Skialper Archive / Ice & Palms
Milleottocento chilometri e 35000 metri di dislivello in bici e sci, dalla Germania meridionale a Nizza, per sciare le montagne più belle e concedersi una vacanza al mare
Testo Federico Ravassard Foto Max Kroneck, Jochen Mesle,Julian Rohn
Baden-Württemberg è uno dei principali land della Germania. La sua capitale è Stoccarda, conosciuta nel resto del mondo come la patria dell’automobile(Mercedes-Benz, Porsche, Bosch hanno sede qui, ad esempio), e l’economia dell’intera regione si basa largamente nell'industria. Confina con la Francia a Este con la Svizzera a Sud, mentre i principali rilievi sono rappresentati dalla Foresta Nera, la catena del Giura E le Prealpi del Lago di Costanza.Il Baden-Württemberg sembra un buon posto dove vivere, se non fosse per un piccolo dettaglio:il mare, specialmente quello caldo, è lontano, parecchio lontano. E di conseguenza, se un paio di amici si dovessero inventare di voler andare al mare in bicicletta, le cose si complicherebbero parecchio, specialmente se lungo l’itinerario ci si volesse portare dietro anche degli sci e decidere di utilizzarli nel miglior modo possibile.I due amici sono Jochen Mesle e Max Kroneck Che, oltre alla passione per lo sci, scoprono di condividere anche quella per le pedalate, specialmente quelle lunghe e faticose, e per la fotografia, in particolar modo quella che ti impone di utilizzare apparecchi pesanti e scomodi. L’idea che partoriscono insieme ha le caratteristiche comuni di ogni sufferfest si rispetti: dev’essere lunga, fisicamente estenuante, particolarmente ricca di incognite e problematiche di varia natura, originare vesciche in vari punti del corpo e apparire insensata agli occhi delle persone normali.Et voilà, ecco il progetto Ice & Palms: Jochen e Max Vogliono partire da casa loro a Dürbheim, nel Baden-Württemberg, raggiungere l'Austria e da lì attraverso i principali valichi alpini arrivare fino al lungomare di Nizza, senza mai utilizzare mezzi a motore e sciando il più possibile, filmando allo stesso tempo la loro avventura.Di tanto in tanto, poi, verranno raggiunti da amici che daranno una mano nella ripresa delle immagini.I loro destrieri saranno due bici gravel, equipaggiate con portapacchi anteriori e posteriori sui quali sistemare l’attrezzatura. Sci e scarponi dietro, insieme a uno zaino con il materiale per la notte. Sacca Anteriore sinistra per il pentolame e macchine foto.Tasca anteriore destra: accessori e abbigliamento da pioggia, pronti per essere tirati fuori in poco tempo.Peso totale, cinquanta chili, grossomodo: vista l’agilità, più che destrieri li si potrebbe definire dei ronzini un po' sovrappeso.


Quello della partenza, nella primavera del 2018, è un momento strano, Jochen e Max sembrano fuori posto: un po’ come quei modelli da catalogo, ritratti in ambiente ma con abbigliamento e attrezzatura perfettamente in ordine e puliti. Ci vorranno un paio di giorni per cominciare a stropicciarsi il giusto e toccare la neve dopo più di 100 chilometri di distanza pedalata. Non è poi così male, tutto sommato, poter alimentarsi in modo soft prima di arrivare sulle montagne vere.Viaggiare con bicicletta e sci al seguito significa perdere continuamente tempo a fare e disfare i bagagli, che richiedono un ordine maniacale, in perfetta antitesi con la natura degli sciatori. Ogni pezzo deve essere nel posto giusto per essere trovato nel momento giusto:Mark Twight diceva che in montagna ci vuole un accendino in ogni tasca, per non impazzire quando si tratta di accendere il fornello in bivacco, e in bike packing non cambia più di tanto.Al quarto giorno sono nell’Arlberg, da lì si dirigono verso la Svizzera. Di neve qui non sembra essercene molta, ma bisognava pur trovare un compromesso per poter beneficiare dell’apertura di quasi (tutti) i valichi. Sono le classiche condizioni in cui, una volta- come dicono i vecchi - cominciava la stagione dello scialpinismo. A St. Anton un avventore in un bar chiede loro cosa faranno quando, una volta arrivati a Nizza, non troveranno più neve da sciare. «Ci Siamo portati dietro anche il costume da bagno» la risposta perentoria.Dopo nove giorni e 500 chilometri si comincia a fare sul serio.La coppia di ciclo-sciatori si avvicina al massiccio del Bernina E dalle sacche sulle ruote spuntano fuori piccozze e corde, ingredienti necessari per il menù dei giorni a seguire: Piz Bernina e Cima di Rosso, itinerari grandiosi che strizzano l’occhiolino alle pendenze sopra i 45°. Si muovono bene, dopo le prime tappe in cui hanno patito entrambi le conseguenze di infortuni occorsi durante la stagione invernale. Strano ma vero, le centinaia di chilometri in bicicletta hanno fatto da terapia e ora si avvicinano alla metà della distanza che separa la Germania dal Mediterraneo.Dopo due settimane di viaggio arrivano al Furkapass, che collega le Alpi Lepontine a quelle Bernesi. Su questi tornanti, negli anni ’60, Sean Connery sfreccia sulla sua Aston Martin durante le riprese Agente 007 - Missione Goldfinger, ma quando Jochen e Max Arrivano alla sbarra del fondovalle capiscono in poco tempo che per loro il valico sarà tutt’altro che velocità e adrenalina: la parte alta non è ancora stata ripulita dalla neve ed è, in poche parole, chiusa al traffico. Non rimane altra scelta che accettare la sfida e caricare le biciclette letteralmente sugli zaini, tirare fuori le pelli e proseguire carichi come sherpa lungo i pendii innevati, sotto una leggera nevicata che non fa altro che rincarare la dose di sofferenza.I due viandanti procedono barcollanti sotto i loro carichi monumentali e, un passo alla volta, cominciano a salire verso i 2.436 metri del passo. La discesa è una scena surreale, fatta di curve molto controllate e allo stesso tempo storte come un quadro cubista, fino a quando, esausti, possono finalmente mettere le ruote sull’asfalto, mentre il nevischio ora tramutato in pioggia fa apprezzare ancora di più la mutevolezza del meteo primaverile.Sono passati ventun giorni dalla partenza e con 960 chilometri nelle gambe il Vallese si apre davanti a loro. Mentre a pochi chilometri i turisti gozzovigliano nei ristoranti di Zermatt, i nostri due eroi puntano gli sci verso mete sicuramente più di nicchia. «È bello ritrovarsi completamente soli in montagna e sapere di avercela fatta con le proprie forze» commentano, salendo verso il rifugio da cui partiranno il giorno successivo. Il Bishorn lo sciano nella nebbia, non senza qualche spavento. Le valanghe si fanno sentire ma non si fanno vedere, mentre a quattromila metri, immersi nel white-out, aspettano una finestra di cielo pulito per scendere il più velocemente possibile.Sul Brunegghorn, due giorni più tardi, vengono premiati dagli dei della montagna con una discesa memorabile, in una di quelle giornate in cui lo scialpinismo primaverile si manifesta in tutta la sua bellezza.Cielo azzurro, polvere fredda e, duemila metri più sotto, il verde dei pascoli a fare da quinta. La parete Nord è una pratica che viene liquidata in una decina di curve che giustificano pienamente lo sforzo supplementare di utilizzare assi da freeride al posto perline scialpinismo light: entrambi, infatti, hanno deciso di portarsi dietro sci oltre i 100 millimetri al centro e scarponi a quattro ganci da free touring. L’attenzione della coppia, ormai innamorata del Vallese, si sposta a questo punto su un altro monumento del ripido, che risponde al nome di Grand Combin de Valsorey. Lo scivolo Nord-Ovest, che culmina a 4.184 metri, viene descritto da Marx come una scala di Giacobbe, facendo riferimento all’affresco di Raffaello In cui il profeta biblico sogna una scalinata da cui gli angeli possano muoversi fra la Terra e il Cielo. Lo stesso scivolo in cui, nel film La Liste, Jérémie Heitz perdeva uno sci, riuscendo incredibilmente a salvarsi la pelle dopo una caduta a 50° di pendenza. Per i due la giornata si rivela fortunatamente meno adrenalinica, anche se la stanchezza inizia a farsi sentire. Proprio quel giorno avrebbero dovuto riposare, ma passare sotto a quella rampa senza scala non sarebbe stata un’azione da fedeli devoti alla causa dello sci.Al trentesimo giorno, nei pressi del Gran San Bernardo, iniziano a manifestarsi i primi indizi che indicano che ormai è solo questione di pochi giorni prima di potersi spaparanzati in spiaggia.Nizza 323 km, recita un cartello nei pressi del tunnel. Pochi chilometri più in là, a Donnas, delle palme appaiono a bordo statale come oasi nel deserto.
Come i barbari alla fine dell’Impero Romano, i due germanici continuano a calare verso Sud a bordo dei loro ronzini meccanici, nutrendosi unicamente di pizza, pasta e carboidrati vari per onorare la cultura del turismo tedesco in Italia. Valle di Susa, poi il Monginevro: il prossimo obiettivo sarà la Barre des Écrins, il quattromila più meridionale dell’arco alpino, e sarà anche l’ultima vetta in programma prima di dirigersi verso il Col du Vars e le spiagge francesi.Quella sulla Barre è un’altra giornata memorabile. Si filmano a vicenda all'alba, mentre si dirigono, sci ai piedi, verso la terminale della parete Nord, che per l’occasione si è presentata con il vestito dei giorni di festa.Solitamente è un muro ghiacciato e non sempre la neve la ricopre in modo sufficiente per poter essere sciata. Solitamente non vuol dire sempre, e per i due l’ultima discesa del loro viaggio può cominciare direttamente dalla croce sommitale, dalla quale si può vedere tanto il Monte Bianco quanto il Golfo di Nizza. Chi ha già sciato nelle Alpi del Sud sa bene l’emozione che si prova a vedere il Mediterraneo scintillare in lontananza, la stessa che provano Jochen e Max mentre gli attacchi fanno clack. Il Col du Vars è una formalità che viene sbrigata in fretta, aspettando l'ultimo ostacolo: il Col de la Bonette, che con i suoi 2.715 metri è, insieme allo Stelvio, all’Iseran e all’Agnello, tra i più alti valichi asfaltati delle Alpi. Nel 2016 il Giro d’Italia era passato di qua in una tappa memorabile, la penultima: in soli 134 chilometri erano stati concentrati 4.100 metri di dislivello, con le salite al Vars, alla Bonette e alla Lombarda per poi terminare sui tornanti che conducono al Santuario Di Sant’Anna di Vinadio. Proprio qui, sul finale, Vincenzo Nibali aveva attaccato sul diretto concorrente Esteban Chaves, che si era visto sfilare la maglia rosa a meno di 24 ore dalla fine del Giro. Quel giorno, all’arrivo, i genitori di Esteban si erano resi protagonisti di una scena di sport indimenticabile, andando ad abbracciare il siciliano sul traguardo e complimentandosi con lui per la vittoria. Uno sgambetto è stato riservato anche a Max, che riesce a forare a meno di 30 chilometri da Nizza, dopo 42 giorni e 1.800 chilometri di strade di montagna.L’arrivo sul lungomare è uno shock: dopo sei settimane in cui le uniche priorità erano state sciare, pedalare e più generalmente sopravvivere, il senso di smarrimento è totale. «Cosa faremo ora?», si chiedono i due, confusi al punto che pure scegliere dove andare a cenare rappresenta una sfida al pari della traversata del Furkapass innevato. Succede così che il capitolo finale del loro viaggio viene scritto in un ristorante messicano nel sud della Francia, un’idea assurda e apparentemente incomprensibile quanto voler partire dalla Germania per arrivare al Mediterraneo sciando pedalando. Cosa ci insegnano Max e Jochen? Beh, di sicuro potrebbero illuminarci sulla loro gestione del tempo libero, ma è limitante dire che per intraprendere un progetto come Ice & Palms sia sufficiente trovare 40 giorni di ferie, anche perché, in un certo senso, loro in quel momento stavano lavorando, in quanto freeskier professionisti. No, Jochen e Max Ci insegnano che le avventure più belle possono essere vissute anche dietro casa, che non è necessario viaggiare dall’altra parte del mondo per ritrovarsi in balia dell’incognito. E che l’incognito - o inesplorato, che fa più figo - può avere moltissime forme diverse: dalle condizioni della neve sul Grand Combin a quelle della strada sul Furkapass, fino a quelle fisiche di Max quando, nel trasferimento dalla Val d’Aosta alla Francia, si ritrova a macinare duemila metri di dislivello con 39 gradi di febbre.E ci insegnano anche in cosa consiste la creatività, ovvero su come prendendo due o più concetti e fondendoli insieme si possano creare infinite nuove idee. Tipo andare in bici e sciare, o sciare e andare al mare.Oppure, andare al mare pedalando e sciando. Insomma, ci siamo capiti.Un’ultima lezione potrebbero darcela sulla gestione della biancheria in sei settimane di ambienti umidi e freddi, ma quella è tutta un’altra storia
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Ice & Palms è un cortometraggio di 32 minuti prodotto da El Flamingo Films e diretto da Jocken Mesle, Max Kroneck, Philipp Becker e Johannes Müller. Premiato in alcuni dei principali festival del film di montagna e avventura è disponibile gratuitamente su Vimeo o sul sito https://eisundpalmen.de/
Step by Step: la traversata della Nordkette di Remco Grass
Black Diamond presenta l'avventura di Remithius Joseph Grass, Remco per gli amici e i colleghi. Una traversata dietro casa, da godersi passo dopo passo immersi nella natura.
Remco Graas è nato e cresciuto nei Paesi Bassi, distante dalle montagne. Durante gli anni della sua infanzia e adolescenza, Remco ha trascorso con la sua famiglia numerose vacanze in montagna, un tipo di svago – quello fatto di escursioni – che non gli è mai davvero piaciuto: camminare su sentieri
polverosi e caldi senza alcun tipo di intrattenimento. La parte più bella delle vacanze rimaneva sempre il momento di tornare a casa per nuotare in piscina o per giocare con il suo Game-Boy.
Tutto è cambiato durante l'ultimo viaggio di Remco con la famiglia, sulle Alpi. Nella sua testa è scattato qualcosa, improvvisamente scopre di amare la montagna. In quegli anni Remco prende parte ai campi estivi sulle Alpi, inizialmente con un approccio classico, zaino grande e scarponi pesanti. Nel corso degli anni, e ispirato da grandi alpinisti come Ueli Steck, Remco cambia approccio: riducendo al minimo l’attrezzatura ha la possibilità di muoversi più facilmente e velocemente, può trascorrere più tempo in montagna e si allena di più.
Passo dopo passo, “Step by step”, la montagna è diventata il pilastro centrale della sua vita, portandolo a definirsi un obiettivo: scalare tutti i 4000 delle Alpi. Ad oggi Remco è a buon punto, ma non ha fretta, vuole godersi appieno ogni cima di quelle che rimangono nella sua lista. Nel 2017 Remco decide di trasferirsi a Innsbruck, per potersi immergere nella sua passione per la montagna e, nello stesso anno, inizia a lavorare per Black Diamond Equipment. Durante le sue corse quotidiane in bicicletta verso l'ufficio di Black Diamond, Remco guarda ammirato la linea di cresta della Nordkette, la catena montuosa situata a nord di Innsbruck, simbolo della città. Attraversare l’intera cresta della Nordkette, una domenica? Sembrerebbe essere un piano divertente, pensa Remco.
Sabato notte, ore 2, Remco esce di casa. La città non dorme mai: i bar sono aperti, la gente fa festa, si sente la musica. La sua festa, però, è programmata con la natura. Remco si dirige verso la foresta, lascia la bicicletta nascosta dietro un albero e inizia la sua ascesa. Sarebbe bello vedere l'alba in cima al Brandjochkreuz, pensa. Mentre sale sempre più in alto, i rumori della città si affievoliscono e il sole inizia a sorgere mentre si avvicina alla prima vetta della giornata. Durante il giorno percorre sentieri panoramici, tratti impervi, vie ferrate, incontra turisti e animali, sempre seguendo la linea di cresta. «Da qui riesco quasi a vedere la mia ragazza che prende un caffè, sul nostro balcone» pensa mentre osserva il panorama. «È così bello avere posti come questo proprio nel giardino di casa».
Dopo 33 chilometri, 19 vette e 3.800 metri di dislivello, Remco raggiunge il fondovalle. Mentre sale sull'autobus, guarda la cresta e sorride. Passo dopo passo Remco ha percorso le sue montagne. Passo dopo passo, come il suo approccio alla vita
https://www.youtube.com/watch?v=NktVxZ-69Vw&t=508s
Val Maira Experience
La Val Maira è un angolo di paradiso nelle valli cuneesi. Un luogo che, dopo decenni di abbandono, è tornato a fiorire grazie ad un modello di turismo lento e sostenibile. In occasione del Press Trip di Sea To Summit e Panorama Diffusion abbiamo avuto l'occasione di scoprire questo gioiello alpino.
Situata nel cuore delle valli occitane, la Val Maira è stata per molto tempo isolata dal resto del cuneese a causa della morfologia del territorio, tanto che fino al '900 le comunicazioni e gli spostamenti avvenivano perlopiù tra i colli che la collegano alla Val Varaita, alla valle Stura e alla Francia anziché lungo gli oltre 40 km necessari a raggiungere la pianura. Addentrandosi sulla strada provinciale che da Dronero risale verso Chiappera, ci si ritrova catapultati in un ambiente di rara bellezza, dove i fitti boschi di querce e castagni lasciano lentamente spazio a panorami aspri e spettacolari. L'orogenesi della zona è particolare, i territori e le cime della valle attraversano infatti un gran numero di differenti formazioni geologiche. Nella parte bassa della valle troviamo un banco composto prevalentemente da rocce metamorfiche e silicee che, proseguendo verso fondovalle, lasciano il posto a formazioni calcaree-dolomitiche Triassiche. La tradizionale atmosfera occitana, unita all'ospitalità di un territorio che ha deciso di aprirsi al turismo sostenibile, rende la Val Maira location perfetta per avventurarsi in qualsiasi sport outdoor in un contesto alpino unico.


Ad attenderci al nostro arrivo a Ponte Maira troviamo Renato, Guida Alpina e gestore della Locanda Mistral, dove trascorreremo la notte. Renato si è trasferito qui dall'Alto Adige qualche anno fa, per prendere in gestione la locanda con Manuela, moglie e compagna di avventure. La volontà della coppia, sin dall'inizio, è stata quella di fornire un servizio di qualità, completo e sostenibile, che permettesse ai turisti di scoprire il territorio e l'ambiente montano della valle a 360°, sia in estate che in inverno. All'interno della locanda (una casa contadina risalente al 1800 ristrutturata a partire dagli anni novanta dai genitori di Manuela) l'ambiente è sereno, familiare, concilia la tradizione con elevati standard di qualità e con una cucina molto creativa.
Le attività offerte dalla Val Maira sono molteplici, abbracciano le quattro stagioni proponendo un'infinità di itinerari escursionistici, scialpinisitici e alpinisitici di tutti i livelli e per tutti i gusti. I Percorsi Occitani sono un concatenamento di sentieri creato nel 1992 che, in 177 km e 14 tappe, collegano tutti i paesi della valle in un tour ad anello, perfetto per scoprire l'anima intrinseca di questo luogo. La Rocca Provenzale e la Rocca Castello sono mete ambite dagli arrampicatori, che possono cimentarsi in salite (sia facili che più impegnative) sulle splendide linee delle strutture, raggiungibili tramite brevi avvicinamenti sulle carrerecce di fondo valle. In inverno, infine, la valle si trasforma in un posto incantato. Le abbontanti nevicate che caratterizzano la zona, influenzate dalle correnti marittime, la rendono un terreno di gioco perfetto per lo scialpinista. Nessun impianto, gite per tutti i livelli e gusti, dalle classiche ai tour di 9 ore, ai canali a 45°. Pensate solo che la guida di scialpinismo conta 280 pagine con ben 135 itinerari differenti.

Il progetto di Renato e Manuela (e la strategia della Val Maira in generale), non è orientato solo al turismo, ma allo sviluppo sostenibile di un circuito che possa ridare vita alle 13 borgate, animando il territorio in maniera costante nell'arco dell'anno ed offrendo tutti i servizi necessari, per far si che questa incredibile località possa ergersi a modello di ripopolazione dei territori alpini.
All'interno della locanda viene offerto anche un servizio di noleggio di materiale e attrezzatura da montagna. In particolare è attiva una collaborazione con Panorama Diffusion per quanto riguarda scarpe da hiking e scarponi da trekking Meindl in estate e sci Kästle in inverno. Un servizio molto utile considerato che, in caso di problemi durante il soggiorno, il negozio di materiale tecnico più vicino dista un'ora e mezza d'auto.


Oltre che per scoprire i prodotti delle collezioni Meindl, Sea to Summit, Thule e Hydro Flask, l'esperienza organizzata dal distrubutor altoatesino è stata l'occasione perfetta per andare alla scoperta delle bellezze della zona. Nei giorni trascorsi a Ponte Maira, sotto la guida di Renato, abbiamo percorso due itinerari classici e accessibili a tutti che permettono di approcciarsi all'ambiente montano occitano.
ITINERARIO 1: DA PONTE MAIRA ALLA SORGENTE E RITORNO
L'itinerario ad anello porta da Ponte Maira direttamente alla sorgente dell'omonimo corso d'acqua, costeggiando il versante destro orografico su un sentiero che si sviluppa tra i boschi ed i prati della valle per poi attraversarla all'altezza di Chiappera. Da qui, un sentiero che rimane sempre a mezza costa sul versante opposto, riconduce dolcemente fin sopra al punto di partenza, per poi perdere dislivello bruscamente per finire nel parcheggio della frazione.
Itinerario Komoot: https://www.komoot.it
ITINERARIO 2: PASSO DELLA GARDETTA
Il percorso si sviluppa nel vallone di Unerzio, in una valle laterale sul versante destro orografico della Val Maira. Da Acceglio si segue la strada che porta a Viviere, superando l'abitato e parcheggiando al secondo tornante. Da qui un'articolato sistema di strade militari si snoda nella valle tra vecchi bunker abbandonati e alpeggi verdi con mucche al pascolo, fino ad arrivare al passo della Gardetta, punto di incontro di Valle Maira, Valle Stura di Demonte e Valle Gesso. In pochi minuti, dal passo, è possibile raggiungere l'omonimo rifugio per rifocillarsi ed ammirare il panorama.
Itinerario Komoot: https://www.komoot.it
La Val Maira è un luogo tutto da scoprire ed ha in serbo un interessante futuro per il turismo. Ed è grazie alla passione di persone come Renato, Manuela, Gunther (Panorama Diffusion) e di tutti coloro che credono in un modello sostenibile a basso impatto ambientale se oggi ci stiamo avvicinando sempre di più a a questo obiettivo.
LINK UTILI
https://www.locandamistral.com/it/
Settimana della Montagna, Val di Sole
Vette da amare, natura da scoprire. A Malè parte la Settimana
della Montagna 2022
Torna l’evento dedicato alla passione per le vette e alla celebrazione del valore del territorio. Tra proiezioni, mostre, incontri e momenti di svago, il programma offre al pubblico 8 giorni ricchi di esperienze e opportunità. Anche per i più piccoli.
Malè (TN) 20 luglio 2022 - Incontri, discussioni e intrattenimento. Ma soprattutto un unico filo conduttore: i monti e i suoi protagonisti. È un programma intenso quello che caratterizza “La Settimana della Montagna” di Malè, organizzata dall’amministrazione comunale e la Pro Loco in collaborazione con l'Azienda per il Turismo della Val di Sole.
L’evento, giunto alla sua seconda edizione, si rivolge ad appassionati e semplici curiosi così come ai bambini e ai ragazzi per i quali sono previste specifiche attività. Per otto giorni – dal 31 luglio al 7 agosto – il calendario propone molteplici appuntamenti per confrontarsi, condividere nuove esperienze, conoscere la cultura e i valori del territorio. Tra incontri tematici, aperitivi, concerti, attività esperienziali, proiezioni e sport.
Si comincia domenica 31 luglio nella giornata dedicata al Soccorso Alpino che celebra i 70 anni di attività. Dalle 16, in Piazza Regina Elena, il pubblico avrà l’opportunità di conoscere meglio il lavoro dei soccorritori con un’ampia proposta di giochi ed esperienze. Dalle ore 20 si apre ufficialmente la mostra commemorativa che, attraverso un percorso di 7 parole chiave, ripercorre la storia dell’organizzazione. L’evento vede la partecipazione di due esponenti illustri del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico - Servizio Provinciale Trentino: il Presidente Walter Cainelli, e il veterano Enzo Taddei, membro dell’istituzione dall’età di 18 anni. Presenta e conduce Fabio Moratti.
Riflessioni, arte e intrattenimento caratterizzano le giornate successive: lunedì 1° agosto alle 21 in Piazza Regina Elena si discute di turismo responsabile e sostenibile in occasione dell’incontro “Senza lasciare traccia - frequentare la montagna nel rispetto della sua natura. Convivenza tra ambiente e attività outdoor” con la Commissione Tutela Ambiente Montano della SAT. Durante la serata si affronterà il tema della convivenza tra attività turistica e ambiente montano in una tavola rotonda che darà vita ad un confronto tra istituzioni, TAM e operatori locali per costruire una posizione condivisa. Parteciperanno alla tavola rotonda il Parco Nazionale dello Stelvio, con Luca Pedrotti e Ivan Callovi, l'APT Val di Sole con il direttore Fabio Sacco, Alessandro Fantelli, imprenditore nel settore adventure outdoor e Simone Pegolotti, direttore di Funivie Pejo. Conduce Fabio Moratti.
Mercoledì 3 agosto è la volta di Alessandro De Bertolini, viaggiatore alla scoperta del Gruppo del Brenta che si racconta al pubblico nel corso dell’evento “Il Brenta con mio figlio”, in programma alle 21 in Piazza Regina Elena. La serata è dedicata alla narrazione di un’esperienza insolita – un viaggio di dieci giorni con un bimbo di un anno e dieci mesi, una bicicletta, una tenda e un sacco a pelo – ma anche a una riflessione condivisa sui valori culturali del Parco naturale e sul significato quasi leggendario delle Dolomiti di Brenta. Un’occasione per ripercorrere le avventure dei primi viaggiatori-alpinisti di epoca vittoriana, con letture dai diari di William Douglas Freshfield e di Francis Fox Tuckett.
Giovani e giovanissimi saranno protagonisti nella giornata di giovedì 4 agostoin Piazza Regina Elena: si parte alle 15 con il Laboratorio organizzato dalla Scuola Montessori di Croviana che offrirà ai più piccoli esperienze con materiali naturali e si prosegue alle 17 con le prove di arrampicata sportiva per bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni con le Guide Alpine della Val di Sole. Il programma della giornata prosegue per i più grandi alle 18:30 in Via Brescia 36 con l’aperitivo-incontro con Alessio Zanella, esperto di volo con parapendio. Alle 21, presso il Cinema Teatro di Malè, secondo appuntamento con il Trento Film Festival con la proiezione del documentario “Fine Lines-Viver in Verticale” di Dina Khreino: le testimonianze di venti dei più grandi alpinisti e scalatori al mondo per la prima volta si intrecciano in un unico racconto che ispira e commuove.
Venerdì 5 agosto alle 20:45, in Piazza Regina Elena, prende il via la serata con Maurizio Giordani, Guida Alpina, esploratore e viaggiatore, che racconterà le sue avventure attraverso filmati e pubblicazioni. L’incontro, presentato da Sandro Rossi, vicepresidente di SAT Malè, è l’occasione per narrare le più difficili arrampicate mai realizzate sulle Alpi e le incredibili esperienze vissute dallo scalatore sulle vette più affascinanti del Pianeta come i massicci della Patagonia e dell’Himalaya oltre all’Elbrus a al Kilimanjaro per citarne solo alcune.
Gran finale con gli eventi del weekend. Sabato 6 agosto alle 8:45 prende il via la gara di trail running organizzata dalla SAT di Malè che assegnerà il 1° Trofeo della Settimana della Montagna di Malè. Domenica 7, alle 19:30 è la volta della camminata collettiva serale con falò al Cimon di Bolentina e musica dal vivo.
Da non perdere, infine, gli appuntamenti con il programma “MuoverSì: passeggiate, natura e libertà” per scoprire al meglio il territorio grazie a un programma di escursioni giornaliere sui sentieri più belli della Val di Sole. Per tutta la durata dell’evento, infine, presso la Sala Mostre del Municipio di Malé si terrà l’esposizione fotografica “Massi incisi in Val Di Sole” a cura dell’Associazione Val di Sole Antica.
Il programma completo della Settimana della Montagna è disponibile qui: https://www.visitvaldisole.it/it/eventi/settimana-della-montagna

Skialper Archive / Millésime 2021
Metti insieme le curve di un'unica, irripetibile stagione e otterrai un sapore diverso. Come quello dello champagne millesimato. Diario di un inverno dolomitico tra impianti chiusi, parcheggi pieni di neve e amici pronti a condividere la gioia di uno sci diverso.
Testo Bruno Compagent Foto Layla Kerley
Non so quanto sia durata la caduta, ma quando il mio corpo ha toccato il suolo, l’impatto è stato così violento che ho aperto gli occhi, l’aria è entrata precipitosamente nei polmoni e ho allargato le braccia. La mano ha toccato qualcosa di caldo e morbido e ho sentito il respiro diventare più regolare. Mici è voluto qualche secondo in più per rendermi conto di dove mi trovavo. Poi, nella mia mente le cose sono tornate al loro posto: la strada, i documenti, i controlli da evitare, la fatica e la tempesta di neve, l‘Italia, fino a questo piccolo Resineux, una specie di incenso naturale di cui amo l’odore e il fumo danzante che emana quando brucia.Subito dopo, il bip dei mezzi spazzaneve ha attirato la mia attenzione. Con una tazza colma di caffè tra le mani ho appiccicato il naso contro il vetro della finestra dell’appartamento che avevamo preso in affitto per una settimana. La neve cadeva dritta, non c’era un soffio di vento, riuscivo a malapena a distinguere la mia auto e i contorni del mondo intorno a noi si facevano morbidi e indefiniti.Non c’era stress, non c’era fretta, non c’erano orari di apertura degli impianti da prendere in considerazione. La tempesta sembrava voler inghiottire il mondo di prima sotto uno spesso sudario bianco.Le strade erano innevate e circolavano solo pochi veicoli. La neve, che cadeva in abbondanza e senza vento, mi faceva salire l’adrenalina e l’entusiasmo, come quando da bambino vagavo per le strade del mio paese durante le nevicate, alla ricerca di dislivelli per tuffarmi nella fredda e inebriante dolcezza dell’inverno


Il parcheggio era deserto e mal ripulito dalla neve, eravamo in mezzo al nulla.La stazione di partenza di una moderna seggiovia, scomparsa sotto la neve, sembrava l’immagine di un altro pianeta.Poche parole, a volte basta solo uno sguardo. Abbiamo seguito una traccia battuta dal gatto delle nevi, che risaliva il pendio di una pista deserta.Avvolti nei cappucci, al ritmo dei respiri, viaggiavamo nei nostri mondi interiori. L’energia necessaria e la lotta logorante con la gravità ci immergevano in una specie di trance morbida e piacevole, dalla quale a volte emergevamo per segnalare all’altro la nostra presenza e per rispondere a una domanda che noi stessi ci stavamo facendo nello stesso momento. La cresta era stracarica e il vento leggero che soffiava aveva accumulato una quantità preoccupante di neve, ma c’era qualcosa di lusinghiero in quelle curve scolpite nel bianco che si snodavano tra i larici e sapevo che, da qualche parte, esisteva un percorso invisibile e sicuro.Lo abbiamo seguito attentamente con tutti i nostri sensi all’erta. Eravamo soli ed era una sensazione che mi calmava e mi riempiva di una gioia profonda.Lontano dalla commedia sociale delle discussioni futili e delle raccomandazioni inutili. Abbiamo continuato a salire insieme, guardandoci le spalle a vicenda. Percepivo la preoccupazione di Layla, che non aveva il coraggio di dire nulla, ma osservava il pendio che stavo tagliando saltellando sugli sci. Eravamo d’accordo sulla linea che avrebbe sciato e il punto dove mi avrebbe aspettato. I rumori della neve sotto gli sci e l’analisi del manto mi facevano pensare che il nostro passaggio avrebbe innescato solo uno strato superficiale di 15 centimetri. Dovevamo saperlo gestire, spostandoci velocemente dopo ogni curva. La neve era estrema-mente leggera e rara per l’Europa, non certo da cento chilogrammi per metro cubo. Ho seguito Layla con gli occhi un po’ preoccupati, ma era abbastanza veloce e ho tirato un sospiro di sollievo quando l’ho vista dare una rapida occhiata dietro le spalle e poi rifugiarsi, come previsto, all’ombra di un grande larice. Nonostante gli attrezzi larghi e la scelta del pendio più ampio, era uno sci diverso, speciale, con la velocità che calava immediatamente alla minima curva. È stato piuttosto un viaggio nel mondo della neve profonda, quasi soffocante. Eravamo soli in quei boschi magici, ovattati dalla grande nevicata. E questo è bastato a renderci felici.Ho ascoltato una canzone che viene dalla notte dei tempi al crepitio del fuoco, mentre finivo una buona bottiglia di Mori Vecio e Layla lavorava al suo computer. La notte è scesa come una coltre di silenzio e di freddo, rafforzandola sensazione di benessere e di isolamento.Non credo che ci fossero più di un centinaio di anime in quella piccola località delle Dolomiti. La cassiera del mini-market ormai ci conosceva e ci salutavamo da lontano quando incontravamo altre persone per strada.Poi ho passato un’altra brutta notte: la neve e le onde hanno questa capacità di portarmi via dal sonno, che diventa leggero a causa dei fiocchi o degli spruzzi, a seconda della stagione e del luogo.Il parcheggio non era stato ripulito da alcuni giorni, ma sono riuscito a parcheggiare l’auto di fronte a un enorme cumulo di neve.
Siamo risaliti seguendo una facile pista da sci e ogni tanto alzavamo la testa per contemplare la roccia e la neve che ci dominavano. Cercavo di ascoltare la montagna, per capire se avesse qualcosa da dirmi: il cielo grigio e l’atmosfera cupa dell’inizio della giornata intaccavano un po’ la mia motivazione. Abbiamo superatola stazione di partenza della funivia, procedendo verso un traverso sotto una parete, dove si era accumulata una grande massa di neve, che suonava cava e aveva una struttura che non mi piaceva. «Sei sicuro?». «Penso che passando più vicino possibile alla parete dovrebbe andare bene, altrimenti chiama Eric o il 112, ok?».Layla ha aspettato che io avessi raggiunto la piccola cresta, dove saremmo stati al sicuro per un po’.Abbiamo tagliato molti pendii di quel tipo, prima di arrivare di nuovo ai piedi di una magnifica falesia di calcare giallo e ocra. La luce stava prendendo il sopravvento, tutto andava bene, ci sentivamo più leggeri sugli ultimi metri appena prima di mettere piede sull’alti-piano, che in estate si trasforma in un deserto di roccia e di vento e ha ispirato a Dino Buzzati Il Deserto dei Tartari.Quel romanzo che parla della condizione umana, delle nostre scelte, delle aspettative e dei miraggi della vita, delle vanità e delle speranze, dovrei proprio rileggerlo.Un uccello bello e fragile mi ha risvegliato da questo stato onirico. La piccola palla di piume si è presentata a chiedere un pezzo di seme, che gli ho lanciato con grande piacere e un po’ di emozione.
il sole risplende di una luce morbida, con i raggi radenti che illuminavano le effimere matasse di fiocchi di neve.Un’atmosfera polare accentuata dalle nuvole di vapore che, in controluce, uscivano dalla bocca di Layla.Siamo Arrivati su una cima immersa in una luce dorata. L’etere era trafitto dalla croce ghiacciata, crivellata di adesivi; non avevamo più niente da calare e per miracolo freddo era rimasto più in basso. Sull’altipiano non c’era un filo d'aria, il panorama era grandioso.Sapevo che quello sarebbe stato un momento indimenticabile del nostro inverno, uno di quelli che ci piace evocare in situazioni che non hanno nulla a che fare con la montagna. Non bisogna essere molto allenati o tecnicamente bravi per arrivare qui:alla portata di tutti, basta semplicemente volerlo. Tutto è purezza e candore, non c’è bisogno di andare alla fine del mondo o di scalare un ottomila per vivere la montagna.Ho preso Layla tra le mie braccia e poi l'ho seguita con gli occhi mentre danzava leggiadra sul tappeto bianco che la montagna aveva steso sotto i suoi sci.Una discesa così rappresenta quanto di più simile alla mia idea di perfezione.L’ho vista pennellare curve, guidata dal suo istinto e dall’abilità di giocare con il pendio e l’ho guardata ancora in una nuvola di cristalli di neve resi furiosi dal passaggio disinvolto e gioioso.
A volte mi manca la vita sociale, quella dei vecchi tempi, quando in inverno ci ritroviamo per parlare, bere e far scorrere l’adrenalina della giornata nelle nostre vene, ore dopo aver riposto gli sci in cantina. I tre bar di fronte alla stazione di Chamonix erano sempre zeppi di persone e spesso ci spostavamo da uno all'altro per ordinare un boccale di birra e guardare gli scandinavi, che si dimena-vano al ritmo di una banda rock che suonava dal vivo in una stanza affollata e surriscaldata. Come potevamo immaginare allora il distanziamento sociale, le mascherine, i tamponi, la perdita di tante libertà e soprattutto del controllo del nostro modo di pensare, che a volte mi fanno sprofondare in un profondo scetticismo sul nostro futuro?
Viviamo felici il presente, domani potrebbe essere troppo tardi...Siamo entrati nell’inverno come fuggitivi che si nascondono nel bosco, lasciandoci alle spalle una buona parte del problema e trasferendoci in un mondo selvaggio e cotonoso, con le sue regole, che abbiamo accettato e rispettato a modo nostro. Sono Ancora stupito di come abbiamo potuto adattarci velocemente di come una situazione eccezionale sia diventata normale. Nella solitudine delle montagne, i segni della presenza umana sono scomparsi sotto la neve. Le infrastrutture e gli edifici sono diventati inutili, abbandonati a se stessi. Questa Sensazione di isolamento ce la siamo goduta, prima timidamente, senza capire che era un’occasione eccezionale. Poi ci siamo buttati giù senza farci più domande, vivendo intensamente ogni discesa e ogni curva. Niente impianti di risalita, ma tanta neve, senza vento. Chi avrebbe potuto immaginare questo scenario solo un anno fa?

CORTINA
Con il passare delle settimane, il clima è diventato più clemente e la neve ha smesso di cadere dal cielo per un po’.Toni e William sono ripartiti e siamo andati in Svizzera per un fine settimana, nel Vallese. Ci siamo incontrati con alcuni amici a Nendaz ed è stato bello sciare nel comprensorio con gente del posto come Romain o Liesbeth, ma non eravamo più abituati alle code, al rumore degli impianti e ai parcheggi pieni di gente, così siamo tornati subito in Italia, a Cortina d'Ampezzo, prima che la regina delle Dolomiti ospita i Mondiali di sci alpino. Non conoscevo Cortina per la semplice ragione che non è il posto per me.Il Lato Chic e mondano mi aveva portato ignorare le montagne che la circondano.In una settimana, grazie all’invito di Massimo di Scarpa, avrei cambiato completamente idea su questo angolo delle Dolomiti.L’ospitalità di Claudio al Dolomiti Lodge, ai piedi delle Tofane, è stata molto calorosa e siamo partiti alla scoperta della zona del Cristallo e di Misurina conTomi Patrick. Abbiamo sciato anche con Aldo, con cui abbiamo condiviso una bella giornata sulle sue discese preferite; ci ha parlato anche di un massiccio isolato e sconosciuto, che visiteremo un’altra volta.Sulla via del ritorno verso le Dolomiti Avevo fatto il pieno di gasolio, ma il carburante non era quello con gli additivi per il freddo intenso e così siamo rimasti bloccati sul ciglio della strada che sale a Misurina. Con la macchina in panne, abbiamo sfruttato l’occasione per andare a sciare insieme a Manuel e Matteo Agreiter, nel loro giardino segreto intorno alla Val Mezdì. Un’altra giornata intensa, iniziata sotto un timido sole e finita nella tempesta e nel vento, tra forcelle e boschi, all’insegna del grande sci, come sempre con Manuel.
PRIMAVERA
Siamo tornati a San Martino per cercare un po’ di pace, ma anche per affrontare alcuni giorni intensi (e stressanti) di riprese con una troupe televisiva francese, che stava realizzando un documentario sulle donne e la montagna; Layla, come fotografa, era una di queste. È stata un'esperienza fisicamente impegnativa, a causa delle condizioni meteo e della neve, ma con l’aiuto di Eric Girardini e Manuel Agreiter siamo riusciti a toglierci un po’ di peso dalle spalle. E poi c’erano i cameraman e i dentisti, con borse che pesavano più di 15 chili. Il Freddo era intenso e i pendii ripidi. In breve, tutto ciò che non si vede quando si guardano le immagini.L'atmosfera Della tempesta è passata in fretta e le temperature si sono alzate di nuovo. Al mattino si sentiva il canto degli uccelli e nel bosco la neve bagnata cadeva dai rami; nel pomeriggio l'acqua scorreva giù dai tetti e le giornate si stavano allungando. Nell’aria c’era il profumo della primavera. È stato allora che Mathieu e Paola, una coppia di amici, sono venuti a trovarci per sciare nella neve fredda e veloce del versanteNord, nel bosco o nei canali all’ombra.Poi le temperature sono di nuovo salite e abbiamo iniziato a cercare la neve primaverile. Per Mathieu è stata l'occasione per fare un po’ di telemark, per medi esibirsi sulla tavola da neve con mia figlia Minna, che ha la fortuna di crescere in questo piccolo paradiso.Poi siamo tornati a Chamonix. L'inverno Non era finito, ma avevamo vissuto quelle ultime settimane tanto intensamente da disegnare una linea netta tra il prima e dopo, quasi la fine di una stagione. Le sciate, gli incontri: tutti momenti che hanno contribuito a tessere una ragnatela, che ci ha imbrigliato e alla quale non ci siamo ancora abituati del tutto. È stata un'esperienza molto forte, fisicamente ed emotivamente. Ci vorrà tempo per realizzare tutto quello che abbiamo vissuto. E, dopo aver fatto la selezione delle foto per questo articolo, è proprio l'aspetto umano dello sci di montagna, prima ancora di quelle tonnellate di neve leggera e polverosa, a rendere speciali i nostri pensieri, come un buon bicchiere di millesimato.
Questo articolo è stato pubblicato su Skialper 140
Dentro la Trans D'Havet
Da undici anni a questa parte, nelle Piccole Dolomiti Vicentine si svolge la Trans d’Havet, gara di trail running che si sviluppa su tre distanze: Ultra 80 km con 5500 d+, Marathon 40 km con 2700 d+ e Half Marathon 24 km con1500 d+.
«Abbiamo superato due stagioni difficili, tra pandemia e problemi di gestione - dichiara Enrico Pollini, organizzatore e mente della manifestazione - ma quest’anno siamo pronti a ripartire, proponendo tutte e tre le gare al completo. Come per tanti altri del settore organizzare un evento del genere è stato una grande scommessa, la risposta dei partecipanti è stata positiva: abbiamo dovuto addirittura chiudere le iscrizioni anticipatamente per esaurimento dei pettorali. Noi siamo carichi, ora non resta che partire».
La reintroduzione della gara Ultra comporta anche il passaggio nei punti più emblematici del luogo: il tracciato delle 52 gallerie del Pasubio, costruite durante la prima guerra mondiale, e il Rifugio Papa che proprio in quel giorno festeggiava il centenario dall’apertura. Per l’occasione è stato riservato alla stampa un trattamento particolare: quello di poter vivere la gara dall’interno, in modo da assaporare appieno tutte le emozioni e gli stati d’animo durante l’evento, conoscere da vicino chi lavora dietro le quinte, in silenzio, ma con un ruolo fondamentale per la riuscita della manifestazione.

Passo la notte precedente alla partenza della prima distanza in compagnia del Soccorso Alpino sezione di Schio al bivacco sopra il rifugio Papa. Luca, Riccardo e Matteo avevano da coprire la postazione alla fine delle gallerie. E’ un compito che spetta loro ogni anno e hanno sempre lo stesso entusiasmo nell’aspettare e incitare ogni singolo concorrente che passa da li, magari ricordando di accendere la frontale anche alle prime luci dell’alba, perché all’interno delle gallerie è sempre buio e c'è rischio di cadere.
Ho condiviso con loro diversi momenti entusiasmanti: una deliziosa cena, offerta da Renato, il gestore del rifugio Papa, tra risate e la programmazione della giornata seguente, la sveglia alle 2.30 del giorno successivo, la preparazione di tutto il necessario per il primo soccorso e la sfacchinata nel portare il materiale al punto stabilito. Ho condiviso con loro la prima tazza di tè - chissá perché lo immaginavo caldo, invece al primo sorso mi si è gelato lo stomaco.. ma non importava, erano cosí gentili che non mi sarei mai osata dire nulla se non grazie. Per alcune ore mi sono sentita parte del loro gruppo, ed è stato emozionante.
Mi sposto al punto in cui devo fare i primi report per la gara. Si attende la testa del gruppo verso le 4.30 e con essa arrivano anche le prime luci dell’alba. Rimango li fino alle 6 circa, poi saluto i miei primi compagni di viaggio per correre a prendere un caffé ed una fetta di torta al rifugio, prima di recarmi al punto d’incontro prestabilito con Denis, il supervisore del tracciato. Arrivo con un ritardo di cinque minuti, ma era impossibile non fermarsi ad ogni curva per fare alcuni scatti e due chiacchiere con i concorrenti.


Mi accoglie con un immenso sorriso e non faccio in tempo a salutarlo che mi offre la colazione. Con un imbarazzante rifiuto - la crostata aveva già fatto il suo lavoro - partiamo alla volta di Pian delle Fugasse, primo ristoro in cui i concorrenti potevano avere un pasto caldo, sedersi e rigenerarsi per alcuni minuti.
La gestione del luogo è affidata agli alpini, che non mancano un’edizione e sono il cuore della manifestazione. Soddisfano le richieste di ogni corridore sempre con il sorriso, a qualunque ora e qualunque sia l’umore del concorrente.
Il tempo di due scatti ed ora di ripartire, direzione Campogrosso, dove la gara da 42 km si interseca con quella da 80 km. Da qui in avanti i tracciati saranno gli stessi e il gruppo sarà ancora piú consistente, perfetto per assaporare ancora più dall’interno le sensazioni dei partecipanti. Aspetto i passaggi dei primi concorrenti della Marathon per poi muovermi, ma stavolta a piedi, assieme a tutti i corridori, per godermi ancora di piú questo evento e i suoi meravigliosi scorci.
La salita dal Rifugio Campogrosso porta verso la cima Carega ed il Rifugio Fraccaroli. La strada si sviluppa nel bosco, per poi inerpicarsi su un ripida pietraia dove si può vedere la serpentina di persone salire con passo lento ma costante. Mi perdo nel fotografare volti stanchi, accaldati ma fieri di ciò che stavano facendo. Mi immergo in chiacchiere con i partecipanti, che non vedono l’ora di scambiare due parole con qualcuno.
Arrivo in cima alla forcella, breve discesa e poi una dolce salita verso il Fraccaroli, rifugio simbolo della manifestazione. Il ristoro è stato creato in memoria di Cristina Castagna, giovanissima alpinista che perse la vita nel 2009 mentre scendeva dal Broad Peak, la dodicesima montagna più alta della terra. E’ stata la più giovane alpinista italiana ad aver scalato un ottomila ed in zona è ricordata come ‘’el grio’’ ossia il grillo, per la sua vivacità estrema.
Un aneddoto raccontato post gara ma strettamente legato ad essa, è il giro della Trans d’Havet al contrario con gli sci d’alpinismo. Nel gruppo erano presenti la giovane alpinista, Paolo Dani - mancato recentemente nella tragedia della Marmolada - Mauro Pretto e Chiara Ambros, amici legati da una passione sfrenata per la montagna. Da Marana a Posina per godere di ogni metro di neve nelle montagne di casa. Oggi viene ricordata con un libro, Acchiappasogni, e il ristoro al Fraccaroli dove si trova la cima del suo cuore, il Carega.

Da qui al mio rendez-vous con il medico della gara sono circa 30 minuti di discesa. Inizio a scendere godendomi ogni passo, con gli occhi ancora lucidi per i racconti. Aspetto qualche concorrente che cerco di incitare al mio meglio per portarlo alla base vita del rifugio Scarolbi.
Arrivo in una conca verde e anche qui, come una costante che caratterizza tutta la manifestazione, i sorrisi non tardano ad arrivare. Conosco Florio e Gigi, i medici. Con loro farò l’ultima ora di cammino e il rientro a Valdagno, paese di arrivo delle gare. Dobbiamo aspettare le scope e gli ultimi concorrenti prima di partire e questo mi da modo di scambiare due parole con gli alpini del posto.
«Non ho piú le forze per fare queste cose - mi racconta Dario, veterano della gara - ma non so come mai ogni anno mi ritrovo alle 5 del mattino ad allestire e preparare nel migliore dei modi l’accoglienza per i circa 400 corridori che passeranno».

Arriva la prima scopa, iniziamo a prepararci. Il sole è caldo, la temperatura si è alzata ma nulla può rovinare quelle ultime ore di luce e bellezza. Nonostante la stanchezza della giornata si ride e ci si racconta, i chilometri passano velocemente e arriviamo alla macchina. Ultimo giro e via all’arrivo di Valdagno. Arrivo trafelata alle premiazioni: foto di rito, saluti e poi, finalmente, riprendo fiato. Vedo Enrico, ideatore di questa giornata incredibile, che voleva vivessi da dentro la manifestazione, per capire cosa fosse davvero la Trans d’Havet.
A due giorni dall’evento, seduta alla mia scrivania in legno, con una leggera brezza che fa sopportare il caldo a stento, ricordo i volti, gli sguardi di ogni singola persona che ho incontrato durante il mio viaggio. Sorrido, perché se ci penso bene, non ho mai visto in nessuna manifestazione un’accoglienza del genere da parte degli organizzatori. E soprattutto nessuno ha mai pensato ad un viaggio ‘’inside the race’’.
Forse si dovrebbe fare piú spesso, forse bisognerebbe pensare oltre ai classici schemi e immaginare qualcosa che vada al di là del classico giornalismo.
Bisogna avere quel pizzico di follia per creare quanto ho vissuto, perché, ad onor della cronaca, se qualcosa fosse andato storto, avrei dovuto scriverlo e raccontarlo. Un bel rischio per gli organizzatori, soprattutto a due anni dalla versione integrale della gara.
«Siamo una macchina ben rodata. - mi racconta Enrico - Ero certo che se ci fossero state emergenze ogni volontario sarebbe stato in grado di gestirle e risolvere. Inserirti all’interno della gara è stato quello stimolo in più per fare ancora meglio, per esprimerci al massimo delle nostre potenzialità. Sono fiero di ogni singola persona e di come, dopo due anni difficili, ne siamo usciti ancora piú forti e caparbie.»
La Trans d’Havet dà appuntamento al prossimo anno chiudendo i sipari su un week end ricco di soddisfazioni e tanto caldo, con la promessa che il prossimo anno sarà in grado stupirci di nuovo.
CLASSIFICA 80 KM
Uomini
Alessio Zambon (Vicenza Marathon-La Sportiva)
Vittorio Marchi (ASD Team Km Sport)
Jimmy Pellegrini (Bergamo Stars Atletica-Skinfit-HokaOneOne)
Donne
Alessandra Olivi (ASD Scarpe Bianche-Scarpa/Mico)
Marialuisa Tagliapietra (United Trail&Running)
Marta Cunico (Ultrabericus Team ASD).
CLASSIFICA 40 KM
Uomini
Diego Angella (Atletica Brescia-Marathon-Scotto-Gialdini)
Christian Modena (Lagarina Crus Team)
Matteo Andriola (Unione Sportiva Aldo Moro).
Donne
Irene Saggin (Ultrabericus Team ASD)
Gaia Signorini (Runners Team Zanè)
Angela Trevisan (GP Turristi Montegrotto)
CLASSIFICA 24 KM
Uomini
Ruggero Pianegonda (Sport Race ASD)
Luca Marchioro (Skyrunners Le Vigne Vicenza)
Michele Meridio (Runners Team Zanè-Brooks Trail Runners)
Donne
Giulia Zaltron (Marunners)
Veronica Maran (Skyrunners Le Vigne Vicenza)
Liliana De Maria (Facerunners ASD).
XTERRA Dolomiti di Brenta Trail
XTERRA Dolomiti di Brenta Trail, 10 settembre 2022, Molveno (TN)
Le montagne più belle del mondo, un percorso che dopo 5 edizioni è già un classico e l’emozione di correre tra vette che hanno fatto la storia dell’alpinismo: è XTERRA Dolomiti di Brenta Trail, che torna il 10 settembre 2022.
Diventata ormai un riferimento del trail running in Europa, XTERRA Dolomiti di Brenta Trail vede la partecipazione, sia in Europa che oltreoceano, di atleti di alto livello provenienti da tutto il mondo, impegnati in due percorsi di gara che sono diventati ormai un grande classico per tutti gli appassionati che vogliono vivere un’emozione che va oltre lo sport. Non è da tutti, infatti, avere la possibilità di fare trail running in luoghi meravigliosi come il Lago di Molveno, il gruppo di Cima S. Maria e Cima di Campa, il Passo del Grosté e tutta la parte centrale del Brenta (ai piedi di cime storiche come Cima Brenta, Crozzon di Brenta, Cima Tosa, Campanile Basso, e mille altre).
Anche per questo 2022 viene confermata la partnership con XTERRA e con la XTERRA Trail Marathon Series, ossia 10 gare nelle località più belle del mondo, dalla Cina a Tahiti, dalla Scozia agli Stati Uniti; impossibile non inserire un luogo unico come le Dolomiti di Brenta, che si confermano essere la sola località italiana nel programma internazionale.
XTERRA Dolomiti di Brenta Trail diventa così anche un appuntamento imperdibile per gli atleti del triathlon off road della community di XTERRA, che trovano tra le Dolomiti la possibilità di scoprire un territorio unico, provando l’esperienza del trail running.
L’anima dell’evento, fatta di passione per le “terre alte” e per la corsa, rimane però la stessa, sin dalla prima edizione: godere del piacere di correre tra le montagne più belle del mondo, “accompagnati” da una organizzazione perfetta.
Le iscrizioni sono aperte e ad oggi si contano iscritti di 16 nazionalità diverse. La gara, come da tradizione, partirà sabato 10 settembre 2022 da Molveno (TN). Come sempre, grande attenzione alla sicurezza e organizzazione impeccabile, anche grazie ai tracker GPS, di cui viene dotato ogni partecipante.
Come lo scorso anno verrà data priorità anche alle normative sanitarie: l’evento sarà organizzato nel dettaglio in base alle disposizioni vigenti e in stretta collaborazione con le forze dell’ordine e le autorità sanitarie.
I percorsi di gara sono due: il corto di 45km (valido per la classifica XTERRA), con 2850m D+, e il lungo di 64km, con 4200m D+. Due distanze non estreme, ma che mettono alla prova anche i runner più preparati per le caratteristiche tecniche dei percorsi.
Il percorso collega rifugi come il Croz dell’Altissimo, il Pedrotti, il Brentei, il Tuckett e il Graffer, luoghi simbolo delle Alpi, dove arrivare correndo regala sempre un’emozione indimenticabile, un’esperienza che ogni trail runner dovrebbe provare.
Per chi si sta allenando per andare forte, i record da battere, che ormai durano da 4 anni, rimangono quello di Enzo Romieri, di 7h 04’ 23’’, e Laura Besseghini, di 9:10:37. Per la 45 km i tempi di riferimento sono quelli di Federico Nicolini (4:40:09) e di Martina Valmassoi (5:53:37). Le gare consentono di accumulare punti ITRA: 2 per la corta e 3 per la lunga.
Per informazioni:
https://www.dolomitidibrentatrail.it
SCARPA Quantix SF
Scarpa lancia Quantix SF, la nuova scarpetta per l'arrampicata del brand Trevigiano orientata alla performance, al comfort e alla precisione. È versatile, potente, precisa poiché studiata nel dettaglio: Quantix SF è il modello all round perfetto da portare in falesia e su vie lunghe, adatto su tutti i tipi di roccia.
La tecnologia Single Frame sostiene il piede dal basso come una mano, consentendo un'eccellente precisione mantenendo una flessibilità dinamica. Ha una forma neutra con una leggera inclinazione della zona delle dita verso il basso ed una posizione arcuata dell’alluce medio/alta, con un'intersuola dinamica Flexan su 3⁄4 della lunghezza per un'eccellente tenuta su tutti gli stili di arrampicata. La tomaia multi pannello è realizzata in microfibra Lorenzi a doppio strato e il pannello della zona dell’alluce in alcantara. Il vantaggio della scarpa si rintraccia soprattutto nel fatto che non ci sono interruzioni di costruzione e dunque si adatta perfettamente alla dinamica dei movimenti del piede. Il sistema PAF distribuisce poi la pressione in modo uniforme sulla zona del tallone evitando la pressione sul tendine di Achille. Inoltre, la suola Vibram su tutta la lunghezza 3,5 mm XS Grip 2 con supporto per l’arco, offre la massima aderenza e stabilità. Il prezzo consigliato al pubblico è di 149,00€.

HIGHLIGHTS
- Potente, versatile e precisa.
- Una scarpa eccellente per tutte le discipline di
arrampicata su roccia o plastica.
- Consigliato per l'arrampicata tecnica su una ampia
tipologia di appigli.
STYLE APPLICATION
- Sport Climbing ★★★★★
- Bouldering ★★★★
- Multi-Pitch ★★
- Indoor ★★★














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Monterosa Est Himalayan Trail 2022
Un’avventura fatta di cinque distanze, totale 237 km e 18.150 m di dislivello per 1500 atleti . Si corre sabato 30 e domenica 31 luglio nella splendida cornice della parete est del Monterosa.
MACUGNAGA (VB) – Mancano pochi giorni al IV HOKA Monte Rosa EST Himalayan Trail, evento organizzato da Sport PRO-MOTION A.S.D., in programma sabato 30 e domenica 31 luglio. Un evento che è già un grande classico anche se compie i 4 anni di vita e che precede, stessa società organizzatrice, l’Ultra Trail Lago Maggiore che si correrà l’1 e 2 ottobre.

La manifestazione prende il nome dalla parete EST del Monte Rosa, la più alta delle Alpi e per geomorfologia l'unica di tipo himalayano presente in Europa. La parete ha un dislivello di 2.600 metri per una larghezza complessiva di quasi 4 km e si trova nel territorio del comune di Macugnaga, alla fine della Valle Anzasca, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte). Dal paese se ne può scorgere un'ampia sezione, particolarmente impressionante per la vastità delle dimensioni e la distanza ravvicinata. Assieme alla parete valsesiana del MonteRosa costituisce il versante piemontese del gruppo, contrapposto a quello valdostano e a quello svizzero.
LE GARE – Cinque le distanze a cui ci si può iscrivere, tutte con partenza e arrivo al Centro Sportivo di frazione Pecetto di Macugnaga.
Dedicata agli atleti più esperti e amanti delle lunghe distanze è la BRUTAL 103K/7.800 D+, ultra-distanza che prenderà il via alle 5:00 del mattino di sabato 30 luglio e che gli atleti dovranno portare a termine in massimo 34 ore. Il punto più alto è il Passo del Monte Moro (2.868m) mentre quello più basso è a 669 m s.l.m. a Bannio Anzino.
Torna senza variazioni la EPIC 60K/4.700 D+, partenza prevista alle 5:30 del mattino di sabato 30 luglio e 18h di tempo massimo per completare la prova. Il punto più alto coincide con quello del percorso BRUTAL al Passo Monte Moro (2.868m) mentre quello più basso è a 985 m.s.l.m. in frazione Pestarena.
Più breve e molto impegnativa sul piano del dislivello è la SKY 38K/3.100 D+ che partirà alle 8:00 del mattino e dovrà essere completata in 12,5 ore. Come per le altre due distanze, la SKY 38K porterà gli atleti a raggiungere il punto più alto a Passo Monte Moro (2.868 m) mentre il punto più basso 985 m.s.l.m. in frazione Pestarena. Il percorso è molto tecnico e consente di godere dell''imponenza dei “4.000 svizzeri”.
Adatta ad una platea più ampia la CHALLENGE 22K/1.700 D+ che partirà alle 8:30 di sabato 31 luglio con 7,5 ore di tempo massimo per completare il percorso. Gli atleti raggiungeranno il punto più alto a 2151 m.s.l.m. alla Funivia Rosareccio e transiteranno ai piedi della parete Est del Monte Rosa, una vista emozionante su veri sentieri di montagna, mentre il punto più basso sarà a 1187 m.s.l.m. in Frazione Fornarelli.
L’ultima partenza è per gli atleti iscritti alla ZMAKANA’ 14K/850 D+ che partiranno alle 9:00 di sabato 31 e avranno a disposizione 5h per completare il percorso raggiungendo il punto più alto a 1714 m.s.l.m. all’Alpe Bletz (1.714m) e quello più basso a 1187 m.s.l.m. in Frazione Fornarelli. Il percorso è adatto anche a chi ha poca esperienza e consente di godere della storia e della bellezza del paese Walser Macugnaga da tutte le angolazioni.
Tutte le informazioni sulla competizione su www.meth.it
https://www.youtube.com/watch?v=06iGtRsFbdg
ZACUP 2022
Si è tenuta il 18 luglio 2022 la conferenza stampa per la prossima edizione della ZacUp, a due mesi esatti dal giorno in cui si correrà la gara, proprio il 18 di settembre. E soprattutto si è tenuta nel punto più iconico della gara: il rifugio Brioschi, a 2.410 metri, posto sulla vetta del Grignone. “Senza l’ospitalità dei rifugi questo evento non si potebbe nemmeno creare”, ci tiene a sottolineare il suo ideatore e presidente del comitato d’organizzazione, Alberto Zaccagni.
Questa skyrace, arrivata ormai alla sua ottava edizione, partirà come sempre dal cuore di Pasturo per arrivare in cima al Grignone e fare ritorno sempre a Pasturo per l’arrivo. Il tracciato si snoda in un ambiente selvaggio e dall’aspetto lunare ed è caratterizzato da tratti molto verticali e tecnici: 27 km e 2.650 metri di dislivello che sono stati occasione per ripristinare alcuni sentieri delle Grigne, come il passaggio allo Zapel de l’Asen, una sezione di ferrata che diversamente sarebbe andata persa.

La ZacUp, ideata e pensata da Alberto Zaccagni in memoria al fratello Andrea scomparso sul Cervino, è una gara in cui Alberto ci ha infatti messo il cuore creando una nuova società, il Team Pasturo ASD, che ha avvicinato al mondo della corsa in montagna numerosi ragazzi giovani. Il Team Pasturo ASD compirà, nel 2024, 10 anni.
Si tratta di una gara che in poco tempo è diventata una classica di fine stagione ed ha portato a correre sulle Grigne campioni di caratura mondiale. Alberto ha ringraziato la Regione Lombardia per l’organizzazione e per il supporto nel ripristinare e migliorare i sentieri. Ha infatti preso parte alla giornata anche Antonio Rossi, sottosegretario ai Grandi Eventi, sottolineando quanto questo genere di gare siano un motore per il turismo e per salvaguardare la montagna. Antonio ha infatti ricordato che il 40% del territorio lombardo è montano e che il turismo legato allo sport è sempre più sviluppato. Una collaborazione tra gli organizzatori della gara, i volontari e gli enti che partecipano sta permettendo la manutenzione e la cura di questi luoghi ed è una fondamentale risorsa per tutti.
La cura verso questi luoghi è chiara anche nella scelta di non utilizzare bicchieri e bottigliette di plastica nella gara e di squalificare gli atleti che gettano rifiuti lungo il percorso: Alberto, insieme al team organizzatore ha sicuramente dato vita ad un evento che mette insieme cura del luogo e spettacolarità del tracciato. Il main sponsor, Scott, rappresentato da Nicola Gavardi, sottolinea la volontà di supportare l’evento proprio per l’importanza di collaborare con partner che vivano questo sport a 360 gradi, tenendo insieme sia il territorio sia l’esperienza della gara.
La ZacUp è ormai una gara riconosciuta a livello internazionale, nella sua ultima edizione ha fatto correre insieme partecipanti da oltre 20 nazioni anche extra europee dando ad un territorio, quello lecchese e delle Grigne, un’occasione molto preziosa. Il montepremi totale è di € 6.000. Verranno premiati i primi 15 uomini e le prime 15 donne. È previsto un riconoscimento di € 150 in ricordo di Gabriele Orlandi Arrigoni per il primo uomo e la prima donna in vetta al Grignone e un premio di € 500 per chi stabilirà il nuovo record della gara maschile e femminile. I tempi da battere sono quelli del forte runner ruandese Jean Baptiste Simukeka (2h49’21”) e della campionessa rumena Denisa Dragomir (3h12’50”).
Ormai è quasi tutto pronto: non resta altro che correre!


Scarpa presenta Ribelle Run Kalibra
Ribelle Run Kalibra, una delle novità più attese della prossima stagione, è stata presentata da Scarpa in occasione degli Outdoor & Running Business Days di Riva del Garda, dove abbiamo avuto la possibilità di testare il prodotto in anteprima.
«È una scarpa che viene dalla montagna, altamente specifica - ha detto Marco De Gasperi, category manager per il trail running -. È un prodotto di nicchia per quando le condizioni climatiche sono molto difficili con la stessa protezione e sicurezza di quando si va a correre durante i periodi estivi».
All’interno il piede deve trovare una situazione di agio e comfort, la trazione e stabilità sono punti cardini di questo prodotto alquanto innovativo: la tomaia è idrorepellente e protegge dal freddo mentre la chiusura con il BOA Li2 garantisce un’ottima calzata e stabilità durante la corsa. Una scarpa leggera (circa 350 gr al paio) nonostante l’utilizzo sia specifico per condizioni estreme. Tra le novità più significative troviamo l’inserimento del Polartec WindBloc nella tomaia, presentato per la prima volta in una calzatura. Internamente si nota un pile in microgrid che consente un’ottima termoregolazione veicolando l'umidità verso l’esterno per avere il piede sempre asciutto. Alto livello di protezione all’acqua, 10.000 colonne, e lo strato più esterno protegge dal vento, così da avere la stessa temperatura per tutta l’uscita. Interiormente la scarpetta risulta morbida e confortevole: il piede viene stretto in modo omogeneo grazie al wrap 360, una fascetta che, mediante il sistema Boa, stringe sia l'avampiede che il tallone contemporaneamente. L’intersuola High Compression Foam in Eva a media densità dà massima stabilità e una risposta veloce agli stimoli del terreno. La gomma della suola è Super Gum Winter con tassellatura da 6 mm e un disegno particolare che si adatta perfettamente ai ramponcini.
Un primo test è stato fatto sui ripidi sentieri sopra la cittadina trentina. Non di certo il terreno ideale per la Ribelle Kalibra G, ma l’estremo comfort di calzata e corsa si è subito fatto notare. Per quanto risulti davvero morbida, è precisa all'appoggio, sicura e con un ottimo grip anche su fondo scivoloso.
Ora non ci resta che attendere la stagione piú fredda per poterla collaudare nell’ambiente per il quale è nata.


Adamello Ultra Trail 2022
La scorsa edizione è andata sold-out. Forse è stata la voglia di gareggiare dopo la tempesta del Covid, ma forse, visto che per l’ottava edizione gli organizzatori dell’Adamello Ultra Trail hanno giustamente aumentato il numero di pettorali disponibili, è perché questa manifestazione non fa altro che crescere e accogliere consensi di anno in anno.

Il 30 giugno, alle cantine Berlucchi in Franciacorta, è stata presentata l’ottava edizione dell’AUT, tra le importanti novità c’è proprio l’aumento dei pettorali disponibili: 800 complessivi, di cui 250 per la 35 km, altrettanti per la 170 km e 300 per la 90 km. Si parte e si arriva a Vezza d’Oglio, come lo scorso anno e lo si fa nello stesso ordine: il 23 settembre 2022 alle 7.00 aprirà le danze la 90 km, seguita alle 9.00 dalla distanza regina, la 170 km mentre il giorno seguente alle 14.00 da Monno partirà la 35 km, introdotta proprio lo scorso anno e confermata anche per il 2022.
Paolo Gregorini, guida del gruppo organizzatore, sottolinea il legame tra la manifestazione e il territorio dove si svolge: l’Adamello Ultra Trail ripercorre sentieri, mulattiere e strade militari utilizzate durante i combattimenti della prima Guerra Mondiale. È confermato, per i due percorsi più lunghi, il suggestivo passaggio dai tunnel sotterranei in zona Cima Rovaia. Un itinerario che unisce due parchi, l’Adamello e lo Stelvio, otto comuni tra la provincia di Brescia e Trento, arriva al Passo del Tonale e ci ricorda però che nonostante questa gara sia così fortemente legata al territorio allo stesso tempo è, ed è stata in grado nelle scorse edizioni, di accogliere partecipanti di ben 15 nazionalità differenti.
Di fatto l’Adamello Ultra Trail oltre ad una gara è un modo per valorizzare il territorio e come tale viene vissuta non solo dagli atleti, ma anche da chi la sostiene, come Mico, azienda bresciana di abbigliamento tecnico sportivo, main sponsor dell’evento, ma anche Edison e Scarpa. Pia Donata Berlucchi, presidente dell’azienda agricola Fratelli Berlucchi che ha ospitato la presentazione della gara, dice «amo la montagna e ammiro la capacità di chi la vive di trasformare le avversità in opportunità. In questo evento vedo amore per il territorio, per la montagna e per la sfida: vogliamo unire il cuore, la passione e l’anima del Franciacorta con quella dell’Adamello Ultra Trail».
Gli ingredienti ci sono tutti: ci sono tre percorsi unici, ricchi di storia e di territorio, ci sono i volontari e gli sponsor che accoglieranno gli atleti, ci sono 800 atleti e la loro voglia di sfidarsi, di stancarsi e di godersi questo viaggio e sì, per i primi classificati, ci sono anche le bottiglie di Berlucchi all’arrivo perché in fondo si sa che chi beve solo acqua seppur con i sali minerali, ha qualcosa da nascondere.
Maggiori informazioni si trovano sul sito ufficiale adamelloultratrail.it.












