Marco Zanchi, un conto in sospeso con il Tor

Nel calendario del runner bergamasco Trans D'Havet e l'ultra valdostana

Marco Zanchi, obiettivo Tor des Géants. L’ultra runner bergamasco punta tutto sulla gara ‘monstre’ valdostana per il 2013. «Il prossimo appuntamento è naturalmente la Trans d’Havet – ci ha detto in occasione delle sarata sul trail organizzata all’Alpstation di Schio – ma poi niente fino al Tor, è una gara che va allenata bene e non consente distrazioni». Marco, che ha recentemente corso ai Mondiali di corsa in montagna in Galles («una gara troppo veloce, all’inizio correvano a 3’30” al secondo, noi ‘montanari’ recuperavamo un po’ sulle poche salitine ma era impossibile reggere quel ritmo») ha un conto aperto con il Tor des Géants.

2012 – «L’anno scorso ho dovuto ritirarmi perché avevo i piedi congelati quando ero nelle primissime posizioni, sono passato dalla venticinquesima alla quarta posizione, però mi sono detto che il Tor ci sarebbe stato anche quest’anno ed eccomi qui a riprovarci, ma fare una gara come il Tor è dura, ti compromette tutta la stagione. Dopo il ritiro ci è voluto un mesetto a riprendere la completa funzionalità dei piedi e anche il recupero psico-fisico è stato lungo, ricordo di avere condiviso con altri atleti quella strana sensazione di trovarti a fare qualcosa, magari al computer, ed essere completamente estraniato, con gli occhi persi».

RICORDI – «Il Tor è unico, corri quasi sempre da solo, a me è capitato di fare da Cogne a Valtournenche praticamente senza riferimenti, certo, ho incontrato gente lungo il percorso ma nessuna traccia degli atleti top. Credo che questo succeda soprattutto se sei nelle prime posizioni. Un altro ricordo è quello del continuo inseguimento: alcuni runner li ritrovavo al punto di controllo oppure mi raggiungevano, altri li acchiappavo io, ma poi ripartivano subito. Il Tor è una continuo prendersi e perdersi…». 

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