'Sono cresciuto psicologicamente'

Intervista esclusiva a Giuliano Cavallo, dominatore del Gran Trail Valdigne

Cento chilometri tondi tondi. Cento chilometri in testa, dall’inizio alla fine. L’impresa di Giuliano Cavallo al Gran Trail Valgigne è stata emozionante fino in fondo. Abbiamo rivolto all’atleta valdostano qualche domanda.

Giuliano, hai già realizzato di avere vinto per la seconda volta il Gran Trail Valdigne o è ancora presto?
«Oggi è mercoledì, comincio a realizzare, non solo che ho vinto il Gran Trail Valdigne, ma di essere riuscito a emozionare la gente lungo il percorso e all’arrivo… così tanto che mi sono detto nel 2010 non è andata così».

Cosa significa correre praticamente a casa e davanti al proprio pubblico? E’ più la sicurezza di avere dei riferimenti o l’ansia per le inevitabili pressioni che ne derivano?
«Correre in casa, davanti al pubblico, vuol dire praticamente 100 chilometri di gara dove la gente ti conosce, sai già che faranno il tifo e l’accoglienza è tutta per te. La sicurezza di avere dei riferimenti la ritengo un fattore principale della gara, le pressioni no. Il Gran Trail Valdigne è lungo e può (purtroppo) riservare sorprese».

Hai praticamente corso in testa alla gara, da solo, per quasi 100 chilometri. Come sei riuscito a gestire un’esperienza simile?
«Qui entra in gioco tutta l’esperienza che ho maturato all’inizio di quest’anno, consapevole già dall’inizio che ottenere una vittoria voleva dire tanto sacrificio. Ho partecipato a manifestazioni come il Trail del Mont Vantoux, in Francia, a marzo, la Transvulcania sull’isola di La Palma a maggio, e infine nel week-end di fine giugno al Cross du Mont Blanc a Chamonix, in Francia, dove era presente sulla linea di partenza il miglior livello di atleti del panorama del Trail Running internazionale. In tutte queste manifestazioni sono sempre riuscito a gestire al meglio la gara, lottando fino all’ultimo metro del traguardo pur di riuscire a rimanere sempre nel gruppo. Al Gran Trail Valdigne non avevo quella pressione di raggiungere gli altri e difendermi contemporaneamente dai rivali. Tutto sommato con Daniele Fornoni e Marco Zanchi, a parte quest’anno, di gare ne ho fatte e li conosco abbastanza bene. Per quanto riguarda Jules Henri Gabioud, non avevo mai corso con lui e quindi costituiva per me l’unica vera incognita. Erano presenti altri concorrenti che avrebbero potuto fare la gara della vita ma l’obiettivo era quello di vincere e ci tenevo molto».

Come giudichi la tua prestazione in valore assoluto a questo punto della stagione?
«Direi perfetta. Lo dimostra il fatto che, avendo avuto degli acciacchi dovuti probabilmente a un carico di lavoro non indifferente negli ultimi mesi, dopo i 100 chilometri del Gran Trail Valdigne l’unico problema che ho avuto è stato un leggero fastidio all’adduttore della coscia sinistra, ma penso che sia riferibile alla pubalgia che mi ha colpito nei mesi precedenti. Quindi, direi ottimo».

Senti di essere cresciuto rispetto alla passata stagione? Ritieni di avere dei margini di miglioramento?

«Sì tanto, soprattutto psicologicamente. E grazie a questo magnifico inizio di stagione, e alla mia costanza, sono sicuro che ho dei margini di miglioramento e potrò nel futuro togliermi qualche altra soddisfazione».

Qual è l’immagine più bella che porterai con te di questo Gran Trail Valdigne?
«Essere stato al centro dell’attenzione dal primo al centesimo chilometro della gara e avere condiviso questa vittoria con tutti quelli che mi conoscono, dagli sponsor all’ultimo arrivato domenica mattina».

E adesso quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?
«Per il momento quasi nulla solo UTMB UTMB UTMB UTMB!!! Nei mesi successivi qualcos’altro…»

Questa prima parte di stagione quali insegnamenti ti ha dato in vista dell’UTMB di fine agosto?
«Sapersi dosare durante l’inizio stagione, cercare di contenere al minimo le gare e soprattutto mirare a degli obiettivi prefissati, attendere l’UTMB come l’obiettivo principale della stagione. Fino a oggi ho rispettato questi insegnamenti».

 

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