Salewa Alpine Movie Night, il cinema di montagna nel cuore di Milano

Il cinema di montagna nel cuore delle movida milanese. È questo lo spirito di Salewa Alpine Movie Night che il prossimo 23 maggio porterà nel capoluogo lombardo una selezione di film dal Trento Film Festival. A partire dalle 18:30 l’area antistante il Salewa Store di Milano di Corso Garibaldi 59 verrà  trasformata in un cinema all’aperto. Playing with the invisible, con Aaron Durogati, Carega Punk, con Andrea Simonini, No turning back, su Hansörg Auer, e Lantang i film in programma. Il campo base di Milano accoglierà  gli spettatori con comode balle di fieno su cui sedere per godersi lo spettacolo, birra, speck, formaggi e prodotti tipici per trascorrere insieme una serata di ospitalità altoatesina. La partecipazione alla serata è gratuita. Basta recarsi a partire dal 21 maggio presso il Salewa Store di Corso Garibaldi, registrarsi e ritirare il proprio pass per la serata. L’orario limite per ottenere il pass in negozio il 23 maggio alle 17.

I FILM - «È nella solitudine luminosa dell'autunno nelle Dolomiti che Aaron Durogati, formidabile pilota e autentico esteta del volo, affronta il suo personale viaggio per imparare a rialzarsi. Una storia intima e potente sulla fragilità e la resilienza umana, per riscoprire il volo come gesto puro e autentica espressione di sé». Così viene presentato Playing with the invisible, di Matteo Vettorel e Damiano Levati, cortometraggio di 30 minuti. Andrea Simonini, regista di Carega Punk e scalatore Salewa, sarà  presente alla serata. Carega Punk è una via di arrampicata aperta sull’omonima montagna. Langtang, di Seb Montaz, è uno dei film della serie Summits of my life con Kilian Jornet ed è ambientato in Nepal dopo il terribile terremoto del 2015. No Turning Back, di Damiano Levati, è un omaggio ad Hansörg Auer, scomparso il 16 aprile scorso in Canada insieme a David Lama e Jess Roskelley.

Per informazioni sull’evento clicca qui.


Tutto pronto per la prima edizione della Val del Riso Trail

Tutto pronto per la prima edizione della Val del Riso Trail, in programma domenica 19 maggio, nella valle delle miniere. Dal paese di Gorno, attraverso un itinerario di 24 chilometri con 1400 metri di dislivello positivo, ci si dirigerà alla contrada Sant’Antonio, in località Crocefisso, e poi più in basso, nella frazione Riso, per poi risalire al nucleo alpestre di Ortello e la frazione Chignolo d’Oneta. Dalla Madonna del Frassino si va a Cantoni d’Oneta e l’ascesa porta al Colle di Zambla. Si superano le scale del Sapplì e si giunge alla Baita Alta di Grem. Bivacco Telini (1650 metro), la zona mineraria di Preda Balaranda, Forcella Bassa, si sbuca nella conca di Piazza di Golla, Zucco, e ci si abbassa ancora. La panoramica Curva delle Guardie, e giù fino al centro del paese di Gorno dove è posto l’arrivo. Un percorso disegnato con cura, che va a toccare alcuni dei punti di maggior interesse paesaggistico e ambientale della valle orobica. La manifestazione è organizzata dalla Fly-Up Sport di Mario Poletti in stretta collaborazione con la Pro Loco di Gorno. Partenza in linea alle ore 9.30 dall’area feste comunale in via Madonna 2 a Gorno. Il ritiro pettorali e la consegna del pacco gara avverranno dalle ore 7.30 alle ore 9. Il tempo massimo consentito per completare la Val del Riso Trail è 4h30′.


Grandi sfide al Trofeo Nasego

Una classica della corsa in montagna, il Trofeo Nasego, che nel fine settimana accende Casto con l’assegnazione dei titoli italiani Vertical e Lunghe Distanze. Ma ‘La Nasego’ non sarà solo italiana, da tempo si lavora da tempo per proporre un vero evento internazionale.

VERTICAL - Fin troppo facile partire da qui, dalla vera notizia di questa edizione: Andrea Mayr sarà al Nasego per la gara Vertical. La detentrice del primato del mondo sul kv, stabilito sempre in italia alla Chiavenna-Lagunc, sarà la donna da battere. Per lei si tratterebbe di chiudere un cerchio e dopo Chiavenna e Malonno apporre il sigillo anche sulla croce di Savallo, il simbolo del Vertical Nasego. Ma non sarà sola, perché in gara per il titolo italiano ci saranno Valentina Belotti, la super scalatrice Camilla Magliano e la scudettata tricolore uscente Elisa Sortini. Poi tante atlete di livello e specialiste, da Samantha Galassi a Roberta Ciappini, dalla scozzese Louise Mercer alla rwandese Primitive Nyriora, e poi ancora Katarzyna Kuzminska, Anna Laura Mugno per una gara che ancora una volta non tradirà le attese.
Nel vertical uomini, fari puntatissimi sul detentore delle ultime due corone, Patrick Facchini. Tra gli sfidanti, attenzione allo scozzese Andy Douglas ed al giovane francese Sylvain Cachard. Ma sarà a livello italiano che arriverà l’attacco più deciso con Hannes Perkmann che ha davvero tanta voglia di continuare il suo grande avvio di stagione e con Henri Aymonod pronto a dimostrare di essere definitivamente maturato e pronto a recitare in un ruolo da protagonista. Outsiders di livello top? Il capitano dell’US Malonno Emanuele Manzi o Fabio Bazzana, poi Fabio Ruga ed il giovane Andrea Rostan.

TROFEO NASEGO - Nella gara regina si incrociano medaglie iridate ed europee. Siamo rimasti col salto e lo schiaffo al tabellone di Alessandro Rambaldini, era un anno fa e da quel momento 'Rambo' non avrebbe più sbagliato: vittoria nella classica di casa, titolo italiano al Bronzone Trail e poi il suo secondo mondiale nella magia di Karpacz. Rambo ha sfatato il tabù della Nasego, realizzando un sogno ed ora parte con il pettorale numero uno e facendo paura a tutti. Il livello si impenna decisamente però, i gemelli Bernard e Martin Dematteis hanno non uno, ma parecchi conti in sospeso con la Nasego, che con loro è sempre stata avara di soddisfazioni. Ci saranno poi Aymonod e Luca Cagnati. Storia tutta diversa per un altro orange delle Valli Bergamasche, Xavier Chevrier: a lui è dedicata la serata di sabato presso la tensostruttura di Famea, poi si getterà in gara. Tra i favoriti anche Francesco Puppi, ma soprattutto il keniano Robert Penin Surum. Le superstars internazionali non finiscono qui: Andy Douglas e Sylvain Cachard doppiano e saranno in gara anche la domenica, dove per la verità ambiscono ambedue alla vittoria senza se e senza ma, insieme a loro la Gran Bretagna e la Francia presentano altri due top runner: Chris Arthur e l’eterno ‘le capitain’ Julien Rancon. Tra gli outsiders di lusso pronti a fare esplodere la gara: Emanuele Manzi, Andrea Rostan, Hannes Perkmann, Alberto Vender, Patrick Facchini, Marco Zanoni, Rolando Piana, Fabio Ruga, Francesco Trenti ed Andreas Reiterer…
Nella gara rosa impossibile non partire da un dato altrettanto clamoroso: saranno in gara le campionesse del mondo in carica sia del classic che del long distance. Qualcosa che non capita a molte gare, ma alla Nasego si potrà ammirare la sfida tra Lucy Wambui Murigi e Charlotte Morgan. E ancora Barbara Bani e Gloria Giudici, la rwandese Primitive Niyirora, la francese Elise Poncet, l’irlandese Sarah McCormack, le sorelle della Valle Varaita Francesca ed Erika Ghelfi e la saluzzese Lorenza Beccaria, neo-campionessa d’Italia a staffetta. E proprio il titolo tricolore di lunghe distanze rappresenta la gara nella gara lasciando molto aperto il pronostico in virtù del fatto che la favorita Elisa Sortini sia in forte dubbio a causa di un ginocchio dolorante che le permetterà probabilmente di gareggiare solo nel Vertical. Le pretendenti al titolo però non mancano oltre alle già citate ecco Samantha Galassi, Cecilia Basso, Camilla Magliano.


Speed Twist by Amplatz, il bastoncino che risolve

Pochi particolari sono trascurati dallo sciatore come il bastoncino. Eppure il bastone comanda tutto quanto. È un anello cruciale della catena tecnica, detta i tempi, orienta in larga parte gli atteggiamenti del corpo sugli sci. Nel touring sugli sci o a secco è l’interfaccia tra gli arti superiori e il terreno in ogni fase, collabora decisamente alla progressione in salita, ed è un fattore di sicurezza. Un utilizzatore molto evoluto sa apprezzare anche la qualità della canna: stabilità, smorzamento, aerodinamica, roba per cui servono esperienza e sensibilità. Ma sicuramente tutti, anche i debuttanti, si accorgono subito delle funzionalità - o dei problemi - alle estremità del bastoncino. Per superare i limiti di puntali e impugnature tradizionali, Speed Twist di Amplatz nasconde in testa all’impugnatura un piccolissimo meccanismo veloce, efficace e sicuro che permette di ruotare di 180° l’orientamento del basket del puntale. La posizione standard dietro alla canna è efficace in salita per agganciare il fondo, appoggiarsi, spingere ed estrarre dalla neve senza resistenze. Con una rapida semi-rotazione alla testa del bastone si imposta la nuova posizione del basket davanti alla canna, ottenendo lo stesso appoggio sicuro al terreno anche in discesa: la punta a scalpello in carburo di tungsteno e il gambo lavorano sul fondo esattamente come in salita. Il risultato è l’aggancio sicuro, sempre. Anche su fondi duri come ghiaccio, pietra e asfalto. Anche in caso di errore o distrazione. Tutti gli altri elementi sono altrettanto al top della funzionalità. L’impugnatura in schiuma densa a sezione tonda facilita i piccoli adattamenti ai fondi irregolari o molto inclinati. La regolazione del lacciolo è rapidissima, la sua stabilità successiva è completa. Poco sotto la lunga impugnatura, una guaina ruvida aumenta il grip dei guanti sulle canne salendo a piedi frontalmente pendìi molto ripidi o gradinati. Le canne sottili Komperdell passano con facilità nella neve profonda e non subiscono le raffiche di vento. Speed Twist è il bastone per il touring che conosce la montagna e risolve i problemi.

Speed Twist

Impugnatura: cilindrica prolungata in espanso a cellule chiuse ad alta densità

Canna: Ergal, fissa un pezzo, diametro ridotto

Meccanismo Speed Twist: sviluppo e realizzazione Amplatz / ATK

Punta: Widia a scalpello

www.verticalworld.it


Il Tor va in Tour

Il Tor des Géants, dopo dieci anni non ha bisogno di presentazioni, allora si racconta. Racconta le storie dietro le quinte, racconta le allucinazioni degli atleti, racconta le curiosità dei volontari, racconta il lavoro degli organizzatori. Storie che inevitabilmente si intrecciano tra loro. Questo un po’ lo spirito di Tor in Tour che martedì scorso ha fatto tappa a Torino, nella Sala degli Stemmi del Museo Montagna di Torino. Un appuntamento voluto da Ferrino, che sin dalla prima edizione ha creduto nell’evento ed è rimasto sempre sponsor della manifestazione. Dalla fornitura tecnica, sino alla presenza in gara, con un team tutto al femminile. Non a caso nella serata a Torino, con Anna Ferrino, Ceo di Ferrino, c’erano due atlete del Ferrino Women Team, Scilla Tonetti e Alice Modignani Fasoli. E c’era anche Erika Noro, responsabile del progetto VolonTOR e coordinatrice dei 2.500 volontari del Tor des Géants. Ma c’erano anche tanti appassionati di Tor: c’era chi l’ha fatto e chi magari un pensierino a farlo in futuro lo sta facendo. Una gara che nelle storie di chi l’ha fatta diventa più un viaggio dentro se stessi. Cosa si mangia, quanto si dorme, quali sono i tratti più difficili, il Malatrà come momento più emozionante e non solo perché si ‘vede’ il traguardo di Courmayeur: il Tor è una gara diversa da tutte le altre. Lo sapevamo, ma adesso ci crediamo sempre di più.

NUOVI REGOLAMENTI ALL’INSEGNA DELLA CONSAPEVOLEZZA DELLE DIFFICOLTÀ DI UNA CORSA IN MONTAGNA - In un’ottica di autoconsapevolezza sono cambiati i regolamenti delle gare per il Tor X, con modifiche sostanziali per quanto riguarda il materiale obbligatorio e quello consigliato per affrontare in sicurezza la gara. Il concorrente dovrà decidere se portare nello zaino o lasciare nella sacca Tor, in conseguenza di valutazioni proprie o di obblighi da parte della direzione di gara, l’attrezzatura sufficiente per affrontare in tranquillità e sicurezza il tratto di percorso che lo attende. Nonostante ciò, in particolari condizioni (meteo avversa, difficoltà tecniche del percorso…) i commissari di gara potranno controllare l’equipaggiamento del corridore e, in accordo con la direzione di gara, obbligare il corridore ad equipaggiarsi con il materiale richiesto o, in caso estremo, fermarlo.
Il concorrente, valutate le condizioni meteorologiche e il tratto di percorso da affrontare, alle basi vita (ogni 50 km circa), dove trova la sacca Tor, deve preparare la propria attrezzatura. In casi estremi, ai punti di controllo o di ristoro (dove è tollerata l’assistenza personale) il corridore può, grazie ai propri assistenti, avere ulteriori indumenti e scarpe di ricambio, alimenti e/o integratori.
Discorso a parte merita il Tor des Glaciers che, proprio per la sua natura di gara estrema in quasi totale autonomia, richiede che o corridori siano dotati di navigatore GPS, mappe del percorso, altimetro e bussola per seguire il percorso di gara. Una gara che ha riscosso immediato riscontro con pettorali sold out in pochissimi minuti.
Alla base di queste modifiche c’è il concetto di semi-autosufficienza che, da sempre, contraddistingue le gare di Vda Trailers: l’organizzazione fornisce una rete di sicurezza all’interno della quale l’atleta deve essere in grado di muoversi risolvendo e gestendo in autonomia situazioni difficili che possono presentarsi, legate alle condizioni psico-fisiche del corridore ed ai mutamenti meteorologici. Il ruolo dell’organizzazione non è di aiutare un atleta a gestire i normali problemi che possono insorgere: per una corsa in montagna di tanti chilometri la sicurezza dipende in primis dalla propria capacità di autogestione, anche in situazioni estreme, di giorno e di notte.

ESERCITO - Un endurance trail di 330 km con 24.000 metri di dislivello, corso per un tempo che va dalle 67 alle 150 ore in condizioni difficili e con poche ore di sonno, non è solo una prova estrema dal punto di vista fisico, ma anche mentale. Lo sa bene l’Esercito Italiano che, grazie ad una partnership stretta con Vda Trailers, utilizzerà il percorso di preparazione al Tor des Géants e la gara stessa come un addestramento alle missioni.
Ventuno militari, suddivisi in due plotoni da dieci ai quali si aggiunge un capitano, parteciperanno al Tor in partenza l’8 settembre, con le wild card messe a disposizione dall’organizzazione, per allenare e mettere alla prova diversi aspetti della vita sotto le armi quali la capacità di elaborare informazioni in condizioni di difficoltà, la gestione del sonno, la sopportazione del dolore: un addestramento mentale e fisico che nasce dal progetto ‘Over the Top – Cognitive Training’.
Nel 2018, il tenente colonnello Vincenzo Zampella ed il tenente colonnello Giulio Monti parteciparono all’endurance trail valdostano, portandolo a termine. Un ruolo fondamentale, in quell’impresa, è stato rivestito dal cognitive training affrontato dai due ufficiali in preparazione. Monti, nel 2017, si ritirò a pochi chilometri dal traguardo, e da lì è ripartito per raggiungere l’obiettivo.
In preparazione al Tor, i ventuno militari parteciperanno anche al Gran Trail Courmayeur 105 km, che partirà il 13 luglio. La collaborazione tra Vda Trailers e l’Esercito Italiano, presente sul territorio con il Centro Addestramento Alpino di Aosta, è di lunga data, e nasce con la prima edizione del Tor des Géants. Dal 2010 a oggi, infatti, le brandine messe a disposizione dai militari offrono il meritato riposo agli atleti nelle basi vita dislocate sul percorso: una fornitura indispensabile per una delle competizioni più dure e impegnative del mondo. Con la nuova partnership siglata, il corpo militare fornirà un supporto logistico fondamentale, anche in termini di sicurezza, per la realizzazione della gara, grazie all’impiego di mezzi (per esempio elicotteri abilitali al volo notturno) e personale, durante tutta la durata del Tor.


Da oggi in edicola la Outdoor Guide 2019

288 pagine con 350 prodotti tutti testati. Sono questi i numeri della Outdoor Guide, un appuntamento fisso nelle edicole italiane per gli appassionati di trail running, escursionismo e alpinismo. L’edizione 2019, dal 15 maggio in tutte le edicole (se volete riceverla a casa si può preordinare solo qui) si presenta con tante novità. A partire dalla veste grafica e dall’organizzazione dei contenuti. Un restyling completo per prendere ancora più per mano il lettore e guidarlo in modo semplice alla scelta del migliore prodotto per le sue esigenze: scarpe, zaini, bastoni, GPS, lampade frontali, tende, materassini, sacchi a pelo, fornelletti.

NUOVE CATEGORIE – Rispetto all’anno scorso abbiamo completamente rivisitato il nostro approccio e la Outdoor Guide non è più divisa in tre mondi separati, ma in categorie che rispondono a precisi identikit di sportivi e appassionati outdoor. E ogni categoria ha una sua introduzione specifica. Trail running, ultra trail, sky & vertical, day hiking, multiday hiking, approach & multifunction e mountain i micro-mondi individuati.

COME PROVARE – All’inizio un ampio servizio sulla metodologia dei nostri test e a seguire un articolo con i consigli per provare i prodotti in negozio prima dell’acquisto. Esistono scarpe, zaini e bastoni di livello superiore, ma è importante scegliere i prodotti più adatti alle nostre esigenze e soprattutto della misura corretta.

AWARDS – Sono stati razionalizzati i riconoscimenti per i prodotti che abbiamo ritenuto i migliori: solo un prodotto dell’anno per ogni categoria (con qualche sotto-categoria) e le editor’s choice, assegnate agli articoli consigliati dalla redazione per il rapporto qualità/prezzo o l’equilibrio generale della proposta. Nell’assegnazione dei premi abbiamo privilegiato scarpe, zaini e bastoni fedeli alla filosofia della categoria e adatti a un ampio spettro di utilizzatori.

TEST TEAM – Più di 30 testatori di altissimo livello. Qualche curiosità? C’erano dieci tra Guide alpine e Aspiranti, ma anche accompagnatori di media montagna e tra i trail runner il palmarès comprendeva ben cinque vittorie al Tor des Géants. Un grazie a Roberto Beretta, Filippo Bianchi, Lisa Borzani, Oliviero Bosatelli, Franco Collé, Michael Dola, Katia Fori, Giorgia Ganis, Nicola Giovanelli, Camilla Magliano, Christian Modena, Melissa Paganelli, Graziana Pè, Giorgio Pulcini, Giuditta Turini, Elisabetta Caserini, Alessio Cerrina, Alberto Ciannamea, Luca Polo, Luca Macchetto, Sergio Pezzoli, Gianni Predan, HannahMacMillan, Alessandro Monaci, Alberto Bolognesi, Francesco Ratti, Carlo Gabasio, Guido Chiarle, Maurizio Pastore e Federico Foglia Parrucin.

TRAIL, ULTRA, SKY & VERTICAL – Scarpe, zaini, bastoni per correre nella natura, dalle porte della città alla montagna vera, da pochi chilometri alle cento miglia e alle gare endurance. E poi i modelli per i terreni più tecnici e per le gare di sola salita. Nella categoria ultra trail abbiamo inserito una sotto-categoria ‘adventure raid’, che racchiude le gare lunghissime o a tappe ma anche le avventure in autosufficienza nella natura.

DAY HIKING, MULTIDAY E CAMMINI STORICI – Per chi ama camminare, abbiamo individuato scarpe e zaini specifici per escursioni giornaliere e di più giorni. Calzature di taglio basso, mid o scarponcini e poi gli immancabili bastoni. Non mancano le scarpe per i cammini storici, un segmento che suscita sempre più interesse e al quale abbiamo dedicato una sezione del capitolo multiday hiking. Un capitolo, quello del multiday hiking, particolarmente ampio, con anche una sezione dedicata ai GPS cartografici e un’ampia rassegna di tende, materassini, sacchi a pelo e fornelletti per il campo base. Prodotti leggeri e performanti per l’escursionista moderno.

APPROACH & MULTIFUNCTION – Il mondo dell’avvicinamento o approach è uno di quelli più in fermento ed esistono sempre più scarpe versatili, valide anche per un avvicinamento non tecnico, ma nella realtà delle multifunzione. Ecco perché abbiamo diviso in due questa categoria inserendo i modelli più tecnici e quelli più poliedrici.

MOUNTAIN – Le scarpe per l’alpinismo, ma anche gli zaini da parete, in versione classic o fast & light. Dalle proposte più tradizionali o integrali da ghiaccio e cascata alle nuove calzature per una versione più veloce e spinta dell’alpinismo.

GPS DA POLSO – Come ogni anno ritorna puntuale anche la rassegna degli ultimi strumenti da polso per tracciare i nostri percorsi, ma soprattutto per monitorare le prestazioni, da Garmin a Suunto passando per Polar.

LAMPADE FRONTALI – Un’altra novità della Outdoor Guide 2019 è il test delle lampade frontali completamente rivisitato. Per mettere alla prova dieci modelli top non siamo andati solo sul campo ma anche in laboratorio in Germania, per rilevare durata e portata effettiva delle lampade. Ne sono usciti risultati molto interessanti…

I CONSIGLI DEGLI ESPERTI E DEGLI ATLETI – Non è una novità che la nostra casa editrice stia per mandare in stampa alcuni libri di atleti o esperti in materia e allora ecco che, di tanto in tanto, la Outdoor Guide propone i consigli di Emelie Forsberg sulla corsa in salita o come affrontare una cento miglia o quelli di Nicola Giovanelli su ultra trail e problemi gastro-intestinali.


Quello che volevamo chiedere a Jérémie Heitz

Nello skibus del comprensorio austriaco di Lech-Zurs l’atmosfera è rilassata. Sono i giorni in cui si tiene l’evento organizzato da Scott per la stampa specializzata. Vengono anticipate le novità che saranno presentate a Ispo 2018, secondo la tendenza dei maggiori brand di settore. Fuori sta nevicando, forte, molto forte… a tal punto che, con un certo rammarico, scopriremo poi che alcuni impianti rimarranno chiusi per ragioni di sicurezza. È inverno dopotutto e forse non ci siamo più davvero abituati, anche se ognuno di noi cerca di trascorrere sulla neve il maggiore tempo possibile. Seduto, in un posto centrale ma un po’ in disparte rispetto al gruppo, che non fa che cercare di capire quali siano i confini ormai indistinguibili della strada che stiamo percorrendo, un giovane. Casco e una maschera con lenti fog, che ottimizzano la visibilità in giorni come questo, ma che lasciano vedere gli occhi. Lo riconosco subito: è Jérémie Heitz. Avevamo parlato con gli organizzatori per capire se si poteva organizzare una chiacchierata con lui: sapevamo che c’era. Dopotutto ci piace parlare con sciatori veri, con gente che ha fatto dello sci la propria vita, così come abbiamo fatto con Pierre Tardivel e Gilles Sierro. 

Ho preferito osservare, non dire niente, non presentarmi nemmeno. Un cenno di saluto come si fa normalmente tra gente che sta andando a sciare neve… quando fuori nevica. E questo fa una bella differenza. Jérémie ha riabbassato subito lo sguardo sullo smartphone che teneva tra le mani. Lo confesso, non ho potuto fare a meno di sbirciare il social che stava sfogliando, così come fanno le morose per sgamarvi mentre seguite qualche donzella random. Anche lui stava guardando delle curve: sì! Ma quelle che qualche suo compare aveva appena disegnato su un pendio intonso delle Alpi! È in quel preciso momento che quel ragazzo mi è entrato in simpatia: uno che scia tutti i giorni di tutta la stagione, cosa fa quando ha cinque minuti liberi? Guarda video e foto di sci. Un altro. Uno sciatore. Geremia, uno di noi!

Per lo meno a sud delle Alpi, il suo nome ha iniziato a circolare in concomitanza con i primi piazzamenti nel Freeride World Tour di un promettente sciatore svizzero, intorno al 2013. Passarono tre anni e nel 2016 ci fu un fulmine a ciel sereno! Esce La Liste, uno skimovie fuori dai canoni, dove tutto quello che era rimasto impresso nella nostra mente dopo la prima visione era una saetta che squarciava un muro bianco. Lo faceva a pezzi, letteralmente. Veloce, potente, precisa, fisica e nel contempo armonica. È sempre difficile descrivere una prima impressione, a volte non si riesce, ma ciò che si è provato in quella singola occasione orienta spesso indelebilmente tutto il modo che abbiamo di vedere poi le cose. In meno di cinquanta minuti tutte le certezze su come si sciavano le classiche big face alpine erano state prese a calci. Nessun modo sbruffone o arrogante, ma fatti. Quelle sciate erano su pareti, aperte, con tratti sostenuti a 50°, con esposizione, nessuna ripresa alaskan style ad aumentare pendenze. Tutti le riconoscevano quelle pareti, per alcune io stesso e numerosi conoscenti avevamo perso più di una notte, sognando le lamine su quelle nevi. Geremia ha sciato, come meglio non poteva, creando un riferimento di tecnica e stile, come ha detto qualcuno. 

Sono passati più di tre anni, in cui si sono sentite polemiche, elogi numerosissimi, si sono messe in ordine le cose, si è sedimentato quel sentimento di sbigottimento e allucinazione che ha provocato nel 2016 La Liste… e credevamo che fosse giunto il tempo di sentire il diretto interessato!

Perdonaci la confidenza, Geremia è più rassicurante, ti rende più… umano! Anche perché oggi, quando ti abbiamo visto sciare finalmente dal vivo, c’era davvero poco di ordinario! La Liste ha fatto molto discutere, se ne sono sentite di tutti i colori, siamo qui per parlarne, per sapere un po’ di retroscena, per conoscere Geremia, quello che La Liste l’ha sciata!

(ride ndr) «Sì, è vero, son sempre stato uno sciatore… gare, poi freeride. Vivo in montagna, a Les Marecottes, posto che adoro e a cui sono molto affezionato. È stato facile per la montagna entrare a far parte di me, e poi mio padre è Guida alpina. Non scalo molto, anzi. Però lo sci è sempre stato di casa, anche e soprattutto quello di randonnée, i viaggi con lo sci, lo scialpinismo che mio padre praticava».

La Liste è stato presentato come un progetto in cui dovevi sciare nell’arco di due anni 15 cime delle Alpi di 4.000 metri, poi ha subito alcune modifiche. Innanzitutto, quali erano quelle del progetto originale?

«Più o meno quelle elencate nel film, non con un ordine preciso: Cervino, Les Droites, Aiguille Verte per il Couturier, il Couloir Gervasutti al Tacul, la nord-est della Lenzspitze, l’Obergabelhorn, il Marinelli, lo Zinalrothorn, Combin di Valsorey, il Lyskamm orientale, il colle tra Dom e Täschhorn nel Mischabel, Weisshorn, Hohberghorn, Stecknadelhorn e l’Aiguille de la Blaitière. Questo, a grandi linee, era il progetto iniziale che poi ha subito delle variazioni, soprattutto per le condizioni. Certe pareti, come il Cervino o il Dom, erano in condizioni due giorni prima e poi completamente vuotate dal vento. E così altre. Ho inserito nuove pareti come il Brunegghorn, che era proprio vicino al Weisshorn. È molto complicato trovare le giuste condizioni in parete e ciò ha influito sul progetto originario».

Nel film, in realtà, poi compaiono anche altre pareti, per esempio la nord-est dell’Aiguille dell’Amône e la Blaitière, dove hai sciato il Couloir Spencer, che non sono cime di 4.000 metri…

«È vero: abbiamo voluto inserire l’Amône per mostrare in modo evidente quale era il pendio-tipo con le condizioni-tipo, su cui volevo esprimere la mia idea di sci in parete. Anche se più in piccolo rispetto a un 4.000, quello è IL pendio su cui sciare in quel modo, con quella fluidità. In realtà l’ho sciata più di una volta in occasioni diverse, ci sono piccoli frammenti delle due volte nel video se ci fate attenzione. Ci sono anche le esigenze delle riprese ovviamente, ma soprattutto lo sci che volevo far vedere. 

La Blaitière, invece, ho voluto inserirla perché era stata sciata 50 anni fa da uno dei personaggi che più mi ha ispirato, Sylvain Saudan. Fine anni ‘60, con quei materiali, senza le notizie di adesso sulle condizioni… Un pioniere, che aveva voluto mostrare che anche vie alpinistiche potevano essere sciate. Incredibile!».

Con chi hai deciso la tua lista?

«Molte persone mi hanno accompagnato in questa scelta, consigliandomi i pendii che vedevano più adatti allo sci che volevo esprimere. Da mio padre, che essendo Guida ha potuto darmi delle dritte, a Sam Anthamatten, fino a Luca Rolli. E poi ci ho messo del mio. Volevo trovare belle montagne, dove poter sciare nel modo più fluido possibile, in velocità. Pareti che potessero offrire bella neve. Che si prestassero a questo. 

Come avrai capito uno dei miei riferimenti è proprio Sylvain Saudan… siamo perfino nati nello stesso ospedale e mio nonno sciava con lui!»

Quando parli della tua idea di sci che cosa intendi? Qual era il vostro obiettivo?

«Volevamo trovare le linee e le condizioni che ci permettessero di affrontare linee da tutti ritenute di steep skiing, secondo una ricerca di massima fluidità. I materiali evolvono ormai ogni anno e quindi anche gli sci che ti permettono di sciare a grande velocità terreni così ripidi. In questo progetto, in fondo, ho trovato anche un modo di migliorare il mio sci. Di evolvermi, spingendo forse più avanti il modo di sciare questi terreni».

Per affrontare queste pareti con questo tipo di sciata veloce e super fluida, in che modo le studiavi, come controllavi le condizioni? 

«Fortunatamente avevamo a disposizione un piccolo aereo ultraleggero. Era fantastico: dopo le nevicate primaverili, nel giro di un paio d’ore riuscivo ad avere una panoramica completa delle condizioni».

E poi il giorno della discesa utilizzavi l’elicottero per raggiungere la cima o salivi by fair means?

«Solitamente io, con il compagno di turno, salivo dal basso. Le pareti le ho risalite quasi tutte per controllare le condizioni, per rendermi conto se c’era ghiaccio o altro. Vedi poi cosa è successo la prima volta al Combin proprio con il ghiaccio… Alcune volte, prima della ripresa, ero già sceso su quelle pareti, come per esempio all’Obergabelhorn, dove avevo provato altre due volte. Una mi sono dovuto fermare a metà parete per il ghiaccio, un’altra avevo sceso il lenzuolo a sinistra (Wellenkuppe), che è forse anche più ripido. Raramente siamo stati depositati in cima dall’elicottero: come per esempio sulla Lenzspitze. Sammy mi ha chiamato e mi ha detto con quelle condizioni dobbiamo andare domani, o forse mai più. Siamo scesi a un compromesso, lo so…».

Che condizioni cercavi?

«Il meglio è la poudre tassè, non troppo fonda ma morbida, regolare, ben attaccata alle pareti di ghiaccio».

Che materiali utilizzavi?

«Gli Scrapper 115 della Scott, un pro model che, rispetto a quello oggi di serie, aveva due fogli di fibra di vetro in più, per poter garantire ancora maggiore rigidezza ad alta velocità. Oggi scio con il nuovo modello di serie. Poi ho usato il sistema Cast, che mi permetteva di fissare attacchi da freeride fissi per la discesa, mentre in salita utilizzavo un puntale da skialp con sistema pin».

Geremia, dopo quasi due anni sei soddisfatto di questo tuo progetto? Ne hai pronti altri?

«Certamente! È stato il mio primo film project. Da quest’anno non parteciperò più alle competizioni di freeride e potrò dedicarmi a un progetto su tre anni con Sam Anthamatten: vogliamo sciare alcune pareti in Perù e su dei seimila himalayani, anche alcune linee nuove se si riuscirà. Sono terreni, quelli, dove ancora oggi possiamo essere pionieri, proprio come aveva fatto Saudan cinquanta anni fa, qui sulle Alpi. Dove c’è incertezza sulle condizioni e piacere della scoperta».

Alcuni, dopo La Liste, sostengono che in realtà non si sia trattato di evoluzione nell’ambito dello sci estremo, perché in fondo sono state sciate, seppur a grande velocità e con uno stile unico, linee classiche, non nuove o particolarmente tecniche. Come rispondi?

«È vero. Sono state sciate linee che, per quanto difficili, sono classiche. Niente di super tecnico, o di nuovo. Non era il nostro intento. Abbiamo scelto di proposito quel tipo di terreno, per fare un film di sci. E quando dico di sci, intendo un film comprensibile a tutti, indistintamente, anche ai non esperti delle linee super tecniche. La Liste vuole essere pure ski, puro sci nello stile più fluido possibile. Punto. Rispecchia la mia idea di questi sport e le pareti sono state scelte proprio per poterla esprimere. Non avrei potuto farlo su terreni ipertecnici o esplorativi».

Mi sembra di capire che non ti piaccia il termine sci estremo?

«Sinceramente non tanto. Che cos’è lo sci estremo, in fondo? Sammy fa sci estremo a modo suo, Vivian Bruchez anche, quelli che scendono a Kitzbühel fanno qualcosa di estremo, se ci pensiamo. Chi esplora nuove linee lo fa o semplicemente chi affronta qualcosa al suo limite sta facendo qualcosa di estremo per lui. Ci sono molti modi di farlo e forse non ha tanto senso definirlo così». 

Ritieni però che questo modo di sciare si possa applicare solo su pareti aperte? Tardivel sostiene che secondo lui il vero estremo sta nelle competizioni, perché lì ci si avvicina davvero al limite. Ti senti di condividere questo pensiero?

«Forse ha ragione. Nelle competizioni spingi davvero al limite, cosa che non fai ragionevolmente in montagna su certe discese. Però, se ci pensiamo, una parete come quella del Bec de Rosses del Verbier Extreme non è forse un terreno tecnico dove si scia in velocità? Quindi chissà in futuro: un’evoluzione passerà certamente nello scendere con sempre maggior velocità e fluidità le pareti, comunque con dei limiti dettati da condizioni e terreno».

Geremia, dimmi solo un’ultima cosa: la cima che vorresti ancora aggiungere alla tua lista?

«In realtà c’era già. È il Cervino, il sogno sarebbe di farlo dalla punta. Si passa…forse!

QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO SUL NUMERO 116 DI SKIALPER, DISPONIBILE QUI.

©Dom Daher/Scott

Maga, aperte le iscrizioni

Doppio appuntamento domenica 1 settembre sulle Orobie Bergamasche: in programma la Maga Skyrace (e la Maga Ultraskymarathon che sarà prova unica di campionato europeo di specialità. Dietro le quinte un comitato organizzatore che viene dal ‘mondo gare’ e conosce le esigenze degli atleti. Al fianco della rodata Maga Skyrace 24 km e 1400 metri di dislivello), molto veloce e aperta a tutti, lo scorso anno è stata introdotta una prova ultra che per durezza e tecnicità è stata definita ‘il mostro’, da 50 km con 5000 metri di dislivello. Una gara tanto dura quanto spettacolare che la ISF ha voluto promuovere sul campo come campionato europeo. A decretare i nuovi campioni europei un anello disegnato su sentieri di montagna con tanto di tratti attrezzati, ferrate e corde fisse. I migliori interpreti della specialità saranno chiamati a confrontarsi su cenge esposte e ripidi pendii rocciosi. Proprio per questo, si è pensato di richiedere un vero e proprio curriculum atletico ai concorrenti che dovranno compilare un form di preiscrizione sul sito e, se ritenuti idonei, avranno la possibilità di correre una delle gare più attese della stagione. Una super gara che li porterà sulle cime Menna, Arera, Grem e sulle due croci dell'Alben. Per maggiori informazioni e iscrizioni: www.magaskymarathon.it


Tutto pronto al Trail del Monte Soglio

Manca poco al Trail del Monte Soglio, in programma il 25 maggio sui sentieri dell’Alto Canavese. Un progetto nato dieci anni fa per promuovere questa parte del Piemonte che ha saputo coinvolgere oltre venti associazioni del territorio e migliaia di volontari che si sono messi all’opera per valorizzare e far conoscere la rete di sentieri esistente sulle montagne canavesane, riscoprendo, e anche ripulendo, antiche vie di comunicazione tra le borgate e gli alpeggi, e creando così nuovi percorsi fruibili tutto l’anno. Per l’undicesima edizione, il comitato organizzatore, in collaborazione con i nuovi gestori del rifugio Alpe Soglia, ha deciso di effettuare il ristoro (tradizionalmente posto sulla cima del monte Soglio) proprio al rifugio, situato lievemente più in basso a quota 1.700 metri circa). Il passaggio sulla cima, sarà quindi un momento che gli atleti potranno ‘gustarsi’ in solitaria senza la ‘confusione’ del ristoro, per poi affrontare i circa 300 metri di discesa che in poco meno di 2 km li condurranno al rifugio. La nuova ubicazione del ristoro comporterà una piccola variante al percorso che ha richiesto agli organizzatori la tracciatura di nuovo sentiero sia per il Gir Lung che per il Gir Curt e l’allungamento di qualche minuto dei cancelli orari nella seconda parte del percorso di gara.


Arriva Scarpa Mescalito Knitted

Con l'arrivo della bella stagione Scarpa presenta una nuova scarpa nella sua ampia collezione da approach. Si tratta di Mescalito KN, calzatura da avvicinamento tecnico ed escursionismo estivo su terreni misti, leggera e traspirante. Modello molto comodo e versatile.

La tomaia è in tecnologia knitted che permette di ottenere una costruzione con diversi spessori e trame con zone studiate e pensate per garantire leggerezza, massima traspirabilità e protezione. Il bordo in PU Tech leggero per il contenimento del tallone, supporto e protezione della tomaia. Puntale in gomma asimmetrico a vasta protezione nella parte interna. L'allacciatura extended Lacing estesa fino in punta di derivazione climbing garantisce la massima personalizzazione e comfort di calzata. La suola dynamis LB in Lite Base Technology Vibram e il battistrada in mescola aderente Megagrip Vibram sono garanzia di precisione sugli appoggi e massima agilità. Infine l'intersuola è in due densità di EVA, con un inserto ergonomico in TPU anti-torsione per maggiore stabilità.


Tempo di premiazioni finali allo Skialpdeiparchi

All’Aquila, tempo di premiazioni finali dello Skialpdeiparchi, circuito che si è articolato in otto manifestazioni: il capoluogo abruzzese è ormai il riferimento del centro Italia nella crescente pratica dello ski-alp, ospitando la sua provincia il 90% delle manifestazioni.
Alla serata hanno partecipato atleti, organizzatori e sponsor dell’edizione 2019: in campo femminile il circuito è stato vinto da Raffaella Tempesta davanti alla new entry di quest’inverno, Leda Argentini e a Giovanna Galeota; al maschile vittoria di Carlo Colaianni che ha preceduto Armando Coccia e Raffaele Adiutori. Da sottolineare che i vincitori hanno sempre ottenuto la prima posizione agli eventi cui hanno partecipato.
Lo Skialpdeiparchi, coordinato da Live Your Mountain, è giunto al suo sesto anno. Complessivamente gli atleti che hanno partecipato almeno ad un evento sono stati circa quattrocento con provenienza da dieci regioni, Abruzzo, Marche, Molise, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Trentino Alto Adige e Umbria, con una naturale maggioranza dalle regioni del Centro Italia, Abruzzo in primis.


BIG uP & Down, siamo tutti figli dello stesso dio

Scordatevi tutina e cronometro, la parola d’ordine è tranquille. «Ci vediamo domani alle 9, anche 9.30, tranquille; vuoi fare un’uscita tranquillefuoripista?». La vera performance è finire tutta la tartiflette che ti hanno messo nel piatto. Benvenuti alla BIG uP & Down. Siamo a Les Arcs, Savoia, patria di un po’ di tutto, dal KL al freeride, al turismo internazionale. Inizio febbraio. Hai un paio di pelli e un attacchino perché un po’ bisogna salire con le tue gambe? Sei dei nostri, ma non importa quanto pesi o quanto sia largo sotto il piede il tuo sci, oppure ancora se la tutina da gara non ce l’hai: tutti insieme appassionatamente. E se pelli e attacchino non ce l’hai, tranquille,te li danno loro. Loro sono il Community Touring Club, la comunità creata da Gino Decisier e Guillaume Desmurs che mette insieme Kilian Jornet e Cédric Pugin, Mathéo Jacquemoud ed Enak Gavaggio, Laetitia Roux e l’ex campionessa di skicross Meryll Boulangeat. Skialper e freerider: alla francese i freerando.

Tre gare che gare vere e proprie non sono, nel senso che l’importante è esserci, non vincere. Ed esserci, però, non vuol dire appartenere a una comunità chiusa, anzi. Lo spirito è completamente diverso, è quello di allargare i numeri dei freerando. Tre giorni dove nel village puoi provare gratuitamente tutto il materiale che vuoi, che tu sia già skialper, freerider e sciatore. Nessuna distinzione. Abbiamo visto ragazzi con la divisa dell’Equipe de France di sci mettere in un angolo un gigante da gara per provare un bel 100 sotto il piede, cercando di capire prima di tutto come funziona il pin dell’attacco; bambini partire in gruppo con una guida per iniziare la discese fuoripista e conoscere come funziona l’ARTVA per la Première Trace. E poi c’erano quelli pronti per una uscita in neve fresca in big mountain, anche una banda tutta al femminile, le Girls Only. Basta andare e divertirsi fuoripista. Nella massima sicurezza, senza la massima prestazione.

Intendiamoci, non immaginatevi chissà quali numeri o un village smisurato. Ma tutto di qualità. Per capirci: nello stand Salomon abbiamo trovato il nuovo attacco Shift che andrà in commercio a settembre 2018. Come rivista siamo riusciti a vederne in anteprima uno solo, a Les Arcs ce n’erano almeno una decina e siamo andati a provarlo più di un’ora in salita, in pista e fuoripista. E ancora: in quello della Black Crows c’erano almeno tre nuovissimi Solis da ripido, in arrivo direttamente dall’ISPO.

©Marc Daviet

I momenti clou sono due: La Belle Montée e Big Nak. Il primo appuntamento non è nulla di più di un raduno, o meglio, di una salita al rifugio alla chiusura degli impianti. Saranno in trecento, salgono tutti senza fretta, anzi. Parata iniziale con i big e su. Ci sono anche io, a mio agio con i miei 108 sotto il piede, uno dei tanti. «C’est joli» mi dice Jean-Pierre che vede laggiù in fondo la sua Bourg-Saint-Maurice tutta illuminata. Perché è qui? Perché è bello, perché anche lui preferisce la discesa alla salita: e allora uno sci più largo, non troppo pesante, per non fare chissà quanti metri di dislivello, ma poi godere dopo. Lo spirito freerando francese è tutto qui. Ci passa Anna, va veloce: avrà di sicuro più gambe, ma anche solo un 90 sotto il piede. E ci supera anche Mathéo Jacquemoud: non fa più le gare, ha deciso di diventare subito allenatore, ma il suo passo è un’altra cosa. Tanto che al collo ha un bel megafono per sostenere chi incontra in salita. Ci chiama, ci dice: «visto il mio nuovo lavoro? Il clown…». Fa freddo, ma la salita scalda. Alla fine proprio banale non è, con quasi 500 metri di dislivello. Dopo il couloiriniziale in pista, si avanza su una bella strada forestale nei pini, poi la rampa finale, ma si vede già il rifugio. Mi prende anche Antoine, un ragazzino di 14 anni accompagnato da papà Gregory. Arriviamo insieme su: finalmente si mangia. Passano anche a chiederti se stai bene mentre ritiri le pelli: sì, sto bene, c’est joli… Per fortuna basta raclette e tartiflette, ma pizza e birra e qualche fetta di jambon de Savoie. «Siamo partiti con qualcosa di nuovo due anni fa - mi racconta Guillaume, che nello staff organizzativo si occupa di comunicazione - che unisse tutti i mondi del salire in montagna, senza distinzioni tra chi fa dislivello per la prestazione, chi per una gita, chi per godersi la discesa. C’è anche una prova vera il venerdì, a cronometro, proprio per coinvolgere tutti. Ogni anno siamo sempre di più, perché alla fine è un modo come un altro per stare insieme. E vedrai domani». Intanto scendo a valle: la pista, ma anche il fuoripista a fianco, è illuminato a giorno da dei palloni giganteschi. Della frontale puoi fare a meno.

La festa continua nella birreria di Arcs 1800, molto local direi. Ma cosa sarà mai ‘sta Big Nak? Se ci mette la mano Rancho… Qualche idea me l’ero fatta: in fondo nulla di più di un vecchio rally, quattro prove cronometrate, due in salita e due in discesa. Niente piste però, o magari porte da gigante. Tutto fuori. Pettorali di carta che svolazzano oppure sono nascosti dagli zaini: e va bene. Ma la partenza proprio no, non me l’aspettavo così: tutti schierati in linea, alle 10 il via, anzi no, alle 10.15 perché devono arrivare ancora un po’ di rider. Tre, due, uno, go. Nessuno dice nulla ai turisti in pista, neanche a quelli che stanno prendendo gli impianti. Così per arrivare alla partenza della prima prova speciale, quelli della Big Nak prendono d’assalto la seggiovia. Di corsa, una mandriaimbizzarrita… in una domenica di febbraio. «Solo qui possono fare una cosa del genere» mi viene da dire. La gara continua, finisce nel primo pomeriggio: chi vince si porta a casa una testa di cinghiale. Finta, state tranquilli.

Community Touring Club, c’est quoi?

Nella pagina della Community Touring Club (www.communitytouringclub.com) troverete la foto di Kilian Jornet con gli sci da gara insieme ad Enak Gavaggio con quelli da freeride. Una associazione, o meglio una comunità, che vuole mettere insieme tutti i modi dello ski de randonnée. E unire appassionati, aziende, stazioni… Con la BIG uP & Down tra gli eventi top che organizzano.

Questo articolo è stato pubblicato su Skialper 117, clicca qui per ordinarlo. 

©Marc Daviet

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