Spazio lettori: La Belle Etoile

Secondo atto del nostro spazio dedicato alle storie delle vostre gare. Ecco allora come è andato il debutto di Steppina in Francia.

La Belle Etoile, ma toh che bel nome per una gara di scialpinismo! L’è bel d’el bun.
La Bella Stella: fammi vedere un po’ com’è. Apro la pagina internet e mi appaiono foto mozzafiato di creste innevate con scialpinisti controluce immersi in un cielo turchese come dipinto: che meraviglia!
Due giorni di gara sci-alpinistica nella regione Rhône Alpes, dipartimento d’Isère, Francia, 4600 m di dislivello totali: ma sì, che ottima occasione per vedere un nuovo luogo alpino! Mai stata in quelle zone: se ci andassi anche con amici esperti, faremmo giusto un paio di salite con due annesse discese; se invece mi iscrivo alla gara vado su e giù, qua e là per le Alpi ‘Franscesi’, paesaggi fiabeschi, sali da una valle-scendi dall’opposta, balzella sulle creste, zampetta nei canali e tutto in totale sicurezza perchè nelle gare piazzano le corde fisse nei passaggi pericolosi ed è obbligatorio usarle con la longe (imbraco, cordini, moschettoni).
Bene, bello, ma che dico: super! Solo che è a coppie… Bé ok, mando subito un messaggio all’amico Andrea, forte sci alpinista che gareggia ogni fine settimana. Mi risponde al volo: ‘Bel giochino. Non sapevo esistesse. Andiamo’.
Yeeeeehhh!
Io faccio l’iscrizione online (già questa per me è più impresa della gara), lui invita due suoi amici, pigliamo tutti insieme un monolocalino al volo per due notti a Prapoutel (dove parte e arriva la gara) finchè venerdì 18 gennaio alle ore 13 mi ritrovo a con Andrea, che ho visto due volte di sfuggita nella mia vita, e i suoi due amici: Maurino e Giacomino. Si ciao, piacere ‘Steppina’: siamo tutti “ini” nessuno che se la tira, bene.
Io non ho mai fatto una gara di sci-alpinismo in vita mia; so che si tolgono le pelli senza togliere gli sci, ma io non ho né zaino, né artva, né casco, né piccozza da gara. No problem, mi presta tutto Andrea che ha tutto moltiplicato. Bene di nuovo!
Verso l’ora di cena arriviamo in loco e seguendo le indicazioni inviateci per e-mail, troviamo il nostro monolocalino che va aperto con una combinazione di 5 numeri su una scatoletta murata accanto alla porta. Gira, cambia, togli, metti, riprova, ci tentiamo in quattro con questa combinazione malefica, ma la porta non si apre. Affranti e delusi, chiamiamo il proprietario che vive a Grenoble, 40 km da noi, e lo smuoviamo dall’accogliente cena in famiglia per salire, nel gelo invernale, a sbloccare la serratura e…figura di palta! Noi pensavamo che mettendo la combinazione, “clack, la porta si aprisse con sonoro scatto. Invece la combinazione permetteva di abbassare col ditino lo sportellino della scatoletta murata e dentro ecco la chiave per aprire la porta; conclusione: siamo 4 storditi! Va beh dai, andata… e il resto della sera Andrea lo passa a rilaminare i miei sci e a farmi imparare come infilarli nelle zaino al volo. Gli ricordo che io non ho mai gareggiato in vita mia e son qui per guardare il panorama, lui sogghigna, mi toglie la giacca di piumino dallo zaino e ci infila una giacchetta di carta bianca, quella dei muratori; mi toglie i copri pantaloni pesanti e ci mette dei cosi tipo cellophan; mi toglie pure i rampanti, toglie tutto a parte pala, sonda, ramponi che sono obbligatori! Aiuto…
Il mattino successivo, siamo sotto l’arco gonfiabile della partenza, gli sto ricordando che è compagno di una donna che per giunta non ha mai gareggiato e son qui solo per vedere e godere di cotanta bellezza, quando… ”PHUM” sparano il via e lui parte uguale: “PHUM” come una fucilata! Arranco a parecchia distanza da lui in salita, mi viene lo sconforto e urlo: “Oohhh, Andrea, sei con me, ricordi???!!”. Vedo che lui si ferma, ‘ravana’ sotto lo zaino, gli arrivo vicino, ‘zac’, al volo mi aggancia con un moschettone all’imbraco e un cordino ci unisce come un cordone ombelicale! Ossignur… Andrea continua come un levriero da corsa, col suo fisico snello, muscoli e tendini tirati, ma con potenza esplosiva; tac-tac-tac, passo cadenzato, ritmo serrato… Oh Andrea! O piuttosto: Oh Steppina, ma che diamine ci fai tu qui?? Com’è che ti sei ridotta così ??!! Vabbè dai, niente: ci siamo?! Andiamo!
Lui non molla mai, non mi da tregua né respiro, ma essendo molto più abile e forte di me, quando arriviamo in cima alle salite e dobbiamo togliere le pelli, bloccare scarponi, serrare attacchi, riesce sempre a darmi una mano… io son sempre tirata al cardiopalmo come Mennea nel record del Mondo, lui è come in gita domenicale col cono gelato in mano!
E giù dalle discese? No, niente, tutto dritto, zero curve: “Diamineeeeee mi si fulminano i quadricipiti, Andrea aspetta ostregaaaaa!”. Nulla da fare: è entrato in modalità gara, non sente ragioni, non si ricorda chi sono io rispetto a lui, mi tocca sputare i polmoni ho capito: ciao-ciao bellissimo paesaggio! ‘Ciaone’ stupende creste immacolate! Sono con Andrea, conosciuto come ‘Jeeg Robot d’Acciaio’ nel circuito delle gare skialper: ho poco da guardarvi, devo sgambettare e sforbiciare dislivelli come l’Apollo13 quando parte dalla rampa di lancio.


Nella prima giornata facciamo sei salite e sei discese, due canali ripidi con sci in spalla e ramponi ai piedi, due creste sempre con sci in spalla, ramponi ai piedi. Metti e togli le pelli, metti e togli gli sci, su e giù i ramponi, mi si incrociano i neuroni! Chiudo gli scarponi quando devo aprirli, li apro quando devo chiuderli, ma accanto a me Andrea, non perde un colpo e mi rimette sempre in bolla; io, come un robottino, dove mi mette, sto. Ma, sciolte le prime preoccupazioni, mi diverto un mondo e non sono mai andata così forte nella mia vita e tutt’intorno è splendente di radiosità che rinviene anche i morti e…. ma che bello raga!! Addirittura tagliamo il traguardo pochi istanti prima dei suoi due amici, Maurino e Giacomino (quest’ultimo 29enne), due uomini che già fanno gare! Uauuuu…che roba: davvero non riesco a crederci. A fine gara i responsabili controllano che nel nostro zaino ci siano pala, sonda e la giacca di riserva… töt a post!
Assai felici, sorrisi stampati sui visi tutti e quattro, ce ne andiamo nel nostro appartamentino, mettiam su una super pasta con eccesso di condimento, poi brioche con nutella come diluviasse e recuperiamo le forze, contandocela su alla grande carichi di entusiasmo. Adrenalina in circolo come una centrale idroelettrica che saltello come una molla e parlo a mitraglia, rimetto a posto lo zaino e Andrea nota che in un micro taschino ho il fischietto, oggettino piccino, che è nell’elenco del materiale obbligatorio per la gara. Andrea perentorio mi dice di toglierlo che mai in nessuna gara gli hanno controllato il fischietto… “ma è obbligatorio” gli dico. Niente, via anche quello, quei due microgrammi!
Seconda mattina, seconda manche, solo che oggi so quello che mi aspetta! Ok, io e Andrea partiamo già col famoso cordino perché ti cambia la vita: mica mi tira! Solo che lui non deve continuamente guardare dietro per vedere se ci sono: appena il cordino tira, lui rallenta un zic; e mentalmente per me è una manna: io vedo lui sempre qui davanti a me, sono tranquilla, non perdo il ritmo e vado di più; Andrea non ‘spara0 davanti anni luce che gli faccio da palla al piede e mi abbatto!
Siccome io ieri, in tutta quella fatica di 2300 m di dislivello, montagne russe fulminanti, non son riuscita a mangiare nulla e ho bevuto un solo-unico sorso dalla borraccia che Andrea mi teneva, oggi mi son messa nelle tasche della giacchetta almeno un gel di carboidrati liquidi perché manco esistono ristori lungo il percorso. Alla terza salita, metto la mano destra in tasca, strappo coi denti la confezioncina di gel per ingurgitarla, ma….’spriccchh’ mi ‘sguiscia’ tutta lungo la guancia destra e i capelli imbalsamandomi in uno strato mieloso e appiccicaticcio: no non ci siamo! Doveva entrarmi nel corpo quel ‘coso’ lì. Niente, non c’è tempo. Mi cade un guanto e per grazia di Dio Andrea mi dà tre secondi per raccoglierlo; più avanti mi cascano gli occhiali, un gran bel paio di occhiali: tento di bloccarli sulla neve con la racchetta, maaaa…’sciuuffff’ scivolano via gagliardamente beffardi lungo il pendio…cacchio! E vabbé, sta più desta Steppina.
Più avanti mi casca la fascia dalla fronte al naso, poi giù sulla bocca a soffocarmi… ma dove si è incastrata che non riesco a spostarla? E Andrea non pensa assolutamente ad una micro pausa per sistemarmi! Niente, avendo il casco in testa non riesco a rimetterla al suo posto: l’abbasso sul collo. Senza fascia, il casco in prestito, qualche taglia più grande del mio ‘crapino’, mi diventa larghissimo e in salita mi casca sugli occhi: eh certo, cosa vuoi, si chiama casco, casca! In discesa mi vola all’indietro modello paracadute, strangolandomi laccetto al collo: che disastro!! Lo tengo con una mano, ma così perdo l’equilibrio e rovino a terra alcune volte. No, no, non ci siamo proprio oggi Steppina: ma che è? In più sia a me che ad Andrea oggi non si riattaccano le pelli e dobbiamo usare quelle di scorta; ieri sempre le stesse.
Tuttavia, così conciata e goffa con gel in faccia e sui capelli, fascia cascante, casco pendente, occhiali persi, guanto recuperato, cadute a raffica, naso che cola, affronto le sette salite e sette discese di oggi, un canale ed una cresta: è tutto ok, ce la faccio e mi diverto pure un mondo! Andrea regge meglio che un bronzo di Riace e mi guarda serafico, ma mi aiuta pure ovviamente. Tagliamo il traguardo immediatamente dietro Maurino e Giacomino, quindi per me va stra-benissimo così: se non fosse successo tutto ciò, eravamo ancora davanti. Sì, ma che c’entra?! Anche se avessi le ali volerei, ma non le ho e non volo! Perciò oggi son stata più impacciata di ieri, ma altrettanto felice. Al controllo di fine tappa, ci fanno aprire lo zaino e ci chiedono… IL FISCHIETTO !!! Nooooooo, Andrea perdindirindina!! Il fischietto che mi hai fatto togliere ci costa alcuni minuti di penalità: ahahahah, le risate. Ma che ci importa delle penalità? E’ stato tutto così bello, il luogo, gli amici, le montagne; è andato tutto così divertentemente bene: evviva anche il fischietto mancante che ci ha fatto tanto ridere.
E io sono così allegra, ma anche orgogliosa: ho terminato questa impegnativa prima gara sci alpinistica della mia vita a 51 anni suonati, chi l’avrebbe mai detto ? Mi sento gioiosa come una bambina, canterina come un usignolo, felice come una Pasqua!
Massì dai amici, al di là di questa gara, anche nella nostra vita, è sempre il momento giusto per realizzare ciò che di buono e bello ci interessa e ci sta a cuore: proviamo! Tanto si fallisce il 100% delle volte che neanche si tenta!
Un grande abbraccio, vostra,
Steppina

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