Lyskamm Solitaire, il racconto di Luca Zattoni

Il racconto in prima persona della discesa dello scorso 14 luglio

Ventidue anni, di Como, studente di medicina. Luca Zattoni ci ha inviato il suo resoconto della discesa della Nord del Lyskamm, che pubblichiamo integralmente.
Leggete Luca, e ritrovate i momenti e le sensazioni di una discesa sul vuoto.  

L’ATTESA – «È dal 5 maggio che ogni week-end controllo questa parete per studiarla e conoscerne le condizioni. Continuo ad aspettare finché a fine giugno qualche alpinista inizia a tracciare la cresta. Allora penso «ok le condizioni ci sono, la traccia c’è, posso tentare».  
Il 6 Luglio è il giorno del mio primo tentativo, ma abbandono. Era quasi un mese che non sciavo e all’attacco della cresta non mi sentivo perfettamente riposato. «Meglio così – penso – un’altra settimana di allenamento non può farmi che bene». Abbandono il Lyskamm e tiro fino al Margherita per guardare Davide e Pietro (due miei amici) che scendono la Nord.  

IL MOMENTO GIUSTO – 14 Luglio 2013, 4.527 metri di quota, ore 9.00, seduto sulla vetta osservo sotto di me la valle del Lys. Vedo degli alpinisti risalire la Nord, ma dal pendio di destra; mi informo sulle condizioni: ghiaccio affiorante; ma questo lo sapevo già. In ogni caso la mia idea era scendere da sinistra, la via ‘più classica’.  

Inizio a prepararmi, mentre chiudo gli scarponi penso «domani è il 15, come regalo a mio papà gli mando una bella foto!» anche se non c’è nessuno che mi può fotografare sulla parete visto che sono da solo…   Blocco gli attacchini, stringo i bastoni e parto.

LE PRIME CURVE – Non mi sento titubante né spaventato, solo determinato e confido nelle mie capacità. Sono arrivato in vetta rilassato, non stanco e sento di essere pronto.   Tasto la neve, la mordo con le lamine per sentire quanto è dura e quanto ghiaccio ho sotto ai piedi. La prima curva è la più difficile ma in un attimo è fatta, gli sci mi hanno seguito alla perfezione e sono ancora in piedi! La neve è veramente dura, ma non c’era da aspettarsi altrimenti visto il vento che tira in cima.   Seguo la cresta, dove ci sono meno tracce e con grande soddisfazione trovo una buona polvere compressata; ho subito un gran feeling e le curve si fanno più precise e più rapide. Anche se la neve è migliore, c’è da considerare che sto seguendo una linea molto più esposta restando sospeso sul primo grosso seracco. Non voglio avvicinarmi troppo al baratro e dopo qualche metro inizio a deviare, supero il primo crepaccio e mi porto verso il canale centrale.

QUELLI CHE SALGONO –
Appena mi affaccio nell’imbuto trovo due alpinisti che stanno risalendo; il primo mi vede e fa «ragazzo tu c’hai un pelo….». Poi mi avvisa di stare attento che il canale è una lastra unica.    

Sono nel tratto più difficile, misuro una pendenza di 56 gradi, con ghiaccio affiorante e veramente poca neve; in più c’è una cordata che sta salendo proprio al centro del canale e il mio raggio d’azione si restringe di conseguenza. Imposto tre curve ma scarico troppa neve sugli alpinisti, mi fermo così che possano piantare due chiodi per allestire una sosta.    

Riparto, derapo qualche metro per superarli e sono fuori dal canale. Mi tengo a destra attaccato al seracco dove la neve è rimasta buona: 5 cm di polverina che coprono il ghiaccio blu sotto ai miei sci. Benché la neve sia ancora dura con numerose placche ghiacciate, la pendenza molla impercettibilmente e riesco a impostare più agevolmente le curve. Scendo velocemente in questa sezione e devio verso destra sotto alla seraccata che ho appena superato. Zona pericolosa, ma vista l’esposizione più rivolta ad est, la neve è molto più morbida e riesco ad allontanarmi velocemente dal tiro del seracco.    

Passo tra gli isolotti rocciosi posti alla base della parete e inizio a deviare verso destra per recuperare qualche metro, visto che poi dovrò rimettere le pelli e risalire fino al colle del Lys.  

LA TERMINALE FINALMENTE
– Ormai è fatta! Sono in fondo, mollo gli sci inizio a scendere forte, tiro qualche curva e poi continuo a traversare verso destra; punto la terminale e salto i circa 3 metri di crepacciata. Ce l’ho fatta, ho sceso la Nord del Lyskamm! Lascio andare gli sci sul pianoro della valle del Lys e inizio a rilassarmi, mi fermo, stacco gli sci e mi siedo per terra ancora abbastanza incredulo: ho appena sceso una delle pareti più ambite del Rosa! Scatto qualche foto, bevo un sorso d’acqua e mi preparo alla vera faticata della giornata: il rientro verso il colle del Lys!».  

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