Sulle tracce di Coomba

Considerato tra i pionieri dello sci ripido d’oltreoceano, Doug Coombs ha lasciato un’eredità che va ben oltre le prime discese, l’audacia delle linee scelte, la ricerca dell’adrenalina, i molti trionfi (ha anche vinto il primo Campionato del Mondo di Sci Ripido a Valdez, in Alaska, nel 1991). Tra le pagine del libro Sulle tracce di Coomba colpisce il suo aspetto umano, l’energia contagiosa, l’amore per lo sci e per la famiglia, il suo infaticabile lavoro di Guida. «Non faccio niente di impossibile. Rendo possibile quello che gli altri pensano non lo sia» amava ripetere. Una giornata passata con lui ti poteva cambiare la vita, il suo interesse era farti migliorare, vivere al meglio ogni esperienza e, soprattutto, farti divertire. Un visionario, un personaggio che ha fatto scuola a Jackson Hole e ha plasmato il concetto di sci ripido ed heliski in Alaska, portando poi il suo gusto per la vita a La Grave, dove perì tragicamente il 3 aprile 2006, cercando di aiutare l'amico Chad VanderHam. A La Grave, dove la montagna è sempre pronta a farti capire chi comanda, trovò amici sinceri e un ambiente autentico.

Sulle tracce di Coomba, il libro che fa parte della collana Lamine di Mulatero Editore, scritto da Robert Cocuzzo, va alla scoperta di una figura leggendaria, un sognatore che ha fatto della sua umanità e della sua passione sfrenata per lo sci uno stile di vita. Abbiamo intervistato l'autore.

Non hai mai conosciuto Doug Coombs, eppure sei riuscito a completare una biografia molto ricca e completa, dove traspaiono tutte le sue emozioni e il personaggio di Doug si apprezza nella sua interezza. Che cosa ha attirato la tua attenzione alla vita di Doug Coombs fino a spingerti a scrivere un libro su di lui?

«Prima di tutto mi sembrava una sorta di eroe ideale. Ero cresciuto guardando i suoi video che lo ritraevano sfrecciare nella neve soffice lungo discese mozzafiato: mi sembrava una storia degna di essere narrata. Ma solo quando ho saputo che avevamo varie cose in comune - crescere nella stessa zona e nello stesso ambiente, effettuare le prime discese sulla medesima collina, Nashoba Valley nel Massachusetts – ho capito che potevo essere io l’autore di quel libro. Si può dire che sia stata la sua storia a trovare me in un momento in cui ero pronto a scriverla».

C’era una sorta di connessione tra i vostri mondi?

«Io sciavo all’incirca due settimane all’anno e ogni tanto calzavo gli sci per andare nelle vicinanze: i nostri mondi non erano di certo gli stessi. Ero comunque curioso di capire le circostanze che diedero il via alla sua carriera, le motivazioni dietro al suo personaggio. Ho cercato così di ricalcare i suoi passi, chiedendomi dove sarei potuto arrivare, e questo mi ha dato la motivazione per scrivere un libro».

Per chi l’hai scritto? Per te stesso o per gli altri?

«Scrivere un libro è un viaggio che ti porta alla scoperta di emozioni anche nascoste. Mi sono reso conto ben presto, però, che il mio lavoro era per David Coombs, il figlio di Doug, che aveva due anni quando il padre è morto. Le persone si rivolgevano sempre a David con parole di elogio ed entusiasmo nei confronti del padre, ma lui non poteva capire a fondo, non poteva avere ricordi tangibili. Con questo libro ho cercato di delineare la figura di Doug mettendo in luce tutte le sue sfaccettature».

Perché hai voluto seguire le orme di Doug al punto di recarti nei posti dove aveva vissuto?

«Nel tentativo di ricreare il personaggio di Doug, ho capito che conversazioni telefoniche o messaggi scambiati con chi l’aveva conosciuto non potevano essere abbastanza per capire a fondo la sua personalità. Dovevo mettermi nei suoi panni, sciare le sue linee, assaporare l’atmosfera che aveva vissuto e conoscere le persone che avevano condiviso il suo cammino».

E tu? Che ruolo hai nel libro?

«Beh, all’inizio non volevo includere tutte le parti che mi riguardano, perché non mi sembravano appropriate; in seguito ho capito che seguendo la sua storia sono riuscito a creare una sorta di testamento dell’impatto che ha avuto sullo sport, sulle persone incontrate, dando ai lettori la possibilità di entrare a far parte del suo mondo e apprezzarlo di più. Aggiungere le mie impressioni avrebbe fornito un mezzo per identificarsi ancora di più con il personaggio».

Sei molto onesto con le tue emozioni, rivelando paure, ansie, gioie. Avevi qualche timore sulla reazione dei lettori nei tuoi confronti?

«Sì, molti. Non tanto dei sentimenti di paura o delusione che avevo messo a nudo, o del mostrare che in certe occasioni ero decisamente fuori forma: più che altro non volevo dare l’impressione di essere come i grandi sciatori di cui si parlava nel libro, né di far parte di questa vicenda quasi eroica. In fondo, ero solamente lì per raccontare una storia. Temevo anche la reazione della famiglia di Doug, in particolare di sua moglie Emily: avrebbero potuto chiedermi il perché della mia presenza nel libro. Alla fine, cosa c’entravo io con la vita di Doug Coombs? Non l’avevo nemmeno mai incontrato».

La famiglia invece lo ha giudicato molto interessante.

«Sì. Quando il libro è stato pubblicato, si era già creato un buon rapporto tra la famiglia di Doug e me, e a loro è piaciuto molto il mio modo di raccontare la storia, creando un parallelo tra me e Doug, dando un’altra chiave di lettura del grande personaggio che aveva riempito le loro vite».

Nel tentativo di ricalcare i passi di Doug, sei andato dappertutto, prima a Jackson Hole, poi a Valdez in Alaska e infine a La Grave. Ti sei mai trovato a un punto morto? Che cosa ti spingeva ad andare avanti in questo progetto nei momenti di sconforto?

«Scrivere un libro può incutere timore ed essere scoraggiante. Durante i tre anni che mi sono serviti per completare il progetto, c’è stato un momento in cui non avevo un editore, avevo già investito tempo e denaro in quest’idea e non mi sembrava di arrivare a nessuna conclusione. Sarei dovuto ancora andare in Alaska e poi in Francia e tutta questa strada da percorrere mi spaventava non poco. Uno scrittore ha sempre momenti di dubbio o incertezza e io ne ho avuti non pochi; continuavo a dubitare del fatto che quello che stavo scrivendo valesse veramente qualcosa».

Ci sono stati anche momenti oscuri, quando è stato complicato trovare informazioni utili?

«Sì, ad esempio le circostanze della sua morte. Mi sono ritrovato a parlare con persone che non volevano assolutamente rivivere momenti così tragici. Guadagnarsi la fiducia di individui che ti hanno appena incontrato, riuscire a farli parlare di eventi che li hanno segnati così profondamente, non è stato per niente facile».

Sei tornato nei luoghi che avevi frequentato durante il progetto del libro?

«Non sono tornato a Valdez e nemmeno a La Grave. C’era questa idea di andare a La Grave per l’anniversario della morte di Doug, cosa che poi non è successa. La Grave sarà sempre un luogo molto importante nella mia vita per l'ospitalità ricevuta, l’umanità delle persone, le sensazioni provate. Avrei quasi paura a tornarci e rovinare quella che è stata un’esperienza davvero speciale. C’era anche l’idea di creare un documentario sul libro e sarei dovuto tornare a La Grave per ripetere gli eventi descritti, ma poi non se n’è fatto niente e so che le sensazioni non avrebbero potuto essere le stesse. La magia, l’energia di Valdez e La Grave sono state tali che non mi viene nemmeno voglia di ritornarci. Si tratta anche di luoghi molti pericolosi e avrei paura a sciare di nuovo quelle linee».

In termini di attrezzatura e di approccio degli sciatori, che differenze hai notato tra gli Stati Uniti e l’Europa?

«Per quanto riguarda l’attrezzatura, a Jackson Hole, ad esempio, non vedresti mai nessuno sciare con un imbrago, chiodi da ghiaccio o una corda nello zaino, cosa invece molto frequente, direi essenziale, a La Grave. La cultura europea in luoghi come La Grave è molto meno incentrata sull’ego del singolo sciatore. A Jackson Hole il testosterone si tocca quasi con mano, c’è sempre una sorta di gara per dimostrare chi è il miglior sciatore; a La Grave sono tutti ottimi sciatori, non ci sono competizioni, tutti conoscono i propri livelli e lasciano che la sciata parli per loro. Certo, entrare a far parte delle cerchie ristrette di La Grave, guadagnare la loro fiducia e integrarsi non è stato molto semplice. Direi comunque che in Europa c’è uno spirito particolare che non trovi negli Stati Uniti».

È stato questo uno dei motivi che spinse Doug a trasferirsi lì?

«Sì, credo proprio di sì. Doug era un personaggio molto noto a Jackson Hole, mentre a La Grave poteva essere se stesso e godersi una vita molto più autentica. Lì lo sci è allo stato puro, non ci sono pisteur, corde, segnali o indicazioni che delimitano una zona di pericolo. Sta a te giudicare se una linea è in condizione e se è possibile sciarla».

L’aspetto umano traspare molto chiaramente nel libro, andando ben oltre gli exploit di sci ripido ed estremo e creando un interesse per la persona di Doug, non solo per il favoloso sciatore. Un’umanità che traspare nelle circostanze dalla sua morte, nel fatto che, come guida, era interessato a darti una bella esperienza, non solo a portare i clienti in giro e guadagnarsi da vivere.

«La magia nella vita di Doug non riguardava solo il suo essere uno sciatore fenomenale. Aveva un’energia contagiosa, un ottimismo incondizionato, avrebbe illuminato qualsiasi stanza nella quale entrava e lo sguardo delle persone che ho incontrato risplendeva quando parlavano di lui. Il suo modo di essere aveva un impatto sulla vita degli altri».

Una storia di vita quindi.

«Sì, questa biografia racconta la vita di uno sciatore, ma potrebbe essere applicata a una qualsiasi altra sfera umana. Il libro non si focalizza solo sul mondo dello sci estremo, ma vuole toccare gli eventi attorno all’esistenza di una figura così carismatica, morta facendo quello che amava di più, aiutando un amico in pericolo. Una vera e propria esplorazione nel potere dello spirito umano: lo sci è stato una sorta di scenario per poi esplorare la vita affascinante di Doug».

È con questo spirito che è stata creata la Doug Coombs Foundation. Ce ne parli?

«Sì, sua moglie Emily ha creato la fondazione nel 2012 e da allora ospita circa duecento bambini a stagione. L’idea è di insegnare ai ragazzi di famiglie non abbienti a sciare, dando l’opportunità di eccellere in un ambiente, con la speranza che portino la fiducia e la sicurezza acquisita anche in altri campi. Lo sci è solo una scusa, un trampolino di lancio per poi dare il massimo in altre sfere».

DOUG COOMBS - Nato a Boston nel 1957 e cresciuto a Bedford, nel Massachusetts, è stato un pioniere dello sci ripido prima negli Stati Uniti (Tetons, Chugach) e poi in Europa. Un grave incidente a 16 anni non ferma la sua passione per le discese e nel 1991 vince il primo World Ski Extreme Championship a Valdez, Alaska, spiazzando la giuria per l’audacia delle linee scelte. Insieme alla moglie Emily fonda la Valdez Heli-Ski Guides nel 1993, poi gli Steep Skiing Camps a Jackson Hole che porta successivamente a La Grave. La sua sciata veloce e sinuosa, unendo potenza, controllo e grazia, era ineguagliabile. Amava dire che «il miglior sciatore è quello che si diverte di più» e viveva la sua vita con passione ed energia. È morto il 3 aprile 2006 mentre cercava di aiutare un amico caduto da un dirupo, Chad VanderHam.

COME ACQUISTARE IL LIBRO - Sulle tracce di Coomba (Mulatero Editore, 264 pagine, 19 euro) è in vendita nelle migliori librerie oppure si può ordinare online a questo link.

©Ace Kvale


Horn Attacke, ci siamo

Horn Attacke, ci siamo: sabato 9 marzo torna la prova che, partendo dai 262 metri di Bolzano, arriva a quota 2260 del Corno del Renon. 20 km e 2000 metri di dislivello, i primi 13 km di corsa, con le scarpette ai piedi, e poi con gli sci d’alpinismo nei 7 finali. La Horn Attacke è un duathlon da percorrersi in singolo o anche in squadra (composta da 2 o anche 3 atleti), una prova ‘vertiginosa’ arrivando, però, a godere di una vista impareggiabile.

PROGRAMMA - Il contest altoatesino si aprirà con la distribuzione dei pettorali a partire dalla giornata di venerdì dalle ore 9.30 alle ore 13 e dalle ore 14.30 alle ore 19 al Marmot Shop di Bolzano, prima dello start la giornata successiva alle ore 9. Anche prima della partenza ci sarà la distribuzione pettorali, dalle ore 6.30 alle ore 7.45. Il pranzo al Rifugio Feltuner completerà la giornata a partire dalle ore 11.30. La festa non finirà al termine della gara, poiché dopo il pasta party conclusivo verrà messa in palio una e-bike Prestige di Italwin del valore di 1.500 euro, e a vincerla non sarà come solitamente accade il primo o la prima ad arrivare sul traguardo della gara stessa, o la miglior staffetta, bensì si tratterà di un’estrazione tra tutti i partecipanti della Horn Attacke che determinerà il fortunato o la fortunata. L’estrazione avverrà davanti al rifugio Feltuner, alle ore 14 nel corso della cerimonia di premiazione. 5.280 euro invece il montepremi destinato ai migliori atleti. Martedì 5 marzo ultimo giorno per iscriversi, info su www.hornattacke.com

CURIOSITÀ - Un tracciato costantemente all’insù, con un passaggio a Soprabolzano a fianco della tenuta della famiglia Mair, inizialmente impegnata nell’allevamento di cavalli e dal 1996 di lama ed alpaca, con i quali alcuni componenti della famiglia percorsero anche un lungo e particolare cammino da Bolzano a Roma, fino a raggiungere Papa Francesco. 'Buffon', il lama di color nero della tenuta Mair, è riuscito persino ad ‘esibirsi’ alla trasmissione televisiva Italia’s Got Talent.


La Ski Alp Lagorai Cima d'Asta sarà prova di Coppa Italia

Domenica 10 marzo appuntamento con la ventinovesima edizione della Ski Alp Lagorai Cima d'Asta, che ha ricevuto un’importante attestazione federale proprio nelle ultime ore. La competizione del Tesino avrà infatti validità come prova di Coppa Italia, in sostituzione di una delle tappe inizialmente in calendario e non disputata. «Penso che lo spirito del movimento scialpinistico – commenta il presidente del comitato organizzatore Nicola Muller – sia quello di venire in contro a situazioni difficili. Per il circuito nazionale, causa la poca neve in quota in alcune zone alpine, era difficile mantenere il format di competizione e, seppure per noi questa richiesta dell’ultima ora aumenti pure i costi di gestione, abbiamo detto di sì».
Nel frattempo gli organizzatori dello Ski Team Lagorai stanno lavorando a pieno ritmo per l'allestimento della logistica e per preparare la traccia e le corde fisse, nei punti più impegnativi e belli del percorso. E la notizia più importante riguarda la conferma del percorso originale, con il transito ai 2847 metri della vetta del Zimon, così chiamano i tesini la loro granitica montagna. «I partecipanti - evidenzia il presidente dello Ski Team Lagorai – potranno gustarsi anche quest’anno il tracciato che ha reso famosa in tutto il mondo la nostra competizione. In questi giorni abbiamo fatto molti sopralluoghi, la neve non è tantissima ma è ben assestata e compatta, sufficiente per garantire una competizione in sicurezza. Si partirà dunque dai 1300 metri di Prà della Regola sopra il campeggio Val Malene. Gli sci alpinisti saliranno per la Val Tolvà fino alla Bocchetta dei Sassi. Qui ci sarà il primo cambio di assetto per la discesa fino alla Busa. Nuovo cambio di assetto e salita fino alla Cima d'Asta passando ai 2473 metri del Rifugio Ottone Brentari. Dal rifugio gli sci alpinisti passeranno dal lago che è ghiacciato e coperto di neve fino all’imbocco del canale dei Bassanesi, dove avrà inizio il lungo e tecnico tratto a piedi per affrontare la spettacolare cresta di Cima d’Asta. Dalla vetta si discende sul versante nord fino al breve canale della Forzeletta, altro tratto tecnico da fare con gli sci sullo zaino e che riporterà gli atleti sul versante sud. Breve discesa per riportare gli atleti alla Bsa, da dove affronteranno l'ultima salita di circa 200 metri per tornare nuovamente alla Bocchetta dei Sassi. Verrà cambiato nuovamente assetto, per lanciarsi nella lunga e spettacolare discesa finale di oltre 1300 metri di dislivello e tagliare il traguardo ai 1100 metri del Campeggio di Val Malene».
Quest'anno il responsabile tecnico del percorso sarà la guida alpina Peter Moser, che sostituisce lo storico ideatore della gara Franco Melchiori, non presente per impegni lavorativi. Il programma prevede il via della sfida senior e master alle ore 9, quindi alle 9.15 le categorie junior e cadetti e alle 9.20 la sfida promozionale. Premiazioni alle 14.30 presso la palestra di Pieve Tesino.


Snow Leopard Day: raccolti oltre 16.000 euro per salvare il leopardo delle nevi

Undici diversi paesi, uno stesso weekend per raccogliere metri di dislivello (tradotti in centesimi di euro donati allo Snow Leopard Trust) a tutela del leopardo delle nevi, animale che Dynafit ha scelto come simbolo del proprio marchio. Quest’anno sono stati 1.141 gli scialpinisti che hanno risposto all’appello dell’azienda per lo Snow Leopard Day. In Germania, Austria, Italia, Polonia, Grecia, Bulgaria, Slovenia, USA e Slovacchia, pelli sotto gli sci e ascesa su percorsi prestabiliti sabato 2 marzo. In Francia e Svizzera l’evento si è invece tenuto il 3 marzo.

NUMERI - In media ogni atleta ha percorso 1.400 metri di dislivello, il record è stato raggiunto da Stephan Hugenschmidt in Svizzera che ha raccolto la cifra incredibile di 8.003 metri di dislivello. Grande orgoglio per la tappa italiana di Misurina, in provincia di Belluno, che ha visto la partecipazione di quasi 70 scialpinisti per 50.920 metri di dislivello raccolti, anche grazie alla personale sfida del Dynafit Trail Hero Marc Slanzi, che ha percorso per ben sei volte il tracciato da Misurina alla Forcella della Neve, accumulando da solo 4.500 metri di dislivello.  Alla fine del weekend le varie località hanno permesso di raccogliere 1.604.138 metri di dislivello, che corrispondono a una donazione di 16.042 euro. La cifra raggiunta sarà utilizzata dall’organizzazione no-profit Snow Leopard Trust per censire per la prima volta la popolazione mondiale del leopardo delle nevi. Per i ricercatori è essenziale sapere con precisione il numero di esemplari superstiti e in quali paesi si trovino. Solo grazie a questi dati sarà possibile in futuro tutelare il leopardo delle nevi, impedendo interventi sul suo habitat naturale.

SNOW LEOPARD TRUST - Dal 1981 l‘organizzazione Snow Leopard Trust con sede a Seattle è attiva nella tutela degli esemplari superstiti del leopardo delle nevi e svolge ricerche su questo felino a rischio di estinzione. L’habitat del leopardo delle nevi si riduce sempre più. Gli studi stimano che attualmente esistano 3.500 esemplari allo stato brado, che vivono una minaccia sempre crescente a causa del bracconaggio, dei cambiamenti climatici e della decimazione del loro habitat. L’organizzazione porta avanti progetti in Cina, India, Kirgisistan, Mongolia e in Pakistan, compiendo ricerche su questi animali a rischio di estinzione e ripristinandone l’habitat, in collaborazione con la popolazione delle regioni montane.


Contrabbandieri di emozioni

Ha ragione Giorgio Daidola, il vero scialpinista è un viaggiatore errante. Usa gli sci non solo come mezzo di trasporto, ma pure come strumento di conoscenza del mondo e di se stesso. Li utilizza per raggiungere luoghi inaccessibili attraversando deserti bianchi, come bene ci ha insegnato Michel Parmentier; per salire montagne che sono solo tappe di un percorso fuori e dentro di sé. Un percorso che, a volte, ha come obiettivo l’orizzonte, per vedere ciò che c’è dopo e ciò che c’è dentro. Non per niente sciare è un po’ come vivere: consente di lasciare una traccia che non è indelebile, ma che identifica in modo univoco chi l’ha disegnata, così vincolata come è alla sua sensibilità, alla sua capacità tecnica, all’attrezzatura utilizzata, persino allo stato d’animo e alle emozioni del momento. E le traversate - meglio di ogni altra attività scialpinistica - permettono di rendersi conto di tutto questo, seguendo le tracce di chi le ha percorse per primo ed entrando in sintonia con la sua sensibilità, pur vivendo ogni volta un’esperienza nuova; assecondando le proprie emozioni, entrando fra le pieghe delle montagne, penetrando in punta di piedi in un mondo che, seppure già percorso, come la neve, cambia a ogni ora, a ogni folata di vento.

Per vivere queste emozioni non è sempre necessario partire per più giorni da casa e andare in capo al mondo. A volte è possibile trovare ciò che si cerca anche dietro l’angolo. Io ho avuto la fortuna di condividere un breve viaggio alla portata di qualsiasi scialpinista allenato a pochi passi da casa, sulle nostre Alpi, in giornata, da Isolaccia di Valdidentro a Livigno, lungo le tracce dei contrabbandieri e dietro alle code di Giacomo Meneghello. Lui è un fotografo che vive a Sondalo e che, collaborando con la Ski Trab, ha avuto l’idea di creare un’alta via scialpinistica tra Bormio e Livigno, tracciando due percorsi. Uno, più logico e diretto, parte da Isolaccia e uno, più difficile e tortuoso, prende il via da Oga, quest’ultimo in verità già in parte sperimentato da alcuni scialpinisti locali che fanno capo sempre alla Ski Trab. Noi, a causa del rischio valanghe, abbiamo affrontato il tracciato meno pericoloso, ma anche più lineare. Ventuno chilometri per circa 1.900 metri di dislivello positivo. Un tracciato senza particolari difficoltà tecniche che, partendo dalla Valdidentro, concatena in modo logico diverse convalli esistenti tra Bormio e Livigno. Convalli in un recente passato utilizzate dai contrabbandieri per far transitare le merci dal porto franco di Livigno all’Italia. Lo abbiamo fatto il lunedì di Pasquetta in una giornata splendidamente serena dopo il maltempo della settimanaprecedente che aveva portato quasi un metro di neve fresca, ma anche numerosi accumuli da vento suipendii maggiormente esposti.

Partenza alle 6,30 da Sant’Antonio di Scianno, pochi chilometri sopra Isolaccia, nel comune di Valdidentro, a quota 1.650 metri. Lasciata l’auto in un piccolo spiazzo, abbiamo iniziato a risalire verso il Monte Resaccio dapprima facendo traccia in un rado bosco di abeti e poi su distese innevate in cui s’intuivano alpeggi semisepolti dalla neve in un universo fiabesco al risveglio. Giacomo Meneghello davanti, noi dietro. Una decina di scialpinisti in tutto per l’occasione: alcuni ragazzi di Cantù guidati da Marco Colombo di Ski Trab, il forte altoatesino Alex Kheim con la moglie parmigiana Anna e io. Si sono poi aggiunti in Val Vezzola alcuni appassionati livignaschi e di Semogo tra cui la nota atleta polacca di scialpinismo Anna Tybor. Ci aspettavano già in quota, essendo partiti più avanti, da Li Arnoga. Un ripido pendio, la larga cresta ed eccoci in vetta al Monte Resaccio. Siamo a quota 2.717 metri. Il panorama a 360 gradi toglie il fiato; Cima Piazzi ci ammalia controllando ogni nostro passo dall’alto della sua bellezza e severità. In fondo, a sinistra, riconosco il Pizzo Palù, dietro l’Ortles con la sua corona di cime del bacino dei Forni.

Anna Tybor, reduce da una brillante prestazione al Tour du Rutor, mi fa da Cicerone illustrandomi il nome di valli e convalli. Livignasca d’adozione, mi dice di non poter più fare a meno di queste montagne. Il tempo di spellare e giù, verso il bianco più bianco. Versante nord: farina intonsa, sciatona. Gli Ski Trab Maestro che l’azienda bormina mi ha dato da testare per l’occasione non mi fanno rimpiangere sci più larghi. Ricamiamo un lenzuolo intonso consapevoli di essere dei privilegiati. Consapevoli di poter ancora una volta sperimentare che è vero che gli sci sono sciancrati per meglio adattarsi alla forma rotonda del mondo; per meglio consentirci d’accarezzarlo con le nostre curve. Si attraversa un universo incantato senza alcuna traccia, se non quella di qualche camoscio. Dalla Val Vezzola transitiamo in Val Trela. Procediamo ora in leggera salita sotto un sole abbacinante. È metà mattina. Le montagne si scrollano di dosso ciò che non riescono più a trattenere. Sentiamo rombo di scariche. La tigre bianca oggi è sveglia, in agguato su molti pendii, nascosta sotto il nuovo strato di neve. Ma il nostro percorso è mansueto. Giacomo lo ha scelto apposta preferendolo a quello più rischioso che transita in Val Viola e che potrebbe essere affrontato al ritorno in un ipotetico viaggio ad anello di due giorni. Saliamo pendii non impegnativi al Monte Rocca (2.814 m), classica scialpinistica della zona. Lo rimontiamo da est, non - come di consueto - da nord-ovest.

Dalla vetta si apre sotto di noi la Valle di Tre Palle. Firn e neve trasformata per una sciata da ricordare, con Giacomo che si sdoppia nel ruolo di guida e fotografo. Malghe che emergono qua e là, stalle, cavalli. Un presepe che lascia segni indelebili nell’anima dell’escursionista-viaggiatore. Attraversiamo una strada asfaltata in località Trepalle (quota 1.918) e di nuovo rimettiamo le pelli. Ora si sale verso il Monte Crapene (2.430 m). Ancora pendii dolci, neve trasformata. Qualche escursionista con le ciaspole. L’ambiente si fa meno isolato, gli impianti e le piste del carosello sciistico compaiono dall'altra parte della valle. Dalla cima del Crapene appare Livigno, giù in fondo. Dall’alto sembra davvero esteso e con il suo vestito migliore, quello tutto bianco, sembra una perla tra una conchiglia di cime.

Inanellando curve sul firn, scendiamo così fino al capolinea del nostro viaggio, firmando altri magnifici pendii con le lamine. Le nostre tracce saranno già scomparse, cancellate dal sole o dal vento. Non sarà invece cancellata l’idea di Giacomo d’ideare questo percorso che consente di collegare al ritmo delle pelli questi due paesi, Bormio e Livigno, divisi dalla cresta delle Alpi, ma uniti in una splendida cavalcata. Percorrendola noi, contrabbandieri d’emozioni, siamo andati alla ricerca del senso del viaggio con gli sci, solcando valli e salendo montagne dolci come la panna montata. Come sempre alla ricerca della curva perfetta. Come sempre trovando alla fine noi stessi.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 118 di Skialper di giugno 2018. Se vuoi acquistare l'arretrato clicca qui, se vuoi abbonarti a Skialper qui.

©Giacomo Meneghello

Alla Marmotta Trophy assegnati gli scudetti a squadre

In Val Martello assegnati domenica i titoli italiani a squadre alla Marmotta Trophy. Scudetto per Michele Boscacci e Davide Magnini: il team del CS Esercito chiude con 2.23 di vantaggio su Alex Oberbacher e William Boffelli e con 6.36 su Valentino Bacca e Federico Nicolini. Quarti Pietro Lanfranchi e Guido Giacomelli, quinti Daniel Antonioli e Filippo Beccari. Titolo Master a Graziano Boscacci e Paolo Venturini.
Nella gara rosa a segno Alba De Silvestro e Giulia Murada con 1.52 su Elena Nicolini e Corinna Ghirardi, con Giorgia Felicetti e Margit Zulian a 11.17 a completare il podio.


Skimo for Young, tappa di Coppa Italia Giovani a Valgrisenche

Valgrisenche e lo sci club Corrado Gex sostituiscono in corsa la poco innevata Chamois e allestiscono la tappa di Coppa Italia Giovani, valida anche come la selezione per i Mondiali du Villars sur Ollon. All’Arp Vieille, domenica mattina, 120 i concorrenti - compresa la promozionale Allievi e Ragazzi – al via. Negli Juniores a segno Giovanni Rossi della Sportiva Lanzada che nella discesa abbandona la compagnia di Fabien e Sebastien Guichardaz del Corrado Gex, secondi con 39” di ritardo. Alle loro spalle Daniele Corazza del Valtartano e Alessandro Rossi della Sportiva Lanzada.
Al femminile a segno Lisa Moreschini del Monte Giner su Samantha Bertolina dell’Alta Valtellina e Valeria Pasquazzo del Brenta Team. Nei Cadetti affermazione di Luca Tomasoni del Presolana davanti a Rocco Baldini dell’Albosaggia e Marco Salvadori dell’Adamello Ski Team, quarto Simone Murada, quinto Luca Vanotti, entrambi dell’Albosaggia; nella gara rosa vittoria di Silvia Berra dell’Albosaggia seguita dalla compagna di club Nicole Valli ed Erika Sanelli dell’AS Premana.
Nella prove promozionali sono imposti Irene Gianola (Premana), Mirko Migliorati (Presolana Pora) negli Allievi, Giulia Visinoni (13 Clusone) e Federico Picchiarini (13 Clusone) tra i Ragazzi.


Va' Sentiero, rinasce il Sentiero Italia

Una camminata di 6.880 km alla scoperta delle terre alte italiane, che inizia il primo maggio. Va’ Sentiero è un viaggio lungo il filo rosso più lungo del mondo: il Sentiero Italia. Un’avventura lunga un anno, per scoprire le montagne e le loro genti, promuovendo le unicità di quei luoghi attraverso la rete e i social. Questo il sogno dei tre fondatori di Va’ Sentiero (iniziativa della quale abbiamo parlato su Skialper 121 si sicembre 2018), Yuri Basilicò, Sara Furlanetto e Giacomo Riccobono. Innamorati delle montagne italiane e dei tesori che custodiscono, i ragazzi hanno appena lanciato una campagna di crowdfunding per dare vita alla spedizione, dal basso.

Il Sentiero Italia attraversa tutte le catene montuose italiane, toccando tutte le 20 regioni (dal Friuli-Venezia Giulia alla Sardegna) e oltre 350 borghi montani. Realizzato negli anni Novanta grazie all’Ass. Sentiero Italia e al Club Alpino Italiano, nel corso degli anni successivi il sentiero è stato dimenticato. Ma nel gennaio 2018 il Club Alpino Italiano ne ha annunciato il restauro integrale e, grazie all’immenso lavoro di centinaia di volontari CAI, il S.I. verrà riapeto nella primavera 2019. «Grazie al nostro viaggio, vogliamo far conoscere il Sentiero Italia soprattutto ai nostri coetanei, in tutto il mondo, e dare voce alle terre alte, luoghi meravigliosi eppure spesso dimenticati, spopolati, abbandonati a se stessi. Yuri, Sara e Giacomo percorreranno l’intero Sentiero Italia a piedi. La loro non è un’impresa sportiva, quanto un’iniziativa sociale, basata sull’idea di condivisione: racconteranno infatti l’avventura attraverso la rete e i social.

La caratteristica più importante di Va’ Sentiero è l’inclusività del viaggio. La condivisione sarà infatti anche fisica, oltre che digitale: Va’ Sentiero è un’esperienza collettiva, aperta a chiunque voglia aggiungersi alla spedizione (anche solo per una tappa), dando volto e voce alla narrazione, diventando così un ambasciatore di Va’ Sentiero. Inoltre, lungo il viaggio di Va’ Sentiero verranno organizzati degli eventi in quota: appoggiandosi ad alcuni rifugi di montagna, verranno realizzate delle performance artistiche all’interno di una tenda geodetica messa a disposizione dallo sponsor Ferrino, cui seguirà l’osservazione astronomica della volta celeste, in compagnia di un divulgatore scientifico.

Per trovare i fondi necessari alla lunghissima spedizione è stata aperta una campagna pubblica di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo al link: igg.me/at/vasentiero

L’obiettivo è di raccogliere almeno 25.000 euro, che saranno utilizzati per coprire le spese del team dei primi sette mesi di viaggio. Tra le ricompense che ogni donatore otterrà come premio per il proprio contributo, tra cui l’opportunità di ricevere in anteprima il percorso e il calendario di Va’ Sentiero per iscriversi alle tappe della spedizione e di adottare una tappa del viaggio, dandole il proprio nome.


A Madonna di Campiglio si scia con i campioni

Madonna di Campiglio punta sullo ski-alp: in attesa delle finali di Coppa del Mondo, in programma dal 3 al 6 aprile, nella stazione sciistica trentina, lunedì 4 marzo, spazio a 'Scia con i campioni', occasione per un’uscita con le pelli insieme a Robert Antonioli, Michele Boscacci, Davide Magnini e Federico Nicolini, L’iniziativa, promossa dall’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena, partirà alle 9 al Belvedere di Madonna di Campiglio, dove inizierà la salita verso Malga Fevri e il Monte Spinale. Inoltre, alla vigilia di Scia con i campioni, nella sede del Comune di Pinzolo a Campiglio, si terrà una tavola rotonda sul tema ‘Le gestione dello sci alpinismo nelle stazioni di montagna. Problematiche e prospettive a confronto’. Saranno presenti, tra gli altri, Armando Mariotta (presidente Ismf), Angelo Dalpez (vicepresidente vicario Fisi) e Tiziano Mellarini (presidente del Comitato Fisi Trentino). Sarà l’occasione per fare il punto su regolamenti, normative e opportunità dello ski-alp. Intanto, a Madonna di Campiglio, prosegue la novità sci alpinistica del martedì e venerdì sera: dalle 18 alle 21 è disponibile un tracciato ad esclusivo utilizzo degli appassionati delle pelli che possono salire e scendere dai rifugi Boch e Graffer seguendo un tracciato tutto per loro. Informazioni e iscrizioni: www.campigliodolomiti.it.


Questa sera la premiazione della settima edizione del Blogger Contest

Si terrà questa sera alle alle 20.30 presso la Biblioteca di Villa di Serio (a 15 minuti da Bergamo), in Via Papa Govanni XXIII, 60, la premiazione del Blogger Contest 2018 di altitudini.it giunto alla settima edizione.

La terza posizione, per quanto riguarda la sezione dei testi scritti va a Lorenzo Pini, autore di Equatore, che dopo cinque parametri di valutazione espressi da ognuno dei sei giudici, ottiene lo stesso punteggio di Chiara Pedrazzoni, autrice di Latrato. Insomma fatta la somma dei voti, ecco il pari merito, ma il regolamento prevede solo una classifica ‘un due tre’. Perciò Chiara ha fatto un piccolo passo avanti per aver saputo rendere il suo racconto più intimistico, più rivolto all’esplorazione dell’anima che del luogo.
Il vincitore tra i racconti scritti è Emilio Previtali che, per ribadire ancora quanto già detto, con il suo L’ultimo re dello Straddle, ha sopravanzato i due autori precedenti di appena due punti. Facile dirà qualcuno, premiare Previtali, che è cantastorie di lungo corso e che da tempo ha trovato nella scrittura il suo mestiere. Invece quei due soli punti hanno dimostrato che non è stato facile per niente. A determinare la scelta non è stato tanto lo stile narrativo indiscutibile buono quanto, ancora una volta, l’originalità della sua idea. questa in cui ci troviamo, dove la montagna è quotidianità, della gente che la vive e ci lavora e di quelli che la raccontano.

1 posto / L’ULTIMO RE DELLO STRADDLE, di Emilio Previtali
L’esperienza della scrittura messa al servizio di un racconto breve che parte da una idea geniale, lontano dal tracciato montano che hanno invece percorso molti altri racconti partecipanti al Blogger Contest. Una storia che prende infatti spunto da una disciplina dell’atletica leggera, il salto in alto, e attraverso un linguaggio semplice, comprensibile ma dove ogni parola ha il suo posto giusto e il suo ruolo per farci riflettere sul fatto che le tracce «che prima sono da battere possono diventare una via da seguire», quindi che non bisogna mai avere timore  di prendere nuove direzioni, e che comunque «quella di seguire un sentiero nero è una qualità assoluta, sia per chi vuole innovare, sia per chi sente la necessità di resistere e di opporsi al cambiamento”. Ognuno dunque nella vita è il tracciatore dei propri sentieri.

2 posto /  LATRATOdi Chiara Pedrazzoni
Una attenta riflessione e una elegante forma per esprimerla. Su una sensazione paurosa e misteriosa che tutti proviamo quando ci sentiamo persi, «in un bosco nebbioso e buio carico di odori e abitato da creature» o nel reticolo della vita, quando offre ambientazioni e personaggi analoghi. Chiara non è una blogger nel senso classico, anzi un blog suo non ce l’ha proprio, e questo racconto è tra i suoi primi tentativi per trovare il coraggio di rendere pubblici i suoi sentimenti, come lei stessa ha spiegato. Il coraggio vero si può dimostrare in prima linea oppure nel prendere consapevolezza di quel che si è davvero. Chiara dovrà essere consapevole di aver avuto una bella idea e di averla saputo sviluppare con attenzione, abilità narrativa e sentimento.

3 posto / EQUATOREdi Lorenzo Pini
L’autore è un viaggiatore-geografo e un osservatore sensibile dei sistemi eco ambientali in cui si trova immersa la terra, sistemi sempre più delicati e precari. Tutto questo lo ritroviamo molto ben delineato nel suo bellissimo racconto, in una natura davvero selvaggia, quella della foresta pluviale africana, che incute timore per la sua ridondanza a volte opprimente, che suscita ammirazione per la capacità e la naturalezza di coloro che quell’ambiente, così remoto rispetto a quello che noi siamo abituati a frequentare, la sanno vivere. Lorenzo ci fa vivere in poche righe dentro atmosfere magiche, ci fa fare un viaggio che richiede coraggio, descrivendo i luoghi e le persone con le parole calibrate dello scrittore e il dettaglio di uno sceneggiatore di classe. Nella sezione audiostorie sono state premiate, al primo posto,SIWA E SALEdi Marta Mattalia, seguita da COL CLAPIER, di Alessandra Longoe daCARUGGI, di Federica Manzitti.

Quattro riconoscimenti speciali sono stati assegnati anche da Skialper a OLTRE LA LINEAdi Federico Amanzio , I SENTIERI NON SERVONO PIÙdi Andrea Pasqualotto, GAIA, di Astroz Crag (E.D.) eQUATTRO ANNI NON SONO POCHIdi Federico Ravassard.


In arrivo Dalbello Lupo Air

Lo scafo del nuovo Lupo Air di Dalbello, in arrivo nella stagione invernale 2019/20, è diverso da tutti gli altri ed è stato sviluppato in collaborazione con l’Università di Bologna. Èpiù leggero di prima senza però cedere sulla rigidità. L’aria nel nome dello scarpone si ritrova nella plastica Grilamid, che riduce il peso del 10% (1.299 gr) e garantisce anche un buon isolamento termico e ottima stabilità laterale. Un meccanismo di blocco tra lo scafo e il gambetto inserisce quest’ultimo in modalità sci e dirige il flex in avanti. Il risultato sono prestazioni morbide e al contempo potenti sulla neve. Un sistema sofisticato di chiusura a cavo sostituisce la linguetta, mentre un sistema di blocco del tallone Dynalink assicura il retro. La suola è Vibram e il valore di flex previsto di 130. Lupo Air è stato concepito per costituire il sistema perfetto con Völkl BMT 90 o Mantra v-werks e il nuovo Marker KingPin m-werks. Ogni componente di questa combinazione da sogno è armonizzato in termini di filosofia sulla neve, design cromatico e prestazioni.


Domenica si assegnano gli scudetti a squadre

Domenica nuovo atto dei campionati italiani, con l’assegnazione degli scudetti a squadre: appuntamento in Val Martello con il Marmotta Trophy, prova finale anche dell’Alpen Cup. Percorso confermato con il passaggio a Cima Marmotta a circa 3.000 metri: 18,5 km con 1950 metri di dislivello, in quattro salite e due passaggi a piedi, per l’assoluta maschile, 12 km e 1340 metri di dislivello per quella femminile. Occhi puntati sulle squadre dell'Esercito con Alba De Silvestro e Giulia Murada nella prova rosa, Michele Boscacci e Davide Magnini in quella maschile (turno di riposo invece per Robert Antonioli e Matteo Eydallin, mentre Damiano Lenzi sarà al via della Mondolè Ski Marathon).
Sabato opening con un vertical valido per la Alpen Cup, con partenza dall’ex Hotel Paradiso e finish line del Rifugio Martello.


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