Corso allenatori, il modulo teorico al giro di boa

Marco Mosso: 'Ci aspettiamo la nascita di gruppi di lavoro tra allenatori'

Il modulo teorico del primo corso per allenatori e assistenti tecnici di scialpinismo ha doppiato il terzo dei cinque giorni previsti in via Piranesi a Milano.
Alla fase introduttiva ha partecipato anche il colonnello Marco Mosso, comandante del Centro Sportivo Esercito di Courmayeur, che in Federazione presiede la Commissione tecnica scialpinismo.  

«Ho partecipato alla parte introduttiva perché era giusto seguire da vicino questo corso, in cui per la prima volta al mondo si va a costruire la figura tecnica dell’allenatore di scialpinismo agonistico. Il primo giorno gli argomenti riguardavano proprio l’organizzazione federale, i regolamenti tecnici e le normative e la mia funzione è stata simile a quella di un ‘moderatore-coordinatore’ dei lavori. Nel secondo si sono affrontati aspetti normativi e legali, trattati rispettivamente dal rappresentante del Corpo Forestale dello Stato e dall’avvocato».  

Proprio sulla base di selezione e sull’inquadramento di una figura così nuova si discuteva molto ancora prima dell’inizio del corso. Qual’è stato l’andamento di questa fase?

«Infatti c’è stato un confronto acceso. Rispetto al criterio di impostato della STF sono state proposte anche molte obiezioni, e il dibattito che ne è scaturito è stato senz’altro positivo perché è risultato chiarificatore. Partendo da zero, senza precedenti specifici, era inevitabile e necessario».  

Qual è il criterio adottato dalla STF per l’ammissione a questo corso e per l’inquadramento dei tecnici che ne nasceranno?

«Sono stati ammessi al corso allenatori per lo scialpinismo le figure professionali della montagna inquadrate nelle due leggi quadro nazionali: i Maestri di sci e le Guide alpine. Inoltre si sono raccolte le segnalazioni dei Comitati regionali riguardanti tecnici ‘di fatto’ già operanti nei club, e quelle figure che per risultati agonistici e meriti sportivi avrebbero portato un patrimonio di conoscenze tecniche e passione, che tra l’altro, in un ‘corso zero’, vanno condivise tra partecipanti e personale tecnico formatore.  Le due figure professionali, già titolate nei rispettivi ambiti, si qualificheranno come Allenatori di scialpinismo, mentre i non professionisti come Assistenti tecnici federali. Potranno operare solo nella struttura federale, cioè fino ai Comitati».  

Come rispondete a chi è stato escluso da questo primo corso, pur possedendo i requisiti di ammissione richiesti?

«Dovevamo stabilire un criterio, e quando si stabilisce un criterio qualcuno ne risulta soddisfatto ed altri scontenti. In questo specifico caso è stata utilizzata la famosa lista di coloro che due anni fa avevano fatto richiesta di ammissione sul vecchio ‘bando’ per un corso che poi non aveva avuto seguito. Più le segnalazioni dei Comitati regionali e gli atleti di Coppa del mondo per almeno tre anni. Certamente non sono state fatte scelte ‘ad personam’».  

A quando il prossimo corso, quindi?

«E’ prevedibile un prossimo corso, possibilmente già nel prossimo autunno, in cui i docenti saranno proprio gli Allenatori titolati nati con questo. Ci aspettiamo la nascita di gruppi di lavoro formati dai futuri docenti, che definiscano i contenuti tecnici e didattici per i prossimi corsi. Se questo processo proseguisse come nei progetti, l’Italia confermerebbe il proprio tradizionale ruolo-guida in questa disciplina e alla fine ne trarrebbe vantaggio tutto il movimento, dalla competizione al touring».      

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