Skialper Archive / Balkan express
Un biglietto ferroviario di sola andata Monaco-Salonicco. Due biciclette e gli sci legati al telaio. Duemilacinquecentoventi chilometri in autosufficienza per tornare a casa ed esplorare i Balcani, tanto sulle alpi c'era poca neve. Diario di 31 giorni indimenticabili.
Testo e foto di Max Kroneck e Jochen Mesle
D1 0-68 km
Finalmente siamo qui, alla stazione ferroviaria di Salonicco. Le ultime settimane sono state piuttosto stressanti. Durante i tre giorni di viaggio in treno siamo riusciti a recuperare un po’ di sonno, ma ora finalmente si comincia.
D2 68-123 km
Ieri siamo rimasti subito bloccati. Ora dobbiamo togliere il fango dalle ruote, poi proseguiremo lungo la costa sotto il nevischio. Freddo e umidi- tà, però il cibo greco fa dimenticare tutto. La gente del posto parla di un buon inverno sul Monte Olimpo, quindi il nostro obiettivo è salvo.
D3 123-142 km
È l’alba quando lasciamo Litochoro. La strada non è ancora stata ripulita e rimaniamo presto bloccati nella neve, continuando a spingere le biciclette finché non passiamo agli sci. Attraversiamo un bosco da favola e arriviamo in un bivacco invernale, che raggiungiamo al buio. Fa piuttosto freddo, ma la zuppa è calda.
D4 142-167 km
Siamo saliti attraverso la neve profonda fino alla vita. In cima soffia un forte vento. Ci sfoghiamo nel bosco. Polvere profonda e vista sul mare: c’è di meglio? Poi, una divertentissima discesa nel sottobosco per tornare alle nostre biciclette. Che esordio con gli sci!
D5 167-286 km
Finalmente esce il sole, ma fa ancora troppo freddo per i pantaloncini. Oggi copriremo un po’ di distanza: la prima tappa di oltre 100 chilometri è alle porte e non vediamo l’ora di tornare a sciare, questa volta nella Macedonia del Nord. Quindi una rapida sosta al supermercato e via...
D6 286-392 km
Tanta pioggia, che poi si trasforma in neve. In bici è fastidiosa, ma potrebbe essere molto meglio con gli sci. Oggi non è stata la giornata più facile del viaggio, ma - lo diciamo a bassa voce - ci siamo divertiti un po’. Al confine ci consigliano le migliori discese e i migliori après-ski del Paese.
D7 392-422 km
Raggiungiamo il comprensorio sciistico di Kopanki pedalando, su una strada per una volta già liberata dalla neve. Jonche, una Guida alpina, ci mostra orgoglioso la sua montagna. Usciamo dall’area sciistica e saliamo sul monte Pelister. Un’altra giornata di neve fresca fino alle ginocchia e nessuna traccia in vista. Non riusciamo a fermarci, è troppo bello e troppo diverso dalle Alpi nelle scorse settimane, per questo raggiungiamo le nostre biciclette con il buio.
D8 422-515 km
Dopo un lungo commiato dal nostro ospite, che si è preso cura di noi nelle ultime due notti, abbiamo iniziato a pedalare verso la nostra destinazione, il monte Korab. Vicoli ciechi, gomme sgonfie e telai oscillanti non ci impediscono di raggiungere il lago di Ohrid. Un posto meraviglioso, ma siamo troppo stanchi per guardarlo da vicino.

D9 515-624 km
Il percorso costeggia lunghi bacini artificiali e grandi discariche in mezzo ai fiumi. Prima dell’ultima salita, un abitante del luogo ci ha avvertito che negli ultimi giorni qui sono stati avvistati dei lupi. Ma, soprattutto, dobbiamo stare attenti agli automobilisti ubriachi. Dopo un lungo spostamento notturno attraverso la tempesta, abbiamo raggiunto Radomirë, un piccolo villaggio albanese di montagna ai piedi del monte Korab.
D10 624-668 km
Dopo molti tira e molla, oggi abbiamo deciso di non mettere gli sci. Con il vento, la temperatura percepita dovrebbe essere di circa -30 °C... Così abbiamo il tempo di pianificare meglio le prossime tappe e di prendercela comoda e non è male quando le gambe sono appesantite da centinaia di chilo- metri e altrettante curve nella polvere. Però anche in bicicletta il vento non ci lascia in pace e ci fa quasi uscire di strada.
D11 668-748 km
In un’altra discussione con i nostri contatti locali abbiamo preso la decisione: dobbiamo usare l’autostrada per attraversare il confine e risparmiare così una deviazione con molti metri di dislivello. Con la bici in autostrada? Già... partiamo piuttosto nervosi. Ma il viaggio si rivela meno selvaggio del previsto, anche se non certo piacevole. Arrivati in Kosovo, ci facciamo già un’idea su Prizren e dintorni direttamente dalla sella. Più tardi, abbiamo l’opportunità di parlare con Edis, che ci fornisce utilissime informazioni sul Kosovo e sulle sue montagne. Dopo una lunga pausa, riprendiamo le bici con temperature ben al di sotto dei -5 °C e risaliamo il passo verso i monti Sharr, dove ci aspetta tanta neve fresca.
D12 748-756 km
Non possiamo creder ci. Ancora una volta abbiamo una montagna tutta per noi e la neve è di nuovo fresca e alta fino al ginocchio. Non salia- mo troppo, perché sopra gli alberi non c’è visibilità, ma le corte discese nel bosco sono piene di pillow e valgono come migliaia di metri di dislivello.
D13 756-891 km
Oggi è stato il primo giorno di bel tempo da quando siamo scesi dal treno. La partenza però ha lasciato il segno con il termometro che segnava -12 °C e una discesa di oltre 1.200 metri di dislivello da affrontare sulle due ruote. Brrr! Le bici hanno puntato verso la valle di Valbona, in Albania. Ti trovi da- vanti un enorme scenario di montagne, da tutte le parti; è uno dei giri in bici più belli che abbiamo mai fatto. Il sole stava già tramontando quando abbiamo attraversato il confine albanese e nell'ultimo tratto abbiamo pedalato di nuovo al freddo e al buio.
D14 891-901 km
Quattro telecamere riprendono Max mentre si gode la sua seconda linea e scende urlando di gioia. Non è facile documentare le emozioni e soprattutto... quanto è perfetto quas- sù. Il sole splende, anche se abbiamo iniziato la nostra gita con le pelli solo alle 11 del mattino, dopo una lunga dormita e una mattinata rilassata. C’è ancora la neve perfetta e tutta l’area (quasi tutta la valle di Valbona) per noi.
D15 901-950 km
La sveglia suona alle cinque. Passo dopo passo, attraverso la valle ghiacciata, poi metro dopo metro su per i cespugli fitti. Ieri siamo saliti sui fianchi della valle, oggi raggiungiamo il fondovalle e saliamo al Maja e Boshit. La vista in cima è più che grandiosa, ma ci accorgiamo che non è la cima giusta, quindi andiamo sull’altra, a 2.414 metri. Dopo aver goduto di questi enormi pendii incontaminati, dobbiamo lottare per tornare indietro facendo lo slalom tra i cespugli. Una volta arrivati in fondo, ci tocca ancora pedalare.


D16 950-1.076 km
Il traghetto allontana le linee e possiamo rilassarci un po’ mentre percorriamo una certa distanza. Dopo una lunga riflessione, abbiamo scelto di usare il battello lungo il fiume Drin, da Fierzë a Komani, invece di fare il giro dell’intera catena montuosa, per- ché così risparmiamo due giorni che non avremmo comunque avuto a disposizione. Siamo circondati da un paesaggio incredibile di gole, rocce a strapiombo e acque verdi. Quando attraversiamo il confine con il Montenegro, è già buio.
D17 1.076 km
Oggi è stato un giorno speciale, prima di tutto perché non abbiamo pedalato. A Podgorica abbiamo lasciato le bici in rimessa per un giorno e incontrato Srdja, un artista montenegrino che le ha dipinte. Ma soprattutto Srdja ci ha dato tante dritte sul cicloturismo in Montenegro e sui Balcani.
D18 1.076-1.196 km
Purtroppo dobbiamo rinunciare a sciare sulle montagne del Montenegro, perché mancano ancora tanti chilometri da percorrere, ma va tutto molto bene e raggiungiamo la Bosnia-Erzegovina poco dopo l’alba. Dove possiamo trovare cibo e riparo?
D19 1.196-1.304 km
Dopo una notte folle nel cuore di Bileća, circondati da persone ubriache e assordati dagli schiamazzi, le strade tortuose continuano e aumenta anche il vento laterale. Ci sorpassano così tanti camion che sembra di pedalare a 20 centimetri da un muro. Esausti, chiudiamo la giornata subito dopo Mostar e speriamo in una mattinata tranquilla...
D20 1.304-1.384 km
Wow, che bell’altopiano quello del Parco Nazionale di Blidinje. E non c’è nessuno qui, a parte noi. Le montagne sembrano selvagge e la sensazione è che non nevichi da giorni. Vediamo se riusciamo a trovare qualche bella linea da sciare domani.
D21 1.384-1.434 km
I nostri timori sono confermati: sotto i nostri piedi sembra che ci sia più ghiaccio che neve, ma il panorama è magnifico e ci godiamo il viaggio. Illuminati dagli ultimi raggi di sole, cambiamo assetto, legando gli sci alla bici, e partiamo verso il tramonto.
D22 1.434-1.576 km
Sole, pantaloni corti, strade sterrate: una bella giornata. Le nostre preoccupazioni per le condizioni della neve aumentano chilometro dopo chilometro: la vera domanda è piuttosto se troveremo ancora neve in Croazia.
D23 1.576-1.701 km
Scuotendo la testa, osserviamo gli incendi sul ciglio della strada. Abbiamo optato per un passo dove in inverno dovrebbe esserci un’area sciistica e speriamo di trovare qualche residuo di neve a Velebno, sui Velebit. Ci consoliamo comprando qualche altro spuntino e torniamo in sella; bisogna pedalare.
D24 1.701-1.776 km
Ammettiamolo... a volte, non è così facile come sembra. È tardi, non abbiamo ancora trovato la neve e ora dobbiamo tornare indietro di 15 chilometri, perché qui non c’è cibo né acqua. Dopo una pausa e un bicchiere di vino ci sono ancora 1.500 metri di dislivello, ma il nostro umore è migliore e saliamo metro per metro ben dopo il tramonto, al buio. Speriamo almeno che ci sia ancora della neve lassù, verso il monte Buljma.



D25 1.776-1.831 km
Sopra a Stinica abbiamo trovato la neve. In Croazia, a marzo. Wohoo! Giusto qualche chiazza, ma c’è qualcosa di unico nel fare un paio di curve con una t-shirt, sciando nella pappa, tra i prati fioriti e con lo sguardo che corre sul mare. Abbiamo costruito un piccolo kicker e ce la siamo goduta, prima di scendere a tutta velocità verso il mare.
D26 1.831-1.971 km
Stiamo pedalando in riva al mare, perché dobbiamo stare vicini ai 200 battiti al minuto anche oggi? Be’, qui tra Croazia, Slovenia e Italia c’è molta salita. Anche la città di Fiume sembra essere tutta su e giù. Però siamo riusciti a ricavarci del tempo per un delizioso pranzo, prima di pedalare verso Trieste e chiudere la giornata con una pizza e un cappuccino.
D27 1.971-2.100 km
Saranno l’ottimo espresso triestino, il sole, i 25 °C, il tuffo rinfrescante in mare e la prospettiva di un’emozionante sciata sulle Alpi slovene, ma oggi abbiamo più voglia di pedalare degli ultimi giorni. Giusto il tempo di rilassarci ancora un po’ al mare e via verso la Slovenia, passando per Cividale del Friuli e il valico di Stupizza.
D28 2.100-2.127 km
Sembra impossibile: siamo tornati sulle Alpi, ma in Grecia c’era molta più neve. Una giornata piuttosto indecisa si conclude finalmente sul Passo di Vrsic e domani vogliamo fare qualche escursione con gli sci.
D29 2.127-2.163 km
Che montagne! Anche se non nevica da cinque settimane, iniziamo presto a camminare in una valle selvaggia. Il cuore di Max sobbalza, perché oggi ci aspettano due bei canali. A causa delle temperature calde e della mancanza di precipitazioni, nei couloir ci sono quasi più pietre che neve, ma è molto divertente e concludiamo la nostra ultima giornata di sci con un grande sor- riso, dopo aver raggiunto la vetta del Mala Ponca (2.468 m), sopra Kranjska Gora.
D30 2.163-2.310 km
Tre passi, due rapporti, una speranza. Il cambio elettronico di Max è ancora difettoso. Più precisamente, può scegliere tra la marcia più bassa e quella più alta, quindi è un gioco di equilibri tra allenamento e forza massima. Per fortuna, il negozio di bici che ci hanno consigliato mantiene le promesse e finalmente possiamo pedalare lungo la Drava in direzione di Katschberg e Obertauern, in Austria. Peccato solo che sia già passato mezzogiorno.
D31 2.310-2.520 km
Si torna a casa! :) Dato che non possiamo, come speravamo, arrivare a Monaco di Baviera quando c’è il sole e che anche nelle Alpi Bavaresi non è una stagione invernale da ricordare, non abbiamo dubbi: a tutto gas, via verso la tappa più lunga, gli ultimi 210 chilometri di un viaggio che non scorderemo mai.




Trovate questo ed altri articoli a tema Ski Nomads su Skialper 143
Scott Winter Pro Team
SCOTT incontra il team Ambassador 2023 al rifugio Teodulo, durante la seconda edizione del meeting annuale
Per celebrare l'inizio della stagione, il 21 dicembre , durante il solstizio d'inverno, SCOTT Sports Italia ha radunato il team Ambassador del progetto Scott Winter al rifugio Teodulo, al cospetto del Cervino. Un'occasione imperdibile per incontrare i propri collaboratori, coloro che vivono il marchio quotidianamente sul campo, per lavoro e per diletto, lo indossano e lo rappresentano con entusiasmo. Guide alpine, professionisti della montagna, atleti di notevole caratura, questi sono i componenti del dream team sul quale SCOTT ha scelto di investire per promuovere lo spirito del brand. Durante l'evento, tra una sciata in polvere e un brindisi a base di buon genepì valdostano, sono stati presentati i progetti per la prossima stagione. «Abbiamo investito molto in questo progetto perché crediamo fortemente che un gruppo coeso e motivato, fatto di professionisti della montagna, faccia la differenza al giorno d’oggi per un marchio come SCOTT Winter - afferma Jessica Signori, Marketing Manager Sport Division - Ringrazio quindi tutti i ragazzi per la passione che ci mettono quotidianamente e per credere nel brand».

All'interno del gruppo troviamo anche due nomi a noi ben noti, quelli di Matteo Calcamuggi e Andrea Cismondi, due dei nostri fedeli tester materiali del team Buyer's Guide. Abbiamo provato a sottrargli qualche informazione preziosa sulle nuove collezioni ma sono rimasti sul vago, in ogni caso hanno voluto raccontarci in prima persona l'esperienza vissuta a quota 3317 metri. Ecco le parole di Cis:

«Ci siamo capitati un po’ per caso. Ma non al meeting ambassador, proprio in Scottsportitalia. E da allora, il capriolo del val Serina (alias Piero) insieme a tutto lo staff Winter Division, sono diventati una famiglia.
E noi un team. Noi? E chi? Ambassador, Proteam, una volta promoter non importa il nome, importa la sostanza. Otto professionisti sparpagliati un po’ per tutta Italia che ne masticano di montagna, specie se quest’ultima é innevata.
Il meeting annuale é il pretesto. Difficile essere più determinati e professionali tra scattare immagini, produrre contenuti, testare, sviscerare criticità sui prodotti. Già perché é dallo sviluppo e dall’uso continuo di prodotti specifici che emergono pregi e ogni tanto qualche difetto. Insomma, facciamo proposte per effettuare un upgrade. Questo è ciò che facciamo.
E poi? E poi siamo Montanari. Metteteci in un rifugio (magari con una buona bottiglia di Genepy) e gli aneddoti che emergono sono un concentrato di magia.
E domani? si ricomincia, nel nostro habitat. Con i nostri sci Scott a piedi. A lavorare con un super team di professionisti condividendo la nostra passione con clienti, negozianti e la super family di Scottsportitalia».
PETZL Legend Tour - Il ghiaccio dell'Ovest
Torna il Petzl Legend Tour Italia, con un docufilm alla scoperta delle cascate di ghiaccio nelle valli piemontesi
Tra le selvagge valli dell'arco alpino occidentale il team di Petzl Italia è andato a incontrare i protagonisti di una vera e propria rivoluzione, quella che sul finire degli anni settanta portò alla nascita dell'arrampicata su ghiaccio in Italia. La genesi del cascatismo ricorda quella dell'arrampicata sportiva, la voglia di spingere sempre più avanti i propri limiti e le tecniche dell'alpinismo è la stessa onda che portò alle grandi imprese su roccia, trasportandole in un terreno invernale ancora inesplorato sotto il punto di vista della verticalità. E, quando si parla di questi concetti, un nome spicca più degli altri: quello di Gian Carlo Grassi. Il viaggio non può quindi che partire dalla Val di Susa, dove l'alpinista nacque e mosse i primi passi sul terreno montano che diventò in breve campo di gioco preferito e rifugio dove evadere nei momenti più duri. Insieme ai personaggi che hanno affiancato Grassi nella sua crescita e nelle sue imprese, troviamo ad accompagnarci in questa esplorazione storica l'atleta Federica Mingolla, che in questa puntata del Legend Tour ci regala un assaggio di alcune cascate storiche che oggi sono punto di riferimento per il Ghiaccio dell'Ovest: L'altro Volto del Pianeta, in Valle Argentera e il cascatone del Rouit in val Troncea. Dalle valli torinesi si percorre a ritroso la storia della piolet-traction, fino a terminare la spedizione in Val Varaita, dove nel 1977 Romero Isaia e Piero Marchisio riuscirono, inconsapevoli del valore di quell'impresa, a salire per la prima volta nella storia il sottile nastro ghiacciato della cascata Ciucchinel.
Il film è disponibile dal 21 dicembre sul canale Youtube Petzl Sport, al seguente link:
PETZL LEGEND TOUR - IL GHIACCIO DELL'OVEST
https://youtu.be/1NIqWlPiS5o
Skialper Archive / Ortles Friends, fidarsi & affidarsi
Gabriel Tschurtschenthaler soffre di un disturbo degenerativo
della vista, così per salire in vetta ha creato una cordata
perfetta con le Guide Vittorio Messini e Matthias Wurzer.
Che è arrivata sul Cerro Torre e sulla cresta Hintergrat.
Testo di Elena Casolaro, foto di Damiano Levati/Storyteller Labs
Radice a sinistra. avverte Vittorio, in testa alla cordata. Gabriel segue le indicazioni, spostandosi a destra, e Matthias lo osserva da vicino, affinché eviti ogni ostacolo. I tre alpinisti procedono in cresta, muovendosi tra canaloni ghiacciati e camini di roccia e avvicinandosi alla vetta un metro alla volta. Potrebbe sembrare una cordata come tante, ma Gabriel è affetto fin da piccolo da un disturbo degenerativo della vista, e dell’ambiente che lo circonda distingue solo immagini sfocate. Se nasci in Alta Pusteria, in montagna ci devi andare per forza: non c’è molto altro da fare. Così Gabriel Tschurtschenthaler, altoatesino classe 1988, inizia da bambino a scorrazzare per creste e prati. Verso i 15-16 anni, le sue facoltà visive cominciano a diminuire lentamente, dandogli il tempo per fare ciò che gli viene naturale: cercare un modo per continuare a fare alpinismo. Il suo modo ha un nome e un cognome, anzi due, quelli di Vittorio Messini e Matthias Wurzer, entrambi Guide alpine.

I tre si conoscono scalando su ghiaccio e il loro rapporto è fin da subito qualcosa di più di quello Guida-cliente. Iniziano ad andare in giro insieme, diventano amici e progettano vette da conquistare. A uno viene un’idea, oppure spesso tutti e tre hanno già in testa la stessa montagna. Si informano e cercano la via più adatta alle loro esigenze, magari che sia stata già ripetuta da Matthias o Vittorio e che lasci la possibilità di calarsi in discesa. La stessa cosa che farebbe una cordata normale, con qualche accortezza in più e la massima concentrazione da mantenere per tutta la durata dell’ascensione, evitando anche il minimo inciampo. Ognuno si fida degli altri, oltre che di se stesso, e questo è il vero punto di forza della squadra. Gli altri sensi di Gabriel compensano le mancanze della vista: si muove affidandosi al suo equilibrio, alle sensazioni trasmesse dalle piante dei piedi e alle indicazioni minuziose dei compagni, con cui si intende al volo. Così riesce a trovare le giuste prese per le mani o i migliori appoggi per i piedi, a conficcare le punte di piccozze e ramponi nel ghiaccio e a scegliere il percorso più sicuro su cui camminare. Gabriel ha inoltre grande consapevolezza del proprio movimento nello spazio e distingue chiaramente un tratto di roccia solida da uno sfasciume, indovinando il momento preciso in cui accorciare il passo o cambiare direzione.


Oggi essere autosufficienti e bastare a se stessi sono considerati i massimi valori a cui aspirare: farcela da soli, senza chiedere l’aiuto di nessuno. Quando domando a Gabriel cosa si prova a riconoscere di essere completamente dipendenti dagli altri in questo contesto, risponde che non gli è mai piaciuto fare affidamento su qualcuno, per lui farcela da solo è sempre stato un grande obiettivo. Ma a un certo punto ha dovuto ammettere di non poter continuare a fare certe cose, senza aiuto. Aveva solo due scelte: accettarlo, o mollare. Inutile dire che l’alpinista altoatesino non si è arreso, ha scelto di affidarsi ai suoi amici e continuare ad andare in montagna. Matthias e Vittorio sono i suoi occhi e anche loro, descrivendo con precisione qualcosa che Gabriel non può vedere, ottengono una prospettiva nuova sulla montagna. Tutto questo ha un piacevole effetto collaterale: l’assoluta fiducia che si costruisce tra i tre amici vetta dopo vetta e che è forse più importante della salita stessa.



Le imprese di Gabriel riflettono la sua determinazione: nel dicembre 2021, vola in Patagonia per provare a raggiungere la vetta del Cerro Torre insieme a Matthias e Vittorio, da un’idea di quest’ultimo. Una montagna iconica e che pone molte sfide, prima fra tutte l’avvicinamento: la base della via dista dall’ultimo paese 40 chilometri, di cui buona parte su ghiacciaio e il resto su roccia. Quando i tre riescono a raggiungere la base della parete, rimangono da affrontare le difficoltà. dell’arrampicata: impiegano due ore e mezza solo per salire l’ultimo tiro della via. Per questo, una volta conquistata la cumbre, la prima sensazione provata da Gabriel è il sollievo per esserci arrivati tutti interi. Poco dopo, la necessità di rimandare l’esultanza e rimanere concentrati: la discesa è, infatti, lunga e la vetta è solo a metà strada. Ma l’avventura patagonica non fa che affiatare la cordata e alimentarne la fame di nuove imprese. Così lo scorso aprile troviamo i tre alpinisti sull’Ortles, la cima più alta dell’Alto Adige, la stessa che Gabriel guardava da bambino col naso all'insù. Proprio per questo ci vuole andare: arrivare in vetta alla maggiore tra le montagne di casa, è qualcosa che sente di dover fare. La via scelta è la cresta Hintergrat, spesso esposta e con tratti di roccia friabile che per Gabriel rappresentano la maggiore insidia. I tre procedono seguendo uno schema ben preciso: quando Vittorio sale da primo, avverte gli altri due di ogni ostacolo, mentre Matthias sta alle spalle di Gabriel, seguendone ogni mossa. Viceversa, quando . Matthias a guidare la cordata. Così, i tre conquistano i 3.905 metri della vetta. La giornata è limpida e il panorama in cima all’Ortles lascia senza fiato, mille picchi bianchi che bucano le nuvole e si allungano verso il cielo. Gabriel sente il vento sul viso, l’odore della neve che fonde, il calore del sole e la grandezza del vuoto tutto intorno a sé. Sembrava impossibile, ma ci ha creduto e ce l’ha fatta. Tocca la croce di vetta, abbraccia gli amici e gli sembra quasi di riuscire a vederlo, il panorama.

L'OUTFIT DI GABRIEL, VITTORIO E MATTHIAS
Gabriel, Vittorio e Matthias durante le loro ascensioni non si possono permettere distrazioni, neanche quelle derivanti da un abbigliamento meno che perfetto. Per questo hanno scelto la collezione Ortles di Salewa, una linea in vendita da questo mese, basata su funzionalità ed essenzialità. Giacca e pantaloni Ortles 3L GTX Pro Stretch hanno svolto egregiamente il loro dovere sia sul Cerro Torre, sia sull’Ortles, Gabriel si ritiene pienamente soddisfatto: «Ho sempre la stessa giacca e non voglio cambiarla». Si tratta di prodotti pensati per l’alpinismo invernale più tecnico e le cascate di ghiaccio, realizzati per adattarsi a qualsiasi sfida. «La giacca hardshell, dal taglio ampio, lascia sufficiente gioco per un abbigliamento a più strati - indispensabile in inverno - e dona un senso di comfort senza costrizione» commenta Vittorio. La giacca (650 euro) è costruita in Gore-Tex Pro a tre strati, per una maggiore resistenza del tessuto all’abrasione. Troviamo due diverse tecnologie di Gore-Tex: gli inserti ergonomici Gore-Tex Pro Stretch, strategicamente posizionati in corrispondenza delle spalle e dei gomiti, lasciano tutta la libertà di movimento necessaria per l’alpinismo e l’arrampicata. Nelle aree esposte, invece, si è puntato sulla protezione dalle intemperie e la resistenza all’abrasione con la tecnologia Gore-Tex Pro Most Rugged, che assicura isolamento e durevolezza. Il capo presenta inoltre ampie tasche anteriori, che consentono di accedere al dispositivo ARTVA senza spogliarsi. Il cappuccio è regolabile e, grazie al soffietto nascosto sul retro, può essere utilizzato con e senza casco. Per quanto riguarda i pantaloni hardshell (550 euro), anche questi sono molto protettivi, impermeabili e traspiranti. Il design segue l’anatomia del corpo per lasciare le gambe libere di muoversi e le zip laterali permettono la massima ventilazione. Nei pantaloni, gli inserti in Gore-Tex Pro Stretch sono posizionati sulle ginocchia, in vita e sulla seduta. La parte inferiore della gamba è costruita per adattarsi agli scarponi da alpinismo e da scialpinismo e l’inserto elasticizzato permette di regolare l’ampiezza dell’orlo, così da evitare che i ramponi si impiglino. All’interno della collezione troviamo anche Ortles Ascent Mid GTX, uno scarpone da alpinismo leggero e funzionale che accetta ramponi semi-automatici. Vittorio lo utilizza per lunghe giornate su roccia e ghiaccio in alta quota e ne è entusiasta: «Una scarpa che non perde comodità nemmeno durante le uscite più lunghe e intense e che convince grazie all’ottimo grip e alla sicurezza che trasmette a ogni passo, senza limitare la mobilità. Un mix riuscitissimo, perfetto sia per noi Guide, che per le persone che si affidano a noi». Ortles Ascent Mid GTX adotta una suola Vibram con inserto per l’arrampicata, tomaia in robusta pelle da 2,2 mm, abbinata a una membrana Gore-Tex Insulated Comfort, che mantiene il piede caldo e asciutto anche in inverno. L’Ankle Protector System (APS) sulla caviglia aumenta la stabilità e la tenuta della tomaia; un supporto in più, che si rivela prezioso per proteggere dagli infortuni durante i lunghi tour in alta montagna, quando le discese danno fondo alle ultime riserve di energia. Pesa 850 gr e costa 370 euro. La combo perfetta è con lo zaino Ortles Guide 35L, studiato sulle esigenze di chi pratica alpinismo in inverno e deve attrezzarsi per affrontare uscite di più giorni, che comprendano anche passaggi di arrampicata. Compatto e leggero (1.280 gr), ha chiusura rolltop, attacco magnetico per la corda, scomparto per la pala e la sonda, fascia lombare separabile, doppio attacco per la piccozza, cerniera 3-way per un accesso rapido e completo allo scomparto principale. Il sistema di trasporto Salewa Dry Back Contact riduce l’area di contatto dello zaino con la schiena, garantendo una migliore circolazione dell’aria. Costa 190 euro ed è disponibile anche nella versione da 45 litri.



A Pontedilegno-Tonale vincono Bonnet e Gachet-Mollaret
L’individual di Coppa del Mondo parla svizzero e francese, ma nella gara maschile è stata battaglia fino all’ultimo, con un Davide Magnini che si è alternato alla testa della gara con Rémi Bonnet e ha ceduto solo nel finale. Ecco i verdetti della tappa italiana di Coppa del Mondo di scialpinismo, conclusasi ieri sulle nevi del Presena, a Pontedilegno-Tonale, e iniziata venerdì con la sprint.
Individual
Percorso nervoso, che complessivamente prevedeva 12 cambi assetto, 6 tratti con le pelli, 2 tratti a piedi e 4 discese. Dislivello di 1.440 metri per la categoria maschile e di 1.180 metri al femminile. Nella lunga ascesa dai Laghetti fino ai 3.000 metri di Passo Presena a fare l’andatura e a marcarsi stretto ci hanno pensato il vincitore della passata edizione Thinault Anselmet, il suo connazionale William Bon Mardion, lo svizzero Rémì Bonnet e i due azzurri Michele Boscacci e Davide Magnini.
Nella seconda parte di gara si è poi assistito all’interminabile testa a testa fra l’elvetico e il trentino di Vermiglio, che con le loro schermaglie, aumentando il ritmo, si sono progressivamente scrollati di dosso i compagni di fuga, tranne Anselmet, che è transitato per primo sopra ai Laghetti del Presena, cedendo pure lui il passo ai due indemoniati avversari. Al secondo passaggio ai 3.000 metri è stato Magnini il primo a transitare, con un paio di secondi su Bonnet e 15 su Anselmet, quindi più staccati sono arrivati Bon Mardion, Boscacci e Antonioli. I due di testa hanno continuato a scambiarsi le posizioni fino al cambio pelli sotto lo spigolo del Lago Scuro, dove lo svizzero era il più veloce, guadagnando una decina di secondi sull’italiano, che è riuscito a mantenere sino al traguardo. Rémi Bonnet ha coperto i 12 km del percorso con il tempo di 1h31’52”, staccando di 10 secondi Davide Magnini, quindi a 32 secondi ecco Thibault Anselmet, a 1 minuto William Bon Mardion, a 2’09” Robert Antonioli e a 3’13” Michele Boscacci. Gli altri azzurri: Nicolò Ernesto Canclini è 8°, Nadir Maguet 9°, Alex Oberbacher 14°, Matteo Sostizzo 17°, Andrea Prandi 19°, Matteo Eydallin 24°, Sebastien Guichardaz 25°, Luca Tomasoni 33° e William Boffelli 39°.
La sfida al femminile è stata un monologo griffato Axelle Gachet-Mollaret, che si conferma la più forte in assoluto nelle gare lunghe. Nella prima salita seconda era la vincitrice della sprint Celia Perillat Pessey, che poi al passaggio del Presena si è dovuta fare da parte per far passare Giulia Murada, con una voglia di riscatto dopo la caduta e l’addio ai sogni di vittoria nella sprint di venerdì, e quindi Alba De Silvestro, determinata più che mai a centrare un podio. I distacchi fra le prime tre sono rimasti simili anche al secondo passaggio, poi hanno gestito le energie e il piazzamento fino al traguardo, dove la Mollaret è giunta dopo 1h28’24”, staccando di 2’36” Giulia Murada e di 3’45” una stremata Alba De Silvestro. Dietro le due francesi Celia Perillat Pessey ed Emily Harrop, quindi la svizzera Caroline Ulrrich e la valtellinese Giulia Compagnoni. Per quanto riguarda i piazzamenti delle altre azzurre Mara Martini è 11ª, Ilaria Veronese 12ª, Lisa Moreschini 17ª e seconda under 23 assoluta, Katia Mascherona 20ª, Samantha Bertolina 26ª, Silvia Berra 27ª.
Sprint
Prologo venerdì a Pontedilegno con le sprint. In finale gli svizzeri Lietha e Arnold hanno imposto subito un alto ritmo alla gara e hanno chiuso, nell’ordine, primo e secondo, con Nicolò Canclini bravo a inserirsi nella lotta per il podio e a spuntarla al fotofinish sul francese Thibaut Anselmet, con Giovanni Rossi ottimo quinto davanti all’altro transalpino Baptiste Ellmenreich. Usciti ai quarti di finale gli altri due italiani qualificati, Nadir Maguet e Rocco Baldini, entrambi quarti nella propria batteria.
Epilogo a sorpresa, invece, nella gara femminile, che ha perso in semifinale una delle protagoniste più attese, la recente vincitrice della sprint di Val Thorens Emily Harrop, vittima di una caduta. In finale Giulia Murada ha messo in mostra una condizione invidiabile e ha preso il comando delle operazioni, imboccando per prima la discesa che portava in zona arrivo. Il suo vantaggio era netto, ma l’azzurra è stata tradita dall’ultima curva, quando i giochi erano ormai fatti.
La valtellinese ha dovuto rimandare l’appuntamento con la prima affermazione da senior in Coppa del Mondo, centrata invece dalla francese Célia Perillat-Pessey, affiancata sul podio dalla slovacca Marianna Jagercikova e dalla compagna di squadra Lena Bonnel. Quarta la tedesca Tatjana Paller, con Murada quinta e la svizzera Caroline Ulrich sesta.
Fuori in semifinale Mara Martini e Ilaria Veronese, quarta e sesta nella loro batteria, mentre la trentina di Pejo Lisa Moreschini (decima in qualifica), Alba De Silvestro, Samantha Bertolina, Silvia Berra e Giulia Compagnoni sono uscite ai quarti di finale.
Tornano le Ortovox Safety Academy
Dal 2018 sono una presenza fissa nel calendario invernale, su tutte le Alpi. Le Safety Academy del marchio bavarese di abbigliamento e attrezzatura sono corsi di formazione sulla sicurezza e di ricerca in valanga per principianti e per professionisti in collaborazione con le scuole alpine.
I corsi
Tre tipologie di corsi dai diversi formati trasmettono una solida conoscenza sui temi legati al rischio valanghe e sull’utilizzo dei dispositivi ARTVA. Il corso Training Basic dura un giorno e tratta le basi della sicurezza per poter affrontare una giornata in ambiente alpino. Oltre a una panoramica sull’attrezzatura necessaria, vengono illustrati anche i comportamenti corretti da adottare durante un’uscita di scialpinismo e le regole essenziali per la ricerca dei travolti. Inoltre, frequentando il corso, si ha la possibilità di noleggiare gratuitamente le più recenti attrezzature di emergenza Ortovox.
Il corso Tour and Training Basics dura un intero fine settimana e prevede anche un’uscita in ambiente durante la quale mettere in pratica quanto appreso. Oltre all’allenamento alla ricerca dei travolti, il programma comprende la valutazione del bollettino valanghe e la pianificazione dell’itinerario.
Tour and Training Advanced è il corso più completo. Per iscriversi è necessario aver già partecipato al corso base o disporre di una conoscenza analoga. Il corso avanzato prevede due giornate e mezza di intensa esercita- zione in ambiente alpino. Oltre alla verifica delle condizioni del tracciato su terreni più difficili, le conoscenze acquisite vengono messe in pratica sul campo, durante due uscite più lunghe.
Per informazioni:
https://www.ortovox.com/it-it/ safety-academy/corsi-di-formazione/corsi-antivalanga
Gli skitrabber si ritrovano a Bormio
Robert Antonioli, Giulia Murada, Samantha Bertolina, Federico Nicolini, Tatjana Paller dalla Germania e Iwona Januszyk dalla Polonia. E poi Giuliano Bordoni, Bruno Mottini, Max Cusini, Adriano Greco, Ben Tibbetts, Valentine Fabre, Mathéo Jacquemoud, Bard Smestad, Benjamin Vedrines, Wolfgang Hell. Sabato 29 ottobre, nella nuova sede Ski Trab di Bormio, è andata in scena la prima edizione dell’International Skitrabber Meeting, portando a Bormio alcuni dei nomi che contano dello scialpinismo e della montagna.

Nella piazzetta interna della Corte Ski Trab, che ben si presta agli eventi, gli ospiti si sono disposti in cerchio per creare un’atmosfera conviviale, insieme a un numeroso pubblico di appassionati, giovani atleti dello sci club locale, allenatori, Guide alpine e agli atleti e ambassador del marchio. La serata è stata anche l’occasione per presentate le novità della stagione 2022/23, tra le quali lo sci Ortles 90 e il Neve. Oltre a Bordoni, che del Neve è un po’ il papà, c’era anche Daniele Molineris, che ne ha disegnato la grafica.
Gli skitrabber si sono poi dati appuntamento domenica al Passo dello Stelvio, per una giornata dedicata ai test di sci e attrezzatura Ski Trab.

Il Kima è di Finlay e Gerardi
Dopo quattro anni di attesa non sono mancate le emozioni al Trofeo Kima. Ieri sul sentiero Roma lo scozzese Finlay Wild e la statunitense Hillary Gerardi hanno scritto il loro nome su un albo d’oro prestigioso, portando a casa anche il primo ISF Technical Award, il premio messo in palio dalla federazione internazionale sul tratto più tecnico.
Fino a metà gara Nadir Maguet ha provato a sgranare il gruppo di testa cercando si sfiancare il francese Alexis Sevennec, il norvegese Stian Angermund, e lo scozzese Finlay Wild. Il suo forcing ha però presentato il conto al campione del CS Esercito che nella seconda parte di gara ha dovuto fare i conti con i crampi. Sul tecnico Wild, già vincitore dello scorso fine settimana della Matterhorn, è salito in cattedra, avvicinandosi non poco ai parziali fatti registrare nel 2018 dal recordman della gara Kilian Jornet. Vittoria in 6h10’14”. Secondo posto ex aequo per Stian Angermund e Alexis Sevennec in 6h22’33” (nelle ultime tre edizioni del Kima, Sevennec ha centrato un quarto e due secondi posti). Ai piedi del podio Nadir Maguet in 6h26’00”, quinto il marocchino naturalizzato spagnolo Zaid Ait Malek. Chiudono la top ten di giornata Mattia Gianola, Johann Baujard, Rob Sinclair, Daniel Antonioli e Dany Jung.
La vincitrice 2018 e già detentrice della migliore performance cronometrica sul Sentiero Roma, Hillary Gerardi, ora è a tutti gli effetti la vera regina di queste montagne. Suo infatti il nuovo record della gara in 7h30’38”. Secondo posto per la polacca Marcela Vasinova in 7h58’35”, mentre terza è giunta la messicana Karina Carsolio (8h02’03”). Strappano un posto nella top five 2022 anche Giuditta Turini e Giulia Saggin.


Step by Step: la traversata della Nordkette di Remco Grass
Black Diamond presenta l'avventura di Remithius Joseph Grass, Remco per gli amici e i colleghi. Una traversata dietro casa, da godersi passo dopo passo immersi nella natura.
Remco Graas è nato e cresciuto nei Paesi Bassi, distante dalle montagne. Durante gli anni della sua infanzia e adolescenza, Remco ha trascorso con la sua famiglia numerose vacanze in montagna, un tipo di svago – quello fatto di escursioni – che non gli è mai davvero piaciuto: camminare su sentieri
polverosi e caldi senza alcun tipo di intrattenimento. La parte più bella delle vacanze rimaneva sempre il momento di tornare a casa per nuotare in piscina o per giocare con il suo Game-Boy.
Tutto è cambiato durante l'ultimo viaggio di Remco con la famiglia, sulle Alpi. Nella sua testa è scattato qualcosa, improvvisamente scopre di amare la montagna. In quegli anni Remco prende parte ai campi estivi sulle Alpi, inizialmente con un approccio classico, zaino grande e scarponi pesanti. Nel corso degli anni, e ispirato da grandi alpinisti come Ueli Steck, Remco cambia approccio: riducendo al minimo l’attrezzatura ha la possibilità di muoversi più facilmente e velocemente, può trascorrere più tempo in montagna e si allena di più.
Passo dopo passo, “Step by step”, la montagna è diventata il pilastro centrale della sua vita, portandolo a definirsi un obiettivo: scalare tutti i 4000 delle Alpi. Ad oggi Remco è a buon punto, ma non ha fretta, vuole godersi appieno ogni cima di quelle che rimangono nella sua lista. Nel 2017 Remco decide di trasferirsi a Innsbruck, per potersi immergere nella sua passione per la montagna e, nello stesso anno, inizia a lavorare per Black Diamond Equipment. Durante le sue corse quotidiane in bicicletta verso l'ufficio di Black Diamond, Remco guarda ammirato la linea di cresta della Nordkette, la catena montuosa situata a nord di Innsbruck, simbolo della città. Attraversare l’intera cresta della Nordkette, una domenica? Sembrerebbe essere un piano divertente, pensa Remco.
Sabato notte, ore 2, Remco esce di casa. La città non dorme mai: i bar sono aperti, la gente fa festa, si sente la musica. La sua festa, però, è programmata con la natura. Remco si dirige verso la foresta, lascia la bicicletta nascosta dietro un albero e inizia la sua ascesa. Sarebbe bello vedere l'alba in cima al Brandjochkreuz, pensa. Mentre sale sempre più in alto, i rumori della città si affievoliscono e il sole inizia a sorgere mentre si avvicina alla prima vetta della giornata. Durante il giorno percorre sentieri panoramici, tratti impervi, vie ferrate, incontra turisti e animali, sempre seguendo la linea di cresta. «Da qui riesco quasi a vedere la mia ragazza che prende un caffè, sul nostro balcone» pensa mentre osserva il panorama. «È così bello avere posti come questo proprio nel giardino di casa».
Dopo 33 chilometri, 19 vette e 3.800 metri di dislivello, Remco raggiunge il fondovalle. Mentre sale sull'autobus, guarda la cresta e sorride. Passo dopo passo Remco ha percorso le sue montagne. Passo dopo passo, come il suo approccio alla vita
https://www.youtube.com/watch?v=NktVxZ-69Vw&t=508s
Val Maira Experience
La Val Maira è un angolo di paradiso nelle valli cuneesi. Un luogo che, dopo decenni di abbandono, è tornato a fiorire grazie ad un modello di turismo lento e sostenibile. In occasione del Press Trip di Sea To Summit e Panorama Diffusion abbiamo avuto l'occasione di scoprire questo gioiello alpino.
Situata nel cuore delle valli occitane, la Val Maira è stata per molto tempo isolata dal resto del cuneese a causa della morfologia del territorio, tanto che fino al '900 le comunicazioni e gli spostamenti avvenivano perlopiù tra i colli che la collegano alla Val Varaita, alla valle Stura e alla Francia anziché lungo gli oltre 40 km necessari a raggiungere la pianura. Addentrandosi sulla strada provinciale che da Dronero risale verso Chiappera, ci si ritrova catapultati in un ambiente di rara bellezza, dove i fitti boschi di querce e castagni lasciano lentamente spazio a panorami aspri e spettacolari. L'orogenesi della zona è particolare, i territori e le cime della valle attraversano infatti un gran numero di differenti formazioni geologiche. Nella parte bassa della valle troviamo un banco composto prevalentemente da rocce metamorfiche e silicee che, proseguendo verso fondovalle, lasciano il posto a formazioni calcaree-dolomitiche Triassiche. La tradizionale atmosfera occitana, unita all'ospitalità di un territorio che ha deciso di aprirsi al turismo sostenibile, rende la Val Maira location perfetta per avventurarsi in qualsiasi sport outdoor in un contesto alpino unico.


Ad attenderci al nostro arrivo a Ponte Maira troviamo Renato, Guida Alpina e gestore della Locanda Mistral, dove trascorreremo la notte. Renato si è trasferito qui dall'Alto Adige qualche anno fa, per prendere in gestione la locanda con Manuela, moglie e compagna di avventure. La volontà della coppia, sin dall'inizio, è stata quella di fornire un servizio di qualità, completo e sostenibile, che permettesse ai turisti di scoprire il territorio e l'ambiente montano della valle a 360°, sia in estate che in inverno. All'interno della locanda (una casa contadina risalente al 1800 ristrutturata a partire dagli anni novanta dai genitori di Manuela) l'ambiente è sereno, familiare, concilia la tradizione con elevati standard di qualità e con una cucina molto creativa.
Le attività offerte dalla Val Maira sono molteplici, abbracciano le quattro stagioni proponendo un'infinità di itinerari escursionistici, scialpinisitici e alpinisitici di tutti i livelli e per tutti i gusti. I Percorsi Occitani sono un concatenamento di sentieri creato nel 1992 che, in 177 km e 14 tappe, collegano tutti i paesi della valle in un tour ad anello, perfetto per scoprire l'anima intrinseca di questo luogo. La Rocca Provenzale e la Rocca Castello sono mete ambite dagli arrampicatori, che possono cimentarsi in salite (sia facili che più impegnative) sulle splendide linee delle strutture, raggiungibili tramite brevi avvicinamenti sulle carrerecce di fondo valle. In inverno, infine, la valle si trasforma in un posto incantato. Le abbontanti nevicate che caratterizzano la zona, influenzate dalle correnti marittime, la rendono un terreno di gioco perfetto per lo scialpinista. Nessun impianto, gite per tutti i livelli e gusti, dalle classiche ai tour di 9 ore, ai canali a 45°. Pensate solo che la guida di scialpinismo conta 280 pagine con ben 135 itinerari differenti.

Il progetto di Renato e Manuela (e la strategia della Val Maira in generale), non è orientato solo al turismo, ma allo sviluppo sostenibile di un circuito che possa ridare vita alle 13 borgate, animando il territorio in maniera costante nell'arco dell'anno ed offrendo tutti i servizi necessari, per far si che questa incredibile località possa ergersi a modello di ripopolazione dei territori alpini.
All'interno della locanda viene offerto anche un servizio di noleggio di materiale e attrezzatura da montagna. In particolare è attiva una collaborazione con Panorama Diffusion per quanto riguarda scarpe da hiking e scarponi da trekking Meindl in estate e sci Kästle in inverno. Un servizio molto utile considerato che, in caso di problemi durante il soggiorno, il negozio di materiale tecnico più vicino dista un'ora e mezza d'auto.


Oltre che per scoprire i prodotti delle collezioni Meindl, Sea to Summit, Thule e Hydro Flask, l'esperienza organizzata dal distrubutor altoatesino è stata l'occasione perfetta per andare alla scoperta delle bellezze della zona. Nei giorni trascorsi a Ponte Maira, sotto la guida di Renato, abbiamo percorso due itinerari classici e accessibili a tutti che permettono di approcciarsi all'ambiente montano occitano.
ITINERARIO 1: DA PONTE MAIRA ALLA SORGENTE E RITORNO
L'itinerario ad anello porta da Ponte Maira direttamente alla sorgente dell'omonimo corso d'acqua, costeggiando il versante destro orografico su un sentiero che si sviluppa tra i boschi ed i prati della valle per poi attraversarla all'altezza di Chiappera. Da qui, un sentiero che rimane sempre a mezza costa sul versante opposto, riconduce dolcemente fin sopra al punto di partenza, per poi perdere dislivello bruscamente per finire nel parcheggio della frazione.
Itinerario Komoot: https://www.komoot.it
ITINERARIO 2: PASSO DELLA GARDETTA
Il percorso si sviluppa nel vallone di Unerzio, in una valle laterale sul versante destro orografico della Val Maira. Da Acceglio si segue la strada che porta a Viviere, superando l'abitato e parcheggiando al secondo tornante. Da qui un'articolato sistema di strade militari si snoda nella valle tra vecchi bunker abbandonati e alpeggi verdi con mucche al pascolo, fino ad arrivare al passo della Gardetta, punto di incontro di Valle Maira, Valle Stura di Demonte e Valle Gesso. In pochi minuti, dal passo, è possibile raggiungere l'omonimo rifugio per rifocillarsi ed ammirare il panorama.
Itinerario Komoot: https://www.komoot.it
La Val Maira è un luogo tutto da scoprire ed ha in serbo un interessante futuro per il turismo. Ed è grazie alla passione di persone come Renato, Manuela, Gunther (Panorama Diffusion) e di tutti coloro che credono in un modello sostenibile a basso impatto ambientale se oggi ci stiamo avvicinando sempre di più a a questo obiettivo.
LINK UTILI
https://www.locandamistral.com/it/
Roberto Mastrotto, obiettivo 23 ore
Ho incontrato Roberto Mastrotto la prima volta nella sua zona, sulle Piccole Dolomiti Vicentine, in occasione dei test dell'Outdoor Guide 2022. Classe 1987, ha iniziato a correre seriamente nel 2016, conquistando il primo posto al Durona Trail (60 km) trampolino di lancio per iniziare a prendere l’ultra-trail sul serio.Inizia con la CCC. Non essendo mai stato nelle zone del Bianco, prende una settimana di ferie e corre quasi tutti i giorni pre-partenza, per poi scoprire che forse un po ' di riposo avrebbe giovato al suo fisico: crampi e problemi fisici sono stati i suoi compagni di viaggio per quasi tutti i 100 chilometri. Ha tagliato il traguardo, ma sapeva di dover tornare per non lasciare i conti aperti. Così nel 2018 ha alzato l’asticella e terminato la gara regina, l’UTMB, con un diciannovesimo posto in poco più di 24 ore.
Nel 2019, però, come un fulmine a ciel sereno, arriva un importante problema di salute che lo costringe a uno stop forzato per tutto l’anno. Passata lai parentesi Covid, nel 2021 eco il vero ritorno: una stagione in costante crescita per poi chiudere con un primo posto all'Adamello Ultra Trail. Atleta La Sportiva dal 2018, quest’anno è iniziato con il piede giusto: primo posto all’Ultrabericus Trail, secondo posto al'Istria by UTMB e tredicesimo posto alla La Sportiva Lavaredo Ultra Trail, migliorando il tempo della passata edizione di 8’.
Ore 13.30, durante le nostre rispettive pause pranzo, fissiamo un appuntamento telefonico per far due chiacchiere proprio sulla gara appena conclusa, la LUT.
Innanzitutto come stai? Hai recuperato bene?
«Sto bene, le gambe sono quasi al 100 per cento. Fisiologicamente non mi sento ancora in piena forma, ma credo che sia dovuto al problema al basso ventre durante la gara».
Ti sei fermato qualche giorno o non hai resistito al richiamo della corsa?
Ride e mi risponde «Sono stato fermo ben due giorni, qualcosa dal passato ho imparato. Poi due giornate di bici e da qualche tempo allenamenti un po’ più intensi di corsa. Ma senza forzare».
Parliamo della LUT, cosa ti lega a questa gara?
«Dal 2016, l’ultimo week-end di giugno è sempre nella cittadina ampezzana. Ho iniziato con il Cortina trail e un inaspettato quinto posto. In quella circostanza ho dovuto cercare anche un albergo di fortuna perché mai più immaginavo di arrivare così avanti nella classifica e la premiazione sarebbe stata il giorno seguente. La prima LUT nel 2017, poi 2018 e nel 2019, nonostante non fossi in condizione, ho seguito amici e compagni di squadra dal Col Gallina in avanti. Avevo bisogno di correre ancora in quei posti, dove gli occhi si riempiono di emozioni e gioia. Nel 2020 ho avuto l’occasione di correre la Cortina Virtual e nel 2021 sono tornato con una maggiore sicurezza e determinazione. Quest’anno, conoscendo ogni sasso e curva, ho portato a casa una prestazione di cui mi ritengo davvero soddisfatto, anche se… è ancora migliorabile. Spiegare cosa mi lega a questo evento é difficile. Ormai è la gara di casa, in cui mi sento al posto giusto nel momento giusto. Non mi immaginerei in nessun altro luogo per quelle date».
La partenza e il pre gara come li vivi? Soprattutto in questo caso specifico, visto che La Sportiva è il main sponsor e hai partecipato a vari meeting ed interviste prima di poter riposare un po '.
«Quest’anno sono rimasto abbastanza tranquillo nonostante i maggiori impegni prima dello start. Mi sento sempre più a casa e soprattutto più abituato a presenziare a questi eventi. Va da sé che verso l’ora di cena la tensione è andata crescendo, ma al momento del via tutto è sparito e ho potuto godere della bellezza del percorso e concentrarmi sulla strategia di gara».
Inside the race: raccontaci come l’hai gestita: 120 km sono lunghi da controllare.
«Come sempre si è partiti forte, forse più del solito. Inizialmente c’era un bel gruppo di testa in cui ho cercato di reggere il ritmo, ma dopo la prima salita ho tirato i freni e ho fatto la mia andatura. Da Cima Banche in avanti alcuni atleti sono saltati e lì ho iniziato il recupero. Transito al Col Gallina con 20’ di anticipo rispetto all’anno prima. Sembrava tutto perfetto quando il classico dolore che compare alle gare più importanti, presenta il conto. Non mi resta che gestire il vantaggio, stringere i denti (ma tanto) e portare a casa quello che ritengo un ottimo risultato. Certo che mi sarebbe piaciuto migliorare di 15’-20’, sarà per il prossimo anno. Arrivare in Corso Italia, nonostante tutto, è sempre un’emozione indescrivibile».
Tornerai?
‘«Adesso è presto per pensarci, sono focalizzato sui prossimi obiettivi, ma questa gara è come una calamita e vorrei abbassare ancora il tempo. Le probabilità di rivedermi allo start di Cortina sono alte».
Come descriveresti la Lavaredo Ultra trail?
«Ti porta a correre sulle montagne più belle del mondo, certi paesaggi li vedi solo sulle Dolomiti. L’UTMB, per quanto sia unica, non ha gli stessi scorci e albe».
Prossimi obiettivi?
«UTMB. Devo farla a modo mio, con i tempi che conosco e scendere sotto il muro della 24 ore, avvicinandomi il più possibile alle 23 ore. La top ten sarebbe un sogno, ma nulla è controllabile in una gara di questa portata. Gestirò quello che sarò in grado di controllare, il resto verrà da sé».
Skialp Gran San Bernardo, nuovi orizzonti per il turismo
Promuovere lo scialpinismo, facendo scoprire il territorio a cavallo tra l’Italia e la Svizzera e incrementando ancor di più il legame tra le due vallate di confine. Questo il progetto Skialp@GSB, finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e rientrante all’interno del programma Interreg ormai giunto alla conclusione. Ieri, venerdì 24 giugno, all’ospizio del Gran San Bernardo, è stato organizzato il convegno ‘Skialp Gran San Bernardo: nuovi orizzonti per il turismo’, occasione utile per guardare al domani e per riepilogare tutte le azioni messe in campo in questi anni. «Con questo progetto il Comune di Saint-Rhémy-en-Bosses ha inteso promuovere lo scialpinismo e il conseguente sviluppo territoriale – ha spiegato il Sindaco Alberto Ciabattoni – candidandosi a diventare un polo di riferimento per gli scialpinisti, che qui possono trovare fantastici itinerari accompagnati da servizi e strutture adatte alle loro esigenze. Diversificare l’offerta valorizzando attività alternative e sostenibili significa guardare al futuro verso un turismo basato su scale territoriali piccole con un approccio di scoperta dei territori basato sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica: il progetto Skialp@GSB ha offerto ai nostri territori una grande occasione per ripartire in questo senso con una nuova rinascita».
Sono stati mappati 31 itinerari sul territorio italiano, dieci su quello elvetico, è stata creata una app con tutte le informazioni utili, attivati diversi canali di comunicazione e installato il bivacco di Crevacol, definito dal Sindaco «una chicca, un vero atout turistico». Ed è per questo motivo che tra pochissimo ne verrà posizionato un altro, questa volta al Col Fourchon, intitolato alla memoria di due grandi appassionati di scialpinismo e di freeride, Alfredo Canavari e Alessandro Letey, che hanno perso la vita in un incidente in montagna nella primavera 2021.
L’evento è servito anche per mettere a confronto alcune realtà nazionali e internazionali. Curioso l’esempio della Valle Maira, una località che non presenta impianti di risalita e che ha rischiato di vivere il fenomeno dello spopolamento. Oggi si contano invece tra gli 80 e i 100 mila passaggi turistici annui, in una valle che conta all’incirca 12.000 abitanti. «L’esperienza della Valle Maira - ha raccontato il Presidente di Uncem Piemonte Roberto Colombero, già presidente dell’Unione Montana Valle Maira - è nata 25 anni fa dall’intuizione di due turisti austriaci: in prima battuta si è trattato di un turismo estivo, legato ai percorsi occitani a piedi, che hanno attirato nella nostra valle soprattutto turisti stranieri. In seguito, a completare l’offerta, è arrivato lo scialpinismo che ha consentito di sviluppare ulteriormente questo tipo di turismo, che oggi, anche grazie agli investimenti degli abitanti, fa registrare numeri davvero importanti». Corrado Jordan, oggi consigliere regionale e ideatore di questo progetto, ha spiegato come «Skialp Gran San Bernardo sia diventato a tutti gli effetti un prodotto turistico che si è integrato con il territorio e ha trovato pronta risposta dalle imprese ricettive e commerciali, che hanno saputo cogliere l’opportunità adattando i loro servizi a questo tipo di attività». Ora si guarda al futuro, le Valli del Gran San Bernardo auspicano il bis, con un nuovo progetto già presentato.






