UTMB 2025: emozioni e grandi protagonisti nella settimana più attesa del trail running

Per una settimana Chamonix è stata il cuore pulsante del trail running mondiale. L’edizione 2025 dell’HOKA UTMB® Mont-Blanc ha radunato oltre 10.000 runner, professionisti e amatori, trasformando Chamonix e i sentieri che attraversano Francia, Italia e Svizzera in un teatro di emozioni. Le otto gare in programma – dalla PTL alla più famosa UTMB – hanno offerto spettacolo, sfide al limite delle possibilità umane e finali mozzafiato.
Tra le storie più belle di questa edizione, brillano quelle di due italiani: l’argento di Minoggio nella OCC e l’oro di Puppi nella CCC rendono questa edizione dell’UTMB particolarmente significativa per i colori azzurri. Due risultati che fanno sventolare alti i colori della bandiera italiana, ottenendo risultati ai massimi livelli su distanze diverse.
Se l’UTMB 2025 è stato un festival di emozioni per tutti, per l’Italia è stato soprattutto un’edizione da ricordare: Chamonix, ancora una volta, ha scritto una pagina di storia.

Christian Minoggio, argento che vale oro

Il piemontese Christian Minoggio ha firmato una delle gare più solide della sua carriera. La OCC (55 km e 3.425 m D+) è sempre stata una prova rapidissima e tecnica, dove la concorrenza internazionale è agguerrita. Minoggio ha saputo gestire alla perfezione la sua corsa, restando nel gruppo di testa fin dai primi chilometri e difendendosi dagli attacchi nella parte più dura del percorso, capace anche di un sorpasso su Jim Walmsley all'interno di uno dei punti vita, che lo ha portato per alcuni chilometri al primo posto.
Sul traguardo di Chamonix ha chiuso al secondo posto in 5 ore e 55 secondi, alle spalle dello statunitense Jim Walmsley, e davanti a un parterre di atleti élite che rende il suo risultato ancora più significativo. La sua prestazione conferma la sua crescita e la sua capacità di competere con i migliori specialisti al mondo.

 

Francesco Puppi, vittoria storica nella CCC

Ma il colpo grosso lo ha messo a segno Francesco Puppi. Il comasco, già protagonista sulle distanze più brevi, ha scelto la CCC (100 km e 6.156 m D+) come grande obiettivo stagionale e ha centrato il risultato più prestigioso della sua carriera.
Puppi ha impostato una gara tattica e intelligente: dopo una prima metà corsa in controllo, ha aumentato il ritmo nella lunga salita verso Champex-Lac, riuscendo a staccare i rivali nella seconda parte del percorso. L’arrivo a Chamonix in 10 ore 6 minuti e 2 minuti, accolto da un pubblico in delirio, ha sancito la sua prima vittoria in una gara delle UTMB World Series Finals.
Un successo che lo proietta definitivamente nell’élite del trail running internazionale e che rappresenta una pietra miliare per il movimento italiano, storicamente meno presente ai vertici delle gare sopra i 100 km.

“È stato il giorno perfetto – ha dichiarato Puppi all’arrivo – Ho corso come volevo, ho avuto ottime sensazioni e ho sentito l’energia del pubblico in ogni momento. Vincere qui è un sogno che si realizza”.

 

Per farvi scoprire meglio chi è Francesco Puppi riportiamo di seguito la sua intervista pubblicata sul libro TRAIL RUNNING & ULTRA TRAIL di Nicola Giovanelli, edito da Mulatero Editore.

FRANCESCO PUPPI, LA VITA DEL PRO
Francesco Puppi, classe 1992, è atleta del team Hoka e da diversi anni è tra i migliori trail runner al mondo. Oltre ad aver trionfato in alcune delle gare più importanti, he nel palmarès di- verse medaglie in rassegne sia mondiali che europee. Riesce a essere competitivo su ogni distanza e tipologia di gara (dalla strada agli ultra trail, dalla pista ai vertical km). Pubblica il podcast di successo Any surface available e, per darvi un metro di paragone, i suoi personali sono di 14’34’’ (5.000 m), 29’47’’ (10.000 m), 1h04’41 (mezza maratona), 2h16’18’’ (maratona).

Come hai iniziato a fare trail?
«Sono arrivato al trail come conseguenza del mio approccio alla corsa, stimolato dalla curiosità di provare nuove gare ed esperienze: era il 2014, non avevo un allenatore, mi gestivo da solo. Fino ad allora avevo sempre corso su strada o in pista, senza ottenere grandi risultati e soprattutto non avrei mai pensato di riuscire a diventare un pro. Non ho mai pensato di essere un atleta di grande talento, quello che sono riuscito a costruire è stato grazie alla continuità di allenamento e alla capacità di fare fatica che ho sempre avuto negli anni».

Il trail running sta cambiando. Che differenze ci sono rispetto a 10-15 anni fa?
«Negli ultimi anni il trail sta cambiando molto, anche perché la presenza di molti più atleti professionisti rispetto a qualche anno fa richiede degli adattamenti a tutto il movimento. Molti sport outdoor, e con essi il trail, hanno raggiunto grande popolarità dopo la pandemia; spero solo che questa non sia una bolla ma un’evoluzione sana del movimento. Il trail è uno sport in gran parte influenzato dalle dinamiche di mercato e dei brand, la loro presenza e il loro interesse si percepiscono in maniera molto più forte rispetto ad alcuni anni fa».

Da dove si parte per essere un atleta pro nel trail running?
«Nel 2021 ho avuto un’opportunità grazie al mio attuale main sponsor, Nike, con un progetto che mi ha coinvolto insieme a Cesare Maestri. Sono passato professionista abbastanza tardi perché gli sponsor non sono mai stati troppi o troppo generosi, fino a pochi anni fa non c’erano grandi opportunità, sebbene i miei risultati probabilmente potessero giustificare il fatto che io fossi un pro. Personalmente non ho mai avuto come obiettivo primario quello di diventarlo, ho sempre corso per cercare di migliorarmi, il fatto di fare della corsa il mio lavoro è stata una conseguenza del processo di crescita. Oggi sembra quasi che per tanti giovani ottenere un contratto sia un obiettivo ancor prima di correre forte, e un po’ mi dispiace, perché penso che l’aspetto tecnico e competitivo di questo sport siano il focus principale, almeno ad alto livello».

Ti alleni seguendo un programma strutturato?
«Sì, sono seguito da Tito Tiberti dal 2014, cioè da quando ho iniziato a correre in montagna. Con lui decidiamo a quali gare partecipare e cerchiamo sempre di partire da un ragionamento tecnico per arrivare a definire i nostri obiettivi, in particolare considerando il processo di crescita generale. Ogni anno scegliamo un obiettivo, non necessariamente agonistico. Per esempio quest’anno vorrei tornare a essere più competitivo sulla corsa in montagna classica, in particolare in salita, mantenendo la capacità di correre a lungo e di performare su gare ultra. Alcune competizioni vengono decise anche in base agli interessi e agli obiettivi degli sponsor, come è logico che sia. In ogni caso, cerco di non gareggiare troppo spesso, ma voglio essere sempre al via di gare di livello. Questo mi dà la motivazione e lo stimolo per cercare di migliorarmi sempre di più».

Hai mai fatto un vertical?
«Sì, a Chiavenna ho fermato il cronometro a 33’01’’; ho vinto un paio di volte il Piz Tri Vertical di Malonno (dopo questa intervista Francesco ha vinto il Vertical Fenis e si è qualificato per gli Europei anche su questa distanza)».

Usi i bastoni?
«No, mai usati».

FC, ritmo, running power, RPE… Che parametri usi in allenamento? E in gara?
«Uso sempre il GPS e insieme al mio allenatore abbiamo cercato di sviluppare tanta sensibilità ai ritmi correndo a sensazione e usando i dati per cercare conferma di quello che sento quando corro. Sono consapevole di come procedo e dei ritmi, anche senza un feedback oggettivo. Penso che sia un’abilità molto utile da sviluppare per un atleta. Si può dire che il parametro principale che utilizzo per gestire le intensità di allenamento sia l’RPE. A livello di strumenti, spesso in allenamento uso il cardio per valutare meglio il carico organico, ma in gara sempre e solo sensazioni».

Una domanda che ti avranno fatto in tanti: hai mai fatto un test per il VO2max?
«Da giovanissimo no, ma a 29 anni (nel 2021) ho fatto un test su treadmill (in pianura) che ha dato un risultato di 71 ml/kg/min. Il mio punto di forza non è mai stato il VO2max ma probabilmente l’economia di corsa e la capacità di correre a lungo vicino alla soglia aerobica. Come atleta mi sono evoluto, negli ultimi anni mi sembra di essere più completo, sono migliorato molto in discesa e nella gestione di gare lunghe».

Da qualche anno esiste un’associazione di professionisti del trail running (PTRA – Pro Trail Runners Association). Cosa è la PTRA e che scopi ha?
«PTRA è nata nel 2022 da un’idea mia, di Kilian Jornet e Pascal Egli. Era un progetto nell’aria e c’erano già stati dei tentativi di fondare un’associazione di atleti pro nel trail, ma non erano mai andati a buon fine. Grazie all’adesione iniziale di tanti atleti importanti, siamo riusciti a crearla e oggi siamo circa 240 iscritti. Abbiamo quattro gruppi di lavoro focalizzati sui temi principali di cui si occupa la PTRA: gare, antidoping, inclusione e partecipazione (donne, diritti degli atleti), ambiente. Visto che il tema contratti è delicato, uno degli obiettivi è arrivare a una condizione in cui gli atleti possano conoscere il loro valore contrattuale sulla base dei risultati e avere quindi una serie di clausole e diritti che possano richiedere quando firmano con un’azienda. Un altro aspetto riguarda la formazione e la deontologia, sia in termini di ciò che possono o non possono negoziare con i loro sponsor, che rispetto alla gestione della propria immagine pubblica, della carriera, delle scelte agonistiche. Vorremmo anche riequilibrare il rapporto con le aziende che spesso hanno troppo potere nella gestione degli eventi, circuiti e opportunità mediatiche».

Sei attivo e sensibile anche al tema ecologia, come può un trail runner professionista avere uno stile di vita coerente?
«Come associazione vorremmo lavorare alla creazione di un calendario gare organico, che permetta al maggior numero di atleti di essere presente al maggior numero possibile di gare. Questo potrebbe avere degli effetti su come ci si sposta per partecipare alle gare internazionali. L’unico circuito che si occupa veramente di questo aspetto è Golden Trail Series, che sta cercando di strutturare un calendario che eviti spostamenti e viaggi intercontinentali non sempre necessari. Purtroppo, senza il coordinamento di una federazione, almeno per quanto riguarda gli eventi principali, sarà difficile arrivare a un calendario come può essere quello della Coppa del Mondo di Sci. L’impatto ambientale del nostro sport deriva principalmente dagli spostamenti degli atleti e riuscire a limitarli il più possibile sarebbe già un grande risultato, per noi e per l’ambiente».

Ti alleni con musica o podcast?
«Musica quasi mai, ascolto podcast quando faccio palestra, o mentre faccio rulli o altre attività statiche e noiose. Quando ti alleni 20-25 ore la settimana, ogni tanto hai bisogno di un po’ di distrazioni per non annoiarti».

 

© foto di UTMB


Garmin GPSMAP® H1i Plus: nuovo GPS portatile per chi va oltre i sentieri battuti

Garmin amplia la sua gamma di dispositivi per l’outdoor con il nuovo GPSMAP® H1i Plus, un GPS portatile progettato per chi pratica escursionismo, alpinismo e attività in ambienti remoti. Il nuovo modello integra la tecnologia inReach® Plus, che consente di restare in contatto con amici, familiari e centri di soccorso anche in assenza di copertura cellulare.

Grazie a un piano di abbonamento dedicato, gli utenti possono inviare messaggi, aggiornamenti di posizione e richieste SOS geolocalizzate al centro internazionale Garmin ResponseSM, attivo 24/7, che coordina le operazioni di soccorso e fornisce aggiornamenti sia alla persona coinvolta sia ai suoi contatti.

Il dispositivo combina un’ampia dotazione di funzioni di navigazione, dalle mappe TopoActive preinstallate alle immagini satellitari scaricabili via Wi-Fi®, con un’interfaccia moderna: display touchscreen a colori da 3,5” leggibile anche in pieno sole, pulsanti fisici per l’uso con i guanti e scocca certificata IP67 per resistere a polvere, pioggia e urti.

La batteria garantisce fino a 145 ore di autonomia in modalità multibanda con gestione energetica SatIQ™ attiva. Per chi desidera un’esperienza di navigazione ancora più completa, è disponibile l’abbonamento Outdoor Maps+, che offre cartografie premium e dati locali su sentieri e viabilità.

Tra le novità spiccano le funzioni meteo integrate, attivabili anche via satellite e il comando vocale, che consente di interagire con il dispositivo senza togliere le mani da bastoncini o attrezzatura.

Il GPSMAP® H1i Plus è già disponibile a un prezzo consigliato di € 999,99. La versione senza tecnologia inReach, denominata GPSMAP® H1, è in vendita a € 649,99.

© foto di Garmin


Rossignol presenta la nuova scarpa per ultra-distanze Vercors

Circa un anno fa, in occasione dell'UTMB 2024, Rossignol ha presentato a Chamonix Vezor, la sua prima scarpa da trail running. Settimana scorsa, all'UTMB 2025, ecco svelata la Vercors, scarpa per le lunghe distanze che verrà commercializzata nella primavera/estate 2026. Vercors è in realtà il terzo modello da trail del marchio del galletto, che da questa primavera ha in catalogo anche Venosk, calzatura door to trail che si posiziona sotto la top di gamma 'race ready' Vezor. 

Vercors va a chiudere il cerchio e a completare la gamma per la corsa in natura. Se Vezor è indicata per distanze fino a un po' oltre la maratona, infatti, la nuova arrivata ha nelle ultra-distanze la sua anima. La geometria e la tomaia Dragonfly Light favoriscono una falcata fluida ed efficace, senza affaticare il piede. La schiuma E+FOAM morbida ma reattiva assicura un comfort duraturo, anche dopo diverse ore di attività. La suola in mescola proprietaria DuraGrip Ultra offre un'aderenza sicura su tutti i tipi di terreno ed è pensata per la durata. Infine, l'integrazione della nuova piastra comfort Diapazon Shield X-LT protegge il piede a ogni falcata e riduce la fatica, chilometro dopo chilometro. Fedele al suo DNA alpino, Rossignol conferma la sua ambizione di diventare uno dei protagonisti nel segmento del trail running, grazie alla sua storia centenaria e al know-how, collaborando con atleti di alto livello per sviluppare i propri prodotti e puntare alla vittoria. Come Marine Quintard alla MCC nella settimana delle finali UTMB a Chamonix.

ROSSIGNOL VERCORS

Peso: 290 g per scarpa (misura 42) / 250 g per scarpa (misura 38) 

Drop: 6 mm 

Stack: 32 mm 

Tassello: 4 mm 

Ammortizzazione: morbida, reattiva e durevole. 

Terreno: misto


Suunto presenta Race 2 e Wing 2: la nuova generazione di strumenti per lo sport e l’avventura

Suunto ha annunciato il debutto del nuovo Suunto Race 2, l’orologio GPS di punta rinnovato in ogni dettaglio, e delle cuffie a conduzione ossea Suunto Wing 2. Race 2 nasce con l’obiettivo di offrire una migliore vestibilità, funzionalità più avanzate e possibilità di aggiornamento future, senza rinunciare agli strumenti quotidiani che gli atleti conoscono e apprezzano.

Le nuove Wing 2, cuffie open-ear di seconda generazione, permettono invece di ascoltare musica e ricevere notifiche vocali mantenendo sempre la percezione dell’ambiente circostante. Integrate con Race 2, consentono di ricevere feedback in tempo reale direttamente dall’orologio. L’unione di questi due dispositivi crea un ecosistema che rende l’allenamento più efficace, motivante e sicuro.

Suunto Race 2 rappresenta la naturale evoluzione del primo modello, con un design più raffinato, un peso ridotto e un display AMOLED più grande e brillante. L’orologio introduce un nuovo sensore ottico di frequenza cardiaca, molto più preciso, e un’interfaccia utente semplificata che si adatta a ogni fase: allenamento, gara, recupero e vita di tutti i giorni.

La cassa, combinazione di metallo e materiale composito, garantisce leggerezza e resistenza: 65 g per i modelli in plastica composita e 76 g per le versioni in acciaio. Le dimensioni restano contenute (49 mm di diametro, spessore 12,5 mm), mentre il nuovo processore assicura fluidità e margine per aggiornamenti futuri.

Sul fronte autonomia, Race 2 raggiunge fino a 12 giorni in modalità smartwatch e oltre 50 ore in modalità GPS di alta precisione grazie al supporto della doppia banda satellitare. Le modalità sportive disponibili sono più di 115, di cui 22 nuove, che coprono praticamente ogni disciplina: trail running, ciclismo, nuoto, sci e molte altre.

L’orologio integra inoltre strumenti outdoor avanzati come ClimbGuidance, mappe di calore specifiche per sport, avvisi meteo e notifiche su alba e tramonto. A supporto degli atleti, Suunto Coach offre una guida personalizzata e dinamica, mentre ZoneSense, le funzioni di pacing, alimentazione e recupero aiutano a mantenere equilibrio ed evitare sovraccarichi.

Infine, Race 2 propone cinturini intercambiabili da 22 mm, quadranti personalizzabili e tre varianti di cassa: acciaio nero, acciaio grigio chiaro e titanio.

Le nuove Suunto Wing 2 portano la musica nell’allenamento senza compromettere la sicurezza. Grazie alla tecnologia open-ear a conduzione ossea, permettono di rimanere connessi all’ambiente esterno sia in città che sui sentieri.

Il telaio in titanio e silicone garantisce stabilità anche durante le sessioni più intense, mentre la connessione con Race 2 (e con gli altri orologi Suunto, escluso Run) consente di ricevere notifiche vocali con dati su passo, frequenza cardiaca e altre metriche senza distogliere lo sguardo dal percorso.

Le Wing 2 offrono controlli tramite gesti della testa, doppi microfoni con riduzione del rumore e luci LED posteriori personalizzabili, ideali per allenarsi in condizioni di scarsa visibilità. Sono completamente impermeabili e resistenti alla polvere, con un’autonomia fino a 12 ore, ricarica rapida USB-C e power bank opzionale per le avventure più lunghe. Disponibili in nero e corallo arancione, sono pensate per chi cerca un compagno di allenamento versatile e sicuro.

La scienza conferma il ruolo della musica nella performance: migliora la resistenza, abbassa la percezione della fatica e sostiene l’umore. Una meta-analisi del 2024 pubblicata su Frontiers in Psychology ha mostrato come sincronizzare i movimenti con la musica possa aumentare il tempo di resistenza fino al 20% negli atleti d’élite. Anche tra i corridori amatori, scegliere brani con il giusto ritmo può migliorare la frequenza delle falcate e l’efficienza di corsa, riducendo il rischio di infortuni.

Combinando queste evidenze con la precisione dei dati Suunto, il duo Race 2 + Wing 2 diventa un alleato completo per allenarsi meglio, spingersi oltre e rimanere motivati.

Come tutti i dispositivi Suunto, anche Race 2 e Wing 2 si integrano con la Suunto App e con una rete in costante espansione di oltre 300 partner digitali. Questo ecosistema garantisce aggiornamenti, nuove funzioni e una connettività sempre più ampia, offrendo agli atleti — dai professionisti agli appassionati quotidiani — strumenti concreti per allenarsi con intelligenza e sicurezza.


LUTTO IN SCARPA, ADDIO A FRANCESCO PARISOTTO

SCARPA comunica con profonda tristezza la scomparsa di Francesco Parisotto, figura storica dell’azienda e capostipite della famiglia Parisotto, avvenuta nella serata di domenica 3 agosto.

Nel 1956, insieme ai fratelli Luigi e Antonio, Francesco assunse la guida di SCARPA, contribuendo alla sua evoluzione da piccola realtà artigiana a punto di riferimento internazionale nel settore delle calzature outdoor.

Per lui SCARPA ha rappresentato molto più di un lavoro: un progetto imprenditoriale che ha accompagnato per tutta la vita, con passione, visione e impegno.
Sotto la sua guida, l’azienda ha saputo coniugare radicamento nel territorio e apertura verso l’esterno, mantenendo al centro valori come qualità, innovazione e autenticità.

Oggi la sua eredità prosegue grazie ai figli Sandro e Cristina, che ne portano avanti il percorso con continuità, insieme a tutta la comunità SCARPA – dipendenti, collaboratori e partner.

Nato nel 1927 a Coste di Maser (TV), Francesco ha iniziato a lavorare nel settore calzaturiero già alla fine degli anni quaranta, avviando con i fratelli la prima attività produttiva che li condurrà, pochi anni dopo, all’acquisizione di SCARPA.

Il Consiglio di amministrazione e tutta la famiglia SCARPA si uniscono con affetto alla famiglia Parisotto in questo momento di lutto, rendendo omaggio alla figura di un imprenditore che ha segnato profondamente la storia dell’azienda.

I funerali si terranno mercoledì 6 agosto alle ore 10, presso la cattedrale di Asolo.

 


Topo Athletic: Martina Chialvo regina di Long Trail, Andrea Elia campione di Uphill

Gli atleti conquistano così la maglia della Nazionale per i Mondiali di settembre in Spagna. Nello stesso weekend il bronzo di Valentina Michielli alla Valmalenco Ultradistance Trail.
Ai loro piedi il boost di Terraventure 4, MTN Racer 3 e Traverse, modelli di punta della collezione.
Un weekend a dir poco indimenticabile per il team Topo Athletic che, inanellando tre eccezionali podi, conferma la propria autorevolezza nel panorama trail, affrontando le sue diverse specialità con il sostegno dei modelli di punta del marchio americano.
Nella vicentina Valdagno, alla Trans D’Havet 80 km (5.500m D+), Martina Chialvo con ai piedi le Terraventure 4 ha bissato il titolo vinto nel 2024: dopo aver tagliato il traguardo con lo straordinario tempo di 10h32'13", a un minuto dal record della manifestazione, è ancora lei la campionessa nazionale di Long Trail.

“La gara è andata oltre ogni mia aspettativa - ha commentato la cuneese - Ho corso la prima parte con Irene Saggin, poi verso il 40° km ho cercato di prendere vantaggio in salita e sono riuscita a staccarla. Ho affrontato bene tutta la parte veloce finale, perché non sapevo quanto margine potessi avere e temevo di essere ripresa. Una delle mie preoccupazioni era il gran caldo, ma non abbiamo avuto problemi, anzi in alcuni momenti ho avuto anche freddo, tra pioggia e vento! E rispetto al tempo impiegato sinceramente sono molto soddisfatta! Ora un pò; di riposo e poi testa ai Mondiali, sperando di arrivare in forma e godermi al massimo la maglia azzurra, che è sempre un onore vestire”.

A Premana, in provincia di Lecco, invece, è andato in scena il Giir di Mont, tappa della WMRA World Cup valida anche come Campionato Italiano Uphill. A strappare l’oro con le sue fidate MTN Racer 3 Andrea Elia che, in seguito alla tripletta tricolore 2023-2025 nel Vertical, si è portato a casa l’ennesimo trionfo diventando anche re dell’Uphill sul tracciato di 7 km e 1.000 m D+ in 41'16".

“Sono contentissimo, era l’obiettivo di questa stagione, anche per acquisire il pass per i Mondiali - dichiara il lecchese - Non era affatto scontato perché reduce da un periodo in cui non mi sentivo al 100% fisicamente. Ci sono stati momenti di difficoltà ma ho gestito molto bene: partito un po’ indietro, intorno al terzo posto, sono passato a condurre la gara negli ultimi 2 km, scalando la vetta in tutti i sensi con il  sostegno delle MTN Racer 3 e continuando a ripetermi che dovevo vincere! Ho affrontato la sfida con la testa e il cuore, spingendo quando serviva. Ora la mente è più tranquilla per preparare i Mondiali, dove voglio provare a essere protagonista, sapendo che il livello sarà altissimo”.

Entrambi i trail runner hanno, infatti, conquistato la maglia azzurra per i World Mountain and Trail Running Championships 2025, in programma dal 24 al 28 settembre a Canfranc in Spagna: Chialvo gareggerà nella prova Long Trail, mentre Elia scenderà in campo nella sfida Vertical.
Nello stesso weekend la specialista veneta delle ultradistanze Valentina Michielli ha conquistato, accompagnata dal modello Traverse del brand, un bellissimo bronzo alla VUT - Valmalenco Ultradistance Trail, superando la finish line in 17h13'31" dopo 90 km e 6.000 m D+.


Dare nuova vita a uno sci o piantare un albero per ogni attrezzo prodotto?

Il riutilizzo è il modo più nobile di non far finire prodotti usati in discarica o nell'inceneritore. Più del riciclo dei materiali. Se poi questo teorema viene applicato agli sci che - nonostante i progressi in materia - sono difficilmente riciclabili perché non semplici da disassemblare, il gioco è ancora più divertente. Ed è quello che da anni fa il marchio polacco Majesty con il progetto Skis Re // Defined. In pratica i clienti vengono invitati a non buttare via gli sci che non usano più e a inviarli ad artisti i cui progetti sono stati preventivamente selezionati. I prodotti realizzati con gli sci usati vengono poi premiati da una giuria. Il vincitore della terza edizione, Adam Kabanski, ha realizzato una fotocamera stenopeica con i vecchi sci, mentre, tra i progetti con menzione, c'è anche una lampada abat-jour di Mikołaj Kontraktowicz. Tra le altre proposte, attaccapanni, una lampada con ventola (che ha vinto l'Audience Award), tavolini, sedie. 

Skis Re // Defined (le candidature per la prossima edizione sono state da poco chiuse) non è l'unica iniziativa di Majesty a favore dell'ambiente. Skis 4 Trees prevede che, per ogni sci acquistato, Majesty pianti un albero a nome dello sciatore. Nella sola primavera del 2024 ne sono stati piantati 11.000. L'azienda calcola che per la produzione di uno sci servano circa 0.09 metri cubi di legno, tutto proveniente da foreste di pioppo e di frassino certificate FSC.

https://majestyskis.com/en/


Ad Annecy una convenzione per provare a progettare in modo sostenibile le Olimpiadi Invernali del 2030

Dal 5 all’8 luglio 2025 ad Annecy, in Alta Savoia, si è tenuta la prima Convention Citoyenne Olympique (CCO), un esperimento democratico senza precedenti promosso da Protect Our Winters France con il sostegno di numerosi partner europei. L’obiettivo: coinvolgere direttamente la cittadinanza nella valutazione e co-progettazione dei Giochi Olimpici Invernali del 2030, che la Francia si prepara a ospitare sulle Alpi. 

Una convenzione cittadina per le Alpi e il clima 

La scelta di Annecy non è casuale: situata nel cuore dei territori interessati dai Giochi Invernali del 2030, rappresenta uno snodo chiave per le comunità montane coinvolte. La Convention si è svolta nel contesto dell’aggravarsi della crisi climatica nei territori alpini - dove il surriscaldamento globale procede molto più rapidamente rispetto alla media globale - e della crescente consapevolezza che i grandi eventi sportivi non possono più essere progettati ignorando gli impatti ambientali e sociali. Organizzata in tre fine settimana di lavori collettivi, la prima sessione della CCO ha riunito cinquanta cittadine e cittadini estratti a sorte tra i residenti dei territori alpini francesi. Accompagnati da scienziati, attivisti, rappresentanti istituzionali e tecnici, i partecipanti hanno iniziato un percorso di formazione, confronto e deliberazione finalizzato a formulare raccomandazioni concrete e vincolanti per una gestione sostenibile dei Giochi 2030. 

I temi e le attività: conoscenza, confronto, proposta 

I lavori del weekend si sono articolati attorno a diversi moduli tematici. Si è iniziato con un approfondimento su clima e biosfera, che ha offerto una cornice scientifica condivisa sui principali processi del cambiamento climatico, sia su scala globale che locale, con un’attenzione particolare al contesto alpino e alle sue fragilità. Si è poi discusso dello stato di salute delle Alpi francesi, Un ulteriore spazio è stato dedicato all’analisi degli impatti delle precedenti edizioni dei Giochi Invernali - in particolare Grenoble 1968 e Albertville 1992. per trarne un bilancio, sia in termini ambientali che socio-economici. 

 

© archivio Hans Kammerlander

La case history Milano-Cortina 2026

Infine, POW Italy ha presentato il caso studio di Milano-Cortina 2026, raccontando le criticità emerse nel percorso italiano. In particolare, durante l’intervento sono state raccontate le attività del comitato Open Olympics, un collettivo composto da più di venti associazioni di respiro nazionale, tra cui POW Italy, nato per chiedere piena trasparenza dei giochi olimpici invernali. Inoltre, è stata riportata l’esperienza dei Walkscapes, una  progettualità di POW Italy consistita in due incontri in presenza a Rasun Anterselva e Cortina D'Ampezzo con le comunità che ospiteranno i prossimi giochi invernali. È proprio tramite l’attività dei Walkscape che i rappresentanti di POW Italy hanno potuto farsi portavoce delle riflessioni emerse durante gli incontri sul territorio. Le principali problematiche emerse sono state la mancanza di trasparenza, l’assenza di valutazioni ambientali su molte opere e la scarsa inclusione delle comunità locali nei processi decisionali. 

Quella della partecipazione alla CCO è stata l’occasione perfetta per consegnare ufficialmente ai colleghi di POW France e ai rappresentanti del Comitato organizzatore delle prossime Olimpiadi Invernali francesi il position paper di POW Italy sulle Olimpiadi prossime allo svolgersi nelle Alpi italiane, dal titolo Milano-Cortina 2026: un’opportunità mancata, in cui viene analizzata criticamente l’esperienza italiana per trarne lezioni utili alle future edizioni, a partire da quella prevista nelle Alpi francese. 

«L’esperienza di Milano-Cortina ha mostrato i limiti di un approccio top-down - ha detto Giorgia Garancini, coordinatrice generale di POW Italy - Abbiamo visto come processi decisionali opachi e l’assenza di valutazioni ambientali adeguate possano compromettere la sostenibilità a lungo termine degli eventi. In Francia abbiamo trovato un terreno fertile per riflettere su un’alternativa possibile e concreta. Come advocates per la giustizia climatica, il nostro compito è trasformare l’esperienza vissuta in proposta politica. La Convention di Annecy ci ha dimostrato che un altro modo di costruire le Olimpiadi è non solo possibile, ma necessario».


Centosettanta corsi estivi con le Ortovox Safety Academy

La Ortovox Safety Academy è una delle più note e apprezzate iniziative formative per le attività di montagna, tanto da essere diventata negli anni uno standard internazionale di riferimento per gli appassionati. La sua offerta diversificata comprende i corsi pratici in ambiente in trentacinque scuole di alpinismo e arrampicata in Europa, la piattaforma digitale per l'auto istruzione Safety Academy Lab, e le Guide Book, pratici libretti in formato tascabile per apprendere le nozioni di base sulla sicurezza in montagna e da portare sempre con sé.
L'offerta delle Ortovox Safety Academy per la stagione estiva comprende centosettanta corsi di cui oltre ottanta sul territorio italiano, suddivisi in tre tematiche: alpinismo su ghiacciaio, alpinismo su roccia, arrampicata. Le scuole di Guide alpine che effettuano i corsi Ortovox Safety Academy sul territorio italiano sono Peakshunter Mountain Guides (Valle d’Aosta), Mountain Evolution (Abruzzo), Ossola Outdoor School (Piemonte), Alpine Days Mountain Guide (Trentino), Alp Experience (Lombardia), Oltre La Verticale (Lombardia) e Südtirolalpin (Alto Adige).

Mountaineering Basic

Corso base di alpinismo su roccia, dedicato a chi vuole avvicinarsi ai percorsi alpinistici classici su roccia o in cresta, tecnicamente facili ma in un vero ambiente di alta montagna. Il corso parte dalle tecniche di progressione nell'arrampicata per scalare anche con gli scarponi da alpinismo. Vengono trattate le tecniche di corda per la progressione a tiri di corda e a corda corta, a posizionare le protezioni veloci e allestire le soste. Verrà trattato l’argomento della corretta pianificazione degli itinerari, analizzati i pericoli oggettivi che presenta la montagna di media e alta quota e insegnato come gestire le variabili e l'emergenza.
Quando: da luglio a settembre
Dove: Abruzzo, Valle d'Aosta (area Monte Bianco), Piemonte, Trentino 

High Alpine Touring Basic

Corso di alpinismo su roccia e su ghiacciaio, per imparare a conoscere l'attrezzatura, le legature, la progressione della cordata e le tecniche di cramponage. Oltre all'utilizzo corretto di corda, piccozza e ramponi, il corso ha l'obiettivo di insegnare a orientarsi in modo autonomo sui ghiacciai grazie alla corretta interpretazione del terreno. Per una pratica responsabile vengono introdotte le basilari tecniche di autosoccorso, di intervento in caso di caduta e le tecniche di arresto. Alcune materie teoriche sviluppate in rifugio quali la meteorologia, la topografia e l'uso di applicazioni e strumenti vengono utilizzate per la pianificazione dell'escursione.
Quando: da luglio a settembre
Dove: Abruzzo, Valle d'Aosta (area Monte Bianco), Lombardia, Piemonte e Trentino (Dolomiti)
Durata: 3 o 4 giorni
Livello: per principianti e per aggiornamento

Climbing

Corsi di arrampicata disponibili in tre diversi livelli - Basic (dalla palestra indoor alla falesia), Advanced (arrampicata multipitch), Alpine Climbing (vie alpinistiche) - con un programma specifico per ognuna delle attività che include le tecniche base dell’arrampicata, la pianificazione delle vie, i nodi, le tecniche di sicurezza, la costruzione delle soste e la discesa in corda doppia. I corsi di arrampicata per principianti e progrediti sono finalizzati a trasmettere tutte le conoscenze fondamentali per praticare questa disciplina in sicurezza, con l'obiettivo di ridurre i rischi ed evitare possibili situazioni di emergenza.
Quando: da luglio a settembre
Dove: Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Abruzzo
Durata: Basic, 1 giorno; Advanced, 2 giorni; Alpine Climbing, 3 giorni
Livello: da principiante a esperto a seconda del corso

La panoramica completa sui corsi è sempre aggiornata nella pagina dedicata del sito internet di Ortovox.

© Max Draeger

Hans Kammerlander e quella salita e discesa con gli sci dell'Everest da record

© archivio Hans Kammerlander

 

Il 3 maggio 1996 un uomo scende dalla vetta della montagna più alta del mondo. Più precisamente sul versante tibetano. È la prima discesa con gli sci dalla cima dell'Everest, anche se dovrà toglierli in un tratto per mancanza di neve. Hans Kammerlander è passato alla storia come il primo uomo a sciare il tetto del mondo. Ci avevano già provato in diversi, tra i quali Afanassieff e Jaeger nel 1978 e Tardivel nel 1992, tutti sul versante nepalese. Ma nessuno riuscì a partire dalla vetta ed erano stati aiutati dall'utilizzo delle bombole di ossigeno. Dopo di Kammerlander ci proverà lo sloveno Davo Karničar, nel 2000, riuscendo ad arrivare fino al campo base del versante nepalese senza togliere gli sci. Kammerlander ha fatto registrare il record (mai battuto) di salita dal versante tibetano, di 16 ore e 45 minuti, chiudendo salita e discesa in meno di 24 ore, senza ossigeno. 

L'alpinista altoatesino compagno di Messner su sette ottomila è tornato sulla sua discesa in occasione dell'incontro Alpinismo di Vita, organizzato da Sport Specialist nel negozio di Bevera (LC) lo scorso 9 luglio. Insieme a lui anche l'alpinista polacco Krzysztof Wielicki  e Simone Moro. «Per la salita ho puntato sulla massima leggerezza possibile, pensando ad arrivare in vetta senza fermarmi ai campi: l'obiettivo era di provarci se le condizioni fossero state favorevoli oppure di rinunciare lungo il percorso, però così ho potuto evitare di portare tenda, sacco a pelo e altra attrezzatura che avrebbe reso molto più pesante lo zaino». Kammerlander ha svelato che il peso dello zaino era di poco inferiore ai cinque chili inclusi gli sci e che la percentuale più alta era dovuta ai liquidi. «Quando sono arrivato in cima ero stanchissimo e il momento in cui ho visto le punte degli sci sporgere oltre la cresta è stato probabilmente il più intenso della vita». La discesa richiederà circa sei ore. «Non è stata proprio una sciata, ma una scivolata a valle con gli sci, a causa delle condizioni e della stanchezza» ha ammesso Kammerlander, che ha ricordato anche la sua discesa dal Nanga Parbat nel 1990. «Ho sempre pensato a sciare gli ottomila ma finché ero il compagno di Messner era impossibile perché lui non era uno sciatore ed era il capo spedizione, così quando Reinhold ha raggiunto il suo obiettivo, ho iniziato ad andare in Himalaya con gli sci». 

Kammerlander, già Maestro di sci, è arrivato allo sci ripido ispirandosi a Heini Holzer. Dopo l'Everest scierà anche su altre nevi himalayane: quelle del Broad Peak da quota 7.000; quelle del Kangchenjunga da quota 7.500; quelle del K2 nei primi 400 metri dalla vetta. Rimane ancora qualcosa da inventarsi per il futuro? «Ci sarebbe da provare a sciare tutti i 14 ottomila, ma è difficilissimo perché se cadi non soffrirai mai più di mal di denti» ha concluso Kammerlander.

 


Esoscheletri: il futuro del trail running?

Avete presente quando arrivarono le e-bike e in molti pensarono: «Mai userò una bici elettrica!»? Poi le abbiamo visti spuntare nei rifugi, tra gli amatori, i professionisti del settore e… ci siamo abituati. Oppure i più recenti sci elettrici per lo scialpinismo che hanno fatto molto parlare di loro.
Ecco, ora immaginate un dispositivo che fa lo stesso, ma con le gambe. Si chiama Hypershell, ed è un esoscheletro pensato per l’escursionismo, il trekking e il trail running. Sì, avete capito bene: trail running assistito.

Un esoscheletro per la montagna
Hypershell è piccolo, leggero (meno di 2 kg), si indossa come un'imbragatura e ha un motore elettrico da 800 W in grado di aiutarti in salita, aumentare la tua efficienza in piano e persino proteggere le articolazioni in discesa. Può arrivare ad alleggerire lo sforzo come se ti togliessero uno zaino da 30 kg dalle spalle. Non è solo una spinta: l’intelligenza artificiale integrata riconosce il tipo di movimento che stai facendo (camminata, corsa, salita, discesa) e adatta l’assistenza in tempo reale. Un po’ come avere un motore elettrico sotto i piedi, ma con il controllo di un algoritmo.

Il trail running è una disciplina meravigliosa, ma dura. Dislivelli, salite spezza fiato e discese che possono provare le ginocchia e i muscoli. Hypershell promette di rendere tutto questo più accessibile, senza togliere il gusto della fatica. Immagina di poter correre più a lungo, risparmiando energie. Oppure di affrontare un weekend in montagna con le gambe ancora fresche per goderti il paesaggio. L’esoscheletro non sostituisce le tue gambe, le potenzia. Certo, all'inizio l’idea di correre con un esoscheletro può sembrare esagerata, o addirittura contro natura. Ma ricordate com’era vedere le prime e-bike sui sentieri?
Anche Hypershell potrebbe la stessa traiettoria: prima curiosità, poi interesse, poi normalità. Magari tra qualche anno li vedremo nei noleggi dei rifugi, nei punti vendita outdoor o nelle fiere di settore.

Attualmente Hypershell è disponibile in tre versioni con prezzi da 999 a 1.799 euro. Non è economico, ma nemmeno proibitivo se paragonato a bici o sci di alto livello. E in futuro? Potremmo vederlo nei trail camp, nei team di corsa in montagna, o usato per il recupero muscolare post-infortunio. Alcuni parchi americani lo stanno già testando per aiutare i ranger nei lavori di manutenzione dei sentieri.

In sintesi: serve davvero?
Forse no. Ma può servire a tanti: chi ha problemi articolari, chi si sta rimettendo in forma, chi vuole spingersi più in là, senza per forza essere un super atleta. È un mezzo, non un trucco. È come usare i bastoncini in salita: non ti fanno vincere, ma ti fanno resistere. E nel trail running, si sa, è la resistenza che fa la differenza.

Se lo vedete sulle montagne, non stupitevi troppo: il futuro del movimento outdoor potrebbe davvero passare da qui. E voi, lo provereste?

 

foto © Hypershell


Mille scarpe per l'Africa

Una scarpa da trail, o da corsa, ce l'hanno tutti. Correre, rispetto ad altri sport, per esempio la bici, è nettamente più economico oltre che semplice. Eppure ci sono Paesi dove anche un paio di scarpe per correre non è scontato. Per esempio Iten, in Kenya, patria di grandi campioni come Eliud Kipchoge, Wilson Kipsang e David Rudisha, meta ogni anno di centinaia di ragazzi e ragazze determinati a trasformare la propria passione per la corsa in una carriera professionistica. La fame non manca, ma spesso sono i mezzi che non ci sono. Ecco perché nel 2017 il documentarista Francisco Grimaldi e il medico-runner Giordano Bravetti hanno creato InYourShoes, per recuperare scarpe da corsa e da trail usate e donarle ai giovani atleti di Iten.

 

 

Ogni anno InYourShoes organizza una spedizione per consegnare direttamente le scarpe raccolte, lavorando a stretto contatto con due importanti realtà locali, la St. Patrick High School e la Sing’ore Girls School, che selezionano giovani meritevoli, sia nello sport sia nello studio. Nel 2024 si è raggiunto il numero record di mille scarpe spedite. Dall'anno scorso a sostenere l'iniziativa c'è Salomon, attraverso la Salomon Foundation. Ma come contribuire? Ognuno può donare le proprie scarpe da trail o da corsa usate ma ancora in buone condizioni e di qualsiasi marca. È sufficiente lavarle in lavatrice, inserire un biglietto con il proprio nome e cognome, il profilo Instagram (facoltativo) e un messaggio per l’atleta che le riceverà (preferibilmente in inglese). Le scarpe possono essere consegnate l’11-12-13 luglio alla Dolomyths Run 2025 presso l’area expo di Salomon in piazza Marconi a Canazei; fino a fine settembre 2025 a Milano presso il nuovo Salomon Store in Porta Nuova – Piazza Gae Aulenti, 4 – o presso il negozio WHY_RUN – Corso Sempione, 6; in uno dei punti raccolta ufficiali riportati nel sito della ONLUS: https://www.inyourshoes.eu/it/progetti/kenya.html#kenya_punti_raccolta

InYourShoes organizzerà un viaggio per la consegna ufficiale delle scarpe e dà la possibilità a chi fosse interessato di partecipare. Le date sono quelle dal 26 ottobre al 5 novembre e ci si può candidare compilando il modulo online.

 


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