Domenica i tricolori giovanili al Tonale

Tornano ancora al Passo del Tonale i campionati italiani giovanili di sci alpinismo. Domenica 6 gennaio lo sci club Brenta Team ripropone come dodici mesi fa la massima rassegna tricolore individual per le categorie cadetti, junior e under 23, maschile e femminile. Gli organizzatori, coordinati dal direttore tecnico Rino Pedergnana e da Lodovico Magnini, hanno predisposto i quattro percorsi di gara con sviluppo sul versante di Malga Valbiolo.
Le cadette che partiranno alle 9.30 affronteranno un tracciato con un dislivello di 520 metri, con due salite previste, quindi i cadetti e junior femminile (sempre start ore 9.30) si cimenteranno su un dislivello di 714 metri con 3 cambi assetto, quindi la categoria junior maschile e under 23 femminile (start ore 9.45) 1098 metri di dislivello con 6 cambi assetto, per finire con la under 23 maschile (start ore 10) dovranno affrontare un percorso di 1384 metri di dislivello con 4 salite e altrettante discese. Come prologo, una gara promozionale dagli 11 ai 15 anni, che si svilupperà su un percorso ridotto ed avrà inizio alle ore 9.


Le più belle storie del 2018

Un anno è volato, come sempre. Speriamo almeno che sia stato un 2018 ricco di sciate nella polvere. Per noi è stato un 2018 pieno di soddisfazioni e sempre più numerosi avete letto gli articoli di Skialper. Ecco una playslit dei nostri favoriti. Buon 2019!

La redazione

Lo sci come scusa - «Faccio click nei miei attacchi sulla parte più alta del Ghiacciaio Margherita. Si tratta di un caos frammentato di ghiaccio soffocato dai detriti che precipita dalla terza cima più alta dell'Africa prima di fondersi in una lussureggiante giungla equatoriale e di fluire a valle per formare il Nilo. Nonostante si sia stia sciogliendo molto velocemente, il Ghiacciaio Margherita è il più grande rimasto in Africa. Il climate change ha ridotto quelli sul Kilimangiaro e sul Monte Kenya a minuscole schegge, semplici ricordi della loro originaria grandezza. Ed è per questo che siamo qui, dopo sei giorni di avvicinamento, a mettere gli sci ai piedi per la prima volta». Lo sci per Mary McIntyre, al suo primo fotoservizio su Skialper, è una scusa. Una scusa per entrare in contatto con persone lontane anni luce dal nostro modo di vivere, culture ancestrali e montagne che sorgono da foreste pluviali. Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2018, qui trovi tutte le informazioni.

Andrzej Bargiel ©Marek Ogien/Redbullcontenpool

K2 Ski Challenge - «Sono esausto. Mi sento vuoto, devo assolutamente riposare. Avevo già avuto un momento simile di stanchezza e di capogiro quando ero più in alto, raggiungendo Janusz al campo due, per avere bevuto e mangiato troppo poco: non so perché non avessi fame, probabilmente per la tensione. Ho tentato di bere un drink con un isotonico, ma non sono riuscito per i conati di vomito. (…) Il mio corpo tollera solo la neve, in questo momento. Scendo, sono quasi alla fine. Alla base della parete c’è un piccolo cocuzzolo e ci monto sopra con gli sci. A quel punto sento che tutto è finito, alzo le mani al cielo e urlo. Poi, dopo qualche minuto, riprendo a scendere e faccio le ultime curve prima di togliere gli sci. Marek Ogień, che mi parla alla radio, mi sta osservando dai piedi della parete. Lo vedo e lo raggiungo». La discesa del K2 con gli sci di Andrzej Bargiel è stata l’impresa dell’anno. Ne abbiamo parlato sul numero di ottobre, con uno speciale di più di 30 pagine: le informazioni qui.

©Roberto De Pellegrin

Dolomites Wildest Path - Luca ha 38 anni, per lui gestire il rifugio Pramperet non è stata una scelta ma una necessità: «Ero senza lavoro e ho preso un’occasione al volo. Ora però mi trovo bene e vorrei continuare, vorrei che non diventasse come i rifugi che ci sono a Nord, dove ormai è stato addomesticato tutto. Elena e Gavino sono sedici anni che gestiscono il rifugio Pian de Fontana. Lei vicentina e lui di Alghero, cercavano un posto dove lavorare in montagna e l’anno trovato qui, su un antico pascolo in vista della Schiàra. «Quando devo dire non ce l’ho a chi mi chiede l’acqua calda, la camera doppia, il tiramisù o i gelati, vedo che rimangono un po’ perplessi - dice Elena -. Abbiamo tutti molte cose e questo è un posto che ne offre meno, ma ti dà un’esperienza in più. Poi la maggior parte delle persone al mattino mi dice: Sono stato bene, grazie dell’atmosfera. Allora sono io che mi stupisco perché non ho fatto niente di speciale». Questa e altre interessanti storie nel bellissimo reportage sulla nuova Altavia delle Dolomiti Bellunesi. Se volete saperne di più, cliccate qui.

©Achille Mauri

La Promenade - Fra i legni lunghi due metri e dieci e i palettoni da 106 millimetri sotto il piede scivolano via cinquant’anni. Come niente fosse. Decenni di vite, senza che la montagna se ne sia neppure accorta. Corse, salite, discese, gare, neve, pioggia e sole. E lei sempre uguale a se stessa. Sempre lì, a due passi da casa. È il 1970, nello sconfinato bianco della Val d’Aosta, in condizioni di neve perfette e abbondanti, tre ragazzi. Guido, Ruggero, Carlo. Ad aprile, primi di sempre, tracciano il loro sogno: attraversare la regione sugli sci, da Champorcher a Gressoney. Tredici tappe, due giorni di sosta per maltempo, 37.000 metri di dislivello. Anno 2017, mese di maggio. La storia si ripete. Sulle stesse linee che ogni anno decine di persone ripercorrono, sugli stessi passi che gli atleti del Tor des Géants inanellano frenetici, il sogno di Guido, Ruggero e Carlo rinasce. È lo spirito a dettare le regole: nessuna sfida contro il tempo, nessun bisogno di leggerezza per correre più veloci. Lì, a due passi da casa, Shanty Cipolli e Simon Croux decidono semplicemente di ripercorrere quel che qualcuno ha già fatto. Tutte le informazioni su questa stupenda avventura qui.

©Federico Ravassard

C’era una volta il West  - «A fine febbraio ho deciso di curarmi. La meta del mio rehab era una valle nell’Ovest, dove il freeride esiste da più di vent’anni e non è stato inventato ieri da un marketing manager di una multinazionale, dove lo sci libero non lo si pratica, lo si vive in tutti i suoi eccessi e i sacrifici che ti richiede. Dove tra l’essere e l’apparire si sceglie lo sciare, e se la neve è bella magari al lavoro ci si va un’altra volta, pazienza se il conto in banca a fine mese piange. Così sono andato a disintossicarmi a Gressoney da Zeo e i suoi amici, alla Baitella». Inizia così l’articolo di Federico Ravassard su Gressoney pubblicato sul numero di aprile-maggio di Skialper: se volete saperne di più

La Caroline Face

Caroline Face - La Caroline Face è stata l’ultimo problema alpinistico neozelandese negli anni ’70 e, con l’avvento dello sci su grandi pareti, nell’ultimo decennio una delle più grandi linee al mondo rimasta da sciare. Era stata addirittura inserita in una top ten di discese ancora da realizzare, insieme alla sud del Denali (poi scesa da Andreas Fransson), al K2 e altre ancora. L’ultimo tentativo, quello di Andreas Fransson e Magnus Kastengren nel 2013, terminò al Porter con la fatale caduta di Magnus, senza la quale probabilmente i due avrebbero sciato l’intera parete. Il problema è stato risolto nell’autunno 2017 da Enrico Mosetti, Tom Grant e Ben Briggs e su Skialper 116 di febbraio-marzo lo stesso Mosetti ha scritto un interessante articolo sulla sua discesa. Info qui.

Sci con vista tra le meringhe ghiacciate delle Alpi Giulie ©Federico Ravassard

Alla Fiera dell’Est - Saranno montagne basse, almeno per uno che arriva dall’Ovest, però in mezzo a queste montagne è cresciuto uno degli scialpinisti italiani più cool del momento, Enrico Mosetti, detto il Mose. «Classe 1989, sponsorizzato da quel marchio molto hipster di Chamonix che ne riflette in pieno l’immagine, quattro spedizioni all’attivo e discese pazzesche su giganti di cinque o seimila metri in Perù, Georgia e Nuova Zelanda, più un tentativo al Laila Peak in Pakistan, ovvero una delle più belle montagne del mondo. Tutto questo per dire che, insomma, se uno così impara a sciare da queste parti, allora le Alpi Giulie devono avere un qualcosa dentro di selvaggio». E per questo, dopo l’esperienza di Benvenuti al Sud, Federico Ravassard ha passato qualche settimana a sciare con il Mose e altri local su queste montagne così selvagge e ricche di fascino. Per saperne di più.

Heitz sullo Zinalrothorn ©Tero Repo

Quello che volevamo chiedere a Jérémie Heitz - A quasi due anni dall’uscita di La Liste, abbiamo chiesto a Jérémie quello che era rimasto nella gola da tanto tempo. Non c’è dubbio che La Liste sia uno skimovie fuori dai canoni, dove tutto quello che è rimasto impresso nella nostra mente dopo la prima visione è una saetta che squarcia un muro bianco. Lo fa a pezzi, letteralmente. Un film che ha segnato profondamente il movimento dello sci ripido, che ha creato discussioni e anche qualche critica. In meno di cinquanta minuti tutte le certezze su come si sciavano le classiche big face alpine sono state prese a calci. Qualche anticipazione sulle domande che Andrea Bormida ha fatto a Jérémie e sulle riposte… qui.


La nuova vita di Damiano Lenzi

Rilassato e determinato. Anno nuovo, vita nuova si potrebbe dire. Perché nella vita di Damiano Lenzi sono cambiate tante cose in questo ultimo anno: il matrimonio con Sara, una casa e, nel lavoro, il passaggio a Dynafit. Oltre all’arrivo di Bud, un cagnolino che li segue sempre. Tanti tasselli che si sono sistemati e che hanno regalato grande serenità. Su Skialper 121 di dicembre-gennaio parliamo della nuova vita di Damiano Lenzi che, per l’occasione, ha fatto entrare il nostro Luca Giaccone a casa sua.

NUOVA CASA - «Io ho detto che potevamo anche chiedere aiuto a qualche ditta, invece niente - sorride Sara - Lo sai, è un testone». Falegname, muratore, scialpinista. Con una cura del dettaglio e un recupero dei materiali sempre da professionista. Dalla finestra di casa si vedono le montagne, ma non bastava: le piastrelle della cucina non sono come tutte le altre, sono in marmo nero con il profilo delle stesse montagne che si vedono della finestra, dal Mindino al Mondolè fino al Monviso.

NUOVI MATERIALI - Il passaggio a Dynafit segna un cambiamento importante, adesso è lui l’uomo di punta del marchio del leopardo delle nevi. «Sono stato quasi sorpreso della loro richiesta di ingaggio, una grande occasione per me per le prossime stagioni, perché non sarò solo atleta, ma potrò portare anche la mia esperienza nello sviluppo dei materiali: cosa che ho sempre fatto e chi mi piace moltissimo. Il materiale che ho iniziato a usare è di altissimo livello, cercherò comunque di portare i giusti feedback per renderlo ancora più performante». Un rapporto a 360 gradi che Lenceha sposato appieno.

OBIETTIVI - «Delle gare che avrei potuto vincere mi mancano una medaglia mondiale nel vertical e l’Altitoy… Quest’anno il mio obiettivo è fissato: i Mondiali e poi La Grande Course, Adamello e Mezzalama. Una bella sfida, ma ci proverò. Mondiali e aggiungo Coppa del Mondo che credo che saranno una questione tutta in casa azzurra. Gli svizzeri probabilmente vorranno fare bene nei Mondiali in casa, magari Palzer esploderà, come ha fatto Herrmann lo scorso anno, ma non c’è più Kilian; i francesi li vedo un po’ in calo, e di solito non ci sono tante sorprese: si sa quali sono i favoriti e alla fine vincono sempre quelli. E allora i rivali più agguerriti saranno i miei compagni di Nazionale ed Esercito. Discorso un po’ diverso per La Grande Course, ma lì possiamo mettere in campo la nostra esperienza in gare del genere».

Il SET-UP DI LENCE - Che materiali usa Damiano Lenzi in gara? Scarponi DNA by Pierre Gignoux, ma anche DNA Pintech, soprattutto per vertical e gare veloci non troppo lunghe in abbinamento con l’attacco P49 (insieme sono il set up più leggero al mondo). Come sci sceglie il DNA da 162 cm, con tuning 0.5 e lamine 88°. Attacco, bastoni e casco della linea DNA. Zaino Race Pro. E per gli allenamenti? Scarpone Carbonio by Pierre Gignoux per un maggiore comfort, 80 grammi in più non si sentono. Tutina RC Racing. E per la corsa due le scarpe utilizzate: Alpine Pro e Feline Up.


Zabardast, disponibile gratuitamente su YouTube il film della spedizione freeride in Pakistan

Se vi siete persi Zabardast, uno degli ‘snow-movie’ più attesi dell’anno, da ieri sera lo potete vedere integralmente su Youtube. Prodotta da Picture Organic Clothing e Almo Film, la pellicola di 54 minuti è diretta da Jêrome Tanon. Un giorno Thomas Delfino, sfogliando distrattamente libri in una libreria, s’imbatte in Le più belle montagne del mondo e rimane ipnotizzato da una cima pakistana. Un pendio troppo bello per essere vero. Da quel momento diventa la sua ossessione. La vetta in questione è la torre nord Biacherani in una delle zone più remote del Paese. E l’obiettivo diventa organizzare una spedizione di freerider e cercare di sciarla.

Girato in 4k, il film vede la partecipazione degli skier Léo Taillefer e Thomas Delfino e dello snowboarder Zak Mills. È a tutti gli effetti il diario di un’incredibile avventura freeride in una delle zone più remote del pianeta, che ha comportato un loop di 150 chilometri in autosufficienza, con slitte cariche di cibo liofilizzato, pannelli solari e tende. «Ho pensato il film come un diario collettivo e per questo ho chiesto ai protagonisti di scrivere ogni giorno una pagina di testo e il risultato finale è la trasposizione di questo viaggio, anche intimo, di ognuno di loro» ha detto il regista. Il viaggio è durato cinque settimane e ha comportato la partenza dal villaggio di Askole e la traversata del selvaggio ghiacciaio Nobande Sobande. Fino a qui la crew ha potuto contare sull’aiuto dei portatori Balti, poi tre settimane in totale autosufficienza. Superato lo Skam La Pass, a quota 5.660 metri, la spedizione ha raggiunto il ghiacciaio Sim Gang e lo Snow Lake Basin, uno dei luoghi più belli del mondo. Il rientro è avvenuto lungo il ghiacciaio Biafo. Zabardast non è solo sci, ma è anche un viaggio verso Islamabad con treni, improbabili motociclette, cavalli, un viaggio fatto di tanti incontri. Nel team, oltre agli sciatori, anche Helias Millerioux, Guida alpina di Chamonix con all’attivo oltre 15 spedizioni, e l’alpinista Yannick Graziani, con diversi 8.000 in curriculum. QUI SOTTO PUOI VEDERE LA VERSIONE COMPLETA DEL FILM

https://youtu.be/AkigzUFr3ys


Mountopia Mezzalama, i vincitori

Con Dynafit alla gara scialpinistica più ad alta quota del mondo: un sogno che diventerà presto realtà per sei fortunati skitourer. Nella combattuta finale del concorso Mountopia Mezzalama Juncal Díaz e Julía Garriga dalla Spagna, Patricia Franco dagli Stati Uniti, Michal Dzieniszewski dalla Polonia e gli italiani Marco Donina e Michele Dondi si sono aggiudicati gli ambiti posti allo start del Trofeo Mezzalama. I sei atleti sono riusciti a imporsi sugli avversari nell’emozionante sfida fra i migliori venti, convincendo la giuria con le loro prestazioni sportive, le motivazioni messe in campo e dimostrando grande perseveranza. Il 27 aprile 2019 i sei vincitori parteciperanno in due squadre da tre (un team femminile e uno maschile) al leggendario Trofeo Mezzalama, sul Monte Rosa. Dynafit, azienda leader nel mondo dello scialpinismo, ha messo a disposizione i pettorali, notoriamente molto limitati, e insieme ai partner Gore® e PrimaLoft® equipaggerà i vincitori dalla testa ai piedi con tutto il necessario per affrontare la competizione scialpinistica più ad alta quota del mondo. I vincitori del concorso Mountopia potranno inoltre approfittare dei preziosi consigli e dei piani di allenamento degli atleti Dynafit.
271 atleti, provenienti da 25 diverse nazioni, hanno risposto all'appello di Dynafit, candidandosi per partecipare al Trofeo Mezzalama. Una giuria tecnica composta da atleti ed esperti di scialpinismo ha scelto fra tutti i candidati 20 finalisti, 10 uomini e 10 donne, che dal 13 novembre al 4 dicembre si sono affrontati in una sfida sul sito web di Dynafit, per dimostrare di essere gli atleti giusti per la Mountopia Mezzalama e di disporre delle necessarie qualifiche. I 20 finalisti hanno lottato con tutte le loro forze per questo grande sogno. In 21 giorni si sono lasciati alle spalle in totale 517.801 metri di dislivello e 6.341 chilometri percorsi, per una media di 1.232 metri di dislivello e 15 chilometri al giorno per partecipante. I sei vincitori – Juncal Díaz, Julía Garriga, Patricia Franco, Michal Dzieniszewski, Marco Donina e Michele Dondi – hanno favorevolmente impressionato la giuria con il loro impegno e il loro entusiasmo. Per prepararsi ad affrontare il Trofeo Mezzalama i vincitori parteciperanno inoltre il 22 marzo 2019 al Sellaronda Skimarathon, altra competizione di cui Dynafit è main sponsor, come lo è del Trofeo Mezzalama, che darà ai vincitori Mountopia la possibilità di testare insieme le proprie capacità, come singoli, ma soprattutto come squadra. Dal 27 aprile il gioco si fa serio. A Breuil-Cervinia i vincitori, suddivisi in una squadra femminile e una maschile, si troveranno allo start della ventiduesima edizione del Trofeo Mezzalama.


Parte un'indagine sugli infortuni nella corsa in montagna

Ci sono pochi studi scientifici sul mondo della corsa in natura, un universo ancora da esplorare, per esempio, per la medicina. Ora questa lacuna, almeno a livello epidemiologico, potrebbe essere colmata. Il professor Stefano Vercelli, fisioterapista e ricercatore, il direttore tecnico dell’atletica leggera italiana, professor Antonio La Torre. il fisioterapista e azzurro della specialità Alex Baldaccini, con un altro atleta del settore, Marco Filosi, e il responsabile tecnico della corsa in montagna Paolo Germanetto promuovono un’indagine sull’incidenza degli infortuni nella corsa in montagna. Il questionario è a questo link. Il questionario non è riservato solo agli atleti elite, ma a tutti quelli che si iscrivono alle gare di corsa in montagna e lo studio avrà la durata di un anno. A partire dalla propria registrazione, ogni tre mesi, per i successivi dodici mesi mesi, l’atleta che aderirà allo studio riceverà un altro questionario: saranno sufficienti due minuti di tempo per compilarlo dal proprio pc oppure dal proprio smartphone. 


Sellaronda, il 3 gennaio si aprono le iscrizioni. Mountain Attack, ecco i protagonisti

Sono le due grandi classiche in pista, tra l’altro gemellata tra loro: la Sellaronda Skimarathon ha ufficializzato da data d’apertura delle iscrizioni, la Mountain Attack ha reso nota la lista dei partenti.

SELLARONDA - La data da segnare in agenda è quella del 3 gennaio: le iscrizioni, che nelle passate edizioni si sono chiuse in meno di un’ora, registrando il tutto esaurito, per le squadre italiane si apriranno quel giorno, mentre i team stranieri potranno registrarsi dal 10 gennaio. I pettorali disponibili saranno 300 per gli italiani, 250 per gli stranieri e 100 riservati all’organizzazione. Il numero massimo rimane di 650 team. Appuntamento poi il 22 marzo con partenza da Selva di Val Gardena sul classico tracciato di 42 chilometri con 2700 metri di dislivello positivo. «Con la partenza da Selva di Val Gardena - racconta Oswald Santin - potremo vivere la gara perfetta. Oltre al record della gara, sia maschile sia femminile c’è la possibilità, che con un tracciato così veloce, si possa scendere sotto il muro delle 3 ore, è da molto tempo che lo dico, e spero che il 2019 sia l’anno buono. Per la prossima edizione stiamo iniziando a lavorare per migliorare ulteriormente alcuni aspetti. Per quanto riguarda la diretta streaming ci sarà in simultanea un live in lingua inglese, in questo modo la gara potrà essere seguita anche dagli appassionati stranieri».

MOUNTAIN ATTACK - Saalbach, venerdì 11 gennaio, ore 16: 1100 atleti da ventidue nazioni inizieranno la loro cavalcata verso il Schattberg. Quelli che avranno scelto la Schattberg Race si fermeranno lì, gli altri proseguiranno per il Tour o la Marathon. I pettorali anche per questa gara sono andati sold-out presto: e i big in gara davvero non mancano. Il vincitore e recordman del 2018, Michele Boscacci, sarà di nuovo in gara e se la dovrà vedere con Damiano Lenzi, Toni Palzer, Jakob Herrmann, Oriol Cardona Coll, Armin Höfl, Luka Kovacic… Al femminile occhi puntati in casa azzurra per il debutto di Alba de Silvestro. La local Michaela Essl e la spagnola Claudia Galicia le avversarie più agguerrite.


Disponibile Skialper 121 di dicembre-gennaio

È disponibile nell’edicola digitale di Skialper e in consegna agli abbonati e nelle edicole il numero 121 di dicembre-gennaio 2018: 192 pagine con tante storie di neve, persone e materiali. Con un sottile fil rouge a collegare gli articoli principali: my way, a modo mio. «Dopotutto rompere gli schemi, andare controcorrente, non è una moda fine a se stessa - scrive il direttore di Skialper Claudio Primavesi nell’editoriale - E non è per forza un concetto positivo. È solo e semplicemente il coraggio di non farsi omologare, di scegliere la propria strada. Giusta o sbagliata che sia. (…) A modo mio. Come in quella stupenda canzone scritta, tra gli altri, da Paul Anka cantata da Frank Sinatra…».

COVER - Un’immagine evocativa per la copertina: uno sciatore su un profilo che sembra quasi finto tanto è perfetto e uno sciatore a sollevare polvere pura. Una new entry nell’elenco dei fotografi che hanno pubblicato su Skialper: Reuben Krabbe, dal Canada.

ORIGAMI BIANCO - Tre ragazzi e una ragazza, quattro freerider. Alla ricerca di qualcosa di diverso del solito Hokkaido. Ecco allora, sempre in Giappone, Hakuba. Magari meno cool, ma ricca di spine, boschi e villaggi sommersi dalla neve per chi ha voglia di pellare per qualche centinaia di metri. Tanto bianco a increspare tutto, a trasformare il paesaggio come l’arte di piegare la carta. Diario on the road di un viaggio con gli sci in Giappone di Alberto Casaro, Giulia Monego, Michele Valle Da Rin e Filippo Menardi. Guardare bene le foto…

LO SCI COME SCUSA - Se abiti nello Utah, andare sciare in qualsiasi altra parte del mondo è un di più. Ma andare a cercare un fazzoletto di neve sciabile nel cuore dell’Africa è un vero e proprio pretesto. E infatti per Mary McIntyre gli sci non sono altro che una scusa per viaggiare lontano, un mezzo per mettersi in comunicazione con luoghi e persone nuovi. Come per esempio il Monte Margherita, al confine tra Uganda e Congo, dove è andata alla ricerca di uno degli ultimi ghiacciai africani. Non è stata certamente una sciata estetica, ma l’esperienza e gli incontri indimenticabili.

100% CHAMONIARD - Classe 1984, nato ai piedi del Monte Bianco, anello di congiunzione tra freeride puro e sci estremo come pochi personaggi. Il suo marchio di fabbrica? Velocità e fluidità portate ai massimi livelli su linee classiche e le grandi pareti glaciali del Monte Bianco. Siamo stati a casa di Tof Henry. Per farci raccontare tutto, ma proprio tutto, sul suo stile di sciata, la sua storia, i suoi progetti, i suoi attrezzi.

SMART, STEEP & DEEP - Le Pale di San Martino: 250 chilometri quadrati di wilderness nel cuore dei Monti Pallidi dove lo sci di canale vive la sua massima espressione. Itinerari aperti dai pionieri del ripido locale e ancora meno frequentati delle altre Dolomiti. Ci siamo stati con Arnaud Cottet, Aaaron Durogati e il local Eric Girardini, sulle tracce del pioniere delle traversate con gli sci tra queste torri dolomitiche, Piero de Lazzer. Ma ci siamo anche fatti raccontare da Bruno Compagnet che cosa ha trovato di così particolare in questi canali. Diciassette pagine tutte da leggere, ma soprattutto da guardare.

SKIALP RACE, DOVE VAI? - Qual è lo stato di salute del movimento agonistico in Italia? Quanti praticanti ci sono, quante gare e soprattutto, rispetto a qualche anno fa ci sono più tutine o meno? Quali sono le prospettive? Non è facile dare una risposta definitiva, ma le tendenze sono chiare e le abbiamo affrontate sentendo gli addetti ai lavori e riassumendo i numeri in tabelle e grafici.

LENZI, UN’ALTRA STAGIONE AL VIA - È uno dei veterani dello skialp agonistico e, dopo avere messo su casa e firmato un contratto importante con Dynafit, che lo vedrà coinvolto anche nello sviluppo dei materiali, pronto a ripartire con l’entusiasmo di un bambino. Abbiamo incontrato Damiano Lenzi nel suo nuovo chalet.

MIKY’S WAY - Dopo la stagione perfetta (e altre due ad altissimo livello) Michele Boscacci si presenta al via con la scomoda etichetta di uomo da battere. Ma non sembra preoccuparsene troppo. Abbiamo intervistato l’atleta valtellinese che ha appena rinnovato con La Sportiva, il marchio che lo segue da sempre e con il quale chiuderà la carriera.

I NEGOZI DELLE MERAVIGLIE - Sono ventidue e uno diverso dall’altro: ospitano funivie, elicotteri, piscine, bar di ghiaccio e ristoranti gourmet. Siamo stati nel rinnovato Alpine Flagship Store di Sportler a Bolzano per conoscere meglio la filosofia di questo marchio della grande distribuzione pronto a sbarcare anche nel Nord-Ovest.

DIETRO I WAYBACK - La linea da backcountry firmata K2 è da sempre sinonimo di sciabilità e divertimento, da questa stagione anche di leggerezza. Un risultato ottenuto coinvolgendo direttamente in tutte le fasi dello sviluppo quattro affermate Guide alpine: Gilles Sierro, Francesco Tremolada, Hans Solmssen e Miles Smart. A loro abbiamo chiesto come sono nati questi sci Guide inspired.

A PROVA DI GHIACCIO - Il ghiaccio bagnato è il terreno più insidioso che ci sia. Per scoprire come nascono le suole Arctic Grip, pensate proprio per queste condizioni, siamo stati ad Albizzate, in provincia di Varese, nel test center Vibram, a vedere come vengono testate.

PORTFOLIO - Otto pagine dedicate a immagini che fanno riflettere. Dall’irriverente video dello sci sulla luna partorito dalla mente di Enak Gavaggio, alias Rancho, all’impegno dei freerider statunitensi per sensibilizzare gli americani sull’importanza di votare per chi si prende cura dell’ambiente, dal film Zabardast, la storia di una spedizione per sciare una bellissima montagna nelle zone più remote del Pakistan, a Patrick Vallençant, padre dello sci ripido al quale la nostra casa editrice ha appena dedicato il libro El Gringo Eskiador.

 


Assegnati gli scudetti nella staffetta

Sulle nevi della Valtournenche ultimo atto dei campionati italiani con l'assegnazione degli scudetti nella staffetta. Percorso tecnico e veloce disegnato nei pendii nei pressi del Rifugio Baracon. Una prima salita a zig zag, una discesa con quindici centimetri di neve fresca e una seconda parte con un tratto a piedi erano gli ingredienti della gara. I primi a scendere in pista sono state gli staffettisti della gara Junior/Cadetti. La squadra delle Alpi Centrali, formata da Samantha Bertolina, Rocco Baldini e Giovanni Rossi, ha dominato la competizione sin dalle prime fasi. Il team valtellinese ha vinto con il tempo totale di 26’58’’ davanti all’altra squadra delle Alpi Centrali con Silvia Berra, Luca Tomasoni, Daniele Corazza e al Trentino con Lisa Moreschini, Cristiano Donini, Stefano Peroceschi.

Nella gara rosa affermazione della squadra del Centro Sportivo Esercito formata da Alba De Silvestro e da Giulia Murada, con il tempo di 24’53’’, davanti alla coppia del Friuli Venezia Giulia con Mara Martini e Dimitra Theocharis e alla squadra del Trentino con Elena Nicolini e Giorgia Felicetti.

Alba De Silvestro e Giulia Murada

La staffetta senior maschile ha chiuso il programma dei campionati italiani: titolo per Robert Antonioli, Nadir Maguet e Michele Boscacci, davanti all’altro team dell’Esercito con Matteo Eydallin, Davide Magnini e Damiano Lenzi, poi le Alpi Centrali con Nicolò Canclini, Stefano Confortola e Daniele Carobbio.

Nadir Maguet

Scudetto nella sprint per Robert Antonioli e Giulia Murada

Sole e gran freddo per la seconda giornata tricolore di Valtournenche con l’assegnazione dei titoli italiani nella sprint. Robert Antonioli si conferma il più forte di tutti in questa disciplina: dopo un testa a testa con Michele Boscacci, l’alpino di Valfurva ha dato il meglio di sé in discesa, conquistando il quinto successo tricolore consecutivo in questa specialità. Nella gara rosa, a sorpresa, Giulia Murada si scopre sprinter di razza e vince due titoli in una sola gara. Nel podio assoluto Michele Boscacci sale sul secondo gradino mentre Enrico Loss è terzo e conquista anche il titolo under 23. Al femminile un podio tutto griffato CS Esercito con Giulia Murada vincitrice assoluta e della classifica under 23 che ha messo in fila nell’ordine Alba De Silvestro e una Giulia Compagnoni tornata nuovamente competitiva. Tra gli junior a conquistare il tricolore sono Lisa Moreschini e Giovanni Rossi. Tra i cadetti doppietta sondriese con Silvia Berra e Rocco Baldini.

©Maurizio Torri

Miky e Alba, coppia d'oro nel vertical tricolore

Michele Boscacci e Alba De Silvestro da pronostico, coppia d’oro nel vertical dei campionati italiani andati in scena a Valtournenche. Sul podio maschile sono saliti anche Robert Antonioli e Nadir Maguet, su quello rosa l’ex triatleta valdostana Charlotte Bonin e Maria Dimitra Theocharis. Titolo Under 23 per Davide Magnini e Giulia Murada. Nelle categorie giovanili scudetto a Elisa Moreschini e Matteo Sostizzo tra gli Junior e a Silvia Berra e Luca Tomasoni tra i Cadetti. Infine tra i Master successi di Monica Sartogo e Marzio Deho.


Una Hardrock 2019 da brividi...

Ma che Hardrock sarà quella del 2019? La lotteria dei pettorali è per tutti, big inclusi, ma la lista partenti della prossima edizione è di quelle da brividi. Perché? Perché nella gara maschile sarò una sfida di altissimo livello con Kilian Jornet, François D’Haene, Xavier Thévenard, Jason Schlarb, Jeff Browning, Dylan Bowman… Insomma difficlle fare un pronostico. Al femminile tante atlete USA, Darcy Piceu, Courtney Dauwalte, Sabrina Stanley con la svizzera Andrea Huser che può lottare per il podio.


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