In arrivo Skialper 101 di agosto
Un numero da leggere tutto d’un fiato nelle vacanze
Il bello dell’outdoor è quel senso di avventura, che si può ritrovare sulle Ande come nei boschi dietro casa. Basta viverlo con lo spirito giusto. E proprio la voglia di avventura e libertà sono l’ingrediente principale del numero di agosto di Skialper (144 pagine con la sezione Up & Down, dedicata al mondo delle gare), in edicola a partire dalla prossima settimana. Un numero tutto da sfogliare (o da leggere attentamente nella versione app) durante le vacanze, per programmare le proprie gite o… decidere la destinazione della prossima vacanza.
FASTPACKING - Zaino in spalla, riserve di acqua e cibo, sacco a pelo, tenda e… via. Se si può fare in mountain bike, perché non provarlo a piedi e di corsa? Il fastpacking è l’ultima moda per gli amanti dell’outdoor. Esplorare regioni più o meno selvagge in autonomia, spostandosi leggeri e veloci. Se poi nei dintorni c’è qualche bivacco o rifugio, tanto meglio, si può lasciare a casa la tenda. Gianluca Gaggioli, nel servizio portante della rivista, spiega come preparare un’escursione dalla a alla z, senza tralasciare nessun aspetto. E nella nostra editor’s choice vi consigliamo i migliori zaini, le scarpe giuste, la tenda che non può mancare, l’abbigliamento e ogni dettaglio per vivere un’avventura indimenticabile in tutta sicurezza.
ALPINE RUNNING - Scordatevi le escursioni alpinistiche con pesanti scarponi e zaini. Su alcuni itinerari si può andare più leggeri, con scarpe grippanti e protettive, ma anche leggere e adatte a un passo veloce e a qualche tratto di corsa. Si chiama Alpine Running e noi abbiamo provato questa nuova moda di affrontare la montagna su due percorsi in Val di Susa e Val Chisone. La montagna divertente, a patto di seguire tutte le regole di sicurezza! Il servizio ha anche ‘prestato’ la bellissima immagine di apertura di Federico Ravassard alla copertina di Skialper 101.
SULLE TRACCE DI HOLZER - Lui è uno dei padri dello sci ripido: Heini Holzer. Loro sono due Guide alpine e freerider che vivono in Trentino. Un giorno, pensando alle vacanze, ecco un’idea: perché non sciamo alcune delle più belle linee aperte da Holzer, magari spostandoci da una montagna all’altra con una mountain bike? Il diario di un viaggio nella storia del ripido ma anche di un viaggio interiore.
ANTEPRIMA 2016 - Quali saranno i trend del mondo outdoor per l’estate 2016? Come ci vestiremo? Come saranno le scarpe che metteremo per andare in montagna? La fiera Outdoor di Friedrichshafen è una finestra sulla prossima estate e noi vi presentiamo le principali novità che troverete nei negozi tra un anno.
CON FEDERICA SUL GARDA - Si sta sempre più affermando come uno degli eventi di fine stagione imperdibili. Stiamo parlando della Lake Garda Mountain Race, da Malcesine al Monte Baldo. Un vertical dai dislivelli importanti che noi abbiamo voluto provare con Federica Boifava. Un percorso agonistico ma anche da affrontare in modo più turistico, con vertiginoso panorama sul Benaco e la possibilità di rientrare con la spettacolare funivia panoramica.
COME NASCE UNA SKYRACE - Una montagna dal profilo di una donna dormiente, un profilo che si tuffa sulla pianura piemontese del Canavese ma con un terreno tecnico da alta montagna. È la Bella Dormiente, silhouette inconfondibile da buona parte della pianura piemontese. Poi un giorno un gruppo di amici decide di organizzare una skyrace su questa bella montagna. E noi siamo andati con loro in ricognizione sul percorso che a settembre vedrà per la prima volta all’opera gli skyrunner.
TARTUFO TRAIL - Katia Fori ci ha guidato sul percorso del Tartufo Trail, nell’Appennino Emiliano. Un tracciato permanente, ben segnato e affrontabile anche in più tappe, alla scoperta di un angolo selvaggio di Appennino con spettacolari vedute sulla Pianura.
ANDE FAST & LIGHT - Su alcune delle vette più alte delle Ande leggeri e in velocità. Ecco la proposta di uno dei testatori della nostra Buyer’s Guide, Silvestro Franchini.
LA STAGIONE DEL RIPIDO - Ok, per gli amanti dello ‘ski de pente’ non è stata proprio una stagione da incorniciare, ma ci sono state comunque diverse ripetizioni importanti. Andrea Bormida ripercorre per Skialper il 2014/15 dello sci ripido sulle Alpi.
RUBRICHE - Perché corro come un matto e non dimagrisco? E poi, quella birretta dopo la gara mi farà bene? Cosa vorranno dire quei segni sul pendio, proprio dove scierò appena nevicherà? Ecco gli argomenti delle rubriche di agosto curate dal medico dello sport Massimo Massarini, dall’alimentarista Alessandro Da Ponte e del nostro esperto di valanghe Renato Cresta.
UP & DOWN - Non poteva he essere Tadei Pivk il ‘mattatore’ della sezione Up & Down, dedicata al mondo delle gare. Lo abbiamo incontrato subito prima della Dolomites Sky Race, una delle tante gare vinte dal più forte skyrunner del mondo in una stagione da incorniciare. Però hanno qualcosa di interessante da dire anche Pablo Barnes e Nicola Golinelli. La storia di copertina è legata all’ingresso nel mondo del trail della federazione internazionale dell’atletica leggera e delle conseguenze che potrebbe avere. E poi… tutti i reportage dalle gare, Dolomites e Skymarathon Sentiero 4 Luglio in testa, qualche anticipazione scialpinistica e tanto altro.
GIA’ DISPONIBILE SU APP - Skialper di agosto sarà disponibile nelle migliori edicole a partire da questa settimana. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare immediatamente su smartphone o tablet, è già disponibile. È sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!
De Gasperi record sul Monte Bianco
Salita e discesa da Courmayeur in 6h.45. Crolla il record di Meraldi
Dopo il recente record all’Ortles, Marco De Gasperi centra un nuovo fantastico primato salendo in 6h43’52’’ sul Monte Bianco con partenza e arrivo da Courmayeur lungo la via Ratti dal Rifugio Gonella (51,8 km e 3.750 m D+). A vent’anni di distanza dal record di Fabio Meraldi (6h45.24), un altro valtellinese doc scrive il proprio nome nella storia del Monte Bianco e dello skyrunning.
CRONACA - Partito dalla piazza della chiesa di Courmayeur (1.224 m) alle 4:30 di questa mattina, Marco De Gasperi è risalito, prima lungo la strada asfaltata della Val Veny fino al Combal (1.987 m), poi lungo la morena del Miage al Rifugio Gonella (3.071 m), quindi sull’insidioso ghiacciaio del Dôme per raggiungere il Col des Aiguilles Grises (3.811 m), il Piton des Italiens (4.002 m), la Capanna Vallot (4.362 m) e la Cresta de Bosses fino in vetta al Monte Bianco (4.810 m). Lungo lo stesso percorso di salita, ha poi fatto ritorno a Courmayeur alle ore 11:13 segnando un tempo complessivo di 6h43’52’’. A distanza di vent’anni, quindi, questo diventa il nuovo riferimento cronometrico lungo la via normale italiana della più alta cima delle alpi.
DIETRO LE QUINTE - A coordinare il progetto, con particolare attenzione agli aspetti legati alla sicurezza viste le difficili condizioni del ghiacciaio del Dôme, erano presenti lungo il percorso le guide alpine Adriano Greco, Michele Compagnoni, e Lucio Trucco, il soccorso alpino della Guardia di Finanza di Entreves e gli atleti Martin Anthamatten e Franco Collè. Ospite d’eccezione, l’alpinista russo Denis Urubko che ha assistito l’arrivo di Marco De Gasperi in vetta.
LE PRIME PAROLE - «Recentemente Fabio Meraldi mi ha dato una fotografia che ritrae un ragazzino intento a correre dietro a due campioni lungo un traverso sopra il rifugio Gonella. I due campioni erano Fabio Meraldi e Matteo Pellin, il ragazzino, invece, ero proprio io. Da quando fu scattata quella fotografia, sono ormai passati 22 anni. Era la terza edizione della Monte Bianco SkyMarathon, una gara organizzata sullo stesso percorso di questo record e vinta da Adriano Greco. All’epoca, avevo appena sedici anni e, nonostante il mio forte desiderio, non potei partecipare alla gara. Il mio sogno di indossare quel pettorale non si è potuto realizzare, prima di tutto perché quella gara non è mai più stata organizzata. Il mio sogno di ritornare sul Monte Bianco cercando di salirlo e scenderlo il più velocemente possibile, invece, si è realizzato oggi. È stata una vigilia complicata, direi alquanto agitata e nervosa. Sapevo fin dall’inizio che il riferimento di Fabio era un qualcosa d’importante e difficile da abbassare. Inoltre, le condizioni del ghiacciaio, con i ponti sui crepacci che continuavano a sciogliersi giorno dopo giorno, hanno creato apprensione anche dal punto di vista della sicurezza. Sono tanti gli amici che vorrei ringraziare oggi, accorsi qui per assistermi come in tante occasioni. Un pensiero particolare però vorrei esprimerlo per mia mamma che non c’è più. Sono sicuro che lei ha vegliato su di me, dall’alto, lungo tutto il tragitto».
Molti pensieri e dubbi hanno affollato la mia mente in questi giorni prima del tentativo di record al Monte Bianco. Chi...
Posted by Marco De Gasperi on Giovedì 16 luglio 2015
Red Bull X-Alps, ancora primo Christian Maurer
L'azzurro Durogati ancora in lotta per il podio
Ancora una vittoria per Christian Maurer alla Red Bull X-Alps: quarto successo per lo svizzero che da Salisburgo per otto giorni di fila ha camminato e sorvolato le montagne di Austria, Germania, Italia, Svizzera e Francia. Mai come in questa edizione gli avversari sono stati spesso vicini, ma alla fine ha prevalso la sua abilità e la sua tattica di volo attraverso i 10 turnpoint.
«La pressione è finalmente finita, sono molto felice», ha detto Maurer dopo l'atterraggio vicino al Golf Club di Monte Carlo appena sopra l'ultimo turnpoint di Peille. Lì il crono segna 8d 4h 37m ma per tradizione, la gara non è finita fino a quando gli atleti volano alla piattaforma galleggiante sistemata nella baia di Monaco.
Resta aperta la lotta per il podio con l'austriaco Paul Guschlbauer, il tedesco Sebastian Huber, l'italiano Aaron Durogati e i francesi Gaspard Petiot e Antoine Girard.
Conero La montagna al mare
Su Skialper di giugno-luglio un itinerario di running vista Adriatico
Il Monte Conero è la più importante punta dell’Adriatico, con gli strapiombi a picco sul mare più alti di tutta la costa (quasi 500 metri). Il suo aspetto è maestoso e, nonostante non presenti una quota elevata (572 metri sul livello del mare), merita pienamente l’appellativo di ‘monte’ per i suoi precipizi altissimi, gli sconfinati panorami che dominano da una parte la costa e dall’altra l’entroterra e per le attività di montagna che si praticano sui suoi pendii, come il trekking, la mountain bike e in parte anche l’arrampicata libera. Ecco perché su Skialper di giugno-luglio abbiamo deciso di andare a scoprirlo correndo.
PIEDI IN ACQUA - Partenza da Sirolo e subito passaggio in spiaggia a Grotta Urbani. «La brezza marina rinfresca l’aria e, come per miracolo, mi si apre davanti agli occhi uno spettacolo unico. La spiaggia ha una forma a ferro di cavallo, la ghiaia è fine e il mare ha un magnifico colore turchese. Il nostro giro continua e ci avventuriamo alla volta del Passo del Lupo» scrive Luca Parisse. Dal passo panorama mozzafiato: a sinistra la famosa spiaggia delle Due Sorelle e a destra la Costa Adriatica con Sirolo e parte dell’entroterra.
CAMALDOLESI - Si continua verso la cima del Conero passando anche dall’ex convento dei Camaldolesi, trasformato in hotel. Da non perdere una visita alla bella chiesetta di S. Pietro al Conero. Lo sguardo nella seconda parte del percorso guarda anche verso la baia di Portonovo e la città di Ancona.
NUMERI - In totale sono 10.8 km e 720 metri D+.
PERCHÈ FARLO - Emozioni di ogni genere. Dagli angoli caratteristici di Sirolo alla splendida macchia mediterranea del Conero, senza dimenticare le spiagge e la vista suggestiva dei pendii a picco sul mare. Per lunghi tratti il percorso si snoda su strade, carrarecce e sentieri ben segnalati. Bisogna fare attenzione a non sporgersi dai crinali nei pressi del Passo del Lupo e dalla balconata del belvedere sud. Richieste abilità tecniche solo nella breve salita che conduce alla grotta del Mortarolo e nel tratto forestale in discesa, che dal punto più alto dell’itinerario riporta al bivio del sentiero numero due.
GIA’ DISPONIBILE - Skialper di giugno è disponibile nelle migliori edicole. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare immediatamente su smartphone o tablet, è già disponibile. È sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!
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Stefano Ruzza, l'ultra-rocker
Su Skialper di giugno intervista a uno dei runner più promettenti
Negli occhi ancora lo stupendo settimo posto alla Diagonale des Fous. Stefano Ruzza da Busto Arsizio, basso varesotto, un piattume unico con il Monte Rosa sullo sfondo e i rumori dei jet che atterrano a Malpensa, è decisamente uno dei più forti ultra-runner italiani. Ecco qualche anticipazione.
ULTRA NATIVE - «Diciamo, in realtà all’inizio ho fatto anche qualche gara di corsa in montagna ma poi sono passato subito alle lunghe distanze».
ASPIRANTE ROCKER - «Sono un aspirante rockettaro che per caso ha scoperto di correre forte in montagna, uno che ha iniziato a correre per riprendersi dai bagordi di gioventù. Ho iniziato dalla strada, nel 2004/05, poi nel 2010 il primo trail, Feneratrail, una sessantina di chilometri. Pensavo di essere allenato invece sono arrivato a pezzi».
IL LIVELLO ITALIANO - «In Francia il trail è un fenomeno di massa, in Italia ancora sport di nicchia. In Spagna molti ultra-trailer di livello arrivano dallo skyrunning mentre tra gli italiani direi che l’unico che ha fatto la transizione è Fulvio Dapit. Secondo me c’è ancora troppa divisione a compartimenti stagni, da noi chi fa strada fa strada e chi fa trail fa trail, mentre King a Canaday negli Stati Uniti, o Rancon, che alterna corsa in montagna e trail, sono esempi interessanti di convivenza. Non mi dispiacerebbe vedere, per esempio, un Calcaterra alla Transvulcania».
KILIAN &… - «Kilian è un maestro per tutti, ma io dico Antoine Guillon perché è una persona normale che sa alternare lavoro duro e divertimento e programma sempre bene le gare».
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Steck a quota 41 quattromila
Lo svizzero salira' le 82 vette piu' alte delle Alpi in 80 giorni
Ueli Steck ci ha abituato a imprese al limite dell’impossibile. E anche quella dell’estate 2015 non è da meno… Gli 82 quattromila delle Alpi in 80 giorni, spostandosi solo a piedi e in bici… È partito il 9 luglio dall’Enagdina con Michael Wohlleben, con il quale nel 2014 ha chiuso il primo concatenamento invernale delle Tre Cime di Lavaredo sulle vie Cassin,Comici e Innerkofler. Proprio in questi giorni il giro di boa sull’Obergabelhorn, vetta n. 41… o spirito dell’avventura è raccontata dalle quattro sezioni in cui è divisa l’impresa: torta di noci engadinese, piatto di formaggio bernese, spaghetti tour e french fries. Su www.82summits.com è possibile seguire il live tracking dell’impresa. Se 1.000 km in bici e 100.000 metri di dislivello vi sembrano pochi…
Big day today with Ueli Steck as he hit the halfway point of his 82 Summits project. He did the Obergabelhorn while I...
Posted by PatitucciPhoto on Martedì 7 luglio 2015
Super test Speed Hiking
Su Skialper di giugno-luglio 15 scarpe per l’escursionismo leggero e veloce
Per speed hiking si intende un escursionismo leggero e veloce, in pratica una via di mezzo tra il trekking e il trail, prevalentemente in giornata, come dicono negli Stati Uniti, dayhiking. Attenzione però, occorre chiarire subito che lo speed hiking non è corsa! Ci può stare qualche tratto di corsetta in piano e le scarpe lo supportano, ma è un modo di affrontare la montagna più velocemente e soprattutto più leggeri, non solo per quanto riguarda le scarpe, con una camminata più rapida, soprattutto in alcuni tratti più agevoli. Su Skialper di giugno-luglio un ampio test coordinato da Alessandro Pilloni con 15 scarpe low e mid ai raggi x.
LO STATO DELL’ARTE - Nel nostro ‘test zero’ dell’anno scorso avevamo riscontrato come poche aziende avessero ‘centrato’ la scarpa giusta per lo speed hiking. Spesso i modelli testati erano scarpe da trekking tradizionale adattate all’uso e non potevano essere perfetti per lo speed hiking. A distanza di un anno possiamo dire che sono sempre di più i modelli pensati specificatamente per lo speed hiking, pur rimanendo ancora aziende che non hanno messo a fuoco la disciplina o inseriscono nel segmento delle scarpe con altre origini e storia.
LA SCARPA SPEED - Quale scarpa usare per lo speed hiking? Un modello punto di incontro tra una scarpa da trail running e una da hiking leggero. La nostra scarpa dovrà essere meno performante della prima dal punto di vista della leggerezza e delle tecnologie applicate, ma al tempo stesso più protettiva, stabile, confortevole e strutturata. Per essere più protetti rispetto al trail running.
LOW O MID? - Il tempo e il peso sono due argomenti correlati. Più lunga sarà la permanenza del nostro piede nelle scarpa (non solo per le effettive caratteristiche della gita ma anche perché non tutti siamo Kilian) e maggiore il peso, più forte sarà la necessità di avere un sostegno adeguato. In questo caso la scelta più indicata è per il modello mid piuttosto che low. Il modello mid è inoltre ideale per chi ha le caviglie delicate. Un peso da 5 a 50 grammi in più e poche decine di euro di differenza che spesso valgono la spesa.
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Lence a ruota libera
Sul numero di Skialper in edicola intervista esclusiva a Damiano Lenzi
Con Damiano Lenzi appuntamento in un bar? No meglio in un negozio di biciclette. «Mi diverto e mi alleno, meglio di così». Comincia così l’intervista di Luca Giaccone pubblicata nelle pagine di Uo & Down del numero di Skialper di giugno. Ecco alcune anticipazioni…
COPPA DEL MONDO - «La prima era davvero individuale, in questa sono entrate le gare a coppie e dunque un fattore determinante come il compagno. Di sicuro se fosse stata come l'anno passato, non l'avrei vinta, anche se una volta mi hanno fatto sbagliare strada, in un'altra ho avuto sfiga con i materiali... Ma al tempo stesso credo che il bonus delle gare LGC fosse giusto: non si possono dare 100 punti a una gara da dieci ore come la Pierra come e a una da qualche minuto. Lo ski-alp vero è quello là. E poi Bon Mardion il compagno forte per il Mezzalama c'è l'aveva, Kilian alla Pierra Menta poteva anche decidere di gareggiare con Palzer».
FUTURO - «Potrei essere diplomatico, ma nessuno ci crederebbe conoscendomi. In questo momento lo ski-alp è rappresentato dalle gare LGC, Sellaronda, Mountain Attack: prove dove ci sono pubblico, livello, attenzione mediatica e soldi. In Coppa del Mondo il livello è assoluto, ma il risalto nettamente inferiore. Quest'inverno abbiamo fatto il primo vertical in Francia alle 7 di mattina con gli impianti chiusi. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto: ‘cosa ci facciamo qui?’. Poi, è chiaro, se hai la divisa della Nazionale dai comunque il massimo, ma davvero era una gara di secondo piano e non di Coppa del Mondo. E poi c'è l'aspetto economico: faccio tredici gare di Coppa del Mondo, la vinco, ma guadagno di più se gareggio solo alla Mountain Attack e la vinco. Non dovrebbe essere così, ma preferisco vincere il terzo Mezzalama che la terza Coppa del Mondo…».
COMPAGNI - «Beh, Manny è un riferimento, qualche volta ci scontriamo, ma resta un esempio e un amico. E anche con tutta la camerata dell'Esercito i rapporti sono ottimi. Fuori dall'Italia mi trovo bene con Palzer: è uno dei nostri, genuino. Quest'estate l'ho invitato a pedalare con me nel Cuneese».
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Storie dal deserto
Su Skialper di giugno-luglio la Marathon des Sables raccontata da dentro
«Sto correndo la mia prima Marathon des Sables e sto soffrendo le pene dell’inferno. Duecentocinquanta chilometri di sabbia, ghiaia e rocce non s’improvvisano e, nonostante pensassi di averla preparata discretamente bene e con cura, questa regina delle desert run mi sta distruggendo. Da anni la seguivo leggendo gli articoli sui giornali di settore e guardando i numerosi video in circolazione, ma nel calarmici dentro in toto, come runner, ho scoperto un mondo solamente sfiorato dalle penne dei vari giornalisti che, trasportati in auto su alte dune sabbiose o negli interminabili drittoni ardenti, hanno provato a descrivere quest’inferno. Un inferno bello, bisogna riconoscerlo, attraente al punto che a distanza di giorni da quelle maledette ore di sofferenza sarei tentato di riaffrontare, ma comunque un inferno in cui non si può lasciare nulla al caso». Inizia così il racconto di Dino Bonelli dalla Marathon des Sables, su Skialper di giugno-luglio.
SULLE ORME DI OLMO - «Tutto nasce qualche anno fa quando, un po’ per scherzo e un po’ per stimolare l’amico Marco Olmo, momentaneamente un po’ sotto tono, gli propongo di continuare a correre la MDS, abbreviazione della Marathon des Sables, per almeno un altro paio d’anni fino a quando poi, nel 2015, lo avrei accompagnato io a correre la sua ventesima partecipazione».
VITA DEL DESERTO - «Il mal di schiena prova a farsi sentire anche lui, ma per fortuna desiste, e quella che normalmente è la mia debolezza diventa l’unica che non mi crea grossi problemi. I muscoli piriformi, più volte chiamati ‘quei bastardi nascosti nei glutei’, sono come dei tizzoni ardenti che non hanno intenzione di spegnersi mai. E quando dico mai, dico mai, neanche quando arrivi al campo e, prese le tre bottiglie d’acqua in dotazione, con cui si gestisce tutto il resto della giornata, serata e notte, ti sdrai sotto la tanto sognata tenda. Neanche quando gli altri muscoli lasciati in orizzontale per un po’ sembrano addirittura riprendere vita. Neanche quando il sole rovente brucia il tramonto per lasciare spazio alle fredde notti sahariane e tutto il grande accampamento si spegne delle luci che non ha mai avuto e lascia al silenzio i brividi della notte».
ZAINO SUPERLIGHT - Bonelli ha testato alla Marathon il nuovissimo zaino Desert Kat Ferrino (600 g), costruito in Cubic Tech. Fuori dallo zaino nella prima parte di gara e poi dentro, ha sistemato il materassino Superlight Ferrino (500 g). Come scarpe ha usato le nuove Mutant de La Sportiva, reattive e sufficientemente protettive, a cui ha fatto cucire una ghetta MDS comprata sul sito della gara.
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E ora… discesa!
Su Skialper di giugno alcuni consigli per correre veloci sui pendii
Qualcuno ha detto: «in discesa pure i cocomeri vanno forte». Forse non è proprio così semplice. Ciò che per molti è una fase della corsa di recupero, in realtà diviene fondamentale per la ricerca di una buona performance in gara e per il mantenimento in salute della struttura scheletrica, specialmente per ciò che riguarda le articolazioni. Ecco perché su Skialper di giugno ne parliamo con un articolo di Eros Grazioli, preparatore atletico di alcuni big.
VINCE CHI FRENA MENO - Correre velocemente anche nei tratti di discesa vuol dire spesso passare a un’ottima performance, da una soltanto discreta. Prima ancora di occuparsi di tecnica, è necessario considerare che la corsa in discesa può essere annoverata tra i cosiddetti ‘lavori cedenti’; si tratta in realtà di frenare, di ammortizzare la caduta del corpo a terra e il suo spostamento verso valle. Come succede anche negli sport motoristici… vince chi frena meno! Qui, in realtà, il telaio è il nostro scheletro e quindi sono necessari accorgimenti tecnici per fare in modo che venga sempre mantenuto il controllo della corsa, nonostante le alte velocità, magari anche su terreno sconnesso.
QUESTIONE DI PESO - Anche se parzialmente attutito dalla struttura delle scarpe, l’impatto a gamba tesa crea un’onda d’urto che si trasmette fino alla zona cervicale, tramite il bacino e la schiena, con una forza da 1,5 a 4 volte quella del peso corporeo.
CORRERE IN DISCESA - Anche se la corsa verso valle crea tensione emotiva, soprattutto per il timore di un infortunio, correre con spalle, collo, braccia rilassati è senza dubbio una scelta obbligatoria: è necessario fare recuperare alla muscolatura non strettamente coinvolta nel gesto tecnico (busto e braccia) le maggiori energie possibile. In precedenza, arrivare allo scollinamento con ancora un po’ di forze sia fisiche che mentali è certamente molto importante. La smania di buttarsi a capofitto in discesa per recuperare il tempo perso in salita, solitamente si rivela una pessima soluzione. Però anche la discesa è allenabile! Come? basta leggere Skialper di giugno.
UN LIBRO PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO - Skyrunning teoria dell’allenamento, dell’autore di questo articolo, è un manuale specifico sulla preparazione dello skyrunning. Scritto da uno dei più quotati preparatori atletici del settore, colma un vuoto e libera, una volta per tutte, lo skyrunning da quell’immagine di ‘figlio minore’ dell’atletica, con l’indicazione di esercizi e allenamenti specifici per la corsa tra i monti. Imparare a correre su ogni terreno, pianificare gli obiettivi, allenarsi per raggiungerli… diventare un vero skyrunner. In vendita su www.skialper.it/Libri a 25 euro
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Ueli Steck, the swiss machine
Su Skialper di giugno intervista esclusiva all’alpinista svizzero
Per descriverlo è stato coniato un nuovo termine: speed solo. Molti storsero il naso commentando queste sue salite in velocità nelle Alpi, in nome di una non meglio definita purezza dell'alpinismo. Smisero quando videro cosa riuscì a fare portando il suo stile in Himalaya. Stiamo parlando, naturalmente, di Ueli Steck, intervistato da Alessandro Monaci sul numero di giugno di Skialper. Un articolo corredato dalle stupende foto di PatitucciPhoto, realizzate durante l’impresa all’Annapurna. Ecco alcune anticipazioni dell’intervista…
HIMALAYA - «Ho iniziato perché avevo scalato così tante volte l'Eiger che un giorno mi sono chiesto quanto veloce potessi andare». Da una battuta, nasce una vera e propria filosofia dell’andare per monti… Però la destinazione finale era l’Himalaya. «Era interessante fare questo step anche lì: salire 2.000 metri di parete in giornata, mentre gli altri ci mettono tre giorni. Essere lenti è una cosa stupida: specialmente ad alta quota non puoi riposare, anche dormendo in realtà continui a perdere energia. Se salgo su una montagna in cinque o sei giorni, torno giù completamente esausto. Se faccio un tentativo di 24 ore ci metto due o tre giorni a recuperare. Poi meno stai a 8.000 metri e meno corri il rischio di fare errori. E infine le previsioni meteo... Per 24 ore sei certo che siano perfette, dopo tre giorni vai al 60%. E ciò vuol dire che al 40% rischi di morire».
UELI E KILIAN - «Prendi me e Kilian: lui è pazzesco! Sul Cervino ha salito 1.270 metri di dislivello in un'ora! Io non posso fare una cosa simile, ma lui non è un arrampicatore. Sulla cresta dell'Innominata, nelle parti tecniche, in un'ora ha salito solo 370 metri, mentre io su quel terreno riesco a salirne 500 o 600. Ma non c'è paragone fra le mie capacità di resistenza e le sue. C'è spazio per raggiungere il massimo, però io ora sono vecchio. Se i giovani alpinisti iniziassero un allenamento mirato, penso che potrebbero scalare (intendo parti veramente tecniche, non solo un pendio di neve) 800 metri in un'ora. L'Eiger in due ore non è impossibile! Si farà nella pausa pranzo o dopo il lavoro».
COME BONATTI - «Per me è lo stesso, come Bonatti, l’Annapurna è la fine. Mi è assolutamente chiaro che se provassi a rifarlo morirei. Non è una gara, qui c’è in gioco la vita».
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Italian friends: @skialper is featuring our Dolomites Alta Via 2 (meet @semi_rad !) & Ueli Steck Annapurna stories. pic.twitter.com/QLGcZNDoUt — PatitucciPhoto (@PatitucciPhoto) 16 Giugno 2015
Su e giu' per Bergamo
Su Skialper di giugno un itinerario di city-trail nella citta' lombarda
«Esistono tanti modi per conoscere una città. Uno di questi è farlo, letteralmente, di corsa. Visitare Bergamo in questo modo ci ha permesso di vederla con occhi diversi: le viuzze di un borgo medievale diventavano quindi un veloce single track con i polpacci bruciavano salendo una scalinata e i piedi scivolavano in curva sul pavé come nelle sky race più tecniche. A tutto questo si aggiungeva una voglia di spirito di scoperta e di contemplazione al quale chiunque vada in montagna, fosse per correre o per sciare, non può sfuggire». Inizia così il racconto di Federico Ravassard della sua esperienza ‘cittadina’ a Bergamo, sul numero di giugno di Skialper.
APP CITY TRAIL - A guidarlo è stata l’applicazione ‘Salomon Citytrail’, un’originale idea della Casa francese che si potrebbe definire un ibrido tra una normale app per il running, un navigatore gps e una guida turistica. Così, con le scarpe ai piedi e lo smartphone in mano, accompagnato da Edoardo e Margherita, è cominciata la sua piccola avventura bergamasca.
ITINERARIO - Partenza nel centro della Città Bassa, costruito nei primi del ‘900 sotto la direzione dell’architetto Gaetano Piacentini, artefice di uno stile a cavallo tra il classicismo e il razionalismo: edifici con linee semplici e, allo stesso tempo, richiami alla tradizione classica, come quelli che vediamo pochi metri dopo, correndo sotto il colonnato dell’Auditorium in Piazza della Libertà. Qualche centinaio di metri più avanti comincia la salita verso Città Alta, dove si corre lungo la spettacolare bastionata, alta fino a 50 metri, dalla quale si domina la Città Bassa e la pianura antistante le Orobie. Aguzzando la vista si vede la skyline milanese emergere dalla foschia di una calda giornata primaverile… Si tocca anche il cuore del borgo, attraverso vicoli in cui la luce fa fatica a filtrare tra le antiche case di mattoni rossi, fino a giungere nella Piazza Vecchia. Qui, in pochissimi metri, c’è di che far la gioia dell’appassionato di storia dell’architettura: la rinascimentale Cappella Colleoni si fa spazio tra le curve barocche del Duomo e il medievale Palazzo della Ragione, il più antico palazzo comunale italiano… Un trail diverso ma assolutamente da provare… per un totale di 11 km e 370 m D+.
GIA' IN EDICOLA - Skialper di giugno-luglio è disponibile nelle migliori edicole. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per acquistarlo su smartphone o tablet è sufficiente scaricare la app per iOS/Android o procedere all'acquisto direttamente in-app!
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