Il Tor è ancora di Franco Collè. Ma che finale con il canadese Reynolds
Un finale di Tor così non s’era mai visto nelle otto precedenti edizioni. Un testa a testa negli ultimi chilometri dei 330 del tracciato. Social impazziti, tutti a controllare i GPS del live tracking tra Franco Collè e il canadese Galen Reynolds. Il valdostano era saldamente primo, poi a Saint-Rhémy-en-Bosses, vista anche l’esperienza dello scorso anno, ha deciso di dormire, dormire di più rispetto al suo solito. Così, come ha raccontato al traguardo, la macchina ci ha impiegato un po’ a ripartire, ha fatto le tradizionali foto al Malatrà, ma non aveva riferimenti precisi su Reynolds. Che intanto si avvicinava, in palla, con la musica nelle cuffiette: un margine che a un certo punto è arrivato ad un solo quarto d’ora. Collè è sceso, anzi è volato su Courmayeur e ha tagliato il traguardo dopo 74h03’29”. Reynolds, visto che non poteva più riprenderlo, si è goduta la discesa: un grande secondo posto per lui in 74h40’36”. In terza posizione viaggia Peter Kienzl, in quarta Oliviero Bosatelli.

ZacUp, domenica si corre
Ultimi lavori di rifinitura per lo staff del Team Pasturo: domenica si corre la sesta edizione della sky del Grignone. Restano solo poche ore e pochi pettorali per la kermesse che di fatto varrà come prova unica di campionato italiano assoluto di skyrunning e tappa delle Italy Series. Difficile azzardare un pronostico, ma al di là di qualche sorpresa dell’ultima ora, nella lista dei favoriti figurano il campione di casa Daniel Antonioli, il dominatore del circuito La Sportiva Gil Pintarelli e il re della ResegUp Jean Baptiste Simukeka. Ruolo di outsider per Paolo Bert, ma attenzione soprattutto a Cristian Minoggio, uno con una serie infinite di gare nelle gambe e ancora tanta voglia di correre.
Restando in casa Valetudo Serim, a Pasturo il presidente Giorgio Pesenti schiererà anche il keniano Dennis Kiyaka e la ruandese Primitive Niyirora. Quest’ultima, nella gara in rosa, dovrà guardarsi le spalle dalla compagna di team Cecilia Pedroni, dall’ex fondista Elisa Grill, da Paola Gelpi e Martina Brambilla.
Il meteo preannuncia una splendida domenica di sole e la voglia di tornare in vetta al Grignone dopo due edizioni di percorso alternativo è molta. Piano A confermato: domenica da affrontare 27.5km (con 2650 metri di dislivello) con un tifo da stadio al passaggio ai rifugi Riva, Bogani, Brioschi e Pialeral. I tempi da battere sono quelli di Marco De Gasperi (2h50’24”) e Elisa Desco (3h28’49”).
Tor Day-2, Collè sempre più leader. Nonostante il caldo
Il primo giorno del Tor è stato condizionato dal gran caldo che ha costretto tanti (155 per la precisione) ad alzare bandiera bianca (ma tutta la settimana sono previste temperature piuttosto alte): tra questi anche i vincitore del 2012, Oscar Perez, e Giulio Ornati, tra i migliori nella prima fase della gara. Afa che ha sofferto anche Franco Collè che comunque resta leader anche martedì mattina, mentre sta viaggiando sui sentieri di casa. Il valdostano è uscito dalla base di Champoluc poco dopo le 6 ed è atteso a Valtournenche verso le undici. Dietro di lui non c’è più Gianluca Galeati, ma Peter Kienzl: il margine è importante, l’altoatesino è partito da Gressoney alle 5.21 e verso le 10.30 è previsto l’arrivo a Champoluc. Deve controllare il canadese Galen Reynolds partito un’ora dopo da Gressoney. E sempre da Gressoney sono usciti insieme alle 8 di martedì mattina Oliviero Bosatelli e Gianluca Galeati. Silvia Ainhoa Trigueros Garrote leader rosa e sempre non assoluta.
Tor, day-1: Collè al comando. Incidente al Col de la Crosatie
Una prima giornata intensa al Tor. Prima dell’aspetto agonistico, tiene banco un incidente, quello avvenuto nella discesa dal Col de la Crosatie. Dopo la mezzanotte un concorrente valdostano, Narciso Dagnes, è caduto scendendo per il Lac du Fond: assistito dalle guide alpine presenti sul Colle e da un medico della base di Valgrisenche, con il supporto di un rianimatore, coordinati dal responsabile del 118 della Valle d’Aosta Luca Cavoretto, è stato trasportato in elicottero all’alba all’ospedale Parini di Aosta, dove è stato trasferito nel reparto rianimazione in prognosi riservata.
LA GARA - Per quanto la gara al comando Franco Collè atteso alla base vita di Donnas verso le 14 di lunedì. Con un distacco di circa 40 minuti Gianluca Galeati, mentre terzo è Peter Kienzl uscito da Champorcher venti minuti dopo Galeati. Quindi John Tidd e Giulio Ornati. Al femminile guida la basca Silvia Trigueros Garrote, addirittura nella top ten. Una gara rosa dura che vede i ritiri della svizzera Denise Zimmermann, di Sonia Locatelli e Raffaella Miravalle.
Ecco le squadre azzurre giovanili
Definite le squadre giovanili azzurre. «In questo settore - spiega il tecnico azzurro Davide Canclini - abbiamo inserito anche un gruppo osservati al femminile, ma anche al maschile, anche se non sono in elenco, si sono tanti juniores che non sono stati dimenticati, ma che insieme a Manny Reichegger seguiremo con grande attenzione. In azzurro non ci sono i Cadetti, ma lì vogliano insistere: sia per i Mondiali di quest’anno, ma soprattutto in chiave Losanna 2020. In cantiere abbiamo alcuni raduni dedicati solo ai gruppi giovanili».
Nella lista FISI cinque Espoir Nicolò Canclini, Davide Magnini, Andrea Prandi, Giulia Murada e Ilaria Veronese (con tre osservate Giulia Compagnoni, Giorgia Felicetti e Mara Martini) e altrettanti Junior, Fabien e Sebastien Guichardaz, Matteo Sostizzo, Giovanni Rossi e Samantha Bertolina (e due osservate Anna Folini e Valeria Pasquazzo).
Tor des Géants, domenica si parte
Conto alla rovescia per il nono Tor des Géants 2018, e per il Tot Dret, al suo secondo appuntamento. Le due gare monopolizzeranno l’attenzione dell’ultra trail mondiale nella settimana che va dal 9 al 16 settembre, quando, sulle Alte Vie 1 e 2 della Valle d’Aosta, saranno impegnati, notte e giorno, oltre 1100 atleti (886 al Tor, 309 al Tot Dret), 2000 volontari, oltre agli addetti alla sicurezza, guide alpine, rifugisti, supporter, commissari di gara, assistenti, medici….
PARTECIPANTI - Il Tor, che si avvale anche quest’anno del sostegno della Regione Valle d’Aosta, vedrà al via rappresentati 70 paesi e 5 continenti.
Italia, Francia e Spagna saranno le nazioni europee con il maggior numero di concorrenti ma, a seguire, Giappone e Cina, a testimonianza del richiamo che il Tor ha verso questi Paesi e l’Asia più in generale e di quanto sia inarrestabile la passione per il trail in tutto l’Oriente. Una curiosità tra i concorrenti: più giovane della nutrita compagnia sarà il danese il Jon Lundstrøm, che compirà 23 anni proprio durante il Tor. Il veterano sarà Jean Paul Gujon, proveniente dal Jura francese: ha già compiuto 75 anni. Solo per questo motivo e per la sua inossidabile passione per il trail è da considerarsi un Gigante.
ll Paese new entry del 2018 sarà l’Afghanistan, con due concorrenti: Stephanie Case, canadese, e Duncan Wilson, neozelandese. Entrambi lavorano per le Nazioni Unite e si occupano di diritti umani. Stephanie è una amica del Tor da vecchia data, già più volte sul podio, e ha gareggiato in passato per la Palestina. Il cambio di casacca è dovuto al fatto che attualmente risiede in Afghanistan, dove ha varato anche il progetto Free to Run, per promuovere lo sport, e la corsa in particolare, ovunque ci siano paesi in difficoltà. A questa iniziativa andrà parte del ricavato della vendita dei pettorali solidali, mentre l’altra parte andrà alla Fondazione Tettamanti, di Monza, da anni in prima linea nella ricerca sulle leucemie infantili. Pettorali solidali che sono stati venduti davvero in poche ore, a conferma della generosità e della solidarietà degli ultratrailers.
PARTENZE - Il Tor des Géants, 330km e 24000 metri di dislivello positivo, prenderà il via dal centro di Courmayeur (dove poi sarà posto l’arrivo) domenica 9 settembre alle ore 12. Previste alcune piccole variazioni di percorso rispetto allo scorso anno: per esempio la base vita di Valgrisenche viene riportata in paese e la Fenetre di Tsan viene ‘sostituita’ dal colle Fenetre. Il tutto per rendere più facile l’accessibilità del pubblico. Il Tot Dret, 130 km e 12000 metri di dislivello positivo, prenderà invece il via dal centro di Gressoney Saint-Jean alle 21 dell’11 settembre. I concorrenti dovranno arrivare a Courmayeur entro giovedì 13 settembre alle ore 17, dunque in 44 ore al massimo. dunque 6 ore in più rispetto alla passata edizione.
NOVITÀ - In entrambe le gare ci sarà una rappresentanza ufficiale dell’Esercito (5 concorrenti nel Tor e 2 nel Tot Dret (compresa Gloriana Pellissier).
Nel Tot Dret ci saranno cinque concorrenti amputati per dare vita al progetto ‘Gamba in spalla’, che prevede il loro alternarsi in gara, in una speciale staffetta, che ha lo scopo di promuovere lo sport per tutti, dunque trail compreso. EcoloTor, iniziativa varata già due anni fa dalla Cooperativa Erica e Vda Trailers, rivolgerà quest’anno la sua attenzione sui rifiuti, a partire dagli approvvigionamenti, sull’energia rinnovabile e sullo spreco alimentare. Inoltre dei runner in funzione di ‘Ecoscope’ seguiranno gli ultimi concorrenti per raccogliere eventuali rifiuti sul percorso, in modo che i sentieri ritornino fin da subito privi di tracce del passaggio dei corridori.
CANDIDATI AL PODIO - Anche se in una gara così lunga e articolata è sempre azzardato fare previsioni, sono una ventina i concorrenti di punta candidati alla vittoria, almeno sulla carta. Ci saranno numerosi vincitori di edizioni passate, come Olivero Bosatelli, Gialuca Galeati, Franco Collé, Oscar Perez, Jules Henry Gabioud (che gareggia quest’anno al Tot Dret, insieme ai valdostani Giuliano Cavallo ed Enzo Benvenuto) e, tra gli stranieri, il britannico Jezz Brag, gli statunitensi Luke Nelson e Avery Collins, il canadese Galen Raynods, lo spagnolo Vinas Villardel Roger e l’inossidabile Pablo Criado, per citarne alcuni. Di sicuro Peter Kienzl, Giulio Ornati e Christian Caselli non staranno certo a guardare. Tra le donne Denise Zimmermann, Roxane Ardet, Silvia Trigueros Garrote, Stephanie Case. Tra le italiane l’attenzione è puntata su Sonia Locatelli e Marina Plavan. Torna, grintosa come sempre, Federica Boifava. Non sarà presente sulla linea di partenza la ormai valdostana Lisa Borzani, due volte vincitrice del Tor, perché non si è ancora del tutto ripresa da un infortunio di qualche mese fa. Lisa, insieme a un’altra fortissima atleta italiana, Graziana Pè, non resterà però in poltrona. Le due campionesse delle lunghe distanze sono state infatti ingaggiate come reporter sul campo. Seguiranno la gara, dando preferenza alle ‘colleghe’, dai colli e dalle basi vita, per rendere più ricco il già sostanzioso programma di comunicazione, per raccontare in diretta le emozioni del Tor e della Valle d’Aosta anche a chi è a casa. Sono previsti infatti collegamenti live nei punti cruciali, interviste, filmati, foto, notizie in tempo reale. Tutto può essere seguito, momento per momento, dal computer o da un telefono cellulare non troppo ‘anziano’. Ci saranno inoltre aggiornamenti continui anche sul sito www.tordesgeants.it e sui canali social.
Michael Wohlleben, velocità verticale
Michael Wohlleben, tedesco, classe 1990, è diventato Guida alpina a soli 21 anni. Qualche progetto realizzato? Il concatenamento invernale delle Tre Cime di Lavaredo del marzo 2017 con Simon Gietl in 9h15’, oppure la trilogia invernale (Cassin, Comici, Innerkofler) sempre alle Tre Cime, con Ueli Steck, oppure ancora la Nord dell’Eiger con Julien Irilli in 5h05 nel 2015. Ad agosto ha divagato tra la Val di Mello e le Isole Lofoten, in Norvegia. Abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche opinione con Michael.
Sei una delle Guide alpine più giovani, è difficile ottenere la fiducia di persone più anziane, che vanno in montagna da tanti anni?
«Difficile domanda, ora sono Guida da 7 anni e quindi, anche se ancora giovane, direi che ho abbastanza esperienza. Certo, forse quando avevo 21 anni non ero così esperto, però non ho deciso io, ma gli istruttori che mi hanno rilasciato il patentino, che hanno ritenuto che avessi la giusta competenza per portare le persone in montagna. Insomma, per farla breve… penso di essere stato una buona Guida, ma sicuramente ora sono migliore».
Che cosa vuol dire andare in montagna, qual è la tua filosofia?
«Niente di particolare, voglio divertirmi, voglio sentire i muscoli che lavorano e spingere i miei limiti, ma voglio anche tornare a casa».
Che cosa significa arrampicare? E sciare? Ti piace lo scialpinismo?
«L’arrampicata è centrale. Quello che mi piace di più è l’alpinismo veloce, che richiede molto allenamento di endurance. A volte quando arrampico mi sento come quando avevo sette anni e volevo solo scalare. Mi piace il freeride e lo skialp, soprattutto come base per l’allenamento di endurance».

Parlaci dei tuoi progetti, cosa dobbiamo aspettarci?
«Ho appena finito un progetto di cui probabilmente sentirete parlare presto e voglio scalare in autunno per prepararmi ad andare in Patagonia in gennaio».
La trilogia delle Tre Cime è stata la tua impresa più importante?
«No, forse la più grande per i media e per me, ma è stata anche molto di più. Mi ha fatto capire come si realizzano i grandi progetti, mi sono preparato a lungo, la pianificazione è stata perfetta. Poi la scalata con Ueli è stata la punta dell’iceberg».
Ti alleni nelle palestre indoor?
«Sì, talvolta, ma non mi piace».

Parlaci della Nord dell’Eiger?
«È un’impresa molto più spontanea. Con Julien volevamo provarla, però ci sono stati dei problemini: all’inizio abbiamo sbagliato via, ho perso i ramponi, Julien non stava bene negli ultimi 200-300 metri, così abbiamo fatto 5h05’, c’è ancora tanto margine».
Cosa pensi del rischio in montagna?
«È una parte della medaglia che non mi piace, sono fidanzato con una bella ragazza e a casa mi aspetta un bambino di cinque anni, ecco perché non amo prendermi dei rischi. Però non sarei felice vivendo un’altra vita. È un bel conflitto».

Cosa pensi di occhiali e lenti per l’utilizzo in montagna, perché sono importanti?
«È impossibile non usarli, sono una parte importante dell’attrezzatura. Se esco di casa li ho sempre con me. Le lenti sono fondamentali, a seconda dell’attività devi scegliere quella giusta, o chiara o scura. Io, per gli sport sotto i 4.000 metri, preferisco le lenti Zebra».
Che modello di occhiali Julbo usi?
«Shield. Perché? Perché sono i miei bambini, li ho sviluppati insieme a Clement, il progettista di Julbo, e non sono solo molto funzionali, ma anche molto modaioli».

JULBO SHIELD - Protegge gli occhi in montagna come uno scudo
Novità Julbo per la primavera/estate 2018: il modello Shield unisce un design moderno e attuale alla protezione e sicurezza necessarie durante le avventure in montagna.Occhiale idoneo per qualsiasi terreno, anche in presenza di neve in alta quota,Shield offre un campo visivo molto ampio e massima protezione grazie all’alta qualità delle lenti fotocromatiche e polarizzate e alle protezioni laterali.
Le protezioni laterali sono realizzate in morbido tessuto che risulta delicato sulla pelle della zona intorno agli occhi e sono amovibili, per poter indossare l’occhiale anche dopo una giornata in montagna. Shield è inoltre dotato di aste sagomate antiscivolo e grip nose che permettono all’occhiale di rimanere in posizione con qualsiasi movimento e di piccoli fori sulla montatura, esattamente sopra e sotto l’area della lente, per una perfetta ventilazione, evitando così la formazione della condensa. La forma rettangolare lo rende un modello dallo stile elegante ma anche audace.
Shield è disponibile con lenti Zebra (fotocromatiche, di categoria 2-4) e con lenti Cameleon (fotocromatiche e polarizzate, di categoria 2- 4) reattive alle variazioni di luce.
Prezzo consigliato al pubblico – lenti Cameleon: 190 euro
Prezzo consigliato al pubblico – lenti Zebra: 150 euro
Marco De Gasperi quarto al debutto nella CCC
La CCC è di Thomas Evans: il britannico ha preso la testa della gara a La Flégère e chiuso in solitaria a Chamonix con il tempo di 10h44’32”; alle sue spalle il cinese Min Qi, in testa per tutto il resto della gara e che alla fine paga un ritardo di 5’35”, terzo Pau Capell a 7’54”. Quarta piazza per Marco De Gasperi, alla prima esperienza su una 100 km. Secondo alle spalle di Qi sino a Vallorcine, ha pagato nel finale, una crisi per lui, ma ha tenuto duro, controllando il tentativo di rimonta del francese Germain Grangier. La top ten si completa con il lettone Andris Ronimoiss, la spagnolo Ivan Camps, il britannico Harry Jones, il francese Arthur Joyeux-Bouillon e lo spagnolo Isaac Riera. Arrivate a Chamonix anche le prime donne: vittoria della cinese Miao Yao in 11h57’46”, sulla statunitense Katie Schide in 12h28’42” e la svedese Ida Nilsson in 12h41’37”.
TDS al polacco Marcin Świerc e alla francese Audrey Tanguy
Sigillo del polacco Marcin Świerc nella TDS: 13h24’00” il suo tempo al termine di una gara molto serrata; ad appena 1’02” lo statunitense Dylan Bowman, a 1’43” il russo Dmitry Mityaev, quarto lo spagnolo Tofol Castaner Bernat, ma il distacco è di oltre 34 minuti, quinto lo svizzero Diego Pazos a più di un’ora. Nei primi dieci i francesi Jérôme Mirassou, Nicolas Duhail, Regis Durand e Julien Chorier con decima piazza per due con il cinese Yanqiao Yun e il venezuelano Moises Jimenez, insieme sul traguardo. Diciottesimo il primo italiano, Giovanni Tacchini del Team Alta Valtellina.
Al femminile la stoccata è quella della francese Audrey Tanguy, magari non troppo conosciuta, ma pur sempre seconda quest’anno alla 90 km du Mont-Blanc e alla MIUT. 16h05’22” il tempo della savoiarda che si mette alle spalle la favorita numero uno alla vigilia, la statunitense Rory Bosio, staccata di 14’14”, con terza l’altra atleta di casa Caroline Benoit ad oltre un’ora. Quarta la statunitense Corrine Malcolm, quinta la canadese Alissa St Laurent con sesta Sonia Locatelli del Team Salomon Italia.
La Sportiva guarda al mondo Ultra
La Sportiva presenta il primo Ultra Running Team internazionale. Se infatti il ‘re’ Anton Krupicka aveva già confermato il commitment aziendale per questa disciplina con il suo ritorno ai colori giallo-neri nel 2016 (ed è in uscita ad agosto un video in Virtual Reality dedicato proprio all’americano), il 2018 vede infatti l’esordio per il brand trentino di un nutrito team di atleti di alto livello impegnati nel mondo endurance. Scorrendo i nomi che fanno parte della rosa del team spiccano quelli di Sacha Devillaz, ventinovenne francese dal grande palmares e affezionato alle ultra-distanze da dieci anni. Appare sulla scena internazionale nel 2014 con un dodicesimo posto alla 80km du Mont Blanc e l’anno successivo conquista un quarto alla CCC. Il 2018 lo ha visto protagonista anche alla Lavaredo Ultra Trail. L’altra grande promessa del team è Roberto Mastrotto: quindicesimo assoluto alla LUT 2018 in 14 ore e 10’, migliorando il proprio record di 40 minuti rispetto all’anno precedente. I prossimi obiettivi? UTMB e Oman ultra Trail a fine novembre. New entry di calibro internazionale anche l’americana Clare Gallagher che da ormai tre anni milita nelle prime posizioni delle gare di ultra distanza più famose al mondo: vincitrice della Leadville100 nel 2016 (gara che dal 2019 sarà sponsorizzata proprio da La Sportiva) e della CCC nel 2017. Già ricco di soddisfazioni anche il 2018: è prima allo Sciacchetrail, ottava a Penyagolosa e guadagna un sofferto ed avvincente nono posto alla LUT.
Spina dorsale del team anche l’altoatesino Christian Insam, presenza fissa già da qualche anno sui podi delle gare endurance più dure: primo posto alla Sky Run Dolomiti nel 2015, quinto nello stesso anno all’Orobie Ultra Trail da 140 km, nel 2016 vince il Trail du Cro (110 km) e si ritira dal Tor des Geants a causa di un infortunio a pochi km dalla fine in seconda posizione. Il suo 2018 inizia con un secondo posto al Garda Trentino Trail (long version) e con un ottimo sesto posto alla Dolomiti Extreme Trail.
Infine new-comer Elisabetta Luchese, che appena affacciatasi sulla scena delle ultra distanze porta a casa nel 2018 una settima posizione all’AIM Energy Trail, è terza al Duerocche Trail e seconda alla 100eLode. Taglia anche il traguardo della LUT come sesta donna italiana in circa 20 ore.
Chiudono la rosa il team gli italiani Francesco Rigodanza, Georg Piazza, Anna Pedevilla, Francesca Pretto, Cristiana Follador e il tedesco Johannes Hinterseer. Si completa così il La Sportiva Mountain Running Team che vede ora atleti impegnati su gare vertical, sky, trail ed ultra: una specializzazione che corrisponde a quella dell’azienda nelle diverse discipline che compongono il mondo della corsa off-road e che prosegue la strategia introdotta già negli anni ’70 nel mondo del climbing, in cui l’azienda è leader nella produzione di calzature d’arrampicata, con atleti e di conseguenza prodotti, dediti alle singole specialità che compongono il caleidoscopio dell’arrampicata sportiva. ,La Sportiva ha infatti da qualche tempo introdotto nella propria collezione diversi prodotti di alta gamma dedicati specificatamente al mondo delle ultra trail come Akasha, Ultra Raptor ed Akyra.
Il lungo viaggio di Jimmy Pellegrini e Alexander Rabensteiner
Jimmy Pellegrini e Alexander Rabensteiner domenica hanno chiuso il loro progetto di percorrere tutto il confine dell’Alto Adige. Qualcosa come 770 km e più di 60.000 metri di dislivello, da Salorno a Salorno.

«Una bellissima cavalcata passando per ghiacciai, sentieri esposti: è impegnativa, forse più del previsto, ma davvero affascinante e alla fine ovviamente siamo molto soddisfatti». Un viaggio durato dodici giorni: «Sulla carta ne avevamo fissati dieci, ma abbiamo dovuto fare alcune deviazioni in corsa. Il rifugista alla Palla Bianca ci ha sconsigliato di attraversare il ghiacciaio senza attrezzatura alpinistica. Abbiamo dovuto inventarci un nuovo itinerario, molto, molto più duro passando per una serie di forcelle: in sette ore abbiamo percorso solo 15 km! E negli ultimi giorni è arrivata anche la neve e il maltempo: così l’ultima tappa l’abbiamo divisa in due giorni, in modo di arrivare domenica pomeriggio. Ma va benissimo così: non avevamo in testa nessun record».

Già il meteo. «Siamo stati fortunati, abbiamo avuto sempre ottime condizioni: quasi sempre in abbigliamento estivo anche ad alta quota. Certo, avevamo uno staff di appoggio che ci ‘intercettava’ durante la tappa: lì oltre a mangiare e riposare, potevamo lasciare quello che non serviva o prendere attrezzatura adeguata per il resto della giornata».
Momenti difficili? «L’ho avuto io - ancora Jimmy -, in Valle Aurina siamo scesi in basso nel pomeriggio, faceva caldo, avevo problemi ai piedi, ma dopo una dormita mi sono ripreso e siamo andati avanti senza problemi».

Può avere un futuro questo tracciato? «Individualmente su questo stesso percorso non saprei. Troppo tecnico, molto impegnativo. Abbiamo scelto alcuni passaggi, molto conosciuti dagli scialpinisti, ma d’estate poco frequentati e soprattutto durissimi. E poi i ghiacciai, sarebbe troppo rischioso avere persone su quelle tracce, magari di notte. Forse servirebbero delle varianti, oppure bloccare una eventuale gara a una certa ora e farla ripartire al mattino presto. Ma se il Sky Run South Tyrol avrà un futuro ci penseremo nei prossimi mesi». Adesso il giusto riposo.

Anthamatten bis alla Ultraks
Secondo successo, dopo quello del 2015, per lo svizzero Martin Anthamatten (che è anche race-ambassador della gara) alla Matterhorn Ultraks, tappa del circuito Migu Skyrunner World Series. Anthamatten sabato ha regolato i conti in 5h00’24’’, lasciando intoccato il record di Marco De Gasperi di 4h42’31’’. Sul podio, nell’ordine, Marc casal Mir e Genis Zapater. Tra le donne successo della spagnola Virginia Perez in 5h56’06’’ seguita dalle connazionali Laia Andreu e Mujika Mayi. La gara di 49 km e 3.600 m D+ ha visto al via 767 concorrenti in arrivo da 36 Paesi.










