Kilian, obiettivo 112 case in Nepal

Il catalano sta cercando di raccogliere i fondi per ricostruire Langtang

Sabato scorso, a Barcellona, c’è stata la prima di Langtang, il terzo film della serie Summits of my Life, il resoconto dell’ultimo viaggio in Nepal, subito dopo il terremoto della scorsa primavera, quando il catalano ha portato soccorso alle popolazioni della valle di Langtang. Kilian doveva tentare il record di salita e discesa sull’Everest ma il tragico evento ha portato all’annullamento della spedizione e a un viaggio umanitario. Ora l’obiettivo, per il quale Kilian sta cooperando con SOS Himalaya, è quello di costruire 116 case con la tecnica nepalese Jasta Pata. Tutti i proventi della serata di presentazione di Barcellona verrano devoluti per la causa e si spera di raccogliere 58.080 dollari. Il costo principale dell’operazione, circa il 64% del totale, riguarda il trasporto dei materiali, perché per raggiungere la valle è necessario l’elicottero. Basta pensare che una casa costa 180 dollari, mentre il volo dell’elicottero, che può trasportare il materiale necessario per 3,7 case, costa 1200 dollari.
 

 

Tanta emoció, solidaritat, inspiració... és difícil reflexar el que es va viure ahir a la presentació de #Langtang, però... Posted by Summits of my life on Domenica 13 dicembre 2015


In edicola Skialper 103 di dicembre-gennaio

Un numero ricco di proposte per le prime sciate. Anche su app

Le foglie gialle sono ormai cadute, il clima è più freddo. La neve, che si fa ancora desiderare, presto (speriamo!) imbiancherà monti e colli. Nell’attesa il numero di dicembre-gennaio di Skialper, in edicola dai prossimi giorni, è ricco di proposte per le prime sciate. Un numero diverso, con una copertina per non dimenticare le vittime di Parigi e di tutti gli attentati, volutamente senza strilli. Un numero che, come scrive il direttore editoriale Davide Marta, vuole essere contro ogni estremismo, anche nell’interpretazione del ‘verbo’ della montagna.

ENGADINA SELVAGGIA - La prima proposta con gli sci ai piedi è quella della Val Forno, in Engadina. Una meta raggiungibile dal Passo del Maloja ma anche dalla Valmalenco con la ripida discesa dal Pizzo Torrone ma anche altri itinerari più abbordabili. Una valle molto suggestiva grazie alla lunga lingua glaciale.

DALL’ADRIATICO ALL’ETNA - Scendendo a sud, ecco due mete per una sciata diversa, Monte Piselli e l’Etna. Sulla montagna marchigiana si possono disegnare curve nella polvere con vista sull’Adriatico. Basta solo incappare nella giusta perturbazione balcanica… Itinerari in stile freeride tra boschi e caciare, le caratteristiche case rurali. Sull’Etna, invece, l’emozione di fare correre i propri sci al cospetto dei grandi crateri vulcanici e della cenere. Itinerari per tutti i gusti, con qualche canale abbastanza ripido nella stupenda valle del Bove. Due articoli da leggere per programmare un viaggio a breve…

ALTRE GITE - Omar Oprandi ci accompagna alla scoperta di quattro itinerari di diversa difficoltà nel gruppo del Brenta, dove Wolfgang Hell ha invece lasciato la traccia sul ripido canalone ovest della Cima Tosa. Guido Valota è stato nella selvaggia Val Viola, in Alta Valtellina, in compagnia di Lorenzo Holzknecht, mentre Andrea Bormida ha incontrato Enrico Mosetti per parlare di ripido sulle Alpi Giulie e in Perù. 

CON LE SCARPE DA RUNNING - Anche nel periodo più freddo dell’inverno non abbiamo voluto dimenticare le scarpe da running con una insolita e affascinante vacanza in Uganda, dove la corsa è una scusa per andare alla scoperta di gorilla e scimpanzè, oltre che per aiutare le popolazioni locali. Per chi invece vuole semplicemente allenarsi, ecco la salita e discesa dal Monte Musinè, alle porte di Torino, solitamente senza neve. Con Nadir Maguet abbiamo provato i modelli La Sportiva in Gore-Tex, per avere sempre i piedi asciutti. 

A COME AGONISMO - C’è chi va per montagne con pelli e sci e chi scivola veloce contro il cronometro. Due mondi che non sempre si incontrano. E poi ci sono anche ciclisti e runner che, per tenersi in forma, provano qualche vertical invernale. Ecco perché abbiamo realizzato uno speciale con tanti consigli dei pro per chi vuole avvicinarsi alle gare di scialpinismo e le ultime novità in materia di tute, caschi, piccozze & co…

LE AZIENDE DA DENTRO - Per conoscere i segreti di tre aziende top abbiamo sguinzagliato Federico Ravassard e Guido Valota tra Francia, Veneto e Austria alla scoperta del dietro le quinte e della storia di Plum, marchio francese che produce attacchi, Grilamid, la ‘casa’ delle plastiche più innovative per gli scarponi, e Hagan, marchio austriaco che per primo ha creduto nello skialp. 

MONTE BIANCO - Ora che il reality Monte Bianco (in realtà leggendo gli articoli di Skialper scoprirete che non è corretto chiamarlo così…) è finito… su Skialper potrete leggere un commento ‘pro’ e uno ‘contro’ che portano la firma di Niccolò Zarattini, che ha fatto parte della troupe per le riprese, e di Tommaso de Mottoni, esperto di tv ed ex concorrente del Grande Fratello.

TAMARA - Ex scialpinista agonistica, figlia di un campione dello sci con le pelli e… seconda donna italiana sul K2. Alessandro Monaci ha incontrato Tamara Lunger nel rifugio di famiglia prima della partenza per il Nanga Parbat con Simone Moro. 

SPLITBOARD - Nella sezione dedicata allo splitboard, da leggere assolutamente l’interessante articolo di Luca Albrisi che ha intervistato Peter Bauer, uno dei protagonisti della storia della tavola e, oggi, della split.

UP & DOWN - Trentadue pagine dedicate alle gare con interviste e reportage. Si parte con il botta e risposta con Robert Antonioli, come sempre molto franco. Nel ‘confessionale’ di Luca Giaccone sono entrate le sorelle Bieler di Gressoney, mentre Maurizio Pastore ha intervistato Cristina Carli, vincitrice delle Ultra Series italiane della FISKY sul versante running. A Cervinia, in occasione del raduno giovanile, abbiamo fotografato tutte le squadre dei Comitati regionali, una prima per Skialper. E non finisce qui…

DISPONIBILE ANCHE SU APP - 
Skialper di dicembre-gennaio sarà disponibile nelle migliori edicole e su app a partire da questa settimana. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app! 


Tutti al festival della neve Fretzka

Appuntamento con Skialper a Bivio, in Svizzera, dal 29 al 31 gennaio

C’è tempo ma… meglio portarsi avanti. Le date da segnare sono quelle del 29-31 gennaio 2016. La parola d’ordine è ‘Fretzka’, il festival della neve fresca di Bivio, sulle montagne dell’Engadina Svizzera, organizzato da Skialper e Trübes Bier. Un ritrovo all’insegna dello scivolare sulla polvere con sci o split. Un fine settimana che si trasforma in raduno di skialp ma anche split, telemark, kite e freeride, perché quando c’è la neve e lo spirito giusto il divertimento è unico. Insomma, un appuntamento da non perdere.

TUTTI TESTATORI - Per i lettori di Skialper un’occasione unica per capire come i nostri dimostratori hanno testato gli sci e la possibilità di diventare testatori per un giorno. È proprio questo il tema scelto dalla rivista per rendere più interessante l’evento. Un modo per rendere chiunque partecipe del nostro metodo per provare l’attrezzatura e sentirsi, anche solo per qualche ora, ski tester ufficiale.

L’IDEA - «Tutto nasce da quella voglia di ritrovarsi una volta con gli amici in montagna, altrimenti non ci si vede mai» dice Michele Rupani, ideatore di Frezka. «Mi sono detto: perché non estendere anche ad altri l’invito? E in pochi giorno ho ricevuto decine di adesioni». La terza edizione di Frezka farà esperienza dei due anni precedenti e continuerà allo stesso tempo a mantenere quello spirito sbarazzino che rende levento più frizzante.

200 EURO - Mancano ancora pochi giorni e poi la quota di iscrizione aumenterà. La partecipazione a Fretzka costa infatti 210 euro fino al 20 dicembre e 240 a partire da quella data e include i pernottamenti, tutte le attività e i clinic tranne due pranzi e la partecipazione all’evento sunset. Un motivo in più per decidere di prenotare subito! Non ci sarà solo Skialper ma anche il campione di kite Toby Decker, i maestri di sci di Garmisch Partenkirchen, direttamente dal reality Monte Bianco la Guida Alpina Roberto Rossi, numerosi freerider. E poi anche la possibilità di provare gli sci di diverse marche. www.fretzka.com


Nuovo record di Steck sull’Eiger

In 2 ore e 22 minuti

Ha senso limare 6 minuti dal tempo di percorrenza di una via che percorre una parete di 1800 metri? Come dice lo stesso Steck, no. Ma per Ueli l’Eiger rappresenta la montagna di casa (abita a trenta minuti da Grindelwald), dove sperimentare nuove tecniche e testare il suo allenamento. Da veloci giri con Killian Jornet e Nicholas Hojat, sapeva come la parete fosse in ottime condizioni e quindi nulla gli vietava di provare a riprendersi il record sulla via Heckmair.
Fast and light. Il suo record personale precedente era di 2h 43min, ma era stato realizzato senza traccia e con un equipaggiamento relativamente pesante. Daniel Arnold era riuscito ad abbassarlo di ulteriori 19 minuti, ma utilizzando la corda fissa sul traverso Hinterstoisser. Usando lo stesso stile, con la via nelle condizioni attuali e lasciando a casa corda e altri materiali, Ueli il 16 novembre 2015 è riuscito a scendere a 2h 22min! Limite raggiunto? Forse no. A sentir lui le nuove generazioni potrebbero puntare senza troppa difficoltà ad infrangere il muro delle due ore: sotto a chi tocca!


Sci, amore e fantasia

Su Skialper in edicola la storia di un hobby che è diventato lavoro

«Tutto comincia un paio di anni fa. Gianluca e Fabrizio sono amici da una vita e fanno coppia fissa nei weekend di freeride ad Alagna, che per loro è una seconda casa. Fabrizio è artigiano, gli piace costruire e studiare cose e inevitabilmente non può fare a meno di apprezzare gli sci in quanto oggetto. Un giorno gli capitano sotto mano un paio di aste artigianali canadesi, delle quali si innamora. Inizia a venirgli in mente il pensiero che magari costruirsene un paio non deve essere impossibile, anzi, l’idea viene rinforzata dagli incoraggiamenti di Gianluca e da qualche birra dopo avere sciato. I due iniziano a informarsi su internet, dove, soprattutto dagli Stati Uniti, riescono a trovare informazioni utili». Inizia così l’articolo di Federico Ravassard sulla Whiteland Ski, una micro-fabbrica di sci piemontese, sul numero di ottobre-novembre di Skialper. 

ARTIGIANI DELLO SCI - Dalla passione è nato un lavoro. Si chiamano infatti Balma, Zube, Olen, Schwi gli sci prodotti di Whiteland Ski. Solo i materiali migliori, legno e tessuti (composti da un cocktail di fibra di vetro e fibra di carbonio); non si utilizzano né titanal né carbonio puro, che per Fabrizio sono solo un tentativo di compensare, in un processo industriale, alcune pecche dello sci. Ad esempio, per irrigidire l’asta, preferiscono inserire al posto del metallo altri strati di tessuti: un processo di sicuro più lungo e impegnativo, ma che garantisce un flex molto più armonico. Le fibre utilizzate, poi, sono orientate in modo da garantire la massima rigidità torsionale, senza tuttavia rendere lo sci impegnativo in senso longitudinale: il miglior compromesso. Nessun rocker di base, sostituito da una geometria a camber tradizionale con un piccolo accorgimento: la spatola molto morbida, che tende a incurvarsi ed emergere dalla neve spontaneamente. «Non devi guardare troppo quello che fanno gli altri o quello che vuole il mercato. E’ lì che perdi tutta la tua originalità» dice Fabrizio. Intanto ha preso forma lo sci di Skialper, costruito proprio durante la nostra visita. Siamo curiosi di metterlo sulla neve…

GIA’ DISPONIBILE SU APP - Skialper di ottobre-novembre è già disponibile nelle migliori edicole. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare immediatamente su smartphone o tablet, è già disponibile. È sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!.

A questo link una presentazione completa di Skialper 102 di ottobre-novembre.


The splitboard project

Una sezione tutta dedicata alle tavole splitboard nella test di Skialper

L’ingresso della sezione splitboard è una delle grandi novità della Buyer’s Guide 2016 di Skialper. E si tratta di un ingresso in grande stile, dato che il team capitanato da Luca Albrisi ha realizzato il primo test comparativo in Italia sulle tavole da alpinismo. Lo stato dell’arte, insomma, in attesa di evoluzioni e sviluppi. Abbiamo ritenuto che questa interpretazione della montagna fosse del tutto coerente e complementare allo scialpinismo nelle sue varie forme, motivo per cui questa sezione avrà un seguito e su ogni numero della rivista Skialper ci sarà una sezione fissa dedicata al mondo split.

FUORI - «Fuori da quello che conosciamo, fuori dal casino e dalla routine (anche quella del nostro tempo libero), fuori dalla famosa ‘comfort zone’ di cui siamo tutti un po’ schiavi». Così Luca apre la sezione di ben 36 pagine, che contiene una ricca parte introduttiva e metodologica e il test di ben sedici modelli. Non tutti quelli disponibili, una selezione critica distribuita sui principali marchi.

I MODELLI - Abbiamo assegnato un award di ‘split of the year’ e numerosi altri riconosmimenti. A voi scoprire quali sono state le tavole che se li sono aggiudicati. Abbiamo testato: Amplid The Creamer, Amplid The Morning Glory, Burton Custom Split, Burton Landlord, G3 Scapegoat Carbon, Jones Carbon Solution, Jones Solution, K2 Panoramic, K2 Ultrasplit, Nitro Doppelganger, Plum Prems Fiberglass, Plum Talps, Salomon Premiere, Salomon Split, Völkl Untrac, Völkl X Sight.

TEST TEAM - Le valutazioni sono state date da un super-team di professionisti: Luca Albrisi (coordinatore), Ivan Baldi, Alfredo Canavari, Icio Davarda, Gigi Lozzi ed Ettore Personettaz. Lo staff di Pillow Lab ha curato fotografia e stesura di tutti i testi. Il negozio Burning Boards! di Cles (TN), nella persona del titolare Luca Dalpez, è stato il centro di valutazione al banco, preparazione e montaggio delle tavole.

PAROLA AI LETTORI - E ora tocca a voi… Consultate la sezione splitboard della Buyer’s Guide e fateci avere le vostre considerazioni. Serviranno per far crescere il progetto e per gettare le basi per la prossima edizione del test.


Giorgio Bavastrello in arte Sborderzena

Su Skialper in edicola intervista a un protagonista dello snow-alp

Genovese, 46 anni, professore di matematica, un passato da camallo negli ambienti portuali di Genova e un simpatico soprannome, Sborderzena… Pratica snowboard dal 1995, hard setting e scivolare. Dal 2004 dedica gran parte del suo tempo libero allo snowboard-alpinismo, pente raide monolamina con una predilezione per le Marittime, le sue montagne, ma anche big line in giro per le Alpi seguendo le condizioni. Comino-Garelli al Mongioie, una nuova via diretta dalla vetta del Monviso, Binel-Cretier alla NE della Grivola, Lyskamm e Ovest del Monte Bianco sono solo alcune perle della sua collezione. Stiamo parlando di Giorgio Bavastrello, intervistato dal nostro Andrea Bormida sul numero in edicola di Skialper. Ecco una piccola anteprima.

TAVOLA CONTRO TUTTI -
«La tavola sta alla moto come gli sci stanno all’automobile! La tavola è fun, c’è poco da fare. Lo sci è tecnico, lo snow è istinto. Non cambierei mai. Però trovo il che il telemark sia una figata assoluta, se avessi tempo mi piacerebbe imparare. Lo snow però esce sconfitto dal confronto con lo sci sotto il profilo puramente tecnico. Hai due lamine su cui agisci con forza, mentre con il surf hai la curva frontale (front-side) con cui imprimi una forza pazzesca sulla lamina, mentre di schiena (back-side) lavori di talloni e allora quando atterri devi essere perfetto, altrimenti scappi via. Lo ski ha fatto progressi enormi (un bel marketing, tanta ricerca) mentre sullo snow siamo all’età del bronzo. Però, qualcosa si sta muovendo…».

SPLIT - «Dio benedica la split! Personalmente mi ha allungato la vita scialpinistica. In salita non c’è storia rispetto alle ciaspole. Il movimento della camminata è molto fluido e rilassante inoltre non si ha più il peso sulla schiena, anche se di fatto lo hai ai piedi. Con la split nei traversi si tribola parecchio se la neve è molto dura. Io metto spesso i coltelli e traccio traiettorie più strette e ripide rispetto agli scialpinisti. Se c’è farina nessun problema. In discesa rispetto alle tavole classiche… beh qualcosa di diverso c’è, ma solo su nevi dure. Però le differenze non sono così evidenti. Non ha senso fare paragoni con lo sci: sono due strumenti differenti con i loro pregi e difetti. O scii o surfi!».

MONVISO - «Il Monviso mi ha regalato emozioni particolari, avendone sciato tutti i versanti. Ma anche alcune discese sul Bianco, come il couloir Saudain con Mario Monaco sono sicuramente ricordi unici. In realtà non è la discesa a segnarmi emotivamente. Dipende da moltissimi fattori, quali l’ambiente, la linea, i compagni di gita…». Perché lo chiamano Sborderzena? Basta comprare Skialper…

GIA’ DISPONIBILE SU APP - Skialper di ottobre-novembre è già disponibile nelle migliori edicole. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare immediatamente su smartphone o tablet, è già disponibile. È sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!.

A questo link una presentazione completa di Skialper 102 di ottobre-novembre.
 


10 ore, 2 minuti e 1 secondo

I dettagli della nord dell’Eiger di Kilian e Ueli

Nei giorni scorsi abbiamo dato notizia della scalata sulla nord dell’Eiger di Kilian Jornet e Ueli Steck. Un’impresa resa nota dagli stessi protagonisti attraverso le pagine di Facebook. A qualche giorno di distanza filtra qualche dettaglio in più. Desnivel.com segnala che la via seguita dai due è stata la Heckmair. La partenza è avvenuta da Grindelwald, a quota 1.000 circa e la parte alpinistica inizia a 2.300 metri. Secondo il racconto dei protagonisti le condizioni erano perfette. La discesa invece è avvenuta del versante est. Il tempo totale? Dieci ore, due minuti e un secondo.

 


La PTL da dentro

Su Skialper in edicola un ampio reportage sulla Petite Trotte a Leon

L’Ultra Trail Du Mont Blanc e Chamonix sono l’emblema della competizione in montagna. Più in disparte, in un angolino, c’è la PTL (Petite Trotte à Léon), vestita di un viola spento, lenta, non competitiva e a squadre. Presentata come se fosse la cugina grassa e brutta della famiglia, una passeggiata di 300 km e 26.000 D+ che non fa parlare di sé per i nomi vip che attira e il cui regolamento e dinamiche non sono ben chiare a tutti. Di certo c’è solo una cosa: non c’è classifica, la prova non entra nei database che misurano le prestazioni degli atleti, come il DUV, e non c’è nemmeno un percorso unico. Insomma, per chi ama gareggiare, postare foto di pettorali di gare prestigiose, vantarsi del proprio tempo e compararlo con quello degli altri, la Petite Trotte à Léon è proprio la corsa da evitare. Anche perché è durissima… Tommaso de Mottoni la racconta su Skialper 102 di ottobre-novembre dopo averla portata a termine.

COSA È - La PTL è essenzialmente una prova di montagna in squadra, ossia un momento in cui confrontarsi con l’alpe, le sue difficoltà e le sue meraviglie con il solo aiuto del proprio compagno di squadra. Il senso non è quindi giungere al punto di arrivo il più velocemente possibile, ma vivere un’esperienza d’equipe nel contesto più duro e puro che si possa trovare sul Mont Blanc. Questo concetto ricalca con molta fedeltà la Grande Randonnée della tradizione escursionistica francese, associandolo a elementi di difficoltà tecnica che generalmente non si trovano nemmeno nei punti più impegnativi della Grande Randonnée per eccellenza, il GR20.  Nel percorrere la traccia della PTL, spesso fuori dai sentieri, di notte e lungo nevai o ghiaioni instabili e insidiosi, si va verso un crescendo di difficoltà e fatica. I Livelli di impegno richiesti sono ben più alti rispetto a quelli descritti dai requisiti di ammissione alla corsa. Una parabola scandita da cancelli orari da rispettare che non sono certo indulgenti, fino a giungere all’incirca all’ultimo, a 250 chilometri.

NON È IL TOR - Sebbene si parli quasi della stessa zona, distanza e dislivello, parliamo di due prove completamente diverse. Il Tor des Geants non presenta componenti tecniche di particolare rilievo, svolgendosi quasi interamente su sentieri escursionisti E, caratterizzato da lunghe e morbide ascensioni intervallate da qualche tratto più ripido. La PTL è esattamente il contrario: pochissima assistenza, sentieri spesso invisibili e traccia GPS come unico mezzo di navigazione. I tratti in cui correre sono in netta minoranza rispetto a quelli in cui procedere a 1,5 km/h è già una velocità di tutto rispetto. A questo si aggiunge il fatto che parecchi passaggi della PTL potrebbero essere definiti come EE e EEA, o meglio, dovrebbero essere attrezzati ma non lo sono. Al TDG senza alcun requisito di ingresso, e quindi aperta a tutti, c’è un 50% circa di abbandoni; per partecipare  alla PTL bisogna essere guida alpina, aver fatto il TDG o l’UTMB e nonostante questo c’è stato un 80% di abbandoni nel 2015. I numeri parlano chiaro.

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Kilian & Ueli, selfie sulla nord dell

Jornet e Steck avevano gia

Il più veloce alpinista e il più veloce runner. Insieme… Un sogno, un progetto, ieri diventato realtà. Ad annunciarlo Kilian Jornet e Ueli Steck sulle rispettive pagine Facebook. Per i due montanari più veloci del mondo, complice anche il clima mite, un grande classico, la nord dell’Eiger ‘car to car’ da Grindelwald. Per Kilian si trattava della prima volta… per Ueli della trentanovesima. Non sono stati resi noti altri dettagli e tempi della salita ma immaginiamo che sia stata veloce. Già a metà ottobre Kilian, che si trovava in Nepal senza obiettivi di record, aveva unito le proprie forze a quelle di Ueli Sreck per una scalata fino a quota 6.350. A rivelarlo Hélias Millerioux, salito insieme ai due, su Facebook: «Mi fanno male le gambe dopo questi 15 km e 1.700 m di dislivello tra 4.700 m e 6.350 m… 8 ore in montagna e sicuramente loro due hanno perso più di due ore a causa mia…».

 

I spend all yesterday following this guy. Great day with Ueli Steck in Eiger.Suunto I Petzl Posted by Kilian Jornet on Lunedì 9 novembre 2015

 

Learn so much climbing with Ueli Steck . Thanks for showing me your mountain. A car to car from Grindelwald and back... Posted by Kilian Jornet on Domenica 8 novembre 2015

 

Today Kilian Jornet and myself enjoyed the good warm weather and the great conditions. A Car to Car ascent from... Posted by Ueli Steck on Domenica 8 novembre 2015

 

Amazing conditions on the Eiger. We having some fun climbing in the Northface. Posted by Ueli Steck on Venerdì 6 novembre 2015


Il paesaggio vegetale e le valanghe

Su Skialper in edicola i consigli per valutare la pericolosità dei boschi

Alcuni tipi di copertura vegetale, come arbusti ed erbe a stelo lungo, hanno una capacità di ancoraggio da modesta a minima e, nella maggior parte dei casi, favoriscono la formazione di strati di neve a debole coesione verso la base del manto nevoso. Al contrario, le formazioni a bosco tendono ad ancorare la neve sul versante e ne favoriscono i processi evolutivi verso forme che portano a costruire strati di buona stabilità. Questi sono principi generali che, per quanto rilevanti, costituiscono un’informazione troppo generica per le nostre necessità di skialper. Ecco perché su Skialper 102 di ottobre-novembre Renato Cresta prova a ripartire la copertura vegetale secondo il complesso di piante presenti in un determinato habitat.

FASCE - Basandoci su questo criterio di ripartizione, quando lo osserviamo nella sua estensione dal fondovalle al crinale, potremo osservare che un versante è suddivisibile in fasce che aggregano piante con forma biologica e fisionomia simili: sul fondovalle troveremo una fascia in cui è prevalente la presenza di erbe (prati da sfalcio e coltivi); a monte di questa fascia è solitamente presente una striscia di bosco che, al margine superiore, sfuma in boscaglia, un misto di arbusti e alberi nani e contorti.

BOSCO DI SEMPREVERDI - Il bosco che conserva la foglia ha una capacità d’intercettazione della precipitazione nevosa che può superare il 70%; in altri termini, dopo una nevicata di un metro, all’interno di un bosco di abeti, potremo misurare anche meno 30 cm di neve al suolo. Al contrario un bosco di latifoglie e conifere che, come il larice, in autunno perdono le foglie ha un effetto ancoraggio della neve molto più basso.   In secondo luogo dobbiamo determinare la distribuzione dei fusti sul suolo, che i forestali schematizzano in funzione della distanza media tra i fusti…

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A questo link una presentazione completa di Skialper 102 di ottobre-novembre.
 


Eydallin a tutta birra

Su Skialper in edicola intervista esclusiva allo skialper dell'Esercito

«Ce l’hai un paio di scarpette da arrampicata?». «Sì, ma sono piuttosto vintage». «Tu portale lo stesso». È  iniziata così l’intervista del nostro Luca Giaccone a Matteo Eydallin. Appuntamento appena fuori Gap, in Francia. «Arrampico da un po’  di tempo, ma ‘seriamente’ da un paio di anni - ha detto Eyda -. Al mattino bici o corsa, nel pomeriggio climbing: diciamo che volume ne faccio. Questa è una sorta di giornata-tipo o giornata ideale se preferisci, durante l’estate. Unica concessione, una birra: a quella non rinuncio. Un po’ di libri, tanta musica, ma senza un autore particolare. Adesso che sono in Francia, ascolto anche i chansonnier, ma in macchina di cd ce ne sono di tutti i tipi, dal rock anni settanta al reggae». Ecco qualche anticipazione.

VERTICAL E SPRINT - «Qualcuno dice che rinuncio alla Coppa e magari mi critica. Ma piuttosto che partecipare a un vertical o a una sprint di Coppa, prove che non sono nelle mie corde, vado a una gara di alta montagna in Italia che sia allenante come distanza o dislivello per quello che voglio fare io. Un allenamento utile, almeno per me, senza prosciugare energie fisiche e mentali, come invece succede con una Coppa del Mondo. Mi preparo senza stress da competizione, penso che sia anche meglio che stare fermi a riposare. Queste sono le mie caratteristiche».

LENCE -
«Siamo abbastanza intelligenti da capire che quando non avremo più lo stesso ritmo sarà arrivato il tempo di cambiare ‘socio’. Questo ovviamente non cambierà nulla del nostro rapporto di amicizia. Basta solo che mi aspetti per una birra a fine gara. O che venga anche se sarò io ad aspettarlo…».

OLIMPIADI - «Non so se lo ski-alp ci arriverà, ma di una cosa sono certo: è uno sport indipendentemente dalla presenza alle Olimpiadi. In questo campo spesso prevale la politica sull’essenza dello sport. E spesso approdano giochi e non sport».

IL SUCCESSO PIÙ BELLO -  «Non faccio graduatorie, ma forse il Mezzalama 2013, quando non eravamo favoriti. Parliamo, però, di soddisfazioni sportive. Lo sport fa parte della mia vita, ma mi piace separarlo da quella reale. Se vinco il Mezzalama non volo in alto, se perdo non mi demoralizzo».

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