Rickey Gates, dal Colorado a Premana

Al Giir di Mont, uno dei migliori in salita

Ho conosciuto Rickey Gates nel 2010 al termine del Signes-Trail, in Provenza. Essendo di Boulder, mi era venuto spontaneo chiedergli se conoscesse Anton Kruopicka. Lui mi rispose di sì, che erano amici, ma che il record al Green Mountain era suo e non di Anton. Da quel momento ho cercato di seguire il più possibile la sua carriera sportiva fino a quando, sabato sera, l’ho rincontrato a Premana. E’ un corridore esploratore e un grande appassionato di moto. Nel 2005 ha viaggiato con la sua Honda dal Colorado al Sud America.

Nel 2008 è stato uno dei personaggi indiscussi dell’outdoor running americano: US Trail Running Champion, US Mountain Running Champion e USATF Mountain Runner of the Year. Ma come dice lui stesso scherzando, i’m more than just a pair of legs, okay?

GLI ESORDI – Ha iniziato a correre alle scuole medie e si è poi dedicato al cross al liceo. Al college, la sua carriera di atleta è stata praticamente inesistente in quanto non è mai riuscito a correre con un tempo utile per avere un posto in squadra. Poi, come dice lui, «Le cose cambiano, le persone diventano più intelligenti e al terzo tentativo, ho abbandonato il mio orgoglio e ho smesso di contare le mie miglia. Ho adottato una filosofia di corsa basata sull’intuizione e sulla consapevolezza di se stessi. Alcuni mesi dopo, all’età di 25 anni, ho vinto la mia prima gara». 

UN ATLETA POLIVALENTE, UN ESPLORATORE – Rickey vanta numerosi primati e vittorie come la Vail Mountain Winter Uphill, Up & Down Half Dome nello Yosemite, South Pole Marathon, Race Around the World sempre al Polo Sud, Observation Hill. McMurdo in Antartide, Canadian Death Race e molto altro ancora. Spazia dalle corse sui grattacieli alle ultra distanze. Lo scorso anno ha vinto la SpeedGoat e quest’anno è arrivato nono all’Ice Trail Tarentaise in Francia. Quest’anno ha esordito con la salita dell’Empire State Building, ha poi corso in Canada e in Alaska per poi sbarcare in Europa, prima in Francia e poi al Giir di Mont. 

Sabato ha fatto una grande gara, quarto assoluto e con i migliori parziali su due delle tre salite. Domenica è stata l’occasione giusta per chiedergli un commento sul suo Giir di Mont.

Come giudichi il tuo Giir Mont? «Sono molto contento del mio risultato al Giir di Mont. Ho registrato il miglior tempo di gara sulla prima salita e poi anche sull’ultima: questo mi fa molto piacere, ma, ovviamente, avrei dovuto fare una partenza più veloce».

Qual è la tua opinione complessiva sul Giir Mont?  «La gara è molto bella. Gli spettatori sono molto calorosi e sembra avere così tanta storia. Cosa posso dire, semplicemente che noi non abbiamo gare come il Giir di Mont in America e quindi per me è stato veramente speciale vivere questa atmosfera. Penso che sia una prova difficile ma non particolarmente tecnica. E’ necessario prepararsi a combattere per l’intera gara».

Su tutte, quale immagine in particolare ti porterai con te di questa gara? «L’immagine che mi porterò sempre con me è il caloroso pubblico in cima alla seconda salita. Io penso realmente che gli atleti riescano a migliorare le loro performance quando c’è un pubblico di questo tipo. Questo fa la differenza».

A quale gara americana può essere paragonato il Giir di Mont?  «Attualmente, direi alla SpeedGoat, che si è corsa nello stesso fine settimana, direi che come tipo di gara è simile. Tre salite, abbastanza tecnica, ottimo montepremi, buon livello».

Qual è il tuo programma per il proseguo di stagione? «Parteciperò alla Sierre-Zinal in Svizzera tra dieci giorni e poi ritornerò negli Stati Uniti. In settembre correrò la Ultra Race of Champions 100 km in Colorado. Dopo, non so ancora».  

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