Da Bormio a Livigno con gli sci
Una edizione zero che potrebbe diventare anche una gara in futuro
Domenica la comunità scialpinistica dell'Alta Valtellina si è attivata facendo il primo passo verso la realizzazione di un progetto ambizioso come la traversata Bormio-Livigno in modalità skialp. Un evento voluto dall'azienda di Bormio Ski Trab, in collaborazione con il coach della Nazionale Italiana di skialp Davide Canclini e supportata dal Cai dell'Alta Valle.
Tre gruppi si sono ritrovati all'alba di domenica per seguire tre percorsi differenti: il percorso più lungo, con uno sviluppo di circa 35km e oltre 3.500 metri di dislivello si è snodato inizialmente lungo le piste di Oga fino alla Chiesetta del San Colombano, in discesa fino all'Alpe Boron, il Passo delle Pecore, Arnoga, il Passo della Vallaccia con discesa su Trepalle, un'ultima ripellata fino al Monte delle Antenne ed arrivo su Livigno dopo circa 9 ore di cavalcata.
L'ambizione è quella di organizzare un evento di portata internazionale​ coinvolgendo appassionati, guide alpine, rifugisti e atleti​ (​non solo una​ gara ma anche un percorso tracciato da poter percorrere in due ​o più ​giorni per i più umani con ​pernottamento in uno dei tanti rifugi​ collegati alla traccia​), come spiegato da​ Adriano Trabucchi​​: «L’Alta Valtellina è una terra ricca di valori dal punto di vista sportivo ed ambientale, basti pensare che a pochi minuti di auto da Bormio sono stati tracciati oltre 250 itinerari con le pelli e gran parte dei campioni dello scialpinismo, sia tra i pionieri che hanno vinto tutto quello che si poteva vincere - come Fabio Meraldi - che tra i nazionali in gara in questo periodo per la coppa del Mondo (Robert Antonioli, Michele Boscacci, Giulia Compagnoni, Andrea Prandi per citarne alcuni) sono valtellinesi doc. ​Le nostre montagne raggiungono altezze importanti e grazie anche all'apertura del Passo dello Stelvio in Alta Valtellina si può sciare per 9 mesi all'anno. â€‹È importante dare valore al nostro territorio e l'impegno che vogliamo prendere è quello di offrire un evento che possa portare pubblico, atleti, calore e passione verso uno sport e un territorio meraviglioso».
Dopo l’edizione zero del weekend scorso c'è da aspettarsi grandi sorprese per un prossimo futuro. Foto e le tracce GPS della traversata le potete trovare sulla pagina Facebook di Ski Trab.
Dal 17 al 19 marzo a Livigno il Soul 7 Day
Un vero e proprio raduno del famoso sci Rossignol, ci sara' anche Rancho
La ricetta del successo dei prodotti che diventano ‘must have’ sta anche nel senso di appartenenza che conferiscono ai loro possessori. Un senso che trova appagamento negli eventi che radunano la loro tribù. E ora anche Soul 7, il fortunato sci da freeride Rossignol, ha il suo raduno… il Soul 7 Day, una giornata che verrà celebrata in Italia, Germania, Francia e Austria e sarà un vero e proprio happening per chi già possiede un Soul 7 e magari vuole provare il nuovo modello 2017/2018 e un momento di divertimento per chi ancora non lo conosce e vuole vivere l’emozione di ‘cavalcarlo’. Un appuntamento liberamente ispirato ai raduni per bikers, con test di tutta la Serie 7 2017/2018 di Rossignol (che comprende anche i modelli Sky 7 HD, Super 7 HD e Seek 7 da skialp) musica live, panino e birra offerti a chi testerà i prodotti, avvicinamento al freeride con le Guide alpine di Livigno e tanto altro. Le date da segnare in agenda sono dal 17 al 19 marzo, dalle 9.30 alle 15.30, alla Ski Area Carosello 3000 di Livigno, presso la stazione a monte della cabinovia.
RANCHO - Special guest dell’evento uno dei massimi ‘sacerdoti’ di questo mondo, Rancho, alias Enak Gavaggio, protagonista di un fortunatissimo web show sulla neve. L’ex campione di ski cross francese, con i suoi inconfondibili baffi, sarà a Livigno venerdì 17 e sarà possibile sciare con lui. Anche le uscite di avvicinamento al freeride con le Guide alpine, sugli appositi percorsi creati dalla stazione valtellinese per un approccio sicuro e innovativo al fuoripista, sono riservate a chi prenoterà la propria esperienza.
Info: https://www.facebook.com/events/643692882498596/
Kilian 10 anni dopo
Su Skialper di febbraio-marzo un'ampia intervista a Jornet
Una cosa è certa, Kilian non dice mai cose banali. Dopo le polemiche nella tappa pirenaica della Coppa del Mondo, alcune risposte della nostra intervista, pubblicata su Skialper di febbraio-marzo, vanno rilette con ancora maggiore attenzione. A dieci anni (e centinaia di vittorie) di distanza dal suo esordio sulla grande scena dello skialp agonistico e del trail, l’atleta catalano non si è negato neppure alla domanda più scomoda che gli ha posto il nostro Fabio Meraldi. Tecnica, materiali, Olimpiadi, doping, atleti top, federazioni, un’intervista a 360 gradi assolutamente da non perdere. Ecco una piccola anteprima.
EVOLUZIONE SKIALP - «Penso che la più grande differenza sia il numero di iscritti alle gare. Prima il gap tra il primo e il decimo poteva essere di sei o sette minuti, oggi magari solo uno o due minuti. Non penso veramente che i tempi siano minori, ma ci sono più sciatori di buon livello».
COPPA DEL MONDO - «La Coppa del mondo è rimasta una nicchia. Se consideriamo le ultime quattro edizioni, tutte le prove sono state in sole quattro nazioni: Francia, Italia, Svizzera e Andorra, mentre prima il circuito aveva solo tre o quattro gare e siamo stati in Repubblica Ceca, Stati Uniti, Norvegia, Grecia… Non credo che ci sia stata una grande crescita. È importante andare in Turchia ma non capisco come possiamo continuare a non gareggiare in altri Paesi come gli Stati Uniti, la Scandinavia, la Germania, i mercati in crescita e che mandano atleti a tutte le gare. Penso che ci sia un grande potere di alcune federazioni che ‘mandano’ molti atleti alle gare e non vogliono spendere soldi nelle trasferte, ma quello che succederà è che le altre nazioni non avranno più atleti in Coppa del mondo e rimarrà un circuito dell’Europa sud-occidentale».
CAOS TRAIL - «Il problema è che la torta cresce e ognuno vuole la sua fetta, ma lo sport si divide in diversi circuiti, così le gare con tutti i più forti sono poche, a differenza dello scialpinismo. Ci sono tanti atleti di livello, ma poche opportunità di confrontarsi. Sarebbe utile che tutti si sedessero attorno a un tavolo a discutere per trovare un posto per ognuno. Gare piatte o con dislivello, lunghe o sorte, con quale livello di assistenza? Non si tratta di farsi la guerra sullo stesso tipo di competizione, ma di trovare il modo perché ognuno lavori sul suo campo, collaborando con gli altri. Oggi succede che è più importante vincere a Zegama, alla Sierre Zinal, alla Western o all’UTMB che diventare campione del mondo, perché sei sicuro che in queste gare c’è il livello top».
DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di febbraio-marzo è disponibile nelle migliori edicole e già scaricabile su app. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!
QUI LA PRESENTAZIONE COMPLETA DI SKIALPER 110
Cha faccia hanno gli allenatori di skialp?
Su Skialper di febbraio-marzo 63 ritratti
Sessantatre. Sessantatre volti, per dare una faccia agli allenatori di scialpinismo che hanno partecipato all’ultimo corso organizzato dalla FISI, a fine novembre in Val Venosta. Quando in redazione ci è venuta l’idea di mandare il bravo fotografo Ralf Brunel e Luca Giaccone a fotografare gli allenatori dello skialp riuniti in Alto Adige… è stata una di quelle idee malsane che poi, ripensandoci, ti dici: ma siamo pazzi? Sì, perché non è uno scherzo fotografare 63 volti (per fortuna che qualcuno ha marcato visita…) e lo è ancor meno farceli stare in un numero ‘umano’ di pagine della rivista. Il risultato? Ai lettori la sentenza, l’articolo è sul numero in edicola di Skialper, il 110, a pagina 82.
ISTRUZIONI PER L’USO - Nel 2016 sono arrivate importanti novità dalla Scuola Tecnici Federali (STF) con un nuovo regolamento varato a settembre: un cambiamento con l’obiettivo di allargare ancora di più la base del movimento. Così accanto all’allenatore (che deve essere Maestro di sci o Guida alpina, o entrambi) ci sono i preparatori, che possono lavorare nello ski-alp pur senza avere una qualifica precedente. A Malles, il 19 e 20 novembre, si sono svolte le selezioni per partecipare ai corsi di primo e secondo livello e a seguire i corsi stessi, dal 21 al 28 novembre. Le selezioni prevedevano una prova su percorso di gara, di discesa in pista e fuoripista e di ricerca con artva, oltre a un questionario e un colloquio. Il corso allenatori e preparatori di scialpinismo prevedeva parti teoriche e pratiche. Sui banchi si è studiato il quadro normativo della montagna e degli sport invernali, i regolamenti federali, la tutela legale, la topografia di montagna, la meteorologia e la nivologia, la preparazione dei materiali, fisiologia, test di laboratorio, programmi di allenamento, biomeccanica, metodoglogia dell’allenamento, primo soccorso, alimentazione e integrazione, pedagogia e psicologia dello sport, preparazione atletica. Sulla neve (ma anche in aula): progressione scialpinismo classica e agonistica con tecnica di salita, discesa e cambi d’assetto, autosoccorso in valanga e tecnica di ricerca, tracciatura di un percorso di gara. Nel mezzo del corso di Malles, anche una giornata di aggiornamento rivolta a chi nell’albo c’era già.
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Su Skialper in edicola il Nuovo Polverelli Minore
Un simpatico vocabolario dei termini usati da freerider e freetourer
C'è il pendio ‘antracabol’, la ‘marinanza’, ma anche i ‘Mazinga’ e la ‘pauder morta’. È il gergo della comunità italica della powder, freerider e freetourer che, in anni e anni di sciate nella polvere (o sulla crosta) ha inventato una lingua tutta sua, quella dei pauderolesi. Da più di dieci anni il Nuovo Poverelli Minore è un progetto, nato e cresciuto on-line, che raccoglie e promuove la divulgazione dei variegati termini ed espressioni lessicali che la comunità italica della neve crea e utilizza nelle proprie attività con assi ai piedi. Su Skialper di febbraio marzo ne pubblichiamo i prinicipali termini per una simpatica lettura.
IL PROGETTO - Nato nel 2006 da un gruppo di amici in seno alla sezione freeride e scialpinismo del mitico forum Fuorivia, è poi approdato negli anni seguenti su Facebook con una propria pagina ufficiale perché anche il gergo pauderoleso, come tutte le lingue, è vivo e in continua evoluzione. La sua mission è molto semplice: collezionare in forma libera e partecipata i termini metaforici e le espressioni gergali che raider e scialpinisti utilizzano nella Penisola intera. Partecipare e contribuire alla sua evoluzione e crescita è molto semplice: basta pubblicare il proprio contributo sulla pagina ufficiale del vocabolario: facebook.com/polverelli o inviare un messaggio sempre alla pagina. Condizione essenziale per l’inserimento del termine nel vocabolario è che lo stesso deve essere fornito di sintetica descrizione, in modo da permetterne la comprensione al pubblico. Chi non dispone di un account Facebook, può inviare una e-mail all’ indirizzo ilpolverelli@gmail.com. Il progetto è coordinato e a cura di Davide ‘Zeo’ Branca e Matteo ‘Teocalca’ Calcamuggi.
I TERMINI - Visto che li abbiamo citati, tra i centinaia che pubblichiamo in ordine alfabetico, eccovi il significato di antracabol, marinanaza, Mazinga e pauder morta. Antracabol: intracciabile, di solito riferito ad un pendio con pessime condizione nivologiche. Marinanza: Canale Marinelli, discesa di culto della Parete Est del Monte Rosa. Mazinga: identifica lo scivolatore da pista, vestito con accessori che lo rendono simile al noto personaggio dei manga giapponesi. Pauder morta. neve creata artificialmente. E per finire, ecco anche il Winter taleban: si definisce così lo stato umorale dello scivolatore a fine stagione; gli effetti sono depressione e nervosismo e massima intollerabilità verso l'altrui che apprezza l'arrivo del caldo e della bella stagione.
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Sempre piu' in alto
Su Skialper la storica discesa del Furggen affrontata in versione skialp
C’era una volta il Furggen, sì una delle discese mitiche di Cervinia, raggiungibile con una delle prime funivie costruite nella conca ai piedi del Cervino, che da Plan Maison puntava dritta verso il più nobile scoglio d’Europa, fino a quota 3.446 metri. Poi negli anni Novanta la funivia ha chiuso e la discesa è stata via via dimenticata. Da un paio di anni questo budello bianco tra le rocce è tornato a essere appetibile per gli scialpinisti, anche se di italiani se ne vedono ancora pochi, mentre svizzeri e turisti in arrivo da Zermatt iniziano ad apprezzare la discesa. Una scusa per andare a mettere anche noi le lamine sui 45 gradi del pendio insieme alla Guida alpina e skialper François Cazzanelli. Su Skialper di febbraio-marzo un reportage su questa interessante proposta sciistica con le bellissime foto di Stefano Jeantet.
FERRATA & SKIALP - A fare tornare di moda il Furggen è l’apertura da un paio di anni della nuova ferrata attrezzata dalla Guide di Zermatt sul versante svizzero proprio per valorizzare in ottica invernale questa fantastica traversata. Si tratta di un itinerario che lascia spazio a diverse alternative, sia utilizzando in parte gli impianti di risalita di Cervinia, sia in versione 100% human powered…
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Narvik skialp paradise
Su Skialper di febbraio-marzo un ampio reportage sulla localita' norvegese
«Dopo un’ora e mezza di salite con ramponi ai piedi e piccozza in mano, siamo nella sezione più profonda e stretta del canale, quasi in cima. È un budello con una pendenza di 40°, una larghezza equivalente a due sci o poco più e pareti alte quasi cento metri da ogni lato. Veramente impressionante, mi sento molto piccolo, anche a causa della minaccia costante della caduta di pietre». Inizia così il racconto di Mattias Fredriksson sulle infinite possibilità scialpinistiche nei dintorni di Narvik, in Norvegia. Le fotografie dell’autore, uno dei più conosciuti fotografi di montagna, rendono molto bene l’idea di quello che si può trovare se si sceglie Narvik per una vacanza sci ai piedi. Basta solo comprare Skialper di febbraio-marzo, dive pubblichiamo un reportage di 12 pagine sulla destinazione.
SEGRETO NORDICO - Solo qualche anno fa, poche persone oltre ai local praticavano lo scialpinismo da queste parti. Sciare nella Norvegia del nord voleva dire andare alle Lofoten o Lyngen, se non ci si fermava nelle zone di Riksgränsen o Kebnekaise in Svezia. Pochi turisti hanno compreso il potenziale di Narvik, ma le cose stanno cambiando. Ci vorrà tempo, però gli sciatori irriducibili stanno imparando velocemente quanto sia cool Narvik. La storia di Narvik è strettamente legata alla grande miniera di ferro a Kiruna, nella Lapponia svedese, alcune ore a est. L’esigenza di raggiungere un porto privo di ghiaccio per esportare il ferro portò alla costruzione della linea ferroviaria Ofotbanen più di cento anni fa, con il conseguente sviluppo della cittadina. Oltre che per il ferro, Narvik è diventata famosa per la Seconda Guerra Mondiale. Molte delle battaglie degli anni ‘40 sono state combattute nei fiordi attorno alla città o tra le sue case. La maggior parte delle costruzioni furono rase al suolo, ma la resistenza norvegese, con l’aiuto di truppe inglesi, polacche e francesi, la liberò, costringendo Hitler e i suoi uomini alla ritirata. Proprio sopra la cittadina si trova un comprensorio sciistico con diversi impianti e un accesso facile agli itinerari fuoripista.
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Scialpinismo, affare per donne
Su Skialper di febbraio uno sguardo sullo scialpinismo al femminile
L’amore tra donne e skialp, almeno in così grande quantità, è relativamente recente. Almeno alle nostre latitudini. È come se fosse una nuova scoperta dello skialp, una rinascita. Non possiamo nasconderlo: fare scialpinismo è tremendamente cool in questo momento nel gentil sesso. Ma perché? È vero, modella il corpo, come hanno scritto alcune riviste femminili che si sono interessate all’argomento. Basta? Potevamo fermarci qui e affrontare l’argomento in maniera così banale? Per capirne di più siamo andati in Valle d’Aosta a passare una giornata con due gruppi autocostituiti di scialpiniste. Due tribù molto diverse tra di loro, perché fare fatica in salita e divertirsi in discesa al femminile non è un’unica categoria, ma un mondo con tante sfaccettature. C’è chi lo fa per tenersi in forma e poi arriva alla montagna con la m maiuscola e chi invece parte proprio da quella, ma la vuole raggiungere contando solo sulle proprie forze e quelle delle amiche, recitando un mantra emancipatorio. Ecco, per capire cosa vuol dire skialp al femminile, lontano dagli stereotipi che noi uomini potremmo usare, abbiamo lasciato la parola proprio a loro, alla tribù delle Dynafighe e a quella delle Girls Power.
CONTA SOLO L’ALLENAMENTO - Lo scialpinismo è adatto alla donna? Per trattare l’argomento abbiamo chiesto un intervento al dottor Massimo Massarini di Vitalia Salute. Se una donna è in grado di praticare corsa e ciclismo non ci sono controindicazioni alle pelli. La fisiologia insegna che la potenza aerobica e la forza per chili di massa muscolare sono identiche a quelle degli uomini. Il fattore limitante è eventualmente costituito da una maggiore massa grassa tipica dell'organismo femminile che può farsi sentire soprattutto in salita, dove ogni chilo di adipe deve essere ‘trasportato’ dai muscoli. Anche la forza degli arti superiori è di solito lievemente inferiore. Logico quindi scegliere di tracciare meno ripido e selezionare materiali leggeri. E poi… basta leggere l’articolo su Skialper di febbraio-marzo!
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Presentata la seconda edizione della Horn Attacke
Da Bolzano al Corno del Renon il prossimo 11 marzo
Dopo il grande successo della prima edizione, con ben 330 atleti al via, di cui 182 individuali e 74 staffette, ritorna il Horn Attacke. La data è quella dell’11 marzo: una gara che metterà a dura prova i partecipanti che dovranno superare 20 km e 2000 metri di dislivello, prima a piedi, poi con gli sci. Horn Attacke prenderà il via a Bolzano e si concluderà a 2.260 metri sul Corno del Renon.
LE NOVITÀ - In occasione della presentazione alla Finstral ad Auna di Sotto sul Renon, il comitato organizzatore ha illustrato le novità dell'edizione 2017. «Visto il trend delle iscrizioni, aspettiamo 500 atleti - ha spiegato Bernd Wenter del comitato organizzatore -, anche perché sono sempre più numerosi gli atleti che si accostano a discipline quali lo speed hiking e l’uphill». La seconda edizione della Horn Attacke si terrà in ricordo e in memoria dei quattro alpinisti di Renon morti il 22 ottobre 2016 sotto una valanga sulla Gran Vedretta. «Ulrich Seebacher, uno dei quattro alpinisti - ha ribadito Günther Plattner, il presidente del Comitato organizzatore - è stato uno degli ideatori del primo Horn Attacke. All’inizio non sapevamo se continuare con Horn Attacke, poi abbiamo deciso di proseguire il suo progetto con tutta la nostra forza». Nell’occasione c’è stata la presentazione della t-shirt legata alla campagna ‘Shine Bright’: i proventi, oltre all’intero incasso al netto delle spese del Horn Attack saranno devoluti alle famiglie delle vittime.
IL PERCORSO - La prova individuale scatterà alle 9 da Bolzano e dovrà concludersi sul Corno del Renon non oltre le 5 ore e mezza, mentre le coppie partiranno alle 9.30 e dovranno restare sotto le 5 ore di gara. Da Dodiciville, dove è posizionata la partenza, si passa accanto all’Eberle, proseguendo in direzione Soprabolzano, dove terrà la classifica montagna ‘In memoria Ulli Seebacher’. Da Soprabolzano gli atleti proseguono sino a Pemmern: alla stazione a valle della Funivia del Corno del Renon, gli atleti metteranno gli sci ai piedi per salire sino al rifugio Feltuner e, quindi, ai 2.260 m del Corno del Renon. «Sono ammesse staffette maschili, femminili e miste - ha precisato Michael Lintner-. Il primo atleta percorrerà il tratto a piedi, mentre il secondo proseguirà dalla zona cambio di Pemmern con gli sci ai piedi». Iscrizioni sulla piattaforma on-line di Datasport o con il modulo scaricabile dal sito www.hornattacke.com.
Camaleonte Markus Eder
Su Skialper di febbraio un’intervista al più talentuoso freeskier italiano
«Non c’è un granché dietro a quello che facciamo e con queste parole inglesi proviamo un po’ a venderlo». Non si può dire che Markus Eder non abbia quella giusta auto-ironia che lo rende più simpatico, quel non prendersi troppo sul serio che lo avvicina ai comuni mortali. Sì, perché Markus, altoatesino, classe 1990, è probabilmente il più completo freeskier italiano: freeride, freestyle, film con curve nella powder e sulla sabbia, anche un po’ di scialpinismo, tutto gli riesce bene. Su Skialper di febbraio-marzo si è raccontato ‘a 360 gradi’ ai lettori di Skialper, dalle gare alle nuove frontiere del freeride e del freestyle, dai social media alla sicurezza. Su questo argomento abbiamo coinvolto un esperto per formulare le domande: Maurizio Lutzenberger, Guida alpina molto competente sulle tematiche della prevenzione e della nivologia.
CHI È - Nel 2010 si presenta al Nine Knights, con i più forti freestyler del mondo, e vince Big Air & Best Jibber. L’anno dopo Franz Perini lo iscrive al Red Bull Line Catcher, con il gotha del freeride. Non ci crede, non capisce come possa andare a confrontarsi con i big del freeride, lui che arriva dai park e dalla neve dura. Alla fine arriva secondo. In questi mesi le sue evoluzioni in Ruin & Rose di MPS Films vanno per la maggiore. Ha sdoganato parole come big mountain e backflip da Fazio come Kilian ha portato il trail e le imprese di Summits of my Life al grande pubblico, è atleta Red Bull, con l’inglese come lingua ufficiale sui suoi canali social e quasi il doppio dei follower di Jérémie Heitz su Instagram.
RISCHIO E ALTERNATIVA - Markus è un esempio per tanti giovanissimi in arrivo dai park e per questo, oltre alle domane e alle interessanti risposte di Markus sull’argomento e sicurezza, insieme all’articolo pubblichiamo un interessante ‘vademecum’ di Maurizio Lutzenberger su Rischio e alternativa. Sei regole fondamentali da seguire sempre prima di partire per una gita, con l’opzione di rinunciare, anzi, di crearsi un’alternativa. Perché, come scrive Maurizio Lutzenberger, «un manager senza alternative diventa un mero esecutore. Io sono sempre andato in montagna per divertirmi e per fare divertire. Andate sulla neve per divertirvi, è la qualità della neve che cambia il gioco, non l’inclinazione o l’esposizione del pendio. La montagna, qualsiasi sia la sua difficoltà, ha i suoi tempi. Il segreto sta nel trovare il momento giusto».
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Alta Badia, sci tra le rocce
Su Skialper 110 tanti itinerari ai piedi delle Dolomiti
Ora la neve è arrivata e quindi… è il momento di partire e andare a scoprire l’Alta Badia sci ai piedi. Però quando Francesco Tremolada ha scritto l’articolo per il numero in edicola di Skialper la situazione era ben diversa, tanto che l’autore ha dovuto fare un paio di viaggi sull’Etna! Francesco Tremolada è uno dei massimi esperti di scialpinismo e freeride in Dolomiti, autore di due guide che tutti i frequentatori dei Monti Pallidi con sci e pelli conoscono bene, Scialpinismo in Dolomiti e Freeride in Dolomiti. Ecco perché era la migliore persona a cui chiedere di scrivere sull’argomento per Skialper…
LONTANO DAGLI STEREOTIPI - «Provate a chiudere gli occhi e a visualizzare nella vostra mente l’immagine di una discesa con gli sci in neve fresca. Facilmente vedrete uno sciatore immerso nella polvere mentre percorre un lungo pendio aperto oppure un bosco rado in stile canadese. Queste sono di solito le immagini che rappresentano lo sci fuori dalle piste battute, sulle riviste e nelle pubblicità. Se cerco però di visualizzare nella memoria le immagini delle più belle discese percorse vedo un terreno diverso dove la neve confina con la roccia e di quest’ultima riflette il colore, valli profonde incassate tra alte pareti, stretti canali e passaggi caratteristici… che si fissano nella memoria e che non trovi ovunque! Penso che l’ambiente in cui ci si muove sia alla fine la cosa che si ricorda di più e che può anche far passare in secondo piano una qualità della neve non proprio perfetta o una situazione meteo poco favorevole. Forse per tutto questo considero le Dolomiti il più bel posto al mondo per sciare» comincia così l’articolo di Francesco Tremolada autore anche delle foto.
SCIALPINISMO E FREERIDE - Cima Puez Est e Piz de Lavarela, ma anche due proposte in chiave freeride come la celebre Val Mesdì e la Val Setus, e poi qualche dritta per i ripidisti: Valscura del Sassongher, Canale Col Toronn, Conturines - Canale Nord Ovest. Non manca nulla negli ingredienti della ricetta che Francesco propone ai lettori di Skialper. Non resta che comprare il numero 110!
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Ski touring in the Puez Natural Park under a light snowfall. The last must close the door! #altabadiaguides #k2skis #scarpaspa #haglöfs #reuschbrand #uvex #deuter #dlmt #campcassin
Una foto pubblicata da Francesco Tremolada (@proguide) in data:
Siamo tutti scialpististi
Su Skialper di febbraio-marzo si parla di risalite nelle ski area
Il nome, diciamo la verità, non ci piace molto. Scialpistismo sembra una storpiatura. Volendo c’era anche Ski alpi pista, che poi è anche la denominazione di una pagina Facebook sull’argomento. Però crediamo che scialpistismo sia al tempo stesso il nome più vicino allo scialpinismo tradizionale ma ne denoti la principale differenza: la pratica in un ambiente più ‘addomesticato’, nei comprensori sciistici. Ecco, su Skialper 110 di febbraio-marzo, in edicola in questi giorni, ne parliamo.
IL LIMBO ITALIANO - La prima considerazione da fare sull’argomento è che, come spesso accade, in Italia la legislazione sull’argomento lascia spazio a diverse interpretazioni ma allo stesso tempo a una sorta di limbo. Lo scialpistismo infatti si divide tra attività vietata o tollerata e proposte promosse e organizzate dagli stessi comprensori sciistici. La risalita in pista risulta vietata dalla legge sulla sicurezza dello sci, a meno che il gestore dell’area non la autorizzi. Anche in questo caso, però, rimane una presunzione di colpevolezza a carico del gestore. Ecco perché alcuni percorsi fresati e balisati a volte non vengono più di tanto promossi…
TANTE PROPOSTE - Detto dell’impasse legislativa (e delle proposte di modifica, anche con l’avallo della FISI), rimane il fatto che lo scialpistismo è stato decisamente di tendenza negli ultimi mesi. Sarà per la mancanza di neve in buona parte d’Italia, sarà perché tutto sommato un po’ di ‘ski-fitness’ fa sempre bene ed è più facile da approcciare per chi arriva dalle piste, ma anche volendo provare a disegnare una mappa delle località amiche di sci e pelli, con aperture delle piste serali o percorsi riservati allo skialp, non si riuscirebbe a fare un censimento completo. Si può dire che ormai ogni regione ha più poli di questo tipo… Noi comunque qualche consiglio nell’articolo che pubblichiamo sul numero in edicola di Skialper ve lo abbiamo dato e siamo anche andati a vedere di persona due esperimenti di pacifica convivenza tra pistaioli e skialper, a Gressoney, in Valle d’Aosta, nel cuore del comprensorio del Monterosaski, e a Bardonecchia. Un reportage tutto da leggere, anche se, per fortuna, ora è arrivata la neve anche fuori!
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