Design outdoor: il difficile equilibrio tra funzione e look
Intervista al responsabile dei Prowinter Award 2026 dedicati al mondo outdoor
Cresce l’attesa per l’assegnazione dei Prowinter Award, i riconoscimenti assegnati da una giuria multidisciplinare nell’ambito della manifestazione in programma a Bolzano dall’11 al 13 gennaio. I premi riguardano i prodotti del mondo dello sci e dell’outdoor e si basano su un sistema di valutazione articolato in sette criteri: innovazione, vendibilità, tecnologie, design, funzionalità, storytelling e responsabilità ambientale, quest’ultima introdotta come novità per l’edizione 2026.
Per i premi del mondo outdoor, la giuria è guidata da Fabio Deon, professionista con una lunga esperienza nella progettazione di prodotto e fondatore di uno studio di design e consulenza attivo dal 1996. Il criterio legato alla responsabilità ambientale è stato inserito con un coordinamento tecnico dedicato, mentre Deon porta nel confronto anche il punto di vista maturato nel lavoro quotidiano con le aziende e nel ruolo di componente del direttivo della Fondazione Sportsystem.
L'introduzione della sostenibilità come criterio si inserisce in una discussione più ampia e importante, all'interno di un mondo che non può più permettersi di “non essere sostenibile”, almeno a livello di comunicazione. Come avete affrontato l'argomento?
«L’introduzione della responsabilità ambientale come criterio di valutazione nasce dalla volontà di avviare un percorso serio e credibile. In questa fase il suo peso all’interno del giudizio complessivo è stato volutamente calibrato: non per ridurne l’importanza, ma per accompagnare il settore in una fase di crescita e di maggiore consapevolezza.
La sostenibilità è un tema complesso, che coinvolge materiali, processi produttivi, prestazioni, costi e durata del prodotto. Proprio per questo non ci siamo limitati a una lettura puntuale del singolo articolo, ma abbiamo cercato di osservare anche la visione complessiva dell’azienda e l’attenzione reale che dimostra verso questi aspetti.
L’obiettivo non è creare una distinzione rigida tra chi è già strutturato e chi è all’inizio di questo percorso, ma stimolare una riflessione condivisa e positiva, destinata a diventare sempre più centrale nel tempo».
Come viene fatta la selezione dei prodotti e come è composta la giuria?
«La giuria ha avviato una selezione particolarmente rigorosa, che considero un segnale di qualità e di attenzione verso il valore dei prodotti premiati. Il livello delle candidature è stato elevato e questo ha richiesto un lavoro di valutazione approfondito, basato su criteri chiari e condivisi.
Il valore dei Prowinter Award sta anche nella pluralità delle competenze presenti in giuria: esperti di prodotto, professionisti che operano sul campo e rappresentanti del mondo retail. Questo permette di leggere il prodotto in modo completo, tenendo insieme progetto, funzione e reale utilizzo».
Il design riveste un ruolo importante nei prodotti del mondo outdoor, sia sotto l'aspetto funzionale che sotto quello del look puro. Sulla base di quali principi valutate questo aspetto?
«L’outdoor è, per sua natura, il mondo del design funzionale: la forma nasce dalla funzione. Allo stesso tempo è evidente che oggi una parte crescente di consumatori, anche nei negozi specialistici, è molto attenta all’estetica, alle proporzioni e al linguaggio visivo dei prodotti.
Questo non significa mettere in secondo piano la tecnica, che resta imprescindibile, ma riconoscere che il mercato si sta evolvendo. I produttori di prodotti tecnici sono chiamati sempre più a dialogare anche con questi nuovi codici, mantenendo però intatta la qualità progettuale. In questo senso il design diventa un elemento di sintesi tra funzione, identità e vendibilità».
E l'aspetto prestazionale?
«Parliamo di prodotti destinati ad ambienti dove la prestazione è fondamentale. Allo stesso tempo credo che, come è successo per la sostenibilità, anche il concetto di performance sia stato talvolta semplificato nella comunicazione.
La vera prestazione è quella che risponde a un’esigenza reale, che funziona nel tempo e che nasce da un progetto coerente. Non è solo una questione di spingere il limite tecnico, ma di offrire soluzioni affidabili, comprensibili e realmente utilizzabili sul campo».
Dove ci sono gli esempi più interessanti di design e innovazione in questo momento?
«Gli esempi più interessanti di innovazione emergono spesso dove il design è chiamato a risolvere problemi concreti: ergonomia, protezione, integrazione di materiali avanzati, sistemi che migliorano l’esperienza dell’utente in modo reale.
È in questi ambiti che il design esprime il suo valore più autentico, traducendo complessità tecnica in funzionalità, semplicità d’uso e affidabilità nel tempo».
Un’altra traversata delle Alpi con gli sci
Thomas Séramour è partito dall’Austria il 31 dicembre: direzione Mentone, in Costa Azzurra
Si chiama Thomas Séramour, è un accompagnatore di montagna francese e lo scorso 31 dicembre è partito da Losenheim, in Austria, per la traversata delle Alpi in compagnia della collega Elisa. Punto d’arrivo: Mentone, in Costa Azzurra.
I numeri? 1.650 km e 120.000 m D+. Thomas, che secondo gli ultimi aggiornamenti è arrivato all'ottava tappa, a Eisenert, prevede 22 notti in tenda, 44 in bivacco, 8 in rifugio e 22 a valle. Peso medio dello zaino: 18 kg. Séramour non è nuovo imprese simili: nell’estate 2020 ha attraversato a piedi le Alpi, dal Lago di Ginevra a Nizza, per un totale di 580 km e 34.000 m D+.

Nel 2018 Bernhard Hug, David Wallmann, Philipp Reiter e Janelle e Mark Smiley avevano realizzato la traversata da Vienna a Nizza (Red Bull Der Lange Weg, 1.721 km e 90.000 m D+) in 36 giorni, sulle tracce del team austriaco del 1971 composto da Robert Kittl, Klaus Hoi, Hansjörg Farbmacher e Hans Mariacher. La versione italiana della traversata, da Tarvisio al Col di Nava, per un totale di 1.700 km e 136.000 m D+, è stata portata a termine nel 1956 dal gruppo formato da Fortunato Donini (alternatosi ad Alberto Righini, fermato da un congelamento), Catullo e Bruno Detassis e da quello di Walter Bonatti, Luigi Dematteis, Alfredo Guy e Lorenzo Longo. I due gruppi erano partiti separatamente per poi firmare un accordo per proseguire insieme fino al Col di Nava, pur mantenendo autonomi i due team.
© Thomas Séramour
Regali di Natale: RAB Microlight Jacket

Si cerca sempre di più il capo versatile, da usare per le nostre passioni outdoor, ma anche in viaggio e, perché no, in città. Microlight Jacket di RAB è una giacca in piuma leggera (407 g) da usare ogni giorno, che si stia andando in falesia, in vetta o ovunque nel mondo. E un'idea interessante per i regali di Natale. Indicata in particolare per arrampicata ed escursionismo, è perfetta per un utilizzo tutto l'anno e per avere un ingombro minimo, è facile da indossare a strati o da riporre nello zaino. È realizzata con micro-baffle su corpo e spalle, mentre i baffle nano più piccoli sotto le braccia migliorano la traspirabilità. Imbottita in piuma e rifinita con tessuto esterno in nylon riciclato Pertex Quantum (è riciclata anche la fodera in poliammide), è leggera, traspirante, calda e antivento. Tra le feature, collo alto per proteggersi dal vento in cresta e tre tasche con zip per tenere gli oggetti essenziali sempre a portata di mano. L'isolamento è in piuma riciclata 700 fill-power con trattamento idrofobico Nikwax (resistente all’acqua).
Caratteristiche tecniche:
• I tessuti in nylon ripstop Pertex® Quantum sono morbidi e comprimibili
• Costruzione a baffle micro e nano differenziati, tramite cuciture passanti
• Colletto aderente imbottito in piuma
• Tasche per le mani con zip YKK® e ampia tasca sul petto con zip
• Polsini elasticizzati internamente e orlo regolabile con cordino
• Isolamento: piuma riciclata 700 fill-power con trattamento idrofobico Nikwax (resistente all’acqua) — 134 g nella taglia L
• SS23 – colore Light Khaki: tutte le tirette delle zip saranno aggiornate al colore Sahara. Anche il logo Rab e le piume verranno aggiornati allo stesso colore
• Vestibilità: Regular
• Lunghezza centro schiena (taglia L): 76 cm / 30 pollici
• Tessuto principale: nylon riciclato 30D Pertex Quantum, 50 g/m², con DWR
• Composizione: 100% poliammide riciclata esterna, con fodera 100% poliammide riciclata
• Fodera: nylon riciclato 20D, 38 g/m²
• Peso: 407 g
Fondata nel 1981 nel cuore delle spedizioni alpinistiche britanniche, Rab è oggi riconosciuta a livello internazionale per la qualità, l’innovazione tecnica e un approccio responsabile alla produzione. Ogni prodotto è creato per resistere agli ambienti più estremi, con una cura dei dettagli che nasce dall’esperienza reale di chi la montagna la vive ogni giorno.
Alla base ci sono anche valori come la sostenibilità e la trasparenza. Rab continua a innovare con progetti come le Material Facts, schede che raccontano in modo chiaro l’impatto ambientale di ogni prodotto impegnandosi a diffondere questa consapevolezza e promuovendo una cultura dell’outdoor più responsabile. La montagna è fatta di legami forti, di fiducia e di visione e il claim The Mountain People contiene tutte queste caratteristiche.
Alpe Adria Trail - il Carso Triestino d’autunno
© Elisa Bessega
Da Duino a Muggia a passo di trekking
La stagione fredda, sul Carso, ha un modo di proporsi tutto suo: temperature miti, luce radente libera da grandi ostacoli e sentieri poco affollati. Non servono voli intercontinentali o programmi complicati per scoprire territori autentici: bastano un paio di amiche, quattro giorni liberi, uno zaino leggero e il sentiero giusto al momento giusto. Abbiamo seguito l’Alpe Adria Trail dal Golfo di Trieste a Muggia passando per il Carso, e abbiamo scoperto quanto questo tratto sia perfetto proprio fuori stagione: logistica semplice, distanze gestibili, paesaggi che cambiano rapidamente. Un piccolo viaggio d’autunno, quando il sommaco accende tutto di rosso e colli e coste si svuotano di rumore.
Dal ghiacciaio al mare
L’Alpe Adria Trail è un percorso di lunga percorrenza che collega Austria, Slovenia e Italia attraverso 43 tappe di media distanza per un totale di 750 km. Non è un trekking estremo e non richiede preparazioni particolari: la sua filosofia è quella del valorizzare il territorio attraverso tappe godibili e ben segnalate, facilmente collegate a paesi o punti di accesso ai servizi. I camminatori scelgono di affrontarne una sezione alla volta, molti tornano ogni anno a completarne un tratto diverso, i pochissimi più avventurosi lo tentano nella sua interezza
La sezione che va da Duino a Muggia è quella finale del percorso, una delle più accessibili e più godibili anche d’inverno, quando il territorio si mostra nella sua versione più autentica.

Duino – Prosecco
Partiamo da Duino con il Castello che sorveglia il golfo, il Sentiero Rilke a picco sopra le falesie e le prime folate di Bora che portano il profumo del mare prima ancora che lo si veda. È uno di quei tratti estremamente panoramici che conosci già dalle foto, ma dal vivo ha tutt’altra profondità. In autunno, fuori stagione, ci muoviamo con calma, approfittando dei punti in cui la vegetazione si apre e la costa si mostra intera, da Grado all’Istria.
Prima di arrivare a Prosecco ci concediamo una breve deviazione in un’osmiza, uno di quei locali tipici dell’altipiano del Carso. Qui non si cercano piatti ricercati: uova sode, formaggi, affettati, vino della casa. Una sosta essenziale e autentica, perfetta per spezzare la giornata.
Prosecco – Lipica
Da Prosecco si imbocca la Napoleonica, uno dei tratti più riconoscibili del Carso triestino. Non serve cercare punti panoramici: il ciglione offre una vista costante su Trieste e sul golfo mentre si cammina tra runner, qualche bici e gli arrampicatori appesi alle pareti di roccia sopra la strada.
A Basovizza approfittiamo di un’apertura straordinaria per visitare il centro didattico naturalistico, punto di riferimento culturale della zona – al momento chiuso stabilmente ma meritevole di una sosta quando riaprirà. Da qui si entra in una porzione di Carso più boscosa fra un piccolo paese e l’altro. Qui la camminata diventa più regolare e si presta bene alle pause gastronomiche: la carsolina, il kranz, i dolci delle panetterie locali.
Lipica – Bagnoli – Val Rosandra
L’area di Lipica introduce una dimensione diversa: prati ampi, spazi aperti, un paesaggio più disteso. È un buon punto per iniziare la giornata, con luce piena già dal mattino. Poco dopo, il sentiero entra nella Val Rosandra, che cambia completamente registro. Una lunga e ampia gola solcata dal torrente Rosandra a fondo valle. Il sentiero percorre inizialmente il versante destro lungo i resti dell’antico acquedotto romano, attraverso gallerie e porzioni di antiche murature, forse la parte più interessante dal punto di vista paesaggistico e fotografico. Si scende poi verso il fondovalle, per risalire in costa il versante opposto lungo un sentiero più tecnico ma mai faticoso, che termina nel piccolo paesino di Bagnoli della Rosandra.
Bagnoli della Rosandra – Muggia
L’ultima tappa ha un carattere diverso: più urbano ma comunque interessante dal punto di vista del passaggio progressivo dal Carso al mare. A Muggia, il centro storico si sviluppa attorno al porticciolo, con viuzze pedonali e architetture di impronta veneziana. Una breve visita alla Casa Museo Beethoveniana aggiunge una nota culturale prima della sosta finale: un bicchiere di vino e qualche cicchetto in riva al mare.

Per rientrare a Trieste utilizziamo il traghetto Delfino Verde. Pochi minuti di navigazione permettono di guardare dall’acqua la dorsale costiera attraversata nei giorni precedenti: una sintesi visiva spettacolare con le ultime luci del tramonto, perfetta per chiudere il nostro breve viaggio. Un percorso facile, con il mare da un lato e il Carso dall’altro, che forse nei mesi freddi mostra la sua forma più nitida e autentica.
Centro prenotazioni Alpe Adria Trail in Friuli Venezia Giulia
Consorzio del Tarvisiano
Tel.: +39 0428 2392
E-mail: consorzio@tarvisiano.org
L’Italia si candida a capitale delle fiere Outdoor
A tu per tu con Geraldine Coccagna, brand manager di Prowinter
La fiera Prowinter, in programma dall’11 al 13 gennaio a Bolzano, si candida sempre più a evento invernale b2b di riferimento per il mondo dell’outdoor. Un’esposizione che, dopo 26 edizioni, si trova in una posizione privilegiata nel panorama fieristico europeo di settore, mentre altri eventi hanno subito trasformazioni profonde e sono in difficoltà. «Abbiamo sempre cercato di essere concreti nell’offerta: costi abbordabili, un target molto definito, legato alla montagna, e soprattutto abbiamo sempre dialogato con le aziende. Anche il cambio di data di qualche anno fa è il frutto della collaborazione con le principali aziende espositrici, fino a ora siamo riusciti a interpretare bene le esigenze dei marchi» esordisce Geraldine Coccagna, brand manager dell’evento di Bolzano, con la quale abbiamo fatto il punto sulle principali novità e i trend.
C’è qualche mercato europeo su cui puntate di più?
«Abbiamo puntato sulle aree vicine di lingua tedesca, Austria e Germania soprattutto, poi la Scandinavia, che si è sempre mossa per venire a ISPO e ora ha scelto Prowinter come fiera di riferimento. Crediamo anche nei Paesi dell’Est: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia. Sono già clienti importanti per le nostre località sciistiche e ci sono diversi marchi del settore, però non hanno una fiera di riferimento».
Anche nel 2026 riproporrete i Test Days di Carezza. Cosa avete imparato dall’esperienza di questi anni e quali novità ci sono?
«Le decisioni strategiche le sta prendendo il Pool Sci Italia. Nella prima edizione avevamo inserito anche lo scialpinismo, ma le aziende che hanno esposto hanno segnalato che in tre giorni il programma era troppo intenso e i negozianti coinvolti erano interessati prevalentemente ai prodotti da pista. Dall’anno scorso, concentrandosi solo sugli sci da pista, si è lavorato meglio e la risposta dei negozianti è stata positiva. Avere i test e la fiera insieme ha richiesto un impegno da parte dei punti vendita, però in pochi giorni hanno avuto la possibilità di concentrare tutte le attività».
Dall’anno scorso avete aperto all’outdoor. Quanto incide sulla crescita della fiera questo segmento?
«Già l’anno scorso la collaborazione con l’Italian Outdoor Group è stata molto utile. Da questa edizione apriremo per la prima volta anche un secondo padiglione interamente dedicato all’outdoor con 90 espositori (130 nel settore dedicato allo sci in pista). Possiamo dire che il 40% della fiera è già legata al mondo outdoor. Aprendo il secondo padiglione abbiamo registrato un aumento di 50 espositori rispetto all’anno scorso. Il 30% di tutti gli espositori presenti sono stranieri».
Siete nati come fiera del noleggio, qual è lo stato di salute del segmento in Italia?
«Con il nostro osservatorio Prowinter Lab abbiamo un rapporto diretto con il settore: c’è sempre più qualità. Il numero dei noleggi, soprattutto dopo la pandemia, è diminuito, però molti negozi hanno fatto un salto nella digitalizzazione e nella qualità dei prodotti e dell’esperienza proposta. Credo che in futuro ci sarà sempre più polarizzazione attorno alle strutture più grandi e qualitative, è un’evoluzione normale del mercato. Quello italiano è cresciuto e si è avvicinato ai più maturi, come la Francia, anche grazie alla sempre maggiore presenza di turisti in arrivo da lontano, in aereo, nelle località sciistiche».
Vedete qualche attività più in salute e altre in difficoltà tra gli sport outdoor invernali?
«Lo sci alpino tiene, lo scialpinismo ha avuto un trend positivo e un boom con la pandemia, poi la crescita si è arrestata per effetto di questo grande boom, ma i numeri sono sempre importanti ed è una realtà dinamica. Lo snowboard è stabile, forse in leggera crescita: anche in questo caso c’è stato un boom con il Covid, che ha cannibalizzato la crescita negli anni successivi. Lo sci di fondo ha una presenza costante in fiera».
Il mondo cambia in modo sempre più veloce, come sarà il panorama fieristico outdoor tra cinque anni?
«Come non so, dove sarà, in Italia. Ci candidiamo a capitale dell’outdoor grazie alla fiera Outdoor di Riva del Garda, che ha appena fatto un accordo con l’European Outdoor Group per diventare la fiera di riferimento estiva. Noi abbiamo il pieno supporto dell’Italian Outdoor Group e dei marchi scandinavi, ma abbiamo contatti con diversi altri outdoor group nazionali. Non crediamo che Amsterdam, nuova sede di ISPO dal 2026, potrà diventare facilmente un riferimento per il panorama degli sport invernali. È importante fare sistema, per fortuna con gli organizzatori degli Orbdays di Riva abbiamo una bella collaborazione, ma anche con il Pool Sci Italia e le organizzazioni nazionali, noi ci crediamo».
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SkiAlpXperience, l'evento non evento
Gite tra Valle d'Aosta e Valle Maira, una targhetta in vetta, un selfie, un hashtag e un contest in app.
La nuova moda con sci e pelli ai piedi che è stata premiata anche da Legambiente
La montagna non ha bisogno di un altro evento con l’arco gonfiabile alla partenza. SkiAlpXperience l’ha capito e ha fatto il contrario: una targhetta in vetta, un selfie, un hashtag. Fine. Tutto il resto è neve, fiato e linee da scegliere senza nessuno che ti dica quando partire o come arrivare.
Nato nel 2021 in Valgrisenche, in pochi anni è diventato un format che funziona proprio perché non pretende niente. Sali quando vuoi, con quello che vuoi, (sci, split, ciaspole o piedi) scatti la foto e la pubblichi con #skialpxperience. Nessuna gara, nessuna classifica, nessuna ansia da prestazione. Solo il piacere di muoversi. Ed è bastato questo per trasformare una semplice idea in un linguaggio comune per migliaia di skialper.
Oggi l’evento coinvolge nove località valdostane, da Rhêmes a Bionaz, da La Thuile a Valsavarenche, passando per La Salle, Ollomont, Saint-Pierre e Aymavilles. E nel 2026 fa un salto oltre confine, conquistando la Valle Maira. Una delle culle più selvagge dello scialpinismo piemontese, perfetta per un progetto che vive di silenzi, spazi e tracce pulite. Gli itinerari occitani si aggiungono a quelli valdostani dando al format un sapore ancora più crudo e autentico.

Per l’edizione 2026 entra in gioco anche Niva, scelta come piattaforma ufficiale del progetto: uno strumento leggero che permette di consultare gli itinerari, incrociare altri partecipanti, condividere informazioni sulle condizioni e tenere traccia delle salite fatte durante la stagione, senza snaturare lo spirito libero dell’iniziativa. L’app è gratuita e al suo interno sono già caricate le tracce di tutti gli itinerari di Skialp Xperience. Insieme alla traccia gpx scaricabile si trova anche una descrizione dell’itinerario e una legenda con difficoltà, dislivello e altri dati tecnici. L’app serve anche per iscriversi al contest e segnalare tutti gli itinerari che si sono percorsi durante l’inverno. In più offre una chat della community di Skialp Xperience nella quale si possono trovare info su condizioni, meteo e neve.
I numeri spiegano meglio di qualsiasi slogan perché SkiAlp Xperience
SkiAlp Xperience resta così. Un pretesto intelligente per uscire di casa e salire una montagna. Una targhetta alla volta. E un promemoria semplice. La bellezza della neve non ha bisogno di un podio. Solo di qualcuno che abbia voglia di andarci.
Prowinter diventa sempre più internazionale
Appuntamento a Fiera Bolzano dall’11 al 13 gennaio. Ci sarà anche lo Scandinavian Village.
La fiera Prowinter di Bolzano è diventata l’appuntamento B2B di riferimento per il mondo dell’outdoor e degli sport invernali. L’appuntamento per il 2026 è a Fiera Bolzano da domenica 11 a martedì 13 gennaio (ventiseiesima edizione) con un format rinnovato, sempre più internazionale.
Tra le novità, l’apertura di un intero padiglione, che ospiterà lo Scandinavian Village, accanto all’Italian Outdoor Village. Un simbolo concreto dell’incontro tra Nord e Sud dell’Europa, dove le eccellenze internazionali del settore potranno confrontarsi in un unico momento e spazio.
Tra le altre novità del 2026 anche la partecipazione di numerosi marchi internazionali che esporranno direttamente con le proprie sedi centrali, e non più solo attraverso distributori o rivenditori italiani. Stöckli, Kästle, Ziener, Reusch, Hestra e Montura sono solo alcuni dei nomi che hanno già confermato la propria presenza con stand ampliati e team europei, rafforzando così l’identità sempre più globale di Prowinter. Una scelta che rende la fiera altoatesina un punto di riferimento anche per i professionisti di Germania, Austria, Scandinavia, area Benelux e Est Europa, interessati a incontrare direttamente i decision maker delle aziende.

©Marco Parisi
Un altro forte focus di questa venticinquesima edizione sarà la sostenibilità. Fiera Bolzano, già certificata EarthCheck Silver, prosegue il proprio percorso per diventare il centro espositivo più sostenibile d’Italia, integrando principi ESG in ogni fase organizzativa dell’evento. Durante Prowinter 2026, si terranno due importanti appuntamenti dedicati alla tematica nella filiera degli sport invernali: il Winter Sports Sustainability Network Meeting e lo Ski Industry Climate Summit (hosted by Atomic in collaborazione con Protect Our Winters Europe - POW e Wintersports Sustainability Network - WSN), che riuniranno aziende, esperti e istituzioni per discutere strategie e buone pratiche per il futuro del settore.
Inoltre, il Prowinter Award 2026, giunto alla quarta edizione, introdurrà per la prima volta un membro esterno della giuria dedicato alla valutazione della sostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi: un segno concreto dell’impegno verso un approccio sempre più responsabile e trasparente. Continua anche l’esperienza dei Prowinter Test Days, powered by ITASnow e organizzati da Pool Sci Italia, in programma lunedì 12 e martedì 13 gennaio a Carezza, che rimangono uno dei momenti più attesi della manifestazione, dove oltre 250 professionisti potranno provare in anteprima le novità della stagione 2026/2027.
A completare il programma, il Prowinter Party, evento aperto a tutti gli espositori e visitatori, che animerà la prima serata di manifestazione con sessioni di networking, pensate per favorire scambio e ispirazione tra aziende, professionisti e media di settore. Da evento dedicato principalmente al noleggio, Prowinter si è evoluta fino a diventare una fiera B2B di riferimento per l’intera filiera della montagna d’inverno. I ticket sono già disponibili online sul sito Prowinter.it
Per Vedrines, Lustenberger & co arriva l’Advanced Mountain Kit
Una collezione di 24 pezzi firmati The North Face per spedizioni e imprese al limite
Fa parte della Summit Series (che festeggia 25 anni) e si chiama Advanced Mountain Kit la nuova collezione nella collezione The North Face dedicata agli atleti élite. È una gamma di 24 pezzi tra abbigliamento, attrezzatura e calzature, pensata progettata con un’attenzione particolare a peso, vestibilità, comprimibilità e durata e si profila come il sistema tecnicamente più avanzato del brand per le spedizioni fast & light in alta quota.
Una collezione Athlete Tested, Expedition Proven visto che i prototipi sono stati utilizzati da diversi membri del team di atleti The North Face, tra cui Benjamin Védrines sul K2 e Christina Lustenberger nella prima discesa con gli sci sulla parete Sud del Mount Robson.
Kit specifico per donna
Le donne hanno da tempo infranto barriere sulle vette più alte del mondo, ma fino a oggi non avevano mai avuto un kit progettato specificamente per le loro esigenze. L’Advanced Mountain Kit è stato sviluppato in collaborazione con Christina Lustenberger e Chantel Astorga, e presenta modelli su misura e mappature termiche basate su test specifici per il corpo femminile.

Teoria del layering
Il nuovo Advanced Mountain Kit si basa su un sistema modulare di stratificazione che garantisce la massima versatilità in un’ampia gamma di attività alpine, tra cui lo scialpinismo. Gli atleti possono aggiungere o rimuovere facilmente gli strati per adattarsi ai cambiamenti climatici, mantenendo il controllo preciso su calore, protezione e mobilità anche negli ambienti più difficili.
Innovazione nei materiali
Il kit integra una serie di tecnologie proprietarie sviluppate per migliorare la resistenza senza compromettere leggerezza e comprimibilità. I filati Spectra, più resistenti dell’acciaio, garantiscono una durata eccezionale nei tessuti ultraleggeri, mentre l’isolamento Cloud Down elimina i punti freddi e offre ora una maggiore versatilità nelle versioni mid-loft.
La nuova membrana FUTURELIGHT elettrofilata garantisce impermeabilità e traspirabilità prive di PFAS, rinforzata con Spectra e Nanoreflect per una protezione e una termoregolazione senza precedenti. L’isolamento 50/50 migliora l’efficienza termica grazie a un esclusivo rivestimento in alluminio-titanio che riflette il calore corporeo, mentre il nuovo DotKnit Wool combina le proprietà naturali della lana – controllo degli odori e prestazioni termiche – con una gestione ottimale dell’umidità per il massimo comfort a contatto con la pelle.

Una collezione completa per le condizioni più estreme
La collezione da 24 pezzi copre l’intera gamma di esigenze per le spedizioni alpine più impegnative: dagli strati isolanti ultraleggeri come il Cloud Down Parka e la 50/50 Hoodie, alla protezione impermeabile dei gusci FUTURELIGHT, fino ai baselayer tecnici DotKnit Wool e all’attrezzatura da spedizione come lo zaino Summit Advanced Pack, il Duffel da 135 litri, la tenda Assault 2 e il sistema di riposo SUPERLIGHT. Non mancano gli scarponi Summit Verto FA, con chiusura BOA e due paia di fodere DotKnit™ intercambiabili permettono una regolazione ottimale della temperatura sia in ambienti freddi che caldi. Ogni elemento è stato progettato con un unico obiettivo: prestazioni ai massimi livelli negli ambienti più estremi del pianeta.
© Mathis-Dumas - The North Face
Gente di Montagna
Una new entry e tante conferme nello Scott Winter Pro Team
Chi vive la montagna ne conosce i ritmi, ne rispetta la forza, ne ascolta i segnali. Ama la natura senza reclamarla, accoglie le stagioni con umiltà e si lascia guidare ogni giorno da ciò che l’ambiente restituisce. È uno spirito libero, curioso, avventuriero. Parte da questa idea il concept dello Scott Winter Pro Team per la stagione 2025/26, al claim di Gente di Montagna.

Il team si conferma una risorsa fondamentale per Scott sia sul campo sia nella comunicazione del marchio. Nel 2026 c’è una new entry: Nicolò Bugatti, freerider. Gli altri sono Andrea Rosà, Guida alpina; Luca Truchet, freerider; Andrea Cismondi, Maestro di sci; Roberto Parisse, Maestro di sci e Gianandrea Lecco. I membri del team incarnano i valori di Scott in ogni attività sul campo e la loro presenza agli eventi organizzati dal marchio rafforza il legame con le comunità locali. Sul fronte sci, l'attenzione si concentra sulle famiglie Explorair e S.E.A. che saranno montate con attacchi di powered by ATK per garantire sicurezza, leggerezza e prestazioni. «Il Pro Team è un tassello importante all’interno della strategia marketing di Scott – afferma Nicola Gavardi Pr & Communication Manager Scott – Siamo sempre alla ricerca di persone che vivano con autenticità il nostro mondo e lo possano raccontare in modo diretto ispirando i consumatori e favorendo i contatti con la nostra rete vendita. Il Team Ambassador è un progetto di visibilità ma anche un valore aggiunto per promuovere la linea SCOTT Winter a livello B2B e B2C».
Curioso il servizio fotografico realizzato con il team presso l’agriturismo Ferdy Wild, in Val Brembana, nei colori autunnali.

© Stefano Vedovati
Lo sci-alpinismo (rigorosamente con il trattino) di Toni Gobbi
In un libro del nipote Oliviero ricordi e aneddoti dell’organizzatore delle Settimane nazionali sci-alpinistiche di alta montagna, uno dei padri dello skialp italiano.
L’altarino dei personaggi che ci hanno ispirato nello sci lontano dalle piste è sempre piuttosto affollato. Ci sta Fridtjof Nansen, ovviamente, e altrettanto ovviamente dobbiamo fare posto a Fosco Maraini, tra i primi a portare con sé, sulle montagne himalayane, gli sci per motivi puramente ludici. Ma in prima fila non può esserci che Toni Gobbi, il quale ha reso fruibili a un pubblico decisamente più ampio i grandi raid che sembravano riservati a pochi fuoriclasse. Fosco e Toni, nati a due anni di distanza l’uno dall’altro, si sono conosciuti, non ho idea se abbiano sciato uno accanto all’altro, ma hanno salito montagne assieme e contribuito, entrambi, alla riuscita della spedizione al Gasherbrum IV, mettendo le basi per l’ascensione di Walter Bonatti e Carlo Mauri nel 1958. Ma la guida Toni Gobbi aveva già cominciato nel 1951 a organizzare haute route sciistiche con gruppi di clienti sempre più numerosi. Cominciò dalla Chamonix-Zermatt, che francesi e svizzeri avevano cominciato a percorrere fin dagli anni Venti. E nel 1933 Leon Zwingelstein ne fece un tratto fondamentale della sua fantastica cavalcata sulle Alpi con gli sci. Fu la prima delle Settimane nazionali sci-alpinistiche di alta montagna che proseguirono costantemente fino alla sua scomparsa, nel 1970. Il suo era uno scialpinismo con il trattino, sci-alpinismo, e quel trattino non è solo un vezzo: «È un vero sciatore alpinista – spiega – colui che trova il piacere della salita, la gioia della vetta, la soddisfazione della discesa. Questi sono i tre punti ed io voglio che colui il quale fa dello sci-alpinismo con me lo faccia in completezza, in tutte e tre le parti». Alla Chamonix-Zermatt seguirono decine di altri raid, alcuni raccolti da uno dei partecipanti, Luigi Zobele, in una guida edita nel 1975 da Tamari, Sci-alpinismo nelle Alpi (ancora con il trattino). E tanti altri lontani dalle Alpi, dalla Groenlandia all’Elbrus, fino al progetto del Damavand, che si sarebbe dovuto concretizzare proprio l’anno della sua morte.
La traccia di Toni è il libro che il nipote Oliviero Gobbi ha scritto assieme a Gian Luca Gasca, partendo dagli scatoloni di documenti e fotografie trovati a casa della nonna (Rizzoli, pp. 240, euro 35: sarà presentato lunedì 15 dicembre alle 21 al Circolo dei Lettori di Torino, in un incontro organizzato dalla Libreria La Montagna). Un volume che per la prima volta mette a fuoco a tutto tondo un protagonista della montagna che non ha avuto - ingiustamente - la notorietà di altri suoi coetanei, altri che hanno lasciato segni coevi sulla neve e la roccia. Toni era nato nel 1914 a Pavia ma già a otto anni con la famiglia si era trasferito a Vicenza. Ed è lì, sulle Piccole Dolomiti, che nasce e cresce il suo amore per l’arrampicata, l’alpinismo, poi lo sci. Il padre è avvocato e anche lui sembra destinato alla stessa carriera. Nel 1940 si laurea, ma c’è da fare il servizio militare e nel frattempo scoppia il secondo conflitto mondiale. Istruttore di alpinismo alla Scuola militare alpina di Aosta, finisce sulle montagne valdostane a difendere la patria in una guerra in cui non viene sparato manco un colpo (c’è anche Mario Rigoni Stern da quelle parti). Fa pratica legale ad Aosta ma prosegue anche, sempre più coinvolto, la frequentazione delle montagne, sulle Alpi occidentali e le Piccole Dolomiti. Il motivo per cui resta in Valle d’Aosta, però, non è solo alpinistico, ma sentimentale. Nel ’43 incontra Romilda Bertholier, biondissima maestra elementare a Courmayeur, se ne innamora e nel ’45 la sposa. Diventa Guida alpina nel frattempo, poi Maestro di sci. Le ascensioni sono un lavoro, un piacere e una condivisione con Romilda, capace alpinista e sciatrice (sarà tra le prime, assieme al figlio Gioachino, a scendere la parete nord del Monte Bianco con gli sci).

Lasciamo alle pagine del libro il racconto della carriera di rocciatore, tra cui l’apertura della formidabile via – cui aspirava l’intera comunità alpinistica – al Grand Pilier d’Angle, assieme a Walter Bonatti, per concentrarci invece sulla sua traccia nella neve. L’approccio allo sci – allo scialpinismo, ovvio – era allo stesso tempo tradizionale e innovativo. Se all’epoca si guardava agli attrezzi come a un ausilio per la salita, mentre in discesa ogni santo aiutava, Gobbi chiedeva al suo cliente «una buona padronanza tecnica (…): deve cioè essere ben impostato nella posizione di discesa in linea diretta e diagonale, saper usare con padronanza dérapage e saper curvare con tranquillità e scioltezza a stem-Christiania (non bastano dunque le curve a spazzaneve!)». Così scrive nei suoi appunti destinati a essere stampati sui fascicoli in cui, anno dopo anno, presentava le sue Settimane. E ancora: «Occorre soprattutto che egli sia sicuro di curvare là dove ha deciso di curvare e là dove bisogna curvare e che egli sappia perciò, in nome della massima sicurezza, seguire fedelmente il tracciato del proprio capo-gruppo». Non era solo un retaggio della propria educazione militare ma, come ricorda un suo cliente che gli si affidò alla fine degli anni Sessanta, Leonardo Lenti, «la traccia sia in salita sia in discesa era un compito rigorosamente suo, e tutti dovevano seguirlo senza indugio sia in salita sia in discesa. Questo sia per questioni di sicurezza, sia per non turbare l’estetica del pendio vergine. Quando si arrivava in fondo, Gobbi riguardava il pendio su cui si era sciato ed era palesemente soddisfatto della bella traccia, ben fatta».

Toni Gobbi se ne andò, ad appena cinquantacinque anni, travolto da una valanga sul Sassopiatto, assieme a tre clienti di un gruppo che partecipava alla Haute Route dei Monti Pallidi. «Il gran capo ha pagato di persona – scrisse Giorgio Bocca in un accorato articolo su Il Giorno – L’ultima lezione alpinistica di Toni Gobbi, il prudente, è implicita nella sua morte: chiunque tu sia, per bravo che tu sia, ricordati che in alta montagna la morte può venire anche per te».

Ski Trab Academy, appuntamento dal 12 al 15 marzo
Quattro giorni di gite guidate, formazione e divertimento in Alta Valtellina.
Torna la Ski Trab Academy. L’anno due dell’evento che l’anno scorso è andato quasi subito sold out è in programma dal 12 al 15 marzo prossimi con base a Bormio. La formula è ormai collaudata: quattro giorni di sci, avventura e divertimento insieme agli ambassador del marchio e alla famiglia Ski Trab. Dal ripido alla polvere, dal fast & light alla classica traversata Bormio-Livigno, senza dimenticare le serate conviviali. Oltre a partecipare alle attività guidate, infatti, sarà possibile condividere le emozioni dell’après-ski insieme a Giuliano Bordoni, Nicola Ciapponi, Bruno Mottini. Filippo Sala, Davide Spini e altri ambassador del marchio.

Il programma prevede ‘sci ripido e sicurezza in montagna’ il giovedì, ‘freetouring experience, visita alla fabbrica Ski Trab e cena tipica il venerdì’, ‘Tour fast & light e serata speciale con Filippo Sala’ sabato e la ‘traversata Bormio-Livigno con party finale’ la domenica. Il pacchetto ‘bronzo’ comprende le attività di giovedì e venerdì al costo di 350 euro, quello ‘argento’ il programma a partire da venerdì a 480 euro e quello ‘oro’ tutte le attività a 570 euro.
Info e iscrizioni QUI
© Ski Trab
La settima sfida: Simone Moro torna sul Manaslu il 21 dicembre
L'alpinista bergamasco ci riprova dopo sei tentativi. Con lui Oswald Rodrigo Pereira e Nima Rinji Sherpa per un'impresa in stile alpino che guarda alle storiche spedizioni polacche degli anni '80
Simone Moro ha un rapporto di sincerità brutale con il Manaslu. Sei tentativi alle spalle tra il 2015 e il 2025, dieci anni di ritorni su quella montagna che non vuole concedersi. Eppure lui insiste: «Non è un'ossessione. Mi piace chiudere i cerchi senza forzare». Il 21 dicembre, inizio astronomico dell’inverno, ci riproverà a salire sull’ottava montagna più alta della Terra (8.163 metri).
«Il Manaslu rappresenta una storia che non ho ancora finito di scrivere» ha dichiarato Moro nella conferenza stampa che si è tenuta martedì 25 novembre nella sede milanese di Garmin Italia, partner tecnologico dell'alpinista da oltre un decennio. «Quest'anno proverò a trasformare quell'esperienza in una nuova opportunità. Non inseguo una ripetizione, ma un sogno che ancora non ha trovato la sua conclusione. Voglio scalarla in puro stile alpino: senza portatori, senza corde fisse, senza ossigeno».

Una cordata internazionale sulle tracce dei polacchi
Ad accompagnare Moro ci saranno l’alpinista e regista polacco Oswald Rodrigo Pereira e Nima Rinji Sherpa, alpinista nepalese classe 2006, già nel Guinness World Records per aver salito tutti i 14 Ottomila. Un team snello, in sintonia con lo stile esplorativo e con l’ambizione di proporre l’ascesa come una rivisitazione moderna delle grandi imprese polacche degli anni '80, l'epoca d'oro dell'invernale himalayano.
Dobbiamo infatti tornare al 1984, quando Maciej Berbeka e Ryszard Gajewski realizzarono la prima invernale del Manaslu. Due anni dopo, Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer completarono lo storico concatenamento delle due cime del massiccio, il Pinnacolo Est (7.992 metri) e la vetta principale. Da allora quell'impresa non è più stata ripetuta, nemmeno nella stagione favorevole.
La coerenza dello stile alpino
Dopo 123 viaggi in Nepal e 22 spedizioni invernali, Moro vuole siglare la prima salita invernale in stile alpino puro: senza portatori, senza corde fisse, senza ossigeno e senza frazionare la salita. In passato ha rinunciato a una possibile vetta proprio per non tradire questi principi: «Sarei potuto arrivare in cima a condizioni che non volevo. Mi sono sempre fermato per pericoli manifesti, perché la mia prima regola è sempre stata quella di portare a casa la pelle. I sei tentativi non li vivo con rammarico. Tornare indietro significa posticipare il successo» ha spiegato. Simone Moro è l'unico alpinista al mondo ad aver raggiunto quattro cime di 8.000 metri in piena stagione invernale: Shisha Pangma (2005), Makalu (2009), Gasherbrum II (2011) e Nanga Parbat (2016). Con 19 spedizioni invernali all'attivo, rappresenta il punto di riferimento assoluto dell'alpinismo d'alta quota invernale. «Le salite precedenti erano state frazionate, secondo quello che viene chiamato stile himalayano leggero. Con lo stile alpino, invece, non si torna indietro, ma si prosegue aspettando con pazienza la finestra di bel tempo». Secondo il programma di Moro, la fase preliminare della spedizione prevede l'acclimatamento, con l'obiettivo di arrivare al Campo Base 2 del Manaslu il 21 dicembre già pronto per l'inizio della fase operativa della salita. «Parto leggero: zaino 11 kg, tenda 1 kg, 1.080 gr l’uno gli scarponi. Il cibo è un’opzione».
La sicurezza prima di tutto
Gli effetti del climate change non risparmiano neppure le grandi montagne della Terra. Il Manaslu, con i suoi cinque metri di precipitazioni annue, è una delle montagne più innevate, ma le manifestazioni climatiche brusche hanno trasformato il gigante himalayano, rendendolo imprevedibile e pericoloso, con un alto rischio di valanghe. Il potersi muovere in sicurezza diventa quindi la priorità.
Ma in tempi in cui l’intelligenza artificiale sembra poter risolvere ogni tipo di problema, Moro riporta l'attenzione sull'uomo. «Oggi si pensa che basti una buona strumentazione per raggiungere il risultato. Io dico che mi dà una mano per quella parte vulnerabile di me che non può basarsi solo sull’esperienza. La tecnologia mi permette di tornare se io sono in grado di tornare».
Per la settimana volta, Garmin Italia accompagnerà la spedizione con dispositivi dedicati alla navigazione e alla performance, tra cui il Fēnix 8 e il sistema satellitare inReach, che consente comunicazioni d'emergenza ovunque grazie al centro Garmin Response operativo 24/7.
«È sempre fonte di grande orgoglio essere al polso di Simone Moro durante le sue straordinarie spedizioni» ha detto Stefano Viganò, Amministratore delegato di Garmin Italia. «Le sue imprese rappresentano la più autentica prova sul campo per i nostri prodotti, che vengono poi messi a disposizione di chiunque abbia una sfida da perseguire. È lì che i nostri strumenti dimostrano davvero il loro valore».
La lezione del Manaslu è stata chiara: pazienza, capacità di fallire, consapevolezza dei propri limiti. «Il ghiaccio mi fa ancora paura, temo i crepacci e lì ce ne saranno di grandi e impossibili» ha ammesso Moro con onestà disarmante. «Se riesco ad arrivare a Campo 2 fuori dalla zona seraccata, dovrei farcela».
Il 21 dicembre inizierà il settimo tentativo. Senza sconti, senza compromessi.
© Simone Moro - Instagram
























