Adesso è ufficiale, Laetitia Roux dice basta alla Nazionale
Adesso è ufficiale, Laetitia Roux dice basta alla Nazionale e alla Coppa del Mondo. Ma non allo ski-alp, rinnovando con Ski Trab: diciassette titoli mondiali, il primo a quelli di Cuneo nel 2006, 64 vittorie e otto coppe del mondo, è stata lei la regina quasi imbattible. Le sue impressioni in una lunga intervista a grandevoix.fr: voglia di esplorare altri orizzonti, di vivere nuove esperienze, così si legge, ma la volontà di non fermersi completamente, di allenarsi di nuovo e di correre qualche gara. Passa il testimone di capitana ad Axelle Mollaret (che recentemente si è sposata con Xavier Gachet).
ISMF-LGC, la parola ai protagonisti: Roberto Cavallo
Nel fine settimana a Milano si è svolto il council della ISMF in vista della prossima stagione. Tanti gli argomenti all’ordine del giorno: dal percorso olimpico (presente anche il delegato canadese David Dornian che è in attesa del referendum del 13 novembre a Calgary, mentre per la candidatura italiana è già previsto un incontro con il presidente della FISI, Roda e quello del CONI Malagò), oltre ovviamente al capitolo legato alla LGC.
Roberto Cavallo è ancora general manager sul campo. «Il problema resta quello dei calendari. L’ultima stagione non abbiamo inserito gare marzo, proprio per dare spazio alle prove della LGC, quest’anno con i Mondiali non potevano non farli in quel periodo. Gli organizzatori svizzeri avevano da tempo fissato le date, concordandole da tempo con la stazione sciistica di Villars, bloccando gli alberghi. Per noi e per loro sono prove fondamentali anche perché saranno gli stessi campi-gara di Losanna 2020, dove lo ski-alp debutta ai Giochi Olimpici giovanili. E ai Mondiali avremo la presenza dei vertici del CIO, presidente Bach compreso».
Porte chiuse definitivamente?
«Quello mai, ma è chiaro che abbiamo visioni differenti. Non dico che la nostra sia migliore degli altri, ma abbiamo in testa un percorso diverso. Ripeto per la questione Mondiali-Pierra Menta, abbiamo cercato in tutti i modi di trovare una soluzione, ma era davvero impossibile trovarne un’altra e questo ha implicato una arrabbiatura dei vertici LGC».
Quali saranno i prossimi passi della ISMF?
«Questi saranno mesi intensi, direi fondamentali se vogliamo portare lo ski-alp al Giochi. Si decide a giugno, prima ancora c’è la presentazione del dossier completo a inizio gennaio e l’obiettivo è quello di avere lo ski-alp già inserito nel programma olimpico. Ma guardiamo anche al presente: la novità è quella che ci sarà una nuova commissione tecnica di quattro persone e non un solo responsabile. Ma ce ne sarà una ancor più importante, un nuovo circuito di gare, che presenteremo nelle prossime settimane».
Davide Magnini da urlo
Un Davide Magnini semplicemente strepitoso: vince la Limone Extreme Skyrace e lo fa con un tempo record straordinario. 2h59’24” su 29 km di vero skyrunning con un dislivello positivo di 2500 metri: 8 minuiti e 8 secondi meglio del precedente best crono. «Una grande giornata, anche perché non me l’aspettavo. Non avevo nulla da perdere, volevo solo buttarmi nella mischia. Ho attaccato sulla prima salita e quando ho visto il margine mi son detto perché no. Una vittoria fantastica che dedico tutta ad Andrea Prandi». Piazza d’onore per un altro giovane atleta Salomon, Rèmi Bonnet (3h04’13”) con Oriol Cardona Coll del Team Dynafit a completare il podio in 3h06’07”. Quarto Petter Engdahl, quindi Stian Angermund-Vik, Kilian Jornet Burgada, Marco Degasperi, Marc Pinsach Rubirola, Finlay Wild e Pascal Egli per una top ten di altissimo livello.
Sul gradino più alto del podio rosa sale la svedese Tove Alexandersson in 3h31’36”, davanti a Ragna Debats (3h40’07”) e Sheila Aviles Castano (3h45’28”). Quarta piazza per la tedesca Michelle Maier, mentre quinta e prima delle italiane è giunta Elisa Desco.
Bonnet e Wyder da record a Limone
Frontali accese in pieno orario aperitivo sulle montagne di confine tra Lombardia e Trentino. Nel tardo pomeriggio di oggi i circa 200 atleti hanno alzato il sipario sul week end limonese dedicato alle corse a fil di cielo. Tanti i campioni ai nastri di partenza della finalissima 2018 del Vertical Kilometer World Circuit.Ad attenderli 3.700 metri di pura fatica, 1.100 m di corsa verso il cielo, prima di raggiungere Cima Mughéra e riscrivere un ranking che vale la stagione. I tempi da battere erano stati siglati da Philip Götsch in 36’23” e da Christelle Dewalle 44’51”. Per Bonnet finish time di 36’02”che sarà il crono da battere nelle edizioni a venire. Gap di 54” per lo sloveno Kovacic che ha stoppato l’orologio in 36’56”. Terzo in 37’41” un ottimo Davide Magnini. Completano la top five di giornata Michele Boscacci (38’25”) e Alex Oberbacher (38’29”). Seguono nell’ordine Nadir Maguet, Camille Caparros, Alberto Vender e Andrea Rostan. Al femminile altra performance da primato con Judith Wyder prima in 43’47”. Seconda in 45’23” Michelle Maier, mentre terza in 46’52” si è piazzata Camilla Magliano. Molto bene anche Alexandra Hauser, Jessica Pardin, Alba De Silvestro, raffaella Tempesta, Marianna Jagercikova, Ilaria Veronese e Miroslawa Witowska. Per quanto riguarda il Vertical Kilometer World Circuit, alla luce dell’ultima tappa Rémi Bonnet è riuscito a spuntarla di misura sul connazionale Pascal Egli e l’andorrano Ferran Teixido. Nel ranking in rosa alle spalle di un’inarrivabile Dewalle (non in gara) si sono piazzate l’altra transalpina Jessica Pardin e la svizzera Victoria Kreuzer.
ISMF-LGC, la parola ai protagonisti: Marco Camandona
Dopo la comunicazione ufficiale della ISMF sul divorzio con LGC, abbiamo deciso di sentire alcuni protagonisti della querelle per capire che strada prenderà lo ski-alp agonistico, soprattutto quello di alto livello. Siamo partiti da Marco Camandona, anima di Tour du Rutor e nel direttivo LGC.
«Dopo la PdG scadeva il nostro accordo con ISMF, un accordo che verteva su lotta al doping, ranking unico e calendari. Quando abbiamo saputo della contemporaneità tra Mondiali e Pierra Menta, tra l’altro conosciuta prima di una comunicazione ufficiale della ISMF, abbiamo deciso che non c’erano più i presupposti per continuare la collaborazione. Ci dispiace, ma non potevano fare altrimenti: la Pierra fa parte della LCG, la LGC è un gruppo compatto e la decisione è stata sottoscritta da tutti».
Ma come sarà il futuro della LGC?
«Sgombriamo subito il campo: la LGC non diventerà una nuova federazione, andiamo avanti con il nostro progetto che vuole lo scialpinismo in alta montagna, mantenendo l’essenza e la spettacolarità di questo sport. Chi partecipa alle nostre gare vive emozioni uniche. Resta il problema degli atleti élite che in fondo sono gli stessi e per forza maggiore dovranno fare delle scelte. Scelte che dovranno fare anche gli sponsor, voi stessi media. L’obiettivo resta sempre quello di avere un confronto tra tutti gli atleti top».
Progetti concreti?
«Ci stiamo lavorando da tempo, da quando abbiamo capito che non ci sarebbe stata la volontà di continuare questa collaborazione. Al momento non svelo nulla, tra qualche settimana ne saprete di più. Sarà di sicuro favorevole agli atleti».
Questo è l’anno dell’Adamello e del Mezzalama, la presenza italiana nella LGC è forte, i vertici della ISMF sono italiani, eppure…
«Non credo che sia una questione di nazionalità, ma di visioni e mentalità differenti. Anche per l’Adamello le date sono in pratica le stesse delle finali di Coppa del Mondo a Madonna di Campiglio. Resta il fatto che in Italia ci sono tre gare LGC che sono sempre molto partecipate. Da noi non serve la tessera FISI, abbiamo una nostra copertura assicurativa. Forse la FISI su questo potrebbe intervenire, visto che alla fine perde un bel numero di possibili tesserati».
Arriva il ranking WMRA
Dopo quello ITRA, riferimento nelle gare medio-lunghe, ecco arrivare un nuovo ranking, elaborato dalla WMRA, la World Mountain Running Association, presieduta da Jonathan Wyatt. Si tratta naturalmente di un ranking degli atleti impegnati sulle gare corte e veloci. Sono state inizialmente prese in esame 57 prove tra Mondiali (classic e long distance), coppa del mondo, campionati nazionali e continentali, le gare del circuito Golden Trail Salomon e altre gare selezionate.
COME FUNZIONA - I punti sono stati ponderati in funzione dell’importanza della competizione così per esempio i Mondiali assegnano 100 punti al vincitore, contro i 50 della Coppa del Mondo e i 30 delle Golden Trail Series. Inoltre ai Mondiali si ricevono punti fino alla ventesima posizione (1), mentre in coppa del mondo fino alla quindicesima (1) e nelle altre gare fino alla decima (da 10 a 2). C’è una sostanziale differenza con il ranking ITRA che funziona con un algoritmo complesso che - semplificando il concetto - tiene conto anche delle prestazioni degli altri atleti in gara per ponderare i punti assegnati.
IL RANIKING - La top ten maschile vede attualmente al primo posto Francesco Puppi, seguito dall’americano Joseph Gray, da Bernard Dematteis, dall’inglese Robbie Simpson, da Kilian Jornet, da Alessandro Rambaldini, dall’inglese Andrew Douglas, dall’americano Andy Wacker, dal kenyota Geoffrey Gikuni Ndungu e dal francese Emmanuel Meyssat. Tra le donne, nell’ordine: la kenyota Lucy Wambui Murigi, l’austriaca Andrea Mayr, l’inglese Victoria Wilkinson, la svizzera Maude Mathys, l’inglese Charlotte Morgan, la rumena Denisa Dragomir, la francese Anais Sabrè, la neozelandese Ruth Croft e l’irlandese Sarah McCormack.
Nelson O'Neill e Morrison sciano il Lhotse
Come già annunciato, l’Himalaya in queste settimane è un crocevia di spedizioni alpinistiche con l’obiettivo principale della discesa con gli sci delle vette più alte della terra, dopo che la stagione ha già visto due importanti imprese come quella di Bargiel al K2 e quella di Chambaret, Duperier e Langenstien al Laila Peak. Lo scorso 30 settembre la statunitense Hilaree Nelson O’Neill e il connazionale Jim Morrison hanno portato a termine la prima discesa integrale del Lhotse (8.516 m) su circa 2.100 metri di dislivello, fino al campo 2. Diciassette ore il tempo impiegato. Nel 2007 lo statunitense Jamie Laidlaw aveva sciato da quota 8.300 metri. Nelson O’Neill aveva già disceso con gli sci il Cho Oyu e diverse linee in Sud America, oltre ad essere stata la prima donna a salire in 24 ore due ottomila, il Lhotse e l’Everest (con ossigeno). Hilaree ha voluto farsi fotografare in vetta con uno striscione di POW, Protect Our Winters, un’associazione ambientalista che cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti del climate change per la partiac dello sci e degli sport invernali. «Le condizioni sono state abbastanza buone, ma certo non puoi sbagliare una curva o perdere uno spigolo su questi pendii ghiacciati, per non parlare di sassi di ghiaccio e asperità sotto lo strato superficiale che rendono la discesa un po’ accidentata» ha dichiarato sulla via del rientro.
Che finale alla Tartufo per il Trofeo BPER Agisko Appennino Trail Cup
Ultimo atto del Trofeo BPER Agisko Appennino Trail Cup con la Tartufo. E nell’Appennino Parmense è stata lotta serrata per il primato nella graduatoria maschile del circuito. I primi tre in classifica (nell’ordine Marco Franzini, Pietro Ferrarini e Alberto Ghisellini) erano tutti al via della 50 km. La vittoria è andata a Davide Cavalletti, davanti a Alberto Ghisellini e Enrico De Ferrari, con quarto Marco Franzini e Pietro Ferrarini. Un piazzamento quello di Ghisellini che gli ha permesso di scavalcare gli altri due contendenti e chiudere primo con mezzo punto su Franzini. Sarà lui a volare a Malta per l’Xterra Gozo Trail Run. Al femminile affermazione di Katia Fori (assente alla Tartufo) davanti a Moira Guerini, prima nella 50 km.
Una Tartufo che ha battuto tutti i record, con pettorali sold out e sempre più internazionale. Nelle altre distanze, affermazione, nella gara regina di 68 km, di Emanuele Ludovisi su Giulio Piana e Andrea Offer, mentre nelle gara rosa successo di Monia Fontana su Silvia Motta e Raffaella Musiari. Nella 28 km a segno il ruandese John Hakizimana su Corrado Ramorino e Massimo Gazzotti, e Valentina Odaldi su Laura Gavazzi e Clarissa Salviati.
Mountopia: tre cime in tre giorni
A maggio di quest’anno è partita la quarta edizione del concorso Mountopia promosso e organizzato da Dynafit e dai partner Gore e PrimaLoft. Al motto diYour Mountopia is our mission, tutti gli iscritti si sono sfidati in un contest che ha visto la partecipazione di 365 atleti provenienti da 32 diversi Paesi. Alla fine i vincitori sono stati quattro:la polacca Iga Ługowska, la slovacca Lucija Odar, lo svedese Aramis Sasinka e il tedesco Christoph Leimbeck. Cosa c’era in palio? Il sogno proibito di molti scalatori, ovvero quello di conquistare tre vette fra i monti più alti di Germania, Austria e Italia: Zugspitze (2.962 m), Grossglockner (3.798 m) e Ortles (3.905 m), tutti in un unico weekend.


Nel mese di settembre i quattro vincitori, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, i propri limiti, ma soprattutto con le proprie motivazioni sono partiti per l’esperienza che li ha portati ad affrontare 70 chilometri e un totale di 7.000 metri di dislivello in pochissimo tempo coadiuvati dai ragazzi del team Dynafit. Un’impresa nella quale la passione per la montagna ha dovuto battere la tanta fatica e le poche ore di sonno. I quattro vincitori si sono presentati al via di questa sfida in condizioni diverse, tra chi aveva già provato l’ebrezza di una scalata lungo gli stessi versanti del contest, come Lucija, che in primavera si era cimentata nella salita al Grossglockner; e chi non aveva mai osato affrontate nessuna delle tre vette, e proprio per questo ha apprezzato ogni passo e ogni singola goccia di sudore, come racconta Christoph. Potete rivivere le emozioni dei quattro partecipanti di Mountopia 2018 sul blog di Dynafit.
Il concorso Mountopia ritornerà anche nel 2019 con le iscrizioni che si aprono oggi. 9 di ottobre 2018. Nella prossima edizione il traguardo da conquistare sarà l’ambito Trofeo Mezzalama del 27 aprile 2019, la gara internazionale di sci alpinismo più ad alta quota al mondo. Per informazioni sulle condizioni di partecipazione e registrazione: https://www.mountopia.com/


Si avvicina il week-end extreme di Limone
Limone Extreme da sold out. Raggiunto il tetto massimo di 600 concorrenti, il comitato organizzatore ha messo in palio altri 100 pettorali per assecondare le numerose richieste giunte alla segreteria. Pochi i numeri ancora disposizione pure sulla vertical by night di venerdì 12, mentre apertissime sono le iscrizioni sulla 10k. In quest’ultima prova tantissime le ‘quote rosa’ grazie la progetto #donnaforskyrace che punta ad avvicinare sempre più donne al mondo delle corse a fil di cielo.A meno una settimana dall’evento gli atleti accreditati sono più di 1000. E ancora una volta le montagne dell’Alto Garda diventeranno l’ombelico del mondo dello skyrunning visto che le nazioni attualmente rappresentate sono già 36.
Sei volte consecutive finale di Migu Run Skyrunner World Series, la kermesse revede una due giorni a dir poco intensa. Si partirà venerdì 12 con la spettacolare gara by night. 3700 metri di sviluppo, una verticalissima ascesa di 1100 metri con frontali accese: due batterie con start alle 17 e alle 18 (èer gli élite). Difficile azzardare un pronostico vista la super sfida Italia-Svizzera tra gli scialpinisti Damiano Lenzi, Davide Magnini, Nadir Maguet, Remi Bonnet e Martin Anthamatten. A rimescolare le carte in tavola ci penseranno Hannes Perkmann, Petter Engdahl e Luka Kovacic.
Al femminile donna da battere sarà ancora una volta la francese Christel Dewalle, ma questa volta dovrà fare i conti con la svizzera Victoria Kreuzer e l’italiana Alba De Silvestro.
Sabato mattina il lungo week end griffato Dynafit, prevede alle ore 9 la partenza della 10K (970m D+), mentre alle 11 il catalano Kilian Jornet guiderà il gran galà dello skyrunning mondiale su un durissimo percorso vista lago da 29 km (2500 m D+). Da questa adrenalinica sfida usciranno re e regina dell’estate 2018. In lizza per il primo posto oltre alla stella del Team Salomon vi saranno il recordman della gara Marco De Gasperi, Nadir Maguet, e il giovane spagnolo Jan Margarit. Attenzione poi agli svizzeri Remì Bonnet, Martin Anthamatten, Pascal Egli, allo svedese Petter Engdahl, ai norvegesi Stian Angermund e Stian Aarvik. In gara anche il re del Tor de Geants Franco Collé. Nella gara in rosa sarà super sfida tra l’americana Hilary Gerardi e la spagnola Laura Orguè. Ruolo di outsider per Elisa Desco, la britannica Holly Page o l’olandese Ragna Debats.
Ski-alp, ecco la squadra del Comitato Veneto
A Longarone tempo di presentazione delle squadre del Comitato Veneto. Sul palco anche il team di sci-alpinismo, sempre seguito da Luca Palla. «Un bel gruppo e credo anche molto competitivo - spiega il coach veneto - che, oltre ai nomi ‘storici’, vede l’inserimento di due ragazze molto promettenti. I ragazzi si sono allenati costantemente per tutta l’estate e continueremo a farlo in vista dell’inizio di stagione, cercando il più possibile con gli sci ai piedi. Anche tra i giovanissimi abbiamo diversi inserimenti importanti; grazie, infatti al lavoro e all’impegno di alcuni sci club veneti, disponiamo di un bel gruppetto di osservati: un investimento per il futuro. Un grazie particolare va al nostro presidente Roberto Bortoluzzi che ci sostiene e a tutta la commissione regionale di sci alpinismo per il lavoro svolto fino ad ora». La squadra del comitato veneto si presenta con due Under 23, Enrico Loss e Elisa Presa, e sei giovani, Mattia Tanara, Alessandro Morandini, Pietro Festini Purlan, Matteo Sostizzo, Sara Mondin e Beatrice Colleselli.
Mayr frantuma il record del mondo a Chiavenna
Emozioni da record al Kilometro Verticale Viavenna Lagunc. La storica gara chiavennasca oggi ha la vittoria dell’suatriaca Mayr che ritocca il primato del mondo, il norvegese Johan Bugge vincere tra gli uomini e Bernard Dematteis laurearsi campione d’Italia anche del Vertical chiudendo una stagione superlativa. Per la precisione parliamo di primato del mondo femminile senza ausilio di bastoni, stabilito per il secondo anno consecutivo dall’austriaca Andrea Mayr, capace di migliorare il proprio precedente primato di 35’54” e portarlo a 35’40”.
DONNE - Ma il successo dell’evento è stato chiaro fin dalle prime battute con una giornata di meteo perfetto, soleggiata e asciutta, il record di iscritti (oltre 245) e un parterre infinito di grandi campioni, giunti a Chiavenna attirati dal blasone internazionale della grande classica del vertical running, oggi valida anche come prova unica di Campionato Italiano e finalissima dell’Eolo Vertical Cup. Nella gara femminile c’erano pochissimi dubbi sul fatto che la vittoria potesse sfuggire all’austrica Andrea Mayr, solo il crono finale era oggetto di dibattito tra gli addetti ai lavori. Dopo qualche prova recente non del tutto all’altezza della fama di cannibale della sei volte campionessa del mondo di corsa in montagna, poteva esserci qualche dubbio sulla capacità di andare ancora una volta sotto i 36’. Dubbi spazzati via quasi subito, l’incedere poco elegante ma tremendamente efficace della formidabile atleta di Wels non ha lasciato nessuno scampo alle avversarie che la precedevano allo start, record frantumato e nuovo limite fissato a 35’40”, con buona pace degli almanacchi che vanno subito riaggiornati solo un anno dopo la grande impresa, sempre sua, dell’edizione 2017. Quasi 3’ i minuti rifilati alla migliore delle inseguitrici, la ruandese Primitive Niyirora (GS Orecchiella), molto brava a gestire il suo primo vertical con partenza accorta e finale in crescendo: per lei 38’47”. Terzo posto in 38’56” che vale il titolo italiano per Elisa Sortini (Atl. Alta Valtellina). Denisa Dragomir (41’39”), Ilaria Bianchi (42’03”), Sarah McCormack (42’13”), Samantha Galassi (42’28”), Elisa Desco (42’51”), Elisa Compagnoni (43’95”) ed Elisa Arvat (43’37”) le altre nella top-10 di giornata, con il podio italiano formato così da Sortini, Bianchi e Galassi.
UOMINI - Niente record nella gara maschile, ma una sfida emozionante sul filo dei secondi tra il norvegese Johan Bugge e Bernard Dematteis (Corrintime). 32’13” per il potente vichingo e 32’15” per il capitano azzurro. In terza piazza si accomoda un eccellente Henri Aymonod (Corrintime) con un 32’30”. Appaiati in quarta posizione a 32’55” Michele Boscacci e Davide Magnini, mentre poco sopra, a 33’03” si ferma Francesco Puppi. Nella top ten: settimo Patrick Facchini (33’36”), ottavo Nicola Golinelli (33’39”), nono Tiziano Moia (33’50”) e decimo Alberto Vender (34’21”) in una gara dal livello siderale che ha visto tra gli altri al via anche Lele Manzi, Marco De Gasperi, Micha Steiner e Jean Baptiste Simukeka.
SCUDETTO - Per Bernard Dematteis c’è il titolo italiano di Km Verticale, che rappresenta per il portacolori della Corrintime il quarto titolo assoluto della stagione dopo quello di Corsa in Montagna classico, quello a staffetta e naturalmente dopo la medaglia d’oro europea. Con lui sul podio tricolore anche Henri Aymonod (Corrintime) e Michele Boscacci (RAS Courmayeur). Il KV Chiavenna-Lagunc ha assegnato anche la Eolo Vertical Cup, al termine di una stagione lunga e appassionante, passata dal Vertical Nasego al Trofeo Jack Canali, dal Vertical del Corno di Tesero al Piz Tri Vertikal. Oggi nel tempio di questa disciplina ad alzare il trofeo della partnership da FIDAL ed EOLO sono stati Elisa Compagnoni (Atl. Alta Valtellina) e Francesco Puppi (Atl. Valle Brembana).







