Livigno Skymarathon a Ruy Ueda e Sheila Avilés

Alla quarta edizione della Livigno Skymarathon su un inedito percorso da 31 km e 2650 metri di dislivello vittorie del giapponese Ruy Ueda e della spagnola Sheila Avilés.
Sul podio della prima tappa italiana di Migu Run Skyrunner World Series, anche Daniel Antonioli e lo spagnolo Oriol Cardona; al femminile seconda si è invece piazzata la campionessa di casa Elisa Desco, mentre terza è giunta l’altra spagnola Gisela Carrion. 600 atleti da 23 differenti nazioni ai nastri di partenza. Il comitato organizzatore, nelle ultime settimane, è stato chiamato ai lavori straordinari dopo le abbondanti precipitazioni primaverili che hanno lasciato in quota tanta neve e reso impossibile l’utilizzo del percorso originale. Il direttore percorso Adriano Greco, supportato dal campione di casa Marco De Gasperi e dai numerosi volontari, sono comunque riusciti a proporre un itinerario tecnico e selettivo che ha letteralmente esaltato i big mondiali della specialità.
Pronti, via e il giapponese Ruy Ueda ha subito impresso alla gara un ritmo altissimo. Ritmo tenuto sulla prima ascesa verso il Crap da la Parè da Daniel Antonioli. Dietro era bagarre per le posizioni di alta classifica tra Luis Alberto Hernando, Oriol Cardona, Petter Engdahl, Jia Erenjia, Marc e Oscar Casal Mir e Zaid Ait Malek (ESP). Con il passare dei chilometri il giapponese, già vincitore della prima tappa 2019 di Migu Run Skyrunner World Series, ha preso il largo per poi presentarsi in solitaria sul traguardo di Livigno in 3h22’57”.
Daniel Antonioli resiste all’attacco dei suoi avversari guadagnando il suo primo podio di world series in 3h24’37”. Autore di una prova tutta in rimonta il leader di coppa Oriol Cardona si è preso il gradino più basso in 3h26’24”. Completano la top ten di giornata Luis Alberto Hernando, Zaid Ait Malek, Eduard Hernandes, Ander Inarra, Pablo Villa, Adolfo Gustavo Buitrago e Alejandro Pujol Forcades
Gara vera anche al femminile con la spagnola Sheila Avilés subito all’attacco ed Elisa Desco subito dietro. In lizza per un posto sul podio anche Holly Page, Oihana Azkorbebeitia, Elena Rukhlyada, Robyn Owen e Hillary Gerardi. Nelle fasi cruciali la local Elisa Desco ha provato l’affondo portandosi al comando, ma Avilés ha subito riguadagnato la testa della corsa vincendo in 3h52’40”. Secondo posto tra gli applausi per Elisa Desco (3h56’13”) e terza piazza per l’altra spagnola Gisela Carrion (3h58’51”). Nelle top five anche Oihana Azkorbebeitia e Holly Page.

Il podio femminile © Livigno Skymarathon

La Dream Line di Hilaree Nelson e Jim Morrison

Il 30 settembre 2018 Hilaree Nelson e il compagno Jim Morrison hanno chiuso un’annata di sci ripido sugli ottomila da ricordare, sciando integralmente il Lhotse (8.516 m) dalla vetta, lungo quello stretto canale a lungo bramato da tanti, la Dream Line. Un’impresa di livello dopo quella di Bargiel al K2, portata a termine in cinque settimane totali. «Quando siamo arrivati in vetta con tutta quella neve e ci siamo resi conto che avremmo potuto sciare la Dream Line dall’inizio, senza calarci tra le rocce, è stato bellissimo, un momento che ricorderò per sempre: eravamo nervosi, ma appena abbiamo messo gli sci l’eccitazione ha preso il sopravvento» dice Hilaree Nelson, 45 anni, che nel 2018 ha preso il posto, dopo 26 anni, di Conrad Anker come capitano del Global Athlete Team di The North Face.

La Nelson aveva già sciato nel 2013 la parete Ovest del Papsura (6.440 m), anche soprannominato in maniera poco rassicurante Peak of Evil (picco del male), una linea difficile di un’estetica ineccepibile che ripercorreva in parte l’ascensione neozelandese del 1991. Non c’è dubbio però che la Dream Line del Lhotse rimarrà per sempre legata al suo nome e a quello di Jim Morrison. «Tutta la discesa, compresa la Face, fino al campo 2, è di circa 2.100 metri di dislivello, e ha preso circa quattro ore, ma la maggior parte del tempo l’ha richiesto la sezione del Couloir – dice ancora Hilaree - Siamo stati vicini perché era la parte più impegnativa, l’ampia parete sottostante l’avevamo già provata nella fase di acclimatamento e lì ci siamo allontanati un po’ e abbiamo gustato la discesa. Sciare con Jim, compagno anche nella vita, mi dà una grande fiducia».

L’articolo completo è su Skialper 124 di giugno-luglio.

La Dream Line del Lhotse nella foto di copertina di Skialper 124, realizzata da © Paul Pottinger

Sarà una Skylakes solidale

Era iniziata nel 2014 come una scommessa, organizzare una skyrace nel paese più piccolo del Veneto, partendo dal nulla. Quattro anni pieni di soddisfazioni e successi: l’ingresso nel circuito La Sportiva Mountain Running Cup, gli atleti di alto livello che ritornano, il sold out a 750 iscritti, le ottimi critiche. Per questa edizione della Skylakes, che si corre a Laghi (VI) il 23 giugno, il percorso di 21 km e 1.550 m D+, a cavallo tra Trentino e Veneto, rimane immutato, così come la scelta di aggiungere alla gara dei ‘grandi’ il MiniTrail per i ragazzi 7-12 anni sulla distanza di 1.200 m.

La vera novità di questa Skylakes 2019 riguarda pacco gara e quota d’iscrizione. In un calendario trail sempre più fitto e competitivo, in cui il pacco gara rappresenta la miglior pubblicità immediata per una gara di corsa, gli organizzatori vicentini hanno scelto di fare un passo indietro e riportare la Skylakes all’essenziale con un occhio al solidale. «Correre, con una mano sul cuore». Questo è il messaggio che vuole passare quest’anno. La proposta è sicuramente coraggiosa e temeraria. A ogni iscritto, al prezzo base di 20 euro, saranno dati pettorale, assicurazione, gnocchi, chip, docce, deposito bagagli, ma poi sarà lui a fare la scelta tra richiedere il gadget d’iscrizione, una t-shirt in cotone, oppure donare il corrispondente valore in denaro a Team For Children Onlus Di Vicenza, un’associazione dedita all’aiuto dei bambini malati e di appoggio alle relative famiglie (www.teamforchildrenvicenza.it) con cui Skylakes ha di recente iniziato a collaborare per la costruzione di una casa vacanze per bambini oncologici. Una quarta edizione irrivererente, un percorso collaudato e una macchina organizzativa eccellente, tutto ciò che serve per correre forte e divertirsi tra i sentieri delle Prealpi vicentine a un prezzo ribassato. Toccherà ora agli atleti rispondere, dimostrare di non essere solo attratti dallo specchietto per allodole del pacco gara e ricordare che alla fine l’importante è solo correre. L’essenziale.


Mario Poletti organizza la Orobie Experience

Nel 2005 Mario Poletti corse il Sentiero delle Orobie in 8 ore, 52 minuti e 31 secondi. Un’impresa che ricordano ancora in molti e che portò tante persone sul sentiero. Ora il product manager di Scott Italia, nell’anno in cui Marco Zanchi tenterà un’impresa simile, si è inventato una nuova avventura aperta a chi vorrà condividerla con lui: Orobie Experience.

L’appuntamento è per sabato 29 e domenica 30 giugno. La prima tappa è daVal Canale al Rifugio Coca: 42 km e 2700 m D+ - tempo percorrenza stimato 10 ore. La seconda dal Rifugio Coca al Curò, Rifugio Albani e ad Ardesio: 42 Km e 2300 m D+ - tempo percorrenza stimato 11 ore.

L’evento è gratuito e aperto a tutti coloro che, avendo compiuto i 18 anni alla data di svolgimento dell’Experience, sono in possesso di certificato medico sportivo di idoneità all’attività agonistica in corso di validità. Per la partecipazione però è richiesto il curriculum sportivo. Si richiede di aver concluso una skymarathon o un’ultra trail (dai 55 km in su) o edizione del GTO (Gran Trail delle Orobie ). Le iscrizioni si chiuderanno al raggiungimento dei 20 partecipanti e la logistica è curata da Fly - UP. Iscrizioni qui.

L'arrivo di Poletti. Alle spalle, a fare da pace, un giovanissimo Marco Zanchi ©Carlo Brena

Il film del record di Emelie Forsberg sul Kungsleden

Luglio 2018: Emelie Forsberg percorre il sentiero Kungsleden, nella Lapponia Svedese, in quattro giorni e 21 ore, facendo registrare il fastest known time. L’itinerario, in uno degli angoli più selvaggi del Paese scandinavo, è lungo 450 chilometri e viene di solito coperto in due settimane. La partenza è da Abisko, l’arrivo a Hemavan e il punto più alto a quota 1.150 metri, con discese fino a 330 metri. Nella prima tappa, la più lunga, la runner svedese ha raggiunto dopo 116 chilometri Saltoluokta, il rifugio dove ha lavorato quando aveva 19 anni e dove ha scoperto la montagna. L’itinerario comporta diversi fiumi da attraversare con piccole barche. Il cortometraggio di 14 minuti che documenta la sua impresa è disponibile da qualche ora sulla Salomon TV.

© Philip Reiter

IL LIBRO - Il libro autobiografico di Emelie, Correre, Vivere con le stupende foto di Kilian Jornet, è stato da poco pubblicato in italiano dalla nostra casa editrice ed è uno dei successi editoriali della stagione, stabilmente nella top ten delle categorie corsa e maratona delle principali librerie online.

© Perla Pani

L’ABBIGLIAMENTO DI EMELIE – Come si è vestita e che scarpe ha utilizzato Emelie durante l’impresa in Svezia. Ecco soddisfatta la curiosità: scarpe S/LAB Sense 6 Softground, S/LAB Women’s Skirt, S/LAB Modular Shorts, Women’s Comet Plus SS Tee, Women’s Elevate Move’on SS Tee, X Wool Long Sleeve Tee, Women’s Lightning Wind Hoodie, Haloe Down Hybrid Women’s Hoodie, zaino Skin Pro 10 Set, Agile Long Tights, S/LAB Running Socks, e orologio/GPS Suunto 9. Scarpe e abbigliamento sono di Salomon.

© Philip Reiter
© Philip Reiter

 


Arriva Garmin GPSMAP 66i

Dallo scorso 5 giugno Garmin ha lanciato il nuovo GPSMAP 66i, che unisce la lunga esperienza del marchio nella navigazione GPS con i plus del sistema di comunicazione satellitare inReach. È in pratica il primo prodotto nuovo da quando il marchio ha acquisito la tecnologia inReach. Il nuovo palmare ha un ampio schermo da 3’’, il compagno ideale per chi vuole dare libero sfogo alla voglia di esplorazione.

SEMPRE CONNESSI - Combinando i sistemi satellitari GPS, GLONASS e GALILEO con gli evoluti sensori interni (altimetro, barometro, bussola) e con l’ampia scelta cartografica disponibile, GPSMAP 66i garantisce agli appassionati una navigazione efficace e sicura in qualunque angolo del mondo. Garmin GPSMAP66i offre un servizio di messaggistica e geolocalizzazione globale, grazie all’utilizzo della costellazione di satelliti Iridium, l’unica rete che garantisce copertura completa del nostro pianeta. Così si possono ricevere e inviare e-mail e SMS da e verso qualunque contatto della rubrica. Inoltre, nel malaugurato caso in cui ci si trovasse in difficoltà, dal GPSMAP 66i sarà possibile lanciare un segnale di SOS semplicemente premendo un tasto dedicato. La richiesta di assistenza verrà inviata al centro di monitoraggio internazionale GEOS (attivo 24/7) che attiverà quindi la macchina dei soccorsi in qualunque luogo del mondo ci si trovi. Una volta premuto il tasto SOS, l’utente potrà interagire con un operatore (nella propria lingua), comunicare la tipologia di emergenza, la gravità del problema e ricevere immediatamente indicazioni su come gestire la situazione in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

CARTOGRAFIA - Il nuovo palmare GPSMAP 66i dispone di una mappa TopoActive Europe già installata, così che l’utente possa consultare nel dettaglio tutte le caratteristiche del territorio come le linee di quota, le coste, i fiumi, le vette e i punti panoramici. Tramite il pacchetto BirdsEye, scaricabile anche da una connessione Wi-Fi, sarà possibile pianificare la propria spedizione nel miglior modo possibile, consultando direttamente sul display le immagini satellitari in alta risoluzionedei luoghi che si attraverseranno.

VERSATILITÀ - Grazie all’App Garmin Explore gli utenti potranno sfruttare le funzionalità aggiuntive per la navigazione, per la pianificazione dei viaggi e per la condivisione dei dati. GPSMAP 66i è associabile ai dispositivi indossabili Garmin fēnix 5 Plus, Instinct, Tactix Charlie e Marq Expedition. Nelle situazioni che richiedono assoluta libertà di movimento, si potrà lasciare il palmare agganciato allo zaino e continuare a consultare i messaggi della sua inbox o anche lanciare SOS direttamente dal proprio polso. GPSMAP 66i è progettato secondo i rigorosi standard militari MIL-STD-810, resistente agli urti e impermeabile IPX7(un metro di profondità per 30 minuti). Integra una batteria ricaricabile con un’autonomia fino a 35 ore, con tracciamento ogni 10 minuti, e fino a 200 ore in modalità Expedition, con intervalli di tracciamento ogni 30 minuti. Il prezzo consigliato al pubblico è di 599,99 euro e i servizi di comunicazione satellitare sono a pagamento e attivabili scegliendo tra varie soluzioni di abbonamento.

Info qui


Milliken & Company acquisisce Polartec

Milliken & Company ha annunciato ieri di avere firmato un accordo definitivo per l'acquisizione di Polartec da Versa Capital Management, LLC. L'acquisizione dovrebbe concludersi entro giugno. I termini finanziari della transazione non sono stati resi noti. Polartec è leader nella produzione di soluzioni tessili innovative, a partire dal moderno pile sintetico nel 1981 e le sue tecnologie sono oggi utilizzate dai brand leader nel settore sportivo, militare e professionale.

Le competenze di Milliken & Company in materia di ricerca, progettazione e produzione spaziano in un'ampia gamma di discipline, tra cui prodotti chimici speciali, rivestimenti per pavimenti e tessuti protettivi. «Polartec apporta una vasta e rinnovata esperienza nel settore tessile outdoor per completare la già robusta offerta di Milliken - ha dichiarato Halsey Cook, presidente e CEO di Milliken & Company - L’acquisizione strategica amplia le nostre capacità nel settore tessile con un'offerta di prodotti che ora includerà soluzioni tecniche per l’isolamento e protezione dagli elementi, consentendoci, tra l'altro, di crescere in nuovi e stimolanti settori».

«Con oltre 150 anni di innovazione nel settore tessile, Milliken è il miglior proprietario naturale di un brand con il pedigree di Polartec, non vedo l'ora di supportare questa integrazione» ha dichiarato il CEO di Polartec Gary Smith. Versa aveva acquisito le attività della ex Malden Mills nel 2007, rinominandola Polartec.


Il viaggio sul filo delle frontiere di Jacquemoud e Bruchez

«Queste ultime tre settimane ci hanno permesso di mettere i nostri sci sul versante Est del Cervino, quello meridionale delle Grandes Jorasses e del Grand Combin de Valsorey, la Nord del Monviso e la Est del Monte Bianco». Scrive con soddisfazione Mathéo Jacquemoud in un post sul suo account Instagram. Le discese, che fanno parte del progetto Sur le fil des frontières (sul filo delle frontiere), in compagnia di Vivian Bruchez, porterà alla realizzazione di un video in prossimo autunno. Sulle Grandes Jorasses i due erano in compagnia di Thomas Guerrin e hanno dovuto rinunciare ad arrivare fino in vetta alla Walker a causa del rigelo insufficiente. La discesa sulla Est del Monte Bianco ricalca quella del 1988 di Pierre Tardivel, dal Col de la Brenva. Al Coolodge, sul Monviso, c’erano anche Leo Viret e Thomas Guerrin. La prima discesa, sulla Est del Cervino, è iniziata alla Cabane Solvay. Jacquemoud e Bruchez hanno anche sciato la cresta Ovest dell’Eiger.

© Instagram/Mathéo Jacquemoud
© Instagram/Mathéo Jacquemoud

Ortovox, obiettivo sostenibilità. A partire dalla lana

In occasione di OutDoor by ISPO 2019 Ortovox introdurrà la sua strategia di sostenibilità PROTACT2024 con la quale l’azienda, basandosi sui suoi valori chiave, presenterà sia le iniziative già esistenti che nuovi obiettivi precisi da realizzarsi entro il 2024. Però non mancano le novità anche per quanto riguarda i prodotti: con la nuova linea Westalpen il marchio presenta la sua collezione tessile più versatile e più tecnica per alpinismo ed escursionismo ad alta quota a cui si aggiunge, nel settore hardware, la pluripremiata serie di zaini Peak Light e Peak Light 40.

SOSTENIBILITÀ – Con PROTACT2024 Ortovox ha fissato sei pilastri per formulare la sua strategia di sostenibilità fino al 2024 definendo obiettivi concreti. In qualità di esperti della lana, l’azienda, con Ortovox Wool Promise (OWP), ha sviluppato un proprio standard che mira alla certificazione della materia prima secondo severi criteri e alla trasparenza della catena di commercializzazione. L’obiettivo è quello di integrare nell’OWP, entro il 2024, anche il partner Swisswool. I pilastri amicizia e alpinismo simboleggiano il rapporto leale e responsabile sia con gli stakeholder che con l’ambiente e le risorse. In questo contesto Ortovox si è prefissata di mantenere lo stato di leader della Fair Wear Foundation e di impegnarsi a favore della neutralità climatica. Oltre il 60% della produzione avviene attualmente in Europa e questo rimarrà anche in futuro il livello minimo. I temi pionieri della sicurezza e motivati dalla funzionalità illustrano l’obiettivo dell’impiego di materiali al 100% privi di PFC sia nel settore tessile che in quello dell’hardware, il settore della gestione delle sostanze chimiche, nonché la durata dei prodotti e la possibilità di essere riutilizzati.

SISTEMA WESTALPEN - Le Alpi occidentali (Westalpen) sono sinonimo diterreno alpino impegnativo e alte montagne e di conseguenza anche di un alto livello di abilità richiesta e di un’attrezzatura congrua. Per soddisfare queste esigenze Ortovox presenta il nuovo sistema Westalpen composto da tre strati di abbigliamento: Westalpen 3L Light giacca e pantaloni, Westalpen Softshell giacca e pantaloni e la giacca Westalpen Swisswool Hybrid. La collezione più versatile e più tecnica del marchio bavarese per gli sport di montagna, offre prodotti appositamente creati per venire incontro alle esigenze delle salite in ambiente ad alta quota: protezione, funzionalità e leggerezza.

Westalpen 3L
Westalpen Softshell

PANTALONI WESTALPEN SOFTSHELL - Nei pantaloni Westalpen Softshell viene utilizzato l’innovativo sistema quick-gaiter che sostituisce interamente il gambale nelle escursioni ad alta quota. Il sistema di regolazione dell’orlosviluppato da Ortovox permette di regolarli facilmentee velocemente in tre passaggi, adattandoli perfettamenteallo scarpone. Le fascette di fissaggio poste sotto lo scarpone sono realizzate in materiale Dyneema resistente allo sfregamento e quando non vengono utilizzate si possono stivare con estrema facilità.

PEAK LIGHT 40 - Nel settore hardware Ortovox completa nell’estate2020 la pluripremiata serie di zaini Peak Light con il modello Peak Light 40. È un compagno versatile ed altamente funzionale per escursioni in ambiente e ad alta quota. Comfort, leggerezza e una piacevole gestione della temperatura vengono assicurati dallo schienale tecnico realizzato utilizzando pannelli in Swisswool. Grazie agli elementi flessibili e rimovibili, come la tasca sulla patta, il fascione addominale o il telaio, lo zaino può essere adattato a seconda del campo d’impiego e il suo peso può essere ridotto fino a 780 grammi.

Peak Light 40

Zegama, il film della gara

Come è andata lo sapete già, con Kilian Jornet a conquistare l'ennesima vittoria nella maratona basca davanti a Bartlomiej Przedwojewski, con Thibaut Baronian a completare il podio e la vittoria femminile di Eli Anne Dvergsdal con piazza d’onore per Elisa Desco che vince il testa a testa con Amandine Ferrato. Ma Zegama, tappa inaugurale delle Golden Trail World Series 2019, è gara che va vissuta e rivissuta perché trasmette emozioni come pochi eventi. Ecco allora il video di 23 minuti con tutto quello che è successo lo scorso 2 giugno.


The Legend, da Meraldi a Collé

È il 4 luglio 1993, ad Alagna si sta riscrivendo la storia della corsa in montagna: nasce lo skyrunning. Sono passati più di 25 anni da quando la prima sky race si è corsa sulle pendici del Monte Rosa, un progetto ambizioso che ha rivoluzionato il modo di correre in montagna e ha dato inizio a un movimento globale.
La sfida è correre da Alagna fino alla vetta del Monte Rosa, raggiungendo la Capanna Regina Margherita; gli atleti, i primi corridori del cielo, toccano quota di 4.554 metri coprendo 35 chilometri e 7.000 metri di dislivello in salita e discesa tutti d’un fiato. Fabio Meraldi in 4 ore e 24 minuti vince la gara e segna il record, un record che è stato solo l’inizio della sua leggenda.Partendo da questa data è iniziata la storica cavalcata di Fabio, vera icona dello Skyrunning e dello scialpinismo. Fabio vanta vittorie e record come pochi altri, alla Everest Sky Marathon, al Trofeo Kima e alla Dolomites Sky Race. Record allo Shisha Pangma, Monte Kenya, o quello mitico da Courmayeur al Monte Bianco e ritorno, imbattuto per oltre 20 anni.

Nel 1995 Valeria Colturi, titolare di Crazy, allora piccola azienda artigiana di Bormio, si appassiona a questo sport. Dopo aver dato una svolta al modo di vestirsi per le competizioni di scialpinismo, inventando la famosa tutina, crede in questo nuovo modo di affrontare la montagna e crea i primi capi di abbigliamento dedicati. Oggi l’evoluzione di quella prima collezione si chiama The Legend, una linea studiata a quattro mani con Fabio Meraldi, la collezione perfetta per lo sky e il trail. L’obiettivo del progetto The Legend è quello di sensibilizzare sulla sicurezza e puntare al comfort. La collezione perfetta è quindi un connubio di scelte tecniche di altissimo livello, partendo dai tessuti, passando attraverso le più dettagliate soluzioni tecniche.

Un altro grande della corsa tra i monti oggi utilizza i capi The Legend, Franco Collè, due volte vincitore del Tor des Géants. «Vestibilità e praticità, bastano queste due semplici parole a spiegare il perché della mia scelta» esordisce Franco. T-shirt e pant The Legend sono stati utilissimi anche durante il Tor. «I tessuti utilizzati sono molto piacevoli al tatto, leggerissimi e senza fastidiose cuciture, la vestibilità dei pantaloncini è davvero perfetta e la t-shirt ha due praticissime tasche porta flask e altri cinque vani molto utili» aggiunge il valdostano che ricorda, a riprova della validità dei pantaloncini, che durante l’ultimo Tor non li ha mai sostituiti.

T-Shirt Sky Run The Legend – 130 euro

È stata studiata con l’obiettivo di creare un capo che permettesse di non utilizzare lo zaino e gestire in completa autonomia lunghi chilometraggi.

Caratteristiche:

  • Tessuto luminescente
  • Stampa rifrangente
  • Orlo incollato
  • Zip invisibile incollata
  • Silicon grip ferma zaino
  • Fischietto tascabile
  • Laserature traspiranti
  • Fondo incollato con serpentina in silicone
  • Tasche porta flask in tessuto traforato
  • Scritta laser traforata traspirante
  • 5 tasche a rete portaoggetti

 

Shorts Sky K-Run The Legend – 120 euro

Il tessuto esterno è leggerissimo, tasche multiuso, lo short interno contenitivo e lo slip sostenitivo.

Caratteristiche:

  • Doppia tasca in rete, con zip e gancetto portachiavi
  • Slip interno con sistema Suspension Plus sostegno extra, massima ventilazione per prevenire la formazione di varicocele
  • Doppia tasca in gel
  • Pantaloncino esterno incollato
  • Pantaloncino interno contenitivo con tessuto Magic Print
  • Fori laserati
  • Cover impermeabile estraibile per lo smartphone
  • Elastici porta bastoncini
  • Tessuto superelastico water repellent traforato

 

www.crazyidea.it

© Alice Russolo

Mondiali, l'Italia sfiora il podio

Due quarti posti per gli azzurri nei Campionati Mondiali di trail in Portogallo. Il team italiano sfiora il podio a squadre e anche nella gara individuale sulla distanza di 44 chilometri, con una prova in rimonta di Francesco Puppi, arrivato a soli dieci secondi dalla medaglia di bronzo. Vittoria del britannico Jonathan Albon in 3h35’35 davanti al francese Julien Rancon (3h37’48), terzo lo svizzero Christian Mathys (3h40:35) dopo aver condotto per quasi 30 chilometri, mentre il comasco nel tratto conclusivo scavalca l’altro transalpino Nicolas Martin (3h42’28). Tra gli italiani Luca Cagnati riesce a lottare con i big e chiude quindicesimo, poi Marco De Gasperi dopo una crisi risale nell’ultima parte fino al diciottesimo posto. Più dietro Alessandro Rambaldini, vittima di una caduta e 24esimo, seguito da Andreas Reiterer, 36esimo, e Davide Cheraz, 51esimo. Dominio della Francia a squadre, davanti a Spagna e Gran Bretagna, con l’Italia in quarta posizione.
Al femminile Silvia Rampazzo si conferma una delle migliori al mondo, dopo il bronzo di due anni fa. La veneta è sesta, leader di una formazione azzurra che coglie il quinto posto. Per il successo, prende subito il largo la francese Blandine L’Hirondel scavando un solco sempre più profondo tra sé e le avversarie: oro in 4h06’18 con più di otto minuti di vantaggio nei confronti della neozelandese Ruth Croft (4h14’29), in recupero sulle spagnole Sheila Aviles (4h15’05) e Salmones Azara (4h15’31) che superano la romena Denisa Dragomir (4h17’04). Sul traguardo Barbara Bani è ventesima, poi Emma Quaglia (44esima), Sarah Palfrader (53esima) e Lidia Mongelli (125esima), invece Gloria Giudici si ferma dopo pochi chilometri per un problema al quadricipite. Ancora Francia e Spagna in vetta alle classifiche per team, bronzo alla Romania che precede Gran Bretagna e Italia.


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