Che cosa ne pensano le guide

Intervista con Erminio Sertorelli presidente nazionale delle guide.
Lo abbiamo incontrato a Milano nel caotico nuovo Auchan approfittando di una rara coincidenza che ci vedeva tutti e due in questa città.
Sarebbe meglio e più facile incontrarsi in punta a qualche montagna… Ma passiamo alle domande.
Che cosa ne pensi di questa situazione e della posizione che sta prendendo la Fisi per la formazione degli allenatori di scialpinismo?
«Io credo che la federazione dovrebbe ammettere ai corsi solo specialisti come fa per lo sci alpini ai quali accedono solo i maestri di sci. Nel caso dello scialpinismo sono le guide gli specialisti, già qualificati e riconosciuti da una legge dello stato. Si tratterebbe di integrare con un corso le nozioni agonistiche che in questo momento la guida non ha.»
Guide sì e maestri no?
«Dovrei sentire cosa ne pensa il mio collega Magnani al riguardo. Per quel che mi riguarda ritengo che se parliamo di terreni in cui si debba fare uso di materiale alpinistico sia esclusiva competenza delle guide. Non credo che altre figure professionali possano fare questo: c’è una legge dello stato ben precisa al riguardo. Non dimentichiamo poi che la maggior parte dei soggetti da allenare sono minorenni, per questo è fondamentale che siano dei professionisti a svolgere questa mansione.»
Se parliamo di tracciati di gara segnalati cosa cambia?
«Se parliamo di tracciati messi in sicurezza per una gara debbo ancora una volta sostenere che sono proprio le guide a svolgere questo compito sul tracciato, basti pensare al Mezzalama che il giorno della gara è una pista segnalata ma il giorno prima e il giorno dopo è un ambiente di alta montagna con tutti i rischi che comporta. Ma per allenarsi a questa gara nel 90% dei casi si esce in condizioni non protette quindi con tutti i pericoli che l’alta montagna comporta.»
La vostra riunione di oggi in cui c’era anche questo problema all’ordine del giorno che cosa ha prodotto?
«Un auspicio soprattutto, quello di avere un incontro con i responsabili della federazione per stabilire se si ha la consapevolezza comune che aldilà dell’attività dell’allenatore ci sono delle precise leggi dello stato sulla figura professionale per accompagnare qualcuno in terreno alpinistico.»
Allora secondo il vostro punto di vista la federazione dovrebbe escludere i maestri di sci in favore invece delle guide.
«Noi possiamo mettere a disposizione della federazione tutta la nostra professionalità per l’accompagnamento di persone o atleti in ambiente alpino, cosa stabilita anche dalla legge, non ci compete quindi concedere ad altri questa possibilità aldilà che abbiano o meno le capacità per farlo.»
Se le guide avessero l’esclusiva per accedere ai corsi di allenatore di scialpinismo chi insegnerebbe la tecnica di discesa agli atleti dello ski-alp?
«Io sono convinto che ci sia spazio per entrambe le figure, dipende dalle situazioni: su ghiacciaio e su cresta ci deve essere certamente la figura della guida. Ci sono invece delle situazioni di allenamento che non comportano l’uso di attrezzatura alpinistica per cui c’è tutto lo spazio per i maestri di sci.»
Potrebbe essere corretto affiancare guida e maestro per l’allenamento dello ski-alp?
«Non solo corretto ma auspicabile.»
Secondo te quale sarà il prossimo step di questa vicenda?
«Il pallino ce l’ha in mano la federazione, da parte nostra speriamo di poter essere convocati per poter parlare di tutto e di mettere sul tavolo le nostre competenze. Il bagaglio della guida può venire certamente in aiuto alla formazione degli atleti dello ski-alp.»
Tu speri che la federazione apra questi corsi sia alle guide che ai maestri come lo farà per alcuni non aventi titoli.
«Qui entriamo in un campo che non mi compete: però non capisco come si possano affidare atleti a persone che non hanno titoli. Non dovrebbe ammettere ai corsi persone che non posseggono titoli per ex atleti che siano.»
Anche l’attuale allenatore della nazionale di ski-alp non ha titoli…
«Se il responsabile lavora a tavolino e si limita a coordinare è un conto ma se si parla di lavoro sul campo ecco che il tutto deve andare in mano a dei professionisti. Quando gli atleti hanno bisogno di una visita medica ci si rivolge a dei medici, non basta essere degli esperti o degli appassionati, ci vogliono i titoli.»
Da parte delle guide ci sarebbe la volontà di trovare una forma di collaborazione con i maestri di sci e la federazione.
«E’ una cosa che porto avanti da tempo e da parte nostra non c’è che apertura: vorremmo mettere a disposizione la nostra professionalità per il movimento dello scialpinismo.»

Questo incontro ci ha ulteriormente convinti che sarebbe un errore da parte della federazione chiudere la porta alle guide. Non conosco i termini e le modalità ma se solo i maestri dovessero poter accedere al titolo si troveranno comunque per legge a dover ricorrere alle guide ogniqualvolta si tratti di terreno alpinistico. Questo è quanto emerge dall’incontro con Erminio Sertorelli che sottolinea invece le sue perplessità sull’accesso ai corsi ai non aventi titoli.

La polemica è latente ma scoppierà non appena uscirà il bando della Fisi

Da qualche mese si parla insistentemente di questa figura che fino ad oggi non era contemplata in casa Fisi. Da anni qualche volonteroso si è adoperato per insegnare ai giovani i rudimenti di questa difficile disciplina: qualcuno era maestro di sci, qualcuno guida alpina, qualcuno entrambi ma altri non avevano titoli se non una grande passione e volontà.
Ora si tratta di codificare i requisiti per accedere al primo corso allenatori indetto dalla Fisi e a quanto pare, almeno dalle voci che ci sono giunte da più parti, parrebbe che l’unico requisito ammesso sia il titolo di maestro di sci. Un numero non precisato, ma limitato a poche unità, dovrebbe essere riservato a chi non possiede titolo alcuno ma già opera attivamente nei comitati e nei club e vanta un passato agonistico di un certo rilievo.
Il ragionamento della federazione non fa una grinza: d’altronde da sempre si accede al corso allenatori dopo aver conseguito il diploma di maestro di sci – ai miei tempi occorreva essere maestro di 1° grado – quindi siamo avvezzi a questo tipo di regola, ma sorge una domanda: e le guide alpine?
I maestri sono certamente preposti all’insegnamento delle tecniche di discesa, anche fuoripista, ma non riteniamo che possano essere preparati per quelle di salita e comunque per tutte le progressioni di tipo alpinistico che la disciplina presuppone. Ci sono certamente dei maestri che gareggiano nello ski-alp e conoscono queste tecniche ma sono state acquisite nel tempo e attraverso le gare non certo attraverso una formazione ad hoc.
E allora? Io spero vivamente che la Fisi si rimetta in discussione e che non provochi una rottura epocale con il mondo delle guide.
Io stesso, dopo una vita sulla neve, a parte i rudimenti ricevuti da ragazzino dai veci del Cai, ho potuto iniziare ad occuparmi di scialpinismo dopo un po’ di gavetta con guide alpine come Stefano Della Gasperina e soprattutto con Fabio Meraldi che mi ha veramente aperto le porte di questo meraviglioso sport.
Perché non approvare una deroga ai regolamenti in cui si prevedano le due figure, soprattutto a livello di comitati e di grandi club in cui il maestro e la guida lavorano insieme a collaborano per offrire ognuno il meglio della propria formazione? Lo auspichiamo vivamente.
Che dire poi di coloro che operano da anni con i giovani e che non possiedono titoli né eclatanti passati agonistici? Li liquidiamo così? Riteniamo invece che la federazione per questo primo corso debba riconoscerne i meriti e fare una sanatoria per mantenerli in attività.
Insomma, anche i regolamenti più rigidi possono essere aggirati in occasione di questo importante primo corso che potrebbe rappresentare per l’Italia un vero salto di qualità per questa disciplina che si avvia a diventare olimpica.

Aspettiamo i commenti dei lettori che mi auguro pacati e costruttivi come sempre…

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