Cape Wrath, into the wild

Quattrocento chilometri nel nulla, guadando cento fiumi e mille paludi e difendendosi dai temibili midge, minuscoli moscerini. Per arrivare sul punto più a Nord-Ovest della Gran Bretagna. Correndo o camminando

©Jimmy Hyland/JHPVisuals

Alcuni lo definiscono il cammino più duro del Regno Unito, titolo conteso con la leggendaria Dragon’s Back, del Galles. Due sentieri diametralmente opposti che affrontano la natura più incontaminata ed autentica dell’Isola Britannica. Avendo già affrontato i 320 chilometri del Galles, correndo sulla schiena del dragone, la Dragon’s Back, non potevo sottrarmi dal confronto con l’altro osso duro di Sua Maestà la Regina Elisabetta: il cammino di Cape Wrath. Questa curiosità e desiderio di affrontare una nuova sfida mi hanno portato, lasciato il Galles nel 2017, a mettere nella lista delle cose da fare il cammino per raggiungere il punto più a Nord-Est del Regno Unito: il leggendario faro di Cape Wrath. L’intero tracciatosi snoda ufficialmente lungo 14 tappe, 400 chilometri e circa 14.000 metri di dislivello. Si parte da Fort Williams, una cittadina turistica ben collegata via treno e bus a Glasgow ed Edimburgo, e si arriva sul promontorio del fiordo di Cape Wrath. Non facciamoci però ingannare da questi numeri, perché hanno un significato completamente diverso da quello che potrebbero assumere sul Continente: qui sono le condizioni del terreno e ambientali a costituire il grosso della sfida. Basti pensare che nemmeno i Romani osarono spingersi alla conquista di queste terre, costruendo i valli di Adriano e Antonino ben più a Sud per proteggere il meridione dell’isola: una terra che nel corso dei millenni è rimasta pressoché immutata, e questo si legge dal fatto che le tracce umane, ancora oggi, sono veramente pochissime.

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L’aspetto principale del Cape Wrath è proprio questo: la solitudine e la vastità degli spazi. Miglia e miglia senza centri urbani e senza alcun supporto, talvolta qualche timida strada e i segni della pastorizia. Boschi di betulla e altre latifoglie, intervallati da chilometri di brughiera e prati verdissimi. Il tutto declinato in ripide ma brevi salite che portano da un colle all’altro, da un fiordo a un altopiano. Dimentichiamoci le ascese di anche mille metri continui delle nostre Alpi: qui è un incessante alternarsi di incontri tra terra e acqua in un gioco di elementi dove l’erba verdissima dei climi umidi si affaccia su lunghe lingue di mare che si addentrano anche per dieci chilometri nella terra ferma. Il correre su questi morbidi sentieri, intervallati da roccia scura e colorati dal giallo vivido delle ginestre autoctone, è un’esperienza inebriante, che fa dimenticare il durissimo prezzo in termini di fatica e adattamento da pagare per raggiungere queste terre. Si vive la Scozia da cartolina, toccando laghi e ruderi che sembrano svelare da un momento all’altro qualche mostro lacustre come Nessie oppure il viadotto di Harry Potter, dove gli appassionati della serie percepiranno ancora di più la magia di una terra in cui il tempo si è congelato. I primi 180 chilometri sono caratterizzati da un maggior dislivello, con ripide salite e discese tra laghi, torrenti, maestose cascate e passaggi sulle spiagge dell’Oceano, per poi risalire di colpo in quota, ma sempre su altitudini massime tra i 500 e i 900 metri. Un paesaggio di primordiale bellezza che fa percepire la forza e lo spirito dei popoli della Caledonia. Questo spirito autentico e primordiale non è minimamente intaccato dal fatto che il Cape Wrath Trail è un percorso mitico e tra il più noti nel mondo. Il motivo è semplice: in pochi possono permettersi di affrontare la brutalità della Scozia.

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Non ci sono marca via, se non per piccoli tratti, ed è assai difficile compierne una singola sezione, in quanto da una tappa all’altra gli spostamenti su strada possono essere molto dispendiosi di tempo e denaro, quasi a dire: se sei in ballo devi ballare. Non si tratta quindi di una versione nordica del Cammino di Santiago e tanto meno di una edizione scozzese del GR20. Qui il concetto di tappa non coincide necessariamente con la presenza di un rifugio, di una cittadina o un supporto esterno. La tappa rappresenta il massimo dei chilometri percorribili ogni giorno. In Scozia con il meteo non si scherza: è indispensabile essere preparati a bruschi cali di temperatura con piogge ininterrotte per giorni, o giornate caldissime dove il sole brucia quanto in alta montagna. L’aspetto positivo è la latitudine: a fine maggio il buio scende attorno alle 23 e c’è luce già alle 4. Alcune guide al Cape Wrath Trail dividono il percorso in 20 tappe, con una media di circa 20 chilometri al giorno, altre scendono a 14, accorpando la parte centrale del percorso in tratti più lunghi. Personalmente trovo corretto questo approccio, in quanto effettivamente ci sono delle sezioni, nella parte centrale, decisamente più scorrevoli e su sentieri ben visibili e compatti. Tratti che nell’economia generale dell’impresa bilanciano bene il grande impegno del dover attraversare sezioni umide o con traccia non visibile. Un altro approccio è quello di iscriversi alla gara a tappe, in 8 giorni con una media di 50 chilometri al giorno: la Cape Wrath Ultra. Diciamolo subito: non è una cosa per turisti. Organizzazione impeccabile ma decisamente rigida nell’applicazione delle regole e dallo stile militare. Ed è stata questa la mia scelta, decisione che nulla ha tolto allo spirito dell’impresa, ma che mi ha consentito di condensare i tempi, alleggerendo notevolmente lo zaino e dandomi la certezza di trovare un pasto caldo e una tenda montata (ma non sempre asciutta) a fine giornata.

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Nel corso degli 8 giorni della Cape Wrath ho incontrato solo 4 coppie di escursionisti che stavano affrontando l’intero cammino, e il motivo è proprio perché bisogna avere una grande preparazione e resistenza per trovarsi a camminare per tutto il giorno sotto la pioggia, senza nessun rifugio o punto di appoggio; per poi arrivare a notte a dover piantare la tenda sotto la pioggia su una superficie bagnata, andare a dormire bagnati e svegliarsi la mattina ancora più infreddoliti e bagnati e riprendere in queste condizioni. Credetemi, almeno due giorni di questo calvario vi toccheranno, ma gli altri, con il sole e la bellezza dei paesaggi, ve li faranno subito dimenticare. Raramente mi trovo a consigliare di acquistare un prodotto o scegliere di affrontare un percorso con la versione organizzata o stile gara rispetto a quella autonoma, anzi nella maggior parte dei casi lo considero un’eresia. In questo caso no. Affrontare questi 400 chilometri in gara non è per nulla una cosa scontata, e vi assicuro che tra navigazione con carta e bussola e un’accoglienza a fine giornata molto essenziale ma efficiente, nulla dello spirito dell’avventura andrà perduto. Sta di fatto che si trova un’organizzazione che almenosi accolla l’onere della tenda e dei pasti a fine giornata e che consente nei giorni di maltempo di ridurre il disagio, permettendo di trascorrere delle notti quasi umane. Resta però il duro risveglio in cui si devono indossare vestiti e scarpe bagnate e fredde del giorno prima.

Ed è qui la grande sida di questo cammino, una sfida che ha tre variabili sconosciute a noi europei del Sud. La prima riguarda il terreno. Bisogna essere preparati ad avere i piedi sempre bagnati, anche in caso di bel tempo. In quattrocento chilometri si devono guadare quasi 100 corsi d’acqua, alcuni anche fino ad altezza della vita, e attraversare di continuo tratti umidi, dove si sprofonda come nella neve fresca. La parola chiave e da imparare è boggy, ovvero quel tappeto erboso o di bassa vegetazione dove nella migliore delle ipotesi fa ploc plocal nostro passaggio e nella peggiore delle ipotesi ci fa sprofondare fino al ginocchio. È una costante di tutto il cammino. I piedi non saranno mai asciutti, statene certi. La seconda riguarda i midge. Sono dei moscerini infami, di dimensioni di gran lunga inferiore alle nostre zanzare e che si muovono in sciami di migliaia. Verso sera o la mattina presto si levano da terra e attaccano ogni centimetro di pelle esposta. Non a caso uno degli elementi fondamentali per le escursioni è la rete protettiva, che deve essere per midgee non per mosquito(zanzare o mosche) in quanto ha una maglia molto più sottile, tanto da sembrare un collant. Credetemi: alle ore del tramonto, in certe zone, potrebbe essere difficile stare all’aperto senza coprirsi il viso con questo strumento, molti indossano anche guanti e pantaloni lunghi. Peggio ancora se gli infami moschini entrano nella tenda. La terza grande variabile è la navigazione: non basta seguire una traccia GPS ma è necessario leggere la carta e fare delle valutazioni sulla conformazione del territorio e scegliere volta per volta il passaggio migliore, laddove non ci sono sentieri. Una vallata con la traccia GPS e la mappa dove si è condotti a costeggiare un torrente sulla destra per poi risalire e valicare un passo non è cosa semplice come appare: se il torrente ha poca acqua potrebbe essere più veloce usarlo come sentiero, piuttosto che affrontare chilometri di pantano in saliscendi. Oppure potrebbe aver senso stare sulla sinistra su quell’invitante tappeto verde… sempre che non si sprofondi fino al ginocchio. Insomma, la lettura della carta, associata al GPS e alla valutazione continua del terreno, è fondamentale. Il bello dell’avventura e della scoperta.

©Jimmy Hyland/JHPVisuals

Dopo giorni di pioggia martellante, un freddo che entra nelle ossa, l’ultimo si arriva finalmente all’agognato faro di Cape Wrath. Qui si trova un piccolo caffè, proprio dentro il faro. Il complesso è poi collegato da una strada militare che in 10 chilometri porta a un barchino che attraversa il fiordo. Un servizio che viene fatto due volte al giorno da una navetta e un barcaiolo della comunità locale. Ed è qui che si ricominciano a vedere i pochi turisti: un elemento piacevole dopo tanti giorni in compagnia di pecore scozzesi e cervi: finalmente rivediamo le capre a due zampe!

 

Cape Wrath

Periodo migliore: maggio-giugno

Attrezzatura necessaria: tenda, sacco a pelo 3 stagioni, sacco da bivacco, materassino, abbigliamento adatto all’escursionismo in aprile sulle Alpi, poncho, guanti e berretto, almeno due cambi completi, repellente per insetti (zecche e moscerini), zanzariera per il volto a maglia fine. Cibo per due giorni.

Siti web:
www.walkhighlands.co.uk/cape-wrath-trail.shtml– Riassume il cammino in un numero di tappe accessibile anche ai camminatori meno veloci.

capewrathtrailguide.org – Guida online e cartacea sul Cape Wrath Trail

www.capewrathultra.com – Affrontare il Cape Wrath Trail in versione gara, ad anni alterni.

©Jimmy Hyland/JHPVisuals

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