Il business tra contributi e tesseramenti

Al centro il praticante che sovvenziona tutti gli attori

Nel corso di questa stagione, ma non solo, più di una volta mi sono trovato mio malgrado in copia a mail che riguardavano questioni burocratiche tra organizzatori, associazioni, atleti, federazioni sportive ed enti di promozione sportiva. Per mia sfortuna queste mail non hanno mai riguardato questioni interessanti, ovvero legate allo sviluppo e la promozione dell’attività sportiva, ma per l’appunto unicamente questioni burocratiche.

IL GIOCO DELLE PARTI – Da un lato abbiamo le federazioni sportive che rivendicano l’esclusività della pratica, a volte definita agonistica e a volte competitiva a seconda dell’interlocutore di turno, e dall’altra gli enti di promozione che rivendicano il loro diritto a essere presenti, a volte come attori protagonisti e a volte come comparse. Se da un lato è ovviamente il benvenuto chiunque si accolli l’onere di farsi portavoce di un fine così nobile e importante quale la diffusione della pratica sportiva nel nostro paese, dall’altro però non si può fare a meno di osservare un certo orientamento generale che sempre più di frequente tralascia questo fine concentrandosi maggiormente su questioni burocratiche ed economiche, in primis sulla questione tesseramenti. Ed è proprio la questione dei tesseramenti che merita di essere analizzata per comprendere cosa si celi dietro a queste infinite discussioni.

IL BUSINESS DELLO SPORT – Lo sport in Italia è uno dei rari esempi in cui le finalità sociali si conciliano perfettamente con gli interessi economici. Si perché se da un lato è socialmente importante promuovere e sviluppare lo sport nazionale, dall’altro se questo genera anche un utile la cosa non può che far piacere. Considerando i tre attori principali dello sport Italiano, ovvero CONI, Federazioni Nazionali, Enti di Promozione Sportiva e Associazioni Sportive, si assiste a una dinamica delle entrate diametralmente opposta. Se il CONI si basa per il 95% sui contributi dello stato, all’estremo opposto ci sono le associazioni sportive che basano la loro attività di promozione sportiva quasi ed esclusivamente sui tesseramenti. In mezzo, ci sono le Federazioni e gli Enti di Promozione Sportiva che attingono o che vorrebbero farlo da entrambe le parti.

IL CONI – Al vertice del movimento sportivo italiano, come ormai risaputo, c’è il CONI, un organizzazione nata nel lontano 1914 al fine di curare l’organizzazione e lo svolgimento dello sport italiano e che attualmente vede alla sua guida Giovanni Malagò il quale succede dopo 14 anni a Gianni Petrucci. Tralasciando gli aspetti legati strettamente al fine istituzionale, può essere importante riassumerne brevemente quelli più prettamente economici. Nel 2012, il CONI ha registrato ricavi per un totale di circa 438 milioni di euro. Di questi, 416 milioni, ovvero il 95%, sono derivati da contributi statali. Sul fronte delle uscite, con 263 milioni di euro, ovvero il 60% dei ricavi, i contributi per attività istituzionale sono quelli che incidono maggiormente. Tra questi, sempre nel 2012, 242 milioni di euro sono finiti nelle casse delle Federazioni Sportive Nazionali, quasi 15 milioni agli Enti di Promozione Sportiva, poco più di 3 milioni ai Gruppi sportivi militari e 2,5 milioni alle Discipline Sportive associate. Il CONI quindi non ricava risorse direttamente dal tesseramento degli atleti delegando l’argomento alle federazioni, alle discipline associate e agli enti di promozione sportiva. Considerando che ad oggi ci sono 45 federazioni, 19 discipline associate e 17 enti di promozione, quei circa 260 milioni di euro da spartirsi non sono poca cosa. 

LA FIDAL – Parliamo di FIDAL (Federazione d’Atletica Leggera) e non in generale di federazioni in quanto è l’unica federazione italiana che in parte contempla l’attività dell’outdoor running tra le sue discipline. In realtà direttamente ne contempla solo una ovvero la Corsa in Montagna ma questo poco conta con il discorso in questione. Nel 2011 la FIDAL su un totale di 19,5 milioni di euro di entrate, ha ricevuto poco più di 9 milioni di euro di contributi dallo stesso CONI, circa 1,2 milioni di euro di contributi da enti pubblici e circa 539.000 euro di entrate tra tesseramenti e affiliazioni su oltre 170.000 associati. Sempre nel 2011 le uscite complessive della stessa FIDAL hanno di poco superato i 20 milioni di euro generando quindi un passivo nella gestione. Con i contributi pubblici che in linea con la nuova spending review del governo sono destinati a diminuire, è scontato immaginare che, a parità di attività e ipotizzando una gestione già ottimale dei costi, la stessa FIDAL dovrà cercare di attingere da altre forme di entrate e che una di queste sarà inevitabilmente il tesseramento atleti.

ENTI DI PROMOZIONE – E’ vero che i 17 Enti di Promozione Sportiva possono contare su 15 milioni di euro erogati come contributi dal CONI, ma sono l’entità che ad oggi controlla gran parte della questione tesseramenti in Italia. A differenza delle Federazioni, spaziano in più discipline sportive possibili andando quindi a interagire con un ampio numero di praticanti. Tra i due enti più rappresentativi ci sono il CSEN, con circa 1.400.000 tesserati e oltre 15.000 società affiliate, e la UISP con 1.310.000 tesserati, 17.800 società sportive affiliate e 1.000 circoli. Da soli, questi due enti di promozione sportiva nel 2012 hanno ricevuto dal CONI, rispettivamente, 1,2 milioni e 2 milioni di euro di contributi. Molti Enti di Promozione sportiva sono di emanazione politica, ovvero costituiti in passato seguendo le ideologie dei vari partiti esistenti.

IL CONSUMATORE FINALE – E in tutto questo meccanismo, ovviamente, il praticante finale è doppiamente coinvolto, dall’alto e dal basso. Se da un lato, come per tutti gli altri cittadini, quindi anche quelli non praticanti, parte delle sue tasse contribuiscono al fine sociale del CONI, ovvero quello di promuovere la pratica sportiva, dall’altro contribuisce in gran parte allo stesso fine sociale per il tramite del tesseramento alle Associazioni Sportive e quindi, di riflesso, agli Enti di Promozione o Federazioni Sportive Nazionali.   

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