Disponibile su app Skialper 110

Itinerari, tante interviste e anteprime attrezzatura

È già scaricabile in versione app iOS e Android il numero 110 di Skialper (6 euro, 192 pagine) di febbraio-marzo e sarà in vendita nelle migliori edicole a partire dai prossimi giorni. In copertina uno scatto del fotografo Christoph Jorda con lo strillo 'crosta, vento & tanto love’ a ricordare una stagione che nelle Alpi Centrali e Orientali sembra stregata, quando su altri versanti sono scesi metri di neve. Situazione meteo e preoccupazione per l’ambiente anche nell’editoriale ‘Pow’, che racconta l’impegno di Protect Our Winters, associazione che riunisce sciatori, aziende di settore e influencer per salvare gli inverni e tanti posti di lavoro minacciati dal climate change.

CAMALEONTE MARKUS EDER - Freestyler, freerider, anche un po’ scialpinista. Più semplicemente freeskier, come ama definirsi lui. Markus Eder, altoatesino, è lo skier italiano più famoso e passa con disinvoltura da un film nella powder alle evoluzioni nei park o alle gare di freeride. Un’intervista per conoscere la persona oltre gli sci con alcune interessanti domande di Maurizio Lutzenberger, Guida alpina ed esperto di nivologia, sulla sicurezza e il rischio.

SIAMO TUTTI SCIALPISTISTI - Sarà l’inizio di stagione con poca o zero neve naturale, sarà che lo ‘ski-fitness' è di moda, ma in questa stagione invernale le risalite su itinerari all’interno dei comprensori sciistici sono di gran moda. Siamo stati a Gressoney, nel cuore del Monterosa Ski, e a Bardonecchia, per vedere come funziona la convivenza tra pistaioli e pelli. E abbiamo fatto il punto sulla normativa in materia.

SEMPRE PIÙ IN ALTO -
Proprio come Mike Bongiorno, che amava molto il Cervino. E infatti ci siamo fatti accompagnare a fare la storica discesa del Furggen da François Cazzanelli che, oltre che Guida alpina ed ex atleta dello skialp, è anche compagno di escursioni di uno dei figli di Mike. Alla scoperta di un itinerario classico, un tempo raggiungibile in funivia, oggi riproponibile con le pelli grazie a una nuova ferrata e sfruttabile con poco dislivello grazie agli impianti di Cervinia. Oppure risalendo la nuova pista per lo skialp sul tracciato del Mezzalama, magari dormendo una notte in quota al Rifugio Guide del Cervino.

IL NUOVO POLVERELLI MINORE - Fa il verso al vocabolario Zanichelli ma è un vero e proprio vocabolario della lingua dei freerider italici, dalla a alla z. Opera di Davide 'Zeo’ Branca e Matteo ‘Teocalca’ Calcamuggi, che hanno curato la raccolta di voci in arrivo da tutta Italia, è una interessante raccolta di modi di dire e dei simpatici termini usati durante pellate e discese, spesso storpiatura di quelli originali inglesi. Una simpatica lettura per non prenderci troppo sul serio.

SUL FILO DI EOLO - Cosa c’è di meglio di tanta neve, aeree creste e la vista del mare in lontananza? Ecco due itinerari nelle Alpi Marittime, intorno a Limone Piemonte, prevalentemente in cresta. In questa stagione la neve non è mai mancata… ma anche il vento.

AFFARE PER DONNE -
Si chiamano Dynafighe (sì, proporre così) e Girls Power e sono due gruppi di sole donne che si ritrovano per andare a fare scialpinismo, le prime soprattutto in versione fitness, le seconde con l’obiettivo dell’alta montagna. Due modi diversi di affrontare lo skialp al femminile, due paradigmi del grande successo che questo sport sta riscontrando tra le donne. Abbiamo pellato con loro e proprio a loro abbiamo lasciato la parola…

BEO-TEAM, LA SCOMMESSA - Contro il logorio da ripetizione di tracciati sempre uguali, lo sci club Sestriere ha affidato un team di ragazzi al vulcanico Fabio Beozzi. Skialper li ha seguiti in una giornata di allenamento.

GLI ALLENATORI DI SKIALP - Siamo stati ai corsi per allenatori che si sono tenuti in Val Venosta a fine novembre. Volete sapere che faccia hanno gli allenatori? Li abbiamo fotografati tutti, ma proprio tutti… e vi spieghiamo anche come si sono svolte le lezioni e i progetti per il futuro.

PAULCKE - Ai più forse questo nome non dirà molto, ma è stato uno dei padri dello scialpinismo. Il tedesco, grande fautore della tecnica telemark, nel 1897 ha traversato le Alpi Bernesi con gli sci ai piedi. Un ritratto di Giorgio Daidola assolutamente da non perdere.

NARVIK SKIALP PARADISE - È una cittadina norvegese, un porto nato per trasportare il ferro in arrivo con la ferrovia dalla vicina Svezia. Ma è anche uno dei migliori posti della Scandinavia per lo scialpinsmo e il freeride. Un reportage con le bellissime foto di Mattias Fredriksson, con la luce particolare del nord e la neve che sa di sale, alla scoperta di una cittadina che durante la Seconda Guerra Mondiale è stata teatro di importanti battaglie.

SCI TRA LE ROCCE - È decisamente lontana dagli stereotipi dello sci nella polvere tra i pini l’immagine delle discese tra i canali del Sella, come la famosa Val Mesdì, in Alta Badia. Un reportage per partire alla scoperta delle migliori discese della valle dolomitica con le pelli o con più brevi escursioni in versione freeride. Con qualche diritta per lo sci ripido. Parola di Francesco Tremolada, autore di libri fondamentali per gli amanti dello sci fuoripista da queste parti.

PREVIEW - Questo numero esce proprio pochi giorni prima dell’Ispo, la fiera di Monaco di Baviera dove vengono presentate tutte le novità dell’inverno 2017/18. Noi ne abbiamo già provate alcune (eravamo l’unica rivista italiana invitata nello Utah per mettere ai piedi i nuovi modelli da freeride Blizzard, l’unica rivista al mondo all’evento organizzato da Dynafit per i propri negozi Competence Center) e altre le abbiamo già viste. Se volete sapere tutto sulle proposte di Blizzard, Scott, Plum, La Sportiva, Salomon, Atomic, Scarpa, Hagan, Dynastar, Rossignol (una new entry nello scialpinismo), Camp, Völkl, Dalbello e Ferrino...

FRESH FOAM HIERRO V2, LA PROVA - Nel numero scorso l’avevamo messa al banco, ora Christian Modena, uno dei più forti trail runner italiani, l’ha anche provata. La nuova scarpa di New Balance, che sostituisce sia la v1 della Fresh Foam che la storica Leadville, va decisamente bene…

FATTORE K42 - Scoprire la Patagonia correndo in una delle gare più partecipate, un trail tra foreste e laghi in capo al mondo. È quello che ha fatto Carlo Brena. Prima di partire per questa bellissima terra si potrebbe però prendere parte a una delle gare K42 gemelle, per esempio quella sulla Maiella. L’appetito vien correndo…

15 PROTAGONISTI - Tutto nuovo l’inserto Up & Down dedicato al mondo delle gare e ai suoi protagonisti. Quindici storie di personaggi, 15 interviste ad atleti dello scialpinismo, allenatori, organizzatori. Partiamo con Kilian (e chi altrimenti?) che festeggia 10 anni ad alto livello e che ha risposto a domande scomode. Probabilmente le sue parole faranno discutere, ne siamo sicuri. Poi lo sloveno Nejc Kumar, William Boffelli, Margit Zulian, Bianca Balzarini, Oscar Angeloni, passato alla nazionale svizzera, Kurt Anrahther, organizzatore dell’Epic Ski Tour, Eros Grazioli, Franco Collé, Martin Stofner, Paola Pezzoli, Erwin Deini, Henri Grosjacques, Marzio Deho, Roberto Maguet, Dino Bonelli.

DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di febbraio-marzo sarà disponibile nelle migliori edicole nei prossimi giorni ed è già sull’apposita app per dispositivi mobili. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!


Questione di ritmo

Su Skialper 109 un intervento su allenamenti e frequenze alte

Quanto conta la frequenza nello scialpinismo? In altri sport, come nel ciclismo, nella corsa e in genere nell'endurance, la differenza tra i pro e gli amatori, oltre che nella massima potenza aerobica e nella capacità di soglia, risiede nella capacità di eseguire il gesto ad alta cadenza. Ecco quindi che il ciclista di livello riuscirà a sviluppare circa 100 pedalate minuto, che il top runner correrà a 180-190 passi minuto mentre gli amatori viaggeranno su frequenze notevolmente inferiori. Aldilà della maggiore potenza del motore degli atleti rispetto agli altri, c’è quindi un altro fattore da considerare: la capacità di mandare velocemente gli impulsi di attivazione ai muscoli grazie alle qualità neuromuscolari che consentono di mettere in moto più gruppi muscolari in maniera rapida ed efficiente. Ne parliamo su Skialper di dicembre-gennaio con un intervento del dottor Massimo Massarini di Vitalia Salute.

FATTORE ALLUNGAMENTO - Nello scialpinismo entra in gioco un ulteriore fattore legato alle caratteristiche del gesto: l’allungamento muscolare. Se nel ciclismo il ciclo allungamento/accorciamento del muscolo è indipendentemente dalla cadenza perché vincolato dalla circonferenza percorsa dai pedali, nello scialpinismo varia al variare della lunghezza del passo. Perché è importante allenarsi a frequenze di passo più alte? Per gli agonisti è fondamentale eseguire variazioni di ritmo per preparare la muscolatura ai cambi di cadenza che si manifesteranno in gara a ogni variare di pendenza. Per loro avere l’abitudine a cambiare e allungare a ogni diminuzione di pendenza sarà cruciale per guadagnare in gara. Per i secondi allenarsi a salire in agilità significherà ritardare la fatica muscolare mantenendo un migliore apporto di ossigeno ai muscoli. Come allenarsi? Per questo… basta leggere Skialper in edicola.

DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di dicembre-gennaio è disponibile nelle migliori edicole e già scaricabile su app. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!

 


Piccole grandi montagne

Su Skialper 109 salite e discese ripide nell'Appennino Reggiano

«Una neve imprevedibile, che può presentarsi in tutte le sue consistenze anche durante un'unica giornata. Un vento che può superare i 200 chilometri all’ora e modellare creste e pendii con forza ed eleganza. Un panorama sconfinato che, nelle giornate più limpide, abbraccia a sud la superficie luccicante del Mar Ligure da dove emergono le sagome della Corsica e delle isole dell’Arcipelago Toscano e a nord, oltre la Pianura Padana, la quasi totalità del lontano arco alpino dal Monte Rosa alle Prealpi Venete. Le piccole cime del crinale che divide Emilia e Toscana, situate nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e dell’area MAB Unesco, formano un confine e un diaframma geografico, culturale e climatico tra Europa e Mediterraneo». … E propongono itinerari corti ma mai banali, con salite alpinistiche e discese ripide. Proprio quelle di cui parlano Andrea Greci e Francesco Gibo Gibellini su Skialper di dicembre-gennaio.

QUATTRO ITINERARI DA PROVARE - I dislivelli e gli spostamenti relativamente modesti permettono di concatenare cime e pendii differenti, delineando traversate o circuiti dove alpinisti e ripidisti avranno uguale soddisfazione, spesso dovendo usare più la testa che le gambe, studiando orari ed esposizioni, scrutando lo stato di trasformazione della neve. Le sorprese e le emozioni, però, non mancheranno su queste piccole grandi montagne sospese tra mare e continente. Si va dall’Alpe di Succiso (2017 m) al Monte Alto (1.904 m), dal Vallone dell’Inferno sul Monte La Nuda (1.895 m) al Monte Prado (2.054 m) e Sassofratto (1.950 m). Si scende dal canale della Clessidra, delle Cose Importanti, Sassofratto, Canale dell’Ombra. Nomi suggestivi con pendenze che raggiungono anche i 50°.

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Into the wood

Su Skialper sei itinerari nel bosco delle Alpi Occidentali

«È mercoledì, i siti ‘snow forecast’ rimbalzano sullo schermo. Il colore della macchia precipitazioni è inconfondibile: viola! Arriva, è la volta buona! Si abbandonano i ragionamenti per piani più ambiziosi. Ci si è appena rilassati quando subito si insinua la fregola di vivere quella sensazione di immergersi in una nuvola di cristalli. Le carte non mentono, una perturbazione sta per rientrare questo pomeriggio ‘da sotto’ sulle Alpi del Nord Italia. Nevicherà seriamente, pare fino a metà della notte. Bene, un paio di ore di sereno non faranno che renderla più leggera». Che si fa? Si va asciare nei boschi, con le orecchie sempre ben dritte e prendendo tutte le precauzioni del caso, comunque necessarie dopo una nevicata, anche se si scia in un ambiente più protetto come quello tra gli alberi. E poi non si può scherzare cercando pendii aperti e troppo esposti all'azione di eolo. Su Skialper di dicembre-gennaio Andrea Bormida consiglia sei itinerari nel bosco dove andare dopo una nevicata.

CONSIGLI -
Ci vuole la giusta esposizione tendente all'ombroso, la quota non troppo alta per avere sufficiente vegetazione e proteggere la neve dal vento, la distanza tra i fusti è fondamentale così come la pendenza, perché quando nevica tanto per volare sulla polvere è necessaria un po’ d’inclinazione. Attenzione: spesso con la quota lo spazio tra gli alberi aumenta, sono comunque le zone dove porre un po’ più di attenzione, specie in giornate di o post vento!

DOVE? - I sei itinerari che consigliamo sono tra Valle Srura, Valle Susa, Val Clarée, Gran San Bernardo, Valle Vigezzo e Valle Devero.

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Punta Taviela: ripido per tutti i gusti

Su Skialper in edicola un estetico canale sopra Peio in splitboard

«Ogni volta che raggiungo quota 3.000 metri con la funivia di Peio non riesco a fare a meno di girarmi verso valle e ripassare mentalmente le montagne principali che si vedono da qui, immaginando i prossimi itinerari che mi piacerebbe calpestare e le nuove discese che avrei voglia di tacciare. Dolomiti di Brenta, Adamello, Cercen, Presanella: così tante linee di salita e discesa sembrano essere talmente a portata di mano da far scaturire in me un’irrefrenabile voglia di scovare ogni angolo degli innumerevoli anfratti sconosciuti di queste valli. Di ricercare quella solitudine che sembra essere diventata merce rara persino in montagna». Inizia così l’articolo di Luca Albrisi su Skialper di dicembre-gennaio. Un articolo per esplorare le possibilità di discesa sui ripidi canali sopra a Peio, raggiungibili in poco più di 600 metri di dislivello positivo con la funivia. E naturalmente con la tavola da splitboard.

PUNTA TAVIELA - L’obiettivo è Punta Taviela (3.612 m) e le numerose linee di discesa ripida che offre. Dalla dorsale di salita l’Adamello e le Dolomiti Orientali sembrano quasi essere vicini di casa e l’impressione è quella di guardare una cartina tridimensionale dall’assoluta veridicità. Luca e Sara, compagna di avventura, hanno in realtà deciso di imboccare un canale che parte prima della cima, da due punti diversi. «Il terreno, se pur sconosciuto, rispondeva in modo eccellente, trasmettendo voglia di accelerare e alzare più neve. Curve ampie, poi strette per assecondando il canale; infine una linea dritta fino al ghiacciaio e al sole. Uno sguardo a monte per fissare il momento e creare un ricordo definito. Con esso il pensiero che condizioni particolari significano soprattutto avere la possibilità di uscire dal conosciuto e dal riconosciuto, di sviluppare soluzioni diverse, di conoscere potenzialità nascoste. Di incuriosirsi. Mancanza non significa necessariamente meno, significa solo poter aggiungere qualcosa in più nello spazio vuoto rimasto».

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Alpi Marittime in splitoboard

Su Skialper in edicola la traversata di Diego Bramardi e Lorenzo Fiandino

Ci sono tante piccole-grandi imprese che magari passano inosservate. Stiamo parlando naturalmente di imprese ‘human powered’. che prevedono dislivello e fatica, ma anche tanto divertimento. Insomma, non bisogna per forza essere Un Kilian o un François D’Haene in cerca del record del GR20 in Corsica… Per questo sul numero di Skialper di dicembre-gennaio abbiamo parlato della prima traversata in spiltboard delle Alpi Marittime. Argomento di attualità… visto che da quelle parti la neve è caduta e ne è venuta anche tanta.

11.000 METRI - L’idea è venuta a Diego Bramardi e Lorenzo Fiandino che dal 20 al 26 marzo scorso sono partiti dal Colle della Maddalena per raggiungere Quota 1400, presso Limone. La traversata con gli sci era stata fatta, la prima volta dal grande Matteo Campia nel 1954, ma mai con uno snowboard. La splitboard adoperata è stata una Jones Solution Carbon 165, interfaccia Spark R&D, attacchi Spark R&D After Burner, rampant Spark R&D Sabertooth, pelli Kohla. La prima tappa è terminata a Pietraporzio. Il secondo giorno rotta verso la Testa della Costabella del Piz, passando per il Pian della Regina. Salita molto lunga, ma in ambiente spettacolare, discesa nel vallone Gias Verde, un ampio canale con buone pendenze e neve trasformata. Un’ultima discesa fino a San Bernolfo e finalmente il meritato riposo al rifugio Dahu de Sabarnui. Il terzo giorno segna il passaggio in territorio transalpino con arrivo a Isola 2000. Il quarto giorno destinazione rifugio Valasco e il quinto 2.100 metri positivi di dislivello fino al rifugio Cougourde. Il sesto giorno trasferimento fino al rifugio Nizza. «L’indomani l’alba ci presenta un cielo sereno e una fresca brezza. Scendiamo dal passo de la Fous zigzagando tra numerosi laghi e piccoli canali fino al rifugio Valmasque e quasi alla piana di Casterino. La strada sembra non finire mai, dietro un costone un'altra valle e poi altri fortini, i camosci numerosi ci osservano, i corvi ci accompagnano, il pomeriggio sta finendo e la meta già si vede. Finalmente il colle di Tenda, poi l’ultima discesa: passiamo sotto il Forte Centrale fino allo spartiacque con il vallone di Limonetto, spelliamo e dieci minuti di curve su pista ci conducono a Quota 1400, dove la nostra avventura finisce».

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Protesta via Twitter contro il climate change

Tempesta di tweet per convincere Trump a rispettare gli accordi di Parigi

La carenza di neve, per non dire l’assoluta mancanza di neve di questi giorni, su buona parte di Alpi e Appennini, ma anche la stagione 2015/16, una delle più calde e secche della storia, fanno pensare. Il climate change è sotto gli occhi di tutti. Dagli Stati Uniti arriva una singolare iniziativa che dimostra come anche i social possano essere uno strumento di persuasione (o di dissuasione).

PROTECT OUR WINTERS - Protect Our Winters è un’associazione che riunisce appassionati di montagna, aziende e influencers del mondo degli sport invernali per mobilizzare la outdoor sport community contro il cambiamento climatico. Ne fanno parte, tra gli altri, noti freerider come Chris Benchetler, Sage Cattagriba Alosa, Chris Davenport, Lucas Debari… Il 5 gennaio Prorect Our Winters ha lanciato una ‘bufera’ Twitter per dire al prossimo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che uscire dagli accordi per l’ambiente di Parigi è inaccettabile.

BLIZZARD #KEEPPARIS - «Giovedì 5 gennaio difendiamo gli accordi di Parigi incontrando il Presidente eletto Trump dove sappiamo che vive - scrivono in un post sugli account social gli organizzatori della protesta digital -. Su Twitter. Trump non ha nascosto che Twitter è la sua principale forma di comunicazione, incontriamolo sul suo campo - chiediamo a ognuno che conosciamo e che conoscete di mandargli tweet tutto il giorno, chiedendo #KeepParis». L’invito è per una ‘tempesta’ con inizio alle 9 (mountain time) del 5 gennaio. L’organizzazione ha anche preparato una serie di tweet tipo che sono pubblicati al link http://protectourwinters.org/keepparis/

 

OK, here we go. Gloves are officially off. On Thursday, January 5th, let's stand up for the Paris Agreement by meeting President-Elect Trump where we know he lives. On Twitter. Trump has made no secrets that Twitter is his main form of communication so let's meet him there - we're asking everyone we know, and who you know, to send him tweets all day, asking him to #KeepParis. Can the outdoor community take over his Twitter feed for a day? Let's try, and in doing so make it very clear that backing out of Paris is unacceptable. So get ready, 9:00 a.m. Mountain Time, Thursday January 5th, we'll "march" on Twitter. Pass it on. Visit the URL in our profile for the details and sample tweets.
Una foto pubblicata da Protect Our Winters (@protectourwinters) in data:


13 cime tutte da sciare

Su Skialper di dicembre un anello di 24 km attorno al Careser

Siete alla ricerca di un concatenamento che potrebbe diventare una grande classica dello skialp? Ecco un’idea proposta da Omar Oprandi, che è sempre alla ricerca di qualche novità in materia: la traversata delle 13 Cime del Careser. Ne parliamo su Skialper di dicembre-gennaio.

TRA TRENTINO E ALTO ADIGE - Una lunga cavalcata, tutta all’interno del Gruppo del Ortles-Cevedale, che si snoda su un sottile filo di cresta tra cime innevate, sullo spartiacque tra Trentino e Alto Adige. Questo anello, che può essere affrontato anche nel verso opposto, permette di toccare ben tredici cime tutte sopra i tremila metri di quota, immerse nel Parco Nazionale dello Stelvio. La traversata sovrasta il Ghiacciaio del Careser, in alta Val di Peio, a est della Val de la Mare, al di sopra del ghiacciaio che alimenta il lago artificiale del Careser. Il ghiacciaio è situato a una quota media di 3.100 metri e le cime che lo abbracciano gli fanno da cornice e alimentano la sua formazione. Meglio affrontare questo itinerario in primavera, con neve assestata su tutti i versanti e senza dover battere traccia. L’accesso dalle vallate infatti non è tecnicamente impegnativo, ma risulta lungo e faticoso. Anche solo per raggiungere la quota di 3.000 metri si devono superare: dalla Val di Rabbi, un dislivello di 1.600 metri; dalla Val di Peio, un dislivello di 1.100 metri; dalla Val Martello, un dislivello di 1.000 metri. Il percorso, nel suo insieme, non è molto difficile, ma mai banale. Si devono ricercare ottime condizioni meteo e di innevamento che significano maggior sicurezza. Le difficoltà maggiori riguardano i tratti esposti e di difficile interpretazione. È necessario saper trovare in autonomia i punti di passaggio più adeguati che sono solitamente sul filo della cresta. Il via è da Malga Mare, in val di Peio. Poi sono 24 km e 2.600 metri di dislivello… Quando si parte?

ATTREZZATURA - Abbiamo chiesto a Omar Oprandi di consigliare ai lettori anche l’attrezzatura per affrontare il Careser in versione veloce o più turistica, ed ecco che ne sono venute fuori due foto dell’esploso dello zaino con tutto (ma proprio tutto) quello che serve e consigli molto pratici. Non resta che comprare Skialper!

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Bollettino Neve, ecco le situazioni tipiche valanghive

Su Skialper 109 tutte le informazioni sulle cinque nuove icone

Con l’arrivo della stagione invernale il Bollettino Valanghe si presenta con qualche interessante novità. Sono infatti state introdotte in via sperimentale cinque nuove icone per definire le ‘situazioni tipiche valanghive’ come spiega bene sul numero di Skialper in edicola Igor Chiambretti, responsabile tecnico dell’AINEVA (Associazione Interregionale Neve e Valanghe). In realtà le ‘situazioni tipiche valanghive’ erano già state usate, a titolo sperimentale in diverse versioni (svizzere, austriache, italiane, nord americane) da alcuni servizi di previsione valanghe. Un apposito gruppo di lavoro dei servizi valanghe europei (EAWS) ha elaborato, in questi ultimi due anni, un modello unificato che sarà poi adottato in tutta Europa dalla prossima estate.

I NUOVI SIMBOLI -
A ciascuna situazione è associata un’icona che favorirà la memorizzazione, l’individuazione e il riconoscimento sul terreno del problema principale. Le cinque situazioni tipiche valanghive sono: neve fresca; neve ventata; strati deboli persistenti; neve bagnata; valanghe di slittamento. Le definizioni per ciascuna situazione tipo comprendono la tipologia di valanghe attese, una descrizione della loro tipica distribuzione nello spazio e dell’ubicazione del livello debole dentro il manto nevoso, del meccanismo di distacco delle valanghe, della durata del problema e del periodo e, infine, su come identificare il problema sul terreno, oltre alle norme di comportamento.

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King Ptor

Su Skialper di dicembre-gennaio una rara intervista a Spricenieks

Immaginate uno sciatore controcorrente, che evita assolutamente la neve dura e la crosta, tanto «se la neve non è buona ci sono altre cose  da fare oltre lo sci». Uno sciatore che lascia uno sponsor sicuro per potere sviluppare il proprio sci e appare raramente nei film perché non fa gare e «nessuna stupida autopromozione». Aggiungete che lo sciatore in questione non ha un account Facebook o Instagram pubblico. Ecco, questo è Ptor Spricenieks, che Davide Terraneo (da sempre suo fan) ha incontrato a Milano in autunno. Il risultato di questo incontro è la bella intervista pubblicata su Skialper di dicembre-gennaio.

DAL MT. ROBSON AL PAKISTAN - La scarsità di informazioni, unita all’assurda quantità di montagne sciate spesso in autonomia e stile alpino, ha creato un alone leggendario intorno alla figura di Ptor. Probabilmente è il più famoso e allo stesso tempo sconosciuto sciatore d’esplorazione mai esistito fino a oggi. Nel 1995, a 28 anni, dopo aver trascorso un mese in Pakistan per tentare di sciare il Nanga Parbat insieme al suo compagno Troy Jungen, riesce a venire a capo  di una delle più grosse pareti non ancora sciate del nord America: la nord del Mount Robson (3.954 m) in British Coulombia. Mille metri di parete con pendenze fino a 57 gradi e una cattiva reputazione. Molti dei più forti sciatori avevano tentato la discesa, tra cui Trevor Petersen, Scott Schmidt, Steve Smaridge e il local Peter Chrzanowski, ma nessuno era stato così fortunato nel trovare le condizioni ideali del manto nevoso. Però Ptor non si è fermato dopo il Mount Robson. Vivendo da vero ski bum, con pochi beni materiali ma con una gran voglia di sciare e basta, ha lasciato la sua firma in Bolivia, Pakistan, Perù, India, Turchia. A fine anni ‘90 si è trasferito a La Grave, in Francia, dove ha conosciuto ed è diventato grande amico di Doug Coombs. Da quel momento la sua attività extra-europea è stata intervallata da discese severe sui colossi delle Alpi come Lyskamm (prima discesa del versante sud-ovest), Ortles, Monviso, Barre des Écrins, Bernina e molti altri ancora. Tra le altre imprese 20 giorni in autosufficienza sulle St. Elias Mountains dello Yukon, con la prima discesa del versante nord-ovest del Mount Vancouver (4.813 m) e della cresta nord del Mc Arthur Peak (4.300 m). Nel 2015 è uscito finalmente il suo film autobiografico, intitolato Dream Line e prodotto dal regista Bjarn Salén che, oltre a mostrare la vita passata a vagabondare per il globo con e senza sci ai piedi, racconta la sua ultima grande avventura in solitaria sull’inviolata Shina Face sul versante settentrionale del Gashot Peak (6.800 m, Pakistan). Come curriculum potrebbe andare bene?

«Per riuscire in certe realizzazioni bisogna seguire i nostri desideri, ma anche i sogni che si fanno durante la notte mentre si dorme. La gente li confonde e pensa che siano separati, invece non è così. È tutto collegato; i sogni diurni, i desideri e i sogni notturni. È questo il significato del Film».

Ptor Spricenieks

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Le migliori birre da apres-ski

Su Skialper di dicembre il nostro divertente test

L’idea ci frullava nella testa già da tempo. E poi… potevamo noi di Skialper che testiamo centinaia di prodotti all’anno esimerci dal fare una prova delle migliori birre da après-ski? Evidentemente no ed ecco, per una volta, un test diverso. Però si fa presto a dire ‘proviamo le migliori birre’, ma come si organizza questo particolare test? Quali bottiglie inserire nella selezione, dove recuperarle e soprattutto, chi le assaggia?

PREMIATA DITTA LUCA & LUCA - Il nostro particolare test team per questa volta era composto da uno dei massimi esperti in materia, Luca Giaccone, dal nostro redattore Luca Giaccone (sì, non c’è nessun refuso, si chiamano così entrambi e si assomigliano pure, ma non sono parenti…) e da qualche faccia nota negli ambienti dello skialp. Giustamente, se si vuole parlare delle migliori bottiglie per il dopo gara (o gita), bisogna prevedere anche i consumer: un atleta, Pippo Barazzuol, che abbiamo scoperto che la birra se la fa in casa, una Guida alpina, Alessio Cerrina e un allenatore di sci, freerider e gestore di rifugio (il Valasco nelle Alpi Marittime), Andrea Cismondi. E la location? Il Caffè Bertaina di Mondovì, dove lo chef Claudio ha fatto capire cosa vuol dire abbinare bicchieri e piatti…

TOP 16 - Tra le tante bottiglie, abbiamo selezionato 16 etichette, alcune artigianali, altre reperibili anche al bancone del supermercato (vabbè, per quella di Pippo dovete chiedere a lui…). Si tratta di birre di montagna perché prodotte tra i monti o nelle immediate vicinanze e soprattutto consumate tra i monti. E gli award? Ci siamo inventati anche quelli: dopogara, da meditazione, mangia&bevi, la sorpresa, relax… Ma, la domanda più importante è: si può bere birra e fare sport? Tranquilli, l’abbiamo chiesto al dottor Alessandro Da Ponte che lavora con la nazionale italiana di sci di fondo. Diciamo che se non siete proprio Michele Boscacci, qualche birretta potete concedervela! Ora che abbiamo imparato come si fa, stiamo già pensando al test per l’anno prossimo: le migliori birre di Natale!

DISPONIBILE ANCHE SU APP - Skialper di dicembre-gennaio è disponibile nelle migliori edicole e già scaricabile su app. Per ogni info si può scrivere una mail o chiamare il numero 0124 428051. (Per la pagina abbonamenti cliccare qui). Per chi lo volesse acquistare la copia su smartphone o tablet, è sufficiente scaricare la app per iOS o Android e procedere all’acquisto direttamente in-app!


Scarpa piange il suo fondatore Luigi Parisotto

I funerali venerdi’ alle ore 15 ad Asolo

Se ne è andato martedì mattina Luigi Parisotto, classe 1930, socio fondatore insieme ai fratelli Francesco e Antonio, della Scarpa di Asolo, marchio leader nella produzione di scarpe da montagna e scarponi da scialpinismo. Luigi decise di intraprendere un’attività artigiana nel settore calzaturiero, a seguito di un periodo di apprendistato svolto presso alcune delle aziende della zona di quel tempo: nasce, così, il primo marchio della famiglia Parisotto, il Calzaturificio San Giorgio. Nel 1956 acquista la fabbrica e il marchio Scarpa (Società Calzaturifici Asolani Riuniti Pedemontana Anonima). Da allora sono stati anni di crescita con prodotti venduti in tutto il mondo e saliti su tutte le montagne. Luigi era una presenza costante in azienda, anche negli ultimi anni. Così viene ricordato dalla famiglia. «Uomo schietto, sincero, onesto e leale. Un innovatore, un imprenditore, un visionario che ha saputo realizzare i propri progetti e i propri sogni. È riuscito a fare tutto ciò, senza clamore, quasi silenziosamente. Lo ricorderemo come un imprenditore sempre in armonia con la famiglia, con i fratelli, con i nipoti e con tutti i dipendenti con i quali ha sempre saputo dialogare».
I funerali avranno luogo venerdì alle ore 15 in cattedrale ad Asolo.
La redazione di Skialper è vicina alla famiglia Parisotto e ai dipendenti Scarpa.

 


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