Kilian polverizza il record di dislivello con gli sci in 24 ore
Ben tre record di dislivello in 24 ore con gli sci ai piedi e le pelli si sono succeduti nel corso del 2018. Dopo quello di Mike Foote (18.654 m( e Lars Erik Skjervheim (20.939), in questi giorni è arrivato quello di Kilian Jornet. E, come tutte le imprese del catalano, i numeri sono impressionanti: 23.486 metri, fatti registrare nella località norvegese di Tusten. In pratica è come salire cinque volte sul Monte Bianco partendo dal livello del mare… La media di salita è stata di 979 m/ora e, secondo quanto riportato da carreraspormontana.com, uno sciatore presente al record ha registrato la velocità di 115,6 km in discesa. «Non è la mia idea di giorno di divertimento» ha dichiarato Kilian che però ha ammesso di avere trovato anche qualche bella discesa nella polvere.
TLT8 e Hoji Free tra le novità Dynafit per il 2020
La fiera Ispo di Monaco di Baviera è l’occasione per togliere il velo sulle principali novità della stagione invernale 2019/20 e anche Dynafit ha annunciato diversi highlight.
TLT 8 - Il nuovo TLT8 Expedition, con i suoi 1020 grammi, è un autentico peso piuma fra gli scarponi da scialpinismo a due fibbie. Per aumentare la velocità in ascesa, senza dimenticare comfort e sicurezza, i designer si sono concentrati sul nuovo sistema di chiusura Ultra Lock 4.0, semplice e intuitivo, che permette di risparmiare tempo nel passaggio dalla modalità salita a discesa. La fibbia superiore ha due funzioni: leva per il meccanismo ski-walk e sistema di apertura per il gambetto. È regolabile con estrema precisione, così come la fibbia inferiore, per adattare alla perfezione lo scarpone al piede dello sciatore. Il sistema è facile da utilizzare anche quando si indossano i guanti, affidabile e robusto, senza rinunciare alla leggerezza: velocità senza compromessi. La rotazione del gambetto di 60 gradi consente una camminata naturale e senza spreco di energie anche su terreni molto ripidi. La punta ridotta, chiamata Speed Nose, riduce il peso del 15% e, con il punto di rotazione spostato indietro di 4 mm, rende la rotazione più efficiente del 12%. In discesa lo scarpone si può regolare con un angolo di pendenza di 15 o 18 gradi, garanzia di una posizione più dinamica e di divertenti discese. Per una perfetta trasmissione delle energie anche la calzata del TLT8 Expedition è stata modificata, ora è più sportiva e aderente al piede, con una larghezza pianta di 103 mm e vestibilità atletica. Un’ulteriore caratteristica del TLT8 Expedition si palesa in presenza di quei passaggi che vanno affrontati con lo scarpone al di fuori dell‘attacco come attraversamenti sul ghiaccio o su terreni particolarmente ripidi: questo scarpone è infatti particolarmente efficiente utilizzato in abbinata con il rampone ultraleggero Cramp-In di Salewa. Con un peso di appena 260 grammi, è il rampone attualmente più leggero sul mercato. Mediante un particolare meccanismo di ganci e relativi inserti sulla suola, viene fissato direttamente allo scarpone, e aderisce in modo sicuro, preciso e affidabile, senza l’utilizzo di fastidiose fettucce e gabbie. ll TLT8 Expedition riproduce il celebre e sobrio design della famiglia TLT di Dynafit, evita chiusure ed elementi a vista che potrebbero generare spostamenti, incastri e impigli indesiderati durante il tour. Anche per le restanti caratteristiche tecniche Dynafit si affida all’esperienza riproducendo il rodato inserto Master Step, per un ingresso semplice e veloce nell’attacco. Lo scarpone si inserisce in quest’ultimo mediante un supporto per la salita più lungo che, quando si entra, si chiude a semicerchio intorno ai pin dell’attacco, rendendo l’ingresso ancora più veloce e facile, soprattutto in caso di condizioni di neve sfavorevoli e su terreni impervi. Quanto alla scarpetta interna si può scegliere fra due varianti: Custom Light (140 gr) e Custom Ready (270 gr). TLT8 Expedition è realizzato in Grilamid e lo scafo è rinforzato con fibre di vetro. Progettato in Italia, viene prodotto interamente in Europa. Disponibile in versione maschile (numeri 25 - 30,5) e femminile (23 - 27,5) a un prezzo consigliato di 600 euro.

HOJI FREE - Dopo Hoji Pro Tour arriva Hoji Free che, grazie alla specifica costruzione della punta e al tallone modificato, è compatibile anche con gli attacchi da sci alpino. L’elevata rigidezza, ottenuta attraverso l’utilizzo dell’innovativo materiale Grilamid con fibre di vetro e il flex progressivo di 130, conferisce all’Hoji Free tutte le caratteristiche necessarie per garantire una perfetta trasmissione dell’energia e performance eccellenti in discesa. Il piede è accolto alla perfezione all’interno dello scarpone grazie alla pianta di 102 mm di larghezza, le tre fibbie di microregolazione e l’Ultra Lock Strap. Nella modalità ski l’Hoji Free può essere bloccato con un angolo di inclinazione di 11 o 15 gradi, per ottenere così una posizione sugli sci comoda, ma al contempo atletica e controllata. Ma gli appassionati di freetouring potranno affrontare degnamente anche la salita: la lingua a V e la rotazione del gambetto di 55 gradi permettono la massima libertà di movimento, flessibilità e comfort, in modo da consentire una camminata naturale e senza spreco di energie anche su terreni molto ripidi. Grazie al peso contenuto di Hoji Free, solo 1.550 grammi, qualche metro di dislivello in più non sarà un problema, si potrà risparmiare sufficiente energia per godersi la meritata discesa. Un’ulteriore particolarità è la nuova scarpetta interna termoformabile Hoji Free Liner firmata Sidas, azienda specializzata in calze, plantari e boot fitting, che verrà utilizzata la prossima stagione in esclusiva per questo nuovo scarpone Dynafit. La scarpetta può essere adattata perfettamente alla forma individuale del piede, per raggiungere la più alta performance possibile, sia in salita che, in particolare, in discesa. Conquista per leggerezza e comfort, ma al contempo accoglie il piede in modo preciso, saldo e sicuro. Per consentire agli sciatori di attraversare anche rocce e fianchi ghiacciati, alla ricerca della discesa perfetta, l‘Hoji Free è stato equipaggiato con la nuova suola Pomoca Free Sole: grip e tenuta ottimale permetteranno un’efficiente camminata senza attacco, per una suola che risulta anche particolarmente stabile e durevole. Inoltre questo scarpone, grazie alla specifica costruzione della punta, è compatibile anche con ramponi semiautomatici. Infine l’Hoji Free, per entrare agevolmente nell’attacco Tech frameless anche su terreni impraticabili, è dotato di inserto Quick Step-In. Questo nuovo scarpone, come gli altri modelli della famiglia Hoji, è prodotto completamente in Italia. Taglie 25/29,5, prezzo consigliato 750 euro.

LOW TECH RACE 105 - Nella lotta contro il tempo il Low Tech Race 2.0, con il peso ridottissimo di appena 110 grammi, ha ridefinito, negli anni passati, gli standard di settore. Con il Low Tech Race 105 Dynafit alza l’asticella, riuscendo a battere sul peso il precedente modello di 5 grammi pur con una rigidità torsionale superiore del 20%. Il Low Tech Race 105 è un attacco performante e senza compromessi dedicato all’agonismo. Sul puntale gli ingegneri hanno concentrato tutto il loro know-how, limando e fresando fino a ottenere la perfezione. Per ridurre ulteriormente il peso, la composizione dei materiali è stata modificata, e anche la leva di bloccaggio dell’attacco è realizzata adesso in leggero alluminio forgiato 7075. Sono stati utilizzati anche titanio e plastiche ad alta resistenza. Come il modello precedente, anche il Low Tech Race 105 è disponibile in versione autolock e manulock. In conformità alle prescrizioni della ISMF l’attacco si sgancia sia in verticale che lateralmente, e può essere completamente bloccato. Il nuovo schema di foratura del puntale migliora inoltre la trasmissione delle energie, e consente di raggiungere la massima prestazione sullo spigolo dello sci. Per la talloniera, con alzatacco a stadio singolo, Dynafit punta su una costruzione simile al Low Tech 2.0, con la differenza che un’aggiunta piastrina di alluminio aumenta stabilità e robustezza. Anche per i pin ci si è affidati all’esperienza precedente: i pin rompighiaccio del puntale allontanano neve e ghiaccio in modo affidabile e rapido dall’inserto, facilitando l’ingresso, una delle questioni più critiche nel mondo agonistico. I pin in titanio della talloniera tengono gli scarponi saldi e sicuri all’interno dell’attacco. Il Low Tech Race 105 viene fissato con l’aiuto di viti Torx e sarà disponibile al prezzo consigliato di 500 euro.

In arrivo Skialper 122, un numero dedicato all’old school
«Old school non è vintage. Non è revival. Old school è old school, è vecchia scuola, alla moda vecchia, come si faceva una volta. Quando abbiamo buttato sul tavolo il tema di questo numero, la sfida era di focalizzarci su cosa è rimasto e che cosa no del modo di andare in montagna con gli sci di venti, trent’anni fa. Così i nostri reporter e fotografi hanno viaggiato tra corsi CAI e serpentine, tra discese a raspa e scialpinisti che erano già così prima e sono rimasti tali, tra sci lunghi e dritti e altri rockerati e sbananati». Sono le parole del direttore editoriale Davide Marta a introdurre l’argomento del numero 122 di febbraio-marzo di Skialper, disponibile dal 12 febbraio in edicola. Un numero molto particolare, anche nello stile grafico, volutamente con un flow retrò, a partire dalla copertina di Enrico Zenerino che illustra uno sciatore che si tuffa a tutta velocità su un pendio vergine con la raspa. E. si badi bene, non è una foto d’epoca…
SUCAI 1951- È la più antica scuola di scialpinismo europea, quella del SUCAI di Torino. Il nostro Federico Ravassard ha partecipato alla prima uscita, con 140 iscritti. Un reportage da dentro il corso CAI tra levatacce, incubo inversioni e vin brulè.

I PROTAGONISTI - Arno, Domenico, Fabrizio, Fedora, Stefano. Ma anche Ezio e Pier Luigi. Sette scialpinisti, sei uomini e una donna da una gita ogni fine settimana. Con attrezzi da 85 al centro, salame al posto dei gel, un curriculum di tutto rispetto anche quando i gradi salgono e tanta voglia di divertirsi. Perché questo è lo spirito dello scialpinismo delle origini.

OSCAR BELETTI - Prima viaggiatore, poi alpinista, infine scialpinista. Bresciano ma innamorato delle Orobie, ai monti bergamaschi ha dedicato un libro di 400 pagine che è al tempo stesso guida con 100 itinerari sulla neve e manuale esistenziale. Lo abbiamo intervistato all’antica: sulla neve delle… Orobie.

SERPENTINA FOREVER - Alberto Casaro, testatore della nostra Buyer’s Guide, non è nuovo a sfide impossibili. E allora ha rispolverato dei vecchi grissini da 207 centimetri per provare a fare serpentine davvero old school nella neve fresca. Non sono poche le sorprese a confrontare la sequenza fatta con i vecchi sci e quelli attuali!

YAK SUL MONTE ROSA - Classe 1967, Fabio Iacchini era sciatore estremo, freerider, skyrunner e alpinista fast&light quando ancora queste definizioni erano in incubazione. Lo ha intervistato Andrea Bormida, con le stupende foto realizzate nei dintorni del Monte Rosa da Paolo Sartori.

TÄSCHHORN - Diario della prima discesa conosciuta della diretta Nord-Ovest di uno dei 4.000 più isolati del Vallese.

LUNGA VITA ALLA RASPA - Enrico Marta, fondatore di Skialper, rievoca la storia della raspa nello scialpinismo, tra fatti, aneddoti e curiosità. Gabriele Ghisafi, già interprete dello skialp con la raspa, e Nadir Maguet si sono prestati come modelli per le foto di questo divertente servizio.

IL MEZZALAMA ATTRAVERSO L’ATTREZZATURA - Amedeo Macagno, i fratelli Stella, Chicco Pedrini e Matteo Eydallin sono i nostri modelli per un portfolio fotografico nel quale mostrano l’attrezzatura usata alla regina delle gare di skialp dagli anni Trenta a oggi.

ADAMELLO SKI RAID - Altri due modelli d’eccezione per scoprire tutti i segreti del prossimo Ski Raid, in programma il 7 aprile, e di quelli del passato: Davide e il padre Lodo Magnini.

VIVE LA FRANCE - La nazionale d’otralpe, tra conferme e giovani leve.
MATERIALI - Una sezione tutta nuova che raggruppa le prove attrezzatura e le notizie sulle anteprime dell’inverno 2019/20. La prova del nuovo Blizzard Zero G 95, della giacca Mythic di Vertical e dei ramponi Skimo Race e Skimo Nanotech di Camp, i nuovi Magico.2 e Mistico.2 di Ski Trab, lo scarpone Dalbello Lupo Air 130 e gli sci Völkl Mantra, il bastoncino Speed Twist by Amplatz, le novità Salomon, Atomic, Dynastar, La Sportiva, Scarpa, Movement, Salewa, Black Crows, Plum, Fritschi, K2, Atk Bindings, Hagan, Mammut, Vaude e tanto altro.
IL FUTURO DEL TELEMARK - Lo sci a talloni liberi è veramente morto come hanno scritto i nostri colleghi americani di Powder qualche tempo fa? L’opinione di Emilio Previtali.

PORTFOLIO - C’è chi scia ancora con il monoski, chi organizza raduni con sci e pelli da più di 30 anni che sono diventati dei veri e propri happening e chi come Bruno Compagnet sa divertirsi ancora come un bambino quando in Austria arriva una delle più grandi nevicate del secolo. Sono i click del nostro portfolio fotografico.
Origami bianco
Si chiama Tengu, monte Tengu. Dall’ultimo degli impianti abbiamo messo le pelli e ci siamo diretti verso questa vetta, prima su facili pendii e poi su un’affilata cresta fino alla cima. Neanche il tempo di guardare il panorama che una tempesta ci ha avvolti, rendendo nulla la visibilità. Dopo un leggero saliscendi siamo arrivati all’imbocco di un canale nel white-out più completo: avremo fatto sì e no 500 metri di dislivello e ci siamo preparati alla discesa. Non nascondo i timori e le perplessità che avevo riguardo alla pendenza, la quantità di neve e l’assenza di visibilità, ma dopo poche curve tutto è scomparso. Pura poesia, neve profonda e terreno divertente, neanche la minima traccia di sluff: una lunga discesa in ambiente selvaggio fino al fondovalle. In un luogo totalmente isolato, nel gretto di un fiume, abbiamo ricalzato le pelli e risalito il pendio di fronte, per altri 600 metri, fino a una cresta che ci ha spalancato le porte su una discesa memorabile, in un labirinto boscoso molto vario. Vera meraviglia, orientamento confuso, ma la sensazione di conoscere la strada, fino all’ovvia conclusione sull’orlo di una grande diga che segnava il fondovalle. Quello che è seguito è stato a dir poco epico: l’arrivo in un cimitero deserto all’ombra di un maestoso tempio. Dopotutto l’essenza di Hakuba è tutta qui: linee di livello in ambiente selvaggio, con conclusioni totalmente al di fuori di ogni mappa o resort, in paesi e frazioni non raggiungibili dagli sciatori ordinari.

INSIDE HAKUBA
Come sciatori e viaggiatori ci sono delle mete che rimangono punti fermi nella cosiddetta lista dei desideri; ne hai sentito parlare, le hai viste nei video, sono leggendarie per le condizioni della neve. Il Giappone entra di diritto in questa lista. L’Hokkaido è un must, le condizioni della neve sono incredibili e quando ci siamo andati nel 2011 ne abbiamo avuto la conferma. Però, dopo anni di esperienze di viaggi e linee, era venuto il momento di tornare in Giappone a fare qualcosa di meglio che grattare la superficie di un immenso potenziale, che va ben oltre il macinare giri in seggiovia in Hokkaido. L’idea di Hakuba è stata in incubazione per anni ed è una storia fatta di connessioni tra skier sviluppate in molteplici viaggi low cost e d.i.y. A prescindere dalla meta, la nostra filosofia è sempre stata la stessa: cercare condizioni e linee diverse da quelle a cui siamo stati abituati: lo sci deve essere di qualità e per raggiungere l’obiettivo sono giustificati la fatica e il tempo impiegato per raggiungere zone remote. In ogni viaggio abbiamo sempre cercato di muoverci al di fuori della soglia di comfort, studiando quello che poteva offrire la zona e direi con buoni risultati, portandoci a casa delle belle sciate in spot per nulla ovvi.

Ad Hakuba avevamo un’arma in più, un amico local che, oltre a essere un grande conoscitore ed esploratore della zona, lavora anche in un lodge della zona. Combo perfetta! Ho conosciuto Matthias a Las Lenas anni fa. Snowboarder infaticabile, vero skibum, parte di una cricca composta da personaggi di spessore. Quando è venuto a Cortina a trovarmi, fu lui a parlarmi di Hakuba; era da un paio di anni che ci andava da dicembre a marzo e, dopo avermi mostrato un video di Jeremy Jones, mi disse che con le pelli era possibile fare le stesse linee, lunghe e ripide, con spines e pillow e soprattutto con pochissima gente. Long story short: dopo una stagione lavorativa soddisfacente, ma penosa per via di neve e progetti personali, Filippo e io ad agosto dell’anno scorso abbiamo prenotato il volo e trovato altri due compagni di viaggio per la nostra crew: Giulia Monego e Michele Valle Da Rin. Obiettivo? Spendere poco, sciare linee pesanti, fare foto e filmare; il tutto in una decina di giorni, appena finite le vacanze di Natale, per sfruttare la bassa stagione e minimizzare i mancati guadagni. Questa è una storia da working class heroes, niente lussi e pochi sprechi, salvo per gli alcoolici, ahimè… Organizzare il viaggio è stato facile, la parte difficile riuscire a far combaciare ogni dettaglio in cosi poco tempo. Il primo è la neve. Sebbene l’innevamento in Giappone sia sempre molto buono, Hakuba non è l’Hokkaido, non nevica così spesso e le condizioni sono assai variabili. Il sole scalda di più e a volte piove molto, creando grossi distacchi e crepe nella base nevosa fino al terreno. Passare da condizioni da favola a condizioni da incubo può essere questione di una mattinata. Quindi non ci restava che lavorare a testa bassa durante le vacanze e sperare che tutto filasse liscio. Qualche giorno prima di partire comunque un messaggio di Matthias avrebbe cambiato il nostro umore: è bellissimo, un sacco di neve, molto stabile. Perfetto!

PACKING, PARTENZA E VIA
Finalmente è arrivato il giorno prima della partenza. Non potendoci portare dietro la casa, abbiamo optato per un set up da freeride touring pesante, sapendo che avremmo pellato parecchio e sperando di avere bisogno di un gran galleggiamento. Giunti a destinazione abbiamo potuto constatare che la scelta dei local era la stessa: sci da 120 millimetri con attacchino e scarpe da freeride con walk. Purtroppo però il viaggio non è partito nel migliore dei modi con me e Filippo bloccati un giorno a Helsinki e Michele e Giulia senza sacche degli sci; ancora una volta però un messaggio di Matthias avrebbe calmato le acque: ragazzi, ha piovuto fino a 2.000 oggi, adesso sta iniziando a nevicare, domani non vi perdete nulla. Vabbè, chi vivrà vedrà. Arrivare in un posto sconosciuto di sera, dopo un viaggio di 56 ore, è sempre strano; non ti senti a tuo agio, le gambe sono dure e le aspettative altissime, hai bisogno di entrare nel mood giusto. Un lodge confortevole e 50 centimetri di neve in paese hanno reso tutto molto più semplice.

LINES, SKINS & SPINES
Da subito è stato evidente che grazie al gancio con Matthias e i local avremmo goduto di una linea preferenziale rispetto al novanta per cento degli sciatori e rider del lodge e di Hakuba in generale. Il posto è gremito di turisti che però si riversano tutti nelle solite zone, dove si arriva con i mezzi pubblici e dove è più comodo individuare divertenti fuoripista serviti dagli impianti. Per iniziare, vista la grossa nevicata del giorno prima, abbiamo approfittato anche noi degli impianti, facendo qualche metro a piedi per riuscire a mettere in cantiere più giri possibile. Siamo andati in un piccolo resort dove non c’era troppa affluenza, per certi aspetti molto simile a Niseko, sull’isola di Hokkaido, con la differenza che il boschetto era di 900 metri di dislivello, con un rientro non facilissimo da individuare. Morale? Siamo partiti con una cannonata di giornata e come riscaldamento non potevamo chiedere di meglio: qualità della neve elevatissima, leggera e profonda, discese lunghe e ripide con un terreno movimentato e divertente.
La vicinanza del mare non garantisce un meteo molto stabile però le previsioni sembravano buone e quindi nei giorni seguenti avremmo avuto l’opportunità di muoverci verso il cuore delle Alpi Giapponesi con le pelli, per disegnare linee su terreni più aperti, esposti e lontani dai resort. Il giorno dopo, appena le nebbie si sono diradate, lo spettacolo delle Alpi Giapponesi si è presentato in tutto il suo splendore: in lontananza montagne alte quasi 3.000 metri, gonfie di neve e ricche di canali, sciabili (e neanche così spesso) solamente in primavera a causa dell’isolamento e del lungo avvicinamento. Montagne con linee da sogno per ogni sciatore e alpinista che si rispetti. Più vicino a noi, con pellate ragionevoli, intorno ai 600 metri, c’erano delle creste infinite che davano accesso a linee ripide e a incredibili spines, dove dall’alto è impossibile vedere lo sviluppo della discesa per via dei pillows e della pendenza. Le spines però sono state l’unico neo del viaggio, perché non le abbiamo mai più potute filmare col drone, né sciare a causa del meteo… Senz’altro ci hanno dato un ottimo motivo per ritornare a chiudere i conti! Quello che più ci ha stupito è come la neve (e quanta) rimanesse appiccicata senza che si formassero valanghe. In Europa non è pensabile affrontare certe pendenze su versanti aperti e a dorso di mulo, con così tanta neve nuova e senza brandire un rosario. Ad Hakuba questa è la regola e ci vuole un po’ di tempo per adattarsi e non continuare a fermarsi o a voltarsi per capire se sta per partire una lastra o meno.

SKI BUM JAPAN STYLE
Tutti i giorni abbiamo pellato e non abbiamo praticamente mai ripetuto le stesse linee, salendo da una cresta, scendendone un versante e risalendo sul pendio successivo, muovendoci da una valle all’altra. Un saliscendi parecchio faticoso per la profondità della neve, ma estremamente gratificante, soprattutto per l’assenza quasi totale di sciatori. Molte discese rimarranno segrete come lo rimarranno nomi e riferimenti, ma questo non vale per Happo. Qui si sono disputate le Olimpiadi di Nagano e il Freeride World Tour, proprio quest’anno. Happo è un grande comprensorio con pochissime piante e lunghe discese su creste e ampi pendii, molto divertente e vario, alla portata di tutti, con linee di facile intuizione dove basta alzarsi a piedi dal livello degli impianti per 200 o 300 metri di dislivello per accedere a un terreno più complicato. La montagna è esposta comunque a forti venti ed è necessaria una buona valutazione del manto nevoso per scegliere su quale versante muoversi e se rimanere a quote inferiori tra gli alberi.
Alla fine abbiamo sciato sette giorni, sei dei quali in condizioni da favola, lontano dalle tracce e servendoci degli impianti e delle pelli, esplorando luoghi che senza l’aiuto di Matthias avrebbero sicuramente richiesto una programmazione più laboriosa. Abbiamo conosciuto persone di ogni genere e avuto la fortuna di sciare con chi ha fatto di questo sport uno stile di vita, con passione, ossessione e dedizione totale; moderni ski bum fedeli al vero significato di questo termine, ovvero senza budget e senza piani di riserva. Abbiamo avuto la fortuna di mangiare in posti deliziosi e tradizionali, lontano dai centri turistici, e di ristorare anima e corpo nelle Onsen. Quella della cittadina di Omachi, immersa nelle montagne, merita una menzione speciale per la solitudine e la pace del luogo. Michele, hockeista doc, ha avuto addirittura la possibilità di giocare una partita di allenamento nello stadio olimpico di Nagano! Ma questa è un’altra storia…
In conclusione Hakuba è un’esperienza sciistica di livello superiore, per varietà e bellezza delle montagne, come dice Filippo, è l’altro Giappone. Grazie a Filippo, per avere condiviso ogni avventura, per la sua competenza in montagna e per la qualità delle sue fotografie. Grazie a Giulia, per la sua esperienza come pro skier di livello e per la sua attitudine. Grazie a Michele per la sua positività e per avere steso un povero hockeista giapponese di 60 anni. Grazie a Matthias e Lee per tutto il resto. Grazie a Suichi per averci fatto provare le Onsen qui solo giapponesi.

Hakuba. Istruzioni per l’uso
Prenotando in anticipo si possono trovare voli dall’Europa intorno ai 600 euro, andata e ritorno: l’importante è controllare i chili per ogni collo poi, sia che si arrivi o parta da Haneda o Narita, con treni e bus si raggiunge facilmente il centro di Hakuba.
Skipass: se si vuole pellare è possibile risparmiare molto prendendo una tessera a punti, utilizzabile in più giornate. Costa poco meno di 50 euro. Cibo: al di fuori dei centri abitati più commerciali è possibile mangiare pollo fritto e riso con circa 8/10 euro, pare che il sushi sia overrated…
Onsen: le terme giapponesi sono molte, più o meno commerciali, il costo non è elevato e comunque si può beneficiare dei buoni che i lodge dispongono. Assolutamente da provare.
Pernottamento: la soluzione migliore sono sicuramente i lodge, presenti in quantità, dove oltre alla convivialità e alla condivisione degli spazi comuni con altri ospiti, si può avere una stanza confortevole e una cucina a disposizione. È consigliabile fare la spesa nei supermercati e risparmiare cucinandosi i propri pasti. Noi abbiamo speso 30 euro a notte, a testa, per una camera con quattro letti e il bagno all’esterno.
Airbag: nessun problema per i modelli a ventola, ma per gli airbag a gas se, come da contratto con le linee aeree, si svuota la bombola, poi è difficile ricaricarla in loco. Mediamente la vita non costa molto, a patto di muoversi al di fuori dei centri turistici affollati di australiani.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 121, uscito a dicembre 2018. Se non vuoi perderti nessuna delle storie di Skialper e riceverlo direttamente a casa tua puoi abbonarti qui. Oppure comprare il numero arretrato qui.

Völkl, arriva il nuovo Revolt 121 ‘Built Together’
Il progetto ha un nome evocativo: Built Together, costruito insieme. Ed effettivamente i nuovi Revolt 121, primi sci del programma, che si concluderà nel 2022, in concomitanza con i Giochi di Pechino, è uno sci che coinvolge a fondo atleti, ingegneri e un artista, che si è occupato della parte grafica. L’idea è quella di lanciare uno sci all’anno con la collaborazione di uno specifico artista. Per Revolt 121, in vendita dalla prossima stagione invernale, l’atleta è Markus Eder, mentre l’artista il neozelandese Ken Griffon. Ma la particolarità è che tutte le persone coinvolte nel progetto sono appassionati sciatori, a partire dallo stesso Griffon. Il gruppo di lavoro era costituito da otto persone, tra di loro anche il lead engineer Lucas Romain, non solo ingegnere ma anche ex atleta pro.

IL PROGETTO - Dopo Griffon a ‘disegnare’ gli sci si alterneranno un americano, un europeo e, nel 2022, anno dei Giochi cinesi, proprio un artista cinese. Built Together coinvolgerà attrezzi della linea da freestyle della casa tedesca e si concluderà nell’arco di quattro anni.

LO SCI - Revolt 121 pesa 2.330 grammi nella misura 184 cm e ha un raggio, sempre nella stessa misura, di 19,2 metri. Larghezza al centro 121 mm, anima Multi Layer Woodcore.
Svizzera protagonista nella sprint di Coppa del Mondo
Dettano legge gli svizzeri nella sprint di Coppa del Mondo a Le Dévoluy: quattro successi su sei per la compagine rossocrociata. A livello assoluto doppietta con Iwan Arnold e Marianne Fatton: nella finale maschile arriva anche il secondo posto di Arno Lietha, primo Espoir, con primo podio per il sorprendente norvegese Hans-Inge Klette (secondo Espoir), con quinto Robert Antonioli; in quella rosa piazza d’onore per Claudia Galicia Cotrina e terza Lorna Bonnel. A Livello Espoir podio con Adèle Milloz, Lena Bonnel e Giulia Murada.
Nella finale Junior ancora Svizzera con Patrick Perreten, secondo posto per Giovanni Rossi con terzo il francese Rémy Garcin.
Al femminile a segno la russa Ekaterina Osichkina davanti a Samantha Bertolina e la svizzera Emilie Farquet.

Azzurri sempre a segno in Coppa del Mondo
Individuale di Coppa del Mondo sabato a Le Dévoluy. Percorso modificato viste le condizioni meteo in Francia, con un percorso ad anello da 440 metri di dislivello da ripetere quattro volte per i senior. Ed è ancora un successo targato Italia. Nell’ultima frazione stoccata vincente di Matteo Eydallin e Michele Boscacci: insieme sul traguardo anche se il cronometro dice primo Eyda per 21 millesimi su Miky. Terzo, per pochi metri, William Bon Mardion, quarto Robert Antonioli che mette in tasca altri punti pesanti per la generale. Nella top ten Anton Palzer, Werner Marti, Davide Magnini, leader Espoir, Xavier Gachet, Jakob Herrmann e Alexis Sévennec. Tredicesimo Damiano Lenzi.
Nella gara rosa (tre giri) torna al successo Axelle Gachet Mollaret con quasi due secondi di margine su Claudia Galicia Cotrina, con Alba De Silvestro a completare il podio. Sesta assoluta e ancora una volta prima Espoir Giulia Murada, decima e seconda Espoir Mara Martini, dodicesima Ilaria Veronese, terza Espoir.

JUNIOR - Sigillo di Giovanni Rossi che chiude davanti a Sebastien Guichardaz con terzo lo svizzero Patrick Perreten; sesta piazza per Matteo Sostizzo. ottavo Daniele Corazza, al femminile affermazione della russa Ekaterina Osichkina, sulla svizzera Emilie Farquet, con Samantha Bertolina sul terzo gradino del podio, sesta Valeria Pasquazzo.
La Coppa del Mondo fa tappa in Francia
La Coppa del Mondo ISMF non si ferma: nuovo appuntamento in Francia, a Le Dévoluy, sede della Grande Trace. Nevica anche nelle Alpi del Sud della Francia, e anche in questa occasione percorso B per l’individual di sabato, ancora per questioni di sicurezza, con un tracciato di circa 1700 metri di dislivello. Domenica mattina secondo atto con la sprint.

GLI AZZURRI - Non cambia in pratica la squadra rispetto ad Andorra: ci sono ovviamente i primi due della generale, Robert Antonioli (leader con 340 punti) e Michele Boscacci (che insegue a 190), oltre a Matteo Eydallin, Damiano Lenzi, Nadir Maguet, Federico Nicolini e Alex Oberbacher con gli Under 23 Davide Magnini Enrico Loss e il rientrante Nicolò Canclini. Nella squadra rosa Alba De Silvestro, con le Espoir Giulia Murada, Ilaria Veronese e Mara Martini (assente ad Andorra). Sempre sei gli Junior Valeria Pasquazzo e Samantha Bertolina, Daniele Corazza, Sebastien Guichardaz, Giovanni Rossi e Matteo Sostizzo.
Il 1 febbraio al via le pre iscrizioni per il Tor des Géants
Manca poco al via delle pre iscrizioni a due delle quattro gare firmate TOR, organizzate da VDA Trailers. Il 1 febbraio a partire dalle ore 12 si apriranno le pre iscrizioni per il Tor des Géants, alla sua decima edizione, e per il Tor des Glaciers, la nuovissima gara creata esclusivamente per il TOR 2019.
Gli aspiranti concorrenti avranno tempo fino al 14 febbraio alle ore 18 per cercare di far parte del lotto dei partenti di entrambe queste competizioni.
Al Tor des Géants (330 km e 24mila metri di dislivello positivo, partenza l’8 settembre, tempo massimo di 150 ore) saranno ammessi 800 concorrenti, oltre alle wild card e ai pettorali solidali e ambientali. Se il numero dei pre iscritti sarà superiore al numero dei partenti previsti, verrà effettuato, come in passato, un sorteggio che decreterà i nomi di coloro che potranno schierarsi sulla linea di partenza.
Eviteranno il sorteggio, dunque saranno ammessi d’ufficio alla gara, i senatori e gli atleti che nell’edizione 2017 o 2018 abbiano portato a termine il TOR 130 - Tot Dret.
Apriranno sempre il 1° febbraio le pre iscrizioni al Tor des Glaciers, la nuova gara di 450 km e 32mila metri di dislivello positivo lanciata per la prima volta per festeggiare il decennale del Tor des Géants, che partirà da Courmayeur venerdì 6 settembre alle ore 20. Questa gara fonde l’agonismo con l’avventura più pura ed è riservata a solo 100 concorrenti che abbiano completato almeno una edizione del Tor des Géants entro le 130 ore, ad eccezione delle edizioni 2012 e 2015.
I corridori dovranno procedere per buona parte del percorso in autonomia, senza una tracciatura specifica (ci saranno solo le segnaletiche ufficiali regionali), seguendo le mappe e le indicazioni del loro navigatore satellitare e avendo come punti di riferimento i rifugi d’alta quota, dove avranno diritto a pasto, doccia, posto letto e ricariche elettriche.
Completano il calendario della settimana il TOR 130 - Tot Dret, gara di 130 km e 12mila metri di dislivello, con partenza da Gressoney St. Jean la sera del 10 settembre alle ore 21 e il TOR 30 – Passage au Malatrà, l’altra novità del decennale di ‘solo’ 30 km con partenza da Saint-Rhemy-en-Bosses il 14 settembre alle ore 10.
Dopo la prima fase di pre iscrizioni di febbraio, dal 1° di marzo apriranno sul portale www.100x100trail.com le iscrizioni ufficiali a tutte le quattro gare.
NUOVI REGOLAMENTI - La più importante riguarda il materiale che ogni concorrente deve avere al seguito, diviso in ‘materiale obbligatorio’ e in ‘materiale necessario per la propria sicurezza’. Il primo, che comprende, per esempio il telefono cellulare, due coperte termiche, le lampade frontali, la riserva idrica e alimentare, deve essere sempre portato nello zaino. Il ‘materiale necessario’ comprende, sempre per fare un esempio, i ramponcini e l’abbigliamento pesante. Questo materiale può essere lasciato nella sacca TOR, che viene spostata da una base vita all’altra dall’organizzazione, e utilizzato secondo le personali valutazioni, o se reso obbligatorio dalla direzione di gara, in base alle condizioni metereologiche e del tratto da affrontare. Ogni corridore in partenza dalla base vita deve valutare che tipo di attrezzatura gli sarà necessaria per arrivare in sicurezza alla base vita successiva, dove troverà nuovamente la sacca TOR, e preparare il proprio zaino per proseguire. Sarà responsabilità dell’atleta gestire adeguatamente l’abbigliamento e le attrezzature personali da utilizzare.
Robert Antonioli a podio anche nel vertical e sempre più leader in Coppa
Seconda giornata di Coppa del Mondo con il vertical: tracciato ‘classico’ sulle piste di Arinsal, con 740 metri di dislivello; una gara caratterizzata dalle forti raffiche di vento, anche con la neve nel finale, all’arrivo della prova maschile. Una gara serratissima, con un terzetto a menare le danze, e con Robert Antonioli a guidare il gruppetto con Werner Marti e Rémi Bonnet sulle code. Nella rampa finale gli svizzeri trovano un break, se la giocano così loro due. Bonnet davanti, Marti sulle code che poi trova lo spunto vincente negli ultimi metri. Terzo un grande Robert Antonioli, soddisfatto anche per aver consolidato il primato in Coppa del Mondo con un nuovo podio. Quarto lo spagnolo Oriol Cardona Coll che ha provato anche ad agganciare i primi tre, poi ha preferito mantenere la posizione. Quinto l’austriaco Armin Höfl, sesto il tedesco Anton Palzer, settimo il belga Maximilien Drion Du Chapois, primo tra gli Espoir, ottavo il francese Xavier Gachet. Nono Michele Boscacci: una trasferta difficile con i postumi dell’influenza per lui, si è trovato anche quinto incollato a Cardona Coll, la benzina un po’ è mancata, non la testa per rimanere nella top ten.

GARA ROSA - Al femminile vittoria di Victoria Kreuzer che esce per prima dal lungo stradino iniziale e mantiene la posizione sino all’arrivo a Bar Igloo, chiudendo in 34.24. Seconda piazza per Claudia Galicia Cotrina che riesce a trovare qualche metro di vantaggio su Alba De Silvestro. Ancora Spagna ai piedi del podio con Marta Garcia Farres e Nahia Quincoces Altuna, sesta la svedese Fanny Borgström e settima Giulia Murada, anche oggi ancora prima Espoir, alla prima gara ‘lunga’ in Coppa (rerza espoir Ilaria Veronese). Assente Axelle Mollaret, non al meglio, dopo il ritiro nell’individual.

JUNIOR - Nella gara rosa detta legge da pronostico la russa Ekaterina Osichkina che chiude con più di un minuto di margine su Samantha Bertolina con la francese Malaurie Mattana a completare il podio. Quarta la svizzera Emilie Farquet, quinta Valeria Pasquazzo. Tanta Svizzera al maschile con quattro atleti nelle prime cinque posizioni. In mezzo solo Sebastien Guichardaz, secondo alle spalle di Aurélien Gay con un distacco di 18 secondi. Terzo Patrick Perreten, quarto Florian Ulrich, quinto Léo Besson. Sesta piazza per Giovanni Rossi, nei dieci anche Daniele Corazza, ottavo.

Coppa del Mondo, tanta Italia nell'individuale ad Andorra
Doppietta azzurra nell’individuale di Coppa del Mondo ad Andorra. Percorso tecnico, il piano B degli organizzatori, visto il rischio valanghe. Vittoria di Robert Antonioli con un margine di 16 secondi su Matteo Eydallin, con Xavier Gachet a oltre due minuti a completare il podio. Quarto Davide Magnini, primo tra gli Espoir, quinto William Bon Mardion, quindi Anton Palzer, Jakob Herrmann, Nadir Maguet, Michele Boscacci e Rémi Bonnet nella top ten di giornata.

Nella gara rosa sigillo di Alba De Silvestro, con quasi un minuto di margine su Claudia Galicia Cotrina, con terza Lorna Bonnel. Giulia Murada è prima tra le Espoir.

A livello junior a segno lo svizzero Aurélien Gay su Sebastien Guichardaz e l’altro elvetico Patrick Perreten, quarto Giovanni Rossi. Nella prova femminile vittoria della russa Ekaterina Osichkina sulla svizzera Emilie Farquet, con terza Samantha Bertolina e quarta Valeria Pasquazzo.
Presentato l'Adamello Ski Raid
Milano come l'Adamello. Il paragone non è fuori luogo se il patron dell'Adamello Ski Raid Alessandro Mottinelli, presentando la gara al trentanovesimo piano del grattacielo della Regione Lombardia, ha esordito dicendo che «sopra i mille metri ci si dà del tu e oggi siamo quasi a mille metri...». Battute a parte, oggi nel capoluogo lombardo è andata in scena la presentazione ufficiale della settima edizione della gara, in programma il prossimo 7 aprile. Oltre a Mottinelli sono intervenuti l'assessore allo Sport e Giovani Martina Cambiaghi, il sindaco di Ponte di Legno Ivan Faustinelli, il consigliere delegato del Consorzio Pontedilegno - Tonale Michele Bertolini, il direttore di gara Guido Salvetti e il direttore di percorso Mario Sterli. Presenti anche i rappresentanti degli sponsor tecnici Scarpa, Enervit e Montura.
PERCORSO QUASI OK - Il primo sopralluogo, andando in scena pochi giorni fa, ha dato riscontro positivo. «La base è buona grazie alle nevicate di inizio stagione, sul Canalino Ski Raid c'era anche un po' di polvere, ora aspettiamo una nevicata importante per avere le migliori condizioni» ha detto Mottinelli. Percorso confermato, con Canalino e passaggio al Cannone di Cresta Croce e in vetta all'Adamello, condizioni meteo permettendo. Tra le novità della manifestazione, confermata anche la diretta streaming da alcuni passaggi chiave. Le donne partiranno come l'anno scorso da Passo Paradiso, a 2.585 metri e al cambio pelli a quota 3.000 ci sarà la tribuna per il pubblico con le cabinovia aperte e gratuite dalle 5,30 alle 7. Iscrizioni aperte dal 30 gennaio su www.adamelloskiraid.com .
I NUMERI - 43.000 metri di sviluppo, 4.000 di dislivello positivo, partenza da 1,653 metri, punto più alto a 3.539 metri, 700 concorrenti attesi. Difficile ancora sapere chi saranno i big al via anche se è probabile che molti saranno al via e dovrebbe essere confermato Kilian Jornet.
LA GRANDE COURSE - All'appuntamento milanese era presente anche il presidente LGC Adriano Favre che ha confermato le novità del circuito, dall'introduzione del sistema dei punti per gare e atleti, all'assegnazione del titolo di campioni del mondo, assegnato a turno ai vincitori di una gara LGC, quest'anno il Mezzalama.






