Nanga Parbat, la grande sfida invernale parla italiano

Previtali, al campo base siamo scesi a -29°C

Dopo cento diciannove anni, il Nanga Parbat continua a rappresentare il desiderio impossibile per molti alpinisti. Nel corso di tutto questo tempo la sua vetta è stata raggiunta da poco più di quaranta spedizioni e da oltre duecento alpinisti ma rimane ancora un ultimo tabù da infrangere; metterci piede per la prima volta in inverno. Dal 1998 si sono già registrati sedici tentativi invernali ma nessuno è andato a buon fine. Quest’inverno, ben nove alpinisti hanno tentato, o lo faranno a breve, di salire in vetta. Tra di loro, ci sono anche tre italiani; Simone Moro, Emilio Previtali e Daniele Nardi. Quelli che coinvolgono gli alpinisti italiani sono progetti ambiziosi e non solo perché tentati in inverno. Ad oggi, infatti, ad esclusione di Reinhold e Gunther Messner, nessuno degli altri 19 italiani che hanno raggiunto la cima lo hanno fatto per una via diversa dalla Kinshofer, considerata la via “normale” alla vetta. La spedizione di Simone Moro tenterà la mastodotica parete Rupal e Daniele Nardi in solitaria lo sperone Mummery; due propositi che hanno dell’incredibile. Nanga Pàrbat (montagna nuda) e Diamir (Re dei monti), sono due dei nomi comunemente utilizzati per il colosso pakistano, due nomi per un unico sogno.

LA MONTAGNA KILLER – Il Nanga Parbat, il più a ovest di tutti i quattordici 8000, è l’unico del Kashmir e l’unico di quelli pakistani che non è sulla linea di confine con la Cina. Con i suoi 8.125 metri è la nona montagna più alta del mondo. Dopo l’Annapurna, è il secondo ottomila per indice di mortalità. Dal primo tentativo di ascesa nel 1895, ad opera dell’inglese Albert Frederick Mummery, alla prima conquista nel 1953 dell’austriaco Hermann Buhl, 31 alpinisti sono deceduti cercando di scalarlo. Ad oggi, sono circa 80 gli alpinisti deceduti sul Nanga Parbat, di cui 11 durante l’attacco terroristico del 2013. Tra, questi, anche due itlaiani; Günther Messner nel 1970 e Karl Unterkircher nel 2008. Anche per questo motivo è spesso soprannominata “the killer mountain”. 

LA PIU’ ALTA PARETE DEL MONDO – Il Nanga Parbat è una montagna dalle dimesioni a dir poco impressionanti. Sul suo versante sud-sudest, la parete Rupal, con i suoi 4.500 metri di dislivello tra la vetta e il campo base, costituisce la parete più alta al mondo. Sul suo versante nord-ovest, invece, la parete Rakhiot, con un dislivello complessivo di oltre 7.000 metri dal fondovalle dell’Indo, distante circa 27 km in linea d’aria dalla vetta; costituisce uno dei dieci maggiori dislivelli della Terra.

MAI NESSUNO IN INVERNO – Quest’inverno, il Nanga Parbat è tornato alla ribalta della cronaca sportiva con ben quattro tentativi di ascesa. Dal 24 dicembre ci hanno provato i tedeschi Ralf Dujmovits e Darek Zaluski. Il loro intento era quello di salire per la via Messner sul versante nord-ovest, lungo la parete del Diamir. Hanno rinunciato al loro progetto il 02 di gennaio, a causa di due torri sporgenti dalla seraccata oltre 6000 metri che secondo loro costituivano un rischio troppo alto di crolli e di valanghe. Restano in campo la spedizione di Simone Moro, Emilio Previtali e David Göttler e a quella dei polacchi Tomasz Mackiewicz, Marek Klonowski, Jacek Teler e Pawel Dunaj, entrambe impegnate sul versante sud-sudest, lungo la parete Rupal. Nei prossimi giorni arriverà in zona anche l’italiano Daniele Nardi. Il suo sarà un tentativo in solitaria, seguirà lo sperone Mummery sul versante Diamir, individuato da Albert Mummery nel 1895 e finora mai scalato. 

SIMONE MORO – Simone Moro, nato a Bergamo il 27 ottobre 1967 ha fatto il suo esordio sugli ottomila nel 1996 con la salita al Shisha Pangma. Ha poi scalato il Lhotse nel 1997, l’Everest nel 2000, il Cho Oyu nel 2002, il Broad Peak nel 2003, il Makalu nel 2009 e il Gasherbrum II nel 2011. Le salite al Shisha Pangma nel 2005, al Makalu nel 2009 e al Gasherbrum II nel 2011, inoltre, costituiscono anche le prime ascensione invernale. Il progetto della cordata di Moro è quello di scalare la parete Rupal lungo la via Sheel, che sale sul lato sinistro della parete per sbucare oltre i 7.000 metri sulla linea di cresta del versante Diamir. Lo stesso Simone Moro ha dichiarato che le possibilità di successo sono nell’ordine del 15-20%. Moro ci provò in inverno già due anni fa con Denis Urubko, l’alpinista kazako con cui ha salito due ottomila in prima assoluta invernale, Makalu e Gasherbrum II. Sul Nanga Parbat furono tuttavia respinti dalle bufere e dal pericolo delle valanghe. Sul perché abbia deciso di ritornare, risponde: “Per ritentare il progetto che ho sognato e che ha una portata storica, perché rimangono solo Nanga Parbat e K2 da scalare d’inverno. Stiamo parlando di esplorazione, quindi era forte la tentazione di andare”. Il suo sarà uno stile leggero, ma non alpino. Probabilmente, come ha dichiarato lo stesso Moro,  “piazzeremo un po’ di corde fisse sulla montagna, anche se certamente non faremo i carpentieri”

DANIELE NARDI – Daniele Nardi, nato a Sezze, in provincia di Latina, il 24 giugno del 1976, ha fatto il suo esordio sugli ottomila nel 2001 con la salita al Cho Oyu. Ha poi scalato l’Everest nel 2004, il K2 nel 2007, Nanga Parbat e Broad Peak nel 2008 Quella di Nardi si preannuncia come una sfida nella sfida, ovvero salire per la prima voltas in inverno il Nanga Parbat e in solitaria. Per lo stesso Nardi, le possibilità di successo sono ancora inferiori di quelle di Moro, nell’ordine del 3-5%. Lo scorso anno arrivò a 6.500 metri sullo sperone Mummery, in cordata con la francese Elisabeth Revol. Anche lui, sul perché abbia deciso di ritornare, risponde: “È il fascino dello sperone Mummery, la speranza di completare l’opera iniziata l’anno scorso. Vorrei mettere insieme una via nuova, l’inverno a 8000 metri e lo stile alpino: questi tre aspetti non sono ancora scritti in contemporanea nella storia dell’alpinismo”. Sullo stile della spedizione, è lo stesso Nardi che dichiara: “tutto quello che serve, lo metti nello zaino. Significa dire no a tante cose: portatori, ossigeno, corde fisse, allestimento di campi alti”

AGGIORNAMENTI DI EMILIO PREVITALI – Emilio Previtali, collaboratore di Ski-alper, comunica quotidianamente dal campo base tramite il suo blog (http://emilioprevitali.blogspot.it/). "Oggi, ha riportato un resoconto sulla settimana di acclimatamento e sull’attività in parete di simone Moro e David Göttler: “Inizio subito la cronaca di quanto è accaduto in questa settimana spiegandomi in poche righe, perché poi devo raccontarvi un’altra storia che ha sempre a che vedere con il Nanga Parbat. Simone e David sono saliti nei giorni scorsi fino quasi a C2 a 6000m e strada facendo hanno dormito un paio di notti a C1 che è a circa 5100m. Il loro programma di acclimatamento procede bene, sono in forma e viaggiano come treni, la via di salita è aperta fino a C2 – grazie anche al gran lavoro dei nostri amici polacchi – e le condizioni della montagna sono per ora ottimali. Il tempo è per ora buono e la temperatura è fredda ma sostenibile, in base alle previsioni che riceviamo da Karl Gabl da Insbruck ci aspettiamo ora il crescere del vento. Al campo base, di notte, siamo scesi un paio di volte a -29°C. Ieri (18.1) Simone e David sono saliti di nuovo ai campi alti con l’ambizione di sbucare sulla cresta che poi conduce con un lunghissimo cammino fino in vetta al Nanga Parbat. L’obiettivo di Simone e David è quello di fare, vento permettendo, una puntata a 7000m, questa sarà una tappa fondamentale per l’acclimatamanto e in prospettiva per il tentativo alla cima. Questo il riepilogo dei fatti”.

Breve storia alpinistica del Nanga Parbat

1895 – Nell’estate del 1895, l’inglese Albert Frederick Mummery fu il primo uomo che tentò l’audace impresa di scalare un ottomila. Scelse una delle montagne più ostili, il Nanga Parbat per il versante nord-ovest, lungo la parete del Diamir e uno stile, definito poi in seguito “alpino”, precursore dei tempi. Partì con altri tre alpinisti britannici, Collie, Hastings e Bruce e due portatori gurka Raghobir Thapa e Gaman Singh. La spedizione si fermò a 6.100 metri di quota. Mummery scomparve il 24 agost con i due portatori nel tentativo di ricongiungersi agli altri compagni sul versante Rakhiot.
1953 – Dovettero passare altri cinquantotto anni, e 31 alpinisti deceduti, prima che un uomo riuscisse a mettere piede sugli 8.125 metri della grande montagna Pakistana. Il 3 luglio 1953 l’alpinista austriaco Hermann Buhl sale la parete Rakhiot, lungo il versante nord-est per quella che ancora oggi è considerata una fra le più grandi imprese della storia dell’alpinismo. Si trattò della prima ascesa assoluta, senza ossigeno e in solitaria a partire dall’ultimo campo, per 40 ore di arrampicata e un bivacco a 8.000 metri senza protezione. La via fu ripetuta con successo solo dopo 18 anni, il 7 luglio 1971, da Michal Orolin e Ivan Fiala, facenti parte di una spedizione cecoslovacca.
1962 – I tedeschi Toni Kinshofer, Sigfried Löw e Anderl Mannhardt raggiungono la vetta per una nuova via sul versante del Diamir, nel settore destro della cima nord. Questa via è oggi considerata la via normale al Nanga Parbat.
1970 – Per la prima salita della parete Rupal sul versante sud-sudest, con i suoi 4.500 metri di sviluppo la più alta del mondo, dovettero passare altri diciotto anni.  Il 27 giugno del 1970, riuscirono nell’impresa i fratelli Reinhold e Gunther Messner con quella che fu la terza salita in vetta nella storia. Si videro costretti a scendere dal versante ovest, compiendo così, fuori programma, la prima traversata della montagna. Ai piedi della montagna, Gunther vierne sepolto da una valanga.
1978 – Reinhold Messner compie sulla parete Diamir la prima solitaria al Nanga Parbat e contemporaneamente la prima solitaria di un 8000. 
1982 – Lo svizzero Ueli Bùhler compie la prima salita del pilasytro sud-est fino alla cima sud. 
1984 – La francese Liliane Barrard è la prima donna a salire sul Nanga Parbat. Sale per la via Kinshofer con il marito Maurice Barrard.
1985 – Le polacche Anna Czerwinska, Krystyna Palmowska e Wanda Rutkiewicz costituiscono la prima cordata femminile che sale in cima. Anche loro lo fanno per la via Kinshofer.
1988 – Nives Meroi è la prima italiana a salire su Nanga Parbat. 
1990 – L’italiano Hans Kammerlander compie la prima discesa in sci lungo la parete Diamir.
2005 – In poco più di una settimana, venne aperta finalmente una via diretta sulla parete Rupal, la più alta parete del mondo, sulla quale la cordata composta da Steve House e Vince Anderson aprì una via lunga 4.100 metri.
2012 – L’alpinista scozzese Sandy Allan e l’inglese Rick Allen realizzano la prima salita della cresta sud-ovest, la cresta Mazeno, che separa la parete nord-ovest, detta Diamir, da quella sud-est, detta Rupal. L’attacco finale è iniziato il 2 luglio dal campo base, al quale i due sono ritornati il 19 luglio.  

Gli italiani sul Nanga Parbat

1970 – Reinhold e Gunther Messner (Rupal)
1978 – Reinhold Messner (Diamir)
1981 – Alessandro Fassi, Luigi Rota e Gianbattista Scanabessi (Kinshofer)
1986 – Fausto De Stefani e Sergio Martini (Kinshofer)
1987 – Giovanni Calcagno, Soro Dorotei e Tullio Vidoni (Kinshofer)
1990 – Hans Kammerlander (Kinshofer)
1998 – Romano Benet e Nives Meroi (Kinshofer)
2001 – Christian Kuntner, Abele Blanc e Stefan Andres (Kinshofer)
2003 – Kurt Brugger e Giampalo Corona (Kinshofer)
2005 – Silvio Mondinelli (Kinshofer)
2008 – Daniele Nardi e Mario Panzeri (Kinshofer)

 

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