In Val Seriana l’italiano di VK

Domenica 30 settembre in alta Val Seriana, a Valgoglio, con partenza dalla Centrale di Aviasco, si terrà lo spettacolare ‘This Is Vertical Race’, valevole per il campionato italiano FISKY. Si tratta di una manifestazione particolarmente attesa su un percorso che è di certo uno dei più verticali del mondo, con i suoi 1000 metri di dislivello per uno sviluppo di 1,8 km. Gli atleti, partiti a 30 secondi l’uno dall’altro, - il primo alle 9 - supereranno dapprima ripide scalinate naturali nel bosco per poi affrontare vertiginosi prati sino a raggiungere località Cazzat. Un vertical così ripido che i partecipanti potranno essere ammessi alla partenza solo se dotati di casco da alpinismo, skialp o bicicletta. Si segnala che per i non iscritti Fisky vi è la possibilità di un tesseramento giornaliero. Seguirà un simpatico appuntamento gastronomico. E’ prevista la possibilità di affidare gli indumenti da elitrasportare all’arrivo. Info su www.sciclubgromo.it.


Due spedizioni in Himalaya per sciare Lhotse e Annapurna

Dopo i successi di Bargiel al K2 e del trio francese Carole Chambert, Tiphaine Duperier e Boris Langenstein al Laila Peak, le vette più alte della terra sono al centro di altri progetti di discese. La prima spedizione prevede di scendere in autunno il Lhotse (8.516 m). A farne parte Hilaree Nelson e Jim Morrison, con loro anche Dutch Simpson, Michael e Nicholas Kalisz. La Nelson nel 2012 ha scalato in 24 ore Everest e Lhotse e insieme a Morrison, che quest’anno ha sciato in parte l’Everest, ha disceso Denali e Cho Oyu. I russi Anton Pugovkin e Vitaly Lazo si trovano già all’Annapurna (8.091 m) che tenteranno di sciare dopo avere sciato l’anno scorso il Manaslu (8,156 m). Nei loro progetti anche Nanga Parbat (2019), Everest (2020) e K2 (2020).


La francese Liv Sansoz scala tutti i 4.000 delle Alpi

She did it. La francese Liv Sansoz ha portato a termine a metà settembre il suo progetto di scalare tutte le 82 vette di 4.000 metri delle Alpi. Un progetto che si è chiuso con la salita dell’Aiguille Blanche de Peuterey (4.112 m) e del Grand Pilier d’Angle (4.243 m), nel gruppo del Monte Bianco, in compagnia dello svizzero Roger Schaeli, e con un volo in parapendio dalla vetta. L’idea di salire tutti i 4.000 era venuta a Liv dopo che nel 2015 Ueli Steck aveva portato a termine l’impresa in 62 giorni. Liv si era data 12 mesi e a marzo 2017 era partita forte: 21 cime in tre settimane in compagnia di Colin Haley. Poi alla numero 38, Aletschorn, un infortunio con relativo congelamento e uno stop che l’aveva portata a -6 vette nei 12 mesi. Per le salite e discese non è stato utilizzato alcun mezzo meccanico: solo alpinismo, sci e parapendio.


Federico Nicolini e Giuliana Gionghi a segno alla SkyGhez

C’è la firma di Federico Nicolini e dell’atleta di casa Giuliana Gionghi sulla seconda edizione della SkyGhez, la skyrace che ha chiuso il trittico del Comano Mountain Circuit.
Il forcing decisivo nel tratto più duro della salita che conduce ai 2714 metri di cima Ghez, poi Nicolini si è presentato sul traguardo di San Lorenzo in Banale in solitaria, vittorioso con tanto di nuovo record della gara. Il forte skialper del Team Scarpa, che correva a due passi da casa e conosceva dunque le insidie del percorso, ha fermato il cronometro sul tempo di 2h28’31”, di 7 minuti più basso rispetto a quello fatto segnare lo scorso anno dall’allora vincitore Gil Pintarelli (2h35’32”), impossibilitato a difendere il titolo in quanto vittima di un incidente in bici in settimana.
Anche il secondo e il terzo classificato, Andrea Debiasi (Team Crazy Idea) e Christian Modena (Mud and Snow) sono riusciti a chiudere sotto il precedente primato della gara, secondo e terzo all’arrivo dopo un bel testa a testa con un distacco rispettivamente di 2’57” e 4’01” dal vincitore.
Nella gara femminile, invece, Giuliana Gionghi è stata profeta in patria, impostando una gara regolare. La Gionghi, che è proprio di San Lorenzo in Banale, si è regalata la gioia di alzare le braccia al cielo nella gara di casa, lei che in stagione era già riuscita a centrare il bersaglio grosso alla Comano Ursus Extreme Trail, la seconda delle tre prove del Comano Mountain Circuit, senza dimenticare l’argento (alle spalle di Corinna Ghirardi) conquistato alla Valandro Vertical Race, la manifestazione che ha aperto il circuito nel giugno scorso.
La vincitrice ha chiuso in 3h17’56” e ha preceduto all’arrivo la grande favorita della vigilia, la portacolori del Team La Sportiva Paola Gelpi, tradita da un errore di percorso in discesa mentre era lanciata verso la vittoria. Per lei è arrivato un comunque positivo secondo posto (3h25’40”), con la lombarda Flora Morandi (Trail Running Brescia) a completare il podio in rosa (3h44’09” il suo tempo).


Davide Magnini domina con record la Rosetta Verticale, nella gara rosa a segno Corinna Ghirardi

La Rosetta Verticale Trail Run e il Trentino Vertical Circuit cambiano padroni. A trionfare nell’ultima tappa della challenge di corsa in quota con sola ascesa lungo il tecnico percorso di gara che da San Martino di Castrozza ha portato i 230 concorrenti a Cima Rosetta, sono stati Davide Magnini e Corinna Ghirardi. Grazie a questa affermazione entrambi si sono aggiudicati la leadership nella classifica generale del Trentino Vertical Circuit.
Al termine dei 6,9 km del percorso, con un dislivello positivo di 1279 metri, che si è sviluppato sul versante ovest delle pendici del Cimon della Pala, transitando per il Rifugio Colverde, per imboccare poi il sentiero 701 verso il Dente del Cimon, passando sotto Cima Corona e nei pressi della Funivia Rosetta, per cimentarsi poi nell’ultimo tratto su ghiaione fino all’arrivo a Cima Rosetta, Davide Magnini ha fermato il cronometro sul tempo di soli 52’22”, migliore di 1’13” rispetto al precedente. In campo femminile invece Corinna Ghirardi ha vinto con autorità, ma non è riuscita a migliorare la prestazione che ottenne Cecilia De Filippo.
Davide Magnini e Corinna Ghirardi re e regina, dunque, della seconda edizione della Rosetta Verticale Trail Run, entrambi controllando gli avversari dall’inizio alla fine. Davide sulle prime inversioni sotto la cabinovia Colverde era tallonato dal leader del circuito Patrick Facchini, conTiziano Moia poco distante. Già al passaggio nei pressi del Rifugio Colverde il vermigliano del Centro Sportivo Esercito era riuscito a staccare l’alfiere del team La Sportiva, iniziando una cavalcata solitaria nel tratto più impegnativo, in un paesaggio lunare, fino all’arrivo di Cima Rosetta. La lotta per i rimanenti gradini del podio si è decisa sulle prime inversioni del sentiero 701, quando Tiziano Moia è riuscito a superare e a staccare un Facchini non proprio in forma smagliante in questa giornata. Da quel momento in poi le prime tre posizioni non hanno cambiato l’ordine. E così Magnini ha tagliato il traguardo con il tempo di 52’22”, quindi a 1’31” Tiziano Moia, a 4’01” Patrick Facchini, a 4’53” Tarcisio Linardi, a 5’02” Elia Costa e a 6’07” Francesco Lorenzi. Poi ecco Simone Costa e l’atleta di casa Daniele Meneghel, quindi Pietro Festini Purlan e Nicola Giovanelli.
Gara in solitaria anche per Corinna Ghirardi, capace di concludere la sua prova con il tempo di 1h09’48”. Prova tutta in rimonta poi per Veronica Bello, che è riuscita a superare Susanna Neri nei pressi dell’arrivo della Funivia e a chiudere con un distacco di 4’31” dalla vincitrice, mentre il ritardo della terza classificata dalla leader è risultato di 5’05”. Quarta poi l’atleta di casa Deborah Pomarè, seguita da Daniela Miatello e dalla giovane Valentina Loss.

Corinna Ghirardi ©Pegasomedia

Luca Manfredi Negri si aggiudica l’Adamello Ultra Trail

Già terzo qui due anni fa, Luca Manfredi Negri vince l’AUT 2018, confermandosi trailer da tracciati duri. A luglio sul gradino più alto del podio della Monterosa Walser Trail, questo fine settimana ha ingaggiato un serrato testa a testa con Jimmy Pellegrini, prima di innestare il turbo e involarsi in solitaria verso il traguardo di Vezza d’Oglio. Per lui una finish time di 28h33’51” che gli ha permesso di tenere dietro Andrea Mattiato (31h08’17”) e Nicola Manessi (31h54’54”).
Davvero combattuta la quinta edizione della long distance disegnata sui camminamenti della Grande Guerra. Sui 165 km con 11.500 metri di dislivello il due volte vincitore Jimmy Pellegrini ha provato a centrare una storica tripletta, ma a complicare i suoi piani ci ha pensato il forte atleta lariano che è riuscito a tallonarlo per tutta la prima giornata. Nella discesa che vede la competizione sconfinare in territorio trentino, Pellegrini ha tentato l’affondo acquisendo un vantaggio massimo di 7’. La sua fuga è però sfumata quando Manfredi Negri e Mattiato sono riusciti a rientrare.
Alle prime luci dell’alba, la svolta. Pellegrini ha alzato bandiera bianca, mentre Manfredi Negri ha progressivamente allungato sino ad ottenere un importante margine nell’ultimo tratto.


Suunto 9, per chi non ha fretta di tornare a casa

È la nuova macchina da polso per chi si avventura in prestazioni XXXL della durata di più giorni e in effetti con Suunto 9 gli amanti delle ultra di qualsiasi tipo, dal Tor alla RAAM, saranno felici di non dover più preoccuparsi di ricaricare la batteria ogni giorno. Questa è la principale caratteristica del nuovo cardio-GPS finlandese, per il resto i miglioramenti e le differenze rispetto ai modelli della serie Spartan di cui avevamo già testato su Skialper il Trainer Wrist hr e Sport Wrist hr baro sono poco visibili ma solide e niente affatto modaiole: nessun controllo della musica o app varie. In continuità con la linea Spartan sono le dimensioni della cassa ed i materiali, identico il design e il display, sempre tre i pulsanti per accedere alle varie funzioni, che sono ora leggermente più grandi, e in più c’è il touch screen che può facilitare le operazioni in alcune situazioni.

SUPER DURATA - In concreto, il focus di Suunto è stato di estendere la durata della batteria con ricezione del segnale GPS fino a 120 ore e le prove che abbiamo fatto, settando opportunamente la frequenza di acquisizione del segnale, sembrano confermare questa straordinaria riserva di carica. Il progetto è partito da un cambio radicale dell’hardwear con l’adozione di una nuova batteria proprietaria e si è esteso al software con funzioni che permettono di selezionare veri e propri piani di gestione della riserva. Il truccoè quello di utilizzare nella modalità Endurance ed Ultra la tecnologia Fused-GPS che consente di diluirel’acquisizione dei segnali dai satelliti ogni 60 o 120” e di mantenere una buona accuratezza della traccia utilizzando gli altri segnali provenienti dal giroscopio, dalla bussola e dall’accelerometro. Questa funzione è disponile solo per le attività di Corsa e Hiking in quanto nella bici mancano le accelerazioni di cui il software ha bisogno per stimare velocità e, di conseguenza, la distanza.

TRACKING E NAVIGAZIONE - Disegnare e caricare itinerari dal sito Movescount è semplice ed intuitivo. Compiuta l’operazione, iniziando una qualsiasi attività si può selezionare la modalità di navigazione itinerari e si visualizzerà la traccia da seguire assieme alle pagine dati relative all’attività prescelta. La visualizzazione della traccia ha uno zoom dinamico che permette, se ci si allontana dall’itinerario, di continuare a visualizzare la propria posizione in riferimento al percorso. In mancanza di percorsi precaricati si potrà utilizzare la visualizzazione breadcrumleper avere sotto controllo la traccia e per un eventuale ritorno (trackback). Attenzione, se si intende usare le funzioni di navigazione è obbligatorio selezionarle all’inizio perché una volta partiti con la registrazione di un’attività non è più possibile inserire questa funzione. Peccato che Suunto 9 non offra una versione cartografica che sarebbe graditissima con un display così grande.

LE PAGINE DATI - Le pagine dati per le oltre 80 attività sono già precaricate, tuttavia è facile modificarle collegando l’orologio al pc e entrando in Movescount. Da segnalare che le pagine scorrono solo in avanti, ciò significa che se in un’attività ci sono quattro pagine e si passa dalla 1 alla 2 , per tornare alla 1 bisogna visualizzare la 3 e la 4.

AFFIDABILITÀ DEI DATI - Distanze ed altitudine sono rilevate con grande precisione grazie alla presenza di GPS e barometro. Le tecnologie proprietarie fused-Alti e fused Speed aumentano ulteriormente l’accuratezza e la velocità di reazione nelle variazioni di altitudine e velocità. L’orologio ricevuto per il test è arrivato con fascia cardio e così è stato testato. Nessuna sorpresa, la fascia Suunto è confortevole e leggera e la velocità di accoppiamento con l’orologio è rapida. Abbiamo voluto però utilizzare l’orologio anche senza fascia visto che è dotato di lettore ottico della FC al polso e qui le cose non sono andate altrettanto bene. Così come rilevato su altre marche, la tecnologia con lettore ottico per la rilevazione del battito cardiaco non è ancora sufficientemente precisa durante lo sport. Abbiamo infatti misurato in parallelo il dato utilizzando un cardio collegato alla fascia toracica ed il Suunto 9 con lettura al polso: i dati sono stati diversi, con differenze di decine di battiti. In sintesi, ci sentiamo di dire che la rilevazione della FC al polso va bene per monitorare lo stile di vita o il sonno ma durante lo sport usare la fascia è imperativo.

LIFESTYLE MONITOR - Oltre a tutte le funzioni dedicate alle varie attività sportive, Suunto 9 è anche un validissimo lifestyle monitor. I suoi sensori gli consentono infatti di acquisire informazioni sull’attività fisica svolta quotidianamente e sulla qualità del riposo notturno. I dati di passi giornalieri, calorie, ore di sonno e FC media vengono registrati in continuo e grazie al collegamento bt con l’app Sports Tracker vengono salvati e visualizzati in intuitivi report grafici.

Ci È PIACIUTO? - Senz’altro sì, Suunto si è dimostrata negli anni molto affidabile, a parte qualche episodio legato all’uscita della prima serie Spartan. Con il 9 ci sembra di essere tornati alla stabilità della linea Ambit che per anni è stata il riferimento nel mondo dell’outdoor. Le molteplici attività sportive precaricate lo rendono uno strumento versatile e adatto a seguirci in ogni sport come nella vita di tutti i giorni. Suunto 9 ha chiaramente mostrato il DNA dell’azienda che consiste nel ricercare il miglioramento continuo della prestazione tecnica senza alcuna concessione modaiola e generalista. Siamo sicuri che la coerenza premi anche se il numero dei duri e puri è ovviamente limitato.

Adatto a: chi ….torna a casa tardi.

Non adatto a: polsi piccoli e sportivi occasionali in cerca di gadget alla moda

Adatto anche: triathleti, scialpinisti, ciclisti, ecc..

Suunto 9 Baro

 


Tutto pronto per l’Adamello Ultra Trail

Tutto pronto per l’Adamello Ultra Trail, una quinta edizione che si preannuncia un poco più compatta, ma decisamente più spettacolare. Al fine di commemorare l’anniversario della Grande Guerra e ascoltando i feedback ottenuti dagli atleti, ora la prova principe della gara avrà uno sviluppo da 165 km. Ultimi giorni di lavoro sui sentieri di confine tra Lombardia e Trentino. «Faremo passare gli atleti di notte al Passo dei Contrabbandieri a quota 2681 metri – ha esordito Paolo Gregorini -. Sarà la quota più alta toccata, ma ne varrà decisamente la pena. L’ascesa al valico su sentiero interamente militare è mozzafiato e, sotto la luna piena, non potrà che regalare suggestione ed emozione. Il tratto finale, leggermente esposto, sarà illuminato dalle fiaccole a memoria di quello che è stato in segno di pace. Per entrambe le prove lunghe, invece, è programmato il passaggio al Rifugio Corno d’Aola (dopo la salita dalla base vita di Ponte di Legno) e la sistemazione del faticoso tratto che conduce alla malga del Monte Calvo, quest’anno decisamente più agevole». A seguito di queste varianti cambia anche la lunghezza dell'Adamello Ultra Trail, che scende a circa 165 km, mentre resta all'incirca uguale il dislivello (11.500 m D+); stessa distanza (84 km) e stesso dislivello (5700 m D+) dell'edizione passata invece per l'Adamello trail.
Saranno più di 250 i partenti sulle prove long distance: start alle 9 di venerdì dell’Adamello Ultra Trail in piazza IV Luglio a Vezza d'Oglio, sempre alla 9 ma di sabato quello dell’Adamello Trail in piazza XXVII Settembre a Ponte di Legno; come le passate edizioni, grazie alla dotazione a ogni atleta di dispositivo ‘gps tracking’, sarà possibile seguire la gara in tempo reale su www.adamelloultratrail.it.


Olimpiadi 2026, adesso cosa fa l'Italia?

«La proposta è morta qui». Sono le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti sulle Olimpiadi invernali a tre (Milano, Torino e Cortina). Il governo non trova la condivisione tra le tre sedi e decide che la candidatura così come è stata formulata non possa avere alcun sostegno. Tutto questo ufficialmente, in commissione al Senato. Manca una gestione unica, ma condivisa da tutti, una partecipazione alla pari. Così tutto saltato.
Dunque che si fa? Il Governo si tira fuori, Torino è pronta a sfilarsi, potrebbe nascere un asse Milano-Cortina, anzi Lombardia-Veneto ma dovrebbe farsi carico delle risorse economiche necessarie.
Adesso è tutta una questione politica. Torino rientra? Il governo che ha detto no, deciderà poi di sostenere la candidatura a due? In attesa delle decisioni definitive, il Coni deve andare a Losanna a dire cosa farà l’Italia. C’è tempo. Sì ma non troppo. Il prossimo executive board meeting del CIO, quello a Buenos Aires che dirà quali sono le città candidate ammesse, è alle porte, il 3 e 4 ottobre. Mettiamo che l’Italia arrivi ad una soluzione a due o tre sedi e sia ammessa: lo scoglio successivo è quello dell’11 gennaio, la data di scadenza della presentazione delle garanzie chieste dal CIO. Se sarà a due ci saranno le coperture economiche nel caso il governo confermi la linea di non sostenere la candidatura? Dal quel giorno restano tre mesi per completare il dossier definitivo, dopo che il CIO abbia analizzato tutti i progetti della città candidate, facendo anche eventuali richieste di informazioni su risorse, strutture, investimenti. La scelta finale nel congresso dell’11 settembre 2019 a Milano. Ci arriverà la candidatura italiana?


Vola in alto Nadir Maguet

Vola in alto Nadir Maguet: l’argento ai Mondiali di skyrunning è solo l’ultimo dei tanti grandi risultati della stagione estiva del valdostano. Che non è ancora finita.
«Non ho cambiato granché rispetto al passato, direi solo che ho più esperienza per gestire la gara, e anche una maggiore consapevolezza delle mie possibilità. E questo mi dà tanta più sicurezza».
Il vertical è una garanzia per te, adesso anche le sky sono il tuo pane.
«Vale il discorso di prima. Su certe distanze ho presso maggiore confidenza».
In Scozia?
«Era un chilometraggio un po’ più lungo del mio solito. Sapevo che avevo la gamba, ma in gara è sempre un’altra cosa. Mi ha aiutato il fatto di correre dietro, e con Kilian: è sempre molto regolare, in discesa poi le sue linee sono impeccabili. Aiuta molto avere un campione come lui davanti. In questo momento resta una ‘macchina’: il giorno dopo lui ha fatto la skyline, il tracciato è stato ridotto per carità, ma l’ha corsa e vinta. Io avevo male alle gambe e quasi zoppicavo…».
Ottime sensazioni anche per la stagione dello ski-alp.
«Mah, sono due sport diversi. Certo è che quest’estate mi dice che il motore c’è e mi dice anche come affrontare le gare sulla neve».
Gara e preparazione, come si concilia il tutto?
«Non ho problemi particolari. Faccio il programma di lavoro pianificato con il Centro Sportivo Esercito, vado ai raduni, a parte l’ultimo che era in concomitanza con le gare iridate: l’unica attenzione è quella di programmare al minimo dettaglio l’allenamento dello ski-alp con le gare di skyrunning, il recupero, per non andare fuori giri».
Tante gare in inverno, altrettante in estate, cosa dice la tua testa?
«Quando chiudo lo ski-alp, stacco un mese. Poi però ho bisogno di un pettorale per sentirmi ‘vivo’, e se poi arrivano i risultati allora il tutto non ti pesa per niente. Adesso farò Limone, poi chiudo con Fully, di nuovo un periodo di stop dalle gare, poi si torna in pista sulla neve».


Salomon punta sul rapporto qualità-prezzo con Trailster

Non è passata inosservata a chi ha avuto l’opportunità di visitare uno showroom Salomon. Si chiama Trailster ed è la scarpa d’attacco della casa di Annecy, un modello pensato per avere un punto prezzo consigliato intorno ai 100 euro, che prevedibilmente con le offerte dei negozianti potrà scendere ancora verso i 90-85 euro. Una scarpa che si posiziona dunque sotto il punto prezzo dei prodotti top di Salomon. Ma la sfida non è stata fare un modello economico, ma una scarpa con un buon rapporto qualità-prezzo. E infatti Trailster utilizza soluzioni sperimentate su varianti di successo.

DETTAGLI - La suola è una tradizionale Contagrip con chiodi da 4-5 millimetri, il profilo è di 29-19 mm per un drop di 10 mm e per l’ammortizzazione dell’intersuola si è optato per la combinazione Energy Cell + EVA che garantisce un’ammortizzazione superiore, soprattutto con il passare dei chilometri e non necessariamente per chi sa correre. La tomaia (peso intorno ai 315 gr) non prevede il calzino interiore Sensifit, ha stringhe tradizionali piatte al posto del Quicklace ed è in parte simile a quella della S/Lab Ultra. «I primi chilometri hanno trasmesso buone sensazioni per grip, protezione e ammortizzazione, valido anche il comfort» scrivono i colleghi spagnoli di carrerasdemontana.com che l'hanno già messa ai piedi e contano di provarla a lungo (la valutano utilizzabile fino alla percorrenza notevole di 800-1.000 km). Qualche dubbio invece sulla fasciatura del piede garantita dalle stringhe. Trailster è già in vendita in alcuni selezionati negozi.


Ivrea-Mombarone sotto il diluvio

La terza domenica di settembre per Ivrea e il Canavese è la domenica dell’Ivrea-Mombarone, la corsa in montagna che dal centro di Ivrea arriva in vetta del Mombarone, una corsa di 20 km con 2100 metri di dislivello positivi. Gara che si corre da 42 anni e che in questi anni ne ha viste di tutti i colori, metereologicamente parlando, anche due arrivi sulla neve, ma la bufera d’acqua che si è abbattuta sul percorso, da Andrate alla vetta del Mombarone (sono comunque 10 km e 1500 metri di dislivello) non si era mai vista così intensa. «Abbiamo pensato innanzitutto alla sicurezza dei concorrenti – dice Marco Zodo, presidente degli Amici del Mombarone società organizzatrice dell’evento – quindi dopo un consulto con il responsabile del Soccorso Alpino dislocato sul percorso abbiamo deciso di stoppare la gara a Pian Curtasa a quota 1700 metri per chi non era ancora lì transitato. Avevamo 410 iscritti, 180 sono arrivati in vetta, gli altri verranno classificati con il tempo di passaggio a San Giacomo di Andrate».
Il meteo così inclemente ha così condizionato la gara, non il risultato agonistico, con i favoriti della vigilia comunque a segno anche se con un risultato cronometrico magari leggermente al di sopra delle attese.
Per Massimo Farcoz questo è il primo successo in carriera alla ‘Momba’, con il crono di 2h03’37”. Per l’allievo di Erminio Nicco del Pont Saint Martin una gran gara, in cui ha preso il comando da Andrate e ha aumentato proprio nel tratto da Pian Curtasa alla vetta. Vista la sua età, 25 anni e le sue doti podistiche in montagna, dopo due titoli italiani Promesse nel km verticale, potrebbe essere nella specialità delle lunghe distanze il suo futuro. Un po’ a sorpresa ma con pieno merito sale sul secondo gradino del podio il giovanissimo Gabriele Bacchion in 2h07’47”, podio completato da Edward Young in 2h10’08”. Nella top ten Enzo Mersi in 2h11’30”, Henri Grosjacques in 2h16’07”, Marco Gazzola in 2h16’55”, Silvio Balzaretti in 2h19’34”, Davide Nicco in 2h22’24”, Roberto Giacchetto in 2h23’45” ed Emanuele Coda in 2h23’51”.
All’Ivrea-Mombarone è tornata la recordwoman dell’anno scorso, Camilla Magliano della Podistica Torino, anche se giovedì aveva corso in Scozia il vertical del Mondiale di skyrunning. Ha vinto alla grande in 2h23’32”, confermandosi in ripresa dall’infortunio che le ha fatto perdere tutta la prima parte agonistica dell’anno e forse la maglia azzurra, alla quale deve aspirare il prossimo anno. Alle sue spalle Katarzyna Kuzminska in 2h32’23” e Chiara Giovando in 2h33’27”, con Elisa Arvat in 2h37’20” ed Elisa Almondo in 2h39’52” ai piedi del podio.

Il podio femminile

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