Cazzanelli-Steindl, è record sulle creste del Cervino

Sedici ore e 4 minuti. Per fare su e giù dalle creste Hornli, Furggen, Zmutt e Leone, sul Cervino. È questo il nuovo record fatto segnare ieri da François Cazzanelli, vecchia conoscenza degli appassionati di scialpinismo e dei lettori di Skialper, e Andreas Steindl. Entrambi Guide alpine, uno valdostano e l’altro svizzero, Cazzanelli e Steindl sono partiti alle 2.20 dal rifugio dell’Hornli dove hanno poi fatto rientro dopo essere salita quattro volte sul Cervino da diverse vie. Un concatenamento che portava la forma di Kammerlander-Wellig nel 1992 in 23 ore e che ha comportato più di 20 km di percorso e oltre 4.000 metri di dislivello.

STAGIONE DI RECORD - Quello del duo di Guide alpine è solo l’ultimo di una lunghissima serie di record dell’estate 2018. Proprio Steindl, solo a fine agosto, il 27, aveva fatto segnare un altro crono veloce sulla Gran Becca: da Zermatt alla vetta e ritorno, via Hornli, in 3 ore 59 minuti e 52 secondi. Steindl è uno specialista del Cervino, visto che ci è salito quasi 90 volte, ma mai lo aveva fatto così velocemente. E poi il record di salita e discesa di De Gasperi sul Monte Rosa, il crono di Emelie Forsberg in coppia con Kilian, sempre sul Monte Rosa, preceduto dal miglioramento del record già suo al Monte Bianco, l’altro record di Kilian al Bob Graham Round, quello di Emelie sul sentiero Kungsleden in Svezia. E che dire di Nico Valseisa da Genova al Monte Rosa in bici? E sicuramente ne dimentichiamo qualcuno. Record diversi, non solo alpini, ma anche di pura velocità su sentiero, però spesso duravano da anni. Non c’è dubbio però che il mondo dei record è esploso e forse il termine utilizzato non è sempre quello corretto, anche se il più mediatico. Sono confrontabili imprese come quella di Steindl con quella di Kilian da Cervinia. E la prestazione di Emelie Forsberg in coppia con Kilian sul Monte Rosa, migliore di quella di Gisella Bendotti, che durava da anni?

DIETRO AI TEMPI - «Parlare di record in alta montagna nei vari assetti offre molte discussioni e infatti esistono prestazioni in gara, record ufficiali e fastest known time - dice Marino Giacometti, padre dello skyrunning e precursore dell’andare veloci e in salita -. Ha senso parlare della miglior prestazione conosciuta in quel momento. Ora si dovrebbe distinguere… solo o in coppia, come nel caso di Kilian ed Emelie al Monte Rosa? Certo è che Emelie non si è fatta tirare un metro da Kilian, anzi. Certamente dal punto di vista psicologico e tecnico sono situazioni diverse». Per riportare un po’ di ordine può essere utile dare uno sguardo alla tabella riportata sul sito della International Skyrunning Federation http://www.skyrunning.com/wp-content/uploads/2018/04/Best-wk-Performance-record-10-4-2018.pdf


Fine settimana iridato

Tempo di Mondiali nel fine settimana, da Andorra alla Scozia, dalla corsa in montagna allo skyrunning.

WMRCH 2018 - Viaggio nel principato pirenaico per gli azzurri di Paolo Germanetto: domenica a Canillo va in scena la rassegna iridata di corsa in montagna. Un’Italia che cercherà di fare bottino con Nadir Cavagna, Francesco Puppi, Bernard e Martin Dematteis, Gloria Giudici, Emma Quaglia, Erica Ghelfi ed Elisa Sortini. A livello junior, convocati Isacco Costa, Dionigi Gianola, Alessandro Mello Rella, Giovanni Rossi, Gaia Colli, Angela Mattevi, Linda Palumbo e Alessia Scaini.

SKYRUNNING WORLD CHAMPIONSHIPS - I Mondiali ISF saranno di scena nelle highland scozzesi: la prova ultra è partita venerdì con la Salomon Ben Nevis Ultra (52 km e 4000 m D+): in casa azzurra occhi puntati soprattutto su Luca Carrara, Enrico Bonati, Francesca Canepa, Katia Fori e Cristiana Follador. Sabato tempo di skyrace con la Salomon Ring of Steall Skyrace di 29 km e 2500 metri dislivello. Tra gli italiani nella start list, Daniele Cappelletti, Nadir Maguet, Eddj Nani, Alex Oberbacher, Manuel Bortolas, Silvia Rampazzo e Daniela Rota.
Due gare impegnative e non sarà facile vista gli iscritti Kilian Jornet, Luis Alberto Hernando, Pere Aurell, Jan Margarit, Stian Angermund-Vik, Jonathan Albon, Tom Owens, Sage Canaday, Dakota Jones, Laura Orgué, Maite Maiora, Sheila Avilés, Holly Page, Hillary Gerardi, Ragna Debats, Lina e Sanna El Kott, Mira Rai...


Sono andate forte le donne al Tor

Sono andate forte le donne al Tor. Silvia Ainhoa Trigueros Garrote ha un carattere indomito, tipico dei baschi, di chi il Tor lo voleva vincere. E così è stato, naturalmente, dal primo all’ultimo dei 330 km del percorso. Silvia infatti l’ha condotto sempre in testa, spesso anche nella top ten assoluta, sempre tenendo a distanza le più dirette inseguitrici, che pian piano si sono diluite nella stanchezza e nel caldo. La ultrarunner basca ha chiuso il suo TOR all’attacco con il tempo di 87 ore e 50 minuti, ben 10 ore in meno rispetto al tempo dello scorso anno, che era stato di 97 ore e 43 minuti e che le era valso il secondo posto. Oltretutto quest’anno è arrivata anche dodicesima assoluta. Meglio di così dunque non poteva proprio fare. La seconda e la terza classificata, vale a dire l’italiana Scilla Tonetti e la britannica Jamie Aarons, sono arrivate al traguardo di Courmayeur otto ore dopo, con il tempo di 95 ore e 54 minuti. Per l’atleta italiana di Samarate un bel passo avanti rispetto alle 108 ore dello scorso anno e anche un passo più in alto sul gradino del podio rispetto al terzo posto conquistato nel 2013.

Scilla Tonetti ©Alexis Courthoud

E dunque è ‘volata in avanti e in alto’, ha detto un suo fan a bordo campo, facendoci notare che Scilla ha tatuate sulle gambe farfalle e uccelli in volo. Jamie non ha tatuaggi visibili, e quel che ha mostrato è stata una grande energia, che le deriva dal carattere brillante e da una lunga esperienza internazionale. Il suo curriculum parla chiaro.
Il tempo cronometrico registrato di 95 ore e 54 minuti vale per entrambe (quindi un secondo posto a pari merito), perché le due ultrarunner hanno tagliato il traguardo insieme, mano nella mano.
«Fino al Malatrà, l’ultimo colle prima della lunga discesa verso il traguardo, ci eravamo più volte alternate in testa, distanziate davvero di un paio di minuti o poco più - ha detto Scilla dopo la linea d’arrivo - poi una volta arrivate lassù, a 3mila metri e con una bella giornata di sole davanti, ci siamo dette: perché non la smettiamo di inseguirci vicenda e arriviamo insieme?». Accordo gentile, che solo le donne sanno fare.

TOT DRET - Altre ragazze dal piede veloce e dal cuore forte hanno riempito nella notte tra il 12 e il 13 settembre anche il podio del Tot Dret, gara di 130 chilometri con partenza notturna da Gressoney Saint Jean. Sul gradino più alto del podio è salita la veneta Francesca Pretto, già vincitrice della Trans d’Havet, al traguardo in 26 ore e 38 minuti. Francesca ha chiuso anche al quarto posto in assoluto. Sul gradino numero 2, Maria Elisabetta Lastri (12ª in 30h59’33”), ultrarunner senese, e, al terzo posto, Alessandra Boifava (14ª in 31h38’56”), veneta come la vincitrice.

Francesca Pretto ©Giacomo Buzio

Tot Dret a Marco Mangaretto e Francesca Pretto

Marco Mangaretto, origini valdostane, abitante nel Canavese ha vinto la seconda edizione del Tot Dret, la prova ‘griffata’ Tor, di 130 km e 12.000 metri di salita, partita da Gressoney-Saint-Jean.
Al traguardo di Courmayeur è arrivato alle 21,01 del giorno successivo, dunque un minuto in più oltre le 24 ore. Un tempo che comunque abbassa di 14 minuti il tempo del vincitore dello scorso anno. Il quarantasettenne atleta, che nella quotidianità lavora in una azienda metalmeccanica, ha ‘giustificato’ la sua vittoria con il ritiro di ultra runners più accreditati al successo. Ma il fatto di essere andato forte fin dall’inizio e di aver condotto la gara sempre nelle prime posizioni, alternandosi spesso in testa, annulla di fatto la sua sportiva giustificazione. Un successo dunque per niente occasionale.
Dopo 30 minuti esatti ha tagliato il traguardo il valdostano Ruben Bovet, che a sua volta ha preceduto, a completamento del podio, Geoffrey Radeka, francese di Chamonix, che ha portato a termine la sua impresa sportiva e personale facendo fermare il cronometro su 24 ore e 58 minuti.
E quarta piazza assoluta per Francesca Pretto la regina del Tot Dret in 26h38’16”.

 


Il Tor è ancora di Franco Collè. Ma che finale con il canadese Reynolds

Un finale di Tor così non s’era mai visto nelle otto precedenti edizioni. Un testa a testa negli ultimi chilometri dei 330 del tracciato. Social impazziti, tutti a controllare i GPS del live tracking tra Franco Collè e il canadese Galen Reynolds. Il valdostano era saldamente primo, poi a Saint-Rhémy-en-Bosses, vista anche l’esperienza dello scorso anno, ha deciso di dormire, dormire di più rispetto al suo solito. Così, come ha raccontato al traguardo, la macchina ci ha impiegato un po’ a ripartire, ha fatto le tradizionali foto al Malatrà, ma non aveva riferimenti precisi su Reynolds. Che intanto si avvicinava, in palla, con la musica nelle cuffiette: un margine che a un certo punto è arrivato ad un solo quarto d’ora. Collè è sceso, anzi è volato su Courmayeur e ha tagliato il traguardo dopo 74h03’29”. Reynolds, visto che non poteva più riprenderlo, si è goduta la discesa: un grande secondo posto per lui in 74h40’36”. In terza posizione viaggia Peter Kienzl, in quarta Oliviero Bosatelli.

©Andrea Chiericato

ZacUp, domenica si corre

Ultimi lavori di rifinitura per lo staff del Team Pasturo: domenica si corre la sesta edizione della sky del Grignone. Restano solo poche ore e pochi pettorali per la kermesse che di fatto varrà come prova unica di campionato italiano assoluto di skyrunning e tappa delle Italy Series. Difficile azzardare un pronostico, ma al di là di qualche sorpresa dell’ultima ora, nella lista dei favoriti figurano il campione di casa Daniel Antonioli, il dominatore del circuito La Sportiva Gil Pintarelli e il re della ResegUp Jean Baptiste Simukeka. Ruolo di outsider per Paolo Bert, ma attenzione soprattutto a Cristian Minoggio, uno con una serie infinite di gare nelle gambe e ancora tanta voglia di correre.
Restando in casa Valetudo Serim, a Pasturo il presidente Giorgio Pesenti schiererà anche il keniano Dennis Kiyaka e la ruandese Primitive Niyirora. Quest’ultima, nella gara in rosa, dovrà guardarsi le spalle dalla compagna di team Cecilia Pedroni, dall’ex fondista Elisa Grill, da Paola Gelpi e Martina Brambilla.
Il meteo preannuncia una splendida domenica di sole e la voglia di tornare in vetta al Grignone dopo due edizioni di percorso alternativo è molta. Piano A confermato: domenica da affrontare 27.5km (con 2650 metri di dislivello) con un tifo da stadio al passaggio ai rifugi Riva, Bogani, Brioschi e Pialeral. I tempi da battere sono quelli di Marco De Gasperi (2h50’24”) e Elisa Desco (3h28’49”).


Tor Day-2, Collè sempre più leader. Nonostante il caldo

Il primo giorno del Tor è stato condizionato dal gran caldo che ha costretto tanti (155 per la precisione) ad alzare bandiera bianca (ma tutta la settimana sono previste temperature piuttosto alte): tra questi anche i vincitore del 2012, Oscar Perez, e Giulio Ornati, tra i migliori nella prima fase della gara. Afa che ha sofferto anche Franco Collè che comunque resta leader anche martedì mattina, mentre sta viaggiando sui sentieri di casa. Il valdostano è uscito dalla base di Champoluc poco dopo le 6 ed è atteso a Valtournenche verso le undici. Dietro di lui non c’è più Gianluca Galeati, ma Peter Kienzl: il margine è importante, l’altoatesino è partito da Gressoney alle 5.21 e verso le 10.30 è previsto l’arrivo a Champoluc. Deve controllare il canadese Galen Reynolds partito un’ora dopo da Gressoney. E sempre da Gressoney sono usciti insieme alle 8 di martedì mattina Oliviero Bosatelli e Gianluca Galeati. Silvia Ainhoa Trigueros Garrote leader rosa e sempre non assoluta.


Tor, day-1: Collè al comando. Incidente al Col de la Crosatie

Una prima giornata intensa al Tor. Prima dell’aspetto agonistico, tiene banco un incidente, quello avvenuto nella discesa dal Col de la Crosatie. Dopo la mezzanotte un concorrente valdostano, Narciso Dagnes, è caduto scendendo per il Lac du Fond: assistito dalle guide alpine presenti sul Colle e da un medico della base di Valgrisenche, con il supporto di un rianimatore, coordinati dal responsabile del 118 della Valle d’Aosta Luca Cavoretto, è stato trasportato in elicottero all’alba all’ospedale Parini di Aosta, dove è stato trasferito nel reparto rianimazione in prognosi riservata.

LA GARA - Per quanto la gara al comando Franco Collè atteso alla base vita di Donnas verso le 14 di lunedì. Con un distacco di circa 40 minuti Gianluca Galeati, mentre terzo è Peter Kienzl uscito da Champorcher venti minuti dopo Galeati. Quindi John Tidd e Giulio Ornati. Al femminile guida la basca Silvia Trigueros Garrote, addirittura nella top ten. Una gara rosa dura che vede i ritiri della svizzera Denise Zimmermann, di Sonia Locatelli e Raffaella Miravalle.

 


Ecco le squadre azzurre giovanili

Definite le squadre giovanili azzurre. «In questo settore - spiega il tecnico azzurro Davide Canclini - abbiamo inserito anche un gruppo osservati al femminile, ma anche al maschile, anche se non sono in elenco, si sono tanti juniores che non sono stati dimenticati, ma che insieme a Manny Reichegger seguiremo con grande attenzione. In azzurro non ci sono i Cadetti, ma lì vogliano insistere: sia per i Mondiali di quest’anno, ma soprattutto in chiave Losanna 2020. In cantiere abbiamo alcuni raduni dedicati solo ai gruppi giovanili».
Nella lista FISI cinque Espoir Nicolò Canclini, Davide Magnini, Andrea Prandi, Giulia Murada e Ilaria Veronese (con tre osservate Giulia Compagnoni, Giorgia Felicetti e Mara Martini) e altrettanti Junior, Fabien e Sebastien Guichardaz, Matteo Sostizzo, Giovanni Rossi e Samantha Bertolina (e due osservate Anna Folini e Valeria Pasquazzo).


Tor des Géants, domenica si parte

Conto alla rovescia per il nono Tor des Géants 2018, e per il Tot Dret, al suo secondo appuntamento. Le due gare monopolizzeranno l’attenzione dell’ultra trail mondiale nella settimana che va dal 9 al 16 settembre, quando, sulle Alte Vie 1 e 2 della Valle d’Aosta, saranno impegnati, notte e giorno, oltre 1100 atleti (886 al Tor, 309 al Tot Dret), 2000 volontari, oltre agli addetti alla sicurezza, guide alpine, rifugisti, supporter, commissari di gara, assistenti, medici….

PARTECIPANTI - Il Tor, che si avvale anche quest’anno del sostegno della Regione Valle d’Aosta, vedrà al via rappresentati 70 paesi e 5 continenti.
Italia, Francia e Spagna saranno le nazioni europee con il maggior numero di concorrenti ma, a seguire, Giappone e Cina, a testimonianza del richiamo che il Tor ha verso questi Paesi e l’Asia più in generale e di quanto sia inarrestabile la passione per il trail in tutto l’Oriente. Una curiosità tra i concorrenti: più giovane della nutrita compagnia sarà il danese il Jon Lundstrøm, che compirà 23 anni proprio durante il Tor. Il veterano sarà Jean Paul Gujon, proveniente dal Jura francese: ha già compiuto 75 anni. Solo per questo motivo e per la sua inossidabile passione per il trail è da considerarsi un Gigante.
ll Paese new entry del 2018 sarà l’Afghanistan, con due concorrenti: Stephanie Case, canadese, e Duncan Wilson, neozelandese. Entrambi lavorano per le Nazioni Unite e si occupano di diritti umani. Stephanie è una amica del Tor da vecchia data, già più volte sul podio, e ha gareggiato in passato per la Palestina. Il cambio di casacca è dovuto al fatto che attualmente risiede in Afghanistan, dove ha varato anche il progetto Free to Run, per promuovere lo sport, e la corsa in particolare, ovunque ci siano paesi in difficoltà. A questa iniziativa andrà parte del ricavato della vendita dei pettorali solidali, mentre l’altra parte andrà alla Fondazione Tettamanti, di Monza, da anni in prima linea nella ricerca sulle leucemie infantili. Pettorali solidali che sono stati venduti davvero in poche ore, a conferma della generosità e della solidarietà degli ultratrailers.

PARTENZE - Il Tor des Géants, 330km e 24000 metri di dislivello positivo, prenderà il via dal centro di Courmayeur (dove poi sarà posto l’arrivo) domenica 9 settembre alle ore 12. Previste alcune piccole variazioni di percorso rispetto allo scorso anno: per esempio la base vita di Valgrisenche viene riportata in paese e la Fenetre di Tsan viene ‘sostituita’ dal colle Fenetre. Il tutto per rendere più facile l’accessibilità del pubblico. Il Tot Dret, 130 km e 12000 metri di dislivello positivo, prenderà invece il via dal centro di Gressoney Saint-Jean alle 21 dell’11 settembre. I concorrenti dovranno arrivare a Courmayeur entro giovedì 13 settembre alle ore 17, dunque in 44 ore al massimo. dunque 6 ore in più rispetto alla passata edizione.

NOVITÀ - In entrambe le gare ci sarà una rappresentanza ufficiale dell’Esercito (5 concorrenti nel Tor e 2 nel Tot Dret (compresa Gloriana Pellissier).
Nel Tot Dret ci saranno cinque concorrenti amputati per dare vita al progetto ‘Gamba in spalla’, che prevede il loro alternarsi in gara, in una speciale staffetta, che ha lo scopo di promuovere lo sport per tutti, dunque trail compreso. EcoloTor, iniziativa varata già due anni fa dalla Cooperativa Erica e Vda Trailers, rivolgerà quest’anno la sua attenzione sui rifiuti, a partire dagli approvvigionamenti, sull’energia rinnovabile e sullo spreco alimentare. Inoltre dei runner in funzione di ‘Ecoscope’ seguiranno gli ultimi concorrenti per raccogliere eventuali rifiuti sul percorso, in modo che i sentieri ritornino fin da subito privi di tracce del passaggio dei corridori.

CANDIDATI AL PODIO - Anche se in una gara così lunga e articolata è sempre azzardato fare previsioni, sono una ventina i concorrenti di punta candidati alla vittoria, almeno sulla carta. Ci saranno numerosi vincitori di edizioni passate, come Olivero Bosatelli, Gialuca Galeati, Franco Collé, Oscar Perez, Jules Henry Gabioud (che gareggia quest’anno al Tot Dret, insieme ai valdostani Giuliano Cavallo ed Enzo Benvenuto) e, tra gli stranieri, il britannico Jezz Brag, gli statunitensi Luke Nelson e Avery Collins, il canadese Galen Raynods, lo spagnolo Vinas Villardel Roger e l’inossidabile Pablo Criado, per citarne alcuni. Di sicuro Peter Kienzl, Giulio Ornati e Christian Caselli non staranno certo a guardare. Tra le donne Denise Zimmermann, Roxane Ardet, Silvia Trigueros Garrote, Stephanie Case. Tra le italiane l’attenzione è puntata su Sonia Locatelli e Marina Plavan. Torna, grintosa come sempre, Federica Boifava. Non sarà presente sulla linea di partenza la ormai valdostana Lisa Borzani, due volte vincitrice del Tor, perché non si è ancora del tutto ripresa da un infortunio di qualche mese fa. Lisa, insieme a un’altra fortissima atleta italiana, Graziana Pè, non resterà però in poltrona. Le due campionesse delle lunghe distanze sono state infatti ingaggiate come reporter sul campo. Seguiranno la gara, dando preferenza alle ‘colleghe’, dai colli e dalle basi vita, per rendere più ricco il già sostanzioso programma di comunicazione, per raccontare in diretta le emozioni del Tor e della Valle d’Aosta anche a chi è a casa. Sono previsti infatti collegamenti live nei punti cruciali, interviste, filmati, foto, notizie in tempo reale. Tutto può essere seguito, momento per momento, dal computer o da un telefono cellulare non troppo ‘anziano’. Ci saranno inoltre aggiornamenti continui anche sul sito www.tordesgeants.it e sui canali social.


Michael Wohlleben, velocità verticale

Michael Wohlleben, tedesco, classe 1990, è diventato Guida alpina a soli 21 anni.  Qualche progetto realizzato? Il concatenamento invernale delle Tre Cime di Lavaredo del marzo 2017 con Simon Gietl in 9h15’, oppure la trilogia invernale (Cassin, Comici, Innerkofler) sempre alle Tre Cime, con Ueli Steck, oppure ancora la Nord dell’Eiger con Julien Irilli in 5h05 nel 2015. Ad agosto ha divagato tra la Val di Mello e le Isole Lofoten, in Norvegia. Abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche opinione con Michael.

Sei una delle Guide alpine più giovani, è difficile ottenere la fiducia di persone più anziane, che vanno in montagna da tanti anni?

«Difficile domanda, ora sono Guida da 7 anni e quindi, anche se ancora giovane, direi che ho abbastanza esperienza. Certo, forse quando avevo 21 anni non ero così esperto, però non ho deciso io, ma gli istruttori che mi hanno rilasciato il patentino, che hanno ritenuto che avessi la giusta competenza per portare le persone in montagna. Insomma, per farla breve… penso di essere stato una buona Guida, ma sicuramente ora sono migliore».

Che cosa vuol dire andare in montagna, qual è la tua filosofia?

«Niente di particolare, voglio divertirmi, voglio sentire i muscoli che lavorano e spingere i miei limiti, ma voglio anche tornare a casa».

Che cosa significa arrampicare? E sciare? Ti piace lo scialpinismo?

«L’arrampicata è centrale. Quello che mi piace di più è l’alpinismo veloce, che richiede molto allenamento di endurance. A volte quando arrampico mi sento come quando avevo sette anni e volevo solo scalare. Mi piace il freeride e lo skialp, soprattutto come base per l’allenamento di endurance».

Parlaci dei tuoi progetti, cosa dobbiamo aspettarci?

«Ho appena finito un progetto di cui probabilmente sentirete parlare presto e  voglio scalare in autunno per prepararmi ad andare in Patagonia in gennaio».

La trilogia delle Tre Cime è stata la tua impresa più importante?

«No, forse la più grande per i media e per me, ma è stata anche molto di più. Mi ha fatto capire come si realizzano i grandi progetti, mi sono preparato a lungo, la pianificazione è stata perfetta. Poi la scalata con Ueli è stata la punta dell’iceberg».

Ti alleni nelle palestre indoor?

«Sì, talvolta, ma non mi piace».

Parlaci della Nord dell’Eiger?

«È un’impresa molto più spontanea. Con Julien volevamo provarla, però ci sono stati dei problemini: all’inizio abbiamo sbagliato via, ho perso i ramponi, Julien non stava bene negli ultimi 200-300 metri, così abbiamo fatto 5h05’, c’è ancora tanto margine».

Cosa pensi del rischio in montagna?

«È una parte della medaglia che non mi piace, sono fidanzato con una bella ragazza e a casa mi aspetta un bambino di cinque anni, ecco perché non amo prendermi dei rischi. Però non sarei felice vivendo un’altra vita. È un bel conflitto».

Cosa pensi di occhiali e lenti per l’utilizzo in montagna, perché sono importanti?

«È impossibile non usarli, sono una parte importante dell’attrezzatura. Se esco di casa li ho sempre con me. Le lenti sono fondamentali, a seconda dell’attività devi scegliere quella giusta, o chiara o scura. Io, per gli sport sotto i 4.000 metri, preferisco le lenti Zebra».

Che modello di occhiali Julbo usi?

«Shield. Perché? Perché sono i miei bambini, li ho sviluppati insieme a Clement, il progettista di Julbo, e non sono solo molto funzionali, ma anche molto modaioli».

Julbo Shield

JULBO SHIELD - Protegge gli occhi in montagna come uno scudo

Novità Julbo per la primavera/estate 2018: il modello Shield unisce un design moderno e attuale alla protezione e sicurezza necessarie durante le avventure in montagna.Occhiale idoneo per qualsiasi terreno, anche in presenza di neve in alta quota,Shield offre un campo visivo molto ampio e massima protezione grazie all’alta qualità delle lenti fotocromatiche e polarizzate e alle protezioni laterali.

Le protezioni laterali sono realizzate in morbido tessuto che risulta delicato sulla pelle della zona intorno agli occhi e sono amovibili, per poter indossare l’occhiale anche dopo una giornata in montagna. Shield è inoltre dotato di aste sagomate antiscivolo e grip nose che permettono all’occhiale di rimanere in posizione con qualsiasi movimento e di piccoli fori sulla montatura, esattamente sopra e sotto l’area della lente, per una perfetta ventilazione, evitando così la formazione della condensa. La forma rettangolare lo rende un modello dallo stile elegante ma anche audace.

Shield è disponibile con lenti Zebra (fotocromatiche, di categoria 2-4) e con lenti Cameleon (fotocromatiche e polarizzate, di categoria 2- 4) reattive alle variazioni di luce.

Prezzo consigliato al pubblico – lenti Cameleon: 190 euro

Prezzo consigliato al pubblico – lenti Zebra: 150 euro


Marco De Gasperi quarto al debutto nella CCC

La CCC è di Thomas Evans: il britannico ha preso la testa della gara a La Flégère e chiuso in solitaria a Chamonix con il tempo di 10h44’32”; alle sue spalle il cinese Min Qi, in testa per tutto il resto della gara e che alla fine paga un ritardo di 5’35”, terzo Pau Capell a 7’54”. Quarta piazza per Marco De Gasperi, alla prima esperienza su una 100 km. Secondo alle spalle di Qi sino a Vallorcine, ha pagato nel finale, una crisi per lui, ma ha tenuto duro, controllando il tentativo di rimonta del francese Germain Grangier. La top ten si completa con il lettone Andris Ronimoiss, la spagnolo Ivan Camps, il britannico Harry Jones, il francese Arthur Joyeux-Bouillon e lo spagnolo Isaac Riera. Arrivate a Chamonix anche le prime donne: vittoria della cinese Miao Yao in 11h57’46”, sulla statunitense Katie Schide in 12h28’42” e la svedese Ida Nilsson in 12h41’37”.


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