Tor: 'al Colle della Crosatie il tempo era terribile'

La testimonianza di un concorrente a poca distanza da Yuang Yang

L’organizzazione del Tor des Géants ha reso noto il nome dello sfortunato cinese che ha perso la vita questa notte in Valgrisenche: si chiama Yuang Yang, pettorale 1040, classe 1970. Il cinese è scivolato nella discesa dal Colle della Crosatie, mentre sulla zona imperversava una vera tempesta.

METEO PESSIMO – Siamo riusciti a raggiungere Mario Fatibene, che si trovava in zona nelle stesse ore e che si è poi ritirato a Valgrisenche. «Siamo partiti dal rifugio che si trova a quota 2000 per salire al Colle della Crosatie, a quota 2800. La situazione meteo era pessima, al colle c’era vento con pioggia mista a neve. Ho incontrato una persona con la gamba rotta e ci siamo fermati a turno ad aiutarla ma non si poteva stare fermi troppo perché ci si raffreddava. Per fortuna poco più in alto c’era il bivacco e i soccorsi sono arrivati in fretta, probabilmente se fosse rimasto lì ancora 30 minuti rischiava la vita con quel freddo. Scendendo ho visto una tenda con un po’ di persone e mi hanno detto che un cinese era caduto sbattendo violentemente la testa». Un’esperienza difficile da dimenticare. «A Valtournenche mi hanno detto che era morto un concorrente e inizialmente ho pensato alla persona con la gamba rotta che avevo soccorso, comunque ho visto tanta gente gelata, le condizioni erano terribili. Io ho corso anche la Marathon des Sables, ma con il caldo è diverso, se vuoi ti fermi, invece di notte a quota 2800 non puoi fermarti per cambiarti».

CONTENTO DI ESSERE A CASA – Una situazione che ha scosso Fatibene. «Di trail ne ho fatti tanti e non voglio dare giudizi sull’organizzazione e i soccorsi che anzi sono stati efficienti, ma mi sono veramente spaventato e ho deciso di ritirarmi, poi avevo anche le mani gelate». Una riflessione finale non di poco conto: «Quelli forti vanno e vengono in 40 minuti, ma la ‘pancia’ del gruppo ci impiega magari più di due ore a fare certi tratti e se trovi condizioni così è veramente dura, il Tor per me era un sogno ma ora sono contento di essere a casa».
 

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