ORTOVOX lancia protACT Academy Lab
PROTACT è la nuova piattaforma multimediale lanciata da ORTOVOX che si pone come obiettivo rendere più sostenibili gli sport di montagna, attraverso un percorso interattivo di informazione e sensibilizzazione studiato per analizzare le abitudini e l'impronta ambientale di chi pratica outdoor. All'interno del percorso, strutturato in 4 capitoli, vengono affrontati i temi principali che influenzano il nostro impatto sulla natura che ci circonda quando facciamo sport: La mobilità, la consapevolezza e l'informazione, il consumo responsabile, la cura e la riparazione.

«Sappiamo di essere parte del problema, ma sappiamo anche che possiamo essere parte della soluzione. È tempo di andare oltre la realizzazione di prodotti solidali e sostenibili. È necessario far sì che la rivoluzione accada. Il nostro compito è quello di diventare un modello da seguire e una fonte d’ispirazione per la community degli sport di montagna. Questo è il ragionamento alla base del nuovo protACT LAB: l’obiettivo della piattaforma è proteggere ciò che amiamo»
Christian Schneidermeier, Ortovox CEO
protACT LAB è online dal 23/05/2022 ed è consultabile visitando la pagina web https://www.ortovox.com/it/protact-academy-lab/. I diversi capitoli contengono tutorial multimediali per incentivare il cambiamento con piccoli accorgimenti e per mobilitare il potenziale dell’intera comunità alpinistica. In questo modo protACT LAB mostra le svariate possibilità che ognuno di noi ha per mettersi in discussione e cambiare il proprio comportamento quando pratica sport di montagna.
Mobilità
Sono 13 i miliardi di chilometri che gli 1,4 milioni di membri dell’Associazione Alpina Tedesca percorrono in auto – ogni stagione. Questa cifra rende lampante quanto margine di miglioramento ci sia ancora e quanto forte potrebbe essere l’impatto se ognuno di noi decidesse di cambiare le proprie abitudini e di spostarsi in modo sostenibile. Il capitolo “Mobilità” illustra gli effetti dell’alpinismo sul paesaggio montano: mentre scalano, gli alpinisti consumano 3.494 kg di CO₂ all’anno, il che equivale allo scioglimento di 10,5 m² di ghiaccio artico. Circa 2.600 kg di questi sono dovuti agli spostamenti da e verso la montagna. È fondamentale quindi cambiare il nostro modo di muoverci, perché è così facendo che possiamo fare davvero la differenza. Questo capitolo presenta dei semplicissimi tool e delle iniziative mirate che aiutano a scegliere la strada giusta. Nella convinzione che, se sommati, i nostri passi possano avere un impatto significativo.
Consapevole in montagna
Collezionare like o esperienze? In che misura la community di appassionati di sport di montagna contribuisce al sovraffollamento dei parcheggi e dei sentieri delle singole località montane postando le proprie avventure sui social media? Quali potrebbero essere le alternative valide? Il capitolo “Consapevole in montagna" incoraggia la riflessione e propone nuove vie. In più mostra degli aspetti curiosi della montagna, che vanno ben oltre i like e i record: solo sulle nostre montagne, per esempio, crescono circa 4.500 specie di piante. L’acqua del ruscello limpido può essere bevuta? Qual è la differenza tra tracce e impronte? Quando inizia a trottare la volpe?
Consumo consapevole
Fino al 10% delle emissioni globali di CO₂ è riconducibile all’industria tessile, una percentuale che supera anche quella del trasporto aereo e marittimo. La community degli alpinisti ha quindi un potere enorme. Ogni anno, solo in Germania finiscono nella spazzatura circa 400.000 tonnellate di tessuti. La percentuale di tessuti biologici negli armadi tedeschi è in media inferiore all’1%. La produzione di cotone determina almeno il 20% dell’utilizzo di pesticidi a livello mondiale: tutte queste cifre ci spiazzano e devono far riflettere. Il capitolo “Consumo consapevole” chiarisce alcuni punti della giungla delle etichette e incoraggia a optare per degli acquisti alternativi.
Cura & riparazione
Con poche e semplici mosse, che chiunque può imparare a fare, è possibile riparare molti dei piccoli danni ai capi d’abbigliamento e all’equipaggiamento da montagna: un contributo importante per un uso sostenibile delle attrezzature. Quando la cura è adeguata, la vita di un prodotto può allungarsi notevolmente. Si tratta di un accorgimento importante, visto che circa il 40% dei tessuti nuovi rimane più o meno inutilizzato. Dal lavaggio corretto di un hardshell (quanta elettricità consuma in realtà una lavatrice a 60 °C rispetto a un lavaggio a 30 °C?) alla rimozione dei pallini, il capitolo contiene numerosi consigli sulla manutenzione e sulla riparazione dei capi. In modo giocoso e coinvolgente, i video tutorial offrono soluzioni semplici per prendersi cura dell’attrezzatura, dalla riparazione delle zip alla pulizia delle chiusure in velcro fino alla cucitura di piccoli fori.
ORTOVOX: SICUREZZA E FORMAZIONE
Come quasi nessun’altra realtà del settore dell’outdoor, Ortovox, l’azienda con sede a sud di Monaco di Baviera specializzata negli sport alpini, è sinonimo di sicurezza in montagna. Dal 1980 Ortovox protegge gli alpinisti con i suoi apparecchi di ricerca in valanga e dal 1988 propone abbigliamento funzionale che protegge dalle intemperie. Nel 2008, con il lancio della Safety Academy, è stato creato un programma di formazione online e offline. Nel corso degli anni l’obiettivo non è mai cambiato: proteggere gli alpinisti e la montagna stessa. Già nel 2017 Ortovox ha deciso di puntare alla neutralità climatica da raggiungere entro il 2024 – e il traguardo è ora molto vicino. A spingere Ortovox a lanciare la piattaforma multimediale protACT LAB sono stati gli effetti sempre più drastici dei cambiamenti climatici. protACT LAB è una raccolta di informazioni e al contempo una fonte di ispirazione dedicata alla community degli appassionati di sport di montagna. Lo scopo della nuova piattaforma è quello di rendere gli sport alpini più sostenibili e socialmente responsabili. Come riparare i capi d’abbigliamento? Come raggiungere la montagna in modo più sostenibile, senza grandi sforzi? Che impatto ha l’alpinismo sul cambiamento climatico? Oltre a suggerimenti concreti e a quelli che chiamiamo “mountain hacks”, protACT Lab raccoglie le sconvolgenti cifre legate ai cambiamenti climatici e attraverso una serie di storie e di ritratti, che spaziano dalla climber Lena Müller alla scienza dell’acqua e delle piante, mira a far riflettere e a sostenere il cambiamento.
Da domani parte il tour di EOFT-European Outdoor Film
Si parte domani, mercoledì 9 febbraio, con la prima a MIlano all'Orfeo Multisala, per proseguire con altre 14 date in tutta Italia, fino al 24 febbraio. Dopo un anno di pausa a causa del Covid, torna EOFT-European Outdoor Film Tour, che spegne le venti candeline. Sono sette i film di avventura e sport all’aria aperta proposti, con le donne al centro dell’attenzione grazie I am North, che vede protagonista Caro North, e Climbing Iran, con Nasim Eshqi. A seguire, una breve presentazione dei cortometraggi in programma.
I AM NORTH
Caro North è attratta dalle montagne, dalle pareti, dall’altitudine, non importa in quale parte del mondo. A 16 anni è già in cima all’Aconcagua (6.961 m) in Argentina. Guida la prima cordata tutta al femminile sulla vetta del Cerro Torre, inaugura più di 50 nuove vie in Patagonia e scala la parete nord dell’Eiger a 22 anni. Ma non sono solo le sue spedizioni in Patagonia, Alaska, Iran e Himalaya a formare la giovane alpinista, ma anche le sue esperienze come guida alpina nelle montagne svizzere, dietro casa sua. Nel ritratto, la seguiremo esattamente lì: sulle cime ghiacciate – dove Caro North si sente più a casa.
Germania 2021 | Protagonisti: Caro North, Nadine Wallner | Direttore: Jochen Schmoll
MILES AHEAD
Un uomo – un mondo – un record? Per Jonas Deichmann no ci sono problemi e una sola marcia: avanti. E quello che ancora nessuno ha raggiunto è per l’atleta estremo un invito per crescere sempre di più. Dopo i suoi sensazionali record attraverso l’Eurasia, le Americhe e da Capo Nord a Città del Capo, Deichmann affronta la più grande sfida della sua carriera: Un triathlon intorno al mondo. Si tratta di 120 volte la distanza dell’Ironman in una volta sola. Quando Deichmann partirà in bicicletta a Monaco di Baviera nel settembre 2020, avrà davanti a sé 450 chilometri di nuoto, 19.000 chilometri di ciclismo e 5.000 chilometri di corsa e l’avventura di una vita.
Germania 2021 | Protagonista: Jonas Deichmann | Direttore: Paula Flach
AMAZONIE
Marzo 1950: nel mezzo della giungla della Guyana, gli indigeni trovano il diario dell’esploratore francese Raymond Maufrais – ma nessuna traccia dell’autore. Quando il giovane avventuriero Eliott Schonfeld (Le Minimaliste) entra in possesso del libro 70 anni dopo, la voce di Maufrais lo affascina immediatamente. Parte per la Guyana francese per seguire le tracce di Maufrais nella giungla. Quello che inizia come un viaggio nel passato presto porta Eliott ai limiti delle sue forze così che si avvicina pericolosamente allo stesso destino di Maufrais.
Francia 2019 | Protagonista: Eliott Schonfeld | Direttore: Eliott Schonfeld
SPELLBOUND
Se si vuole volare, ci si dedica a una danza con la forza di gravità. La Nuova Zelanda/ Aotearoa off e per questo ai piloti di tuta alare un favoloso terreno di gioco. Le ombre umane volanti sembrano quasi surreali mentre si lanciano su crepacci, torrenti e pendii di montagna. SPELLBOUND riesce a catturare la magia del volo una poesia in forma di film.
Nuova Zelanda 2020 | Protagonisti: David Walden, Malachi Templeton, Gregory Noonan | Direttore: Richard Sidey
OUT OF FRAME
Multitool diventato umano: Il francese Mathis Dumas appartiene a una nuova generazione di alpini a 360°. Quando affronta gli ostacoli sugli sci, sulla corda o con le piccozze, il suo lavoro è appena iniziato: Come fotografo outdoor, l’atleta ha scelto una professione che gli richiede il massimo delle prestazioni atletiche, sociali e creative. L’attenzione è sempre sul suo soggetto – fino al giorno d’oggi. Seguiamo Mathis durante il suo ultimo progetto: una scalata mai vista prima nel cuore del massiccio del Monte Bianco.
Francia 2020 | Protagonisti: Mathis Dumas, Xavier De Le Rue, Marion Haerty, Conrad Anker | Direttore: Jordan Manoukian
CLIMBING IRAN
Una scalatrice professionista in Iran – dovrebbe essere una contraddizione in se stessa. Per Nasim Eshqi invece è una realtà vissuta: l’iraniana segue il richiamo delle montagne e sfid così i limiti sociali imposti alle donne dal suo paese d’origine. Nel frattempo, Eshqi ha stabilito cinquanta nuove rotte in Iran. Il film racconta la storia di una donna straordinaria che, spinta dalla sua passione, supera barriere mentali, geografiche, fisiche ed ideologiche,
Italia 2020 | Protagonista: Nasim Eshqi | Direttore: Francesca Borghetti
PLAYING GRAVITY
Il professionista dello snowboard Elias Elhardt e il pilota di droni Sebastian Schieren sono entrambi maestri dei voli: uno con il suo snowboard e le sue grandi acrobazie, l’altro con il suo drone da ripresa in una nuova dimensione del filmmaking. I PLAYING GRAVITY, entrambi trovano un modo per sfidare la gravità lanciandosi in una corsa acrobatica giù per la montagna.
Austria 2021 | Protagonisti: Elias Elhardt, Sebastian Schieren | Direttore: Elias Elhardt, Sebastian Schieren
Polartec per l'inclusività con Outdoors are for everyone
Diversità e inclusione sono due temi al centro dell’agenda dei grandi marchi globali. E sono sempre più al centro del mondo dell’outdoor, come dimostra la nuova campagna digitale Outdoors are for everyone di Polartec. Inaugurata da un video di due minuti sulle note di Colors dei Black Pumas, nominati ai Grammy Award, la campagna ha come protagonisti oltre 30 diversi appassionati di outdoor che indossano prodotti di 16 differenti marchi partner, ed include un sito web dedicato alla promozione dell’iniziativa.
L’obiettivo è quello di mostrare come la gioia di vivere all’aria aperta possa unirci tutti senza distinzione. Creato durante lo scorso anno, il video è stato realizzato da 13 registi provenienti da sei diversi territori (Stati Uniti, Giappone, Francia, India, Canada e Navajo Nation). Un progetto globale che, abbinando una persona ed un luogo ad un colore specifico, dà vita ad una serie emozionante di ritratti intensi che mostrano gioia, benessere e connessione con la natura. Ogni regista aveva un preciso compito: tipo di attività outdoor, ora del giorno e versi della canzone con i quali confrontarsi per realizzare la propria parte di narrazione. Polartec ha anche chiesto ai registi di girare la telecamera verso di sé, per filmarsi a loro volta.
Il sito web avrà anche un secondo fine, quello di promuovere la diversità davanti e dietro la telecamera, nel tentativo di favorire il racconto di chi vive l’outdoor nei modi più diversi. All’interno della pagina anche una breve biografia, video clip e una sezione Q&A per conoscere meglio ogni regista, tra i quali vi sono Abby Cooper, Dominique Granger, Evan Green, Gritchelle Fallesgon, Jason Edelstein, Jr. Rodriguez, Kopal Goyal, Renee Hutchens, Taylor Johnson, Textured Waves (Danielle Black Lyons, Chelsea Woody, Martina Duran), e Tom Carey. La campagna è stata lanciata all'Outdoor Retailer Snow Show di Denver, in Colorado, e continuerà a girare sui canali social e su altri spazi digitali frequentati dagli appassionati di outdoor.
La Sportiva a doppia cifra nel 2021
Fatturato in crescita del 28% e ricavi oltre il 30%: si chiude in doppia cifra il 2021 dell’azienda di Ziano di Fiemme, con previsioni per il 2022 di un + 10%-15% (nel momento in cui il 60% degli ordini sono in casa). In considerazione degli straordinari risultati ottenuti, l’azienda ha deciso di distribuire un premio di produzione straordinario, per un totale di 650.000 euro. A consolidare l’importanza di questo traguardo è arrivata anche la nomina del presidente Lorenzo Delladio, amministratore delegato e presidente de La Sportiva a imprenditore dell’anno nella categoria Consumer & Retail da parte una giuria di esperti di Ernest & Young Global Ltd.
A trainare la crescita il segmento trail running, che per la prima volta ha superato, per volume di vendite, quello delle scarpette da arrampicata, prodotto simbolo di La Sportiva (premiato con la medaglia olimpica di Alberto Ginés López a Tokyo). La sportiva impiega oltre 400 persone nello stabilimento principale di Ziano di Fiemme e nel piano industriale per il nuovo anno sono previsti dieci milioni di investimenti in nuovi spazi per la logistica e in macchinari avanzati anche in termini di sostenibilità, così come nuovi posti di lavoro e assunzioni di figure manageriali. Il marchio è presente in 87 Paesi al mondo e con una quota di export che supera l’82%.
«Il successo di La Sportiva è maturato grazie a tutti i nostri collaboratori, nessuno escluso. Gli ultimi due anni hanno richiesto scelte rapide e consapevoli, non sempre semplici da mettere in atto - ha detto Delladio - A inizio pandemia, quando sono stato costretto a fermare le linee produttive, l’obiettivo era salvare più posti di lavoro possibili. Oggi possiamo non solo confermarli, ma premiare ogni collaboratore come merita. Ognuno di noi ha dovuto cambiare le proprie abitudini quotidiane, in certi casi anche il modo di lavorare, per far fronte ai mutamenti dovuti alla pandemia ed anche alla positiva reazione che il mercato outdoor ha avuto in questi due anni, generando una forte domanda. Credo che oltre alla cifra assegnata in sé, questo premio abbia un valore ancora più significativo se pensiamo che la nostra è un’azienda fatta prima di tutto di persone. Siamo ormai oltre 420 all’interno di un piccolo territorio del Trentino: una comunità che in La Sportiva continua a trovare un punto di riferimento».
Anche la montagna protagonista in un libro per la ricerca contro la fibrosi cistica
Anche la montagna è protagonista negli episodi raccontati da Roberto Bombassei in Respiriamo insieme, viaggio nel mondo della fibrosi cistica (in vendita qui) libro appena pubblicato la cui vendita andrà interamente a finanziare un nuovo progetto di ricerca avanzato di Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica. «La montagna e la quota aiutano a curare la fibrosi cistica come le altre malattie che interessano l’apparato respiratorio ed è anche per questo che è presente nel mio libro» dice Bombassei, padre di Francesca, nove anni. «È un libro che non avrei mai voluto scrivere perché mai avrei voluto mia figlia malata di fibrosi cistica, lo abbiamo scritto per sensibilizzare, attraverso la nostra esperienza personale, il mondo esterno su questa malattia invisibile e parte dalla nostra esperienza personale, con aneddoti che non abbiamo mai rivelato». A firmarlo anche Annalisa Lancellotti, co-fondatrice di Fibrosi Cistica Altomilanese. All’interno anche due interviste a Matteo Marzotto, presidente di Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, e alla professoressa Carla Colombo, dirigente della Clinica De Marchi di Milano. Bombassei non è nuovo a iniziative per la raccolta fondi a sostegno della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica ed è stato sostenuto anche da Montura e dagli store del marchio. Per finanziare il progetto di ricerca l'obiettivo è di vendere 6.000 copie del libro.
Festa al Lago Nero
1 novembre 2019 185 giorni / 3.076 km
Camminare sulla dorsale dell’Appennino Tosco-Emiliano è come surfare la cresta di una lunga onda immobile. A destra si infrangono le scoscese pareti a balze, a sinistra montano le faggete infinite. In un giorno di sole abbiamo lasciato il Passo della Cisa e ci siamo incamminati verso il Marmagna. Nel tardo pomeriggio, quando la luce esprimeva le sue sfumature più calde, siamo arrivati in cima. Davanti a noi, a Sud-Ovest, la terra precipitava a lungo, fino a essere inghiottita dal mare delle Cinque Terre. Abbiamo aspettato il tramonto e, quando gli ultimi raggi arrossavano le Alpi Apuane, abbiamo acceso la cassa portatile e ci siamo scatenati in un ballo di gruppo sotto la grande croce di vetta, sulle note funky di Lord Shorty. Purtroppo la favola dell’autunno bucolico è finita subito e dal giorno dopo abbiamo dovuto fare i conti con temperature in discesa libera e forti venti da Nord: questa settimana ci sono state due allerte meteo. I nostri volti iniziano a tradire la stanchezza accumulata nei mesi.
Stamani abbiamo deciso di unire due tappe, visto che per una volta non davano burrasca. Le cose sono andate per le lunghe e abbiamo speso le ultime ore brancolando nel buio dentro un manto di foschia vischiosa che assorbiva ogni suono, col naso attaccato al GPS per capire dove andare. Siamo praticamente andati a sbattere contro il bivacco Lago Nero, una malga di pietra. Non vedevamo l’ora di mettere in corpo il brodo liofilizzato. Quando abbiamo aperto la porta, ci siamo dovuti stropicciare gli occhi dalla sorpresa: il locale interno era spazioso e affollato da una ventina di persone, al lume di candela: chi suonava la chitarra, chi arrostiva costine e funghi nel camino scoppiettante. Il paradiso all’improvviso. Ci hanno fatto sedere e una donna aretina dai lineamenti fini (che ho scoperto avere 63 anni, non potevo crederci) ci ha servito delle pappardelle al ragù di cinghiale. Sembrava di essere in una scena di un film di Fellini, se non fossimo stati in un bivacco, in mezzo al nulla.
Dopo la cena e vari bicchieri, parlando con gli altri commensali del pane toscano senza sale, è venuto fuori che un paio di noi hanno origini siciliane e che laggiù mangiamo saporito, sapete. Toccati sul vivo, i nostri ospiti ci hanno sfidato ad assaggiare una grappa speciale. In fondo a una torbida bottiglia di liquido ocra se ne stavano due peperoncini gonfi e rotondi, sul punto di esplodere. Chiaramente non era il caso di tirarsi indietro e abbiamo raccolto il guanto della sfida col sorriso piacione di chi è avvezzo a certe cose. Dopo aver inutilmente cercato di non boccheggiare, ci siamo attaccati senza pudore a una bottiglia di latte, pronta lì accanto, manco a farlo apposta.
13 dicembre 2019 / fine primo tempo
Due settimane fa la nostra spedizione è arrivata a Visso, un piccolo borgo marchigiano incuneato ai piedi dei Sibillini. Per Va’ Sentiero era la fine del primo tempo: abbiamo scelto di dividere la spedizione in due tranche, fermandoci per l’inverno a rifiatare. Oltre che essere a metà del Sentiero Italia (3.548 chilometri), Visso è stata uno degli epicentri del terremoto del 2016: gran parte degli edifici è inagibile, specialmente nel centro storico. I cittadini rimasti vivono ancora in container temporanei. Ci sembrava bello finire lì la prima parte del viaggio, portare un po’ di festa.
L’ultimo giorno è magicamente tornato il sole, come a premiarci: un cielo pulito, senza compromessi, come alla partenza sette mesi prima. Istintivamente nutrivo una fede immotivata che sarebbe stato così. Il nostro arrivo, a modo suo, è stato un evento. C’erano tantissime persone venute apposta a camminare con noi quella tappa speciale, una vera carovana: da lontano dovevamo sembrare un lungo serpente un po’ sgangherato.
Poi siamo giunti tra le prime case semidistrutte, puntellate, come un paese bombardato. Durante la spedizione ne abbiamo visti parecchi di vecchi borghi crollati o in preda all’abbandono, ma lì era diverso: le case, vivisezionate dal sisma, sembravano abitate fino a un attimo prima. Sulla parete di una cameretta ho intravisto un poster di Bob Marley. Oltre le macerie abbiamo iniziato a sentire la banda del paese che attaccava a suonare in nostro onore, la gente in lontananza che vociava allegra; mi è sembrato grottesco o quantomeno surreale, ma è stato solo un attimo.
La sera c’è stata una gran festa. A un certo punto, mentre la band ci dava dentro sul palco, mi sono guardato intorno e ho visto tante persone diverse, perfetti sconosciuti, vecchietti e ragazzini, sales manager e pastori, fricchettoni e professori, tutti a sgomitare selvaggiamente in un grande tendone della Protezione Civile per difendersi dal freddo pungente. Che meraviglia pensare che a unirli sia stato Va’ Sentiero. Qualche giorno dopo io e Sara siamo scesi in Sicilia, in quella che un tempo era la casa dei miei nonni. Nell’ultimo periodo, nei momenti di stanchezza e marcia forzata, non facevo che pensare a essere qui. Ma una volta arrivati non è stato facile staccare la spina, abituarmi a essere fermo, a non dormire ogni notte in un posto diverso. Stamattina ci siamo tirati su e la giornata era magnifica, così abbiamo preso una granita al limone e siamo andati in spiaggia. L’acqua era una tavola e mi sono buttato. In zona Cesarini, ma ce l’ho fatta anche quest’anno: sarebbe stato il primo della mia vita senza un tuffo a mare.
4/fine
QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO SU SKIALPER 131
A.R.T.V.A.
E se A.R.T.V.A., la tecnologia più rappresentativa e specializzata per il soccorso e l’autosoccorso su neve fosse un acronimo diverso dall’originale che lega cinque parole riconducibili alla sicurezza di universale applicazione? Il gioco didattico è nato per caso durante una gita con Daniele Fiorelli, ambassador Atomic, Guida alpina, soccorritore e formatore. Un acronimo per rispondere alle problematiche della frequentazione della montagna da parte di un nuovo popolo in arrivo dalle piste, come è successo nello scorso inverno.
«La pandemia e i provvedimenti per contenerla hanno spalancato una porta che ha fatto scoprire a tanta gente qualcosa che neanche sapeva che esistesse: l’Ambiente. Per moltissimi nuovi arrivati il grado di consapevolezza rispetto all’ambiente naturale è sotto lo zero, a causa di una vita trascorsa in assenza di contatti fisici con gli elementi naturali» dice Fiorelli.
Come diretta conseguenza di questa prima considerazione bisogna Responsabilizzare. «A questo giro si è rivelata l’inadeguatezza del nostro sistema educativo, a partire dalla scuola - continua Fiorelli - Mancano del tutto conoscenza e sperimentazione dell’ambiente. Anzi il sistema le ostacola, per esempio con l’iper regolamentazione delle proposte esterne in questo senso. Così come manca pure un’educazione psico-fisica, nella visione allargata alla conoscenza della fisicità personale».
Chi non è pienamente responsabile di quello che sceglie e fa, o non è informato a sufficienza, ha comunque un paio di occhi. E chiunque può ricavare informazioni utili semplicemente guardando il Terreno e ragionandoci quel minimo vitale che può bastare a evitare le scelte più assurde: c’è ombra o sole sulla neve? Come si sono susseguiti durante il giorno? Sto andando verso un terreno ripido o pianeggiante?
Giunti a V è d’obbligo l’associazione regolamentare alla Valanga che, oltre a essere di fatto un fenomeno naturale tipico, frequente, inevitabile in molti casi e luoghi, rappresenta anche uno snodo cruciale nell’immaginario umano legato alla montagna. Alla voce bollettino «la maggior parte di chi inizia a uscire sulla neve neppure sa che esiste, e anche la gran parte degli assidui non lo consulta» continua Fiorelli.
Eccoci infine all’ultima A. L’articolo 426 del Codice penale punisce le condotte dolose o colpose che cagionino valanghe, riducendo la possibilità di analizzare razionalmente i fenomeni, di diffondere informazioni relative ai singoli casi, di formare statistiche locali. «In Italia la valanga è castigata. Così viene a mancare la fase Autocritica sull’accaduto, sulle scelte, sulle conseguenze negli eventi. Chi se la sente di confrontarsi e di condividere, davanti alla prospettiva di una condanna penale? I mancati incidenti non sono censiti perché esiste il reato.
L’articolo completo è su Skialper 135 di aprile-maggio

Lo scialpinismo protagonista lunedì 12 aprile a Prowinter Digital
Lo scialpinismo sarà protagonista a Prowinter Digital, la piattaforma digitale della fiera B2B dedicata al mondo della montagna che lunedì prossimo 12 aprile sostituirà il consueto evento fieristico a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia. Una giornata dedicata ai temi e alle sfide future che il comparto deve affrontare con tre diversi appuntamenti gratuiti, della durata di circa 90 minuti ciascuno, su tre temi specifici: Skimo Summit, Ski Rental Summit e Probike Summit. Proprio il successo dello skialp come sport a contatto con la natura e a prova di distanziamento nella stagione sciistica della chiusura forzata degli impianti di risalita sarà al centro dell’attenzione alle ore 11.
La partecipazione allo Skimo Summit, come agli altri due eventi, è gratuita ed è sufficiente registrarsi gratuitamente sul sito di Prowinter. Skimo Summit raccoglierà le testimonianze di località, noleggiatori e operatori per condividere le best practice, con l’obiettivo di trovare una soluzione comune e innovativa per regolamentare lo skialp. Tra le testimonianze anche quella del direttore editoriale della nostra casa editrice, Davide Marta, in compagnia di Christoph Engl, CEO di Oberalp Group, Luca Zeni, avvocato e consigliere della Provincia di Trento, Günther Acherer, Presidente dell’Italian Outdoor Group e titolare di Panorama Diffusion e Franco Torretta, Direttore di esercizio di Monterosa Ski.
Engel fornirà qualche dato delle ricerche condotte sui segmenti outdoor in crescita, con un focus specifico sullo scialpinismo, analizzando la natura dei soggetti che lo praticano e i loro obiettivi. Zeni rappresenterà allo Skimo Summit la pubblica amministrazione, sottolineando, da un lato, l’importanza di una regolamentazione giuridica della pratica, dall’altro la necessità di attivare una politica di incentivi e contributi da parte degli enti locali, in grado di premiare gli operatori che si impegnano in progetti di sviluppo della disciplina in sicurezza. Acherer inquadrerà invece i compiti, gli obiettivi e le iniziative che l’associazione dei produttori di abbigliamento e attrezzatura mette in campo, condividendo l’importanza della creazione di aree attrezzate e dedicate allo skialp. Infine Torretta palerà della scelta vincente di Monterosa Ski, che ha creato persorsi di salita per gli skialper frequentati da 10.000 utenti ogni stagione.
https://www.fierabolzano.it/it/prowinter
Rimbocchiamoci le maniche
Mia figlia pratica ginnastica ritmica a livello agonistico da dieci anni eppure, per qualche anno, il suo voto in ginnastica è stato un sei secco. Nella corsa è lenta, nel salto in lungo atterra corta. Le motivazioni erano le più svariate, peraltro comprensibili. Non mi piace parlare di me o della mia famiglia e, per principio, sono il tipo di genitore che, ancora oggi che si dà del tu al professore, considera a priori la ragione dalla parte di chi insegna. Però credo che questo esempio sia lo specchio del fallimento della scuola italiana, che emerge prepotentemente dopo un anno di pandemia. Un’estate e un inverno che hanno visto la riscoperta della montagna aperta hanno messo in luce i limiti di un sistema educativo che non sa (o non vuole) guardare oltre il compitino. In montagna sono arrivati ragazzi che non sanno camminare mi hanno detto senza troppi giri di parole alcune Guide alpine attive nel soccorso alpino. C’è chi fa fatica a fare un paio di scale, chi va giù secco di tallone sulla neve ghiacciata e vola, chi arriva sul cucuzzolo con le infradito.
Manca cultura dello sport e dell’attività fisica, manca ancora di più cultura dell’ambiente. Arrivano senza scarpe e abbigliamento adatto, quando il sole è già alto, e chiedono qual è il sentiero per andare su vette che richiedono tempo, preparazione e tecnica dicono i soccorritori. Oppure sono vestiti per una spedizione himalayana ma la meta è la baita poco oltre le piste di sci chiuse. Naturalmente è un’iperbole, ma dà il senso della realtà. È capitato anche a me. A febbraio, mentre partivo per un giro con sci e pelli, vedo due ragazzi, uno con la splitboard e uno attrezzato di tutto punto, con scarponi e sci top di gamma. Ci chiedono dove si può andare a fare una gita perché erano diretti da un’altra parte, fidandosi di una guida degli itinerari, ma un’ordinanza comunale vietava scialpinismo e fuoripista per rischio valanghe. Quel giorno la scala del pericolo era al livello 3. I due si accodano e, parlando, capisco che non hanno mai messo il naso fuori dalle piste e che il corso con la Guida lo faranno solo più avanti. Arriviamo a una cresta, bisogna mettere gli sci sullo zaino, ma lo zaino non ha il portasci…
Per fortuna le condizioni favorevoli e le piste di sci chiuse, che hanno attirato la maggior parte dei nuovi arrivati, hanno reso l’inverno meno problematico dell’estate, ma il punto è un altro: una società immersa nel mondo virtuale si trova ad avere sempre meno legami con l’ambiente del quale noi tutti facciamo parte e di cui dovremmo conoscere le regole. E la scuola, prigioniera di schemi novecenteschi, burocrazia e politichese, fa poco per educare all’ambiente e allo sport. Quel poco al posto del nulla è giustificato dall’intelligenza e dall’impegno di tanti professori e dirigenti, ma è il sistema che ha fallito perché non garantisce uno standard. Due anni fa mia figlia è arrivata terza ai campionati italiani del suo circuito e l’istituto dove studia (non lo stesso dove prendeva sei) le ha fatto i complimenti sul sito web. Ma quanti meriti di quella medaglia sono della scuola italiana e quanti della passione e dedizione dei ragazzi e delle famiglie o dei singoli professori? Un sistema educativo che crede nei valori dello sport per la formazione dei cittadini dovrebbe dare a priori un voto in più a chi lo pratica tutti i giorni a livello agonistico. O no?
La scuola è lo specchio del futuro di un Paese e per riparare i danni di decenni di immobilismo ci vorrà tempo, quindi meglio iniziare a rimboccarci tutti le maniche e dare il nostro contributo per creare una cultura dell’attività fisica all’aria aperta. «Attraverso i nostri canali digital e social non vogliamo solo promuovere le novità di prodotto delle maggiori aziende dell’outdoor, ma anche diffondere la cultura dell’attività sportiva e ricreativa a contatto con la natura, immaginando la possibilità di grandi campagne a tema dirette a stimolare nel pubblico e anche nelle istituzioni una sempre maggior consapevolezza sull’importanza del rapporto uomo-natura, come uno dei presupposti fondamentali per il benessere e la crescita sociale». A parlare è Vittorio Forato, responsabile per la comunicazione di Italian Outdoor Group, l’associazione che nell’ambito di Assosport raccoglie i più importanti marchi italiani dell’outdoor. Avanti così, tutti. Perché chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.
Strumenti online per calcolare il rischio residuo nello scialpinismo
Esiste un metodo per calcolare il rischio residuo quando si decide di partire per un’escursione sci ai piedi? Rischio residuo perché non è possibile azzerare il rischio. Qualsiasi attività umana, anche semplicemente restare a casa, può essere rischiosa. Il rischio può essere ridotto, adottando specifiche precauzioni, ma ne rimane comunque sempre presente una quota. Senza dimenticare che la base di partenza è la capacità di leggere il bollettino delle valanghe unita all’osservazione e all’esperienza, negli anni sono stati sviluppati alcuni metodi di valutazione e il mondo digitale ha portato altri aiuti, come per esempio il sito Skitourenguru, che si propone di stimare il rischio di valanghe su singoli itinerari di scialpinismo tenendo conto dell’effettivo utilizzo del terreno da parte della community di sciatori fuoripista. Un altro portale che fornisce una serie importante di dati per la pianificazione di una gita è Mysnowmaps, che mette a disposizione un cruscotto della pianificazione con fattori nivo-meteorologici, fattori morfologici, itinerari e dati della community. Si va dalle mappe della neve - con altezza al suolo, quota inizio neve al suolo, precipitazioni previste nelle 72 ore e cadute nelle ultime 72 ore, quota zero termico - allo storico dell’innevamento, dello zero termico e del vento in quota fino alle relazioni di chi è stato recentemente nell’area. Ora sul portale, nell’area pianificazione, è presente anche un’altra interessante funzionalità per calcolare in modo semplice e intuitivo il rischio residuo con il Metodo delle riduzioni di Munter ed è possibile, registrandosi, scaricare un utile manuale (La pianificazione di un’itinerario fuoripista con Mysnowmaps, di Matteo Dell’Amico), che approfondisce l’argomento. Il Metodo assegna matematicamente un valore di rischio residuo all’itinerario. Nell’idea di Munter è possibile ridurre il rischio potenziale adottando opportune scelte (chiamiamole azioni correttive) sulla scelta dell’itinerario e sul comportamento da applicare sul posto. Queste scelte si traducono in fattori di riduzione (FR) del rischio. I fattori primari riguardano la pendenza massima, mentre quelli secondari l’esposizione prevalente e il grado di frequentazione e quelli terziari il comportamento (numero di persone, distanziamento). Il valore finale è il risultato di una formula matematica spiegata nel dettaglio dal manuale di Mysnowmpas, ma sul portale, inserendo questi dati, è possibile fare una prima valutazione.
Scala del pericolo e incidenti da valanga
La notizia dei recenti incidenti avvenuti in Valle Maira il 31 gennaio mi ha raggiunto proprio il giorno precedente ad una mia deposizione, in veste di perito, presso il Tribunale di Aosta, che deve pronunciarsi in merito alle possibili responsabilità degli organizzatori dell’escursione durante la quale il distacco di una valanga ha provocato la morte di due partecipanti. Nella mia perizia ho fatto anche riferimento al Supporto Interpretativo prodotto dal ben conosciuto IFNV (Istituto Federale Neve e Valanghe) di Davos.
In queste note voglio riportare alcune nozioni che ho prelevato proprio dal Supporto interpretativo, nozioni che dovrebbero essere ben conosciute dai praticanti dello sci al di fuori delle aeree controllate, ma che qui richiamo perché, a volte, lo stesso pensiero può essere reso più chiaro semplicemente mutando la forma espressiva. Ecco, con altro carattere, i passaggi che ritengo interessanti; ho aggiunto solo alcune sottolineature per richiamare l’attenzione sui punti che ritengo più significativi.
Il pericolo delle valanghe
Le valanghe sono un pericolo naturale del tutto particolare: diversamente da un maremoto o terremoto, il processo pericolosodella valanga può essere innescato dall’uomo. Quando qualcuno attraversa un pendio pericoloso, il suo sovraccarico può provocare il distacco di una valanga. Oltre il 90% degli appassionati di sport invernali sepolti hanno causato personalmente la propria valanga oppure a provocarla è stato un altro membro della stessa comitiva.
Le varie sfaccettature del pericolo di valanghe
Il grado di pericolo è una misura che indica quanto è alto il pericolo di valanghe anche in presenza di situazioni valanghive meno tipiche. Qui di seguito vengono descritte le varie sfaccettature del pericolo di valanghe e la loro valutazione da parte del servizio di avviso valanghe. Dal momento che si tratta di situazioni atipiche, l’elenco non potrà mai essere completo. In situazioni atipiche sono indispensabili scostamenti dalla definizione del grado di pericolo. Questi vengono descritti nel miglior modo possibile nella descrizione del pericolo contenuta nel bollettino delle valanghe.
Gradi di pericolo: un quadro semplificato della realtà
Il pericolo di valanghe non aumenta in modo lineare da un grado all’altro, ma in maniera sproporzionata. In questo caso:
- la stabilità del manto nevoso e con lei anche il sovraccarico necessario per provocare il distacco di una valanga diminuiscono, causando un aumento della probabilità di distacco di valanghe.
- la diffusione dei punti pericolosi aumenta, cioè i punti in cui le valanghe possono subire un distacco spontaneo o provocato sono più numerosi e le dimensioni delle valanghe aumentano.

Nei giorni in cui sono avvenuti gli incidenti il livello di pericolo annunciato dal Bollettino Valanghe per la zona interessata era 3 – marcato. Sui dizionari della lingua italiana il vocabolo marcato è definito: Ben avvertibile, chiaramente evidente, accentuato, spiccato.
Per questo livello di rischio, il Supporto Interpretativo fornisce le precisazioni riportate a seguire:
Situazione valanghiva critica: I rumori di whum e le fessure sono tipici. Le valanghe possono facilmente essere staccate, soprattutto sui pendii ripidi alle esposizioni e alle quote indicate nel bollettino delle valanghe. Possibili valanghe spontanee e distacchi a distanza.
Raccomandazioni per le persone che praticano attività fuoripista: questa è la situazione più critica per gli appassionati di sport invernali! Sono necessarie una scelta ottimale dell’itinerario e l’adozione di misure atte a ridurre il rischio. Evitare i pendii molto ripidi alle esposizioni e alle quote indicate nel bollettino delle valanghe. Persone inesperte dovrebbero rimanere sulle discese e sugli itinerari aperti.
Ma in quei giorni soffiava vento e quindi erano possibili oscillazioni del livello di pericolo verso 4 – forte. Ancora un’ultima citazione dal Supporto interpretativo, un avvertimento che deve sempre essere tenuto presente quando ci si muove in condizioni di variabilità meteorologica.
Il pericolo di valanghe cambia nel tempo e all’interno del periodo di validità del bollettino valanghe può passare da un grado di pericolo a quello precedente o successivo. Normalmente l’aumento del pericolo, causato ad es. da una nevicata o dal vento, avviene in modo nettamente più veloce che la sua diminuzione.
Concludo con una mia osservazione:
- Una nevicata fa aumentare il pericolo in modo progressivo e regolare su tutto il territorio, in proporzione all’entità della precipitazione ed all’inclinazione dei versanti interessati.
- Il vento agisce in funzione della direzione e velocità, ma subisce le infinite variazioni di velocità e direzione imposte dalla morfologia dell’ambiente, per cui i processi di erosione, trasporto e ridistribuzione del manto nevoso sono raramente ben localizzabili e, talvolta, tragicamente sorprendenti.
La fotografia in apertura di questo articolo della zona in cui è mosso il Tenente Filippo Calandri lo dimostra chiaramente: il canalone è stato disceso senza difficoltà; poco lontano, appena oltre il traverso a destra, era celato il trabocchetto preparato dal vento.
INTEGRAZIONE:
Il NUCLEO RILEVAMENTO DEL 1° REGGIMENTO ARTIGLIERIA DA MONTAGNA ha effettuato una ricerca sulle cause del distacco del 31 gennaio sul pendio della Cima Cobre ed ha condotto una prova penetrometrica il cui risultato è riprodotto nel profilo conclusivo della relazione.
Partendo dall’alto, si possono riconoscere:
- Quattro sottili strati, per uno spessore complessivo di ≈ 35 cm, di neve recente per precipitazione o trasportata dal vento (simbolo linea tratteggiata), tutti a debole coesione.
- Questi strati, ricoprono un lastrone, abbastanza resistente, spesso ≈25 cm (il simbolo a lato indica particelle rotonde sfaccettate).
- Sotto al lastrone si trova uno strato di ≈ 25 cm di cristalli sfaccettati (simbolo quadretto); la resistenza dello strato è molto bassa, come mostra chiaramente il rientro della linea di profilo.
- Infine uno strato di fondo di policristalli (grumi di granuli ghiacciati) di buona resistenza.
Lo spessore degli strati di superficie non è stato sufficiente a smorzare gli incrementi di pressione che lo sciatore in discesa esercitava sul manto nevoso; ne è conseguito che queste sollecitazioni hanno potuto raggiungere il lastrone e lo strato debole sottostante, provocando la frattura di quest’ultimo. Il lastrone, privato del sostegno al letto, è rimasto “aggrappato” agli ancoraggi periferici, ma questi erano sottili e, inoltre, l’ancoraggio a monte, come si vede bene nell’immagine n° 2, era interrotto dai due grandi massi che affiorano dalla neve. In queste condizioni non era possibile aspettarsi altro che la frattura ed il distacco del lastrone.



Scialpinismo e Covid-19: anche in Valle d'Aosta escursioni senza Guida alpina
Dell’ordinanza n. 552 dell’11 dicembre 2020 della Regione Valle d’Aosta che vieta la pratica dello scialpinismo se non accompagnati dalle Guide alpine abbiamo già parlato diffusamente in un post sul nostro account Facebook, che riproponiamo in fondo a questo articolo. L’ordinanza firmata dal presidente della Valle d’Aosta in pratica autorizza la pratica dello skialp previo accompagnamento delle Guide Alpine, mentre lascia libera quella delle ciaspole su sentieri e percorsi tracciati. A parte la limitata validità temporale, costituisce un precedente inquietante e segna una linea di tendenza che vede concentrarsi sempre più veti e divieti su uno dei pochi sport invernali che garantiscono il distanziamento. Se non sono le zone arancioni e rosse a frenare lo skialp, potrebbero esserlo le ordinanze locali. E l’inverno 2020/21 potrebbe diventare una delle più grandi occasioni perse per la montagna italiana. Ecco perché abbiamo pensato di aggiornare quotidianamente questo articolo/dossier nel quale inserire notizie e novità sulla regolamentazione dello skialp in questo strano inverno che trovate a seguire, in ordine di attualità.
17 gennaio - anche in Valle d’Aosta scialpinismo senza Guida alpina
Dopo numerose proroghe, la nuova ordinanza firmata dal presidente della regione Erik Lavevaz consente, da oggi fino a fine mese, lo scialpinismo su tutto il territorio regionale senza l’accompagnamento delle Guide alpine. Per quanto attiene le attività sportive e motorie all’aperto, viene scritto in una nota della Regione, «è possibile svolgerle purché nel rispetto della distanza di sicurezza personale: tra le attività consentite figurano anche lo sci alpinismo e le ciaspolate».
16 gennaio - Soccorso alpino: sì allo sport in montagna, ma quest'anno prima la prudenza
«Scegliete un’altra montagna: meno rischiosa, ma non meno coinvolgente». È l’appello diramato dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), nel pieno della stagione invernale, condizionata da una sanità messa a dura prova. Il Soccorso Alpino, con un video-appello diffuso tramite i social e i media, quest’anno chiede a tutti gli appassionati di sport invernali una particolare prudenza. «Serve una grande responsabilità e scelte conseguenti – chiede Maurizio Dellantonio, il presidente nazionale del CNSAS – Ogni incidente in montagna aggrava la mole di lavoro per l’intera sanità, impegnata nel fronteggiare l’emergenza Covid-19: è per questo che lanciamo questo video per chiedere che gli sport a rischio in montagna siano per una volta messi in secondo piano nelle scelte degli appassionati. Le alternative non mancano e potrebbero essere occasione per scoprire attività, percorsi e località meno note». Negli anni passati le missioni di soccorso, per il CNSAS, erano state oltre 4mila per ogni inverno.
13 gennaio - la Valle d'Aosta valuta l'apertura delle piste di sci agli scialpinisti
«Nel momento in cui ci dovesse essere il divieto o l'impossibilità di apertura delle piste per l'attività di sci da discesa si sta ipotizzando di autorizzare lo scialpinismo, almeno su alcuni impianti» questo quanto ha dichiarato il presidente della Valle d'Aosta, Erik Lavevaz, all'ANSA. L'apertura potrebbe «dare una mano alle attività economiche che sono sulle piste, anche se lo scialpinismo non porta certo i flussi dello sci alpino» ha aggiunto il numero uno della regione. Qualche considerazione anche sullo skialp con obbligo di accompagnamento delle Guide alpine: «Su queste limitazioni faremo delle considerazioni nei prossimi giorni».
8 gennaio - una petizione contro le ordinanze della Valle d'Aosta
Su Change.org è stata pubblicata una petizione online per chiedere al Presidente della Regione Valle d'Aosta Erik Lavevaz di consentire la pratica dello scialpinismo anche senza Guida alpina. La petizione ha già superato le 700 firme, tra le quali, secondo quanto riportato da AostaSera, anche quella dell'ex vice-sindaca di Aosta Antonella Marcoz. «Si tratta di un provvedimento che, ferma la generale possibilità di svolgere sport e attività motorie, va a penalizzare espressamente un'attività che, tra le forme di frequentazione della montagna invernale, è certamente tra le più note ed identitarie. Le motivazioni sanitarie, per non gravare sul sistema ospedaliero, potrebbero essere comprensibili, ma ciò che è difficile spiegare è il fatto che la stessa attenzione non è stata rivolta ad altre attività, come ad esempio le escursioni con racchette, che si svolgono in ambiente innevato e che - certamente - sono soggette almeno agli stessi rischi» si legge nella petizione. Infine si chiede «di rimuovere, pur nel rispetto dei protocolli sanitari in essere, qualsiasi limitazione alla pratica dello scialpinismo in Valle d'Aosta, così come avviene per le altre attività invernali in montagna che non richiedono l'uso di impianti di risalita (es. sci di fondo e racchette da neve).»
7 gennaio - vittima del Covid anche la nuova località sciistica senza impianti del Colorado
Ne abbiamo parlato su Skialper 133 di dicembre-gennaio, in un ampio reportage. A dicembre, tra le montagne del Colorado, ha aperto Bluebird Backcountry, a tutti gli effetti un comprensorio sciistico, con noleggi, ristoranti e piste classificate secondo la difficoltà ma… senza impianti di risalita e battitura delle piste. In pratica un resort per avvicinarsi allo scialpinismo. E una panacea in tempo di Covid, con sole poche centinaia di skialper ammessi e distanziamento garantito. Ora arriva la notizia che proprio Bluebird non aprirà il prossimo fine settimana perché è stato riscontrato un caso di positività tra gli ospiti del resort nello scorso weekend. La policy prevede di avvisare tutti gli ospiti che possono essere entrati in contatto con il positivo, mettere in quarantena i dipendenti e sottoporli a tampone regolarmente. La riapertura è prevista il 14 gennaio. Agli ospiti che hanno prenotato per il prossimo fine settimana verrà proposto di spostare la loro sciata in un altro periodo, di ottenere un credito per acquistare uno dei servizi offerti da Bluebird, per esempio i corsi di scialpinismo, oppure il rimborso completo del costo dello skipass.
2 gennaio - risalita delle piste, in arrivo una nuova legge che potrebbe in parte risolvere il problema
Mentre si discute sui divieti di risalire le piste di sci chiuse (e di ridiscenderle), attività che, di fatto, in Italia risulta proibita in quanto i gestori dei comprensori sono responsabili della sicurezza anche quando i tracciati sono chiusi (e spesso si trasformano in cantieri, con mezzi battipista e i temibili verricelli tesi), una legge, oltre le tante polemiche, potrebbe risolvere velocemente il problema. Alla base dei divieti c’è soprattutto una questione di responsabilità. La legge, infatti, dice che chi gestisce i comprensori sciistici è responsabile per l’incolumità di chi transita sulle piste, indipendentemente da orari e apertura o chiusura delle stesse. Queste determina che l’eventuale apertura, per esempio notturna, comporta la presenza di personale di soccorso. Con l’atto del Governo sottoposto a parere parlamentare (che dovrebbe essere espresso entro metà gennaio) n. 229, si interverrà nuovamente in materia. L’articolo 22, al comma 4, prevede che «La risalita della pista con gli sci ai piedi e l’utilizzo delle racchette da neve, o con qualsiasi altro mezzo, sono normalmente vietati. Le risalite possono essere ammesse previa autorizzazione del gestore dell’area sciabile attrezzata e devono comunque avvenire mantenendosi il più possibile vicini alla palinatura che delimita la pista avendo cura di evitare rischi per la sicurezza degli sciatori e rispettando le prescrizioni di cui al presente decreto, nonché quelle adottate dal gestore dell’area sciabile attrezzata». Un intervento che da una parte rappresenta un’apertura, un passo importante verso il riconoscimento dello ‘scialpistismo’, però non modifica la disciplina della responsabilità, che all’articolo 9 ricade sui gestori e del servizio di soccorso, previsto dall’articolo 12. Probabilmente basterebbe prevedere delle esclusioni di responsabilità per la condotta e l’istituzione del servizio di soccorso fuori dai normali orari di apertua per permettere la transitabilità di alcuni tracciati in determinati giorni o orari, quando sulle piste non ci sono lavori. Sarebbe una soluzione non sgradita agli impiantisti, ma bisogna che qualcuno se ne faccia portavoce. Questo, naturalmente, non esclude la possibilità di aprire parti dei comprensori alla pratica dello scialpinismo garantendo invece un servizio di soccorso, come potrebbe per esempio avvenire in questi giorni di chiusura forzata, con o senza il pagamento di una quota. Però, con un atto semplice e veloce, si potrebbe porre fine normativamente a una responsabilità che spesso è alla base del problema.
2 gennaio -fino al 6 gennaio aperto per lo skialp parte del comprensorio di Bardonecchia
Colomion Spa ha comunicato che fino al prossimo 6 gennaio saranno aperti alcuni tracciati per la risalita e alcune discese per gli scialpinisti. Nel comprensorio dello Jafferau si potrà salire sulla pista Ripert dalle ore 9 alle 17 con partenza da Fregiusia e arrivo in prossimità della partenza seggiovia Ban, il rientro dovrà avvenire obbligatoriamente sulle piste Plateau e Primavera. Nel comprensorio del Melezet la salita dovrà avvenire lateralmente alla pista Guglia rossa (seguendo l’itinerario segnalato a partire da Melezet) per proseguire sulla pista Thabor, con discesa sulle piste segnalate, dalle ore 9 alle 17. Si raccomanda a tutti i fruitori dell’area sciabile di prestare sempre la massima attenzione lungo la risalita e soprattutto durante la discesa. La società precisa che: «L’itinerario intrattenuto e segnalato, potrebbe presentarsi non fresato dal passaggio dei mezzi battipista (sia per alcuni tratti che per la sua interezza) e, quindi, potrebbe presentare degli ostacoli come mucchi di neve o lastre di ghiaccio». Iper quanto riguarda sicurezza e soccorsi: «Chi praticherà lo sci alpinismo durante gli orari e nei tratti di pista concordati si assume ogni responsabilità sulla valutazione della condotta da tenere in salita e in discesa in funzione del manto nevoso, sollevando la Società Colomion S.p.A. e la A.S.D. Colomion S.r.l. da qualsiasi responsabilità civile e penale, anche oggettiva, in conseguenza di infortuni cagionati a sé o a terzi ed a malori verificatisi all’interno della suddetta area. Si ricorda, inoltre, che lungo gli itinerari le squadre di soccorso, essendoci gli impianti di risalita chiusi per disposizione DPCM del 03/12/2020 e 20/12/2020, potrebbero avvenire con tempi maggiori. Il numero da contattare in caso di incidente è il 112. I mezzi battipista entreranno in azione nelle piste sopracitate a partire dalle ore 17.15 del pomeriggio».
28 dicembre - dall'Aprica a Tignes, i comprensori si trasformano per gli scialpinisti
Non ci sono solo divieti nel Natale pandemico con gli impianti e le piste chiuse. Due esempi incoraggianti arrivano dall'Aprica, in provincia di Sondrio, e da Tignes, in Francia. Nella località valtellinese hanno deciso di aprire la pista con illuminazione notturna più lunga d'Europa (5,5 km) per sci e pelli. Il prossimo appuntamento è il 30 dicembre, dalle 17,15 alle 21 (5 euro - 50 euro lo stagionale). Si replica il 2 e 4 gennaio e poi dall'8 gennaio tutti i venerdì. In Francia, a Tignes, mega-comprensorio e paese nati dal nulla in funzione dello sci, la chiusura forzata degli impianti ha fatto decidere per la creazione di una quindicina di chilometri di percorsi sulle piste, da quota 2.000 a 2.700 metri.
24 dicembre - la lettera del presidente FISI Roda corregge in parte le indicazioni sugli allenamenti fornite dalla federazione con l'ultima nota
Con una lettera il presidente della FISI Roda torna sulla nota federale del 22 dicembre per interpretare in maniera meno restrittiva il decreto Natale:
«Preme anzitutto chiarire che la predetta nota federale del 22 dicembre u.s. (il cui contenuto era stato condiviso con il Consiglio Federale), non era volta a fornire l’interpretazione data dalla Federazione alle disposizioni dettate dal Decreto Legge 18 dicembre 2020 in materia di esercizio dell’attività sportivo-agonistica. In tale circostanza la Federazione si limitava invece a riportare, a beneficio di tutta la base associativa federale, le indicazioni che la Federazione medesima aveva mutuato dalle comunicazioni delle competenti istituzioni.
Peraltro, è stata poi pubblicata solamente nella serata di ieri, 22 dicembre, una nuova circolare del Ministero dell’Interno che, fornendo delle ulteriori interpretazioni circa il dettato normativo del D.L. 18 dicembre, sembra rivedere in senso più ampio la possibilità di proseguire nell’esercizio della attività sportivo-agonistiche anche nel periodo intercorrente tra il 24 dicembre 2020 ed il 6 gennaio 2021, fermo restando in tal caso il rispetto delle prescrizioni derivanti dal DPCM 3 dicembre 2020.
In particolare, detta circolare ministeriale, al quarto capoverso di pagina 3, espressamente stabilisce che: “Nel rinviare, pertanto, alle indicazioni già fornite con le precedenti circolari illustrative e di commento, si richiama quanto sottolineato in merito alla circostanza che sia le limitazioni alla mobilità previste per i territori in area arancione, sia quelle stabilite per i territori in area rossa non si riflettono sull’esercizio di attività non espressamente oggetto di restrizioni in forza di specifiche disposizioni».
A questo link è possibile consultare la nota del 3 dicembre citata da Roda nella lettera.
23 dicembre - scialpinismo e attività agonistica durante le vacanze, i chiarimenti della FISI
Con una nota del presidente la Federazione Italiana Sport Invernali ha interpretato l'ultimo decreto relativamente alle attività agonistiche dei suoi associati, con precisazioni soprattutto per le giornate nelle quali l'Italia sarà zona rossa. Nella pratica la federazione in questi giorni ritiene lecita solo l'attività sportiva e l'allenamento degli atleti delle squadre nazionali, anche se, all'interno del proprio comune, è consentita l'attività sportiva in forma individuale e all'aperto, che è però cosa diversa dall'allenamento di gruppo di un club, magari in un comune diverso da quello di residenza degli atleti. A seguire riportiamo le indicazioni della FISI:
1) nei giorni 24, 25, 26, 27 e 31 dicembre 2020 nonché nei giorni 1, 2, 3, 5 e 6 gennaio 2021 “Zona Rossa” può essere svolta: (i) attività sportiva in forma individuale e all'aperto; (ii) attività sportivo-agonistica, e relativi allenamenti, solamente da parte degli atleti di Squadra Nazionale per i quali lo svolgimento di tali attività sia di fatto assimilabile a motivo di lavoro;
2) nei giorni 28, 29, 30 dicembre 2020 e 4 gennaio 2021 “Zona Arancione”, in considerazione del fatto che da tale Decreto-Legge risultano consentiti gli spostamenti all'interno dei propri Comuni, è altresì consentito lo svolgimento dell'attività sportivo-agonistica, e delle relative attività di allenamento, da parte degli atleti di interesse nazionale (secondo la definizione data ai sensi della nota della Federazione di interpretazione del DPCM 3 dicembre 2020 e cioè gli atleti la cui attività sia finalizzata alla partecipazione ad allenamenti o manifestazioni di preminente interesse nazionale), solo all'interno del Comune o nel rispetto delle eccezioni previste nel Decreto-Legge summenzionato (ai sensi delle quali sono consentiti gli spostamenti dai Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, quindi eventualmente anche in un’altra Regione, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia).
Per quanto concerne invece le attività sportivo-agonistiche (e relative sessioni di allenamento) svolte dal 21 al 23 dicembre 2020 ed a partire dal 7 gennaio 2021, fatte salve eventuali ulteriori disposizioni normative o regolamentari che nel frattempo dovessero essere emanate, si conferma la piena applicazione delle precedenti disposizioni (vedasi nota di interpretazione della Federazione al DPCM 3 dicembre 2020).
La federazione aveva individuato le categorie di riferimento per gli atleti di interessa nazionale in una precedente nota e specificato che «la qualifica di “atleta di interesse” da sola non è autorizzativa allo svolgimento dell’attività permessa da DPCM ma è subordinata alla partecipazione alle manifestazioni indicate nel sito CONI e approvate con delibera n. 371 del 17 novembre». La federazione precisa inoltre che « ogni decisione relativa all'effettiva partecipazione degli "atleti di interesse nazionale" alle manifestazioni agonistiche e agli allenamenti di cui sopra rimane subordinata alle opportune valutazioni e decisioni in merito da parte delle società, delle associazioni sportive e dei Gruppi Sportivi Militari Nazionali e di Stato di appartenenza». Nella pratica, per quanto riguarda lo scialpinismo, la prassi è quella di avere una convocazione scritta del proprio sci club o gruppo sportivo e di seguire un piano di allenamento di un allenatore federale.
22 dicembre - annullati i Campionati italiani
Doveva essere una prima assoluta, ma il decreto di Natale, interpretato dalla Federazione Italiana Sport Invernali, ha costretto gli organizzatori dello Sci club Brenta Team a fermarsi ai blocchi di partenza. I campionati italiani di scialpinismo, programmati per domenica 27, lunedì 28 e martedì 29 dicembre, nella nuova location di Andalo, grazie alla disponibilità del consorzio Paganella Ski, per il momento sono annullati.
Le restrizioni legate ai limiti di spostamento non consentono dunque il regolare svolgimento dell’evento che prevedeva l’assegnazione dei titoli tricolori sprint, staffetta e vertical race.
L’obiettivo è quello di recuperare l’appuntamento nei prossimi mesi, però toccherà alla commissione FISI di skialp decidere l’eventuale data disponibile in un calendario già ricco di appuntamenti. Dovremo aspettare il mese di gennaio per avere notizie certe in merito”.
Sia il consorzio Paganella Ski, sia lo sci club Brenta Team sono comunque pronti a rimettersi in gioco appena arriverà il semaforo verde.
21 dicembre - Decreto Natale e skialp, cosa si può fare?
Premesso che non è facile muoversi all'interno di norme e deroghe (e le FAQ del Ministero dell'Interno non chiariscono fino in fondo tutti i punti), che cosa prevedono le nuove norme in termini di attività sportiva? Fino al 23 dicembre compreso, essendo possibile spostarsi all'interno dei confini delle regioni classificate 'gialle', l'attività sportiva e motoria in questo territori è consentita tra le 5 e le 22 e rispettando le norme di buon senso di distanziamento e dispositivi di protezione personale. Non è consentito lo spostamento fuori regione per motivi turistici. Lo spostamento in auto di persone non conviventi è consentito nel numero massimo di due per fila di sedili posteriori e con mascherina. Nei giorni festivi e prefestivi, nei quali tutte le regioni diventeranno 'rosse', la norma diventa meno chiara (e la voce 'attività motoria o sportiva' delle FAQ non aiuta). Si deduce che lo scialpinismo rientri nella voce 'è consentito svolgere all’aperto e a livello individuale i relativi allenamenti e le attività individuate con il suddetto decreto del ministro dello sport del 13 ottobre 2020, nonché gli allenamenti per sport di squadra, che potranno svolgersi in forma individuale, all’aperto e nel rispetto del distanziamento'. Rimane però il divieto di uscire dal comune. Nella pratica, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, è consentito fare sport all’aperto senza mascherina e in forma individuale, mantenendo i 2 metri di distanza, ma senza uscire dal proprio comune di residenza o domicilio. L'attività motoria invece 'è consentita solo se è svolta individualmente e in prossimità della propria abitazione. È obbligatorio rispettare la distanza di almeno un metro da ogni altra persona e indossare dispositivi di protezione individuale. Sono sempre vietati gli assembramenti'. Nei giorni compresi tra il 24 dicembre e il 6 gennaio in cui le regioni saranno classificate arancioni, non ci sono grandi differenze perché è comunque vietato spostarsi dal proprio comune, con due differenze però: per l'attività motoria sparisce l'indicazione 'in prossimità della propria abitazione' e, se si abita in un comune con meno di 5.000 abitanti ci si può muovere nel raggio di 30 km, ma non verso un capoluogo di provincia. Si deduce dunque che lo scialpinismo in questo caso sia consentito rispettando la prescrizione della norma. Va inoltre ricordato che le regioni possono emettere ordinanze più restrittive, come nel caso della Valle d'Aosta, dove fino al 23 dicembre lo skialp è ammesso solo con Guida.
20 dicembre - Nuova ordinanza della Valle d'Aosta valida fino al 23 dicembre: sempre vietato lo skialp senza Guide
La Valle d'Aosta ha emanato una nuova ordinanza valida fino al 23 dicembre, quando entreranno in vigore le misure più stringenti a livello nazionale. «Rimangono sostanzialmente inalterate le disposizioni dell'ordinanza precedente, tra le quali il contestato obbligo di accompagnamento da parte di una guida alpina o di un maestro di sci per la pratica dello scialpinismo» scrive l'agenzia stampa ANSA.
18 dicembre - Scialpinismo sulle piste chiuse, il parere dell'avvocato
Ordinanze, divieti, comprensori sciistici chiusi, croce e delizia degli scialpinisti. Ma cosa dice la legge? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Flavio Saltarelli, già docente a diversi corsi federali di istruttori di scialpinismo e referente normativo della Commissione Gare della Fisky
Si possono risalire le piste chiuse?
«Dipende dal gestore, infatti la L. 363/2003 attribuisce ai gestori delle piste da sci e delle cosiddette aree sciabili il potere di regolamentarne l’uso e dunque se esistono specifici divieti anche a piste chiuse sono perfettamente legittimi. Poi ci si augura che il buon senso prevalga, e pertanto non si vieti la risalita nei momenti in cui le piste medesime non sono soggette a manutenzione. Nelle zone, invece, non occupate dalle piste, l’attività scialpinistica è completamente libera, salvo in Val d’Aosta dove è soggetta - per la recente e per me assai discutibile ordinanza n. 552 del 11 dicembre scorso - solo con l’accompagnamento, che definirei sarcasticamente ‘coattivo’, delle Guide. Fanno, a mio avviso, eccezione gli atleti di interesse nazionale in allenamento e coloro che praticano skialp all’interno dei comprensori, cioè sulle piste allo skialp dedicate quando saranno aperte (ad esempio a Cervinia, Champoluc e Gressoney). Questa ordinanza pare però, stante le norme richiamate e presupposte, essere valida solo nel periodo d’emergenza Covid 19. Dico ‘pare’ in quanto in materia legislativa questo periodo sarà certamente ricordato come un’epoca buia del diritto e conseguentemente i dubbi interpretativi fioccano sempre su ogni disposizione».
Oltre ai provvedimenti nazionali, le autorità locali possono vietare l’attività scialpinistica?
«Il nostro ordinamento attribuisce la facoltà alle autorità amministrative di emanare ordinanze contingibili ed urgenti che possono interdire o limitare certe libertà dei cittadini per finalità volte alla tutela dell’incolumità pubblica. Con tali provvedimenti possono, pertanto, interdire una zona soggetta alla loro autorità alla pratica scialpinistica purché sussistano i presupposti di legittimità previsti dalla legge:
- ricorrenza di situazioni di oggettivo e temporaneo pericolo per la privata e/o pubblica incolumità;
- impossibilità, data l’urgenza, di ricorrere ad altro mezzo giuridico.
Ciò significa che i sindaci, ad esempio, possono interdire un’area allo skialp in modo legittimo solo qualora vi sia un pericolo contingibile (cioè momentaneo e circoscritto) e che, per l’urgenza dell’intervento, non sia possibile ottenere in breve tempo un altro provvedimento normativo (ad es. legge regionale) da parte di un’autorità con potere legiferante generale. Da quanto appena detto - e le sentenze del Consiglio di Stato lo confermano pienamente - i sindaci, dunque, non possono vietare per tutta la stagione invernale l’attività scialpinistica in una determinata e generalizzata area comunale. Sarà, invece, legittimo un divieto sindacale per qualche giorno, stante una particolare situazione di pericolo momentanea e transitoria, magari in conseguenza di una forte nevicata o di un rilevante rialzo termico o, per stare all’attualità, l’esistenza di un focolaio Covid 19».
17 dicembre - A Courmayeur gite gratuite con le Guide per i residenti
Accompagnamento delle Guide sì, ma gratuito. È quello che propone, in risposta all'ordinanza della Regione Valle d'Aosta, la Compagnia delle Guide di Courmayeur ai residenti in Valdigne. Le giornate a scelta sono quelle di questa settimana, fino al 19 dicembre. Durante l'escursione si affronteranno anche i temi della tecnica scialpinistica, della gestione del rischio e dell'autosoccorso. Per le prenotazioni: 0165.842064.
17 dicembre - Si dimettono Pietro Giglio, presidente dell'Unione Valdostana Guide di Alta Montagna, e il vice Mario Ogliengo.
16 dicembre – ARTVA, pala e sonda anche per chi va con le ciaspole?
«Per praticare le attività escursionistiche in ambienti innevati, anche mediante le racchette da neve, sarà obbligatorio munirsi di ‘sistemi elettronici di segnalazione e ricerca (Artva), pala e sonda da neve omologati’. In assenza di tali strumenti di ricerca è prevista una sanzione pecuniaria da 100 euro a 150 euro.Questo è quanto emerge dal testo dell’articolo 24 dello schema di decreto legislativo (in attuazione della legge delega n. 86 del 2019 di riforma delle sport) sulla sicurezza nelle discipline sportive invernali (Atto n. 229), che il Governo ha trasmesso al Parlamento per il parere delle Commissioni Cultura». Lo scrive il sito de Lo Scarpone, che riporta un commento critico di Gian Paolo Boscariol, Responsabile della Delegazione romana della Presidenza nazionale del CAI.
14 dicembre – Valle d’Aosta, la posizione del Collegio Guide Alpine Lombardia
In un comunicato le Guide della Lombardia prendono le distanze daIl’ordinanza della Regione Valle d'Aosta:
Il Collegio Guide alpine Lombardia si fa portavoce della posizione di molti suoi iscritti in merito a limitazioni alla frequentazione della montagna che riguardino gli amatori non accompagnati da professionisti. Il caso scatenante è probabilmente noto a molti, quello sollevato dall’ordinanza valdostana dell’11/12/2020, che stabilisce che è possibile praticare lo sci alpinismo anche nei comuni vicini a quello di residenza ma solo con l’accompagnamento di Guida alpina, in questa fase in cui la Valle d’Aosta è arancione.
L’ordinanza non ci tocca direttamente come Collegio lombardo, in quanto la nostra regione non ha mai emanato provvedimenti di questo tipo, e anzi le Guide alpine lombarde non hanno avuto libertà maggiori delle altre persone in questi mesi di lockdown totali o parziali.
Tuttavia nell’ordinanza valdostana è contenuto un principio che non ci appartiene, molti nostri iscritti ci hanno chiesto di intervenire poiché non hanno condiviso il provvedimento, giudicato invece grave quanto inopportuno, con conseguenze ideologiche che travalicano i limiti regionali.
Vogliamo allora sottolineare che:
– La montagna è un luogo libero, in cui nessuno ha più diritto di un altro di stare.
– Partecipare ad uscite o corsi tenuti dai professionisti della montagna deve rimanere una scelta e non un obbligo.
– Le Guide alpine, tra gli altri compiti, hanno quello di formare le persone che accompagnano per essere consapevoli e riconoscere i pericoli, e, anche se grazie alle competenze che abbiamo riusciamo ad avvicinarci molto, il rischio zero non esiste, per il semplice e splendido fatto che tutte le nostre attività sono svolte in un ambiente naturale non controllato e gestito.
13 dicembre – Il Club Alpino Accademico prende una dura posizione contro il provvedimento della Regione Valle d’Aosta.
Lo fa con un articolo pubblicato sul sito clubalpinoaccademico.it dall’inequivocabile titolo: L'INACCETTABILE PROVVEDIMENTO LIBERTICIDA DELLA REGIONE VALLE D’AOSTA SULLO SCIALPINISMO
«Se la finalità è quella di limitare le potenziali necessità di interventi di soccorso e sanitari in questo momento delicato, la decisione appare incomprensibile sulla base dei dati statistici: le valanghe, anche di recente e anche proprio in Vda, hanno colpito sia praticanti privati sia gruppi accompagnati da professionisti – si legge - Se viceversa la finalità, comunque non dichiarata, è quella di supportare una categoria professionale che sicuramente soffre disagi in questa situazione, la decisione appare arbitraria, discriminatoria e persino autolesionista in prospettiva futura. Possiamo infatti immaginare che anche una volta riaperta la Regione i turisti, nel dubbio o per presa di posizione, possano indirizzarsi a zone diverse, dove la libertà di movimento in montagna non ha subito queste limitazioni». L’articolo chiama poi a una presa di responsabilità del mondo della montagna: «Il rischio si limita con politiche che promuovano attivamente la conoscenza, la cultura, la formazione e l’autoresponsabilità, riassegnando ai singoli la responsabilità delle loro scelte e l’assunzione delle conseguenze che ne derivano.
Questo non toglie, naturalmente, che i singoli comportamenti dettati da colpevole incoscienza o incapacità, da chiunque posti in essere, possano, e anzi debbano, essere sanzionati sotto tutti i profili. Solo l’opposizione attiva, dura e senza sconti dell’intero mondo alpinistico a questo pericolosissimo precedente di limitazione arbitraria alla libertà delle persone potrà garantire per il futuro il mantenimento di quella libertà di accesso alla montagna che è presupposto non negoziabile di ogni esperienza alpinistica».
13 dicembre – Il CAI contro l’ordinanza della Regione Valle d’Aosta
Il Club Alpino Italiano prende posizione contro l’ordinanza regionale valdostana con un comunicato stampa:
Proprio nel momento in cui, causa il fermo degli impianti di sci, si apre la possibilità di promuovere attività alternative, ben distribuite nel territorio e tali da evitare assembramenti di sorta, non invasive e supportate solo dalla neve vera, quella che non richiede cannoni e drenaggi di immani quantità d’acqua, in Valle d’Aosta ci si confronta con l’ordinanza 552 dell’11 dicembre del Presidente della Regione.
Si tratta di un provvedimento che, pur di breve durata (ma potrebbe essere reiterato!) e ferma la generale possibilità di svolgere sport e attività motorie, va a penalizzare espressamente lo scialpinismo, che tra le forme di frequentazione della montagna invernale è certamente tra le più note ed identitarie, limitandone l’esercizio solo "con l’accompagnamento di guida alpina o maestro di sci", così vietandolo anche ai valligiani di comprovata capacità ed esperienza, e sono i più, che di essere accompagnati non necessitano affatto.
«A nostro avviso - osserva il Presidente generale del Club alpino italiano Vincenzo Torti - pur rispettandosi le intuibili motivazioni sottese a provvedimenti a tutela della salute pubblica, non si riesce assolutamente a cogliere qualsiasi ragionevolezza nel criterio discriminatorio adottato, peraltro di dubbia utilità per gli stessi professionisti che, notoriamente, non è nell’ambito territoriale che attingono la loro clientela».
«Del resto - prosegue Torti - lungi dal sentirsi favorite da questa scelta, non poche Guide alpine e non solo valdostane hanno espresso disagio e disappunto per questo provvedimento che desta un diffuso allarme per quanto potrebbe comportare in tema di libertà di accesso alla montagna».
Da qui «l’auspicio che questa scelta, che si confida venga contenuta nell’attuale previsione temporale, non venga reiterata negli stessi termini: se si teme che un eventuale incidente possa avere ripercussioni su una sanità sottoposta a stress, non è discriminando tra i potenziali frequentatori che si ottiene il risultato di escluderne l’eventualità».












