87 anni di Mezzalama

L'attrezzatura e l'abbigliamento per la regina delle gare dal 1933 a oggi nelle foto con i protagonisti

© Stefano Jeantet

Come ci si vestiva e che attrezzatura si usava in passato per partecipare alla regina delle gare di scialpinismo, il Mezzalama? Ecco la risposta alla vostra curiosità.

1933

Per trovare l’attrezzatura degli anni Trenta ci siamo rivolti ad Amedeo Macagno: giornalista, esperto, ma soprattutto collezionista di sci. Di tutte le epoche, di ogni disciplina. Ne ha migliaia. E dal 1992 organizza anche una gara di sci d’epoca (che ha pure brevet- tato nel 1998) sulle piste della Via Lattea, in Piemonte, nelle ultime edizioni sulle nevi di Sauze d’Oulx.

SCI / Sono di legno finlandese, tra i più am- biti. Negli anni Trenta si sceglievamo misure più corte per lo scialpinismo rispetto alla di- scesa, tra 180 e 200 centimetri, con un peso, lamine e attacco di alluminio compreso, in- torno ai 3,5 chili.

ATTACCHI / Dopo le chiusure in cuoio, una ri- voluzione arrivò proprio nel 1933 con l’attac- co Kandahar, inventato da Guido Reuge. Un paio di dettagli: sotto il piede c’è una fessura per fissare in modo più serrato lo scarpone con un laccetto, lo stesso schema anche nel- la parte posteriore per bloccare lo scarpone in modo da non sciare a telemark in discesa.

PELLI / Erano davvero di foca. Anche se non tutti erano d’accordo sull’utilizzo, ma non perché fossero di foca, ma perché riteneva- no che ogni sciatore di livello dovesse salire senza ausili sotto gli sci! Tra questi puristi anche lo stesso Ottorino Mezzalama.

© Federico Ravassard

1971

Con i fratelli Aldo e Roberto, Gianfranco Stella ha vinto il primo Mezzalama del dopoguerra, nel 1971. Da Asiago si sono trasferiti in Valle d’Aosta, al Centro Sportivo Esercito, arruolati come fondisti. E tutti erano anche in Nazionale. Lo scialpinismo era lo sport di fine stagione dopo le classiche della Scandinavia. Gianfranco e Aldo con Palmiro Serafini hanno vinto il Mezzalama anche nell’edizione del 1973.

SCI / Lo sci era quello da fondo: per lo scialpinismo veniva portato alla Tua di Biella per essere laminato. Per una maggiore sicurezza in discesa su fondo ghiacciato, ma soprattut- to per strutturare di più lo sci viste le tante rotture.

SCARPONI / Come quelli da fondo, ma con una sporgenza nel tallone per poter agganciare i ramponi. Una curiosità: sopra la scarpa, per evitare il freddo, veniva aggiunta una calza di lana appositamente tagliata. Uno stratagemma rubato ai fondisti scandinavi.

PICCOZZE / Nella foto ne vedete due. Nella prima edizione è stata usata quella più lunga poi, visto che non c’era una regola precisa sull’utilizzo, in quelle successive se ne sceglieva una più corta, alla fine anche di pochi centimetri, ancora più piccola della seconda che vedete nella foto.

© Stefano Jeantet

1997

A Bormio per tutti Enrico Pedrini è il Chicco. Arriva dal fondo, dove ha vestito i colori della Nazionale ben otto anni. Con Fabio Meraldi e Omar Oprandi ha vinto il Trofeo Mezzalama nel 1997. E in coppia con Meraldi si è aggiudi- cato anche quattro edizioni della Pierra Menta, dal 1995 al 2000. Guida alpina, si occupa anche della sicurezza della pista Stelvio in occasione delle gare di Coppa del Mondo di sci alpino a Bormio.

SCI / Il modello è della Ski Trab: lunghezza 180 cm, peso di circa 1,3 chili, 61 sotto il piede. I primi scarponi erano i Dynafit TLT, adattati con un velcro al posto del gancetto del gambetto. Poi sono arrivati i primi Gignoux in carbonio.

ARTVA / L’apparecchio di ricerca in valanga è diventato obbligatorio proprio nel 1997, ma in quella edizione era stato dato alle squadre anche un telefono portatile, visto che la Omnitel era tra gli sponsor e il telefonino era anche tra i premi per i vincitori…

TUTA / Le tute dedicate solo allo scialpinismo sarebbero arrivate dall’intuizione di Valeria Colturi. Si utilizzavano anche quelle da fondo della Nazionale, in lycra, passate in sartoria per inserire una cerniera centrale e due tasche per poter sistemare le pelli.

© Marco Andreola

2017

Di Mezzalama Matteo Eydallin ne ha vinti quattro, il primo nel 2009, gli altri tre consecutivi nel 2013, 2015 e 2017. Classe 1985, di Sauze d’Oulx, portacolori dell’Esercito, nel palmarès anche le altre classiche della Grande Course: Pierra Menta, Patrouille des Glaciers, Tour du Rutor e Adamello Ski Raid. Ha vinto anche quattro ori ai Mondiali e la Coppa del mondo nell’individual.

RAMPONI / Il nuovo modello Skimo Race del- la Camp ha un sistema di allacciatura privo del classico archetto frontale, sostituito da un fermo che una volta regolato per i pro- pri scarponi rende ancora più veloci i cambi d’assetto.

SCI / Il nuovo Dynastar Pierra Menta F-Team pesa 640 grammi nella misura da 160 cm. Anima ultra-leggera in Dynacell (materia- le derivante dall’industria aerospaziale), tre volte più leggera del legno di Paulownia. Tec- nologia Carbon Ply con fibre di carbonio appiattite e intrecciate per un maggiore ritorno elastico.

OCCHIALI E MASCHERA / Sono firmati dallo stesso Eyda nel nuovo progetto Steppen: occhiale (giallo trasparente con lente specchiata) e maschera (rosa e gialla) nel suo stile, per non passare inosservati. Info: sportiscrew.com

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© Federico Ravassard

 

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