Gruppi militari, il sogno di molti atleti

Sci alpinismo e corsa in montagna rimangono marginali

Con la recente firma del decreto da parte del ministro Alfano che di fatto ufficializza la nascita del nuovo Gruppo Sportivo Nazionale dei Vigili del fuoco, sono 11 i Gruppi Sportivi Militari presenti in Italia. Al fianco delle Fiamme Gialle della Guardia di Finanza, le Fiamme Azzurre della Polizia Penitenziaria e le Fiamme Oro della Polizia, si affiancano quindi anche le Fiamme Rosse dei Vigili del Fuoco.

IL SOGNO DI MOLTI SPORTIVI – Quello dei Gruppi Sportivi Militari e dei Corpi dello Stato è un argomento ampiamente dibattuto tra i sostenitori e i contestatori della struttura di vertice dello sport italiano, o per lo meno gran parte di esso, che affida proprio nei corpi militari un ruolo di primaria importanza. Ancora oggi l’appartenenza a un gruppo sportivo statale rimane un sogno di molti giovani atleti che ambiscono a fare della loro attività sportiva una professione e per gli sport più poveri in termini di risorse e di diffusione mediatica questa rimane anche una delle poche strade percorribili per raggiungere l’ambito status di professionista. I dati sono abbastanza eloquenti specie se si parla del contesto olimpico. Ai Giochi di Londra, infatti, su 288 atleti azzurri presenti, ben 182 appartenevano a gruppi militari, ovvero il 63% del totale. Se dai 106 atleti civili si tolgono poi i 61 atleti rientranti in un ambito di sport professionistico, di tutta la delegazione azzurra di Londra rimangono solo 45 atleti, ovvero il 15%, che non svolgono la loro disciplina sportiva come professione. 

QUESTIONE DI PRESTIGIO – Quella del prestigio è una questione che può toccare gli atleti ma che può anche diventare un’importante vetrina di visibilità per gli stessi corpi militari. In questo contesto la linea di demarcazione tra lo scopo primario dei corpi militari, ovvero la promozione e l’incentivazione dello sport ad alto livello e gli interessi che ne possono derivare è estremamente sottile. Sono infatti ancora relativamente recenti le polemiche riguardanti i Giochi Olimpici di Londra 2012 in cui si verificò qualcosa da molte parti definito come il mercato degli sportivi militari. In quell’occasione, infatti, passarono alle Fiamme Azzurre, ovvero la Polizia Penitenziaria, Aldo Montano dai Carabinieri, Clemente Russo dalla Polizia e Vincenzo Mangiacapre sempre dalla Polizia. 

IL RUOLO DEL CONI – Il Coni riconosce due categorie distinte, I Gruppi Sportivi Militari e i Corpi dello Stato. Del primo fanno parte lo Stato Maggiore della Difesa, l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e il C.I.S.M. (Consiglio Internazionale dello Sport Militare). Del secondo fanno invece parte, la Polizia di Stato, la Polizia Penitenziaria, il Corpo Forestale dello Stato e i Vigili del Fuoco. Nel corso del 2012, lo stesso CONI ha elargito contributi per un totale di 3.244.000 euro, un valore sostanzialmente invariato rispetto al 2011 (3.264.000 euro). Di questi, 2.270.000 sono andati ai Gruppi Sportivi Militari e 974.000 ai Gruppi Civili. 

QUANTI ATLETI MILITARI CI SONO? – Difficile dirlo perché il CONI non riporta un elenco. Secondo i dati forniti dall’Ufficio Sport dello Stato Maggiore della Difesa, gli atleti militari tra Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, a oggi sono circa 590, quasi il 40 per cento dei quali nell’Esercito. Se a questi si aggiungono i 321 atleti della Polizia di Stato, i 221 della Guardia di Finanza, i 150 del Corpo Forestale, i 120 della Polizia Penitenziaria, il numero complessivo degli sportivi appartenenti ai Gruppi Sportivi Militari o ai Corpi dello Stato supera i 1.400 atleti.

SCI ALPINISMO E CORSA IN MONTAGNA – Considerate le due discipline dello sci alpinismo e della corsa in montagna, rientranti quindi nell’ambito di Federazioni Sportive riconosciute dal CONI, i numeri non sono dei più incoraggianti. A fronte di un numero complessivo di atleti appartenenti ai Gruppi Sportivi Militari o ai Corpi dello Stato che può essere stimato in 1.400 atleti, le due discipline in questione con 13 atleti rappresenta meno dell’1% del totale. Nel particolare si contano ad oggi 8 atleti per lo sci alpinismo (6 uomini e 2 donne) e 5 atleti per la corsa in montagna (2 uomini e 3 donne). Un numero complessivo che di fatto non ne rappresenta la portata, perlomeno in termini di diffusione.

ESERCITO E CORPO FORESTALE DELLO STATO: Il Centro Sportivo dell’Esercito e il Gruppo Sportivo Forestale sono i più attivi nell’ambito dello sci alpinismo e della corsa in montagna. Il primo annovera tra le sue fila 8 atleti impegnati nello sci alpinismo, ovvero Manfred Reichegger, Denis Trento, Matteo Eydallin,  Damiano Lenzi, Robert Antonioli, Michele Boscacci, Gloriana Pellissier e Lorenza Bettega. Il secondo, invece, annovera 5 atleti impegnati nella corsa in montagna, ovvero Marco de Gasperi, Emanuele Manzi, Antonella Confortola, Maria Grazia Roberti e Renate Rungger

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