Arriva al cinema L’ultima discesa
Domani esce nelle sale cinematografiche italiane L’ultima discesa (6 Below), film tratto dalla storia vera del campione di hockey su ghiaccio canadese Eric LeMarque e dal suo libro (che in Italia è titolato come il film ma nella versione originale è Crystal Clear), appena pubblicato da Sperling & Kupfer. Dopo Everest, uscito nel 2015, ecco un altro film hollywoodiano che affronta le tragedie della montagna. Nel cast del film diretto da Scott Waugh (Need for Speed, Act of Valor) e realizzato con il nuovo formato panoramico Escape, troviamo Josh Hartnett (Penny Dreadful, Slevin - Patto criminale, Black Dahlia), la vincitrice dell’Oscar Mira Sorvino (La dea dell’amore) e Sarah Dumont (The Royals, Manuale scout per l’apocalisse zombie, Don Jon).

LA STORIA - Eric LeMarque (Josh Hartnett), un ex giocatore di hockey professionista, nel 2004, dopo aver causato un incidente automobilistico, fugge sulle montagne nei pressi della località sciistica di Mammoth Mountain, in California, in cerca di adrenalina con lo snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta. Durante una forte tormenta di neve, LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È completamente solo. In un primo momento il campione non si rende conto di quanto la situazione sia disperata e cerca di trovare un riparo e dell’acqua. Le sue condizioni precipitano quando è inseguito da un branco di lupi e precipita in un lago ghiacciato. Intanto Susan (Mira Sorvino), la madre di Eric, intuisce che qualcosa non va e inizia a ripercorrere i movimenti del figlio. Con l’avanzare del congelamento e la continua lotta per la sopravvivenza, Eric è costretto a mangiare la sua stessa carne, mentre la preoccupazione della madre porta a mettere in atto un disperato tentativo di salvataggio, anche se la squadra di recupero pensa che sia ormai troppo tardi. Quando Eric si rende conto dell’arrivo dei soccorsi, la sua unica chance di farsi localizzare è arrampicarsi su una parete rocciosa alta 1.300 metri, ma il suo corpo inizia a cedere. Alla fine ce la farà ma perderà le gambe.

MESSAGGIO SICUREZZA - Si può discutere sulla fedeltà del film al libro di LeMarque, che sembra essere più spirituale e racconto della rinascita di un uomo, mentre il film è basato soprattutto sull’incidente e la mera lotta per la sopravvivenza. Si può discutere, come hanno fatto alcuni giornalisti anglosassoni, sul fatto che Mira Sorvino, la madre, ha in realtà solo 11 anni in più di Josh Hartnett, che nel film interpreta il figlio (allo stesso tempo però i colleghi di lingua inglese riconoscono il realismo delle scene in montagna e la grande prova dello stesso Hartnett che si è preparato a lungo per affrontare le riprese in un ambiente difficile). Quello che emerge però è il messaggio che L’ultima discesa manda al grande pubblico, se è vero che anche per promuovere il film è stato diffuso un testo che approfondisce la tematica della sicurezza e dell’attrezzatura che non puoi mai mancare fuoripista. Le tristi notizie dello scorso fine settimana rendono di stretta attualità l’incidente di LeMarque, avvenuto nei pressi di una località sciistica. Il modo migliore per affrontare la montagna e la neve in sicurezza, dopo essersi informati sulle condizioni atmosferiche e del manto nevoso, è uscire sempre con la giusta attrezzatura, anche a due passi dalle piste, anche se può sembrare esagerato. Artva, pala, sonda, ma anche casco, cellulare carico, eventualmente Avalung o zaino airbag sono compagni salvavita. E poi è fondamentale sempre informare qualcuno della propria attività. Regola che vale anche per il grande outdoor estivo, come pure quella del telefonino. Se L’ultima discesa sensibilizzerà qualcuno dei frequentatori meno esperti della montagna, ben venga. Se poi qualcuno vorrà leggersi anche il libro, scoprirà una storia di speranza anche nel buio più assoluto di una vita precipitata nel vortice della droga. Una storia di rinascita, a ben vedere come quella di A un soffio dalla fine, scritto dal patologo americano Beck Weathers - al quale si è ispirato il regista di Everest - che dopo essersi salvato ha scoperto di avere perso tante cose (una mano, parte del naso…), ma di avere recuperato la sua famiglia e una vita che stava uscendo dai binari.

Mammut Elements, quattro clip per raccontare il rapporto degli atleti con la neve
Lo senti ancora il richiamo della natura? È questo lo spirito del progetto Mammut Elements, quattro cortometraggi nei quali gli atleti italiani Mammut - Mattia Felicetti, Martin Dejori, Alex Walpoth, Filip Schenk e Michael Piccolruaz – raccontano il rapporto con il ‘loro’ elemento.

RUMORE BIANCO - «Un fiocco di neve riecheggia come il silenzio sul silenzio. Mille sfaccettature e la solita reazione di stupore veste il paesaggio, arricchisce il mio sguardo e rapisce la mia mente. Quel silenzio rallenta il tempo e lo fa suo. Io sono ospite della montagna: busso e mi ci immergo. Energia e polvere. Annego in quei fiocchi, cavalcandone la perfezione». Il primo episodio, Rumore Bianco (White Noise) racconta l’atleta Mattia Felicetti, maestro di sci della Val di Fiemme e atleta del Freeride World Qualifier. Anzi forse sarebbe più corretto dire che è lo stesso Mattia a raccontarci il suo elemento, fondendosi in esso, nello stesso modo in cui i fiocchi di neve si sciolgono nell’acqua che una volta che vi si appoggiano. Scientificamente il White Noise identifica una certa frequenza dell’udibile, una frequenza talmente particolare da collegarsi per una frazione di tempo e spazio con la stessa con la quale la neve cade e dipinge il paesaggio a proprio piacimento. È chiamato bianco per analogia con il fatto che una radiazione elettromagnetica di simile spettro all'interno della banda della luce visibile apparirebbe all'occhio umano come luce bianca, come la neve appunto. Lo stesso Mattia dice: «Ho iniziato a sciare a tre anni e a fare gare a sei. L’amore per lo sci in neve fresca è scattato immediatamente, tanto che il mio maestro di sci di allora faceva fatica a tenermi a freno. La passione per la montagna è andata a evolversi in altri sport come l’arrampicata e highline, ma lo sci è sempre stato parte inscindibile del mio essere».

Mammut Elements è un progetto 100% made in Italy. Il tutto viene raccontato con la voce di Ivan Pavlovic e le immagini del film-maker Matteo Pavana e del fotografo Thomas Monsorno.

È Igone Campos la vincitrice del contest Mountopia di Dynafit
Scoprire i paesaggi selvaggi dell’Alaska sia sugli sci da alpinismo che con le scarpe da running. Questa la mission della ventiseienne spagnola Igone Campos, vincitrice dell’edizione 2018 del contest What’s your Mountopia? Promosso da Dynafit con i partner Gore e PrimaLoft. Igone era una delle dieci finaliste e ha conquistato sia la giuria tecnica che la community. La spagnola progetta di trascorrere diverse settimane negli Stati Uniti in primavera e nell’estate del 2018, per scoprire il territorio, a volte da sola, in altri momenti in compagnia di un amico, senza mai perdere di vista l’obiettivo ultimo del suo viaggio: la scalata dei 6.190 metri del Denali, il monte più alto del Nord America, una delle famose Seven Summits. Dynafit e i partner Gore e PrimaLoft sosterranno il progetto dell’insegnante mettendo a sua disposizione budget e attrezzatura idonei all’avventura. L‘atleta Dynafit Javier Martín de Villa le starà accanto con la sua esperienza e i suoi consigli per un allenamento efficace.
INZIATIVA DI SUCCESSO - Circa 500 partecipanti da 26 diversi Paesi hanno risposto all’appello presentando i loro progetti. Dopo la prima selezione da parte della giuria tecnica i dieci finalisti si sono contesi per dieci settimane, fino all’8 gennaio, i voti della community digitale, mostrando con l’aiuto di immagini e video tutta la loro motivazione e la strada verso il proprio sogno. Nella prima edizione era stato l’americano Christopher Mohn a vincere e portare a termine con successo la sua Mountopia, la Tenzing Hillary Mount Everest Marathon.
E NEL 2019? - Mentre Igone Campos si prepara per l’Alaska, Dynafit è già pronta a lanciare la prossima edizione di Mountopia. Il 14 maggio si apriranno le iscrizioni, questa volta con modalità diverse. Nell‘estate 2018 per la prima volta sarà Dynafit, al motto Your Mountopia is our mission a presentare un progetto per il quale gli utenti potranno candidarsi. Tutte le informazioni, e naturalmente, la Mountopia, saranno rese note in aprile.
A questo link il film che racconta la Mountopia di Christopher Mohn
Ecco i vinvitori del Blogger Contest 2017
Si è appena chiusa la sesta edizione del Blogger Contest di Altitudini.it, un contest letterario/artistico del quale Skialper è partner. Erano 60 le unità multimediali ammesse (su un totale di 67 candidature complessive). Tra tutte le opere sono stati selezionati 27 autori che hanno concorso per la fase finale (comprese 5 audiostorie, la novità di questa edizione). Durante il mese di dicembre 2017 sono state esaminate le 27 unità multimediali finaliste da parte della giuria di premiazione composta da Sandro Campani (scrittore e camminatore), Ida Harm (artista, pittrice e fotografa), Fabio Palma (alpinista), Silvia Boschero (giornalista e conduttrice radiofonica ) e Lea Nocera (autrice radiofonica e blogger). La giuria attraverso l’applicazione di quattro criteri di giudizio (coerenza al tema del concorso; qualità del testo o dell’audiostoria; qualità delle immagini; qualità del blog personale), ha decretato vincitori.
COSA È - Da sei anni la redazione di altitudini.it organizza un confronto nazionale fra blogger, o meglio tra chiunque per passione o professione scrive su un proprio diario digitale o su una rivista online. Ad oggi vi hanno partecipato oltre 300 autori. Ogni anno viene proposto un tema (quest’anno il tema era Liberi di sbagliare, preso dal celebre racconto Ferro di Primo Levi in cui l’autore descrive l’esperienza vissuta in montagna con Sandro Delmastro come «la carne dell’orso») e il blogger è invitato a presentare una unità multimediale (un testo di 600 parole, tre foto e il blog dove normalmente scrive) che verrà valutata da una giuria. Per questa composita natura il Blogger Contest non è assimilabile a un concorso letterario e infatti la giuria valuta tutti i contenuti dell’unità multimediale assegnando ad ognuno specifici punteggi. Ma indipendentemente dalla classifica lo spirito del Blogger Contest è di far emergere dalla vastità della rete, esperienze e pensieri in forma di racconti e di creare una connessione fra persone che coltivano la medesima passione per la scrittura, non solo online.

I VINCITORI - Al primo posto Eva Toschi con Sopravvivenza, seguita da Marco Battistutta con White Out e da Saverio D’Eredità con Due Solitudini. È stata inoltre premiata l’audiostoria La Volta Armata di Gianluca Stazi.
LE MOTIVAZIONI - «C’è una tensione che accomuna i tre racconti premiati, e altri molto belli fra quelli pervenuti - ha detto Sandro Campani, presidente della giuria ‘racconto breve’ -. Una tensione che scaturisce dalla messa in gioco di se stessi, nella Natura: la necessità di fidarsi dell’incerto, di accollarsi responsabilità a cui si teme di non poter far fronte, ma che pure non si possono evitare; e allora è come se qualcosa di cui non sospettavamo la presenza in noi, venisse in soccorso; uno sguardo di un altro livello, lucido, rarefatto, ghiacciato, forse incosciente. Non si tratta semplicemente di avventura: lì stava forse la difficoltà del tema scelto quest’anno per il contest, e i partecipanti, spesso con risultati notevoli, hanno accolto la sfida, travalicando l’avventura, o la disavventura, per arrivare a un punto in cui, sospesi, ci si specchia nei propri limiti, ci si soppesa, e ci si trova mancanti, e si trovano le forze per passare oltre; il corpo si blocca, le mani agiscono da sole; si diventa osservatori di se stessi, e si vede se stessi, quasi con stupore, andare oltre - e quando il pericolo è scampato, ci accorgiamo che siamo stati più consapevoli di quanto avessimo creduto: ecco il sapore della carne dell’orso».

«Per la prima volta il Blogger Contest ha incluso le audiostorie tra le opere candidabili. Audiodoc, l’associazione italiana di audiodocumentaristi, ha accolto con favore e grande interesse questa decisione della Redazione Altitudini - ha detto Leo Nocera, presidente della giuria ‘audiostorie’ -. L’utilizzo di materiali sonori, il ricorso allo strumento audio e la scelta di usare suoni e voci per le narrazioni, anche grazie alla diffusione della strumentazione tecnica e alle possibilità offerte dalla rete – arricchiscono oramai i siti web e i blog; Altitudini, scegliendo di integrare questo formato, mostra di seguire con attenzione l’evoluzione dei blog e dei siti web, valorizzando il racconto nelle sue diverse forme, non più solo attraverso immagini e scrittura. Al concorso sono state presentate cinque audiostorie, un numero di gran lunga inferiore rispetto alle storie scritte che però sulla base di diverse considerazioni - novità del concorso, specificità del tema, maggiore complessità dal punto di vista tecnica e minore possibilità di improvvisazione - lascia comunque pensare a un esperimento riuscito, da ripetere e promuovere nelle edizioni successive».
PREMI SPECIALI
Premio Skialper
Matteo Pavana / ALDO
Vincenzo Agostini / PARETE SUD
Angelo Ramaglia / LA STORIA DI E E T
Premio special Adventure Awards Days
Alessandra Longo / LIBERA I PIEDI, LA MENTE SEGUIRÀ
Federico Rossetti / LIBERI DI SBAGLIARE, LIBERI DI (NON) VOLARE
Francesca Nemi / QUELLA TRAGEDIA CHE PORTI CON TE
Premio speciale SALEWA Get Verical
Mariolina Cattaneo / IL GIORNO DELLA MARMOCCHIA
Premio AKU
Carmine De Ieso e Alessio Salvini (Centro Sperimentale di Cinematografia, Abruzzo) / LA PARETE NORD DEL MONTE CAMICIA
Valle dell'Orco Outdoor Destination
su Skialper 113 un ampio reportage sul versante piemontese del G. Paradiso
«Se state cercando una località fighetta dove andare a bere uno spritz a fine giornata, mi spiace, siete finiti sull’articolo sbagliato. Se vi piacciono le falesie plaisir con gradi farlocchi, di nuovo, mi spiace, ma andate da un’altra parte. Se vi piace il trail da passerella, dove si va a correre su sentieri balcone sfoggiando l’ultimo completo di Kilian… inutile dirlo, ma qui contano solo le gambe, quando si tratta di attraversare valloni deserti sul filo dei 3.000 metri. La Valle dell’Orco è
un posto per quelli a cui piace trovare lungo in parete con le gambe che tremano mentre le mani cercano il friend giusto da piazzare; per quelli che agli apericena sul lungolago vestiti da boulderisti preferiscono i rifugi in quota o le piole dove non bisogna temere l’aglio nelle acciughe al verde; per quelli che si scaldano a leggere i libri di storia dell’alpinismo, perché una parte di essa ha trovato su queste pareti il suo palcoscenico; per quelli per cui andare a correre significa
ravanare in una pietraia. Insomma, la Valle dell’Orco chiede ed elargisce sincerità». È racchiusa in questa frase di Federico Ravassard l’essenza di una vacanza nella outdoor destination piemontese che ha in Ceresole Reale il centro nevralgico e della quale parliamo sul numero di agosto-settembre di Skialper.
NUOVO MATTINO E ROYAL ULTRA - Assieme ad altre valli piemontesi quella dell’Orco è stata una dei teatri dove l’alpinismo italiano ha vissuto la rivoluzione del Nuovo Mattino negli anni ’70, l’equivalente piemontese degli arrampicatori hippie che in Yosemite sostenevano l’arrampicata libera, tanto nello stile in parete quanto in quello di vita: scala pulito, non piantare chiodi, non stressarti. Di qui sono passati tutti i grandi. E poi vogliamo dimenticare lo skyrunning? La Royal Ultra Skymarathon (55 km e 4.141 m D+), già gemellata con il Trofeo Kima, è entrata a far parte nel 2017 dell’Olimpo delle corse che contano: insieme alla Tromsø Skyrace, in Norvegia, e alla Glen Coe Skyline, in Scozia, è una delle tre tappe del circuito delle Skyrunner World Series nella categoria extreme, la più tosta. Più di 50 chilometri dal lago di Teleccio a Ceresole, conditi da cinque valichi (di cui due sopra i i 3.000 metri) su un percorso che, a differenza di altre sky, è tutt’altro che forzato, dal momento che si utilizza la rete delle strade reali di caccia dei Savoia. Il nostro Federico ne ha parlato con l’organizzatore Stefano Roletti e con la regina (cinque vittorie), la guardiaparco local Raffaella Miravalle. Oltre a percorrere qualche tratto con un altro local, Andrea Michelotti.
DUE RUOTE - Con Ivan Cesarin, titolare del negozio di sport Grimpeur di Ciriè, invece, Federico è salito in bici al Colle del Nivolet. A detta sua, assieme al Ventoux e all’Iseran, è sul podio delle più belle salite d’Europa. Perché? Non resta che leggere Skialper di luglio-agosto…
Il sogno dei gemelli Dematteis
Il record del Monviso: appuntamento l'8 settembrea
‘Abbiamo un sogno. E vorremmo realizzarlo insieme a tutti voi’: così un post apparso sulla pagina Facebook Gemelli Dematteis, ovvero il profilo ufficiale di Bernard e Martin. Il sogno è la sfida al Re di Pietra, il Monviso. E a un record che dura ormai da quasi 31 anni: quello di ascesa, dalle sorgenti del Po a Pian del Re fino alla vetta, stabilito nel 1986 da Dario Viale e rimasto finora imbattuto. ‘Oggi è venuto il tempo di una nuova sfida. Noi siamo pronti’, scrivono ancora i Gemelli, annunciando ufficialmente la data in cui tenteranno l'impresa: venerdì 8 settembre 2017. ‘Vorremmo che foste in tanti a sostenerci lungo i 1.821 metri di ascesa da Pian del Re fino alla cima del Viso. Vorremmo, quel giorno, fare anche una festa tutti insieme, per celebrare la Montagna e lo Sport, nel rispetto della Natura’, aggiungono.
La volontà, infatti, è di dare vita a un grande evento ai piedi del Viso, permettendo ai tanti appassionati di seguire da vicino e dal vivo le emozioni di Bernard e Martin. Per questo è stato costituito un apposito Comitato denominato "Record Ascesa Monviso" ed è partita una raccolta fondi su internet, appoggiandosi alla celebre piattaforma italiana di crowdfunding Produzioni dal Basso. Cliccando sul link https://www.produzionidalbasso.com/project/record-di-ascesa-al-monviso-dei-gemelli-dematteis/ è infatti possibile, per chiunque, dare il proprio contributo all'organizzazione e alla riuscita dell'appuntamento a Crissolo.
Si va da un supporto simbolico e morale (con 10 euro è infatti possibile ‘adottare’ uno dei 1.821 metri di dislivello che i Gemelli dovranno percorrere in meno di 1h48'54" se vorranno battere il record di Viale) fino a forme di sostegno che prevedono l'omaggio di una t-shirt tecnica Adidas autografata dai due campioni e di un poster celebrativo dell'evento in tiratura limitata.
‘Ci stiamo allenando duramente, in questo periodo, puntando ai Mondiali di fine mese, ma per noi, nati e cresciuti sulle pendici del Re di Pietra, il record di salita sul Monviso ha un richiamo ineguagliabile - commentano Bernard e Martin - Speriamo quindi di poter contare sul sostegno di tutti, in questi due mesi oltre al giorno dell'evento, per poter vivere davvero insieme questo sogno, diventando tutti protagonisti dell'impresa, con un cuore solo’.
Kurz, l'eta' d'oro dello scialpinismo
Su Skialper di giugno-luglio un interessante ritratto di Giorgio Daidola
LA VITA - Marcel Kurz nasce a Neuchâtel nel 1887. È suo padre Louis, insegnante di violino e noto alpinista nonché autore di carte e guide del Monte Bianco, a trasmettere al figlio la passione per la montagna. A undici anni compiono insieme la prima al Grand Darrey (3.515 m). La famiglia Kurz possiede uno chalet a Saleina, campo base ideale per esplorare le Alpi del Vallese. Marcel inizia lì a fare seriamente scialpinismo, nel 1907, effettuando la prima salita invernale con gli sci del Grand Combin, insieme al professor François Frédéric Roget di Ginevra (autore del famoso e raro volume Ski runs in the high Alps del 1913) e alla guida Maurice Crettez. Per la verità gli sci vengono lasciati ai piedi del Col du Meitin (3.426 m). Laureatosi ingegnere topografo, nel 1913 inizia a lavorare per l'Ufficio Federale di Topografia. Nel 1921 partecipa, con la moglie Lilette Morand, a una spedizione al Monte Olimpo in Grecia, dove scala l'inviolato Trono di Zeuss e redige una pregevole monografia e una cartina. Nel 1922 lascia l'impiego sicuro per dedicarsi anima e corpo alla montagna, alla redazione di carte e di guide come libero professionista.
SPEDIZIONI - Una scelta non facile che gli permette però di organizzare spedizioni in Nuova Zelanda con Ned Porter nel 1926/27, con salite al Tasman e al Cook, e in Himalaya con Günter Dyhrenfurth nel 1930. In questa spedizione, che ha come obiettivo il Kangchenjunga, Kurz realizza la prima carta dettagliata della zona e raggiunge la massima altitudine di quegli anni: la vetta del Jongsong Peak (7.459 m). Gli sci non mancano mai nel suo bagaglio di grandi viaggi. Purtroppo però, a causa di una caduta da cavallo nella fase iniziale della successiva spedizione di Dyhrenfurth, in Karakorum, del 1934, non può dividere con l'amico Piero Ghiglione la vetta del Golden Throne (7.250 m).
DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di giugno-luglio è disponibile nelle migliori edicole e già scaricabile su app. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!
Come diventare campione del mondo di freeride
Su Skialper di giugno-luglio un ritratto-intervista di Leo Slemett
«Non era tanto alto, era magrolino e sembrava una via di mezzo tra tutte le categorie, non si capiva se fosse un climber o un runner, si percepiva che era uno sciatore più che altro per via delle felpe che indossava. L’unica cosa certa era che doveva ancora mettere su un po’ di massa e di muscoli e anche di ciccia, insomma peso. Aveva delle gambe sottili e lunghe, nodose: lo avevo visto andare in giro con dei bermuda corti e le sue gambette pelose me lo ricordo». Il personaggio in questione, nella prosa di Emilio Previtali, è Leo Slemett, vincitore del Freeride World Tour 2017. Su Skialper di giugno-luglio un simpatico ritratto con intervista.
EXPLOIT - «Da oggi in avanti - continua Emilio Previtali nell’articolo su Skialper - non potrò più neanche chiamare Leo sbarbato. L’altro ieri, a Verbier, ha vinto il Freeride World Tour, è diventato Campione del Mondo di Freeride. Sì esatto, lui, quel ragazzino silenzioso e modesto con le gambe magre e pelose. Quello che parla poco e fa i fatti. Chapeau, bòcia. Il mondo è tuo».
METODO SLEMETT - «Per cominciare ho cercato di capire come funzionava - ha risposto Leo a una domanda di Emilio -, semplicemente seguendo il tour e puntando a essere nei primi dodici della classifica per poter arrivare in finale a Verbier, ci sono riuscito quasi subito. Il freeride è uno sport di stile e di valutazione da parte dei giudici, come la ginnastica, si è trattato all’inizio di capirne la dinamica e il funzionamento e quindi i margini di progressione. In più serve imparare a essere a tuo agio e sicuro in montagna e qui sono stato aiutato e seguito, ho imparato pian piano. Poi mi sono posto l’obiettivo di vincere il circuito del FWT e diventare campione del mondo, anche se ero il più giovane del tour, è quello a cui ho sempre puntato, da subito». He did it…
DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di giugno-luglio è disponibile nelle migliori edicole e già scaricabile su app. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!
Egloff da record anche sull'Elbrus
4 ore e 20 minuti per la salita e discesa
Dopo l’Aconcagua, ecco un altro record di salita e discesa dell’ecuadoregno Karl Egloff che ieri, nell’ambito della Red Fox Elbrus Sky Marathon, è salito e sceso in 4 ore e 20 minuto, contro le 4 pre e 38 minuti del precedente record di Vitaly Shkel. sulla vetta russa dei Caucaso. La gara in realtà arriva sulla cima, a quota 5.642 metri, ma Egloff si era accordato con l’organizzazione per essere cronometrato anche in discesa, fino a quota 2.450. Egloff, che detiene, oltre a quello sull’Aconcagua, anche il record del Kilimanjaro, è riuscito dove Kilian ha dovuto arrendersi a causa delle condizioni meteo troppo estreme e anche ieri si sono toccati i meno 28 gradi.
Alta quota
Qualche utile indicazione per l'allenamento
Le squadre che sono impegnate nelle classiche di fine stagione sono nella fase finale della preparazione e quindi impegnate nella rifinitura dell'allenamento in vista della competizione. Una delle pratiche più diffuse in questo periodo è quella di andare ‘a fare quota’ sopra i 3000 metri. cercando di pernottare in rifugio passando 2-3 giorni dormendo ed allenandosi in altitudine. Ma siamo sicuri che questa strategia sia effettivamente utile al miglioramento della performance?
Per farlo, ragioniamo su quanto accade al fisico salendo ad altitudini elevate.
OSSIGENO DISPONIBILE - All'aumentare della quota, la pressione di O2 nell'aria cala di circa il 10% ogni 1000 metri, quindi a 3000-3500 metri. si potrà disporre del 25% di ossigeno in meno rispetto a quanto succede tra i 1500 ed i 2000 metri.
Questa differenza costituisce un limite alla prestazione che risulterà pertanto diminuita in termini di velocità ascensionale. Si può quindi ipotizzare che, a parità di tipologia di salita, uno scialpinista che salga a 1200 m/h si ritrovi a salire a circa 900-1000 m/h su percorsi al di sopra dei 3000 metri.
La frequenza cardiaca a parità di velocità sarà maggiore perché il cuore deve far fronte alla scarsità di ossigeno portando ai muscoli una quantità maggiore di sangue. Inoltre, eventuali fasi ad intensità sopra soglia richiederanno un tempo più lungo per essere recuperate. La ventilazione, sia in termini di frequenza che di profondità del respiro, sarà aumentata per fornire il maggiore apporto possibile di ossigeno ai muscoli. Anche la diuresi sarà maggiore e ciò comporterà una significativa perdita di liquidi che dovrà essere compensata da un'adeguata idratazione con bevande ipotoniche che verranno velocemente assorbite dallo stomaco.
ADATTAMENTO ALLA QUOTA - Numerosi lavori scientifici hanno valutato gli effetti dell'adattamento all'altitudine. Tutti concordano sul fatto che per ottenere delle modificazione ematiche, aumento dei globuli rossi, sia necessario vivere per 2-3 settimane a quote superiori ai 2000 metri. Questo è infatti il lasso di tempo necessario all'organismo a mettere in atto gli adattamenti fisiologici. Detto ciò, è evidente l'inutilità di passare 1-2 notti dormendo in un rifugio al di sopra dei 3000 metri e allenandosi al di sopra di questa quota. Meglio scegliere di riposare più in basso, diciamo a 2000 metri, e di allenarsi fino a 3500 metro, freschi e riposati. Durante queste uscite si prenderà confidenza con le reazioni del fisico alla quota e ci si abituerà ai ritmi da tenere in gara. Inoltre la relativa ipossia stimolerà le cellule muscolari ad utilizzare al meglio l'ossigeno. Sarà importante mantenere il più possibile un ritmo aerobico evitando accuratamente intensità sopra soglia.
Teniamo infine presente che nei giorni seguenti l'allenamento in quota si dovrà scendere sotto i 1000 m. per svolgere sedute di lavoro aerobico di recupero a bassa intensità.
DISPONIBILE SU APP SKIALPER 111
Un numero ricco di proposte con gli sci e le scarpe da trail
La primavera è quel tempo sospeso tra i rigori dell’inverno e i primi tepori estivi, tra neve e prati in fiore. E anche il numero 111 di Skialper, di aprile-maggio (6 euro, 160 pagine), disponibile su app per dispositivi iOS e Android e a breve nelle migliori edicole, rimane in bilico tra le proposte con sci e pelli e quelle che strizzano già l’occhio al trail e alla montagna verde. A partire dalla copertina, dedicata ad Anton Krupicka, un personaggio che non passa certo inosservato, e ambientata a Chamonix in piena estate, con il Monte Bianco che si specchia in un lago alpino.
BENVENUTI AL SUD - È la storia portante del numero: 20 pagine dedicate ad Abruzzo e soprattutto Basilicata. Non un semplice reportage turistico ma un vero e proprio racconto on the road, alla (ri)scoperta del sud, della sua ospitalità e di quel senso ancora genuino dello sci di montagna. Emilio Previtali e Federico Ravassard hanno percorso duemila chilometri in van per andare alla scoperta di nevi e genti del Meridione, da Ovindoli e dalla Majella, fino al Pollino e al Sirino. Stefania, Angelo, Vito, Pasquale, Fabio, Fabrizio sono solo alcuni dei nomi delle persone incontrate. Un viaggio nato da un post sui nostri social media che ha prodotto centinaia di risposte e inviti e, paradossalmente, un viaggio reale e poco ’social’ perché spesso nei luoghi del reportage non c’era campo. Venti pagine di racconto con la prosa inconfondibile di Emilio Previtali e le meravigliose fotografie di Federico Ravassard. Da leggere, rileggere e conservare.
ANTON KRUPICKA 2.0 - L’immagine è inconfondibile: runner statunitense con la folta chioma e a torso nudo. E anche per questo Anton Krupicka ha attirato l’attenzione ben oltre il mondo del trail running e ogni sua trasferta europea è ricca di selfie e fan. Ma chi è veramente Anton Krupicka? Damiano Levati, noto fotografo, film maker e story teller, ha passato diverse giornate con il runner americano in Colorado, a Chamonix e sulle Dolomiti e, oltre a deliziose fotografie, è riuscito a tracciare un ritratto ben oltre l’apparenza di un personaggio mai banale.
SKIER’S HAUTE ROUTE - Da Andermatt a Engelberg: la Urner Traverse è meno conosciuta di altre haute route svizzere ma è anche quella più interessante dal punto di vista sciistico. Dalla penna di Anthony Bonello, che ha realizzato anche un bel film sull’argomento per Salomon Freeski Tv, e dall’obiettivo di Mattias Fredriksson, un reportage da leggere per programmare un viaggio nel cantone di Uri.
BERNER OBERLAND RIPIDO - Sud ed est del Mönch, ovest del Gross Fiescherhorn. Tutte discese di ripido nel santuario d’alta quota della Jungfrau, tutte vicine, realizzabili in tre giorni. Una proposta di fine stagione con i fiocchi, con i consigli della Guida alpina Mauro Soregaroli e le foto del globetrotter tedesco Christian Penning.
XANAX - Tranquilli… non è il noto medicinale, ma un gruppo di simpatici personaggi che praticano diversi sport, tra i quali anche lo skialp. Non stiamo parlando di una società sportiva, ma di un manipolo di persone con finalità goliardiche. Con loro siamo stati a pellare e ne è uscito un reportage molto simpatico. C’è anche la foto della loro sede… che è molto particolare.
ROTTA PER CASA DI ZEUS - Chi l’avrebbe detto che a Creta si scia e anche bene? D’altra parte sulle montagne dell’isola greca è nato anche Zeus. Cinque donne, cinque collaboratrici di Dynafit, si sono impegnate in una traversata delle due principali catene dell’isola, su neve che sembra zucchero, con cime tondeggianti circondate da mare e nuvole. Le foto di Dan Patitucci mettono proprio voglia di andarci sull’isola di Zeus e il racconto di Emy Leitner, tra rifugi deserti, locande freddine, lauti pasti e personaggi local molto interessanti fa il resto.
UNA LETTURA DIVERSA DEI MONDIALI - Una manifestazione sportiva per unire le valli, non con le seggiovie ma con la volontà degli uomini. Abbiamo voluto affrontare così, oltre la cronaca, i Mondiali di scialpinismo di Alpago-Piancavallo, un successo organizzativo e di spettatori. Lo abbiamo fatto con una riflessione sui luoghi e sullo skialp agonistico di Simone Favero e con le splendide foto di Stefano Jeantet.
RITMO VELENOSO - Molti conosceranno la gara, La Velenosa, 14 chilometri e mille metri positivi a Bolzano Bellunese. Il percorso nervoso, perfetto da affrontare in primavera, tra tronchi trasformati in sculture, canyon ricoperti di muschio e bei boschi, è anche un itinerario sempre tracciato. E noi siamo andati a scoprirlo con le belle foto di Roberto De Pellegrin.
LA FABBRICA DEL LAVORO - Tre milioni d’investimento, 22 tecnici specializzati che hanno ritrovato il gusto di fare - bene - quello che hanno sempre amato fare. È questa la bella favola di Montura Footwear, che dalla scorsa stagione produce e commercializza le scarpe del noto marchio di abbigliamento.
PREVIEW - Ad Andorra abbiamo provato in anteprima i nuovi scarponi Raceborg, Sytron e Synchro di La Sportiva, inoltre presentiamo tutte le novità firmate Movement, compreso lo scarpone Alp Tracks.
OUTDOOR RUNNING - Per una volta la sezione Up & Down, dedicata al mondo delle gare, diventa un annuario del vecchio Outdoor Running con un calendario completo di tutte le manifestazioni di trail, skyrunning e corsa in montagna e oltre 30 gare presentate e approfondite.
DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di aprile-maggio sarà disponibile nelle migliori edicole nei prossimi giorni ed è già sull’apposita app per dispositivi mobili. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!
TransRosa Speed Tour, non solo ski-alp
Sul tracciato Champoluc-Gressoney-Alagna
TransRosa Speed Tour è il nome di un’iniziativa che vedrà tre scialpinisti (Riccardo Barlaam, Flavio Saltarelli e Stefano Forcella) affrontare nei prossimi giorni, senza l’uso di impianti, la traversata andata e ritorno Champoluc-Gressoney-Alagna utilizzando le piste da sci ed i percorsi permanenti da skialp che l’illuminato comprensorio Monterosa-Ski ha ideato.
Oltre diecimila metri di dislivello tra positivo e negativo per richiamare l’attenzione del settore sulla problematica della realizzazione di tracciati permanenti per lo scialpinismo all’interno delle aree sciabili; percorsi che si auspica in un prossimo futuro possano non solo consentire l’allenamento degli agonisti, ma anche il compimento di vere e proprie traversate, dando impulso ad una nuova forma di scialpinismo che sembra molto apprezzata da tanti appassionati che si avvicinano alle pelli di foca con finalità meno alpinistiche ma più connesse al fitness o al touring.
L’iniziativa - che vede come media partner Sole 24 Ore nonché la nostra rivista - ha come protagonisti il giornalista Riccardo Baarlam del quotidiano economico milanese, il 'nostro' Flavio Saltarelli (che nella veste di avvocato, ha fattivamente collaborato ad un’iniziativa di legge volta a modificare l’attuale normativa in materia di aree sciabili in favore della pratica scialpinistica) e lo scialpinista bergamasco Stefano Forcella.
I tre, partiranno da Champoluc, in Val d’Ayas, per salire al Colle del Bettaforca, da cui caleranno a Gressoney La Trinité, nella Valle del Lys, per affrontare poi la seconda salita al Passo dei Salati, ove si getteranno nell’ultima discesa fino ad Alagna. Il giorno dopo effettueranno a ritroso il medesimo percorso.
L’iniziativa ha il patrocinio della società Monterosa-Ski, la quale ha autorizzato espressamente la traversata.












