Trail di Portofino, la brutta questione dei bicchieri

Seguendo le polemiche dopo la classicissima ligure

Forza del web, i commenti sul Trail di Portofino non sono di certo mancati in rete. Sul gruppo aperto di Facebook inerente alla manifestazione, si contano infatti centinaia di interventi degli utenti in merito alla manifestazione disputatasi domenica scorsa. Tra elogi pressoché unanimi alla bellezza del territorio attraversato, non sono però mancate alcune perplessità sulla gestione della manifestazione. Il Trail di Portofino può quindi essere preso come pretesto per analizzare il movimento della corsa outdoor più in generale.

RISTORI –
Come già successo in passato per altre manifestazioni, anche domenica molti atleti impegnati in gara hanno lamentato la carenza di rifornimenti nei punti di ristoro, facendo intuire che si sia trattato di una gestione poco accurata delle scorte da parte degli organizzatori o dell’abuso di quanto messo a disposizione da parte di alcuni atleti. Il risultato finale, almeno in base alle testimonianze, è quello che ancora una volta sono stati svantaggiati gli ultimi in classifica che hanno trovato i tanto sospirati banchetti pressoché sguarniti. L’organizzazione della manifestazione, l’Atletica Due Perle, si è scusata pubblicamente per l’accaduto intervenendo sulla stessa pagina Facebook: “Ragazzi, vi chiedo umilmente scusa, è la prima volta che succede, non tutte le ciambelle vengono con il buco”.

BICCHIERI E GEL –
Su quanto emerso in merito all’abbandono di bicchieri di plastica e gel lungo il percorso, la questione è invece leggermente più delicata e merita una riflessione che riguarda in particolare modo la direzione che sta prendendo una disciplina in forte espansione come quella della corsa outdoor in generale. Stupisce infatti che i praticanti di una disciplina in natura che ne ammirano in particolare il contesto naturale in cui questa si svolge, non dimostrino poi nei fatti quanto di più bello si può leggere nei loro racconti di gara, ovvero l’amore e il rispetto per la natura. Una responsabilità che in prima battuta può essere fatta ricadere sugli atleti ma che ha invece anche riflessi sull’organizzazione stessa della gara.

ATLETI –
La questione dei bicchieri per terra è il motivo principale per cui, dopo tre edizioni disputate, non sono più tornato a correre il Trail di Portofino. Presumo quindi che quel “è la prima volta che succede” dichiarato dagli organizzatori, si riferisca alla sola questione dei ristori e non a quella più seria del rispetto dell’ambiente. Dal lato degli atleti penso che ci sia poco da aggiungere in quanto la cultura del rispetto per l’ambiente è qualcosa di particolarmente soggettivo e che spesso e volentieri ha origini lontane. Può derivare da attitudini personali ma anche dal tipo di educazione ricevuto in infanzia. Difficile, ma non impossibile, che determinati meccanismi subentrino in tarda età. Quasi impossibile che gli stessi subentrino in alcuni amatori della domenica in cerca di gloria o di auto leggitimazione sociale in una gara locale quando il cronometro scorre veloce e che per questo non consente di fermarsi per riporre un bicchiere dentro un sacco della spazzatura.  Mi piace essere consapevole che per la maggior parte degli appassionati questo non avvenga ma purtroppo, spesso e volentieri, i danni maggiori li può anche fare la minoranza. Mi piace anche ricordare un episodio che ho spesso ripetuto per il forte impatto che ha poi avuto sul mio modo di intendere la corsa in natura. Chamonix, anno 2012, Mont-Blanc Marathon, più di 2.000 concorrenti in gara. Al ristoro di Argentiere, dopo 10 km di gara, il tavolo del rifornimento è allestito con file di bicchieri di carta riempiti di acqua e pronti all’uso. Nelle vicinanze non ci sono sacchi della spazzatura o contenitori che fungono allo stesso scopo. Arriva il gruppo dei primi, a una velocità tale da far presupporre che anche pochi secondi persi siano poi difficili da recuperare. Kilian Jornet beve da un bicchiere, lo tiene in mano, si osserva intorno a rientra di qualche metro al bordo della strada per buttarlo in un bidone pubblico della spazzatura. Transitato il gruppo dei primi 40-50 atleti, non ho visto nessun bicchiere per terra. Si trattava di una strada asfaltata, non di un sentiero in uno dei più bei parchi italiani come nel caso di Portofino. Segno della trasversalità dell’atteggiamento che può coinvolgere a prescindere dalla posizione in classifica. Ogni anno ritorno molto volentieri a Chamonix come ogni anno ritorno molto volentieri nel parco di Portofino, ma solo con mia moglie e non in gara.

ORGANIZZATORI – Qui la questione è più complessa perché oltre a un discorso di rispetto per l’ambiente se ne aggiunge un altro, quello del rispetto del regolamento di gara. Alla luce delle testimonianze riportate sull’uso indiscriminato di bicchieri di plastica ai punti di rifornimento, quanto espressamente riportato nel regolamento di gara non lascia molte interpretazioni al dubbio: “è obbligatorio l’uso di borraccia o bicchiere personale in quanto nei punti di ristoro non verrà consegnato il bicchiere di plastica”. Ma lo stesso regolamento va ben oltre ponendo inquietanti dubbi sulla regolarità della stessa prova di molti atleti: “Chiunque sarà sorpreso ad abbandonare rifiuti lungo il percorso sarà squalificato dalla gara e incorrerà nelle eventuali sanzioni previste dai regolamenti comunali”. Confidando che dalle testimonianze dirette gran parte dei bicchieri siano stati abbandonati sul percorso in prossimità dei ristori, e che quindi i trasgressori siano stati facilmente identificati dai responsabili dell’organizzazione, non resta altro da fare che aspettare l’ufficialità della classica per capire quante persone hanno violato il regolamento e quante sono quindi state squalificate. Mai come in questo caso un regolamento di gara si è dimostrato essere sensibile all’ambiente e mai come in questo caso gli organizzatori sono stati agevolati nelle dovute verifiche.  

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