Per anni è stato lo sport ribelle della montagna. Nato lontano dagli impianti, dai tracciati e dalle porte, cresciuto su ripide pareti dove a contare sono la scelta della linea, il controllo, la fluidità e lo stile. Ora il freeride compie il passo più grande della sua storia: il Comitato Olimpico Internazionale ha approvato l’ingresso ufficiale dello sci e dello snowboard freeride nel programma dei Giochi Olimpici Invernali delle Alpi Francesi 2030.
Si tratta di una decisione destinata a cambiare il futuro della disciplina. Per la prima volta i migliori rider del mondo si contenderanno una medaglia olimpica affrontando pendii naturali, senza un tracciato prestabilito, proprio come avviene oggi nel Freeride World Tour
L’ingresso alle Olimpiadi non è arrivato per caso. È il risultato di un percorso iniziato negli anni novanta con le prime competizioni internazionali e consolidato dalla nascita del Freeride World Tour, che dal 2008 rappresenta il massimo circuito mondiale.Un’accelerazione decisiva è arrivata nel 2022, quando la International Ski and Snowboard Federation ha acquisito il Freeride World Tour, integrando ufficialmente la disciplina all’interno della federazione internazionale dello sci. Da quel momento il lavoro si è concentrato sulla costruzione di un percorso condiviso con il CIO, mantenendo però l’identità del freeride.

Le gare olimpiche si disputeranno su pendii non preparati, senza porte né tracciati obbligati, ogni atleta dovrà scegliere la propria linea e sarà valutato da una giuria secondo i criteri già utilizzati nel Freeride World Tour:
- scelta della linea;
- controllo
- fluidità
- tecnica
- salti e difficoltà complessiva
L’obiettivo dichiarato è quello di trasferire alle Olimpiadi lo spirito della disciplina senza trasformarla in qualcosa di diverso
Nel comunicato diffuso dal Freeride World Tour, il fondatore e CEO Nicolas Hale-Woods ha definito la decisione un momento storico.
«L’inclusione olimpica rappresenta il riconoscimento di decenni di lavoro da parte di atleti, organizzatori e dell’intera comunità freeride. Abbiamo sempre creduto che questa disciplina meritasse il palcoscenico più importante dello sport mondiale.»
Hale-Woods ha però ribadito anche un concetto caro a tutto il movimento: l’ingresso ai Giochi non dovrà snaturare il freeride, che continuerà a basarsi sulla lettura della montagna, sulla creatività e sulla libertà di interpretazione delle linee.
Anche il presidente della FIS, Alexander Ospelt, ha sottolineato come il freeride rappresenti una delle discipline in maggiore crescita degli sport invernali, grazie soprattutto al forte sviluppo del settore giovanile e delle competizioni internazionali.
L’ingresso nel programma olimpico porterà inevitabilmente nuovi investimenti, maggiore copertura mediatica e una crescente professionalizzazione.
Molte federazioni nazionali inizieranno infatti a creare squadre dedicate, percorsi giovanili e programmi di sviluppo. Negli Stati Uniti, ad esempio, U.S. Ski & Snowboard ha già annunciato l’inserimento ufficiale del freeride tra le proprie discipline agonistiche.
La vera sfida sarà però mantenere l’equilibrio tra spettacolo e autenticità. Il freeride è nato come espressione dello sci lontano dalle piste e dai format tradizionali delle competizioni. Portarlo alle Olimpiadi significherà trovare un compromesso capace di garantire sicurezza, giudizi trasparenti e sostenibilità organizzativa senza perdere ciò che lo rende unico.
Dopo lo sci alpinismo, che ha debuttato ai Giochi di Milano Cortina 2026, anche il freeride conquista il palcoscenico olimpico. Due discipline profondamente diverse, ma accomunate dallo stesso terreno di gioco: la montagna. È un riconoscimento importante per un modo di vivere lo sci che fino a pochi anni fa sembrava troppo libero, troppo difficile da incasellare in un regolamento olimpico. Oggi, invece, entra ufficialmente nella storia dello sport.
Resta una domanda, forse la più interessante: riuscirà il freeride a conservare la propria anima anche sotto i Cinque Cerchi? La risposta arriverà nel 2030, sulle pareti delle Alpi francesi.
© foto Freeride World Tour
