Valanghe: quanto è pericolosa la nostra mente?

Spesso, anche le persone più esperte, cadono in trappole euristiche che inconsciamente riducono la percezione degli effettivi rischi

© Andrea Bormida

Muoversi su terreno innevato in sicurezza non è solo legato a capacità tecniche connesse allo sci, a prestazioni cardio, dislivelli, tracce in neve fresca. La conoscenza che richiede la riduzione del rischio è argomento complesso, dibattuto e con una serie di molteplici sfaccettature che non esonera neanche i più navigati scialpinisti dal dover prestare una continua attenzione verso l’elemento neve e il terreno montano innevato. Soprattutto a ogni inizio stagione capita che l’entusiasmo per le imminenti sciate smorzi la percezione degli effettivi rischi di queste attività. Capita a neofiti, ma anche agli esperti. E più spesso di quanto si è portati a pensare. «Senza quasi accorgersene, capita di gestire alcune situazioni tipiche dello skialp e dello sci lontano dalle piste battute secondo procedimenti euristici, cioè attraverso metodi di approccio alla soluzione dei problemi che non seguono un percorso rigoroso ma, piuttosto, affidandoci all’intuito e allo stato temporaneo delle circostanze. Così facendo, siamo portati a  prevedere un risultato che tuttavia resta da convalidare. Ovvero la certezza di essere al riparo da una situazione di distacco di valanga non ce l’abbiamo, anzi, con questi comportamenti quasi la escludiamo. Incappiamo appunto nelle cosiddette trappole euristiche» scrive Andrea Bormida su Skialper 133 di dicembre-gennaio. Sull’argomento ha scambiato quattro chiacchiere con Daniele Fiorelli, Guida alpina lombarda, che ha recentemente ritenuto che questi argomenti dovessero essere trattati anche nell’ambito della formazione del corso per Aspiranti Guida alpina della Regione Lombardia, di cui è responsabile. «Tocca tutti, dai meno esperti, ai garisti, ai professionisti. Capita che in montagna, specie su itinerari conosciuti, ci si muova con i paraocchi. Sono stato qui due giorni fa, la conosco come le mie tasche, faccio sempre questo fuoripista dopo le nevicate. Sono tutti ragionamenti che ciascuno di noi fa quasi inconsciamente, ma sono pericolosi. L’abitudine ci porta a pensare meno, ad abbassare il livello di attenzione tralasciando tutto un processo decisionale di scelte che invece va sempre affrontato. In montagna devo sempre ricordarmi di pensare» dice Diego Fiorelli.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.