Si fa festa con Miky Boscacci

È qui la festa? E c’è davvero tanto da festeggiare per Michele Boscacci: Coppa del Mondo e LGC. E non poteva che essere nella sua Albosaggia: appuntamento sabato 5 maggio dalle 20.30. Ci sarà tutto il fans club, tutta la Polisportiva, tutti i tifosi per celebrare il campione di casa. E con Miky anche la nuova stella ‘made in Albosaggia’, Giulia Murada.


Cambio materiale per due azzurri

Cambio materiale per due atleti della Nazionale italiana nella prossima stagione. Davide Magnini scierà con Atomic: era già legato al gruppo Amer con Salomon nell’attività estiva, adesso sarà in gara con gli sci di Altenmarkt in inverno. E da Atomic dovrebbe lasciare Damiano Lenzi che passerebbe a Dynafit: la notizia non è ancora ufficiale, ma il campione ossolano dovrebbe far parte dalla prossima stagione del team del ‘leopardo delle nevi’.


New Balance Fresh Foam Hierro, missione trail

Ci vuole coraggio a cambiare i prodotti di successo ed è nel DNA dei marchi innovatori. Se New Balance lo aveva dimostrato l’anno scorso, presentando la v2 di una scarpa di successo come la Hierro, ne dimostra ancora di più a solo un anno di distanza - con il modello 2017 che è andata esaurita velocemente nei negozi - introducendo già la v3. Abbiamo provato Hierro v3 facendola mettere ai piedi di uno dei testatori di più lunga data della nostra Outdoor Guide, Christian Modena e abbiamo scoperto che… Beh, non è necessario provarla, ma solo guardarla per rendersi conto che non si tratta di un restyling, ma di una scarpa completamente nuova, dove la parte che è cambiata meno (ma è cambiata…) è la suola. Niente più linguetta, a favore di un comodo sistema sock fit (a calza), niente più tomaia in mesh 3D ma Hyposkin, una struttura simile a una pellicola, traforata al laser per renderla traspirante, e geometrie che strizzano l’occhio al massimalismo. La v2 aveva un profilo 19 - 15 mm, sulla v3 si passa a 28 - 20. Raddoppia il drop, dunque, ma in ogni caso si sale. Molto evidente poi anche la calzina che avvolge il collo del piede e sopra il tallone, per evitare l’ingresso dei detriti. Il peso? 326 grammi.

©Alice Russolo

SUL TERRENO - Viste le premesse, la voglia di mettere ai piedi Hierro v3 è aumentata, per capire quanto è diversa dal modello che l’anno scorso era piaciuto tanto ed era sembrato molto versatile, da ultra sì e per utenti di medio livello, ma anche per utenti top e gare più corte, tecniche e nervose. Le sorprese non sono mancate. «È subito comoda, si adatta davvero bene a quasi tutti i piedi, è la scarpa no problem, questa è sicuramente la prima sensazione che hai quando la metti ai piedi» ha detto subito Christian. Comodità per le lunghe distanze, per le grandi ultra, magari corribili e non esageratamente tecniche, in stile Leadville e Western States, per intenderci. «La definizione mi sembra abbastanza centrata - ha aggiunto Christian - perché la sensazione di cushioning e di morbidezza dell’intersuola è davvero notevole, simile a quella di altre massimaliste e la comodità è al primo posto, in più il rocker accentuato della punta aiuta la rullata verso la fine delle gare lunghe». Il tallone è molto comodo e c’è tanto appoggio. Si percepisce anche il drop raddoppiato rispetto all’antenata. «Il dislivello si sente, ed è pensato per fornire più sostegno sulle lunghe distanze e terreni moderatamente tecnici». Abbiamo detto che la suola sembra essere la parte rimasta più simile alla v2, ma è vero solo in parte. La somiglianza sta nella forma a esagono dei chiodi, ma la disposizione è più dinamica, con quelli esterni quasi longitudinali e con un disegno generale più aperto, che dovrebbe agevolare l’autopulenza in caso di fango e terreni umidi. La grande differenza però sta nell’utilizzo di una suola bimescola, in parte la collaudata Vibram Megagrip, in parte di un altro compound dell’azienda di Albizzate. Megagrip rappresenta un ottimo compromesso tra grip e durata, però la scelta di utilizzarlo solo nelle zone di maggiore trazione risponde all’obiettivo di allungare ancora di più la vita della scarpa. «Non ho ancora avuto modo di provarle in situazioni particolarmente critiche di aderenza, ma la presenza di Magargrip nelle zone dove si spinge dovrebbe essere una garanzia e il disegno aperto aiuta molto l’autopulenza» ha concluso Christian.

©Alice Russolo

OBIETTIVO TRAIL - New Balance inserisce Hierro v3 nel segmento occupato da Brooks Caldera, Hoka One One Speed Instinct e Saucony Peregrine. A noi è piaciuta per la sua comodità e per il notevole cushioning, oltre che per la calzina che evita l’entrata dei detriti. Anche alla luce dell’arrivo sul mercato tra la primavera e l’estate di KOM - King of The Mountain, che andrà a riempire le distanze lasciate vuoto dall’uscita di scena della storica Leadville, anche se - secondo le prime anticipazioni - sarà una scarpa abbastanza diversa - appare evidente che Hierro torna a posizionarsi nel segmento più puro del trail moderatamente tecnico e di medio-lunga distanza. Potrebbe anche essere un’ottima scarpa anche per escursioni in montagna con uno spirito più sportivo. Meno polivalente, più specifica, più comoda e ammortizzata. Una scelta perfetta per sostenere e arrivare a fine gara, valida alternativa nell’arena del massimalismo. E per durare a lungo. Un modello che, insieme ai nuovi arrivi estivi e autunnali, amplia ancora di più l’offerta di New Balance nel mondo del trail.

New Balance Hierro v3

Peso: 326 gr
Prezzo: 135 euro
Drop: 8 mm
Intersuola: Fresh Foam
Suola: bimescola Vibram Megagrip/Vibram
Tomaia: Hyposkin

www.newbalance.it

©Alice Russolo

Arriva la Outdoor Guide 2018

È già disponibile nell’edicola digitale di Skialper e a partire dalla prossima settimana nelle migliori edicole Outdoor Guide 2018. Cercatela dal vostro edicolante oppure fatela ordinare. Se proprio non la trovate, potrete sempre ordinarla anche sul sito di Mulatero Editore. La seconda edizione di Outdoor Guide (304 pagine, 9,90 euro) si arricchisce di contenuti e categorie merceologiche ed è la guida all’acquisto che non può mancare nello zaino di trail runner ed escursionisti, con le prove di tutte le migliori scarpe, degli zaini, dei bastoni, delle lampade frontali, dei gps e degli smartphone rugged.

©Federico Ravassard

L’OUTDOOR IN TRE MONDI – Per semplificare la vita degli appassionati degli sport outdoor abbiamo suddiviso in tre mondi gli articoli sportivi: running, walking, mountain. Tre aree dove abbiamo inserito le migliori scarpe, zaini e bastoni che presentiamo in schede molto dettagliate frutto del lavoro di analisi ed elaborazione dei giudizi dei nostri testatori.

@Paolo Sartori

TEST TEAM – Sono ben 21 i nostri testatori, dai campioni dello skyrunning e del trail alle Guide alpine. A loro abbiamo affiancato qualche consumer di ottimo livello per avere il maggior numero possibile di giudizi qualificati. I test dei mondi running e walking sono stati portati a termine nello splendido paesaggio di Finale Ligure, una delle capitali dell’outdoor, mentre per la parte alpinistica siamo stati a Gressoney.

RUNNING – Per noi running significa trail running e skyrunning e infatti abbiamo suddiviso le scarpe in queste due macro-categorie. 66 scarpe messe alla frusta da Roberto Beretta, Oliviero Bosatelli, Nicola Giovanelli, Christian Modena, Yulia Baykova, Camilla Magliano, Giorgio Pulcini, Filippo Bianchi, Pablo Barnes, Virginia Oliveri, Alessandro Brunetti. E poi 45 tra zaini vest e cinture nelle pagine curate da Gianluca Gaggioli e 18 bastoni dal vertical al trail. I best seller e le novità dei principali marchi ci sono tutti.

©Federico Ravassard

WALKING – Camminare, su terreno più o meno tecnico. E dunque hiking e trekking sono le due macro-categorie. 37 scarpe provate da Elisabetta Caserini, Lorenzo Cavanna, Alessio Cerrina, Alice Arata ed Enrico Sasso, oltre a 37 zaini e 14 bastoni.

@Paolo Sartori

MOUNTAIN – Le tante vie dell’andare in montagna con obiettivi verticali contemplano ben tre marco-categorie: approach, media quota (scarpe che accettano ramponi semi-automatici) e alta quota (ramponi automatici). In totale 37 scarpe provate da Guido Chiarle, Carlo Gabasio, Paolo Tombini e Francesco Ratti. Non mancano 19 zaini.

©Stefano Jeantet

ABBIGLIAMENTO – I migliori capi d’abbigliamento per trail, escursionismo e alpinismo di 16 marchi: li abbiamo fatti indossare non a modelli professionisti ma a veri sportivi outdoor e vi spieghiamo tutte le particolarità.

SCARPE TRAVEL – Sono sempre più di tendenza, si tratta di modelli ispirati a quelli da outdoor ma pensati per la vita di tutti i giorni o per le vacanze, sono un po’ tecnici, un po’ modaioli. Nella Outdoor Guide ne presentiamo otto.

FRONTALI, GPS & SMARTPHONE – 10 i modelli di lampade frontali provati, ai quali si aggiungono 5 GPS cartografici e 6 sportivi da polso nel test a cura del medico dello sport Massimo Massarini. In più quest’anno abbiamo aggiunto la sezione dedicata agli smartphone rugged, quelli cioè super-protetti e a prova di caduta o immersione. Ne abbiamo provati tre.

©Federico Ravassard

AWARD – Per ogni mondo e categoria abbiamo individuato il prodotto dell’anno e una selection dei migliori, oltre a indicare gli articoli che si sono distinti perché particolarmente innovativi. Una scelta non facile quest’anno perché abbiamo riscontrato un innalzamento del livello generale, con tantissimi prodotti validi soprattutto nella fascia media.

LE MARCHE – Abbiamo testato prodotti di Adidas, Altra, Aku, Arc’teryx, Asics, Asolo, Black Diamond, Blue Ice, Brooks, Camelbak, Camp, Cassin, Cat, Columbia, Craft, Crazy Idea, Crosscall, Deuter, Dynafit, Dolomite, Ferrino, Fitbit, Fizan, Garmin, Garmont, Gregory, Häglofs, Hoka One One, Kayland, Komperdell, Inov-8, Instinct, La Sportiva, Lafuma, Leki, Lowa, Luce, Led Lenser, Lupine, Mammut, Masters, Meindl, Merrell, Millet, Mizuno, Montura, Moonlight, New Balance, Nathan, Nike, Odlo, On, Ortovox, Osprey, Patagonia, Petzl, Polar, Raidlight, Salewa, Salomon, Scarpa, Scott, Spot, Suunto, Tecnica, Thule, The North Face, Under Armour, Ultimate Direction, Ultraspire, Vaude, Vertical, Viking, Zamberlan.

@Paolo Sartori

C'era una volta il West

«A fine febbraio ho deciso di curarmi. La meta del mio rehab era una valle nell’Ovest, dove il freeride esiste da più di vent’anni e non è stato inventato ieri da un marketing manager di una multinazionale, dove lo sci libero non lo si pratica, lo si vive in tutti i suoi eccessi e i sacrifici che ti richiede. Dove tra l’essere e l’apparire si sceglie lo sciare, e se la neve è bella magari al lavoro ci si va un’altra volta, pazienza se il conto in banca a fine mese piange. Così sono andato a disintossicarmi a Gressoney da Zeo e i suoi amici, alla Baitella». Inizia così l’articolo di Federico Ravassard su Gressoney pubblicato sul numero di aprile-maggio di Skialper, disponibile nelle migliori edicole e nell’edicola digitale di Skialper.

la parete con le dediche dei freerider passati dalla Baitella ©Federico Ravassard

LA BAITELLA - La storia della Baitella è legata strettamente a quella di Zeo, che a Ondro Lommato, la frazione nella quale si trova, ci arrivò nel 1994. All’epoca frequentatore dell’ambiente dei centri sociali, il milanese Zeo si innamorò del posto e assieme agli amici cominciò poco alla volta a trasformarla in una specie di casa comune, dove trascorrere l’inverno e ospitare chi passava di qua per sciare. E ne sono passati tanti… Chris Bentchetler, Sean e Callum Pettit, Eric Pollard, la troupe di DPS che ha girato il cortometraggio Reverie. Giusto per citarne alcuni.

©Federico Ravassard

ALLE ORIGINI DEL FREERIDE – Oggi non c’è azienda, non c’è product manager che non parli di freeride, free è diventato una moda ma da queste parti il freeride è sempre esistito perché «lo sci libero non lo si pratica, lo si vive in tutti i suoi eccessi e i sacrifici che ti richiede … tra l’essere e l’apparire si sceglie lo sciare, e se la neve è bella magari al lavoro ci si va un’altra volta, pazienza se il conto in banca a fine mese piange».

una Malfatta... ben fatta ©Federico Ravassard

STORIE FREE – Durante il suo rehab Federico ha avuto modo di incontrare tante persone che hanno fatto di Gressoney la loro palestra freeride, da Andrea Gallo, uno dei primi e più forti arrampicatori italiani, all’eterogenea tribù che lo ha accompagnato al lago del Labiet o alla Malfatta, dal Camicia a Francio. Sedici pagine tutte da leggere e soprattutto da guardare perché sono anche e soprattutto pagine ricche di stupende fotografie. Una cura di rehab per tutti!

Andrea Gallo ©Federico Ravassard
©Federico Ravassard

Determinazione Magnini

Classe 1997, skialper di professione, veste la maglia azzurra di corsa in montagna, è conteso dalle aziende, studia all’Università di Trento, guarda caso in ingegneria dei materiali… E, come se non bastasse, dà una mano anche nel negozio di articoli sportivi di famiglia. Davide Magnini, secondo molti, è l’erede designato di Kilian Jornet. Sarà il tempo a dirlo, ma sicuramente quello che si vede ora è una grande determinazione: idee chiare e una testa che nello sport può fare la differenza. Lo scorso gennaio abbiamo messo le pelli per una gita sui monti sopra Vermiglio, in Trentino, con l’alpino. Un’intervista ‘on the snow’ che pubblichiamo sul numero di aprile-maggio di Skialper. Ecco una piccola anticipazione dell’articolo di Luca Giaccione con le fotografie di Alice Russolo.

Davide con le tante medaglie vinte ©Alice Russolo

SKIALPER O RUNNER? - «Finora sono riuscito a gestire due stagioni agonistiche, in estate e in inverno, solo perché da Junior finisci prima le gare, c’è meno dislivello, puoi organizzarti al meglio, sei più libero di testa. Ci sono tanti ski-alper che hanno le potenzialità per tutto, come per esempio Michele Boscacci, però io sono più uno skialper. Quando è arrivata la chiamata in azzurro nella corsa in montagna era impossibile dire di no, ma la prima convocazione in Nazionale mi è arrivata nello scialpinismo, anche se forse un po’ per caso. E poi nell’Esercito sono stato arruolato come scialpinista».

SOCIAL? - «C’è un fans club che mi segue, ma non sono il re di Arêches come Bon Mardion. In fondo va bene così. Anche perché sono piuttosto riservato. Dovrei cambiare un po’, lo so. Ormai bisogna essere social, bisogna raccontare al mondo tutto. Io sono molto attivo nel mio quotidiano, ma tante volte mi sembra di essere ripetitivo, che dire a tutti, sempre, ogni cosa non possa interessare granché».

BIO - Davide Magnini è nato a Vermiglio il 31 agosto 1997. Nel 2015 è stato arruolato nel Centro Sportivo Esercito. Tante le vittorie a livello Juniores, su tutte la Coppa del Mondo overall e le medaglie d’oro nell’individuale e nel vertical ai Mondiali 2017. Nell’estivo in bacheca il titolo italiano Promesse nella corsa in montagna, la vittoria al vertical Trentapassi, il secondo posto alla Dolomites Sky Race.

Magnini con le pelli sopra il passo del Tonale ©Alice Russolo

 

 


Scott Ultra Trail del Mugello a Luca Carrara ed Elisabetta Mazzocco

Domenica tempo di Scott Ultra Trail del Mugello, tappa delle Italy Series e del Trofeo Bper Banca Agisko Appennino Trail Cup. Sigillo vincente di Luca Carrara: il portacolori del Team Salomon è arrivato sull’arrivo di Badia di Moscheta, dopo 60 km e 3200 metri di dislivello, in 6h08’54”, piazza d’onore per Marco Tramet in 6h10’23”, terzo Davide Schiaratura in 6h26’20”, quindi ai piedi del podio Marco Franzini e Alberto Ghisellini.
Al femminile a segno Elisabetta Mazzocco, undicesima assoluta in 6h42’13”; seconda Cristiana Follador in 7h13’19”, con Moira Guerini in 7h29’15” a completare il podio. Quarta Chiara Boggio, quinta Anna Biasin.
Nel Mugello Trail di 23,5 chilometri con 1280 metri di dislivello positivo, successo di Eddj Nani in 1h54’59” su Daniele Cappelletti (1h58’42”) e Gabriele Pace (2h04’01”), mentre sul podio femminile sono salite Ginevra Cusseau al traguardo in 2h30’45”, la svizzera Sophie Andrey (2h41’21”) ed Elisabetta Negra (2h45’26”).

Il podio femminile ©Facebook Ultra Trail Mugello

Tour du Grand Paradis a Oriol Cardona Coll e Marc Pinsach Rubirola

Non era mai finito ‘in mani straniere’ il Tour du Grand Paradis. O almeno non completamente: nella prima edizione s’imposero Jean Pellissier in coppia con il francese Patrick Blanc. Oggi, nell’ottava edizione, non aiutata dalle condizioni meteo e percorso accorciato con giro di boa a quota 3200 metri, a trionfare sul traguardo di Pont di Valsavarenche, la coppia spagnola Oriol Cardona Coll e Marc Pinsach Rubirola, che ha preceduto di due soli secondi i francesi Arnaud Equy e Yoann Sert.
Partenza anticipata per le 112 coppie, in condizioni di scarsa visibilità; in quota il tempo è migliore, ma il vento è molto forte e, ancora una volta, o meglio, per l’ottava volta, la cima del Gran Paradiso si nega: la testa della corsa è fissata a quota 3200 metri. Gara di testa e prime posizioni subito delineate, con spagnoli e francesi a dettare il ritmo sin dai primi metri. L’arrivo è una volata lunga, in pratica dalla fine della discesa del vallone del Grand Etret; a spuntarla, in 2h09’53” sono gli spagnoli Oriol Cardona Coll e Marc Pinsach Rubirola.

Oriol Cardona Coll e Marc Pinsach Rubirola ©Ufficio stampa ASIVA

Piazza d’onore, con un ritardo di 2”, ai francesi Arnaud Equy e Yoann Sert (2h 09’55”) e, terzi, attardati di 6’36”, il veterano trentino Filippo Beccari e il giovane gardenese Alex Oberbacher (2h 16’19”). Al quarto posto Denis Trento (Cse) e il francese Bastien Fleury (2h 19’13”) e, quinti, i trentini Alex Salvadori e Ivo Zulian (2h 22’45”).

Alex Oberbacher e Pippo Beccari ©Ufficio stampa ASIVA

Dominio straniero anche al femminile, grazie alle francesi Lorna Bonnel e Sophie Mollard, al traguardo in 2h 42’26”, che rappresenta il 19° tempo assoluto. Alle loro spalle, attardata di poco più di 90”, la cuneese Ilaria Veronese e la trentina Margit Zulian (2h 43’57”) e, terze, la bresciana Corinna Ghirardi e Tatiana Locatelli (Sc C. Gex; 2h 45’09”).

Lorna Bonnel e Sophie Mollard ©Ufficio stampa ASIVA

Nei Master, successo dei valtellinesi Graziano Boscacci e Marco Varvassori (2h 31’36”; 10° assoluti); al femminile, vittoria delle svizzere Marlen Knutti e Monika Ziegler (3h 11’22”).


Filippo Bianchi pigliatutto in Val Bregaglia

Val Bregaglia Trail ovvero oltre 400 persone a sfidarsi oggi lungo i sentieri a cavallo tra Italia e Svizzera sulle distanze 42 k e half. La gara clou di giornata staccava anche due sicure candidature per la composizione della prossima nazionale lunghe distanze ed è stata caratterizzata al maschile dalla dalla sfida tra il lariano Fabio Ruga (La Recastello) ed il bresciano Filippo Bianchi (Libertas Valle Sabbia).

LA CRONACA - La salita verso Uschione, primo vero banco di prova della gara, è stata subito dominata da Bianchi ed a grande sorpresa da un inatteso Manuel Bortolas (Pod. Torino). Ruga ha saputo rintuzzare il colpo facendo leva sulle proverbiali doti di discesista tecnico e con il percorso reso ancora più difficile dalle abbondanti piogge della vigilia si è riportato sugli avversari più pericolosi formando un terzetto che ha proceduto appaiato fino al giro di boa di Promontogno, in terra elvetica.
Alle spalle di Bianchi, Ruga e Bortolas si assestava ben presto una situazione con gruppetto sgranato formato in sequenza da Giovanni Tacchini (CSI Morbegno), Matteo Bossetti (Valli Bg Leffe) e Donatello Rota (GS Orobie). Schermaglie, attacchi, continui sorpassi animavano la gara fino all’assestamento delle posizioni con Bianchi bravo e tenace a piegare la resistenza di Ruga nel tratto tra Soglio e le Cascate dove si presentava con quesi 6 minuti di distacco !

SUPER BIANCHI - Per Filippo Bianchi vittoria in 4h00’54” e maglia azzurra prenotata per la Polonia, secondo Fabio Ruga in 4h08’39”, comunque felice per la nascita da pochi giorni della secondogenita Lia cui ha dedicato questo grande piazzamento. Chiude il podio Manuel Bortolas, la grande sorpresa di giornata, per lui 4h10’35”

DONNE - Al femminile conferma i pronostici Barbara Bani in una gara davvero combattuta con la portacolori della Pod. Torino Camilla Magliano. Spartito come da previsione: Magliano a sfruttare la prima salita, a lei più congeniale, e poi brava a resistere al ritorno dirompente della bresciana in forza alla Freezone che si riportava però ben presto sull’avversaria e facendo leva su una migliore condizione e muscolarità ne fiaccava infine la resistenza nella parte finale. Vicine al traguardo: Bani vittoriosa in 4h28’28”, Magliano d’argento con 4h30’49”, lontana la terza classificata Giuliana Arrigoni (Bergamo Stars Atletica).

HALF TRAIL - Nella gara Half Trail tutto da copione al femminile: Arianna Oregioni bissa il successo del 2016 e chiude in 2h06’28”, lontane le avversarie, Fabiana Rapezzi a 8’50 e Fabiana Del Grosso terza a 13’13”. Al maschile vittoria del Valchiavennasco Michele Penone (1h47’42”) che mette in fila rispettivamente Luigi Pomoni (1h48’52”) e Phil Gale (1h49’02”).

STAFFETTE - Nelle staffette è Malonno pigliatutto, il club camuno vince la categoria maschile con Alessandro Gelmi e Stefano Pelamatti e si porta a casa anche il terzo posto con Gabriele e Daniel Mariotti. Secondi classificati i padroni di casa dell’ASD Amici Madonna della Neve Lagunc con Silvani Stefano e Rosina Mirko


Davide Cheraz vince la Marathon di Madeira

Vittoria per il lituano Andris Ronimoiss alla MIUT, Madeira Island Ultra Trail (115 km). Il lituano si è imposto con il tempo di 1357’10’’ sul francese Aurelien Dunand-Pallaz e sullo spagnolo Jordi Gamito. Prima italiano Emanuele Ludovisi, ottavo. Nella top ten: Sebastien Camus, Javi Dominguez-Ledo, Damian Hall, Joaquin Lopez, Emanuele Ludovisi, Francisco Freitas e Sebas Sanchez Saez. Tra le donne vittoria solitaria della svedese del team Salomon Mimmi Kotka in 15h51’31’’ con oltre due ore di vantaggio su Audrey Bassac e Juliette Blanchet.

ULTRA – Nella gara di 85 km successo del francese Germain Grangier (9h59’29’’) sullo svizzero Alexis Montagnat-Rentier e sul francese Julien Zorro. Al femminile l’ha spuntata Katie Schide (10h33’38’’) su Audrey Tanguy e Yulia Baykova del team Vibram.

MARATHON – Vittoria italiana con Davide Cheraz che chiude in 3h47’14’’ sul francese Alvin Lair (3h52’35’’) e il portoghese Ricardo Gouveia (3h58’38’’) mentre tra le donne l’ha spuntata Sarah Vieuille in 4h29’37’’ su Aroa Sio ed Emmanuelle Duchaine.

LA PAROLA A CHERAZ - «Sapevo che il francese Alvin Lair e il portoghese Ricardo Gouveia sarebbero stati veloci sul passo e abili discesisti. Così è stato sin dal primo metro di gara, prima salita veloce ma regolare, nella prima discesa mi sono staccato dai due e in sicurezza ho proseguito con Abdel Mouj (Marocco). Nella seconda salita ho raggiunto i battistrada ed ho continuato a spingere. A -15K mi hanno detto che avevo circa due minuti di vantaggio, ho proseguito senza forzare cercando di gestire al meglio ogni dettaglio in questi chilometri che avevo provato giovedì. Ambiente, percorso e organizzazione fantastici. Sicuramente tornerò a Madeira nel 2019. Ora qualche giorno di vacanza  qui a Madeira, poi continua l’avvicinamento a Zegama, prima prova di Golden Trail Series».

Tutte le classifiche


535 in Condotta a Hannes Perkmann e Valentina Belotti

Nella seconda edizione della 535 in Condotta si impone l'altoatesino specialista delle prove vertical Hannes Perkmann. Il portacolori del Team La Sportiva ha completato la salita in 17'26”. Seconda posizione in 17'30” per il compagno di squadra Emanuele Manzi, distaccato di soli 4 secondi. Sul terzo gradino del podio il campione di casa Alex Baldaccini, tesserato per l'Atletica Valle Brembana, che stoppa il cronometro su 17'39”. Baldaccini rimane detentore del record della gara, ottenuto l'anno scorso con 17'11”. Al quarto posto si posiziona Tommaso Caneva, al quinto Fabio Bazzana. Seguono al sesto posto Matteo Bonzi, al settimo Fabrizio Triulzi, all'ottavo Elia Balestra, nono Ivan Milesi e decimo Vincenzo Milesi.

Valentina Belotti © Cristian Riva

In campo femminile si aggiudica la gara Valentina Belotti del Team La Sportiva con il tempo di 20'53”. L'atleta camuna è una delle colonne portanti della nazionale femminile di corsa in montagna. Alle sue spalle Nives Carobbio dell'Atletica Paratico in 22'30”; terzo gradino del podio per Cecilia Pedroni della Valetudo Serim in 22'44”. Al quarto posto si piazza Angela Serena, al quinto Daniela Giupponi, al sesto Chiara Cattaneo, al settimo Helene Papetti, all'ottavo Francesca Rebecchi, al nono Paolina Ferrantini, e al decimo Francesca Collareda. Nemmeno in campo femminile è stato battuto il record precedente ottenuto nella prima edizione da Lisa Buzzoni con 20'29”.

Il podio maschile ©Cristian Riva

Vertical di Fénis nel segno dei gemelli Dematteis

Atleti di prestigio che hanno infiammato (e vinto) la terza edizione del Vertical di Fénis, la prima prova del Défi Vertical, il circuito abbinato al Tour Trail della Valle d'Aosta. Gli iridati di corsa in montagna Bernard e Martin Dematteis hanno dominato la terza edizione del Memorial Brunier che ancora una volta ha fatto il pieno di iscritti per una giornata che è andata oltre l'agonismo.

A vincere il K1 di 5 chilometri è stata l'irlandese Sarah Mccormack con il tempo di 46'58”. Una gara tutta all'attacco per la medaglia di bronzo iridata ai Mondiali a squadre del 2014. Ha staccato la triathleta, due partecipazioni ai Giochi Olimpici, Charlotte Bonin, all'arrivo in 51'32”. Terzo gradino del podio per Chiara Fumagalli in 51'32”.
In campo maschile grande gara del cuneese Martin Dematteis che ha abbassato di 31” il precedente tempo, vincendo con il crono di 39'55”. Il secondo e terzo posto sono stati conquistati dal lombardo Massimiliano Zanaboni in 40'23” e dal valdostano Henri Aymonod in 41'17”.

Martin Dematteis © ACmediapress

Spettacolare anche il K1.5, leggermente accorciato per la tanta neve ancora presente nella parte alta del percorso. La gara femminile è andata alla torinese Chiara Giovando in 1h 08'08”, brava a precedere due grandi favorite: la biellese Barbara Cravello (1h 09'37”) e la valdostana Christiane Nex (1h 09'40”), accreditate con due tempi differenti, ma arrivate al traguardo insieme, in seconda posizione pari merito.

Chiara Giovando © ACmediapress

Al maschile il favorito Bernard Dematteis non ha sbagliato e ha battuto tutta la concorrenza, prendendosi il successo con il tempo di 52'13”. Secondo e terzo posto per il valdostano Dennis Brunod (55'02”) e per l'elvet ico Emmanuel Vaudan (56'23”).I due traguardi volanti, riservati ai primi passaggi assoluti, sono stati vinti dal valdostano Thierry Brunier, decimo assoluto nel K1 e dal cuneese Bernard Dematteis, già davanti a tutti dopo poche centinaia di metri.


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