la Rothwaldrace, valida subito per l’assegnazione dei titoli elvetici: sabato 5 gennaio l’individual, domenica 6 la sprint. La Barlouka's Race a Veysonnaz del 12 gennaio vale per l’assegnazione degli ‘scudetti’ nel vertical. Poi cinque prove di Coppa: il 26 gennaio la Torgon Skialpi (individual), il 10 febbraio il Trophée des Gastlosen (squadre), il 16 febbraio il Chnorz Morx (individuale), dal 1 marzo la Diablerets 3D a squadre, sino alla Ovronnalpski del 31 marzo, ancora a squadre. Finale il 7 aprile con il campionato svizzero a squadre con il Trophées du Muveran.
Trekking al fronte
«La Guerra Bianca. Un nome affascinante. E quell’aggettivo, bianca, evoca un non so che di candido e pulito. Eppure 100 anni fa, nei luoghi che fecero da scenario alpino alla Prima Guerra Mondiale, quel biancofece più morti del nemico. Perché qui, nelle prime linee di confine, ad ammazzare furono la neve e il freddo. Prima ancora che la pallottola del soldato austro-ungarico. E pure quella, a dirla tutta, non mancava. Ma nella stagione più fredda, negli anni di guerra tra le nevi del Parco Nazionale dello Stelvio e dell’Adamello, l’esercito aveva a che fare non con uno ma con due nemici: l’uomo e anche l’ambiente ostile. A vederlo oggi, il comprensorio Pontedilegno-Tonale, con le sue numerose attrazioni turistiche, sembra un angolo di paradiso. Passo Paradiso, con l’omonima cabinovia, per alcuni rappresentò invece l’inferno». Comincia così l’articolo di Tatiana Bertera sul Giro dei Forti e il Sentiero dei Fiori, due interessanti itinerari escursionistici alla ricerca di tracce della guerra combattuta su questi monti.

SENTIERO DEI FIORI - Percorrere il Sentiero dei Fiori, un itinerario attrezzato che si snoda in quota, sulle creste tra il Passo del Castellaccio e il Passo di Lago Scuro e sui ghiaioni sottostanti, significa camminare nella storia. Tra un sasso e l’altro si può trovare davvero di tutto: dal filo spinato ai pallini di piombo degli ordigni bellici, dal legno usato per costruire le baracche dei soldati ai pezzi di stoffa delle divise. Materiale conservato nel ghiaccio e che ora, con il ritiro del limite delle nevi, riemerge. Da non perdere le due spettacolari passerelle metalliche il cui attraversamento è senza dubbio uno dei momenti più emozionanti del tracciato, lunghe rispettivamente 75 e 55 metri.



GIRO DEI FORTI -Se la quota del Sentiero dei Fiori è un po’ troppo impegnativa, oppure se si desidera affrontare un itinerario più rilassante ma comunque molto interessante, è possibile visitare alcuni resti del complesso sistema di fortificazioni realizzate dagli austriaci al confine italiano presso Passo Tonale. Uno degli itinerari, per i più sportivi affrontabile anche sulle due ruote gommate, porta alla scoperta di Forte Mero e Forte Zaccarana, realizzati ai primi del Novecento, già in sentore di guerra.

Mai più senza acqua
Quattro luglio, ore 9, appuntamento a Cesara, non lontano da Omegna, sopra il Lago d’Orta, terreno di allenamento abituale di Giulio Ornati del team Salomon, uno dei più forti ultra trailer in circolazione. Giulio è puntualissimo, pronto per il suo allenamento mattutino, ma oggi sarà un po’ un fuori programma perché gli abbiamo chiesto di portarci con lui a fare un giro panoramico con vista Lago d’Orta. L’occasione per scoprire un angolo tra i più belli del Nord Italia di corsa, dove tra l’altro passa il percorso lungo dell’UTLO-Ultra Trail Lago d’Orta, quello da 120 km, in programma dal 19 al 21 ottobre. Un allenamento, un giro, per vedere sul campo come un atleta top del suo livello si idrata nei giorni più caldi e trarne qualche utile consiglio per il trail runner medio, quello che… si ritrova ad avere sempre sete. Ne parliamo su Skialper di agosto-settembre.

BERE - L’idratazione è un aspetto fondamentale, spesso trascurato e che invece può incidere in maniera importante sulle prestazioni e sul nostro stato di salute. Si dice che si può sopravvivere settimane senza mangiare ma al massimo qualche giorno senza bere… Oltre ai consigli di Giulio abbiamo chiesto un parere al medico, il dottor Alessandro Da Ponte.


Domenica si corre l’Hühnerspiel Vertical-KM
Domenica 19 agosto la sezione skialp del Gossensass organizza l’ottava edizione dell’Hühnerspiel Vertical-KM, la prova verticale sulla montagna di casa di Colle Isarco, al confine con l'Austria. I tempi da battere sono i primati segnati da Manfred Reichegger nel 2012 con 35'04" e da Stefanie Jimenez nel 2017 con 43'05". Oltre al vertical competitivo si terrà anche una marcia per escursionisti. Per chi preferisce la camminata senza cronometro la partenza è possibile dalle 7.30 alle 9.30 in centro a Colle Isarco. Il percorso a scelta salirà fino a quota 1.860 a Malga Gallina e quelli che rientreranno in piazza a Colle Isarco entro le ore 13.30 parteciperanno a un ricco sorteggio a premi. La partenza della gara vertical, con uno sviluppo di 2.9 km su un dislivello positivo di 1.000 metri. si terrà alle ore 9.30 a piazza Ibsen. Le premiazioni si terranno sempre in piazza Ibsen alle ore 13.30. Modulo d’iscrizione e ulteriori informazioni: www.sv-gossensass.org
Terminillo, storia di un'evasione possibile
15 luglio 2017, Roma, quattro amici in un bar bollente; l'aria è irrespirabile, fa un caldo che si muore, l'unico panorama il viale trafficato di fronte alla stazione. Il piano: Roma Tiburtina ore cinque e cinquantacinque, autobus Roma-Rieti. Se tutto procede, dovremmo arrivare alle sette e trenta alla stazione Morrone di Rieti. Ore sette e cinquantacinque, autobus Rieti- Pian de’ Valli (piccolo paese alla base del Terminillo, posto a circa 1.600 metri di quota). Da li è fatta, arriveremo sul Terminillo e al Monte Elefante, la nostra vetta di libertà! Nasce da questo idea il servizio che pubblichiamo sul numero di agosto-settembre di Skialper, un’idea per una veloce fuga a due passi da Roma. Naturalmente a piedi…

NEI BOSCHI DEI CARBONAI - L’itinerario proposto, che tocca il Monte Elefante, si snoda in parte nella foresta un tempo tagliata dai carbonai, uomini che dai villaggi partivano per le foreste rimanendovi anche mesi per produrre quello che è stato per centinaia di anni l'oro nero dell'Appennino, che forniva calore ed energia alle città: il carbone di legna. L’escursione è anche una scusa per scoprire Micigliano, un grazioso piccolo comune di circa 130 abitanti a quota 925 metri.

Ancora Kilian alla Sierre-Zinal
La sesta di Kilian Jornet Burgada: il catalano ancora primo alla Sierre-Zinal, tappa delle Golden Trail Series e prova del World Mountain Running Cup. 2h31’39” il suo crono dopo 31 km con 2.200 metri di dislivello, con un vantaggio di 1’31” sul britannico Rob Simpson e di 1’39” sul keniano Robert Panin Surum. Quarto a 4’14” un ottimo Francesco Puppi, quindi il messicano Juan Carlos Carera, il francese Julien Rancon, Davide Magnini, il britannico Andrew Douglas e lo svizzero Stephan Wenk a completare la top ten. Quindicesimo Marco De Gasperi, diciottesimo Luca Cagnati.
Dal Kenia la prima della graduatoria rosa: a segno Lucy Wambui Murigi in 2h57’54” con un margine di 3’35” sulla tedesca Michelle Maier e di 4’51” sulla svizzera Simone Troxler, quarta la neozelandese Ruth Croft, quinta una brillante Elisa Desco. Nelle prime dieci la statunitense Megan Kimmel, la spagnola Eli Gordon, la svedese Ida Nilsson, la spagnola Laura Orgué e la britannica Victoria Wilkinson. Diciassettesima Silvia Rampazzo, ventiduesima Gloria Giudici.

Alpago Sky Super 3 a Enrico Loss e Stefania Zanon
Enrico Loss e Stefania Zanon firmano la sesta edizione di Alpago Sky Super 3, la sky race che a Chies vuole onorare la memoria di Maudi De March, David Cecchin e Andrea Zanon, i tre ragazzi del Soccorso Alpino caduti sul Monte Cridola il 10 agosto del 2012. Dall'anno successivo, 2013, si corre sui sentieri dell'Alpago, e in particolare su quelli che salgono e scendono dal monte Venàl. Venerdì a Chies sono sono partiti in 117 (arrivati in particolare da tutto il Triveneto ma anche da altre regioni d'Italia) per affrontare una gara spettacolare e tecnica, su un tracciato di 18,8 chilometri e 3.626 metri di dislivello (1.850 quelli positivi) con partenza da Lamosano e arrivo a Chies e con il monte Venàl (2.212 metri di altitudine) a fare da “tetto” e “arbitro” della corsa.
La gara, come consuetudine, è stata di livello tecnico molto buono. Il più veloce di tutti è stato Enrico Loss, classe 1997, (che proprio sulle montagne dell'Alpago aveva vinto nell'inverno del 2017 una medaglia di bronzo ai Mondiali Juniores di ski-alp), atleta che lo scorso anno e due stagioni fa era salito sul secondo e sul terzo gradino del podio dell'Alpago Sky Super 3. Questa volta, finalmente, la vittoria. Il successo è arrivato al termine di una gara accorta che prima, lungo la salita verso il Venàl, lo ha visto contenere a una ventina di secondi il distacco dal friuliano Tiziano Moia (poi saltato a causa dei crampi), e poi lo ha visto scendere con grande sicurezza verso l'approdo finale di Chies dove ha fermato le lancette del cronometro sul tempo di 2h09'11”.
In seconda posizione si è classificato, con il tempo di 2h12'20”, un altre trentino, Francesco Baldessari, già secondo lo scorso anno. A completare il podio un atleta di casa, l'alpagoto Gianpietro Barattin, vincitore delle ultime due edizioni e recordman dell'evento (2h'07'18”, fatto registrare lo scorso anno).
Tra le donne il successo è andato alla bellunese, con un passato di ottimo livello nello sci alpinismo, Stefania Zanon. Per Stefania, in testa dal primo all'ultimo metro, il successo non è mai stato in discussione. Per portare a termine la propria fatica ha impiegato 2h49'11”, lasciando la piazzata, Valentina Loss (sorella di Enrico), a 7'50”. Anche nella gara in rosa il podio è stato completato da un'atleta di casa, Roberta Dal Borgo (3h01'29”).
Grand hotel sotto le stelle
Dicono che il futuro ci vedrà tutti iper-specializzati. Non sappiamo se ciò sarà vero in generale, ma di sicuro per quanto riguarda il mondo della montagna sembra una previsione azzeccata. Osservando i materiali da campeggio, si nota come la tendenza sia quella di distinguere tra i molti modi in cui si può andare per monti, e tra questi c’è anche la tendenza a farlo in maniera più evoluta - ossia più veloce e tecnica - e con una maggiore esposizione alla natura e rispetto di essa. Le escursioni di più giorni spesso non hanno più nulla a che vedere con i tranquilli tragitti da turista enogastronomico. Ormai anche qui si ricerca giustamente la maggiore soddisfazione possibile, e questa deriva dal poter camminare per giorni in autosufficienza, possibilmente senza rinunciare al piacere di muoversi, ossia senza essere oppressi da uno zaino pesante decine di chili e ingombrante quanto un vitello. I produttori di tende, sacchi a pelo, materassini e altre attrezzature hanno reso questo possibile, offrendo a prezzi ormai accessibili materiali incredibilmente performanti e leggeri. E sono proprio quelli che abbiamo testato su Skialper di agosto-settembre: sette tende e cinque materassini top. Camp Minima 2 SL, Vaude Invenio Sul 2p, Ferrino Lightent II, Ferrino Pumori II, Ferrino Nemesi I, Salewa Denali II, MSR Hubba NX le tende provate.
FORNELLETTO VEGANO - Sono sempre di più le persone che scelgono un’alimentazione vegana, anche sportivi ed escursionisti, ed ecco che abbiamo chiesto a Cristiano Bonolo, vegano, chef e appassionato escursionista/campeggiatore, di insegnarci qualche ricetta da campo…








