In Val Seriana l’italiano di VK
Domenica 30 settembre in alta Val Seriana, a Valgoglio, con partenza dalla Centrale di Aviasco, si terrà lo spettacolare ‘This Is Vertical Race’, valevole per il campionato italiano FISKY. Si tratta di una manifestazione particolarmente attesa su un percorso che è di certo uno dei più verticali del mondo, con i suoi 1000 metri di dislivello per uno sviluppo di 1,8 km. Gli atleti, partiti a 30 secondi l’uno dall’altro, - il primo alle 9 - supereranno dapprima ripide scalinate naturali nel bosco per poi affrontare vertiginosi prati sino a raggiungere località Cazzat. Un vertical così ripido che i partecipanti potranno essere ammessi alla partenza solo se dotati di casco da alpinismo, skialp o bicicletta. Si segnala che per i non iscritti Fisky vi è la possibilità di un tesseramento giornaliero. Seguirà un simpatico appuntamento gastronomico. E’ prevista la possibilità di affidare gli indumenti da elitrasportare all’arrivo. Info su www.sciclubgromo.it.
Due spedizioni in Himalaya per sciare Lhotse e Annapurna
Dopo i successi di Bargiel al K2 e del trio francese Carole Chambert, Tiphaine Duperier e Boris Langenstein al Laila Peak, le vette più alte della terra sono al centro di altri progetti di discese. La prima spedizione prevede di scendere in autunno il Lhotse (8.516 m). A farne parte Hilaree Nelson e Jim Morrison, con loro anche Dutch Simpson, Michael e Nicholas Kalisz. La Nelson nel 2012 ha scalato in 24 ore Everest e Lhotse e insieme a Morrison, che quest’anno ha sciato in parte l’Everest, ha disceso Denali e Cho Oyu. I russi Anton Pugovkin e Vitaly Lazo si trovano già all’Annapurna (8.091 m) che tenteranno di sciare dopo avere sciato l’anno scorso il Manaslu (8,156 m). Nei loro progetti anche Nanga Parbat (2019), Everest (2020) e K2 (2020).
La francese Liv Sansoz scala tutti i 4.000 delle Alpi
She did it. La francese Liv Sansoz ha portato a termine a metà settembre il suo progetto di scalare tutte le 82 vette di 4.000 metri delle Alpi. Un progetto che si è chiuso con la salita dell’Aiguille Blanche de Peuterey (4.112 m) e del Grand Pilier d’Angle (4.243 m), nel gruppo del Monte Bianco, in compagnia dello svizzero Roger Schaeli, e con un volo in parapendio dalla vetta. L’idea di salire tutti i 4.000 era venuta a Liv dopo che nel 2015 Ueli Steck aveva portato a termine l’impresa in 62 giorni. Liv si era data 12 mesi e a marzo 2017 era partita forte: 21 cime in tre settimane in compagnia di Colin Haley. Poi alla numero 38, Aletschorn, un infortunio con relativo congelamento e uno stop che l’aveva portata a -6 vette nei 12 mesi. Per le salite e discese non è stato utilizzato alcun mezzo meccanico: solo alpinismo, sci e parapendio.
Luca Manfredi Negri si aggiudica l’Adamello Ultra Trail
Già terzo qui due anni fa, Luca Manfredi Negri vince l’AUT 2018, confermandosi trailer da tracciati duri. A luglio sul gradino più alto del podio della Monterosa Walser Trail, questo fine settimana ha ingaggiato un serrato testa a testa con Jimmy Pellegrini, prima di innestare il turbo e involarsi in solitaria verso il traguardo di Vezza d’Oglio. Per lui una finish time di 28h33’51” che gli ha permesso di tenere dietro Andrea Mattiato (31h08’17”) e Nicola Manessi (31h54’54”).
Davvero combattuta la quinta edizione della long distance disegnata sui camminamenti della Grande Guerra. Sui 165 km con 11.500 metri di dislivello il due volte vincitore Jimmy Pellegrini ha provato a centrare una storica tripletta, ma a complicare i suoi piani ci ha pensato il forte atleta lariano che è riuscito a tallonarlo per tutta la prima giornata. Nella discesa che vede la competizione sconfinare in territorio trentino, Pellegrini ha tentato l’affondo acquisendo un vantaggio massimo di 7’. La sua fuga è però sfumata quando Manfredi Negri e Mattiato sono riusciti a rientrare.
Alle prime luci dell’alba, la svolta. Pellegrini ha alzato bandiera bianca, mentre Manfredi Negri ha progressivamente allungato sino ad ottenere un importante margine nell’ultimo tratto.
Suunto 9, per chi non ha fretta di tornare a casa
È la nuova macchina da polso per chi si avventura in prestazioni XXXL della durata di più giorni e in effetti con Suunto 9 gli amanti delle ultra di qualsiasi tipo, dal Tor alla RAAM, saranno felici di non dover più preoccuparsi di ricaricare la batteria ogni giorno. Questa è la principale caratteristica del nuovo cardio-GPS finlandese, per il resto i miglioramenti e le differenze rispetto ai modelli della serie Spartan di cui avevamo già testato su Skialper il Trainer Wrist hr e Sport Wrist hr baro sono poco visibili ma solide e niente affatto modaiole: nessun controllo della musica o app varie. In continuità con la linea Spartan sono le dimensioni della cassa ed i materiali, identico il design e il display, sempre tre i pulsanti per accedere alle varie funzioni, che sono ora leggermente più grandi, e in più c’è il touch screen che può facilitare le operazioni in alcune situazioni.
SUPER DURATA - In concreto, il focus di Suunto è stato di estendere la durata della batteria con ricezione del segnale GPS fino a 120 ore e le prove che abbiamo fatto, settando opportunamente la frequenza di acquisizione del segnale, sembrano confermare questa straordinaria riserva di carica. Il progetto è partito da un cambio radicale dell’hardwear con l’adozione di una nuova batteria proprietaria e si è esteso al software con funzioni che permettono di selezionare veri e propri piani di gestione della riserva. Il truccoè quello di utilizzare nella modalità Endurance ed Ultra la tecnologia Fused-GPS che consente di diluirel’acquisizione dei segnali dai satelliti ogni 60 o 120” e di mantenere una buona accuratezza della traccia utilizzando gli altri segnali provenienti dal giroscopio, dalla bussola e dall’accelerometro. Questa funzione è disponile solo per le attività di Corsa e Hiking in quanto nella bici mancano le accelerazioni di cui il software ha bisogno per stimare velocità e, di conseguenza, la distanza.
TRACKING E NAVIGAZIONE - Disegnare e caricare itinerari dal sito Movescount è semplice ed intuitivo. Compiuta l’operazione, iniziando una qualsiasi attività si può selezionare la modalità di navigazione itinerari e si visualizzerà la traccia da seguire assieme alle pagine dati relative all’attività prescelta. La visualizzazione della traccia ha uno zoom dinamico che permette, se ci si allontana dall’itinerario, di continuare a visualizzare la propria posizione in riferimento al percorso. In mancanza di percorsi precaricati si potrà utilizzare la visualizzazione breadcrumleper avere sotto controllo la traccia e per un eventuale ritorno (trackback). Attenzione, se si intende usare le funzioni di navigazione è obbligatorio selezionarle all’inizio perché una volta partiti con la registrazione di un’attività non è più possibile inserire questa funzione. Peccato che Suunto 9 non offra una versione cartografica che sarebbe graditissima con un display così grande.
LE PAGINE DATI - Le pagine dati per le oltre 80 attività sono già precaricate, tuttavia è facile modificarle collegando l’orologio al pc e entrando in Movescount. Da segnalare che le pagine scorrono solo in avanti, ciò significa che se in un’attività ci sono quattro pagine e si passa dalla 1 alla 2 , per tornare alla 1 bisogna visualizzare la 3 e la 4.
AFFIDABILITÀ DEI DATI - Distanze ed altitudine sono rilevate con grande precisione grazie alla presenza di GPS e barometro. Le tecnologie proprietarie fused-Alti e fused Speed aumentano ulteriormente l’accuratezza e la velocità di reazione nelle variazioni di altitudine e velocità. L’orologio ricevuto per il test è arrivato con fascia cardio e così è stato testato. Nessuna sorpresa, la fascia Suunto è confortevole e leggera e la velocità di accoppiamento con l’orologio è rapida. Abbiamo voluto però utilizzare l’orologio anche senza fascia visto che è dotato di lettore ottico della FC al polso e qui le cose non sono andate altrettanto bene. Così come rilevato su altre marche, la tecnologia con lettore ottico per la rilevazione del battito cardiaco non è ancora sufficientemente precisa durante lo sport. Abbiamo infatti misurato in parallelo il dato utilizzando un cardio collegato alla fascia toracica ed il Suunto 9 con lettura al polso: i dati sono stati diversi, con differenze di decine di battiti. In sintesi, ci sentiamo di dire che la rilevazione della FC al polso va bene per monitorare lo stile di vita o il sonno ma durante lo sport usare la fascia è imperativo.
LIFESTYLE MONITOR - Oltre a tutte le funzioni dedicate alle varie attività sportive, Suunto 9 è anche un validissimo lifestyle monitor. I suoi sensori gli consentono infatti di acquisire informazioni sull’attività fisica svolta quotidianamente e sulla qualità del riposo notturno. I dati di passi giornalieri, calorie, ore di sonno e FC media vengono registrati in continuo e grazie al collegamento bt con l’app Sports Tracker vengono salvati e visualizzati in intuitivi report grafici.
Ci È PIACIUTO? - Senz’altro sì, Suunto si è dimostrata negli anni molto affidabile, a parte qualche episodio legato all’uscita della prima serie Spartan. Con il 9 ci sembra di essere tornati alla stabilità della linea Ambit che per anni è stata il riferimento nel mondo dell’outdoor. Le molteplici attività sportive precaricate lo rendono uno strumento versatile e adatto a seguirci in ogni sport come nella vita di tutti i giorni. Suunto 9 ha chiaramente mostrato il DNA dell’azienda che consiste nel ricercare il miglioramento continuo della prestazione tecnica senza alcuna concessione modaiola e generalista. Siamo sicuri che la coerenza premi anche se il numero dei duri e puri è ovviamente limitato.
Adatto a: chi ….torna a casa tardi.
Non adatto a: polsi piccoli e sportivi occasionali in cerca di gadget alla moda
Adatto anche: triathleti, scialpinisti, ciclisti, ecc..

Vola in alto Nadir Maguet
Vola in alto Nadir Maguet: l’argento ai Mondiali di skyrunning è solo l’ultimo dei tanti grandi risultati della stagione estiva del valdostano. Che non è ancora finita.
«Non ho cambiato granché rispetto al passato, direi solo che ho più esperienza per gestire la gara, e anche una maggiore consapevolezza delle mie possibilità. E questo mi dà tanta più sicurezza».
Il vertical è una garanzia per te, adesso anche le sky sono il tuo pane.
«Vale il discorso di prima. Su certe distanze ho presso maggiore confidenza».
In Scozia?
«Era un chilometraggio un po’ più lungo del mio solito. Sapevo che avevo la gamba, ma in gara è sempre un’altra cosa. Mi ha aiutato il fatto di correre dietro, e con Kilian: è sempre molto regolare, in discesa poi le sue linee sono impeccabili. Aiuta molto avere un campione come lui davanti. In questo momento resta una ‘macchina’: il giorno dopo lui ha fatto la skyline, il tracciato è stato ridotto per carità, ma l’ha corsa e vinta. Io avevo male alle gambe e quasi zoppicavo…».
Ottime sensazioni anche per la stagione dello ski-alp.
«Mah, sono due sport diversi. Certo è che quest’estate mi dice che il motore c’è e mi dice anche come affrontare le gare sulla neve».
Gara e preparazione, come si concilia il tutto?
«Non ho problemi particolari. Faccio il programma di lavoro pianificato con il Centro Sportivo Esercito, vado ai raduni, a parte l’ultimo che era in concomitanza con le gare iridate: l’unica attenzione è quella di programmare al minimo dettaglio l’allenamento dello ski-alp con le gare di skyrunning, il recupero, per non andare fuori giri».
Tante gare in inverno, altrettante in estate, cosa dice la tua testa?
«Quando chiudo lo ski-alp, stacco un mese. Poi però ho bisogno di un pettorale per sentirmi ‘vivo’, e se poi arrivano i risultati allora il tutto non ti pesa per niente. Adesso farò Limone, poi chiudo con Fully, di nuovo un periodo di stop dalle gare, poi si torna in pista sulla neve».
Salomon punta sul rapporto qualità-prezzo con Trailster
Non è passata inosservata a chi ha avuto l’opportunità di visitare uno showroom Salomon. Si chiama Trailster ed è la scarpa d’attacco della casa di Annecy, un modello pensato per avere un punto prezzo consigliato intorno ai 100 euro, che prevedibilmente con le offerte dei negozianti potrà scendere ancora verso i 90-85 euro. Una scarpa che si posiziona dunque sotto il punto prezzo dei prodotti top di Salomon. Ma la sfida non è stata fare un modello economico, ma una scarpa con un buon rapporto qualità-prezzo. E infatti Trailster utilizza soluzioni sperimentate su varianti di successo.
DETTAGLI - La suola è una tradizionale Contagrip con chiodi da 4-5 millimetri, il profilo è di 29-19 mm per un drop di 10 mm e per l’ammortizzazione dell’intersuola si è optato per la combinazione Energy Cell + EVA che garantisce un’ammortizzazione superiore, soprattutto con il passare dei chilometri e non necessariamente per chi sa correre. La tomaia (peso intorno ai 315 gr) non prevede il calzino interiore Sensifit, ha stringhe tradizionali piatte al posto del Quicklace ed è in parte simile a quella della S/Lab Ultra. «I primi chilometri hanno trasmesso buone sensazioni per grip, protezione e ammortizzazione, valido anche il comfort» scrivono i colleghi spagnoli di carrerasdemontana.com che l'hanno già messa ai piedi e contano di provarla a lungo (la valutano utilizzabile fino alla percorrenza notevole di 800-1.000 km). Qualche dubbio invece sulla fasciatura del piede garantita dalle stringhe. Trailster è già in vendita in alcuni selezionati negozi.
Doppietta africana alla ZacUp
Doppietta africana alla sesta edizione della ZacUp con i successi di Jean Baptiste Simukeka e Primitive Niyirora: ed è la prima volata nella gara lecchese.
La nebbia, che sin dalle prime ore dell’alba ha avvolto le cime, non è riuscita a rovinare la festa del Team Pasturo. Dopo due anni di attesa la ZacUp è finalmente tornata in vetta al Grignone, proponendo ai 377 partenti dell’edizione 2018 il tracciato originale: 27,5 km chilometri con l’impegnativa ascesa ai 2410 metri del Rifugio Brioschi dopo essersi letteralmente issati sulle catene che portano prima allo Zapel de l’Asen e poi alla vetta simbolo di queste montagne. I migliori hanno subito sgranato il gruppo di testa. Al rifugio Bogani, dopo circa 13 km, sono transitati nell’ordine il ruandese Jean Baptiste Simukeka, il keniano Dennis Kiyaka, Daniel Antonioli, Gil Pintarelli e Cristian Minoggio. In vetta al Grignone nessuna sorpresa, Simukeka vantava un 1’ su Antonioli e 2’ su Kiyaka. Nella gara rosa la ruandese della Valetudo Primitive Niyirora ha invece provato a scrollarsi di dosso la trentina del team Laspo Paola Gelpi. Per la new entry della scuderia del patron Giorgio Pesenti un vantaggio parziale di 7’ al gpm della gara. In lizza per un posto sul podio le sue compagne di team Elisa Grill e Cecilia Pedroni.

Al traguardo di Pasturo tanta gente ha accolto Jean Baptiste Simukeka che, dopo avere vinto la ResegUp, ha saputo imporsi anche in Valsassina con un crono di 2h51’37”. Seconda piazza per Antonioli 2h56’20”, mentre terzo si è piazzato il keniano Dennis Kiyaka in 2h59’02”. Alle loro spalle sono poi sfilati Cristian Minoggio, Gil Pintarelli, Paolo Bert, Mattia Gianola, Danilo Brambilla, Erik Gianola e Nicola Giovannelli.

Al femminile netto successo per Primitive Niyirora in 3h36’14”. Sul podio con lei Cecilia Pedroni 3h44’25” e Paola Gelpi 3h46’37”. Nelle cinque anche Elisa Grill e Martina Brambilla.
La gara era anche prova unica di campionato italiano assoluto di skyrunning: titolo a Daniel Antonioli e Cecilia Pedroni; campioni under 23 si sono laureati Riccardo Ciresa e Federica Ardizzoia.

Mondiali corsa in montagna, dettano legge gli africani. Per l'Italia due medaglie pesanti
Imprendibili gli africani. Uganda e Kenia dettano legge ai Mondiali di corsa in montagna in programma ad Andorra. Nella prova di Canillo di sola salita, tre ugandesi ai primi tre posti della gara maschile: oro per Robert Chemonges davanti a Joel Ayeko e Viktor Kiplangat. Quarto il britannico Joe Gray, quinto il norvegese Johan Bugge. Ma l’Italia va comunque a medaglia: argento a squadre - dietro ovviamente all’Uganda - con il settimo posto di Francesco Puppi, l’ottavo di Martin Dematteis, il nono di Bernard Dematteis e il dodicesimo di Nadir Cavagna.
Al femminile, Kenia protagonista con l’oro di Lucy Wambui Murigi e nella classifica per nazioni. Sul podio individuale la svizzera Maude Mathys, con bronzo per la keniana Viola Jelagat. Solo sesta l’austriaca Andrea Mayr dopo sette titoli iridati. La migliore delle azzurre, Elisa Sortini dodicesima.
Seconda medaglia per l’Italia con la squadra juniores femminile che mette in bacheca l’argento. Vittoria per l’ugandese Risper Chebet con quarta Alessia Scaini, quinta Angela Mattevi, nona Gaia Colli e ventitreesima Linda Palumbo. Negli junior maschile ancora tripletta ugandese con Dan Chebet, Mathew Chepkurui e Oscar Chelimo; Italia quinta a squadre con due azzurrini nei venti, Isacco Costa decimo e Giovanni Rossi diciottesimo.
Il re è ancora Kilian Jornet, ma il Mago è argento
Il re è ancora Kilian Jornet: il catalano vince in Scozia la Salomon Ring of Steall, il Mondiale ISF di skyrace. Ci ha provato Nadir Maguet, fortissimo, determinato, che alla fine è argento a 1’31”, mettendosi alle spalle il norvegese Stian Angermund-Vik. Quarta piazza per il francese Alexis Sévennec, quinto lo svizzero Pascal Egli, quindi il polacco Bartlomiej Przedwojewski, gli svizzeri Rémi Bonnet (all’attacco nelle fasi iniziali) e Marc Lauenstein, il britannico Sebastian Batchelor e lo spagnolo Jan Margarit a completare la top ten.
Al femminile oro per la svedese Tove Alexandersson, davanti alle britanniche Victoria Wilkinson a 7’33” e Holly Page a 11’19”.
Albion e Debats campioni mondiali ultra
Il primo atto dei Mondiali di skyrunning scozzesi, ieri, ha visto il maltempo protagonista, che ha costretto ad evitare la cima del Ben Nevis, accorciando la gara a 47 km e 1.750 m D+ in luogo dei 52 previsti. Il titolo ultra è andato al britannico Jonathan Albion e all’olandese Ragna Debats. 3h48’02’’ il tempo di Albion, argento per lo svedese André Jonsson e bronzo per l’intramontabile Luis Alberto Hernando. Al femminile argento pe soli 4’ per la spagnola Gemma Arenas e bronzo per l’Ecuador con Maria Mercedes Pila. Primo italiano Riccardo Montani, diciassettesimo, seguito da Luca carrara, ventunesimo. Prima italiana Katia Fori, ventiquattresima. Al via 478 runner di 41 Paesi.
Offerta cinese per il gruppo Amer Sports
La notizia è più da giornale economico che sportivo. Ma tant’è. Il gruppo cinese Anta, secondo quanto riportato da alcuni organi d’informazione specializzati, avrebbe fatto un’offerta per l’acquisto della finlandese Amer Sports Corporation, la holding che controlla tanti marchi del mondo sportivo, della neve soprattutto. Salomon e Atomic per intenderci, ma anche Armada, Suunto, Arc'teryx, Wilson… e da poco anche Peak Performance. Un’offerta, fatta insieme alla società asiatica di private equity FountainVest Partnersm, di circa 4,7 miliardi di euro (40 euro per azione). Un colosso sul mercato cinese, con un giro d’affari di oltre 2 miliardi di euro nel 2017, dove oltre a prodotti con il marchio Anta, ha l’esclusiva per la Cina per Fila (l’azienda nata nel Biellese, ora in mani coreane) e Descente.







