Transvulcania, analisi di una gara perfetta

Grande livello con prestazioni stellari dei top

L’estrema sintesi della gara vede una partenza molto veloce, un primo tentativo di fuga dell’americano Sage Canaday, dal 18 al 40 km, un secondo dello spagnolo Luis Alberto Hernando, dal 45 al 60 km, e il finale in cui nessuno è più riuscito a resistere al forcing dell’altro spagnolo Kilian Jornet. In campo femminile, la svedese Emelie Forsberg e la spagnola Nuria Picas corrono appaiate per tutta la gara e si giocano la vittoria negli ultimi 5 km. Tra i primi in classifica, gara condotta a ritmi che solo qualche anno fa potevano essere considerati pura utopia per le ultra distanze. Il risultato di tutto questo è stato uno spettacolo sportivo allo stato puro, ormai degno anche di una diretta televisiva.Dopo anni di SkyRace, anche nelle Ultra SkyMarathon il livello è diventato molto competitivo.

TEMPI IMPRESSIONANTI – In campo maschile, le prestazioni sono ulteriormente migliorate rispetto a quelle già importanti del 2012. Jornet e Hernando sono scesi sotto il tempo record di Dakota Jones e il tempo medio dei primi 10 nella classifica finale è migliorato di 13’59’’. Il 6h54’09’’ di Jornet quest’anno, se paragonato al 7h32’13’’ di Miguel Heras e Iker Karrera, vincitori nel 2011, sembra già appartenere a un epoca diversa. In ambito femminile, Forsberg e Picas non hanno migliorato le 8h13’31’’ di Anna Frost del 2012 ma ci sono andate comunque vicine. Lo scorso anno non ci fu praticamente gara per la vittoria finale, con la Frost che impiegò 40 minuti in meno della stessa Picas, seconda classificata, e quasi un’ora in meno rispetto all’americana Nikki Kimball, terza classificata. Quest’anno, Uxue Fraile Azpeitia e Nathalie Mouclair, terza e quarta classificate, sono arrivate a mezz’ora dalla vincitrice.
 
SI PARTE PER FARE SELEZIONE – Nei 7,5 km iniziali di salita, tra i primi 10 atleti ben 8 manterranno una posizione nella top ten finale. Fanno eccezione il francese Francois D’Haene, 11° nel parziale e 6° finale, il connazionale Yann Curien, 9° nel parziale e 18° finale e il polacco Marcin Wierc, 35° nel parziale e 10° finale. Una partenza veloce, per fare da subito selezione, con un tempo di 41 minuti per i primi. L’americano Sage Canaday ha preso da subito il comando della corsa marcato a vista da un gruppo formato da 5 concorrenti nell’arco di 30 secondi: Cameron Clayton (USA), Kilian Jornet (ESP), Patrick Bringer (FRA), Miguel Caballero (ESP) e Luis Hernando (ESP). A 1 minuto, Timothy Olson (USA) e Yann Curien (FRA).

LA LEZIONE DELLE DONNE – Sempre nei primi 7,5 km, la Forsberg e la Picas transitano rispettivamente in 46° e 51° posizione con un distacco dai primi uomini di circa 8 minuti. Al termine della gara saranno rispettivamente 16° e 19° assolute. Anche Uxue Fraile Azpeitia terza classificata nel finale, all’intermedio era 60°.

CANADAY CI PROVA –Canaday conduce la gara fino al 40° km circa. Per lui un vantaggio massimo di 3 minuti in prossimità del 27° km su Clayton e Jornet. Tra gli atleti di vertice, Canaday sembra essere l’unico che ha scelto di correre con lo zaino. Poco dopo metà gara, verso il 43° km, il gruppo di testa si ricompatta e conducono la gara Jornet, Canaday, e Hernando insieme. Segue Clayton a 1 minuto mentre Olson e Bringer a questo punto hanno già più di 8 minuti di distacco dai primi.

E’ LA VOLTA DI LUIS HERNANDO – Da metà corsa, prova l’allungo solitario anche Hernando che giunge al 57° km con 2’30’’ di vantaggio su Jornet e di 4’ su Canaday. Il forsing è importante e a prima vista jornet sembra risentirne. Olson, segue a 12 minuti. Intanto la Foesberg e la Picas transitano rispettivamente in  18° e 22° posizione.

LA VOLATA FINALE
– I 12 km finali hanno deciso le prime posizioni della gara. I parziali sono di 1h02’58’’ per Jornet, 1h05’13 per Olson e 1h05’48’’ per un sorprendente Marcin Wierc. Hernando in 1h07’19’’ e Sage Canaday in 1h10’15’’ hanno avuto un vistoso calo nel finale. Tra le donne, 14° tempo parziale di Emelie Forsberg in 1h13’35’’ e 17° tempo parziale per Nuria Picas in 1h19’42’’. Anche in ambito femminile, quindi, gli ultimi chilometri sono stati quelli decisivi.
 

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